L’Amministrazione federale delle finanze ha appena pubblicato i dati concernenti lo sfruttamento fiscale di persone fisiche e giuridiche in Svizzera e nei vari cantoni.
Ebbene i dati ufficiali indicano chiaramente come il Ticino risulta essere il secondo Cantone svizzero con il più elevato indice di sfruttamento fiscale sulle imprese, preceduto unicamente dal Vallese. L’indice cantonale, infatti, indica che il Ticino tassa le aziende l’84% in più della media nazionale, un valore che colloca il nostro Cantone ai vertici della pressione fiscale sulle persone giuridiche. Con buona pace di chi continua a sproloquiare di sgravi fiscali selvaggi, regali alle aziende e cose del genere.
Si tratta di un dato di forte rilevanza economica, che impone una riflessione approfondita sul posizionamento competitivo del Ticino. In un contesto svizzero e internazionale caratterizzato da crescente mobilità delle attività economiche e concorrenza globale, i livelli di imposizione rivestono un ruolo centrale nelle decisioni imprenditoriali relative a investimenti, insediamenti, ampliamenti e mantenimento delle sedi operative. Un Cantone che risulta strutturalmente più oneroso rispetto alla media nazionale rischia di compromettere la propria attrattività per le aziende, con conseguenze dirette su posti di lavoro, gettito fiscale e dinamismo economico.
Questi dati, inoltre, smentiscono in modo netto e inequivocabile la narrazione secondo cui il Ticino avrebbe praticato “sgravi fiscali selvaggi e incontrollati” a favore delle imprese. Al contrario, il confronto intercantonale ufficiale mostra che il nostro Cantone si posiziona nella fascia alta della pressione fiscale, lontanissimo da qualsiasi forma di competizione fiscale aggressiva. Sostenere il contrario non solo non trova riscontro nelle cifre federali, ma rischia di ostacolare un dibattito sereno e basato sui fatti, proprio in un momento in cui il Ticino avrebbe bisogno di discutere con lucidità di come migliorare la sua competitività e sostenere il tessuto economico locale.
Il messaggio che emerge dai dati è chiaro: il Ticino non è un paradiso fiscale per le imprese, bensì uno dei Cantoni con il maggiore sfruttamento del proprio potenziale fiscale nei loro confronti. In questo quadro, attribuire alle aziende una responsabilità ingiustificata o rappresentarle come beneficiarie di privilegi inesistenti rischia soltanto di indebolire il clima di fiducia e collaborazione necessario per sostenere la crescita economica. A maggior ragione, in un contesto del genere, è fondamentale poter contare su un clima di collaborazione e fiducia fra economia, istituzioni politiche e amministrazione. Alla luce di queste evidenze, diventa fondamentale potersi confrontare in maniera costruttiva sul futuro della fiscalità cantonale. Rendere il Ticino più attrattivo non significa favorire pochi, ma garantire condizioni competitive che permettano a tutti – imprese, lavoratori e famiglie – di beneficiare di un’economia dinamica, capace di generare valore e benessere diffuso. Solo partendo da dati oggettivi e riconosciuti sarà possibile costruire politiche efficaci e realmente orientate allo sviluppo.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2023/07/ART23-comunicato-piano-energetico.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2026-02-03 15:08:222026-02-03 15:08:22Fiscalità delle aziende – risultato negativo per il Ticino
L’incontro con Marco Travaglio, intervistato da Marcello Foa, si è tenuto il 20 gennaio 2026
La sesta edizione del CEO Experience è stata caratterizzata dalla presenza di un ospite non solo prestigioso, ma anche assai stimolante. Marco Travaglio, Direttore de ‘Il Fatto Quotidiano’, etichettato, a torto, come appartenente a una determinata corrente politica di sinistra, in realtà intellettuale di chiara impronta liberale. E soprattutto molto critico con il mainstream mediatico e politico che sta caratterizzando la nostra epoca e che tende a omettere qualsiasi pensiero critico se non allineato con quanto viene ritenuto il “pensiero comune”.
