Discorso del Presidente Andrea Gehri in occasione della 104esima AGO Cc-Ti

Ecco la versione integrale del discorso pronunciato dal Presidente Andrea Gehri alla nostra 104esima Assemblea Generale Ordinaria, tenutasi il 15.10.2021 presso l’Espocentro di Bellinzona.

Carissimi associati,
Egregi Rappresentanti delle Associazioni di categoria,
Cari ospiti, gentili signore ed egregi signori,

a nome della Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino, in rappresentanza delle 47 associazioni affiliate, dei 1’000 soci individuali, dei 135000 ca. posti di lavoro e delle 18 Camere di commercio e dell’industria svizzere vi porgo il più cordiale benvenuto alla nostra 104esima Assemblea generale ordinaria.

È con una certa emozione che affronto la mia prima assemblea generale ordinaria da Presidente in carica. Un anno turbolento per i motivi che tutti conosciamo, che ha posto le imprese di fronte a sfide epocali, mai vissute prima d’ora dalla nostra generazione.

Alcune vinte, altre sono ancora in corso, ma un fatto è inconfutabile! Sono fiero di rappresentare un mondo imprenditoriale sano e dinamico, che sa affrontare ogni situazione in modo costruttivo, anche e soprattutto dinnanzi alle difficoltà.

  • Un Cantone e un’economia forti e da promuovere

Ticino terra d’artisti si diceva una volta. Ticino terra di imprenditori dico io.

Sì perché, malgrado le cassandre che si ostinano, più per calcolo politico che sulla base di fatti concreti, a definire la nostra economia debole, nel confronto nazionale dimostriamo sempre doti di resilienza e solidità. Una realtà ormai da più di vent’anni. Chi afferma il contrario offende pesantemente le migliaia di imprenditori e imprese che, con i loro dipendenti, lavorano duramente ogni giorno per contribuire al benessere del cantone, “tirando la carretta”, facendo sacrifici, creando, innovando e favorendo la crescita economica del nostro Cantone.

Purtroppo, il malcostume di considerare esemplari alcuni casi di furfanti senza scrupoli continua a fare breccia e questo è clamorosamente controproducente in un periodo in cui occorrerebbe fare fronte unito per promuovere ancora di più il nostro territorio, contribuendo anche ad attirare eccellenze che favoriscanola nostra crescita economica, culturale e sociale.

La Svizzera e il Ticino si sono distinti da altri paesi per la gestione ponderata degli ultimi difficili periodi e questo messaggio non è passato inosservato anche all’estero, tanto che l’interesse per il nostro cantone ha conosciuto un chiaro rilancio, quasi insperato.

Lodevoli sono gli forzi di promozione territoriale attuati dal Cantone, se pensiamo all’adesione alla Greater Zurich Area, ad esempio, e la Camera di commercio e dell’industria, nello spirito di collaborazione che da sempre la contraddistingue, si è prodigata senza chiedere nulla in cambio, semplicemente e unicamente per la ferma convinzione nella causa.

Un apporto che intendiamo rafforzare ulteriormente, nell’ottica di una collaborazione pubblico-privato che coinvolga anche altri attori come, per esempio, i comuni.

Differenti azioni sono già previste, ma occorre affrontare un discorso sistemico, affinché vi sia una strategia concreta e promozione quotidiana, accompagnando e affiancando in questa via, in primis, chi già si trova sul nostro territorio.

Si tratta in sostanza di concretizzare il principio del Ticino come Terra di accoglienza, concetto purtroppo smarrito nei tempi più recenti. Per far ciò bisogna che qualcuno se ne occupi concretamente in prima persona; essere accoglienti, ospitali ed essere di sostegno significa dimostrare interesse, efficienza e uno Stato attento alle esigenze dei cittadini, delle persone e delle imprese!

Assurde cacce alle streghe per allontanare figure imprenditoriali che potrebbero contribuire alla ricchezza del nostro cantone materialmente e immaterialmente, non hanno nulla a che vedere con la legittima e sacrosanta lotta agli abusi. Un atteggiamento scostante in questo senso crea danni di immagine e sostanza gravissimi per il cantone. Purtroppo, ce ne renderemo conto quando sarà troppo tardi.

  • No ad aumenti di imposte e applicazione senza indugi della riforma fiscale

In questo contesto, dobbiamo affermare con decisione che la riforma fiscale già approvata da Parlamento e popolo deve essere applicata senza indugi perché essenziale per mantenere alto il livello competitivo delle nostre aziende e del Ticino. Che, tra l’altro, si troverà, grazie anche a questa riforma, perfettamente in linea con quelle che saranno verosimilmente le nuove regole internazionali.

Indugiare su questo punto sarebbe fatale e ingiustificato, anche perché la riforma sociale che accompagnava quella fiscale è già entrata in vigore e le aziende già stanno contribuendo in modo sostanziale con le nuove deduzioni frutto del compromesso concluso a suo tempo. Farle pagare, ma negare loro la riduzione dell’aliquota sugli utili sarebbe una beffa ingiusta e senza alcun motivo plausibile.

E’ evidente inoltre, che non possiamo assolutamente accettare la riforma proposta recentemente dal Partito socialista, di un presunto piano di rilancio del cantone, l’ennesimo e basato essenzialmente, e chi aveva dubbi ?, su aumenti di imposta generalizzati.

Rappresenta l’esatto contrario di quanto l’economia necessita e quindi, di riflesso, la nostra cittadinanza. Non va dimenticato che i mezzi finanziari prima di essere redistribuiti vanno innanzitutto prodotti e questo è tutt’altro che scontato.

Prevedere una spesa supplementare di 230 milioni per lo Stato non è lungimirante ma soprattutto non ha senso finanziare ulteriori piani sociali attraverso l’aumento delle imposte, tanto più che la metà sarebbero raccolti, ahimè!, con l’aumento dei valori di stima (circa 100 milioni), andando a gravare anche su tantissimi piccoli proprietari di immobili.

Per contro sarebbe auspicabile promuovere finalmente un’analisi sui margini di risparmio nella gestione corrente dello Stato, e ve ne sono! Le aziende sono abituate a fare questi conti e un po’ di sana gestione aziendale non farebbe male, qualche volta, anche al Cantone. Giocare facile mettendo sempre le mani nelle tasche del contribuente non è più accettabile.

  • Una trasformazione digitale effettiva e non solo a parole

Mai come oggi è necessario equilibrare giudizi e comportamenti. Lo spirito di accoglienza, delle idee, delle persone, deve essere un principio imprescindibile per affrontare gli ostacoli che la vita quotidiana ci pone davanti. La trasformazione digitale è uno di questi, ma non solo!

Di urgente attualità sono anche i prezzi e la carenza delle materie prime, dalla potenziale carica inflazionistica, ma soprattutto in grado di sovvertire molti modelli di business che sembravano essersi finalmente consolidati.

Senza dimenticare le preoccupazioni in tema di approvvigionamento energetico, seriamente compromesso dopo l’abbandono di un Accordo quadro con l’Unione europea che, almeno su questo punto avrebbe permesso di fare chiarezza e di garantirci maggiore tranquillità.

Oggi invece ci troviamo a ripensare a un negoziato difficile, con paesi molto energivori e che certamente utilizzeranno le risorse per le proprie esigenze, sicuramente prima di condividerle con altri.

Non è certo il nostro piccolo Ticino a poter cambiare queste dinamiche e ne siamo consapevoli. Tuttavia, il Cantone può assumersi un importante ruolo di sostegno nel costante sforzo dei nostri tanti imprenditori di adattarsi alle continue mutevoli situazioni, anche alle più difficili.

