Competenza, indipendenza e metodo al servizio degli acquisti delle PMI

Un incontro per conoscere da vicino Melioris SPP SA e approfondire il ruolo sempre più strategico degli acquisti nelle imprese. Competenze specialistiche, conoscenza dei mercati e metodo diventano strumenti per sostenere il controllo delle spese, rafforzare l’organizzazione acquisti e generare valore.
La presentazione di Melioris SPP SA che si è tenuta l’8 settembre 2026, ha offerto l’occasione per riflettere su un tema sempre più centrale per le imprese: l’evoluzione del procurement da funzione operativa a leva strategica. In un contesto economico segnato da volatilità dei mercati, aumento dei costi energetici, tensioni geopolitiche, nuove esigenze regolatorie e crescente attenzione alla sostenibilità, acquistare bene significa oggi molto più che ottenere il prezzo migliore. Significa saper leggere il mercato, comprendere i rischi, costruire relazioni solide e contribuire alla continuità e alla competitività aziendale.

Gli spunti emersi durante l’incontro hanno messo in evidenza un cambiamento profondo

La funzione acquisti non può più essere considerata un’attività puramente amministrativa o transazionale. Il buyer diventa sempre più una figura di raccordo tra le esigenze interne delle aree specialistiche e il mercato esterno dei fornitori. Una funzione di interfaccia che richiede competenze negoziali, capacità di analisi, conoscenza dei mercati, gestione del rischio, esperienza nei progetti non standard e sensibilità relazionale.

Per le PMI, questa evoluzione non significa necessariamente replicare i modelli organizzativi delle grandi aziende. Al contrario, ogni impresa è chiamata a individuare una soluzione coerente con la propria realtà, valutando l’impatto degli acquisti sul business, la continuità dei fabbisogni, il livello di specializzazione richiesto e le competenze disponibili internamente. In questa prospettiva, un accompagnamento specialistico può aiutare le aziende a strutturare il percorso: dall’analisi delle necessità alla lettura del mercato di acquisto, dalla definizione della strategia alla selezione dei fornitori, fino all’attuazione e alla verifica dei risultati.

Il confronto con le testimonianze aziendali ha permesso di calare questi principi in contesti concreti, mostrando come le sfide legate agli acquisti assumano forme diverse a seconda del settore, della complessità dei mercati e del ruolo dei fornitori nella catena del valore.

Dalle esperienze condivise è emersa la varietà delle sfide con cui le aziende si confrontano quotidianamente. Nel settore farmaceutico, qualità, continuità e controllo dei fornitori sono fattori imprescindibili. Nell’alimentare, cambiamento climatico, disponibilità delle materie prime e pressione sui margini rendono sempre più importante diversificare le fonti di approvvigionamento. Nell’industria di precisione, la complessità tecnica dei componenti richiede un dialogo costante tra acquisti, sviluppo, ingegneria, qualità e partner esterni.

Un tema trasversale ha riguardato il delicato equilibrio tra esternalizzazione e controllo. Affidarsi a competenze esterne può essere una scelta necessaria e utile, soprattutto quando mancano risorse o strumenti interni. Tuttavia, ciò che non può essere delegato è la responsabilità di governo: l’impresa deve mantenere la capacità di valutare, monitorare e controllare ciò che affida a terzi. In questo contesto, l’indipendenza rispetto ai fornitori e l’obiettività delle analisi e delle raccomandazioni rappresentano condizioni essenziali per rafforzare il valore aggiunto degli acquisti in seno all’azienda.

Il supporto specialistico può tradursi in attività molto concrete: ricerca di nuovi fornitori, analisi dei portafogli fornitori, confronto dei prezzi benchmark, introduzione di criteri di sostenibilità nei capitolati d’oneri e accompagnamento nelle fasi di transizione. Un insieme di interventi orientati a conseguire risparmi ricorrenti, mantenendo al contempo la qualità dei prodotti e dei servizi acquistati.

La resilienza è stata uno dei concetti chiave dell’incontro. Le imprese sono sempre più chiamate a interrogarsi su quali fornitori siano davvero critici, dove esistano dipendenze difficili da sostituire e quali rischi debbano essere monitorati con maggiore attenzione. La solidità della catena di fornitura non è solo un tema tecnico o di compliance, ma una condizione essenziale per garantire continuità operativa, capacità di adattamento e crescita nel tempo.

Anche la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, può offrire nuove opportunità. Strumenti di analisi, visibilità e supporto decisionale diventano sempre più accessibili anche alle PMI, aiutando le imprese a comprendere meglio i propri dati e a prendere decisioni più informate. Resta però centrale il giudizio umano: la tecnologia accelera e supporta, ma non sostituisce la conoscenza del contesto, l’esperienza e la qualità delle relazioni.

Uno sguardo specifico è stato dedicato anche all’energia, ambito in cui l’approccio agli acquisti deve diventare sempre più strategico. Non si tratta soltanto di cercare condizioni economiche favorevoli, ma di analizzare i consumi, individuare possibilità di ottimizzazione, valutare autoproduzione, stoccaggio, spostamento dei carichi e acquisto mirato dell’energia residua. Una visione integrata, che coinvolge competenze tecniche, finanza, direzione, sostenibilità e procurement.

Il messaggio conclusivo è chiaro: per le PMI, il procurement rappresenta oggi una leva strategica per rafforzare competitività, resilienza e capacità di affrontare il cambiamento. Non esiste un modello unico, ma vi è la necessità di costruire approcci proporzionati, flessibili e coerenti con la propria realtà aziendale. La presentazione di Melioris SPP SA ha permesso di evidenziare proprio questa esigenza: trasformare gli acquisti da semplice centro di costo a funzione capace di generare valore, collegando bisogni interni, mercati, fornitori, rischi, tecnologie e decisioni aziendali.

