Automotive, l’Europa paga le strategie mancate

L’automotive europeo è sotto pressione: concorrenza cinese, protezionismo americano, costi energetici e transizione tecnologica stanno ridisegnando un settore strategico. Al CEO Experience del 7 ottobre, Gian Luca Pellegrini ha spiegato, nel dialogo con Marcello Foa, perché in gioco non c’è soltanto il futuro dell’auto, ma la capacità dell’Europa di difendere industria, competenze e autonomia, con conseguenze dirette anche per la Svizzera e il Ticino.

L’Europa è ancora al volante? È la domanda da cui ha preso avvio il CEO Experience del 7 ottobre 2026, organizzato dalla Cc-Ti in collaborazione con Colin&Cie Svizzera SA, economiesuisse, EY, Sunrise e UBS Switzerland SA. Nel confronto con Marcello Foa, Gian Luca Pellegrini, direttore editoriale Automotive di Quattroruote, Ruoteclassiche e Quattroruote Fleet&Business, ha formulato una previsione destinata a segnare l’incontro: la crisi corre più velocemente del previsto e il punto più difficile potrebbe non essere ancora stato raggiunto.

Il rallentamento della domanda, l’aumento dei costi, gli investimenti richiesti dalla trasformazione tecnologica e la pressione dei concorrenti cinesi stanno indebolendo uno dei pilastri dell’economia europea. Le conseguenze non si fermano ai grandi costruttori: si propagano lungo l’intera filiera, colpendo per primi fornitori e componentisti. La Svizzera, fortemente integrata nelle catene produttive tedesche ed europee, è esposta a questa onda lunga, con possibili ricadute anche sulle imprese attive in Ticino e nella Svizzera orientale.

Cina e Stati Uniti accelerano, l’Europa resta stretta

Per anni la Cina è stata un mercato decisivo per la redditività dei marchi europei, soprattutto tedeschi. Oggi quelle stesse imprese perdono terreno anche nei segmenti premium: i produttori locali non competono più soltanto sul prezzo, ma su qualità, batterie, software, connettività e velocità di sviluppo. Nel frattempo, gli Stati Uniti proteggono e incentivano la produzione nazionale. L’Europa si trova così compressa tra il protezionismo americano e l’espansione cinese, mentre un settore un tempo globale tende a regionalizzarsi.
Il confronto, ha sottolineato Foa, è profondamente asimmetrico: Pechino sostiene la propria industria, Washington risponde con incentivi e dazi, mentre l’Europa rischia di indebolirsi rispettando regole che gli altri interpretano in modo più muscolare. Pellegrini ha però richiamato anche le responsabilità dei costruttori europei, troppo fiduciosi nella forza dei propri marchi e lenti nel cogliere il cambiamento delle aspettative dei clienti.

Decarbonizzazione, la meta senza la strada

Nel confronto non è stata contestata la necessità di ridurre le emissioni e la dipendenza dai combustibili fossili. Le perplessità hanno riguardato il metodo europeo: obiettivi e scadenze molto stringenti sarebbero stati fissati prima di predisporre energia, infrastrutture e condizioni industriali adeguate. Secondo Pellegrini, le norme sulle emissioni allo scarico hanno reso l’elettrico di fatto la soluzione dominante. Ne è derivata una concentrazione di investimenti che avrebbe lasciato meno risorse per software, digitalizzazione e guida autonoma.
Dietro la transizione si intravede anche una scelta geopolitica: ridurre il consumo di petrolio significa diminuire la dipendenza da fornitori esterni. Pellegrini ha avanzato una lettura non usuale: la sostenibilità potrebbe essere stata la cornice comunicativa di una decisione soprattutto strategica, analoga a quella perseguita dalla Cina. A suo giudizio, la sequenza avrebbe dovuto partire dalla politica energetica — includendo anche una riflessione sul nucleare — per creare poi le condizioni del mercato. Può una politica industriale indicare la meta senza costruire prima la strada per raggiungerla?

Dal Dieselgate alla deindustrializzazione: il conto europeo

Per Pellegrini, il Dieselgate rappresenta l’«anno zero» della nuova era dell’automobile. Nel tentativo di riscattarsi anche sul piano morale, l’industria tedesca avrebbe accelerato la transizione elettrica, commettendo però errori strategici e manageriali. La conseguente perdita di volumi non è soltanto un problema commerciale: mette in discussione la sostenibilità degli stabilimenti e può trasformarsi in deindustrializzazione, con riduzione degli ordinativi, ristrutturazioni, chiusure e dispersione di competenze.
Alla pressione esterna si aggiunge una debolezza interna: la frammentazione dell’industria europea. I marchi continuano a differenziare piattaforme e componenti che il cliente non vede, mentre i concorrenti cinesi condividono più elementi e realizzano economie di scala. I dazi possono rallentare l’avanzata asiatica, ma non risolvono il problema: i gruppi cinesi possono adattare l’offerta, produrre in Europa o acquisire aziende locali. Interessi nazionali divergenti rendono inoltre difficile una risposta europea unitaria e incisiva.

Auto più care e consumatori più prudenti

Una possibile risposta europea potrebbe arrivare da un modello inatteso: le kei car giapponesi, piccole vetture soggette in Giappone a requisiti specifici e più leggeri. Pellegrini ha ricordato che Luca de Meo aveva proposto per l’Europa una categoria analoga, mentre automobili sempre più complesse e regolamentate costano di più e i modelli accessibili diminuiscono. Il tema è anche sociale: nelle aree meno servite dal trasporto pubblico l’auto resta essenziale, ma restrizioni urbane e costi crescenti rischiano di penalizzare chi non può sostituire il proprio veicolo. Prezzi elevati e incertezza tecnologica spingono molti acquirenti a rinviare la decisione, facendo invecchiare il parco circolante. Ne deriva un paradosso: una transizione pensata per ridurre le emissioni può finire per rallentare il rinnovo dei veicoli. La diffusione dell’elettrico dipende inoltre da reddito, possibilità di ricarica privata, costo dell’energia e abitudini di mobilità. Gli obiettivi pubblici possono orientare il mercato, ma non sostituiscono la convenienza percepita dal consumatore.

