Regno Unito: CBAM 2027, pubblicate le aliquote indicative e i valori delle emissioni

In vista dell’entrata in vigore del CBAM britannico il 1° gennaio 2027, HM Revenue & Customs ha pubblicato le prime aliquote indicative e i valori standard delle emissioni per i prodotti interessati. Le nuove indicazioni consentono anche alle imprese svizzere di valutare più concretamente i potenziali costi e prepararsi agli obblighi previsti.

Dopo aver illustrato il funzionamento e gli obblighi del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) britannico in un precedente approfondimento, torniamo sull’argomento alla luce della documentazione pubblicata il 16 ottobre 2026 da HM Revenue & Customs (HMRC). Le nuove pubblicazioni introducono elementi concreti per il calcolo del tributo che, dal 1° gennaio 2027, interesserà le importazioni nel Regno Unito di determinati prodotti dei settori ferro e acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti e idrogeno.
Il meccanismo britannico, strutturato come un tributo sulle emissioni incorporate nelle merci importate, si applicherà inizialmente alle emissioni dirette, comprese quelle associate ai materiali precursori rilevanti. L’eventuale inclusione delle emissioni indirette, legate all’elettricità impiegata nei processi produttivi, non è prevista prima del 2029.

Le prime aliquote indicative per il 2027

HMRC ha pubblicato una simulazione delle aliquote settoriali, calcolata sulla base del prezzo medio di aggiudicazione delle aste del sistema britannico di scambio delle quote di emissione (UK Emissions Trading Scheme, UK ETS) nel terzo trimestre 2026, pari a £58,15 per tonnellata di CO₂ equivalente (tCO₂e), e dei dati preliminari sulle quote gratuite assegnate ai produttori britannici.

Settori e rispettiva aliquota indicativa

  • Ferro e acciaio: £9,69/tCO₂e
  • Alluminio: £9,79/tCO₂e
  • Cemento: £8,78/tCO₂e
  • Fertilizzanti: £1,45/tCO₂e
  • Idrogeno: £9,24/tCO₂e

Questi importi non rappresentano le aliquote definitive né previsioni. Sono valori illustrativi, utili a comprendere il funzionamento del meccanismo e a stimare l’ordine di grandezza dei possibili oneri. Le aliquote effettivamente applicabili al primo trimestre 2027 saranno pubblicate entro la fine del 2026 e successivamente aggiornate con cadenza trimestrale, secondo le modalità previste da HMRC, in funzione del prezzo del carbonio nel sistema UK ETS e dei fattori di riduzione delle quote gratuite. Il tributo dipenderà dalla quantità di emissioni incorporate nei prodotti importati, alla quale sarà applicata l’aliquota settoriale pertinente, tenendo conto delle eventuali riduzioni ammesse. Le aliquote sono quindi espresse per tonnellata di CO₂ equivalente e non per tonnellata di merce.

Pubblicati anche i valori standard delle emissioni

La seconda novità riguarda la pubblicazione dei default values, ossia i valori standard delle emissioni incorporate nei prodotti soggetti al CBAM. Espressi in tonnellate di CO₂ equivalente per tonnellata di prodotto, sono differenziati per settore e codice doganale della nomenclatura combinata (CN) e possono essere utilizzati dagli importatori in alternativa ai dati effettivi verificati.
Secondo la documentazione HMRC del 16 ottobre 2026:

  • i valori standard sono applicabili indipendentemente dal Paese di origine nel periodo 2027–2028; dal 2029 è previsto il passaggio a valori differenziati per Paese;
  • è prevista una maggiorazione del 10% rispetto ai valori di riferimento, con l’eccezione dei fertilizzanti, per incentivare l’utilizzo di dati effettivi sulle emissioni;
  • i valori standard possono essere utilizzati anche per determinati materiali precursori impiegati nella fabbricazione di un prodotto finale, combinandoli, secondo le regole HMRC, con dati effettivi verificati relativi alle successive lavorazioni.