DgCheck: al servizio delle competenze digitali per il futuro delle imprese

La trasformazione digitale non è più un orizzonte lontano, ma una realtà che oggi ridefinisce il modo in cui le imprese ticinesi operano, organizzano i processi e competono sul mercato. L’accelerazione tecnologica, la diffusione dell’intelligenza artificiale e l’evoluzione delle modalità di collaborazione stanno modificando in profondità il contesto lavorativo, rendendo la capacità di adattamento un fattore decisivo.

Ma, al di là degli investimenti in tecnologie moderne, resta spesso aperta una questione fondamentale: la reale disponibilità di competenze digitali all’interno delle organizzazioni e la loro adeguatezza rispetto alle sfide future. Molte aziende ticinesi hanno già avviato percorsi di digitalizzazione, altre faticano a tradurre il cambiamento in risultati concreti. Da entrambi i casi emerge un elemento ricorrente: senza una chiara conoscenza delle competenze presenti, la digitalizzazione rischia di ridursi a un insieme di iniziative frammentate prive di visione o reale impatto strategico.

Dalla rilevazione delle competenze …

In risposta a queste sfide nasce DgCheck, sviluppato nell’ambito di un progetto finanziato dalla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI). L’obiettivo è quello di offrire un modello di accompagnamento alla digitalizzazione delle imprese ticinesi, attraverso la rilevazione delle competenze digitali esistenti e l’orientamento mirato dell’offerta formativa.

Promosso dalla Cc-Ti e dalla Società degli impiegati di commercio (SIC Ticino) e avviato nel 2023, DgCheck ha attraversato una fase pilota articolata che ha coinvolto sei realtà aziendali del territorio. L’esperienza maturata evidenzia con chiarezza come la digitalizzazione non consista semplicemente nell’introduzione di nuovi strumenti, ma rappresenti un processo trasversale che coinvolge tutta l’organizzazione.
Se da un lato le competenze digitali di base risultano generalmente consolidate, le principali lacune riguardano la gestione di contenuti complessi e, soprattutto, l’utilizzo strategico e consapevole. Per colmare questo divario tra uso operativo e visione strategica c’è DgCheck. Attraverso una metodologia di coaching aziendale strutturata, il servizio consente di identificare i fabbisogni formativi sostenere le imprese nel costruire piste di sviluppo coerenti con gli obiettivi e le esigenze operative delle imprese, facilitando al contempo una lettura più chiara del capitale di competenze interne.

… alla governance del digitale: una sfida ancora aperta

Accanto al tema delle competenze emerge con forza un secondo aspetto, meno visibile ma altrettanto determinante: la governance del digitale. In molte aziende manca ancora una visione condivisa su come integrare il digitale nei processi e sui percorsi di sviluppo delle competenze, rendendo più complesso anche il lavoro di chi è chiamato a pianificare la crescita professionale dei collaboratori.
Le iniziative si moltiplicano, ma senza una cornice strategica il rischio è duplice: da un lato una formazione frammentata e poco incisiva, dall’altro una crescente difficoltà dei collaboratori nel comprendere il proprio ruolo in un contesto in continua evoluzione, ulteriormente accelerato dall’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi di lavoro.
In questo scenario, servizi come DgCheck assumono diventano rilevanti, contribuendo a costruire una base comune di lettura delle competenze digitali. Nel tessuto economico ticinese, la disponibilità di strumenti strutturati di analisi e accompagnamento rappresenta infatti un fattore abilitante per la competitività futura.
Guardando al futuro, la gestione delle competenze digitali non può essere considerata un semplice aggiornamento tecnico, ma deve diventare una componente centrale dello sviluppo aziendale. Il vero vantaggio competitivo non risiederà tanto nella rapidità di adozione delle tecnologie, quanto nella capacità di conoscere, valorizzare e sviluppare il proprio capitale di competenze digitali.

DgCheck si configura come servizio a disposizione delle imprese per trasformare la rilevazione delle competenze digitali in scelte operative lungimiranti, orientando la formazione sulla base di evidenze concrete e priorità reali, offrendo un punto di partenza concreto per chi deve prendere decisioni in ambito formativo e di sviluppo del personale. Una chiave di lettura essenziale per affrontare con consapevolezza un contesto in continua evoluzione.

A che punto siete con il digitale?
La trasformazione digitale sta cambiando rapidamente tecnologie, processi e modelli di lavoro. Per le aziende, sviluppare le competenze necessarie ad affrontare questi cambiamenti è diventato un fattore sempre più strategico. Cc-Ti e SIC Ticino organizzano un incontro per presentare DgCheck – Coaching d’impresa per la formazione continua, il servizio sviluppato da SIC Ticino con il sostegno della SEFRI per accompagnare le aziende nel rilevamento delle competenze digitali dei collaboratori e nell’individuazione dei bisogni formativi. Risultati del progetto, testimonianze delle aziende madrine e momenti di confronto offriranno spunti concreti per orientare la formazione continua in azienda.
Dettagli: 12 novembre 2026, dalle ore 15.30 presso la Scuola Cantonale di Commercio a Bellinzona. Iscrizioni entro il 31 ottobre 2026.
Maggiori informazioni

Connessioni che generano valore: i nuovi soci al centro della rete Cc-Ti

La seconda edizione dell’incontro dedicato ai nuovi associati offre una preziosa occasione per conoscersi, condividere esperienze e costruire collaborazioni capaci di rafforzare l’economia ticinese.