Cogliere i benefici della quarta rivoluzione industriale non porta solo le aziende a dover ripensare il proprio ruolo, bensì impone anche all’ente pubblico un approccio più moderno, in linea con la sua funzione di essere al servizio e al fianco delle cittadine e dei cittadini.

Se nell’ambito dell’innovazione si può constatare un importante, ovviamente sempre migliorabile, sostegno da parte dello Stato nel quadro della relativa legge, nell’ambito digitale l’impressione è che vi sia un netto ritardo. Questo se pensiamo, specialmente, ai servizi o all’offerta di formazione per “le professioni del futuro”.

Siamo d’accordo che il privato può e deve fare la sua parte e anche nelle attività della Camera sono proposti differenziati programmi di formazione continua, dalla comunicazione al marketing, dalla gestione delle risorse umane al diritto, dalla contabilità alle “soft skills”.

Ma una strategia digitale vera e propria da parte dello Stato non la si intravvede ancora, al di là dei lodevoli progetti individuali realizzati dai singoli dipartimenti.

In relazione a questo mi permetto di ricordare che nel 2019 è stata presentata al Consiglio di Stato un’interpellanza interpartitica con la puntuale richiesta, sull’esempio di quanto fatto a livello federale, di alleggerire il carico amministrativo gravante sulle imprese attraverso la semplificazione delle procedure di raccolta dati e l’eliminazione dei doppioni. Ciò per evitare che alle aziende venissero richiesti a più riprese gli stessi documenti. Il Consiglio di Stato si era detto non solo pienamente convinto dell’utilità di tale azione, ma aveva anche espresso la volontà di introdurla nelle misure da attuare nell’ambito del programma legislativo 2019-2023.

Lo scopo era quello di proporre misure concrete che, grazie ai vantaggi offerti dalla tecnologia, permettessero di agevolare i processi burocratici in favore non solo delle imprese ticinesi, ma anche dei privati, così come dei servizi statali stessi.

Da verificare se questo nuovo approccio tecnologico abbia nel frattempo avuto luogo. Saremmo delusi se alle intenzioni non avessero fatto seguito anche i fatti.

Concretamente, lo sviluppo di un coordinamento sarebbe, ad esempio, utile nel contesto dei cosiddetti “fallimenti a catena”. Invece di ipotizzare improbabili modifiche legislative, sebbene a livello federale qualcosa si stia muovendo, lo scambio di informazioni fra i vari dipartimenti permetterebbe di individuare con più facilità i furbetti, come del resto avviene già in altri cantoni.

Coordinarsi andrebbe certamente a snellire quelle procedure che rendono la giustizia civile e amministrativa un po’ macchinosa, con tempi non più sostenibili. Le aziende sane, e sono la gran parte, chiedono una giustizia efficiente, aggiornata e tempestiva, condizione quadro fondamentale per progredire.

  • Talune prassi vanno ripensate

Invochiamo spesso un’azione sull’aggravio burocratico a costo di risultare ridondanti. Purtroppo, si tratta di una realtà che si ripete incessantemente, figlia di un contesto sempre più complesso, ma forse anche non abbastanza audace.

Voglio spiegarmi: le leggi, spesso già complesse nella loro messa in vigore (un riferimento a quella sul salario minimo cantonale non è per nulla casuale), restano spesso in vigore senza che se ne sia mai valutato l’impatto, l’utilità e l’adeguatezza. Chiedere che, analogamente a quanto avviene per molte leggi federali, vi sia dopo un certo numero di anni una procedura di valutazione sugli effetti di una base legale non è quindi sproporzionato. In una realtà in cui taluni chiedono la modifica di una legge ancora prima che essa venga applicata (anche qui il salario minimo cantonale è un riferimento non casuale), non dovrebbe essere scandaloso fare uno sforzo per una verifica ex post. Del resto, a livello federale si sta elaborando una legge che obblighi a verificare e ponderare gli effetti degli atti normativi sulle aziende, le PMI in particolare. Potrebbe apparire surreale che, proprio noi paladini della de-burocratizzazione, invochiamo una legge per verificare le leggi, ma tant’è, se serve…

Riteniamo sarebbe molto più di facile attuazione, a volte, ripensare alla stessa prassi delle Autorità e in tal senso potrebbero essere utili decisioni prima politiche e solo poi legislative. Abbiamo più volte tematizzato che nell’ambito dei permessi degli stranieri si constatava una certa rigidità, in certi casi opinabile, come poi sancito anche dal Tribunale federale. L’auspicio è che una giusta e mirata battaglia contro gli abusi non debba contribuire ad accrescere un contesto generalizzato di sospetto che non favorirebbe la crescita economica del nostro territorio.

Anche in ambito fiscale rileviamo prassi penalizzanti verso i contribuenti e aziende. Un esempio è quello della stima del valore aziendale, legata all’ormai ben nota Circolare 26 emessa dalla Confederazione, con un’interpretazione inflessibile che mette in difficoltà molti imprenditori.

Un altro esempio è la presunzione che l’utile imponibile di un’azienda cresca in maniera lineare, costringendo l’imprenditore, così come altri contribuenti, a dimostrare di non essere “colpevole”, invertendo quindi il principio sacrosanto che deve essere l’autorità a dimostrare che il contribuente ha dichiarato troppo poco e non il contrario. Spesso la risposta a questa contestazione è laconica: “se non è soddisfatto faccia reclamo”. Poco conforme allo Stato di diritto e a un rapporto sano fra Stato e cittadino. Il cittadino è il cliente e il cliente rappresenta in qualsiasi azienda nell’economia privata il bene più prezioso!

Stesso ritornello, ripetuto anche per la prassi fiscale ingiustificatamente severa riguardo le deduzioni per la manutenzione degli immobili, nella quale la maggior parte degli interventi vengono considerati migliorativi e quindi non deducibili se non in casi di manifesta fatiscenza delle strutture. Un’attitudine che va in netto contrasto con le necessità di sostenere la trasformazione ecologica e gli sforzi rivolti alla sostenibilità. Riteniamo sarebbe auspicabile incentivare ulteriormente il risanamento degli immobili, ottimizzando il vantaggio fiscale per gli investimenti e rendendo attrattivi gli interventi di risanamento. Ne beneficerebbero tutti, l’economia attraverso l’effetto virtuoso e circolare che investimenti di tale portata possono generare e lo Stato che, di riflesso, raccoglierebbe attraverso le imposte il frutto virtuoso creato a livello economico.

Dulcis in fundo, i proprietari contribuirebbero a elevare la qualità del parco immobiliare e l’immagine stessa del nostro paese. Anche l’occhio vuole la sua parte!

Abbiamo cercato di evidenziare alcune modalità d’applicazione, modi di interpretare e applicare le regole che, troppo spesso, si discostano dagli intendimenti e finalità pensate all’introduzione delle stesse.

Chiediamo pertanto all’autorità politica uno sforzo per intervenire su queste e altre prassi che inficiano alla base il rapporto con lo Stato, creano un clima di diffidenza nocivo per tutti.

Un atteggiamento di diffidenza e contrarietà a prescindere è inammissibile. Non è puntando indistintamente il dito contro tutti che si tutelano gli interessi elvetici e ticinesi, bensì riconoscendo al partenariato Stato – cittadino il giusto valore e rispetto. Uniamoci, facciamo squadra, e ricostruiamo il rapporto di fiducia di un tempo, che ha contraddistinto e reso invidiabile la Svizzera, senza preconcetti o chiusure aprioristiche. La persona deve tornare ad essere considerata il cliente con la C maiuscola dello Stato, questo è l’approccio che auspichiamo!

Altrimenti inutile sorprendersi se seri investitori ripartono o scelgono altre destinazioni. Un peccato!