Una dichiarazione CBAM presentata utilizzando valori standard non può essere successivamente modificata sostituendoli con dati effettivi. La disponibilità di dati verificati sulle emissioni effettive può quindi rappresentare un vantaggio commerciale, soprattutto quando tali emissioni risultano inferiori ai valori standard utilizzati per il calcolo del tributo.
I valori pubblicati sono riportati nella documentazione tecnica HMRC, che comprende anche le cosiddette Force of Law Notices, disposizioni ancora in bozza, destinate a entrare in vigore il 1° gennaio 2027.

Quali implicazioni per le imprese svizzere?

Le nuove indicazioni sono rilevanti anche per le aziende svizzere che esportano nel Regno Unito prodotti rientranti nel campo di applicazione del CBAM. Gli obblighi fiscali e dichiarativi ricadono sul soggetto identificato come importatore ai fini della normativa britannica, che può essere stabilito nel Regno Unito oppure all’estero. I produttori e gli esportatori svizzeri potrebbero essere chiamati a fornire ai propri clienti informazioni dettagliate sulle emissioni incorporate nei prodotti.
Particolare attenzione va prestata alle vendite con resa DDP (Delivered Duty Paid), nelle quali il venditore assume contrattualmente gli obblighi di sdoganamento all’importazione e i relativi costi. Come precisato da HMRC nella guida sull’identificazione dell’importatore, anche un’impresa svizzera può essere direttamente soggetta al CBAM se identificata come importatore secondo la normativa britannica. La resa Incoterms non determina tuttavia, da sola, il soggetto fiscalmente responsabile. È quindi opportuno verificare con il rappresentante doganale e con il cliente britannico chi risulta importatore e come vengono ripartiti gli obblighi e gli eventuali costi del tributo.

Il riconoscimento del sistema svizzero CH ETS

Un ulteriore elemento di interesse riguarda il trattamento del prezzo del carbonio già sostenuto nel Paese di produzione. Il Regno Unito prevede un meccanismo di riduzione del tributo (Carbon Price Relief) quando le emissioni incorporate nei prodotti importati sono già state assoggettate a un sistema di carbon pricing riconosciuto.
Lo Swiss Emissions Trading System (CH ETS) figura espressamente nell’elenco dei Qualifying Carbon Pricing Schemes (QCPS) riconosciuti da HMRC. Ciò può consentire agli importatori di beneficiare di una riduzione del CBAM britannico per le emissioni già assoggettate a un prezzo del carbonio nell’ambito del sistema svizzero. Il riconoscimento del CH ETS non comporta tuttavia un’esenzione automatica per le merci svizzere. L’eventuale riduzione dipende dall’effettivo assoggettamento delle emissioni a un prezzo del carbonio ammissibile, tenendo conto delle quote gratuite, delle eventuali compensazioni e degli altri elementi previsti dalla normativa.
Per richiedere il Carbon Price Relief, l’importatore deve rispettare le condizioni stabilite da HMRC e disporre di un apposito modulo di verifica (carbon pricing verification form), compilato da un verificatore indipendente che soddisfi i requisiti HMRC. Il riconoscimento del CH ETS non significa quindi che tutti i prodotti fabbricati in Svizzera possano beneficiare dello sgravio: occorre verificare se e in quale misura le emissioni del processo produttivo siano effettivamente soggette al sistema riconosciuto.

Come prepararsi alle nuove disposizioni

Alla luce delle informazioni pubblicate da HMRC, le imprese svizzere interessate dovrebbero:

  • Verificare i prodotti coinvolti, confrontando i codici doganali con l’elenco ufficiale delle merci soggette al CBAM.
  • Valutare l’impatto economico, utilizzando i valori standard e le aliquote indicative, da aggiornare quando saranno disponibili quelle definitive.
  • Esaminare la disponibilità di dati effettivi verificati sulle emissioni, anche presso i propri fornitori.
  • Verificare l’eventuale applicabilità del Carbon Price Relief, in particolare per le produzioni assoggettate al CH ETS.
  • Chiarire le responsabilità contrattuali e doganali con i clienti britannici, soprattutto nelle operazioni DDP.