Non solo elettrico: le tecnologie che cercano spazio

La posizione di Pellegrini contiene un elemento rivelatore: da anni guida soltanto auto elettriche e considera l’elettrico il punto d’arrivo della mobilità. La sua critica non riguarda quindi la tecnologia, ma il modo in cui la trasformazione viene imposta. Restano nodi concreti: costo e diffusione delle colonnine, accesso alla ricarica per chi non dispone di un posto auto privato e valore residuo dei veicoli, reso incerto dalla rapida evoluzione delle batterie. Sono aspetti decisivi soprattutto per leasing, noleggio e flotte aziendali.
Idrogeno e taxi senza conducente hanno aperto una finestra sul futuro della mobilità. Secondo Pellegrini, l’idrogeno presenta vantaggi in termini di autonomia e rapidità di rifornimento, ma per l’auto privata resta oggi poco realistico a causa delle difficoltà di produzione, stoccaggio e distribuzione; potrebbe invece trovare spazio nel trasporto pubblico locale. La guida autonoma, già sperimentata in alcune città statunitensi, richiede connettività, infrastrutture e risposte a delicati interrogativi etici. A suo giudizio, avrà applicazioni specifiche, senza sostituire completamente la guida tradizionale.

La crisi dell’auto arriva fino in Svizzera e in Ticino

Per le imprese svizzere inserite nelle catene del valore europee, l’automotive è già un indicatore concreto delle trasformazioni in corso: diminuiscono gli ordinativi, aumenta la pressione sui margini e cresce la necessità di innovare, diversificare clienti e mercati, proteggendo al tempo stesso le competenze specialistiche. Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come questo scenario possa riguardare da vicino anche il Ticino e come si intrecci con il dibattito sull’approvvigionamento energetico e sul futuro del nucleare in Svizzera.
Il messaggio conclusivo supera i confini del settore. La competitività europea richiede energia a costi sostenibili, economie di scala, accesso ai mercati, regole prevedibili e la capacità di agire come un unico attore geopolitico. Pellegrini ha auspicato che i costruttori tornino a offrire vetture con un rapporto qualità-prezzo capace di competere davvero con i marchi cinesi. La sfida, per l’Europa, non è soltanto scegliere quali automobili produrre domani, ma assicurarsi di poter continuare a progettarle, costruirle e venderle.


Rivivete l’evento


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Pacchetto di misure per rafforzare la formazione professionale superiore

Il seguente pacchetto di misure introduce alcune modifiche ai percorsi formativi di gestione aziendale promossi dalla Cc-Ti:
Specialista della gestione PMI con attestato federale – Professional Bachelor
Specialista in commercio estero con attestato professionale federale – Professional Bachelor

Il 1° ottobre 2026 è entrato in vigore il pacchetto di misure volto a rafforzare la formazione professionale superiore. La modifica era stata adottata dalle Camere federali durante la sessione invernale del 2025. L’obiettivo del pacchetto è migliorare la visibilità, la notorietà e la reputazione delle scuole specializzate superiori (SSS), nonché della formazione professionale superiore (FPS) nel suo complesso. Vengono inoltre armonizzate le condizioni all’interno del livello terziario.

Pacchetto di misure: entrata in vigore il 1° ottobre 2026

  • Introduzione dei titoli complementari «Professional Bachelor» e «Professional Master» accanto ai titoli della formazione professionale superiore: i titoli complementari sottolineano il posizionamento delle qualifiche nel livello terziario e ne aumentano la visibilità. Per garantire la differenziazione rispetto ai diplomi universitari, nelle lingue ufficiali questi titoli possono essere utilizzati soltanto insieme ai titoli protetti legati alle rispettive qualifiche. In inglese è consentito utilizzarli come parte della traduzione semplificata di un titolo protetto. A partire dall’entrata in vigore della revisione della LFPr, tutti i possessori di titoli FPS potranno avvalersi dei nuovi titoli complementari.
    A queste persone non verranno rilasciati nuovi attestati professionali federali, diplomi federali o diplomi SSS. La SEFRI prevede un’apposita attività di comunicazione.
  • Introduzione dell’inglese come ulteriore lingua per gli esami federali di professione e gli esami professionali federali superiori: questa misura garantisce condizioni di parità all’interno del livello terziario, risponde alle esigenze dei settori fortemente orientati al mercato internazionale e di quelli in cui l’inglese è la lingua di lavoro e consente di sfruttare ulteriormente il potenziale di manodopera qualificata. Per non penalizzare le lingue ufficiali, deve comunque essere possibile continuare a sostenere gli esami anche in queste lingue.
  • Flessibilizzazione degli studi postdiploma SPD SSS: d’ora in poi, gli SPD SSS non saranno più sottoposti a una procedura di riconoscimento federale e potranno essere attivati autonomamente dalle singole scuole. Il DEFR stabilisce le esigenze minime per l’offerta di formazione continua delle SSS mediante una modifica dell’ordinanza del DEFR concernente le esigenze minime per il riconoscimento dei cicli di formazione e degli studi postdiploma delle scuole specializzate superiori (OERic-SSS).

Per informazioni:
Roberto Klaus
klaus@cc-ti.ch

Generazioni d’impresa a confronto, per creare valore

Mettere in relazione idee innovative, competenze imprenditoriali ed esperienza aziendale per generare nuove opportunità sul territorio. È stato questo il filo conduttore di “Startup & Imprese: connessioni che creano valore”, l’evento tenutosi lo scorso 23 settembre 2026, promosso congiuntamente dalla Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino e dall’USI Startup Centre.

L’incontro ha riunito imprenditori, rappresentanti di istituzioni e protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione, offrendo uno spazio concreto di dialogo tra startup e aziende già affermate. Due realtà che operano con caratteristiche e prospettive differenti, ma che proprio attraverso il confronto possono trovare importanti occasioni di crescita reciproca.