Non si tratta solo di questioni finanziarie o di opportunità, ma anche di libertà imprenditoriale, sancita espressamente nell’articolo 27 della Costituzione federale e pilastro portante per lo sviluppo e la prosperità del Ticino e della Svizzera intera. Diritto da noi sempre fermamente difeso ed elemento cardine della nostra missione, non un privilegio per approfittatori, ma caposaldo per il benessere generale.

Con queste considerazioni non vogliamo accodarci alle tante sterili polemiche e nemmeno favorire in qualsiasi modo chi intende eludere le nostre leggi, tutt’altro.

Sollecitiamo un adattamento concreto al contesto attuale e la possibilità per le nostre aziende di operare in modo ottimale, attraverso sostegno e flessibilità nel rispetto delle regole e nell’interesse di tutti. Si tratta quindi di realizzare un cambio di mentalità e di approccio.

La Camera è come sempre disposta e propensa alla collaborazione costruttiva con le autorità. Mettiamo a fattore comune le nostre competenze, le nostre esperienze, le nostre idee e ambizioni e, poi, passiamo dalle parole ai fatti. Uniamo le idee, sviluppiamole assieme e sosteniamole con convinzione!

Il momento giusto è adesso e il Ticino, oltre ad essere terra d’artisti è anche terra d’imprenditori che chiedono di poter lavorare, prosperare e collaborare alla creazione della ricchezza del nostro territorio.

Il momento giusto è adesso!

Prima di concludere il mio intervento all’odierna assemblea generale ordinaria della Camera di Commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino vorrei ringraziare tutti i collaboratori che compongono e rappresentano la Camera e che con passione, dedizione e impegno svolgono quotidianamente un lavoro encomiabile a sostegno delle nostre aziende e dell’economia in Ticino.

In particolare, il Direttore Luca Albertoni che, con la sua squadra, si impegna a garantire una moltitudine di servizi essenziali per gli associati e costanti relazioni costruttive con il mondo istituzionale. Un lavoro talvolta oscuro e dietro le quinte, ma assolutamente fondamentale per lo sviluppo di condizioni quadro sostenibili per la nostra economia.

Non dimentico il supporto e l’importante lavoro svolto da tutto l’Ufficio Presidenziale, dalla nostra Vicepresidente Cristina Maderni, che in questo primo anno mi hanno affiancato e sostenuto nella mia presidenza, GRAZIE DI CUORE!

Concludo ringraziando la mia famiglia che mi accompagna quale persona, imprenditore e Presidente e tutti voi convenuti oggi a Bellinzona.

La vostra presenza è testimonianza di quanto sia apprezzato e importante continuare a lavorare per un Ticino economico forte ed unito.

Crediamoci!

Grazie per l’attenzione e buon proseguimento di serata.

NO ad aumenti di imposte, applicazione senza indugi della riforma fiscale, nuovi servizi della Cc-Ti

La Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti) ha tenuto oggi, 15 ottobre 2021, presso l’Espocentro di Bellinzona, la sua 104esima Assemblea Generale Ordinaria. 

Alla presenza di circa 300 partecipanti (numero chiuso per scelta di protocollo interno di sicurezza) si è svolta con successo la 104esima Assemblea Generale Ordinaria della Cc-Ti, osservando strettamente le regole sanitarie, analogamente all’edizione 2020 che aveva potuto tenersi malgrado condizioni difficili e restrittive, senza, fortunatamente, alcuna conseguenza per la salute dei partecipanti.
Ad intervenire, a seguito dei lavori assembleari, sono stati il Presidente Cc-Ti, Andrea Gehri, il Consigliere di Stato Christian Vitta e il Direttore della Cc-Ti, Luca Albertoni, unitamente al CEO Swisscom, Urs Schäppi, e l’avvocato e noto fiscalista ginevrino Xavier Oberson in merito a possibili riforme del sistema fiscale per tenere conto dell’evoluzione tecnologica e della robotizzazione in particolare.

La necessità di lavorare uniti e nella stessa direzione

Il Presidente Andrea Gehri ha sottolineato come l’economia ticinese si sia dimostrata molto resiliente anche in questi ultimi periodi difficili, reggendo il colpo degli effetti della pandemia, in linea con quanto occorso nel resto della Svizzera. Permangono le difficoltà per taluni settori, ma nel suo insieme l’economia ha reagito in maniera positiva.
Preoccupano, oltre alle incertezze sanitarie, soprattutto le difficoltà legate alla reperibilità delle materie prime e al loro rincaro che sta già incidendo in maniera pesante sulle aziende e che toccherà tutti i cittadini.
Inoltre, i rincari nel settore energetico sono importanti e sembrano al momento incontrollabili, il che potrebbe alimentare una pericolosa evoluzione inflazionistica.

In un contesto del genere, è importante che tutti gli attori cantonali operino nella stessa direzione, per promuovere il nostro territorio e attirare importanti investimenti, garantendo quindi anche condizioni interessanti per il mondo imprenditoriale. Anche per questo motivo è assolutamente fondamentale evitare aumenti di imposte e applicare in maniera decisa, definitiva e secondo i tempi stabiliti la riforma fiscale in vigore dal 1° gennaio 2020, approvata dal Parlamento e dal popolo.
Ridurre l’aliquota sugli utili delle persone giuridiche dall’8% al 5% dal 1° gennaio 2025 è essenziale per mantenere il Ticino competitivo, nell’interesse di tutti. Un passo fondamentale verso la modernizzazione del nostro sistema fiscale.
Andrea Gehri ha poi anche lanciato un appello alle Autorità Cantonali affinché talune prassi amministrative che si sono consolidate nel tempo ma che si sono rivelate troppo rigide, vengano riviste in tempi brevissimi.

Nuovi servizi della Cc-Ti, automazione e fiscalità

I lavori assembleari sono proseguiti con l’intervento del Direttore della Cc-Ti, Luca Albertoni, che ha evidenziato in particolare due importanti novità nell’ambito dei servizi offerti dalla Cc-Ti ai propri associati.
La creazione di un servizio “Commercio internazionale”, che va ad ampliare le consulenze alle aziende anche in ambito di import (mentre fino a oggi l’attività di consulenza era limitata all’export). Si tratta della prima Camera di commercio e dell’industria in Svizzera che amplia in questa direzione il suo campo di attività.
La seconda novità è la creazione di una Scuola dell’export che partirà a primavera 2022. È un’emanazione della Swiss School for International Business di Zurigo, di proprietà di alcune Camere di commercio e dell’industria, fra le quali anche quella ticinese (SSIB – Swiss School for International Business / Export & Import). I corsi, finora svolti solo in tedesco, saranno offerti in Ticino in italiano e con la possibilità di sostenere proprio in italiano gli esami riconosciuti dalla Confederazione.
Si tratta di un tassello, di natura interamente privata e senza alcun contributo statale, e certamente un’occasione importante per accrescere le competenze del personale residente in Ticino in ambito internazionale.

Luca Albertoni ha poi dialogato con il noto avvocato e professore di diritto fiscale Xavier Oberson su possibili riforme del sistema fiscale nell’ottica dell’evoluzione tecnologica che pervade ormai tutti i settori.
Oberson ha invitato a riflettere sull’eventualità di introdurre una tassa per i robot, togliendo altri fardelli fiscali. Dalla discussione sono comunque emersi molteplici interrogativi da risolvere, a partire dalla definizione dell’automazione, passando per i processi che potrebbero essere imposti, sino ai rischi di frenare le spinte innovative. Il tema merita certamente uno studio e un’osservazione puntuale, anche se, a oggi, si tratta soprattutto di ragionare e ottimizzare i sistemi fiscali esistenti piuttosto che decidere su nuove forme di imposizione.


La Cc-Ti ringrazia i partner dell’evento: EFG Bank e Swisscom.