Rimangono confermate le principali scadenze già illustrate nel precedente approfondimento: il CBAM entrerà in vigore il 1° gennaio 2027, mentre la registrazione presso HMRC aprirà il 1° gennaio 2028. L’obbligo è collegato a una soglia di £50.000 di valore delle merci soggette al CBAM, valutata secondo criteri prospettici e retrospettivi. Il primo periodo contabile comprenderà il 2027, con dichiarazione e pagamento entro il 31 maggio 2028.
Le pubblicazioni del 16 ottobre rappresentano dunque un ulteriore passo verso l’attuazione del CBAM britannico. Per le imprese svizzere, la priorità è ora verificare l’esposizione dei propri prodotti al tributo, la disponibilità dei dati sulle emissioni e l’eventuale possibilità di beneficiare delle riduzioni previste.

Anche la Svizzera valuta un proprio meccanismo di adeguamento del carbonio

Mentre l’Unione europea ha già introdotto il proprio CBAM e il Regno Unito si prepara ad applicarlo dal 2027, anche in Svizzera prosegue il dibattito sull’adozione di uno strumento analogo, seppure di portata più limitata.
Il 21 ottobre 2026, il Consiglio federale ha espresso parere favorevole al progetto di legge che prevede l’introduzione di un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per le importazioni di cemento. Il Governo propone tuttavia di subordinarne l’applicazione a un aumento significativo delle importazioni da Paesi terzi, al fine di contenere i possibili effetti sul commercio estero.
La proposta, ancora all’esame del Parlamento, conferma la crescente attenzione verso gli effetti delle differenze internazionali nei costi delle emissioni di CO₂ sulla competitività delle imprese.
Per maggiori informazioni si rimanda al comunicato del Consiglio federale del 21 ottobre 2026.

Autore e contatto in Cc-Ti

Monica Zurfluh
Responsabile Commercio Internazionale
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Cina: nuove restrizioni all’export tecnologico, registrazione già obbligatoria

Pechino propone di ampliare i controlli sull’esportazione di 40 tecnologie nei settori dell’intelligenza artificiale, della biomedicina e del fotovoltaico. La consultazione pubblica resterà aperta fino al 15 novembre 2026, ma dal 16 ottobre è già applicabile un obbligo temporaneo di registrazione preventiva per determinate operazioni di trasferimento tecnologico verso l’estero. Le novità interessano anche le imprese svizzere che collaborano con partner cinesi.

Il 16 ottobre 2026, il Ministero del Commercio cinese (MOFCOM) e il Ministero della Scienza e della Tecnologia hanno pubblicato l’Annuncio n. 48/2026, relativo alla proposta di revisione del Catalogue of Technologies Prohibited or Restricted from Export, il catalogo nazionale delle tecnologie la cui esportazione è vietata o soggetta a restrizioni. L’iniziativa si inserisce nel quadro della politica cinese di controllo delle esportazioni di tecnologie considerate strategiche e interessa tre settori caratterizzati da un’elevata intensità di ricerca, innovazione e cooperazione internazionale: intelligenza artificiale, biomedicina e fotovoltaico.
Il provvedimento distingue due misure: una proposta di modifica del catalogo, ancora sottoposta a consultazione, e un regime temporaneo di registrazione delle esportazioni di tecnologie interessate, già applicabile dalla data di pubblicazione.