A portare il saluto istituzionale della Cc-Ti è stato il Direttore operativo Michele Merazzi, che ha successivamente preso parte alla tavola rotonda.

L’innovazione nasce dall’incontro

Alla base della collaborazione tra la Cc-Ti e l’USI Startup Centre vi è una convinzione condivisa: l’innovazione non dipende solo dalla tecnologia o dalla disponibilità di capitali, ma nasce dalla capacità di mettere in contatto persone, conoscenze ed esperienze diverse, creando ponti e sinergie.

Le startup portano nuovi modelli di business, tecnologie emergenti e disponibilità a sperimentare soluzioni divergenti. Le aziende dispongono invece di competenze manageriali, conoscenza dei mercati, reti strutturate e capacità organizzative sviluppate nel tempo.

Creare occasioni di dialogo tra questi due mondi significa favorire uno scambio che può produrre benefici per entrambe le parti. Le imprese possono confrontarsi con chi ha già affrontato le difficoltà legate alla gestione e alla crescita aziendale. Le realtà più strutturate possono invece entrare in contatto con approcci nuovi, talenti e soluzioni capaci di accelerare i propri percorsi di innovazione.

L’obiettivo non è solo quello di affiancare due categorie di organizzazioni, ma di costruire legami tra competenze complementari, facendo emergere collaborazioni commerciali, partenariati strategici, progetti comuni e possibili opportunità di investimento.

Dalle esperienze concrete al confronto aperto

La formula dinamica dell’evento ha permesso di tradurre questi principi in esempi reali. Una serie di brevi dialoghi tra startup e aziende ha illustrato come la collaborazione possa svilupparsi nella pratica, mettendone in evidenza opportunità, sfide e condizioni di successo.

Tra le esperienze presentate figuravano il confronto tra Hoxell ed Ente Ospedaliero Cantonale (per cui sono intervenuti: Tania Antoniou, Responsabile dei Servizi Alberghieri, Ente Ospedaliero Cantonale; Federico Umberto Mion, DBA, Vice Capo Area Finanze e Controlling, Ente Ospedaliero Cantonale & Responsabile Finanze e Amministrazione, Ospedale Regionale di Lugano, Istituto di Neuroscienze Cliniche della Svizzera Italiana, Istituto di Scienze Farmacologiche della Svizzera Italiana; Davide Bernasconi, COO & Co-Founder, Hoxell e Paolo Orsatti, Membro del CdA, Hoxell) e quello tra DEC Energy e BancaStato (dove hanno portato la loro esperienza Luca Bordonzotti, Sustainability Manager, Banca dello Stato del Cantone Ticino e Nicola Scarinzi, CEO & CO-Founder, DEC Energy). I dialoghi hanno consentito di osservare da vicino come organizzazioni con dimensioni, storie e modalità operative differenti possano trovare terreni comuni sui quali sperimentare e innovare.

Il programma è proseguito con una tavola rotonda moderata da Paolo Rossi, già Direttore AET e AEM. Il coinvolgimento del pubblico ha ulteriormente arricchito la discussione.

La parte conclusiva ha dato continuità al dialogo in un contesto informale. Il networking non ha rappresentato soltanto un momento conviviale, ma una componente centrale dell’evento.

Il ruolo della Cc-Ti

Quest’evento rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di collaborazione tra Cc-Ti e USI Startup Centre, accomunati dall’intento di sostenere l’imprenditorialità innovativa e rafforzare i collegamenti tra ricerca, talenti e mondo economico, dopo l’accordo quadro di collaborazione siglato nel dicembre del 2023.
Ricordiamo anche i numerosi profili di nuove realtà incubate nell’USI Startup Centre, che vengono raccontati periodicamente su ogni edizione della rivista economica della Cc-Ti, Ticino Business.


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La sicurezza informatica è una responsabilità condivisa

La tecnologia è diventata una componente essenziale dell’attività quotidiana di aziende ed organizzazioni. Questa evoluzione ha aperto nuove opportunità di sviluppo e innovazione, ma ha anche reso necessario prestare maggiore attenzione alla protezione di dati, sistemi e infrastrutture. Abbiamo parlato di sicurezza informatica nell’evento dedicato, svoltosi il 22 settembre a Lugano, organizzato dalla Cc-Ti, in collaborazione con la Polizia Cantonale.

Da sinistra i relatori intervenuti: Commissario Stefano Marelli e Ispettore principale Roland Lucini, Polizia Cantonale

Quando si parla di cibersicurezza, spesso si pensa esclusivamente a software o antivirus. In realtà, uno degli elementi più importanti resta il fattore umano. Molti episodi di compromissione informatica non derivano infatti da vulnerabilità tecniche, bensì da azioni compiute inconsapevolmente dagli utenti: un messaggio apparentemente affidabile, una richiesta fraudolenta o una semplice disattenzione possono essere sufficienti per aprire la porta a uno o più attacchi.

Per rafforzare la consapevolezza su questi temi, la Cc-Ti collabora con la Polizia Cantonale e ha presentato il secondo appuntamento intitolato “Sicurezza informatica in ambito lavorativo” rivolto al personale di aziende e associazioni ticinesi (il primo appuntamento si è svolto a Balerna il 29 aprile 2026).

L’iniziativa nasce con l’intento di diffondere una cultura della prevenzione e fornire strumenti pratici per affrontare in modo corretto le sfide della sicurezza informatica.
Davanti a oltre 40 partecipanti, sono intervenuti Roland Lucini, Ispettore principale, addetto alla prevenzione, Dipartimento delle Istituzioni – Polizia Cantonale, Servizio comunicazione, media e prevenzione; e Stefano Marelli, Commissario, sostituto capo sezione della Sezione Analisi Tracce Informatiche, Dipartimento delle Istituzioni – Polizia Cantonale, Polizia Giudiziaria.