Creare relazioni autentiche, mettere in circolo competenze e trasformare gli incontri in opportunità concrete: è con questo spirito che la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) ha accolto i nuovi soci in occasione della seconda edizione dell’appuntamento a loro dedicato. Il successo della prima esperienza ha confermato un’esigenza reale del tessuto imprenditoriale: disporre di spazi nei quali aziende diverse possano conoscersi, dialogare e avviare nuove sinergie.

La numerosa partecipazione ha dato forma concreta a questa volontà di apertura e confronto. Michele Merazzi, COO della Cc-Ti, ha guidato l’evento con professionalità e dinamismo, accompagnando i diversi momenti della serata e favorendo un dialogo costruttivo. Fondamentale, anche quest’anno, il sostegno della Federazione delle banche Raiffeisen del Canton Ticino, che ha rinnovato il proprio impegno a favore dell’iniziativa e ha scelto di aderire alla Cc-Ti, contribuendo così ad ampliare e consolidare la rete camerale.

La Camera di commercio è la sua comunità

Il messaggio centrale dell’incontro è semplice e, al tempo stesso, decisivo: la Camera di commercio vive attraverso le persone e le imprese che ne fanno parte. Non è soltanto una struttura organizzativa, ma una comunità unita dalla volontà di contribuire allo sviluppo economico del Cantone. La Cc-Ti rappresenta gli interessi dell’economia e favorisce lo scambio; il suo patrimonio più prezioso risiede negli associati e nel loro coinvolgimento.

Il networking come leva strategica

Il networking è uno dei temi più richiesti dai soci e costituisce un cardine dell’attività camerale. L’incontro fra realtà imprenditoriali differenti può generare nuove idee, collaborazioni e prospettive di crescita. Proprio la trasversalità della Cc-Ti rappresenta un punto di forza: imprese di dimensioni, settori e sensibilità diverse possono confrontarsi, riconoscere interessi comuni e costruire valore insieme.

In uno scenario economico in rapida evoluzione, fare rete non è soltanto un’opportunità, ma una necessità strategica. Nessuna impresa può affrontare da sola ogni cambiamento. Collegare persone, conoscenze ed esperienze significa moltiplicare le possibilità di risposta, accrescere la resilienza e rafforzare la competitività dell’intero tessuto economico ticinese.

Tre direttrici per costruire valore

  • Conoscersi: presentare la propria azienda, comprenderne le attività e le peculiarità e scoprire le competenze presenti nella rete.
  • Confrontarsi: condividere esperienze, esigenze e osservazioni per leggere con maggiore consapevolezza le trasformazioni in atto.
  • Collaborare: individuare affinità, sviluppare sinergie e tradurre i contatti in iniziative e opportunità concrete.

Una partecipazione che continua nel tempo

L’invito rivolto ai nuovi soci va oltre la singola serata: prendere parte alla vita associativa significa segnalare esigenze e criticità, avanzare proposte e contribuire all’evoluzione delle iniziative camerali. La Cc-Ti resta al fianco delle aziende per ascoltarle, rappresentarle e tradurne le istanze in azioni condivise. In questa prospettiva si inserisce anche la prossima Assemblea generale ordinaria del 16 ottobre, importante momento di informazione e dialogo sulla vita dell’organizzazione.

Ogni nuovo socio porta con sé competenze, visioni e possibilità: quando queste energie entrano in relazione, la rete si rafforza e contribuisce ad accrescere la capacità dell’economia ticinese di affrontare il futuro con fiducia, solidità ed entusiasmo.

Va incrementata la cultura della verifica

Le truffe basate sull’AI stanno aumentando: come proteggere l’azienda e il proprio business prima di diventarne vittime.

L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui le imprese lavorano e comunicano. Tuttavia, la stessa tecnologia che permette a una piccola o media impresa di automatizzare processi, scrivere contenuti, analizzare dati e servire meglio i clienti viene oggi utilizzata anche dai criminali informatici. Le truffe non sono più soltanto email piene di errori grammaticali o messaggi sospetti facilmente riconoscibili: grazie all’AI, diventano più credibili, personalizzate, rapide e difficili da individuare. L’uso dell’AI in frodi, phishing, deepfake e impersonificazioni aziendali è ormai una minaccia concreta per imprese di ogni dimensione.

Per le PMI, il rischio è particolarmente serio perché spesso dispongono di risorse limitate, team ridotti e procedure meno formalizzate rispetto alle grandi aziende. Un collaboratore amministrativo che riceve una falsa email dal “direttore”, un responsabile pagamenti che riceve una telefonata con voce clonata, o un venditore che clicca su un link inviato da un falso cliente possono causare danni economici, reputazionali e operativi rilevanti. Le frodi quali l’impersonificazione di dirigenti, fornitori o partner tramite email, sono già tra le minacce più costose per le aziende; gli esperti di cybersicurezza segnalano casi di false fatture, richieste urgenti di bonifico e modifiche fraudolente delle coordinate bancarie.

L’aspetto più insidioso è che l’AI rende queste truffe molto più convincenti. Un criminale può generare email perfette nella lingua della vittima, imitare il tono di un manager, creare un sito falso quasi identico a quello di un fornitore o persino clonare una voce da pochi secondi di audio disponibili online. I deepfake audio e video permettono di simulare una riunione, una telefonata o un messaggio vocale di una persona conosciuta, inducendo i dipendenti ad agire con urgenza.

Un altro fronte in rapida crescita è quello delle truffe sui social media e sulle piattaforme di messaggistica. I criminali possono raccogliere informazioni pubbliche su LinkedIn, Facebook, Instagram o siti aziendali per creare messaggi altamente personalizzati: conoscono nomi, ruoli, relazioni commerciali, eventi aziendali e perfino abitudini comunicative.