L’evento nei media

Stampa e portali online

Imprenditori decisi a lavorare per un Ticino forte e unito – CdT, 16.10.2021
Le riforme fiscali non si fermino – LaRegione, 16.10.2021
104esima assemblea: NO ad aumenti di imposte, applicazione senza indugi della riforma fiscale, nuovi servizi della Cc-Ti – etcinforma, 15.10.2021
‘Il riformismo fiscale non deve essere rallentato’ – laregione.ch, 15.10.2021
Camera di commercio riunita in assemblea – tio.ch, 15.10.2021
“Riforma fiscale, senza indugi” – rsi.ch, 15.10.2021
«Imprenditori decisi a lavorare per un Ticino forte e unito» – cdt.ch, 15.10.2021
«Riforma fiscale, senza indugi» – bluewin.ch, 15.10.2021
Camera di Commercio in assemblea: lanciate alcune novità – liberatv.ch, 15.10.2021

Servizi audio e video

(RSI Il Quotidiano/RSI Telegiornale/Teleticino Ticinonews/RSI Cronache della svizzera italiana/Radio Ticino)


Rileggi

La contabilità digitale è un’opportunità da cogliere per le PMI

La contabilità, insieme alla gestione finanziaria di un’azienda, rappresenta uno dei punti chiave nella progettazione strategica e monetaria delle diverse attività a livello economico. Se ad essa allineiamo il progresso tecnologico, emergono nuove e interessanti opportunità. Quali?

Abbiamo risposto a questa domanda nel webinar del 5 ottobre scorso, organizzato dalla Cc-Ti, a cui è intervenuto John Muschietti, Direttore Fidigit SA, introdotto da Lisa Pantini, Responsabile Relazioni con i soci Cc-Ti.

Dal 1400…

La nascita della contabilità si fa risalire a Frà Luca Bartolomeo de Pacioli, frate e matematico italiano che nel quindicesimo secolo, pubblicò per primo un lavoro sulla partita doppia, pilastro fondamentale del sistema contabile contemporaneo.
L’evoluzione del sistema contabile nel tempo è illustrata nel grafico sottostante, che evidenzia le principali operazioni (imputazione, calcolazione e visualizzazione) e i relativi cambiamenti.

… fino ad oggi

Parlando di contabilità digitale si fa inevitabilmente riferimento alla moltitudine di interconnessioni esistenti fra le diverse sezioni di un’azienda. Esistono procedure e strumenti che possono andare a sostenere i processi rendendoli più snelli.

Possiamo citare, ad esempio: lo sviluppo dei pagamenti e l’avvento della fattura QR, che entro un anno sostituirà la polizza di versamento PVR, in attesa dell’adozione definitiva dell’e-bill.
In merito all’archiviazione delle fatture è oggigiorno possibile ricorrere ad archivi digitali a norma di legge che permettono di risparmiare spazio e costi.
L’“Employee self-service”, il cosiddetto portale dei dipendenti, consente di eseguire una pluralità di operazioni, tra cui il rilevamento ore, la manutenzione anagrafica e la visualizzazione dei differenti dossier.
Grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, la registrazione delle spese può avvenire in tempo reale, da remoto e in modo totalmente automatico tramite smartphone. Le stesse condizioni valgono anche anche per l’electronic banking, che facilita lo svolgimento delle procedure dal proprio gestionale.
Servendosi di strumenti di Business Intelligence, i dati disponibili sui dispositivi possono essere visualizzati velocemente e in panoramica, per meglio comprendere le proprie attività e conseguentemente adottare strategie mirate.
Lo standard xBRL – non ancora utilizzato in Svizzera a differenza che in altri Paesi come, per esempio, la Germania – ha la funzione di automatizzare l’interazione fra la reportistica aziendale e le sue controparti.

Le possibilità per digitalizzare i processi interni alle aziende sono numerose e diversificate, occorre quindi iniziare a valutarle per tempo, dato il repentino progresso tecnologico. Un partner affidabile e su cui contare per una consulenza mirata è la buona strada da cui iniziare.


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Fuori e dentro casa: una giornata “smart”

Il neologismo Internet delle cose (IoT, acronimo dell’inglese “Internet of things”) fa riferimento all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. Concetto che, fino a poco tempo fa, poteva apparire la trama avvincente di un film futuristico, oggi è invece una realtà concreta in continua evoluzione.
Cosa significa – nello specifico – vivere una giornata smart?

Possiamo incrementare le prestazioni e usufruire delle possibilità offerte dai diversi strumenti che abbiamo in uso, ottimizzando i consumi e permettendo l’integrazione di diverse funzioni interessanti che rendono la nostra vita, più “vita”.
Stare a casa, spostarsi, essere in azienda, sulla strada, in città o in un altro Paese… abbiamo oggi la possibilità di gestire al meglio i nostri progetti e i nostri itinerari.

Abbiamo riflettuto su questo tema e sulle sue numerose sfaccettature durante il webinar del 29 settembre scorso, organizzato dalla Cc-Ti in collaborazione con Swisscom, a cui sono intervenuti Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti; Carmen Lüthi, Formatrice Swisscom Academy; Massimo Redigolo, Head of sales autoSense e Marco Doninelli, Direttore UPSA Ticino.

Nella quotidianità…

Con l’espressione “casa smart” si fa riferimento ad un’abitazione interconnessa, il cui scopo è rendere più facile, piacevole e sicura la vita di chi vi abita.

Grazie ad una singola applicazione per smartphone e alla rete di dispositivi connessi al router tramite WiFi capaci di raccogliere, analizzare e condividere determinate informazioni è per esempio possibile accendere/spegnere luci e apparecchi elettronici, attivare e controllare impianti di sicurezza, monitorare e interagire con il proprio animale domestico, il tutto automaticamente o a distanza in qualsiasi momento con un semplice click.

…per gli spostamenti in auto

La tecnologia (come quella di Swisscom) non si limita però esclusivamente al pacchetto “smart home”, ma con la collaborazione di autoSense (ad esempio) si passa al mondo delle quattro ruote.

autoSense, infatti, fornisce i dati necessari per la creazione di una serie di servizi e vantaggi a favore degli automobilisti. Tra questi, per esempio, la possibilità di usufruire all’interno della vettura della stessa funzione WiFi di cui disponiamo a casa (senza più dover ricorrere all’attivazione dell’Hotspots), la facoltà di gestire in autonomia un diario di bordo digitale o quella di restare in contatto 7/24 con il proprio garage di fiducia che è a conoscenza di tutte le informazioni utili riguardo al veicolo anche in caso di soccorso.
In associazione con l’app Easypark, disponibile in tutta Europa e in 600 città svizzere, è inoltre possibile pagare il parcheggio con il cellulare soltanto per il tempo di sosta realmente sfruttato.

Focus sul settore automobilistico

Rispetto a qualche anno fa la scelta dell’automobile in merito all’aspetto della produzione si è notevolmente ampliata: non più solo benzina o diesel ma anche gas, ibride mild, full o plug-in ed elettriche a batteria o idrogeno. I fattori determinati da considerare al momento dell’acquisto sono molteplici come, per esempio, il numero di km percorsi giornalmente, la possibilità di cui si dispone per fare rifornimento e l’importo che si è pronti a spendere.

Oggigiorno l’elettronica non è più solo al servizio della meccanica nel processo di costruzione dei veicoli ma anche nell’ideazione e progettazione dei software.
E se è vero che al momento la vendita online di vetture rimane poco diffusa a causa della complessità del processo di configurazione, essa verrà agevolata in misura sempre maggiore dalla tendenza a costruire autoveicoli forniti di tutto (sensori, sistemi elettronici, ecc.) con la possibilità per l’acquirente di comprare e attivare comodamente dal proprio domicilio tramite un portatile i servizi che desidera.