Quaranta tecnologie interessate dalla revisione

La proposta prevede l’inserimento nel catalogo di 40 tecnologie, suddivise in 14 tecnologie per le quali si prospetta il divieto di esportazione e 26 tecnologie che verrebbero assoggettate a restrizioni. Le tecnologie interessate sono ripartite in tre ambiti:

  • Intelligenza artificiale: 23 tecnologie interessate
  • Biomedicina: 5 tecnologie interessate
  • Fotovoltaico: 12 tecnologie interessate

La distinzione tra tecnologie vietate e tecnologie soggette a restrizioni è particolarmente importante. Nel primo caso, l’esportazione non sarebbe consentita; nel secondo, potrebbe essere subordinata all’ottenimento delle autorizzazioni previste dalla normativa cinese. Le misure proposte non equivalgono quindi a un divieto generalizzato di trasferimento tecnologico dalla Cina, ma introducono un sistema di controlli differenziati in funzione della tecnologia e delle modalità di trasferimento.

Intelligenza artificiale: controlli su modelli avanzati e tecnologie sensibili

Il settore dell’intelligenza artificiale rappresenta la componente più ampia della revisione, con 23 tecnologie interessate. La proposta comprende tecnologie relative ai grandi modelli di intelligenza artificiale (large language models e altri modelli avanzati), agli agenti intelligenti, alle infrastrutture di calcolo e all’elaborazione delle informazioni. Tra gli esempi indicati dalle autorità figurano le tecnologie di generazione e modifica automatizzata di codici informatici malevoli, per le quali è previsto il divieto di esportazione, e le tecnologie di individuazione delle vulnerabilità informatiche assistita dall’intelligenza artificiale, per le quali sono prospettate restrizioni.
Secondo i chiarimenti del MOFCOM, l’obiettivo è limitare i rischi di diffusione incontrollata di tecnologie che potrebbero essere impiegate per compromettere infrastrutture critiche o sistemi sensibili. Sono tuttavia previste importanti delimitazioni. Le tecnologie già entrate nel pubblico dominio attraverso iniziative open source, pubblicazioni scientifiche o altre forme di divulgazione non rientrerebbero nell’ambito dei nuovi controlli.
Le autorità hanno inoltre chiarito che, per i modelli soggetti a restrizioni, l’installazione e l’utilizzo presso infrastrutture situate all’estero possono costituire un’esportazione di tecnologia. Diversamente, la semplice messa a disposizione di servizi attraverso API, applicazioni, interfacce web o soluzioni SaaS non è considerata, nelle fattispecie illustrate dal Ministero, un trasferimento del modello tecnologico soggetto ai controlli proposti.

Biomedicina: attenzione alle tecnologie avanzate e alla biosicurezza

Cinque tecnologie riguardano il settore biomedico, con particolare riferimento alle terapie cellulari e geniche, ai farmaci basati su piccoli acidi nucleici e alle tecnologie connesse ai microrganismi patogeni. Le misure mirano a controllare il trasferimento internazionale di competenze e processi tecnologici considerati sensibili sotto il profilo della biosicurezza e della tutela della salute pubblica. Tra le tecnologie proposte per il divieto di esportazione figurano determinate piattaforme tecnologiche proprietarie per le terapie cellulari e geniche. Sono invece previste restrizioni per specifiche tecnologie proprietarie di individuazione e validazione di nuovi bersagli terapeutici.
Il MOFCOM ha precisato che alcune modalità di collaborazione internazionale potranno beneficiare di esclusioni o procedure agevolate. In particolare, per determinate piattaforme tecnologiche, le licenze d’uso che non comportano il trasferimento della proprietà e i servizi di ricerca o produzione conto terzi possono essere esclusi dal campo di applicazione. Per altre tecnologie soggette a restrizioni sono invece contemplate procedure di autorizzazione automatica.
Queste distinzioni assumono particolare rilievo per le imprese farmaceutiche e biotecnologiche che collaborano con partner cinesi attraverso accordi di licenza, ricerca congiunta, sviluppo clinico o produzione.