Magistralmente sollecitato da Marcello Foa, ormai conduttore fisso di questi incontri, Marco Travaglio ha spaziato su molti temi, dalla politica e il giornalismo italiani, fino ad alcune scomode tesi sul conflitto Russia-Ucraina, passando per analisi impietose sullo stato dell’Unione Europea. Tesi a tratti anche molto forti, certamente anche discutibili, ma corroborate da fatti inequivocabili che devono indurre a riflettere e sollevano l’importante questione di mantenere sempre uno spirito critico verso quello che quotidianamente ci viene propinato dai media. Poi giustamente ognuno può e deve avere la propria opinione, ma un sano richiamo alla riflessione, alla ricerca, all’analisi e alla valutazione dei fatti è senza dubbio salutare. Anche per il mondo economico si tratta di un elemento essenziale, visto che le aziende devono muoversi in un mondo sempre più complesso e prendere decisioni spesso fondamentali badandosi su informazioni che troppo spesso sono mediate e solo parziali. Ogni possibilità di avere una visione diversa e più completa è quindi assolutamente benvenuta.
Il nostro formato del CEO Experience si è rivelato ancora una volta sede adatta per l’approfondimento di temi importanti dello scenario nazionale e internazionale. Un appuntamento su invito concepito per titolari e dirigenti d’azienda che si vuole uno spazio libero di espressione e che è reso possibile dalla preziosa collaborazione con economiesuisse, Sunrise e Colin&Cie.
Rivivete l’evento
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https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2026/01/ART26-ceo-1.jpg8531280Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2026-01-29 10:28:542026-01-29 10:39:30CEO Experience: importante momento di scambio e riflessione
2025: in un quadro complesso e di rallentamento, si attestano il buon andamento dei servizi e le difficoltà per il settore secondario
Nel 2025 i risultati delle aziende ticinesi sono stati in generale soddisfacenti, anche se si confermano alcuni segnali di rallentamento già rilevati nel 2024 per quanto riguarda soprattutto le aziende del settore industriale. Oltre alle difficoltà sorte in particolare a causa delle problematicità di Cina e Germania, che hanno avuto effetti anche sulla nostra regione, si è aggiunta nel corso del 2025 l’incertezza legata alla politica dei dazi degli Stati Uniti. Sebbene quest’ultima abbia avuto un impatto limitato sull’andamento generale dell’economia ticinese, a differenza di quanto avvenuto in altri cantoni, essa ha avuto un forte impatto per le aziende che operano sul e per il mercato americano, con effetti a cascata anche su altre realtà aziendali.
In generale, per il 40% delle aziende l’andamento è stato soddisfacente (36% nel 2024), buono per il 36% (35% nel 2024) ed eccellente per l’1% (2% nel 2024). Il settore dei servizi ha registrato risultati migliori di quello secondario (78% di risultati di segno positivo contro il 73%).
Per il 2026 la tendenza resta sostanzialmente simile, con aspettative più positive nel settore dei servizi (77%) rispetto al settore secondario (67%) per il primo semestre 2026 e con tendenze analoghe per il secondo semestre.
In un quadro difficile, ma tutto sommato contrassegnato da una certa fiducia, desta qualche preoccupazione la flessione negli investimenti. In calo dal 2023, il livello degli investimenti nel 2025 si è attestato sui valori dell’anno precedente (42% delle imprese che hanno investito), ma si riscontra un calo netto per gli investimenti previsti nel 2026 (34% delle aziende si dicono pronte a operare in questo senso). Tradizionalmente le previsioni su questo tema sono abbastanza prudenziali, ma il calo rispecchia il clima di incertezza che regna nel contesto internazionale, con catene di approvvigionamento sempre più complesse e costose e rincari diffusi legati alle materie prime e all’energia. Inoltre, occorre considerare che il franco forte rappresenta sempre una sfida molto impegnativa per le aziende esportatrici. Senza dimenticare le numerose iniziative politiche sul fronte interno (federale e cantonale) che mirano a profondi cambiamenti strutturali che creano ulteriore incertezza e quindi prudenza. In un contesto di importante erosione dei margini, che da anni segnaliamo e che anche in questa inchiesta si conferma, tutti questi elementi da osservare con grande attenzione.