La vettura interconnessa

Molteplici sono le applicazioni che attualmente abbiamo a disposizione per gestire da remoto l’automobile. Esse ci consentono di localizzare in qualsiasi momento la vettura, di controllarne lo stato (olio, freni, pneumatici, livello batteria, ecc.) ed eventuali malfunzionamenti (con la relativa organizzazione di servizi di manutenzione) così come di inviare a distanza dei comandi. Si stanno inoltre sviluppando delle app che permetteranno di fare diagnosi a lungo raggio (sulla base, per esempio, dei rumori prodotti dal veicolo) o valutazioni immediate di danni in caso di incidente. Si prevede poi che entro i prossimi due anni lo smartphone rimpiazzerà la chiave di accensione e che in un futuro prossimo l’automobile elettrica fungerà da accumulatore di energia per l’economia domestica. Riguardo al raggiungimento del livello sei della guida autonoma si stima invece – anche in virtù di ragioni giuridiche oltre che tecniche – un’attesa di ancora una ventina d’anni.

Informazioni utili da condividere nelle riflessioni strategiche anche per una PMI o un’azienda che deve gestire il proprio parco veicoli.

Una questione di energia

La necessità dell’approvvigionamento energetico è oggi un argomento da tenere in considerazione.
L’energia serve ad alimentare gli strumenti che utilizziamo nella nostra quotidianità (a livello professionale e personale), resi sempre più performanti ed efficaci, grazie al progresso tecnologico.
Occorre dunque che le discussioni sulle tematiche dell’energia siano condotte con riflessioni che inglobino le diverse forme di produzioni energetiche possibili, senza dimenticare il contesto.


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DOCUMENTI UTILI
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– Leggi gli articoli Cc-Ti sul tema “energia

Introduzione d’IA nel quotidiano delle aziende

L’intelligenza artificiale (IA) è ormai un tema attuale che viene promosso a più riprese da molte parti. Questo perché il potenziale di questa tecnologia è molto alto e sta trasformando il modo di vivere e lavorare di tutti al pari di altre tecnologie (chi riuscirebbe a immaginare il proprio lavoro oggi senza Internet?). I progressi più importanti per le aziende nel campo dell’IA sono stati realizzati negli ultimi anni e stanno ancora accadendo. In mezzo a questo turbine di informazioni, è di aiuto conoscere esempi concreti di cosa è attualmente implementato per identificare eventuali opportunità per la propria azienda.

Come ogni potenziale innovazione, questa ha senso essere implementata solo se il vantaggio che ne deriva è maggiore dello sforzo necessario per implementarla. È quindi utile tracciare a grandi linee la propria strategia aziendale così da confrontarla con le possibilità esistenti e riconoscere in quale area esplorare l’introduzione di questa tecnologia e dove questa porta maggiori vantaggi: se si è una ditta che lavora su grandi volumi con una forte pressione sui margini, l’IA può aiutare ad automatizzare processi già altamente standardizzati o identificare opportunità nascoste di ottimizzazione. Per altre, l’IA aiuta a posizionarsi in maniera più competitiva sul mercato, a mantenere una posizione di leadership o a espandere il proprio mercato.

Un’opportunità è l’IA impiegata per consentire ai robot di percepire e rispondere al loro ambiente: questo aumenta notevolmente la gamma di funzioni che i robot possono svolgere.

Oggi vediamo per esempio l’utilizzo di robot in aree usate da persone per automatizzare il trasporto di materiale all’interno di un edificio. Questo è un grande progresso che permette di introdurre robot laddove questi erano prima esclusi per questioni di sicurezza. Su un piano più strategico, l’IA può aiutare un’azienda a definire i prezzi per i propri prodotti e servizi con una maggiore precisione, basandosi sui dati passati, così come l’andamento dei mercati e le caratteristiche individuali dei propri clienti. Basandosi sull’analisi dell’esperienza passata, l’IA suggerisce o fissa i prezzi più adatti così da poter ottimizzare il volume di vendita o i margini senza compromettere la propria concorrenzialità, come è stato provato dall’industria del turismo e delle vendite al dettaglio che ne fanno un uso costante.

L’introduzione di IA presuppone la volontà di un’azienda di iniziare una trasformazione che permetterà di valorizzare al massimo le qualità del proprio personale. L’IA può servire da supporto nell’esecuzione di compiti complessi che richiedono rapidità e precisione. Coinvolgere nel modo corretto fin dal principio le persone toccate permette di evitare resistenze e di ottenere risultati che possono superare le aspettative iniziali.

È il caso di una clinica romanda che ha introdotto l’IA per migliorare la gestione del proprio servizio di pronto soccorso. Ogni emergenza è un fatto unico e spesso inaspettato. Quando però si è deciso di esplorare l’opportunità di introdurre l’IA, un’analisi dei dati delle urgenze, combinato con altri dati disponibili sul mercato, ha permesso di notare correlazioni interessanti. Sulla base di ciò si è allenata un’IA capace di predire in tempo reale e con un’accuratezza che supera il 90% il numero di visite al servizio di pronto soccorso della giornata, così come il tipo di emergenza di ogni visita. Questo ha permesso di allocare le risorse in maniera più efficiente in quanto la clinica non è più vittima dell’inaspettato, ma può prepararsi e programmare la giornata in funzione di quanto già previsto. La partecipazione del personale coinvolto ha permesso di tradurre questo vantaggio in un miglioramento di tutte le attività che erano prima impattate dall’incertezza delle urgenze, nonché di far leva su questo successo ed espandere l’uso dell’IA per gestire e prevedere l’andamento in maniera minuziosa della degenza dei propri pazienti. L’attività si è trasformata dal dover principalmente reagire ad avvenimenti inaspettati all’ottimizzare la cura di ogni paziente sulla base di previsioni attendibili.

L’IA inizia ad essere quasi d’obbligo laddove la sua introduzione è iniziata prima di altri settori. È importante scegliere per l’implementazione di queste soluzioni dei fornitori specializzati nel settore specifico. I migliori offrono infatti l’esperienza necessaria per elaborare una soluzione che permetta di portarsi al passo con la concorrenza più avanzata e far emergere il vantaggio che un’azienda offre.

Un altro esempio è l’utilizzo dell’IA per migliorare il controllo qualità di produzioni industriali di componenti meccaniche. Si è in grado di identificare una serie di sensori che analizzano ad una velocità altissima (così da non rallentare le macchine) ogni pezzo prodotto, così da assicurare l’identificazione di eventuali difetti che avrebbero richiesto altrimenti un’analisi più lenta con dei metodi magari più dispendiosi. L’IA è stata allenata ad analizzare tutte queste informazioni e a identificare i pezzi che non corrispondono agli standard richiesti. Grazie alla combinazione delle informazioni analizzate, l’IA è in grado di identificare il pezzo difettoso e di creare un modello tridimensionale che mostra il difetto identificato. Questo permette di aumentare drammaticamente la qualità del prodotto offerto, così come l’impiego dell’esperienza degli specialisti, che possono concentrarsi in attività a maggiore valore aggiunto.

L’IA porta con sé il potenziale trasformativo che hanno portato altre rivoluzioni tecnologiche, il che può però creare rischi legali. Se l’IA viene implementata senza considerare quali sono le conseguenze più ampie legate alla regolamentazione in vigore così come alle aspettative delle persone che ne sono toccate, come per esempio i propri clienti, fornitori, dipendenti o le autorità con cui una ditta collabora, le ripercussioni legali e sulla reputazione e possono essere importanti. Questo perché le questioni legali ed etiche da considerare sono molteplici e complesse, e solo una conoscenza approfondita di questi aspetti combinati con una comprensione profonda del funzionamento dell’IA permette di identificare dove risiede il maggiore potenziale, quali sono le best practices da seguire e quali sono i rischi da evitare.