Fotovoltaico: controlli sulle tecnologie produttive e sui macchinari strategici

Il terzo ambito riguarda 12 tecnologie impiegate nella filiera fotovoltaica, in particolare nella produzione di polisilicio, wafer e celle solari. Tra le tecnologie per le quali sono prospettate restrizioni figurano specifici processi di produzione del polisilicio, tra cui quelli relativi a linee con una capacità produttiva annua pari o superiore a 30’000 tonnellate. La proposta comprende inoltre determinate tecnologie per la produzione di celle fotovoltaiche avanzate, incluse tecnologie relative alle celle in perovskite e alle celle tandem.
Un elemento di particolare interesse riguarda il fatto che il campo di applicazione può estendersi anche ad apparecchiature e macchinari che incorporano o consentono il trasferimento delle tecnologie controllate. Le autorità cinesi precisano infatti che l’esportazione di tecnologie fotovoltaiche può avvenire contestualmente alla fornitura di linee produttive, alla loro installazione, messa in servizio, modifica o aggiornamento. Per le tecnologie soggette a restrizioni, tali operazioni potrebbero richiedere un’autorizzazione all’esportazione, con conseguenze anche sulle procedure bancarie, doganali e amministrative. Il MOFCOM sottolinea tuttavia che i controlli non si estendono indistintamente a tutte le apparecchiature fotovoltaiche, ma riguardano specifiche tecnologie e determinati macchinari identificati dalla normativa.

Registrazione preventiva: obbligo già applicabile dal 16 ottobre 2026

Al di là delle modifiche proposte al catalogo, l’aspetto di maggiore rilevanza immediata è l’introduzione di un obbligo temporaneo di registrazione prima dell’esportazione. Dal 16 ottobre 2026 e fino all’entrata in vigore della revisione definitiva del catalogo, gli operatori che intendono esportare le tecnologie individuate nell’annuncio devono procedere alla registrazione attraverso la piattaforma elettronica del MOFCOM dedicata alla gestione del commercio tecnologico. L’obbligo riguarda anche le operazioni già avviate ma non ancora completate.
Le fattispecie soggette a registrazione comprendono:

  • il trasferimento a soggetti esteri della proprietà di tecnologie, inclusa la cessione di diritti di proprietà intellettuale;
  • la concessione a soggetti esteri di diritti di utilizzo di tecnologie sviluppate o detenute in Cina;
  • il trasferimento della proprietà o del controllo effettivo di tecnologie cinesi a soggetti esteri;
  • ulteriori operazioni per le quali il MOFCOM richieda espressamente la registrazione.

Secondo i chiarimenti ufficiali, per le apparecchiature fotovoltaiche strategiche comprese nel campo di applicazione è ugualmente richiesta la registrazione. La registrazione deve essere effettuata tramite la piattaforma MOFCOM – Technical Trade Management. Le informazioni richieste comprendono, in particolare, l’identificazione dell’esportatore e del destinatario, il Paese o territorio di destinazione, la descrizione della tecnologia, il suo utilizzo previsto e il valore economico stimato dell’operazione.
Per il trasferimento simultaneo di più tecnologie allo stesso destinatario è prevista la possibilità di presentare un’unica registrazione. Negli altri casi, le operazioni devono generalmente essere registrate separatamente.
È importante distinguere la registrazione temporanea dall’eventuale autorizzazione all’esportazione: la prima costituisce un adempimento già introdotto dall’annuncio, mentre il regime definitivo di divieti e restrizioni dipenderà dall’esito della revisione del catalogo. Restano naturalmente applicabili gli eventuali obblighi autorizzativi già previsti dalla normativa vigente.

Quali conseguenze per le imprese svizzere?