Anche l’autofinanziamento, altro parametro a cui prestiamo sempre particolare attenzione per comprendere lo stato di salute delle imprese, rileva qualche flessione. Malgrado il 36% delle aziende lo consideri buono e il 32% soddisfacente, gli indicatori di segno piuttosto negativi sono passati dal 22 al 27% rispetto al 2024.
Al momento non è ancora possibile dire se si tratti di una tendenza consolidata oppure di un effetto legato alle contingenze.
Come negli anni scorsi, le tendenze rilevate in Ticino sono molto simili a quelle degli altri cantoni e le difficoltà del settore secondario sono il fil rouge che accomuna tutti. Alcune regioni, come la Svizzera orientale, sono maggiormente colpite dal contesto internazionale a causa della struttura del tessuto economico (industriale in particolare).
Analisi dei risultati nello specifico
1- Andamento generale degli affari
L’andamento generale degli affari nel 2025 è risultato di segno sostanzialmente positivo, sebbene il quadro generale presenti elementi di rallentamento già segnalati lo scorso anno. Il 76% delle imprese (71% nel 2024) ha valutato in maniera favorevole l’andamento degli affari nello scorso anno (soddisfacente per il 40% delle aziende, buono per il 36%. I dati delle aziende esportatrici sono senza sorprese inferiori soprattutto per quelle la cui cifra d’affari è costituita per oltre l’80% dalle esportazioni (andamento positivo per il 65% delle aziende). Come nel 2024, le difficoltà nelle esportazioni hanno provocato non poche difficoltà per il settore secondario. Sebbene queste difficoltà non siano generalizzate, restano fonte di preoccupazione per le singole aziende colpite, ma anche per il contesto generale, perché le tensioni internazionali non accennano a diminuire. Ad esempio, l’accordo raggiunto dalla Svizzera con gli Stati Uniti sui dazi non è ancora consolidato e resta un fattore di incertezza ancora presente e soggetto a possibili repentini cambiamenti. Per le previsioni sull’andamento degli affari a breve termine, cioè̀ per i prossimi 6 mesi, le cifre sono sostanzialmente stabili, con il 41% delle aziende che si attende un’evoluzione soddisfacente e il 33% che prevede un andamento buono. Senza sorprese, il settore secondario è più negativo, con il 69% di attese positive rispetto al terziario con il 77%. Il 63% di chi opera prevalentemente nell’export si attende un andamento positivo. Per il secondo semestre del 2026, le previsioni sono di un’evoluzione soddisfacente per il 45% delle aziende e l’andamento buono si attesta sul 33% (eccellente per l’1%, per un totale del 79%). Anche qui le aspettative positive espresse dal settore secondario sono inferiori al terziario (70% contro l’80%), mentre cresce la fiducia di chi lavora principalmente sui mercati internazionali (74%, principalmente legato alla speranza che si instaurino nuovi equilibri maggiormente stabili e un ulteriore margine temporale per adattamenti alle varie situazioni createsi nel corso degli ultimi anni).
2- Margine di autofinanziamento delle imprese
I valori del margine di autofinanziamento delle aziende sono un indicatore importante dello stato di salute delle imprese e quindi anche della capacità competitiva nel sistema nel suo complesso. Il valore è tutto sommato buono, ma in calo rispetto agli anni precedenti. Il 74% delle imprese giudica positivamente il margine di autofinanziamento (32% soddisfacente, 36% buono, 6% eccellente), ma la parte negativa è cresciuta dal 22% al 27% rispetto al 2024. Anche qui i valori del settore secondario sono inferiori a quelli del terziario (68% positivo contro il 76%). È troppo presto per stabilire se si tratti di difficoltà momentanee oppure se si stia instaurando una tendenza vera e propria. Certamente alcune misure rese necessarie dal contesto internazionale hanno influenzato anche questo fattore, considerando la necessità di adottare misure straordinarie per gestire situazioni inedite e rimediare a taluni effetti negativi influenzati dal contesto internazionale, come l’erosione dei margini (v. punto 5). Il dato assume una certa rilevanza anche nell’ottica della capacità di investimento.