Un tipico esempio di ciò è l’introduzione di strumenti che permettono di monitorare la propria infrastruttura informatica per identificare e segnalare eventuali minacce. La sicurezza informatica è ormai considerata una delle responsabilità inderogabili della direzione, in quanto i dati e sistemi collegati all’infrastruttura digitale sono di vitale importanza per una ditta e richiedono una protezione elevata da attacchi sempre più sofisticati. Sistemi di monitoraggio basati sull’IA, allenati nello spazio di 24 ore sulle caratteristiche specifiche di una ditta, permettono di identificare attività che si discostano dalla normalità nel giro di manciate di minuti, al posto di giorni, così da poter reagire immediatamente non solo ad attacchi informatici, ma anche a minacce che emergono dall’interno, quale l’utilizzo di servizi non sicuri o addirittura il tentativo di danneggiare la ditta. È però fondamentale analizzare quali dati possono essere raccolti e come possono venire analizzati, così da non incorrere nel rischio di ledere i diritti dei dipendenti e dei propri clienti. La scelta del provider è anche influenzata dai requisiti di sicurezza imposti dal particolare campo d’attività del cliente.

Bisogna infine avere sempre un occhio puntato ai costi e le questioni pratiche legate all’implementazione dell’IA. Come menzionato all’inizio, l’effetto dell’adozione di strumenti IA è moltiplicato se inserito all’interno di una strategia digitale che permette di sfruttare al massimo l’effetto trasformativo che la digitalizzazione dei processi porta con sé. Prevedere una rivoluzione interna del modo di lavorare in poco tempo spesso porta a un’esplosione di costi e ritardi continui. È quindi consigliabile iniziare con piccoli passi, adottando piccole soluzioni che permettono una prima esperienza con questa tecnologia senza dover investire troppe risorse. Il successo di queste iniziative serve come trampolino di lancio per una graduale evoluzione della propria attività mantenendone gli elementi più preziosi.

L’IA può essere introdotta ovunque ed offre magnifiche opportunità. Tuttavia, la scelta dell’iniziativa più adatta, del provider giusto, così come il coinvolgimento delle persone toccate e la pianificazione dei vari aspetti specifici a questa tecnologia è fondamentale per garantire un’esperienza positiva e quindi valorizzare appieno il proprio potenziale.


Abbiamo parlato di “Esempi pratici d’Intelligenza Artificiale nel quotidiano delle aziende” nel primo webinar di settembre della Cc-Ti, a cui hanno assistito una cinquantina di partecipanti.
Sono intervenuti Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti – che ha portato il saluto di benvenuto e fatto un’introduzione al tema – e Prisca Quadroni-Renella e Mauro Quadroni, Avvocati, Partner fondatori della AI Legal & Strategy Consulting SA.

L’approfondimento sul tema è a cura dei relatori del webinar.


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Inchiesta congiunturale autunno 2021

L’inchiesta congiunturale condotta in collaborazione con le Camere di commercio e dell’industria della Svizzera romanda è giunta alla sua dodicesima edizione.

Grazie all’impegno delle aziende associate e al loro numeroso e costante contributo possiamo riuscire ad attestare una realtà che i risultati dei dati statistici ufficiali puntualmente poi avvalorano.

Cari soci, il vostro impegno e la vostra collaborazione rafforzano la voce della Cc-Ti a sostegno dei vostri interessi.

Ci permettiamo ricordarvi e chiedervi di voler compilare l’inchiesta seguendo le istruzioni che avete ricevuto via lettera (www.enquetecci.ch, disponibile dal 23.8.2021) e rispedirla entro il 29 settembre 2021 (chiusura del portale web il 1°.10.2021).

Tutti i dati saranno trattati in modo strettamente confidenziale e nel rispetto delle disposizioni di legge in vigore. La Cc-Ti presenterà i risultati dell’inchiesta in modo ufficiale e anticipatamente per coloro che vi hanno partecipato e, in seguito, gli stessi verranno pubblicati sui nostri canali di comunicazione (Ticino Business, Newsletter, social media).

Per informazioni Gianluca Pagani (pagani@cc-ti.ch) è a vostra disposizione.

Cross culture e cross cultural etiquette

Fare business non è mai facile, ma farlo con culture diverse dalla nostra lo è ancora di più. Per condurre una buona trattativa e, in generale creare un buon rapporto con un cliente di cultura diversa dalla nostra, bisogna tenere conto di molte variabili, che nulla hanno a che vedere con il progetto tecnico ed economico in gioco.

Cosa significa Cross Culture?

Potremmo parafrasare le definizioni più usate dicendo che cross culture è l’orientamento per comprendere e spiegare come le persone di differenti culture riescano a comunicare tra loro e come la cultura di una società racchiuda in sé i valori condivisi, la conoscenza, i presupposti e gli obiettivi che vengono appresi dalle generazioni precedenti, imposti dalla società moderna e tramandati alle generazioni future. L’elemento di base, dunque, è l’interazione con persone di cultura, etnia, razza, sesso, religione, età e classe sociale differenti.
La crescente globalizzazione ha reso ancora più evidente il fatto che le differenze culturali rappresentano un fattore chiave nei rapporti aziendali internazionali, un elemento di cui non si può assolutamente rinunciare ai fini del successo.

Sono sempre più frequenti gli incontri interculturali nei quali ci è richiesto di interagire con persone appartenenti alle culture più diverse. In queste circostanze possono emergere incomprensioni reciproche che ostacolano la cooperazione dei partner e rischiano di compromettere il successo di una trattativa.
Quando ci si muove nel mercato internazionale è quindi indispensabile sviluppare una sensibilità interculturale, che rappresenta una competenza cruciale con lo stesso valore delle capacità manageriali.
Interagire con culture diverse in ambito aziendale significa poter “tradurre” e comunicare efficacemente il nostro progetto. Il comportamento e le aspettative variano da cultura a cultura e le variabili sono molte.
Basti pensare alle differenze antropologiche, linguistiche, religiose e di costume che possono esistere tra di loro.
Da qui l’importanza di “informarsi” in anticipo sulla storia, la cultura, l’economia e le tradizioni del paese in cui si sta andando/trattando.
Essere ben informato, ci farà sentire più sicuri e, davanti al cliente rappresenta un punto di forza.
L’interesse che mostriamo verso la loro cultura, per loro si traduce in “rispetto”, e questo rappresenta il miglior punto di partenza per gettare le basi per una buona trattativa.
Il business efficace si fonda sulla gestione delle differenze culturali, e la Cross Cultural Business Etiquette, è l’etichetta/il galateo che se si applica nell’interazione con le altre culture nell’ambito degli affari.

Si tratta di un complesso di regole e suggerimenti utili (codici di comportamento) per fare business all’estero e con l’estero evitando gaffe e malintesi per lo più culturali che potrebbero facilmente rovinare le nostre trattative.

Per negoziare in modo sereno e con possibilità di successo, è importante tenere in considerazione e conoscere

Caratteristiche Culturali

Ogni Paese ha le sue proprie caratteristiche culturali, e la nostra sfida è più grande, se le persone hanno valori e credenze diversi e organizzano il loro mondo, comunicano e ascoltano in maniera diversa.

Corporate Culture

Ogni cultura ha la sua propria cultura aziendale. Alcuni sono molto strutturati e metodiche ed altri come quelli orientali sono più parsimoniosi. I latini sono più caotici, ma allo stesso tempo più flessibili e creativi.