Attraverso esempi concreti e situazioni tratte dalla realtà, gli incontri permettono di conoscere le modalità operative dei criminali informatici e di acquisire comportamenti più sicuri sia sul posto di lavoro sia nella vita privata. Particolare attenzione viene dedicata al riconoscimento delle minacce più diffuse, tra cui phishing, truffe online, social engineering, accessi non autorizzati e altre tecniche utilizzate per sottrarre dati o compromettere sistemi informatici.


È possibile rileggere quanto emerso nel precedente appuntamento:


Scoprite il terzo appuntamento con “Sicurezza informatica in ambito lavorativo – Locarno”, il prossimo 30.10.2026.
Iscrizioni aperte
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Primi attestati federali per gli “Specialisti in commercio estero” in Ticino

Tutte le partecipanti alla prima edizione del corso preparatorio all’esame di “Specialista in commercio estero con attestato professionale federale” hanno superato l’esame finale. Questo percorso formativo è gestito dalla Cc-Ti insieme alla SSIB – Swiss School for International Business (di cui la Cc-Ti è azionista).

Le corsiste il giorno dell’esame federale

Gli specialisti in commercio estero svolgono un ruolo fondamentale per le aziende che operano sui mercati internazionali. Grazie a competenze altamente qualificate nel commercio e nel traffico transfrontaliero di merci e servizi, sono in grado di assumere responsabilità operative e dirigenziali nell’ambito dell’import e dell’export, contribuendo concretamente alla competitività aziendale in un contesto globale sempre più complesso e caratterizzato da incertezze geopolitiche e sfide normative.

Tra i loro principali compiti figurano la pianificazione e l’organizzazione dei trasporti internazionali attraverso tutte le modalità di trasporto, il coordinamento con reparti interni e partner commerciali esterni e la garanzia che merci e servizi siano consegnati alla clientela in modo puntuale ed efficiente.

Questi professionisti possiedono inoltre solide conoscenze delle regole d’origine, delle prescrizioni doganali, degli ostacoli al commercio e delle normative IVA. Sono quindi in grado di gestire correttamente le procedure di sdoganamento e la relativa documentazione, nonché di identificare e mitigare i rischi connessi al commercio internazionale, adottando le misure più adeguate a tutela degli interessi aziendali.

Le loro competenze si estendono anche alla verifica delle offerte, al controllo della redditività delle operazioni e alla negoziazione con i fornitori di servizi logistici, selezionati secondo criteri economici e imprenditoriali.

A contraddistinguerli sono infine una forte capacità di pensiero sistemico, elevate competenze metodologiche, sociali e personali e l’utilizzo di strumenti digitali moderni che consentono una gestione efficace dei processi e dei mandati.

Hanno superato brillantemente gli esami federali, conseguendo il titolo di Specialista in commercio estero con attestato professionale federale (in ordine alfabetico): Lisia Berta, Sonia Giordano, Roberta Lanini, Veronica Morabito e Marzia Sartorato.

Abbiamo raccolto le testimonianze delle nuove Specialiste in commercio estero con attestato professionale federale, che raccontano le loro esperienze, condivise per ispirare nuove idee.


Roberta Lanini, Linnea SA
Ho scelto di investire nel percorso di “Specialista in commercio estero” per ragioni personali e professionali. Ad oltre 20 anni da Laurea e Master e aver cresciuto due figlie lavorando, il conseguimento del Diploma Federale è il coronamento di un percorso per formalizzare decenni di esperienza con una qualifica ufficiale. È la base per ambire a ruoli dirigenziali, guidare team internazionali ed unire le nozioni teoriche a progetti e casistiche aziendali. La formazione tratta competenze in quattro macroaree: dogane, economia, finanza/logistica e
diritto. L’impegno richiesto è elevato, l’esame è complesso, ma la qualità delle lezioni è di alto livello. L’ottenimento del Diploma fornisce oltre a grande soddisfazione, un titolo riconosciuto dalla Confederazione e altamente stimato da aziende svizzere ed internazionali.

Veronica Morabito, Pagani Pens SA
Il conseguimento dell’attestato professionale federale rappresenta per me il risultato di un percorso intenso, affrontato conciliando lavoro, studio e famiglia. Lavorando in Pagani Pens, ho potuto applicare concretamente molte delle competenze acquisite. Porterò con me non solo le conoscenze maturate, ma anche il prezioso confronto con le compagne di corso, con cui si è creato un clima di collaborazione, sostegno e condivisione che ha reso questa esperienza ancora più significativa.

Sonia Giordano
All’inizio del corso mi ero prefissata l’obiettivo di ampliare le mie competenze in ambito internazionale, acquisendo strumenti aggiornati per comprendere meglio le dinamiche del commercio globale. Le nuove conoscenze apprese rappresentano un valore concreto per la mia azienda: permettono di migliorare la qualità del supporto offerto ai clienti, ottimizzare i processi legati all’import/export e contribuire allo sviluppo di soluzioni più efficienti. Grazie a queste competenze posso sostenere in modo più strategico la crescita del nostro reparto e dell’intero gruppo.

Lisia Berta, Agie Charmilles
La specializzazione in commercio estero ha rappresentato un’importante opportunità di crescita professionale. Durante la formazione ho approfondito le principali tematiche del commercio internazionale, dalle procedure doganali, agli aspetti giuridici e finanziari. Il confronto con docenti e colleghi ha arricchito il percorso grazie allo scambio di esperienze e conoscenze. Il conseguimento dell’esame professionale federale ha coronato un periodo impegnativo ma gratificante, consolidando le mie competenze e ampliando la mia visione del commercio globale.

Marzia Sartorato Albertini, Agie Charmilles
Il corso per Specialista in Commercio Estero ha rappresentato un’importante opportunità di crescita professionale. Il mio obiettivo era approfondire la conoscenza della realtà svizzera, delle direttive e della legislazione che regolano le attività di Order Processing, aspetti che conoscevo solo in parte avendo studiato all’estero. Il superamento dell’esame federale, particolarmente impegnativo e tutt’altro che scontato, è stato una grande soddisfazione personale e professionale. Le competenze acquisite mi permettono oggi di svolgere le attività quotidiane con maggiore sicurezza, garantendo il rispetto delle normative e una collaborazione più efficace tra i diversi reparti.