3- Investimenti
Gli investimenti, dopo il calo registrato lo scorso anno, si sono stabilizzati sul 42% di aziende che ha investito. Malgrado le note difficoltà, è confortante il fatto che il settore industriale ha segnalato che il 62% delle aziende abbia investito. Le incertezze influenzano però il 2026, perché la previsione di investimenti scende al 34% ed è una tendenza che si riscontra in quasi tutte le regioni svizzere. Di solito queste previsioni sono sempre abbastanza prudenziali, ma il calo è comunque da tenere in considerazione e da osservare attentamente. Un contesto generale sempre molto teso crea evidentemente incertezze impossibili da ignorare, con un’inevitabile prudenza quanto allo sviluppo dell’area aziendale. Senza dimenticare che, in un panorama già complesso, le aziende svizzere continuano a essere confrontate all’imponente sfida di rimanere competitive malgrado la forza del franco.
4- Occupazione e politica salariale
L’attenzione verso l’occupazione si conferma malgrado le difficoltà, con il 63% delle aziende che segnala una stabilità dell’effettivo e il 76% delle aziende non prevede alterazioni rilevanti per il 2026. Una differenza marcata si riscontra, anche qui, fra settore secondario e terziario (stabilità 52% contro 69% nel 2025 e 69% contro 80% per le previsioni 2026). Gli impiegati a tempo parziale risultano essere il 18% dell’effettivo (75% di impiegati a tempo pieno) e, la percentuale di interinali si attesta sul 3%. Si conferma il 3% di apprendisti nell’effettivo, dato da considerare buono anche nell’ottica della valorizzazione dell’apprendistato in generale. In ambito di politica salariale, il 64% delle aziende ha concesso aumenti di stipendio in diverse misure nel 2025.
5- Conseguenze dell’instabilità geopolitica e misure prese
Questo capitolo è stato dedicato alla valutazione delle conseguenze derivanti da conflitti, guerre, dazi e altri eventi legati a questioni geopolitiche, per capire come sono state colpite le aziende ticinesi e come hanno reagito.
Il 41% delle aziende ha segnalato di essere state colpite in maniera leggera o forte dalla recente instabilità del panorama mondiale. Percentuale più alta, 56%, nel settore industriale, rispetto ai servizi (33%). L’impatto è stato soprattutto sul calo degli ordini e delle vendite per il 66% delle aziende colpite (70% per l’industria e 62% per i servizi).
Sono inoltre stati segnalati:
un aumento del costo delle importazioni per il 29% delle aziende interessate (42% per l’industria, 18% per i servizi);
difficoltà nell’esportazione, 25% (26% per l’industria, 25% per i servizi);
interruzione nella catena di approvvigionamento 14% (14% industria, 13% servizi)
In generale, le aziende non hanno modificato la strategia aziendale (nessuna modifica per il 66% delle aziende (52% nel settore secondario, 73% nel terziario).
Alcune misure che sono state disposte:
ristrutturazione per il 15% delle aziende (20% industria – 13% servizi)
diversificazione dei prodotti 13% (18% industria – 11% servizi)
diversificazione dei mercati 10% (16% industria – 7% servizi)
delocalizzazione 1% (2% industria – 1% servizi).
Confortante è il dato sulla delocalizzazione, che resta per ora un fenomeno abbastanza marginale e costituisce l’ultima ratio, dopo attenta valutazione di altre strategie e se altre misure non si sono rese possibili. A prima vista si potrebbe avere l’impressione che le aziende siano rimaste passive. In realtà, molte misure sono già state prese negli scorsi anni a fronte delle varie crisi già affrontate (crisi finanziaria, difficoltà legate al franco forte, pandemia, ecc.), quindi, nella maggioranza dei casi, si sono resi necessari solo aggiustamenti. Molte misure erano già state predisposte con un certo anticipo con una puntuale lungimiranza.