Introduzioni, Saluti e Titoli

Il momento in cui si fanno le presentazioni è decisivo: la prima impressione può condizionare lo sviluppo delle relazioni. È di fondamentale importanza tenere conto degli usi e costumi che ogni cultura ha per la formula dei saluti; dalla prossemica (distanza di comfort) all’uso di titoli, nome e cognomi e dalla consegna dei biglietti da visita al contatto visivo.

Abbigliamento

Ogni cultura ha i suoi propri parametri e le sue regole per giudicare la nostra immagine personale quando facciamo affari. Diventa di fondamentale importanza conoscere queste regole per evitare degli errori, che possono sembrare banali.

Regali

Le regole dei regali sono molto variegate, ma esistono alcune regole internazionali, con le quali non si sbaglia mai. Bisogna conoscerle! Dobbiamo tener presente che ogni paese interpreta i regali in modo diverso. In alcuni è vietato fare regali quando si tratta di affari, e in altri sono i benvenuti. Bisogna tenere in mente, che i regali, così come i fiori, i colori, ecc. in alcune culture sono legati a tradizioni, credenze ed usi e costumi. Informarsi sui regali “SI” e i regali “NO” diventa di fondamentale importanza.

Cene, Pranzi e Momenti Conviviali

I momenti conviviali giocano un ruolo importante nelle trattative con qualsiasi cultura. È importante avere una buona conoscenza del “galateo sociale” della nostra propria cultura, al fine di comprendere le differenze della cultura con cui si ha a che fare.

La Cross Cultural Etiquette è una “soft skill”, che si capisce e impara meglio con dei casi pratici.

Alcuni esempi:
se con un americano si sente la pressione di “firmare l’accordo in fretta”, in Cina succede l’opposto. I cinesi impiegheranno molto più tempo a pesare non solo l’accordo tecnico/economico, ma anche la “fiducia” che metteranno nella vostra azienda. Apprezzeranno la vostra pazienza, il senso di rispetto per la loro gerarchia e i loro valori.
Se invece, si negozia con un inglese, durante la “small talk” si devono evitare le domande sulla sua famiglia (vita privata), perché si rischia una risposta del tipo: “non sono affari tuoi”! La loro privacy, non ha nulla a che vedere con il loro business, e si rischia di irritare la controparte e di iniziare male. 
Ma se invece la stessa domanda si fa ad un italiano o ad uno spagnolo, lui si sentirà felice e vi racconterà tutta la storia della famiglia, e sarà un ottimo punto di partenza per fare business.

Il mondo è bello perché è vario!

Una formazione specifica sul tema
La Cc-Ti organizza un corso sul tema intitolato “Cross Cultural Etiquette” in programma i prossimi 13 e 20 settembre 2021. Le iscrizioni sono aperte ed è possibile annunciarsi tramite questo link!

Articolo a cura di Edda Abbagliati, Consulente in Hospitality e Turismo, https://eddaaccademiadistile.com

Gli elementi di un’«azienda felice»

Nelle risorse umane definiamo normalmente tre “pilastri” che abbracciano questa disciplina: il team building, la formazione e il benessere del dipendente. Quando questi tre elementi sono allineati possiamo parlare di «azienda felice».

Il capitale umano rappresenta il vantaggio competitivo di ogni azienda, che va preservato e tutelato mettendo il dipendente al centro della strategia di sviluppo delle HR.

È questo quanto tematizzato il 5 luglio nell’ultimo webinar della Cc-Ti prima della pausa estiva, in cui sono intervenuti quali esperti Andrea Abbatelli, Partner KIAI Sagl; Roberto Sciarra, General Manager OneOnOne Switzerland e Roberto Klaus, Direttore SSIB Ticino; moderati da Lisa Pantini, Responsabile comunicazione Cc-Ti.

Costruire le condizioni win to win

Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo” La citazione di Henry Ford riassume lo spirito del gruppo e del “fare squadra”. Occorre però costruire le condizioni corrette per realizzare un gruppo coeso. Il team occupa un elemento centrale nella gestione delle attività all’interno delle aziende. Avendo bisogno di innovazione e della costruzione di soluzioni che siano sempre più vicine alle esigenze dei clienti, questi due elementi finiscono per combinarsi tra loro. L’uno non potrebbe funzionare senza l’altro.
Nessun dipendente, in realtà, può lavorare da solo; ognuno necessita dell’altro per realizzare i propri compiti – all’interno di un dato sistema -. Diventare ed essere una squadra è però un processo che comporta diversi passaggi e per funzionare al meglio sottostà a regole e dinamiche precise e dinamiche.
Se lavorare in gruppo è faticoso e non banale, tutti sono corresponsabili della costruzione delle condizioni stesse e un team è felice e vincente quando oltre ad ottenere i suoi scopi riesce a costruire anche le corrette opportunità per soddisfare nella totalità i suoi membri. Durante il webinar sono stati fatti numerosi esempi di situazioni in cui gruppi e team si sono mossi e si sono evoluti in modo più o meno positivo a dipendenza dei presupposti sui quali hanno operato.

Il benessere in azienda

Nell’era della tecnologia e con la spinta digitale degli ultimi anni, una giornata lavorativa media per molte persone comporta anche necessariamente, lunghi tempi di sedentarietà, indipendentemente dal tipo di lavoro che si svolge e dal settore. Il concetto di “benessere” nel corso degli anni ha subito numerose modifiche, le quali hanno condotto a una visione del termine più ampia ed esaustiva.
In particolare, dagli anni ‘70 a oggi il ‘benessere’ non è più incentrato soltanto sull’idea di un fisico scolpito, ma si vuole considerare l’intero equilibrio psico-fisico dell’essere umano.
Il benessere è anche un tema che l’azienda può utilizzare quale incentivo per attrarre i futuri collaboratori, fidelizzare i propri e, in generale, per la propria strategia HR. Inoltre, l’attenzione alla salute e alla qualità della vita dei propri collaboratori è un fattore che, nei tempi odierni, è percepito come sempre più determinante per l’incremento della produttività, riflettendosi certamente poi anche sulle dinamiche interne di team. Esistono numerose azioni che possono essere intraprese per progettare un well-being aziendale, più o meno impegnative in termini di strutturazione, dalle quali cominciare per inserire il concetto e la cultura del ‘benessere’ nelle aziende: alcuni esempi possono essere meeting con postazioni attive, eventi dedicati al benessere (‘giornata del benessere’), comunicazione mirata, ecc..

La formazione: quando il sapere crea passione

Lo studio, il porsi domande, l’essere critici è una delle componenti necessarie della crescita e della progressione verso la serenità e la realizzazione personale dell’individuo. Il sapere e la formazione non possono più permettersi di limitarsi alla semplice trasmissione di nozioni e conoscenza. Oggi occorre dare un valore aggiunto con un accompagnamento per orientarsi in modo più marcato e distinguersi. La formazione sul posto di lavoro è determinante per permettere di ottimizzare le conoscenze e il potenziale dei propri collaboratori creando un circolo virtuoso di ‘lifelong learning’ (o apprendimento continuo), qui inteso come processo di apprendimento volto a incrementare le proprie competenze e l’acquisizione di nuovi ruoli. Inoltre, investire in modo costante nella formazione continua dei collaboratori resta una delle migliori azioni concrete da attuare per far fronte alla crescente difficoltà di reperire risorse umane qualificate.

La Scuola Manageriale della Cc-Ti

La Scuola Manageriale intende offrire formazioni di lunga durata rispetto ai più classici corsi di formazione puntuale brevi orientati alla formazione continua per i leader di domani: tramite le proposte formative studiate e costantemente aggiornate, si propongono ai partecipanti (siano essi imprenditori, dirigenti, futuri quadri, collaboratori, ecc.) percorsi di perfezionamento professionale che garantiscano loro una preparazione adeguata per affrontare le sfide a cui saranno chiamati a rispondere con un nuovo bagaglio di competenze.