Oltre alla consueta (ed importantissima) predisposizione di difese tecnologiche e relative alla sicurezza (infrastruttura, hardware, software, ecc.), alla formazione del personale e ad una strutturazione processuale ed organizzativa efficiente, vogliamo qui attirare l’attenzione sull’esigenza di creare una cultura della verifica. Elemento centrale del pensiero critico, la verifica delle fonti comporta il processo di accertamento dell’attendibilità di un’informazione. Consiste nel consultare fonti primarie, incrociare i dati, valutare l’autore dell’articolo e verificare l’autenticità di immagini e video.

Promuovere questa cultura significa responsabilizzare le persone, aiutandole a riconoscere i segnali di una possibile manipolazione prima ancora di reagire al contenuto di una richiesta. In un contesto in cui l’intelligenza artificiale consente di rendere sempre più convincente ciò che è falso, la capacità di verificare diventa una competenza strategica tanto quanto quella di utilizzare gli strumenti digitali.

Le truffe basate sull’intelligenza artificiale stanno aumentando, non attaccano solo i computer, attaccano la fiducia, l’urgenza e l’abitudine delle persone.

Davanti a situazioni simili, in un’azienda ci si dovrebbe chiedere: “questa richiesta è normale, verificabile e coerente con le nostre procedure?”

Se la risposta è negativa, è opportuno fermarsi, effettuare ulteriori verifiche e segnalare la situazione. Le frodi alimentate dall’AI funzionano proprio perché sfruttano la pressione del tempo e una fiducia artificiosamente costruita. La migliore difesa consiste nel rallentare il processo decisionale nei momenti critici, soprattutto quando sono coinvolti pagamenti, accessi informatici, dati sensibili o modifiche delle coordinate bancarie.

In un mondo sempre più digitale, la tecnologia resta fondamentale, ma il primo e più efficace strumento di difesa continua a essere il giudizio critico delle persone.


Parleremo di queste e altre tematiche relative alla sicurezza informatica per le aziende nel ciclo di eventi organizzate con la partnership della Polizia Cantonale “Sicurezza informatica in ambito lavorativo“. I prossimi appuntamenti sono previsti:
22 settembre 2026, Spazi Cc-Ti, Lugano
30 ottobre 2026, Hotel Belvedere Locarno, Locarno – in collaborazione con Hotel Belvedere Locarno e SCIA

Altri approfondimenti

CEO Experience: le nuove logiche del potere

L’incontro con Gianandrea Gaiani e Luca Tenzi, intervistati da Marcello Foa, si è tenuto il 9 giugno 2026

Il contesto internazionale è attraversato da una progressiva transizione verso un assetto più multipolare, nel quale i rapporti tra Stati appaiono sempre più segnati dalla competizione strategica, dalla tutela degli interessi nazionali e da nuove forme di interdipendenza economica, tecnologica e politica.

Dopo la fase di predominio statunitense successiva alla Guerra fredda, il sistema internazionale appare oggi caratterizzato soprattutto dal confronto strategico tra Stati Uniti e Cina, mentre la Russia mantiene un ruolo rilevante sul piano militare e nucleare. A questi attori si affiancano potenze e aree di crescente peso regionale e globale, tra cui Unione europea, India, Turchia e monarchie del Golfo.

La discussione tenutasi durante l’evento “CEO Experience: le nuove logiche del potere” dello scorso 9 giugno 2026 presso l’Hotel Villa Principe Leopoldo a Lugano (organizzato dalla Cc-Ti con la collaborazione di economiesuisse, UBS Switzerland SA, Sunrise e Colin&Cie Svizzera SA) ha evidenziato come ogni Stato agisca in base ai propri punti di forza e alle proprie vulnerabilità, contribuendo a ridefinire equilibri, alleanze e rapporti di forza a livello globale.

Gli Stati Uniti restano la principale potenza militare e tecnologica, ma il loro ruolo internazionale si sta evolvendo: il sostegno all’Ucraina e il coinvolgimento in Medio Oriente evidenziano una strategia fondata su alleanze, strumenti di deterrenza, gestione indiretta delle crisi e controllo delle tecnologie avanzate.

La Cina, pur mantenendo un approccio generalmente prudente rispetto a un’esposizione militare diretta, si conferma il principale sfidante strategico degli Stati Uniti, rafforzando progressivamente la propria presenza militare, tecnologica ed economica. Il nodo di Taiwan resta uno degli elementi più sensibili nei rapporti sino-americani.

La Russia, pur confrontandosi con limiti tecnologici, pressioni economiche e l’elevato costo umano del conflitto in Ucraina, conserva un ruolo significativo grazie alla deterrenza nucleare, alla capacità industriale bellica e a forme di sostegno politico, economico o tecnologico da parte di partner quali Cina e Iran.

Le tensioni in Medio Oriente, incluse quelle che coinvolgono Iran, Israele e Stati Uniti, mostrano inoltre quanto i conflitti moderni dipendano da droni, intelligence, satelliti, cybercapacità e attacchi a distanza, con ricadute immediate sull’economia globale.

La dipendenza energetica dal Medio Oriente, il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz e la volatilità dei prezzi dimostrano come le relazioni tra nazioni non siano più solo militari, ma anche economiche, energetiche e commerciali.

In questo contesto, la competizione non riguarda più soltanto territorio e risorse, ma anche tecnologia, dati, semiconduttori, intelligenza artificiale e controllo delle infrastrutture critiche.

L’Europa si confronta con un contesto di sicurezza sempre più complesso: dopo decenni in cui la garanzia statunitense ha avuto un ruolo centrale nella difesa del continente, diventa oggi prioritario rafforzare le capacità europee in materia di difesa, autonomia tecnologica, sicurezza energetica e base industriale.

All’interno dell’Unione europea, la definizione di una strategia condivisa resta una sfida rilevante: la diversità di interessi, priorità e sensibilità nazionali rende necessario un maggiore coordinamento per rispondere in modo efficace all’evoluzione dello scenario internazionale.