Competenza, indipendenza e metodo al servizio degli acquisti delle PMI

Un incontro per conoscere da vicino Melioris SPP SA e approfondire il ruolo sempre più strategico degli acquisti nelle imprese. Competenze specialistiche, conoscenza dei mercati e metodo diventano strumenti per sostenere il controllo delle spese, rafforzare l’organizzazione acquisti e generare valore.
La presentazione di Melioris SPP SA che si è tenuta l’8 settembre 2026, ha offerto l’occasione per riflettere su un tema sempre più centrale per le imprese: l’evoluzione del procurement da funzione operativa a leva strategica. In un contesto economico segnato da volatilità dei mercati, aumento dei costi energetici, tensioni geopolitiche, nuove esigenze regolatorie e crescente attenzione alla sostenibilità, acquistare bene significa oggi molto più che ottenere il prezzo migliore. Significa saper leggere il mercato, comprendere i rischi, costruire relazioni solide e contribuire alla continuità e alla competitività aziendale.

Gli spunti emersi durante l’incontro hanno messo in evidenza un cambiamento profondo

La funzione acquisti non può più essere considerata un’attività puramente amministrativa o transazionale. Il buyer diventa sempre più una figura di raccordo tra le esigenze interne delle aree specialistiche e il mercato esterno dei fornitori. Una funzione di interfaccia che richiede competenze negoziali, capacità di analisi, conoscenza dei mercati, gestione del rischio, esperienza nei progetti non standard e sensibilità relazionale.

Per le PMI, questa evoluzione non significa necessariamente replicare i modelli organizzativi delle grandi aziende. Al contrario, ogni impresa è chiamata a individuare una soluzione coerente con la propria realtà, valutando l’impatto degli acquisti sul business, la continuità dei fabbisogni, il livello di specializzazione richiesto e le competenze disponibili internamente. In questa prospettiva, un accompagnamento specialistico può aiutare le aziende a strutturare il percorso: dall’analisi delle necessità alla lettura del mercato di acquisto, dalla definizione della strategia alla selezione dei fornitori, fino all’attuazione e alla verifica dei risultati.

Il confronto con le testimonianze aziendali ha permesso di calare questi principi in contesti concreti, mostrando come le sfide legate agli acquisti assumano forme diverse a seconda del settore, della complessità dei mercati e del ruolo dei fornitori nella catena del valore.

Dalle esperienze condivise è emersa la varietà delle sfide con cui le aziende si confrontano quotidianamente. Nel settore farmaceutico, qualità, continuità e controllo dei fornitori sono fattori imprescindibili. Nell’alimentare, cambiamento climatico, disponibilità delle materie prime e pressione sui margini rendono sempre più importante diversificare le fonti di approvvigionamento. Nell’industria di precisione, la complessità tecnica dei componenti richiede un dialogo costante tra acquisti, sviluppo, ingegneria, qualità e partner esterni.

Un tema trasversale ha riguardato il delicato equilibrio tra esternalizzazione e controllo. Affidarsi a competenze esterne può essere una scelta necessaria e utile, soprattutto quando mancano risorse o strumenti interni. Tuttavia, ciò che non può essere delegato è la responsabilità di governo: l’impresa deve mantenere la capacità di valutare, monitorare e controllare ciò che affida a terzi. In questo contesto, l’indipendenza rispetto ai fornitori e l’obiettività delle analisi e delle raccomandazioni rappresentano condizioni essenziali per rafforzare il valore aggiunto degli acquisti in seno all’azienda.

Il supporto specialistico può tradursi in attività molto concrete: ricerca di nuovi fornitori, analisi dei portafogli fornitori, confronto dei prezzi benchmark, introduzione di criteri di sostenibilità nei capitolati d’oneri e accompagnamento nelle fasi di transizione. Un insieme di interventi orientati a conseguire risparmi ricorrenti, mantenendo al contempo la qualità dei prodotti e dei servizi acquistati.

La resilienza è stata uno dei concetti chiave dell’incontro. Le imprese sono sempre più chiamate a interrogarsi su quali fornitori siano davvero critici, dove esistano dipendenze difficili da sostituire e quali rischi debbano essere monitorati con maggiore attenzione. La solidità della catena di fornitura non è solo un tema tecnico o di compliance, ma una condizione essenziale per garantire continuità operativa, capacità di adattamento e crescita nel tempo.

Anche la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, può offrire nuove opportunità. Strumenti di analisi, visibilità e supporto decisionale diventano sempre più accessibili anche alle PMI, aiutando le imprese a comprendere meglio i propri dati e a prendere decisioni più informate. Resta però centrale il giudizio umano: la tecnologia accelera e supporta, ma non sostituisce la conoscenza del contesto, l’esperienza e la qualità delle relazioni.

Uno sguardo specifico è stato dedicato anche all’energia, ambito in cui l’approccio agli acquisti deve diventare sempre più strategico. Non si tratta soltanto di cercare condizioni economiche favorevoli, ma di analizzare i consumi, individuare possibilità di ottimizzazione, valutare autoproduzione, stoccaggio, spostamento dei carichi e acquisto mirato dell’energia residua. Una visione integrata, che coinvolge competenze tecniche, finanza, direzione, sostenibilità e procurement.

Il messaggio conclusivo è chiaro: per le PMI, il procurement rappresenta oggi una leva strategica per rafforzare competitività, resilienza e capacità di affrontare il cambiamento. Non esiste un modello unico, ma vi è la necessità di costruire approcci proporzionati, flessibili e coerenti con la propria realtà aziendale. La presentazione di Melioris SPP SA ha permesso di evidenziare proprio questa esigenza: trasformare gli acquisti da semplice centro di costo a funzione capace di generare valore, collegando bisogni interni, mercati, fornitori, rischi, tecnologie e decisioni aziendali.