Va poi tenuto conto che si tratta di risposte multiple, e spesso si tratta di misure cumulative che comunque vengono messe in atto regolarmente. Ad esempio, la valutazione della diversificazione dei mercati è una procedura che la grande maggioranza delle aziende svolge regolarmente e, quindi, non è una misura d’emergenza usata solo in caso di bisogno. Per quanto riguarda i prezzi di vendita, il 24% delle aziende ha modificato i propri prezzi di vendita aumentandoli (36% nel settore secondario, 18% nel terziario). In generale però vi è stata una certa stabilità (68%, con il 51% dell’industria a fronte del 77% dei servizi).
Da rilevare che il 20% delle imprese ha segnalato una riduzione dei margini (27% nell’industria e 16% nei servizi), il che costituisce una cifra importante perché si tratta di un numero consistente di attività. Trascurabili modifiche sono state segnalate nella gestione delle scorte (79% non ha cambiato nulla, 69% per le industrie, 85% per i servizi).
Si può quindi affermare che le aziende ticinesi sono stato colpite in maniera significativa dalle inquietudini geopolitiche internazionali, ma che sono riuscite a gestire le diverse sfide con misure mirate e già ampiamente sperimentate negli ultimi due decenni, limitando laddove possibile i molti effetti negativi.
6- Oneri burocratici ed effetti
L’inchiesta si è poi conclusa con un capitolo dedicato agli oneri burocratici e alle loro conseguenze. Le aziende sono state sollecitate a fornire indicazioni sui seguenti settori (fra parentesi le percentuali di risposte che indicano oneri elevati e/o abbastanza elevati, risp. all’aumento riscontrato negli ultimi 10 anni):
assicurazioni sociali (57% – 56%)
tasse (45% – 52%)
imposte (50% – 47%)
diritto del lavoro/condizioni di lavoro (54% – 53%)
normative nell’edilizia (25% – 34%)
registro di commercio / FUCS (16% – 19%)
importazioni ed esportazioni (34% – 40%)
appalti pubblici (31% – 34%) –
norme ambientali (37% – 52%)
Disposizioni specifiche per settori di attività (45% – 53%)
Si conferma quindi la tendenza riscontrata negli ultimi 10 anni, di un considerevole aumento delle norme un po’ in tutti i settori, con conseguente incremento del carico di lavoro burocratico, quantificato nel seguente modo:
per il 9% delle aziende, meno di due ore al mese.
per il 34% delle aziende, da 2 a 9 ore al mese;
per il 21% delle aziende, da 10 a 19 ore al mese;
per il 21% delle aziende, da 20 a 49 ore al mese;
per il 14% delle aziende, 50 ore e più al mese;
È pertanto innegabile che gli oneri amministrativi siano sostanzialmente aumentati con incidendo in modo importante sulla gestione ottimale gestionale delle aziende.
Note generali Hanno partecipato all’inchiesta 280 imprese associate alla Cc-Ti, che impiegano in tutto 17’157 dipendenti nel cantone. Si tratta di 89 aziende del settore industria-artigianato e di 191 del comparto commercio e servizi. Un campione di aziende consolidato da un rilevamento che viene effettuato da 15 anni con risultati attendibili e sempre confermati da altre ricerche congiunturali condotte da istituti federali e cantonali e dai dati ufficiali. L’indagine della Cc-Ti, che ha coinvolto 157 realtà̀ aziendali che operano sul mercato interno e altre 123 orientate in parte o totalmente all’export, mira appunto a fornire indicazioni sulle tendenze generali dell’economia ticinese, senza volersi sostituire ad analisi più mirate effettuate da singoli settori economici. L’inchiesta è stata condotta fra agosto e novembre 2025 unitamente alle Camere di commercio e dell’industria di Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, e Vaud. Le Camere di commercio e dell’industria della Svizzera tedesca operano individualmente, ma seguendo lo stesso schema.