Le nuove disposizioni non riguardano esclusivamente gli esportatori cinesi. Possono avere conseguenze anche per le imprese svizzere che acquistano tecnologie dalla Cina, partecipano a progetti industriali con partner locali o sviluppano attività di ricerca e produzione congiunte. L’impatto dipenderà dalla natura della tecnologia e dalla struttura dell’operazione. Per le imprese che acquistano impianti industriali o linee produttive dalla Cina, sarà importante verificare se la fornitura comprende tecnologie controllate, documentazione tecnica, software proprietari, assistenza all’installazione o trasferimenti di competenze soggetti a specifici adempimenti. Nel settore biomedico, gli accordi di licenza e collaborazione scientifica dovranno essere esaminati anche alla luce delle distinzioni tra trasferimento della proprietà, concessione di diritti d’uso e prestazione di servizi. Per le imprese attive nell’intelligenza artificiale, assumerà invece rilievo la distinzione tra accesso a servizi digitali e trasferimento effettivo di tecnologie, modelli o infrastrutture.
Le operazioni di investimento e acquisizione meritano particolare attenzione, poiché il provvedimento include espressamente tra le fattispecie soggette a registrazione il passaggio della proprietà o del controllo effettivo di determinate tecnologie a soggetti esteri.

Cosa dovrebbero verificare le aziende?

Le imprese che intrattengono rapporti tecnologici o industriali con la Cina dovrebbero anzitutto identificare le tecnologie interessate e verificare, insieme ai propri partner cinesi, se le operazioni previste rientrino nel campo di applicazione del provvedimento. Particolare attenzione dovrebbe essere riservata ai contratti in corso di esecuzione, agli accordi di licenza, ai progetti di ricerca congiunta e alle forniture di macchinari accompagnate da trasferimenti di know-how. Per le operazioni potenzialmente interessate, è opportuno chiarire preventivamente le responsabilità relative alla registrazione e agli eventuali procedimenti autorizzativi, tenendo conto delle possibili conseguenze sui tempi di esecuzione e sugli obblighi contrattuali. La verifica dovrebbe basarsi sulle specifiche tecniche e sulle caratteristiche effettive dell’operazione, non soltanto sulla denominazione commerciale dei prodotti o sulla loro classificazione doganale.

Consultazione pubblica fino al 15 novembre 2026

La proposta di revisione rimane aperta alla consultazione pubblica dal 16 ottobre al 15 novembre 2026.
Le osservazioni possono riguardare l’elenco delle tecnologie, i parametri tecnici utilizzati per definirne il campo di applicazione, le misure di controllo previste e le eventuali procedure agevolate. Non è ancora stata comunicata una data definitiva per l’entrata in vigore del catalogo revisionato. Per le imprese svizzere, l’evoluzione della normativa merita quindi attenzione, soprattutto in presenza di trasferimenti tecnologici in corso o di nuovi progetti di collaborazione con partner cinesi.

Link utili

Le informazioni riportate si basano sull’annuncio ufficiale e sui chiarimenti pubblicati dalle autorità cinesi il 16 ottobre 2026, tradotti con il supporto dell’intelligenza artificiale. Le traduzioni non hanno carattere ufficiale e, in caso di divergenze interpretative, fa fede il testo originale in lingua cinese. Le disposizioni definitive potranno differire dalla proposta attualmente in consultazione. Per le singole operazioni è necessaria una verifica della normativa applicabile e delle specifiche tecniche interessate.

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Hong Kong: opportunità di sviluppo e innovazione per le imprese ticinesi

Un incontro tra la Cc-Ti, la Lugano Commodity Trading Association (LCTA) e una delegazione di Hong Kong ha permesso di approfondire le opportunità di collaborazione economica, con particolare attenzione al commodity trading, ma anche alle prospettive offerte dalla regione asiatica in altri settori di interesse per le imprese ticinesi.