DgCheck: al servizio delle competenze digitali per il futuro delle imprese

La trasformazione digitale non è più un orizzonte lontano, ma una realtà che oggi ridefinisce il modo in cui le imprese ticinesi operano, organizzano i processi e competono sul mercato. L’accelerazione tecnologica, la diffusione dell’intelligenza artificiale e l’evoluzione delle modalità di collaborazione stanno modificando in profondità il contesto lavorativo, rendendo la capacità di adattamento un fattore decisivo.

Ma, al di là degli investimenti in tecnologie moderne, resta spesso aperta una questione fondamentale: la reale disponibilità di competenze digitali all’interno delle organizzazioni e la loro adeguatezza rispetto alle sfide future. Molte aziende ticinesi hanno già avviato percorsi di digitalizzazione, altre faticano a tradurre il cambiamento in risultati concreti. Da entrambi i casi emerge un elemento ricorrente: senza una chiara conoscenza delle competenze presenti, la digitalizzazione rischia di ridursi a un insieme di iniziative frammentate prive di visione o reale impatto strategico.

Dalla rilevazione delle competenze …

In risposta a queste sfide nasce DgCheck, sviluppato nell’ambito di un progetto finanziato dalla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI). L’obiettivo è quello di offrire un modello di accompagnamento alla digitalizzazione delle imprese ticinesi, attraverso la rilevazione delle competenze digitali esistenti e l’orientamento mirato dell’offerta formativa.

Promosso dalla Società degli impiegati di commercio (SIC Ticino) e avviato nel 2023, DgCheck ha attraversato una fase pilota articolata che ha coinvolto sei realtà aziendali del territorio. L’esperienza maturata evidenzia con chiarezza come la digitalizzazione non consista semplicemente nell’introduzione di nuovi strumenti, ma rappresenti un processo trasversale che coinvolge tutta l’organizzazione.
Se da un lato le competenze digitali di base risultano generalmente consolidate, le principali lacune riguardano la gestione di contenuti complessi e, soprattutto, l’utilizzo strategico e consapevole. Per colmare questo divario tra uso operativo e visione strategica c’è DgCheck. Attraverso una metodologia di coaching aziendale strutturata, il servizio consente di identificare i fabbisogni formativi sostenere le imprese nel costruire piste di sviluppo coerenti con gli obiettivi e le esigenze operative delle imprese, facilitando al contempo una lettura più chiara del capitale di competenze interne.

… alla governance del digitale: una sfida ancora aperta

Accanto al tema delle competenze emerge con forza un secondo aspetto, meno visibile ma altrettanto determinante: la governance del digitale. In molte aziende manca ancora una visione condivisa su come integrare il digitale nei processi e sui percorsi di sviluppo delle competenze, rendendo più complesso anche il lavoro di chi è chiamato a pianificare la crescita professionale dei collaboratori.
Le iniziative si moltiplicano, ma senza una cornice strategica il rischio è duplice: da un lato una formazione frammentata e poco incisiva, dall’altro una crescente difficoltà dei collaboratori nel comprendere il proprio ruolo in un contesto in continua evoluzione, ulteriormente accelerato dall’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi di lavoro.
In questo scenario, servizi come DgCheck assumono diventano rilevanti, contribuendo a costruire una base comune di lettura delle competenze digitali. Nel tessuto economico ticinese, la disponibilità di strumenti strutturati di analisi e accompagnamento rappresenta infatti un fattore abilitante per la competitività futura.
Guardando al futuro, la gestione delle competenze digitali non può essere considerata un semplice aggiornamento tecnico, ma deve diventare una componente centrale dello sviluppo aziendale. Il vero vantaggio competitivo non risiederà tanto nella rapidità di adozione delle tecnologie, quanto nella capacità di conoscere, valorizzare e sviluppare il proprio capitale di competenze digitali.

DgCheck si configura come servizio a disposizione delle imprese per trasformare la rilevazione delle competenze digitali in scelte operative lungimiranti, orientando la formazione sulla base di evidenze concrete e priorità reali, offrendo un punto di partenza concreto per chi deve prendere decisioni in ambito formativo e di sviluppo del personale. Una chiave di lettura essenziale per affrontare con consapevolezza un contesto in continua evoluzione.

A che punto siete con il digitale?
La trasformazione digitale sta cambiando rapidamente tecnologie, processi e modelli di lavoro. Per le aziende, sviluppare le competenze necessarie ad affrontare questi cambiamenti è diventato un fattore sempre più strategico. Cc-Ti e SIC Ticino organizzano un incontro per presentare DgCheck – Coaching d’impresa per la formazione continua, il servizio sviluppato da SIC Ticino con il sostegno della SEFRI per accompagnare le aziende nel rilevamento delle competenze digitali dei collaboratori e nell’individuazione dei bisogni formativi. Risultati del progetto, testimonianze delle aziende madrine e momenti di confronto offriranno spunti concreti per orientare la formazione continua in azienda.
Dettagli: 12 novembre 2026, dalle ore 15.30 presso la Scuola Cantonale di Commercio a Bellinzona. Iscrizioni entro il 31 ottobre 2026.
Maggiori informazioni

Articolo a cura di Sabrina Guidotti (Direttrice SIC Ticino) e Luca Albertoni (Direttore Cc-Ti)

La Cc-Ti al fianco della formazione professionale e dei giovani talenti

Giovani talenti, competenze digitali e collaborazione tra economia, scuola e istituzioni: la formazione professionale si conferma una leva fondamentale per il futuro del Cantone.

Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti e Michele Merazzi, COO Cc-Ti

La premiazione degli apprendisti e delle apprendiste che hanno concluso con successo la formazione 2025/2026 nei percorsi di informatico AFC, mediamatico AFC e operatore informatico AFC conferma il valore strategico della formazione professionale per il futuro economico del nostro Cantone. In un mercato del lavoro sempre più digitale e in rapida evoluzione, competenze qualificate sono essenziali per accompagnare le imprese nelle sfide della modernizzazione e dell’innovazione.