Anche la Svizzera è chiamata a confrontarsi con l’evoluzione di questo scenario. Pur non essendo, allo stato attuale, esposta a un rischio militare diretto comparabile a quello di altri Paesi europei, il contesto internazionale impone una crescente attenzione alle minacce ibride, alla cybersicurezza, alla resilienza economica, alla gestione delle pressioni sulle esportazioni e alla sicurezza degli approvvigionamenti.

In questa prospettiva, per la Svizzera assumono particolare rilievo la salvaguardia della neutralità, il rafforzamento della sovranità tecnologica, la protezione delle infrastrutture critiche, la diversificazione dei fornitori strategici e il sostegno alla ricerca e all’innovazione.

In conclusione, le crisi attuali evidenziano una trasformazione profonda dei rapporti internazionali: alleanze e organizzazioni multilaterali restano importanti, ma sono sempre più condizionate dagli interessi strategici dei singoli Stati.

La sicurezza futura non dipenderà soltanto dalla forza militare, ma anche dalla capacità dei Paesi di proteggere reti energetiche, dati, telecomunicazioni, sistemi finanziari, tecnologie strategiche e catene di approvvigionamento.

La domanda centrale non è più soltanto come vincere un conflitto, ma come restare resilienti in un mondo instabile, competitivo e sempre più interdipendente.


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La prevenzione parte dalle persone

Riflessioni della Polizia Cantonale sul ciclo di incontri organizzati in collaborazione con la Cc-Ti sul tema della sicurezza informatica in ambito lavorativo.

Una foto dei relatori del primo appuntamento tenutosi lo scorso 29 aprile 2026 a Balerna.

Negli ultimi anni la trasformazione digitale ha modificato profondamente il modo di lavorare delle aziende e delle associazioni ticinesi. La crescente diffusione di strumenti digitali, piattaforme online, servizi cloud e sistemi di comunicazione interconnessi ha portato importanti vantaggi in termini di efficienza e rapidità operativa, ma ha anche aumentato l’esposizione a rischi informatici sempre più sofisticati. Le statistiche e i casi registrati negli ultimi anni mostrano come molte intrusioni informatiche abbiano origine da semplici errori quotidiani: l’apertura di un allegato sospetto, il clic su un link fraudolento, l’utilizzo di password deboli oppure la condivisione inconsapevole di informazioni sensibili. Per questo motivo la sensibilizzazione delle persone rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per rafforzare la sicurezza.

È partendo da questa consapevolezza che la Polizia cantonale ha avviato un’analisi su come raggiungere il maggior numero di persone operanti del settore aziendale. Il progetto di collaborazione con la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti), nasce dalla constatazione emersa durante varie inchieste penali: gli attacchi informatici non colpiscono esclusivamente grandi gruppi internazionali o realtà altamente tecnologiche. Sempre più spesso, infatti, anche piccole e medie imprese, e non da ultimo le associazioni, diventano bersaglio di cibercriminali che sfruttano vulnerabilità tecniche ma, soprattutto, comportamenti poco consapevoli.

In questo senso, la collaborazione con la Cc-Ti si sviluppa attraverso momenti informativi destinati ai dipendenti e alle dipendenti di aziende e associazioni ticinesi, con l’obiettivo di creare un ponte diretto tra il mondo della prevenzione e il tessuto economico cantonale. Concretamente, nel corso del 2026 sono previste tre mattinate informative dedicate alla cibersicurezza, con contenuti accessibili anche a chi non possiede competenze tecniche specifiche (la prima si è svolta a Balerna lo scorso 29 aprile. Gli altri eventi si svolgeranno a Lugano il 22 settembre 2026 e a Locarno il 30 ottobre 2026). La struttura degli incontri è stata concepita in maniera modulabile e adattabile in base all’evoluzione delle minacce informatiche. I partecipanti e le partecipanti hanno l’opportunità di approfondire temi di stretta attualità, per meglio comprendere i meccanismi utilizzati dai cibercriminali e le principali misure di protezione da adottare sia nella vita professionale sia nella vita privata.

Tra gli argomenti affrontati vi sono il phishing e le email fraudolente, con esempi pratici per imparare a riconoscere messaggi sospetti, siti falsificati e tentativi di furto di credenziali. Vengono inoltre illustrate le principali forme di malware, inclusi i ransomware che negli ultimi anni hanno colpito numerose aziende, causando importanti interruzioni operative, perdita di dati e ingenti conseguenze economiche. Ampio spazio è inoltre dedicato anche al fenomeno delle cyber-truffe, come le truffe del falso CEO o le compromissioni delle e-mail aziendali, fenomeni che sfruttano la fiducia e la pressione psicologica (tempo) per indurre collaboratori, collaboratrici e responsabili finanziari a effettuare pagamenti o condividere informazioni sensibili. Gli incontri toccano inoltre aspetti pratici legati all’utilizzo sicuro di Internet e dei dispositivi digitali: gestione delle password, aggiornamenti software, navigazione sicura e comportamento corretto in caso di sospetto incidente informatico.

Uno degli elementi centrali del progetto è la volontà di promuovere una cultura della sicurezza condivisa. La cibersicurezza non può infatti essere considerata esclusivamente una questione tecnica affidata ai reparti informatici. Ogni collaboratore e collaboratrice, indipendentemente dal proprio ruolo, contribuisce quotidianamente alla protezione dell’azienda.