Nuovi salari minimi per settore economico dal 1° gennaio 2026
Dal 1° gennaio 2026 entrano in vigore i nuovi salari minimi orari per settore economico, come stabilito dal decreto pubblicato nel bollettino ufficiale del 16 dicembre 2025. Si ricorda che tali disposizioni sono vincolanti.
Poiché la variazione dell’Indice nazionale dei prezzi al consumo (base 2015) tra novembre 2024 e novembre 2025 è pari a 0,0%, le soglie generali restano invariate:
Soglia inferiore: CHF 20.00/ora
Soglia superiore: CHF 20.50/ora
Alcuni salari specifici nei vari settori economici sono stati comunque aggiornati secondo quanto previsto dal decreto.
Nuovi salari minimi previsti dai Contratti normali di lavoro (CNL)
I CNL prevedono due modalità di aggiornamento dei salari minimi:
per i CNL vincolati a un CCL di riferimento, i salari minimi sono adeguati in base a quanto deciso dalle parti nel CCL;
per i CNL non vincolati a un CCL di riferimento, l’adeguamento avviene al 1° gennaio di ogni anno sulla base dell’Indice nazionale dei prezzi al consumo (IPC) del mese di novembre.
Considerato che la variazione dell’IPC tra novembre 2024 e novembre 2025 è pari allo 0,0%, non vi è adeguamento per indicizzazione per i CNL non vincolati.
Restano tuttavia applicabili gli adeguamenti derivanti dai CCL di riferimento, in particolare per i profili e i settori richiamati nella comunicazione ufficiale (es. impiegati di commercio e commercio al dettaglio), con i salari 2026 fissati nei rispettivi CCL.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2025/10/FRM22-diritto-regolamento-5.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2025-12-23 14:40:142025-12-23 14:40:15Nuovi salari minimi dal 1° gennaio 2026
Proseguono i podcast della Cc-Ti con Radio Ticino. A disposizione la 44° puntata con il titolo “2025 Promossi e bocciati”. Con Luca Albertoni, dir. Cc-Ti, Angelo Chiello di Radio Ticino. Disponibile anche su Spotify!
Per sorridere, si mettono in movimento 16 muscoli, per arrabbiarsi 65… fai ECONOMIA, sorridi! Chiacchierate, aneddoti, tanti fatti, poca politica… Un modo un po’ giocoso ma serio per condividere l’economia, perché l’economia siamo tutti noi.
Comunicato stampa del Comitato “Per evitare aumenti di imposte a tutti”
Sono passati solo 18 mesi – era il 9 giugno 2024 – da quando la popolazione ticinese ha approvato con una netta maggioranza la riforma tributaria. Questa era stata voluta fortemente dal Gran Consiglio e dal Consiglio di Stato. Ora, di fronte all’esplosione della spesa pubblica, il possibile aumento delle deduzioni delle spese professionali è stato congelato. Il Comitato “Per evitare aumenti di imposte a tutti” ritiene che il risanamento dei conti cantonali debba innanzitutto passare da una riforma dello Stato e non – quale prima misura – con penalizzazioni del ceto medio. Urge ora l’approvazione e messa in vigore dell’iniziativa parlamentare che chiede di fissare le deduzioni per spese professionali nella legge tributaria.
Nella fase di campagna in vista della riforma tributaria del 9 giugno 2024, il Comitato favorevole aveva illustrato in modo convincente come il Ticino si posizionasse tra i 5 Cantoni meno generosi per quanto riguarda le deduzioni delle spese professionali.
Ora, un anno e mezzo dopo il voto, nell’ambito del Preventivo 2026 – e di fronte a un piano finanziario preoccupante a causa delle numerose spese – il Consiglio di Stato ha rinviato come primo passo un beneficio che avrebbe alleggerito proprio quel ceto medio spesso citato come particolarmente toccato dai costi crescenti. Il Comitato deplora molto questa decisione ed esprime forte preoccupazione nei confronti dell’approccio scelto per riequilibrare a lungo termine i conti pubblici. Prima di rinviare un contenuto ma significativo sgravio alla categoria dei cittadini più tartassati, urge una revisione coraggiosa e profonda dei compiti del Cantone, suscettibile di modernizzare lo Stato e aumentarne finalmente l’efficienza.