Lo ha sottolineato anche Luca Albertoni, direttore della Cc-Ti e presidente di ICT-Formazione professionale della Svizzera italiana, ricordando come entro il 2033 saranno necessari oltre 54’000 nuovi professionisti ICT. Un dato che evidenzia l’importanza di investire oggi nella crescita dei giovani, nella qualità dei percorsi formativi e nella collaborazione tra scuola, istituzioni, associazioni professionali e mondo economico.

La serata ha permesso di valorizzare non solo i risultati scolastici, ma anche le competenze tecniche e pratiche maturate durante il percorso formativo. Tra i giovani distintisi nei campionati regionali ICT figurano Yannik Ramser nella categoria Software Applications Development, Alan Gregorio nelle Web Technologies e Manuel Caimmi nel Cloud Computing. Particolarmente significativo è inoltre il risultato ottenuto in vista degli SwissSkills 2026: quattro giovani ticinesi – Alan Gregorio, Nemanja Zecevic, Robin Sartore e Amos Haefliger, tutti della SAMT di Trevano – si sono qualificati nella categoria Web Technologies, portando il talento ticinese sulla scena nazionale.

Questi risultati si inseriscono in un impegno più ampio e costante della Cc-Ti a favore della formazione professionale. Un impegno che Michele Merazzi, Chief Operations Officer della Cc-Ti, rappresentante del Cantone Ticino nel Consiglio di fondazione degli SwissSkills e nuovo membro della Commissione cantonale per la formazione professionale in rappresentanza della Camera di commerco e dell’industria del Cantone Ticino, ha più volte richiamato con forza: la formazione professionale è una leva decisiva per la competitività economica e la coesione sociale. Gli SwissSkills ne sono una dimostrazione concreta, perché rendono visibile il valore del sistema duale, la qualità delle competenze trasmesse dalle aziende formatrici e il ruolo essenziale delle associazioni di categoria.

Per la Cc-Ti, promuovere la formazione significa creare le condizioni affinché ogni giovane possa trovare la propria strada, sviluppare il proprio talento e inserirsi con fiducia nel mondo del lavoro. L’apprendistato non è una scelta di ripiego, ma un percorso di valore, moderno e aperto, capace di offrire prospettive concrete anche grazie alle passerelle verso la formazione superiore. Il successo dei giovani premiati e dei candidati ticinesi qualificati agli SwissSkills è quindi motivo di orgoglio e, al tempo stesso, uno stimolo a rafforzare la collaborazione tra economia, scuola e istituzioni.

Guardando al futuro, la sfida sarà continuare a valorizzare le professioni, coinvolgere sempre più giovani e accompagnare le imprese nella trasmissione delle competenze di cui il territorio avrà bisogno. La Cc-Ti intende restare un attore attivo di questo processo, ascoltando le esigenze dell’economia, sostenendo le associazioni di categoria e promuovendo una cultura della formazione capace di riconoscere e far crescere i talenti del nostro Cantone.

In questa prospettiva, la formazione continuata rappresenta uno strumento essenziale per tutte le persone e per tutte le imprese: permette di aggiornare le competenze, anticipare i cambiamenti e rafforzare la capacità di affrontare con consapevolezza le sfide del mercato del lavoro. Le proposte della Cc-Ti, tra percorsi formativi strutturati e momenti di formazione puntuale, sono disponibili al seguente link: www.cc-ti.ch/formazione/.

Connessioni che generano valore: i nuovi soci al centro della rete Cc-Ti

La seconda edizione dell’incontro dedicato ai nuovi associati offre una preziosa occasione per conoscersi, condividere esperienze e costruire collaborazioni capaci di rafforzare l’economia ticinese.

Creare relazioni autentiche, mettere in circolo competenze e trasformare gli incontri in opportunità concrete: è con questo spirito che la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) ha accolto i nuovi soci in occasione della seconda edizione dell’appuntamento a loro dedicato. Il successo della prima esperienza ha confermato un’esigenza reale del tessuto imprenditoriale: disporre di spazi nei quali aziende diverse possano conoscersi, dialogare e avviare nuove sinergie.

La numerosa partecipazione ha dato forma concreta a questa volontà di apertura e confronto. Michele Merazzi, COO della Cc-Ti, ha guidato l’evento con professionalità e dinamismo, accompagnando i diversi momenti della serata e favorendo un dialogo costruttivo. Fondamentale, anche quest’anno, il sostegno della Federazione delle banche Raiffeisen del Canton Ticino, che ha rinnovato il proprio impegno a favore dell’iniziativa e ha scelto di aderire alla Cc-Ti, contribuendo così ad ampliare e consolidare la rete camerale.

La Camera di commercio è la sua comunità

Il messaggio centrale dell’incontro è semplice e, al tempo stesso, decisivo: la Camera di commercio vive attraverso le persone e le imprese che ne fanno parte. Non è soltanto una struttura organizzativa, ma una comunità unita dalla volontà di contribuire allo sviluppo economico del Cantone. La Cc-Ti rappresenta gli interessi dell’economia e favorisce lo scambio; il suo patrimonio più prezioso risiede negli associati e nel loro coinvolgimento.

Il networking come leva strategica

Il networking è uno dei temi più richiesti dai soci e costituisce un cardine dell’attività camerale. L’incontro fra realtà imprenditoriali differenti può generare nuove idee, collaborazioni e prospettive di crescita. Proprio la trasversalità della Cc-Ti rappresenta un punto di forza: imprese di dimensioni, settori e sensibilità diverse possono confrontarsi, riconoscere interessi comuni e costruire valore insieme.

In uno scenario economico in rapida evoluzione, fare rete non è soltanto un’opportunità, ma una necessità strategica. Nessuna impresa può affrontare da sola ogni cambiamento. Collegare persone, conoscenze ed esperienze significa moltiplicare le possibilità di risposta, accrescere la resilienza e rafforzare la competitività dell’intero tessuto economico ticinese.