In questo senso la prevenzione assume un valore strategico. La sensibilizzazione ha lo scopo di ridurre il rischio di errori umani, aumentare la capacità di riconoscere situazioni anomale e favorire una reazione tempestiva in caso di incidente. Un’organizzazione informata è infatti più resiliente e meglio preparata ad affrontare le minacce digitali. La collaborazione tra Polizia cantonale e Cc-Ti rappresenta quindi un esempio concreto di sinergia tra istituzioni e mondo economico a favore della sicurezza del territorio. Attraverso il dialogo, la formazione e la condivisione di esperienze è possibile costruire maggiore consapevolezza e contribuire alla protezione delle aziende e associazioni ticinesi in un contesto digitale in continua evoluzione.

L’auspicio è che questa iniziativa possa consolidarsi nel tempo, ampliando progressivamente il coinvolgimento delle imprese e adattando i contenuti alle nuove sfide della cibersicurezza. Perché oggi, più che mai, la prevenzione parte dalle persone.


Scopri e sfoglia la gallery dell’evento del 29 aprile 2026, tenutosi a Balerna, organizzato dalla Cc-Ti con la Polizia Cantonale quale partner, e il sostegno di Ente Regionale per lo sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio ERS-MB e Polus SA.

Highlights dell’evento

Sicurezza informatica in ambito lavorativo

Lo scorso 29 aprile, davanti a una novantina di partecipanti si è tenuta la prima edizione del ciclo di incontri dedicati al tema della cyber security, in collaborazione con la Polizia Cantonale.

Da sin.: Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti; Stefano Marelli, commissario Polizia Cantonale; Giovanna Staub, Presidente CdA Polus SA; Roland Lucini, Ispettore principale Servizio comunicazione, media e prevenzione Polizia Cantonale e Claudio Guidotti, Direttore presso Ente Regionale per lo sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio ERS-MB.

Nell’evento “Sicurezza informatica in ambito lavorativo” del 29 aprile 2026, organizzato dalla Cc-Ti con la Polizia Cantonale quale partner, e il sostegno di Ente Regionale per lo sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio ERS-MB e Polus SA sono stati trattati i principali rischi in ambito della sicurezza informatica, come riconoscere gli attacchi e ridurre gli errori umani, apprendendo come rispondere in modo adeguato (phishing, hacking, cyber truffe, social engineering, esempi e casi concreti, ecc.).

ALTRI EVENTI CICLO DI INCONTRI DEDICATI AL TEMA DELLA CYBER SECURITY

Seguiranno eventi per le aziende su questo specifico tema anche in altre luoghi del Canton Ticino (luganese, locarnese) nel corso del 2026.
Gli appuntamenti saranno agendati sul nostro sito web www.cc-ti.ch/eventi.



In quest’ottica proponiamo il testo della scheda informativa sull’obligo di segnalare ciberattacchi contro le infrastrutture critiche, redatto dall’Ufficio federale della cibersicurezza UFCS, che spiega come – dal 1° aprile 2025 – , i gestori di infrastrutture critiche sono tenuti a segnalare ciberattacchi all’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS) entro 24 ore dalla loro scoperta.

Il Consiglio federale ha posto in vigore con effetto dal 1° aprile 2025 la modifica necessaria della legge federale del 29 settembre 2023 sulla sicurezza delle informazioni in seno alla Confederazione (Legge sulla sicurezza delle informazioni, LSIn).

Chi deve segnalare?
La Legge sulla sicurezza delle informazioni (LSIn) stabilisce quali gestori di infrastrutture critiche sono soggetti all’obbligo di notifica. Tra queste figurano ad esempio le istituzioni nel settore dell’approvvigionamento energetico e idrico, le imprese di trasporto e le amministrazioni cantonali e comunali. Informazioni più dettagliate sulla definizione di infrastrutture critiche sono disponibili nella legge sulla sicurezza delle informazioni (LSIn). Le disposizioni esecutive e le eccezioni sono disciplinate nell’Ordinanza sulla cibersicurezza (OCS).

Quali ciberattacchi devono essere segnalati?
Un ciberattacco dev’essere segnalato, tra l’altro, se rischia di compromettere il funzionamento dell’infrastruttura critica interessata, ha comportato una manipolazione o una fuga d’informazioni oppure è correlato ai reati di estorsione, minaccia o coazione.

Come deve essere segnalato?
L’UFCS mette a disposizione un modulo di segnalazione sulla sua piattaforma esistente per lo scambio di informazioni (Cyber Security Hub) con i gestori di infrastrutture critiche. Se in occasione della prima segnalazione da effettuare entro 24 ore non è ancora possibile fornire tutte le informazioni necessarie, vige un termine di 14 giorni per completare la segnalazione.

Le organizzazioni che non dispongono di un accesso alla piattaforma possono inviare le segnalazioni anche tramite il modulo e-mail disponibile sul sito web dell’UFCS.

Sanzioni in caso di mancata segnalazione
In caso di mancato rispetto dell’obbligo di notifica, la legge prevede multe fino a un massimo di CHF 100’000.
Queste sanzioni sono entrate in vigore il 1° ottobre 2025.

Ulteriori informazioni
Ulteriori informazioni e video esplicativi sull’obbligo di segnalare sono disponibili sul sito web dell’UFCS: Informazioni sull’obbligo di segnalare.


Scopri l’articolo con le riflessioni della Polizia Cantonale sul tema

Highlights dell’evento

Conoscersi: la tappa locarnese

Si è svolto lo scorso 28 ottobre 2025 a Locarno, nella cornice dell’Hotel Belvedere Locarno, situato sulla collina che sovrasta la Città di Locarno con una splendida vista sulle montagne e sul Lago Maggiore, l’evento “Conoscere, conoscersi – a Locarno”.