Lo scorso 23 settembre, a Lugano, si è tenuto un incontro con una delegazione dell’Office for Attracting Strategic Enterprises (OASES) di Hong Kong, rappresentata da Bryan Peng, Executive Director, e Frenda Cheung, Chief Manager (Fintech). L’incontro ha offerto l’occasione per approfondire le prospettive di collaborazione economica e tecnologica tra Hong Kong e il Ticino, nonché gli strumenti messi a disposizione delle imprese internazionali interessate a sviluppare attività nella regione. Istituito dal Governo di Hong Kong per attrarre imprese strategiche e favorire lo sviluppo di settori ad alto valore aggiunto, OASES sostiene l’insediamento e l’espansione di aziende innovative, facilitandone l’accesso all’ecosistema economico, scientifico e finanziario locale.
Grazie alla sua posizione strategica, alla consolidata vocazione internazionale e alla vicinanza ai mercati della Cina continentale, Hong Kong rappresenta un potenziale punto di accesso privilegiato alla Greater Bay Area, una delle regioni economicamente più dinamiche dell’Asia, che comprende Hong Kong, Macao e nove città della provincia del Guangdong. Accanto alle opportunità nel settore del commodity trading, approfondite in una pubblicazione dedicata della LCTA, la delegazione ha illustrato le iniziative promosse da Hong Kong in altri ambiti di particolare interesse per il tessuto economico ticinese, tra cui le scienze della vita, l’industria avanzata e le tecnologie finanziarie.

Scienze della vita e tecnologie medicali

Hong Kong sta rafforzando il proprio ruolo di polo internazionale per le biotecnologie, la ricerca clinica e lo sviluppo di dispositivi medici, grazie alla presenza di università e istituzioni sanitarie di primo piano, infrastrutture di ricerca e strumenti di sostegno alle imprese innovative. Tra i principali punti di forza figura la possibilità di accedere a finanziamenti attraverso il mercato dei capitali locale, che offre canali dedicati anche alle imprese biotecnologiche nelle fasi precedenti alla commercializzazione dei prodotti.
Un’attenzione particolare è riservata alla ricerca clinica e all’evoluzione del quadro regolamentare. Le iniziative di collaborazione con la Greater Bay Area consentono infatti di ampliare le opportunità di sperimentazione clinica e di facilitare, a determinate condizioni, l’accesso di farmaci e dispositivi medici innovativi alle strutture sanitarie della Cina continentale. Per le aziende ticinesi attive nei settori farmaceutico, biotecnologico, medtech e delle tecnologie per la salute, queste iniziative aprono prospettive di collaborazione scientifica, sviluppo di nuovi prodotti e accesso ai mercati asiatici.

Industria avanzata, microelettronica e nuove tecnologie

Un secondo ambito prioritario riguarda lo sviluppo dell’industria avanzata, in particolare nei settori della microelettronica, dei semiconduttori, dei nuovi materiali e delle tecnologie energetiche. Attraverso la strategia New Industrialisation, Hong Kong punta a rafforzare le capacità produttive ad alto contenuto tecnologico, favorendo il trasferimento dei risultati della ricerca verso applicazioni industriali e processi produttivi innovativi. A sostegno di questa trasformazione sono stati introdotti programmi di finanziamento, tra cui il New Industrialisation Acceleration Scheme e il New Industrialisation Funding Scheme, che prevedono forme di cofinanziamento per investimenti in impianti produttivi intelligenti, automazione e tecnologie avanzate.
L’ecosistema locale comprende inoltre centri di ricerca specializzati, infrastrutture per la sperimentazione e la produzione pilota, nonché parchi tecnologici che favoriscono la collaborazione tra università e industria. Si tratta di un contesto di potenziale interesse anche per le imprese ticinesi attive nella meccanica di precisione, nella microtecnica, nell’elettronica e nella produzione di componenti ad alto valore aggiunto, in particolare sul fronte della collaborazione tecnologica, della ricerca applicata e dello sviluppo industriale.