Lo “Specialista della gestione PMI con attestato federale” è destinato a coloro che desiderano acquisire le competenze per assumere la posizione di quadro in una PMI. Il percorso di studi, strutturato sull’arco di un anno e mezzo, comprende sei moduli: Gestione generale dell’impresa; Leadership, comunicazione, gestione del personale; Organizzazione aziendale; Contabilità; Marketing e Diritto in materia di gestione d’impresa PMI. A completamento dei moduli si svolge un modulo interdisciplinare finale, durante il quale verranno ripetute e completate le competenze acquisite nei moduli studiati. Dopo ogni modulo i partecipanti sostengono un esame sulla materia. Con il superamento dei 6 esami è possibile accedere all’iscrizione dell’esame federale per il conseguimento del titolo di “Specialista della gestione PMI con attestato professionale federale”.

Il prossimo percorso di studi avrà inizio in ottobre. La Cc-Ti è volentieri a disposizione per tutte le informazioni del caso.


SCARICA LA PRESENTAZIONE COMPLETA DEL WEBINAR

Acquisire le conoscenze per gestire una PMI

Aperte le iscrizioni alla Scuola Manageriale Cc-Ti per l’autunno 2021

I percorsi formativi erogati dalla Cc-Ti proseguono anche in autunno con un’ampia e differenziata offerta di corsi puntuali di breve durata e la propria Scuola Manageriale.

“Specialista della gestione PMI con attestato federale”

Questo corso è destinato a coloro che desiderano acquisire le competenze per assumere la posizione di quadro in una PMI. Il percorso di studi, strutturato sull’arco di un anno e mezzo, comprende sei moduli:

  • Gestione generale dell’impresa
  • Leadership, comunicazione, gestione del personale
  • Organizzazione aziendale
  • Contabilità
  • Marketing
  • Diritto in materia di gestione d’impresa PMI

A completamento dei moduli si svolge un modulo interdisciplinare finale, durante il quale verranno ripetute e completate le competenze acquisite nei moduli studiati.

Dopo ogni modulo i partecipanti sostengono un esame sulla materia. Con il superamento dei 6 esami è possibile accedere all’iscrizione dell’esame federale per il conseguimento del titolo di “Specialista della gestione PMI con attestato professionale federale”.

Incrementare le conoscenze

Abilità imprenditoriali, doti di leadership, solide competenze e nozioni tecniche sono essenziali nella propria crescita professionale. Questa figura professionale che viene proposta apprende ad avere una visione globale e sarà in grado di valutare le attività, di attribuirle ai differenti settori e di delegare chiaramente i compiti.
I membri dell’organizzazione IFCAM rappresentano una quarantina di associazioni professionali. La loro esperienza nei vari macro-settori economici permette di definire obiettivi di studio pratici e la pianificazione di una didattica efficace.


Roberto Klaus, Direttore della Scuola Manageriale Cc-Ti e Jennifer Vitale, collaboratrice della Scuola Manageriale, sono volentieri a disposizione per qualsiasi informazione.

L’araba fenice nel mondo del lavoro

Conosciuta quale simbolo e figura mitologica, l’araba fenice rinasce dalle ceneri. È proprio la rinascita, la capacità di rialzarsi, di cambiare e di riadattarsi dopo un percorso, dopo il fallimento di un progetto o di un rapporto di lavoro terminato, l’esperienza da cui partire per parlare di resilienza.

Nel mondo del lavoro non tutto va sempre come pianificato e ci si scontra con un insuccesso, che può rilevare un’ottica diversa dalla quale ripartire.

È questo quanto tematizzato nel webinar della Cc-Ti del 16 giugno scorso, dove Romina Henle, Professional Development Director di International Coaching Federation Svizzera e Andrea Martone, Director Research and studies di Von Rundstedt & Partner Svizzera SA, sono intervenuti quali esperti; moderati da Lisa Pantini, Responsabile comunicazione Cc-Ti.

Un insegnamento pratico

Le “notti dell’insuccesso” si basano su storie di fallimenti professionali e imprenditoriali a differenti livelli. Se dai successi è possibile trarre un vantaggio evidente e immediato, è l’analisi degli insuccessi che può fornire approcci utili, percorsi diversi e differenti visioni.
Questa testimonianza vuole dimostrare che da un progetto mancato, come un’araba fenice, rinascere più forti e resilienti è possibile.

Se dovessimo dare una definizione di resilienza, potremmo dire che essa è intesa come la capacità delle persone di affrontare in modo costruttivo la pressione delle prestazioni, i cambiamenti e le crisi, di rimanere capaci di agire e, infine, anche di riemergere più forti da tutto questo. Il coaching (inteso come una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale) può essere un valido supporto per le ripartenze, in ogni ambito. Diventa per cui un’opportunità per reinventarsi.

Durante l’evento sono stati portati esempi famosi di “arabe fenici” che poi si sono rivelati vincenti.
Possiamo ricordare James Dyson (inventore, designer e imprenditore britannico, fondatore dell’azienda Dyson) che notò che il filtro dell’aria in una cabina di verniciatura risultava costantemente ostruito dalle particelle di polvere (proprio come un sacchetto di aspirapolvere). Così disegnò e costruì una torretta ciclonica industriale, in grado di eliminare le particelle esercitando spinte centrifughe centomila volte maggiori della forza di gravità. A quel punto si domandò se avrebbe potuto applicare lo stesso principio a un’aspirapolvere. E si mise al lavoro: dopo 5 anni e 5’127 prototipi venne alla luce il primo aspirapolvere senza sacchetto al mondo con il marchio Dyson, il Dual Cyclone.
Storia simile anche per quanto riguarda la 3M e i post-it. La colla del Post-it fu scoperta nel 1968 da Spencer Silver, un ricercatore della 3M, che voleva realizzare l’adesivo più potente al mondo, capace di essere impiegato in campo ingegneristico ed aeronautico. L’esperimento si rivelò un fallimento a tal punto che diede vita a un collante così debole da non riuscire a tenere insieme neanche dei fogli di cartoncino, ma solo i foglietti che tutti conosciamo.

Rinascere ogni volta che si cambia lavoro

Quando si cambia lavoro, o quando viene terminato un rapporto di lavoro, non ci si dovrebbe ‘fossilizzare’ solo sull’insuccesso, ma cogliere questa opportunità di crescita, da trasformare in un’esperienza positiva.
Per employability (o impiegabilità) si intende proprio la capacità di un individuo di mantenere nel tempo un impiego o la probabilità di trovarne un nuovo in caso di inoccupazione.

Nel mondo del lavoro e con gli scenari futuri che si prospettano, il “lavoro per sempre” va, purtroppo, scomparendo (dove si intende lavorare per lo stesso datore di lavoro – quale ‘posto fisso’ – dall’inizio della vita lavorativa sino alla pensione): in questo senso l’employability permette di concentrarsi su livelli diversi, in una concezione di “workforce transformation”, che coinvolge più attori di un sistema complesso (lavoratore, azienda, istituzioni).

Per migliorare l’impiegabilità di un collaboratore devono intervenire principalmente tre fattori: la persona stessa (con le sue abilità professionali, capacità comportamentali e aspettative di carriera), l’azienda (per le sue politiche HR e i servizi di ‘job facilities’ che mette in atto) e la società (andamento del mercato del lavoro, servizi a supporto dell’impiego).

Ottimizzare le proprie risorse, rivedere e/o sconvolgere i propri progetti, ripresentarsi in veste diversa, è possibile promuovendo maggiormente questa visione nell’impiegabilità nelle strategie delle risorse umane in azienda. L’essere umano deve restare e distinguersi al centro del sistema.


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