Da sin. Bruno Buzzini, Nicola Pini, Luca Albertoni, Giovanni Caroni, Mauro Silacci, Nadya Pellegrini e Veronica Magnete

Organizzato dalla Cc-Ti, in collaborazione con  Hotel Belvedere Locarno e SCIA, l’appuntamento ha visto riuniti una novantina di partecipanti, con rappresentanti del mondo associativo, aziendale ed istituzionale, per un conversazione a 360 gradi aperta e costruttiva sui temi sollevati nella discussione in sala.

Sono intervenuti: Mauro Silacci, Municipale della Città di Locarno e titolare del Dicastero Finanze e Economia, portando il saluto della Città di Locarno; Veronica Magnete, Vicedirettrice Hotel Belvedere Locarno, che ha presentato la struttura ricettiva e parlato delle sfide principali che essa si trova ad affrontare; Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti; Giovanni Caroni, Presidente SCIA e Nadya Pellegrini, Vice Presidente SCIA hanno invece risposto alle sollecitazioni della sala, non mancando di portare la propria visione.

Presenti in sala anche il Sindaco di Locarno Nicola Pini; il Municipale di Locarno, Bruno Buzzini e il Direttore dell’Hotel Belvedere Locarno, Michele Rinaldini.

Anche per questo secondo appuntamento con questo format Cc-Ti (come era già successo per il primo appuntamento, nel maggio 2025 a Balerna), l’idea di base era quella di un evento ‘atipico’, senza un argomento definito da analizzare in diverse sfaccettature, ma dove instaurare un dialogo con i partecipanti, dopo i saluti iniziali ed una breve introduzione.

La comunicazione ha sempre rappresentato un elemento chiave per l’innovazione e la crescita, favorendo il confronto, lo scambio di idee e la comprensione reciproca. Attraverso l’ascolto attivo e l’analisi delle esigenze delle imprese e delle sfide del territorio, si generano nuovi stimoli e opportunità di sviluppo.

Sono emerse le principali peculiarità dell’economia della regione: un tessuto ricco di stimoli, soprattutto nei settori industriali, turistici e del commercio; con una regione e una Città che, malgrado l’evidente rallentamento economico generale, vuole investire su sé stessa con progetti innovativi e importanti (250 milioni di franchi lordi) sul territorio cittadino a favore della collettività.

Nel 2021 è stata costituita l’Associazione LocarneseTech, con lo scopo di implementare un centro di competenza nel settore della robotica, della meccatronica e dell’industria 4.0 nella regione del Locarnese; il turismo rappresenta incontestabilmente un valore preponderante, le attività ad esso collegate non sono destinate solo ai visitatori ma generano un indotto tale che crea posti di lavoro e genera benessere per tutta la società (commercio al dettaglio, attività immobiliari e bancarie, ecc.). La destagionalizzazione del turismo raffigura una delle principali sfide per l’avvenire, insieme alle strategie di valorizzazione delle zone periferiche (valli). Il tutto insieme ad una politica di aperture dei negozi più liberale, che permetta ai negozianti di poter aprire in modo continuo e più agevolato anche in vista delle manifestazioni d’interesse turistico della regione.

È stata anche sottolineata l’importanza del dialogo fra i diversi attori economici, manifestando la volontà di collaborare a diversi livelli (città, cantone, associazioni economiche e Cc-Ti), creando un ecosistema virtuoso di sinergie e interazioni proattive.


“Non c’è solo la libera circolazione”

Nell’intervista di Jacopo Scarinci, pubblicata su laRegione di sabato 20.9.2025, a margine dell’evento organizzato con il Consigliere federale Ignazio Cassis, il Direttore della Cc-Ti Luca Albertoni spiega la posta in gioco per il Ticino: energia, commercio e formazione.

Nella foto i relatori dell’evento del 19.9.2025, da sin. Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti; Ignazio Cassis, Consigliere Federale; Vania Alleva, Presidente nazionale UNIA; Monika Rühl, Presidente della Direzione generale di economiesuisse; Giovanni Merlini, Avvocato e Presidente SUPSI e Jon Pult, Consigliere Nazionale Presidente Associazione Svizzera Politica Estera. © Ti-Press / Francesca Agosta

Approvati dal Consiglio federale il 13 giugno, messi in consultazione fino al 31 ottobre e pronti a finire sugli scranni del parlamento nazionale entro il primo trimestre del 2026, gli Accordi Bilaterali III tra Svizzera e Unione europea sono stati protagonisti il 19.9.2025 di un evento organizzato a Bellinzona dalla Cc-Ti. Ospiti il consigliere federale e capo del DFAE Ignazio Cassis, la presidente del nazionale del sindacato Unia Vania Alleva, la presidente della Direzione generale di Economiesuisse Monika Rühl e il presidente della Supsi Giovanni Merlini. Posta l’importanza del tema, è altrettanto fondamentale provare a capire come da un tema così macro e internazionale si possano dedurre elementi locali e che i ticinesi vivono sulla propria pelle ogni giorno. A colloquio con ‘laRegione’ a margine dell’evento, il Direttore della Cc-Ti Luca Albertoni spiega quella che, secondo lui, è la posta in gioco per il Canton Ticino.

Qual è la vera e concreta importanza di una via bilaterale con l’Europa per il Canton Ticino? In quali settori si esplica soprattutto questa esigenza?

Ovviamente in Ticino quando si parla di Accordi bilaterali si pensa solo alla libera circolazione delle persone e all’Italia. È innegabile che la libera circolazione, pur con dei limiti che anche noi riconosciamo e che hanno portato all’introduzione di strumenti di protezione sociale, sia importante per il reclutamento di personale, soprattutto in un periodo storico che è e sarà contraddistinto da una carenza di manodopera molto diffusa. Ma ridurre gli Accordi bilaterali a questo sarebbe sbagliato. Nell’ambito della formazione ad esempio, i nostri istituti universitari beneficiano di diverse decine di milioni di franchi di fondi dell’Unione europea. Gli ostacoli tecnici al commercio sono pure un elemento molto importante per le nostre aziende esportatrici. Abbiamo ad esempio visto cosa ha significato la scadenza dell’accordo di riconoscimento reciproco dei prodotti in ambito Medtech, che ha obbligato le nostre aziende a superare ostacoli burocratici ulteriori e quindi costi supplementari. Senza dimenticare l’ambito dell’energia, nel quale siamo confrontati a una dipendenza dall’estero per la sicurezza dell’approvvigionamento.