Nel frattempo un’iniziativa parlamentare interpartitica propone di fissare l’ammontare delle deduzioni professionali nella legge tributaria. Il Comitato saluta con favore questa iniziativa e invita tutti gli attori a mettere in vigore al più presto la misura. Dopo la riforma fiscale, anche il recentissimo rifiuto della cosiddetta “Iniziativa sul futuro” da parte di quasi 4 ticinesi su 5 conferma la lucidissima volontà di disporre di un contesto fiscale attrattivo.
Ricordiamo che al Comitato “Per evitare aumenti di imposte a tutti” avevano a suo tempo aderito un centinaio di persone, tra cui numerosi Gran Consiglieri, sindaci e personalità del Cantone.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2021/05/ART21-votazioni.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2025-12-18 09:39:192025-12-18 09:39:19Le deduzioni professionali vanno ancorate nella legge
Martedì 13 gennaio 2026 alle ore 18.00 presso gli Spazi Cc-Ti al 6° piano
La Cc-Ti organizza una serata informativa per tutti gli interessati ad iscriversi al corso Specialista della gestione PMI (che inizierà a marzo 2026). Durante l’incontro saranno fornite maggiori informazioni inerenti al corso (costi, calendario, docenti e contenuti).
Coloro che volessero partecipare alla serata sono pregati di confermare la propria presenza al Signor Roberto Klaus all’indirizzo email: klaus@cc-ti.ch.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2023/09/ART23-serata-gestione-PMI.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2025-12-16 10:27:372025-12-16 10:27:37Serata informativa per il corso Specialista della gestione PMI con attestato federale
Sono nuovamente in aumento i generi di professione assoggettati all’obbligo di annuncio dei posti vacanti. Rispetto all’anno precedente lo saranno ad esempio anche gli addetti alle pulizie e gli ausiliari in uffici, alberghi e altri esercizi (79 529 occupati) e i cuochi (43 570 occupati). La decisione è stata presa il 1° dicembre 2025 dal capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR), il consigliere federale Guy Parmelin, in base alle regole vigenti.
L’obbligo di annuncio dei posti vacanti è stato introdotto nell’ambito dell’attuazione dell’iniziativa «Contro l’immigrazione di massa». Una professione è assoggettata quando il relativo tasso di disoccupazione medio supera la soglia predefinita del 5 %. Ogni anno l’estensione dell’obbligo di annuncio viene adeguata in base all’andamento del mercato del lavoro.
L’aumento della disoccupazione provoca un’estensione dell’obbligo di annuncio
Dal 2023, dopo aver toccato un livello storico bassissimo, il tasso di disoccupazione è andato aumentando costantemente, con conseguente estensione dell’obbligo di annuncio. Tutte le professioni che quest’anno erano assoggettate lo saranno anche nel 2026, più qualche altro genere di professione, come ad esempio i cuochi e gli addetti alle pulizie. Il personale non qualificato addetto alle costruzioni, con 88 187 lavoratori, si riconferma quello con il maggior numero di occupati. Nel complesso, il 10,8 % degli occupati lavorerà nei generi di professioni assoggettati; erano appena il 6,5 per cento nel 2025. Nel periodo di calcolo preso in considerazione per l’elenco 2026 (3° trim. 2024 fino al 3° trim. 2025) il tasso di disoccupazione medio era del 2,7 %, cioè +0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (2,3 %).
La nuova ordinanza entrerà in vigore il 1° gennaio 2026. L’elenco completo dei generi di professioni assoggettati nel 2026, i diritti e doveri dei lavoratori e il ruolo degli Uffici regionali di collocamento (URC) sono disponibili qui: Obbligo di annuncio dal 2026.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2025/09/pexels-suissounet-16458274-1.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2025-12-02 14:31:512025-12-02 14:31:51Assicurazione contro la disoccupazione: nel 2026 più generi di professioni assoggettati all’obbligo di annuncio dei posti vacanti
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