Tre direttrici per costruire valore

  • Conoscersi: presentare la propria azienda, comprenderne le attività e le peculiarità e scoprire le competenze presenti nella rete.
  • Confrontarsi: condividere esperienze, esigenze e osservazioni per leggere con maggiore consapevolezza le trasformazioni in atto.
  • Collaborare: individuare affinità, sviluppare sinergie e tradurre i contatti in iniziative e opportunità concrete.

Una partecipazione che continua nel tempo

L’invito rivolto ai nuovi soci va oltre la singola serata: prendere parte alla vita associativa significa segnalare esigenze e criticità, avanzare proposte e contribuire all’evoluzione delle iniziative camerali. La Cc-Ti resta al fianco delle aziende per ascoltarle, rappresentarle e tradurne le istanze in azioni condivise. In questa prospettiva si inserisce anche la prossima Assemblea generale ordinaria del 16 ottobre, importante momento di informazione e dialogo sulla vita dell’organizzazione.

Ogni nuovo socio porta con sé competenze, visioni e possibilità: quando queste energie entrano in relazione, la rete si rafforza e contribuisce ad accrescere la capacità dell’economia ticinese di affrontare il futuro con fiducia, solidità ed entusiasmo.

Va incrementata la cultura della verifica

Le truffe basate sull’AI stanno aumentando: come proteggere l’azienda e il proprio business prima di diventarne vittime.

L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui le imprese lavorano e comunicano. Tuttavia, la stessa tecnologia che permette a una piccola o media impresa di automatizzare processi, scrivere contenuti, analizzare dati e servire meglio i clienti viene oggi utilizzata anche dai criminali informatici. Le truffe non sono più soltanto email piene di errori grammaticali o messaggi sospetti facilmente riconoscibili: grazie all’AI, diventano più credibili, personalizzate, rapide e difficili da individuare. L’uso dell’AI in frodi, phishing, deepfake e impersonificazioni aziendali è ormai una minaccia concreta per imprese di ogni dimensione.

Per le PMI, il rischio è particolarmente serio perché spesso dispongono di risorse limitate, team ridotti e procedure meno formalizzate rispetto alle grandi aziende. Un collaboratore amministrativo che riceve una falsa email dal “direttore”, un responsabile pagamenti che riceve una telefonata con voce clonata, o un venditore che clicca su un link inviato da un falso cliente possono causare danni economici, reputazionali e operativi rilevanti. Le frodi quali l’impersonificazione di dirigenti, fornitori o partner tramite email, sono già tra le minacce più costose per le aziende; gli esperti di cybersicurezza segnalano casi di false fatture, richieste urgenti di bonifico e modifiche fraudolente delle coordinate bancarie.

L’aspetto più insidioso è che l’AI rende queste truffe molto più convincenti. Un criminale può generare email perfette nella lingua della vittima, imitare il tono di un manager, creare un sito falso quasi identico a quello di un fornitore o persino clonare una voce da pochi secondi di audio disponibili online. I deepfake audio e video permettono di simulare una riunione, una telefonata o un messaggio vocale di una persona conosciuta, inducendo i dipendenti ad agire con urgenza.

Un altro fronte in rapida crescita è quello delle truffe sui social media e sulle piattaforme di messaggistica. I criminali possono raccogliere informazioni pubbliche su LinkedIn, Facebook, Instagram o siti aziendali per creare messaggi altamente personalizzati: conoscono nomi, ruoli, relazioni commerciali, eventi aziendali e perfino abitudini comunicative.

Oltre alla consueta (ed importantissima) predisposizione di difese tecnologiche e relative alla sicurezza (infrastruttura, hardware, software, ecc.), alla formazione del personale e ad una strutturazione processuale ed organizzativa efficiente, vogliamo qui attirare l’attenzione sull’esigenza di creare una cultura della verifica. Elemento centrale del pensiero critico, la verifica delle fonti comporta il processo di accertamento dell’attendibilità di un’informazione. Consiste nel consultare fonti primarie, incrociare i dati, valutare l’autore dell’articolo e verificare l’autenticità di immagini e video.

Promuovere questa cultura significa responsabilizzare le persone, aiutandole a riconoscere i segnali di una possibile manipolazione prima ancora di reagire al contenuto di una richiesta. In un contesto in cui l’intelligenza artificiale consente di rendere sempre più convincente ciò che è falso, la capacità di verificare diventa una competenza strategica tanto quanto quella di utilizzare gli strumenti digitali.

Le truffe basate sull’intelligenza artificiale stanno aumentando, non attaccano solo i computer, attaccano la fiducia, l’urgenza e l’abitudine delle persone.

Davanti a situazioni simili, in un’azienda ci si dovrebbe chiedere: “questa richiesta è normale, verificabile e coerente con le nostre procedure?”

Se la risposta è negativa, è opportuno fermarsi, effettuare ulteriori verifiche e segnalare la situazione. Le frodi alimentate dall’AI funzionano proprio perché sfruttano la pressione del tempo e una fiducia artificiosamente costruita. La migliore difesa consiste nel rallentare il processo decisionale nei momenti critici, soprattutto quando sono coinvolti pagamenti, accessi informatici, dati sensibili o modifiche delle coordinate bancarie.

In un mondo sempre più digitale, la tecnologia resta fondamentale, ma il primo e più efficace strumento di difesa continua a essere il giudizio critico delle persone.


Parleremo di queste e altre tematiche relative alla sicurezza informatica per le aziende nel ciclo di eventi organizzate con la partnership della Polizia Cantonale “Sicurezza informatica in ambito lavorativo“. I prossimi appuntamenti sono previsti:
– 22 settembre 2026, Spazi Cc-Ti, Lugano
– 30 ottobre 2026, Hotel Belvedere Locarno, Locarno – in collaborazione con Hotel Belvedere Locarno e SCIA

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