Cosa vi soddisfa e cosa non vi soddisfa di questo pacchetto?

Stiamo ancora valutando nel dettaglio perché la materia è ampia e complessa e una determinazione definitiva la inoltreremo nella procedura di consultazione. In generale è positivo che vi sia una base di discussione fondata e che si cerchi di avere regole chiare per l’accesso al mercato europeo. Poi è evidente che, come in ogni trattativa negoziale, vi siano elementi che piacciono di meno. Ad esempio stiamo discutendo in maniera molto approfondita con le associazioni nazionali l’ormai famosa clausola di salvaguardia, in modo che resti uno strumento efficace senza però ostacolare in maniera eccessiva l’economia. Se venisse invocata con eccessiva facilità, avrebbe un inutile effetto paralizzante, per cui va utilizzata con equilibrio e coinvolgendo le parti sociali in maniera importante. Chiaro che in generale l’aspetto della sovranità normativa va valutato e soppesato bene. Adeguarsi al diritto europeo per molti ambiti è quasi essenziale per accedere al mercato europeo e, di fatto, avviene già da tempo trasformando in diritto nazionale quello europeo. Una variante più “dinamica” di questo adeguamento richiede ovviamente un approccio diverso e di questo stiamo valutando le conseguenze, come ad esempio in termini di libertà decisionale in ambito energetico.

Condivide l’accusa fatta spesso da destra al Consiglio federale di essere troppo timido con l’Ue nelle trattative?

Non partecipando direttamente alle trattative è sempre difficile dare un giudizio su cosa e come si può negoziare. Abbiamo molte carte da giocare ma non dobbiamo nemmeno sopravvalutare il nostro potere negoziale. Ritengo che la diplomazia svizzera sappia fare bene il suo lavoro e del resto anche con gli Stati Uniti il negoziato era andato bene fino alla decisione umorale del Presidente americano. La critica ovviamente ci sta, ma spesso fatico a capire cosa vogliono far valere coloro che rimproverano l’eccessiva timidezza alle autorità federali.

Vista la questione dei dazi imposti dagli Stati Uniti, la possibilità di un avvicinamento all’Ue in materia commerciale è nelle cose o la vede come una semplificazione?

Ha un fondo di verità, visto che comunque si tratta di un mercato per noi fondamentale, ma mi sembra una conclusione semplicistica. Per natura e per le nostre strutture la Svizzera deve mantenere aperto un dialogo con tutti, Stati Uniti compresi, e la politica dell’ampia diffusione degli Accordi di libero scambio è un tassello essenziale in questo senso. A maggior ragione questo è importante in un contesto di alleanze e geometrie variabilissime e labili, per cui l’ipotetico alleato fedele di oggi può essere domani un concorrente agguerrito. L’importante è mantenere l’equilibrio dei buoni rapporti con tutti, consapevoli delle nostre forze. Poi le alleanze si stringono naturalmente.


Intervista di Jacopo Scarinci, pubblicata su laRegione di sabato 20.9.2025

Conoscere, conoscersi

Venerdì 16 maggio 2025 davanti a circa 75 persone, nella peculiare cornice de la Sala Carlo Basilico a Balerna presso lo Spazio Polus – decorata con 12 pitture murali dell’artista Carlo Basilico (1895-1966), rappresentanti località di provenienza delle sigaraie situate nel Mendrisiotto – è andato in scena l’evento “Conoscere, conoscersi”, un nuovo format della Cc-Ti.

Quest’edizione è stata organizzata in collaborazione con l’Ente regionale per lo sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio, il Comune di Balerna, e Polus SA.

L’idea è quella di ribaltare la logica classica dell’evento dove sono i relatori che tematizzano gli argomenti, strutturando così l’evento ed il suo progresso. In “Conoscere, conoscersi”, invece, si instaura un dialogo con i partecipanti, dopo i saluti iniziali ed una breve introduzione.

Il dialogo è sempre stato il motore dell’innovazione e della crescita, perché permette di confrontarsi e trovare nuovi stimoli, approfondendo la conoscenza reciproca, ascoltando e monitorando le esigenze delle aziende e le problematiche del territorio.

Sono dunque intervenuti: Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti; Arianna Cattaneo, Area manager Polo di sviluppo economico del Pian Faloppia; Giovanna Staub, Presidente CdA Polus SA e Luca Pagani, Sindaco di Balerna.

È stato posto l’accento sulla vita imprenditoriale e sul sostegno da parte delle associazioni economiche e delle autorità: le attività si declinano in molteplici azioni concrete, a volte svolte in modo non così manifesto per il territorio (lobbying, ad esempio) e sulla forza della rete per restare competitivi, attrarre nuovi talenti e favorire l’insediamento delle aziende. La collaborazione fra pubblico e privato è imprescindibile.

Si è parlato della necessità di adattare, in un contesto macroeconomico come quello attuale, il modello di business alle costanti e volatili evoluzioni dei mercati, mantenendo ferma l’identità e i valori del territorio quali atout di successo.

Suggestivo anche il luogo dove si è tenuto l’evento, che è stato scenario, in passato, di un forte impulso economico alla regione con il settore del tabacco nel XIX e XX secolo.