Fintech e innovazione nei servizi finanziari

Il terzo settore di interesse è quello delle tecnologie finanziarie. Hong Kong dispone di un sistema finanziario internazionale consolidato e sta investendo nello sviluppo di soluzioni innovative per i pagamenti, l’intelligenza artificiale, la gestione dei dati e la digitalizzazione delle attività finanziarie. La strategia Fintech 2030, promossa dalla Hong Kong Monetary Authority, individua quattro ambiti prioritari: dati e pagamenti, intelligenza artificiale, resilienza e tokenizzazione. Tra le iniziative figurano piattaforme per la condivisione sicura dei dati tra imprese e istituti bancari, sistemi di pagamento transfrontalieri e lo sviluppo di un quadro regolamentare per le stablecoin e le attività finanziarie digitali.
Un ulteriore ambito di sviluppo riguarda la tokenizzazione degli strumenti finanziari, già sperimentata attraverso l’emissione di obbligazioni verdi digitali. Per le imprese ticinesi attive nei servizi finanziari, nel software, nella cybersecurity e nelle tecnologie applicate alla finanza, l’evoluzione dell’ecosistema fintech di Hong Kong offre nuove prospettive di collaborazione con operatori finanziari e centri di innovazione asiatici.

Un ecosistema per l’internazionalizzazione delle imprese

Un elemento trasversale alle iniziative illustrate è la volontà di Hong Kong di attrarre imprese internazionali non soltanto attraverso incentivi finanziari, ma anche mettendo a disposizione un ecosistema integrato di ricerca, infrastrutture, competenze e servizi. Strutture quali Hong Kong Science and Technology Parks, Cyberport e i parchi tecnologici e industriali della regione contribuiscono a facilitare l’insediamento delle imprese e a favorire la collaborazione tra il mondo accademico e quello economico.
Accanto ai settori tecnologici e industriali, Hong Kong punta inoltre a consolidare il proprio ruolo nel commercio internazionale, anche attraverso lo sviluppo delle attività legate alle materie prime, un ambito che presenta elementi di interesse e possibili sinergie con il settore del commodity trading presente in Ticino.

Rafforzare il dialogo economico tra Ticino e Hong Kong

L’incontro con OASES si inserisce nell’attività della Cc-Ti volta a favorire il dialogo con interlocutori economici e istituzionali internazionali e a individuare nuove opportunità per le imprese del territorio. In un contesto caratterizzato dalla crescente importanza dell’innovazione tecnologica, dalla trasformazione delle catene del valore e dalla diversificazione dei mercati, il confronto con realtà economiche come Hong Kong contribuisce ad ampliare le prospettive di collaborazione e a rafforzare i collegamenti tra i rispettivi ecosistemi imprenditoriali.
Grazie alle infrastrutture tecnologiche e finanziarie e agli strumenti di sostegno all’innovazione, Hong Kong si propone come piattaforma per le imprese interessate a sviluppare attività di ricerca, collaborazioni industriali e iniziative commerciali nella regione asiatica.

[English Summary]

Hong Kong and Ticino: Exploring Opportunities for Business, Innovation and International Cooperation

On 23 September 2026, the Lugano Chamber of Commerce (Cc-Ti) and the Lugano Commodity Trading Association (LCTA) welcomed a delegation from Hong Kong’s Office for Attracting Strategic Enterprises (OASES), represented by Bryan Peng, Executive Director, and Frenda Cheung, Chief Manager (Fintech).
The meeting provided an opportunity to exchange views on economic and technological cooperation between Hong Kong and Ticino, highlighting potential synergies between the two business ecosystems and Hong Kong’s role as an international gateway to the Greater Bay Area and Mainland China.
While commodity trading was a central topic of the meeting and is covered in a separate LCTA publication, the discussions also highlighted opportunities in three additional sectors of particular relevance to Ticino’s business community: life and health technology, advanced manufacturing, and fintech.

  • Life and Health Technology: Hong Kong is strengthening its position as an international hub for biotechnology, clinical research and medical innovation. Its leading universities, research infrastructure, access to capital and evolving regulatory framework provide opportunities for pharmaceutical, biotech and medtech companies seeking research partnerships, product development and expansion into Asian markets.
  • Advanced Manufacturing: Through its New Industrialization strategy, Hong Kong is promoting high-value manufacturing, microelectronics, advanced materials and new energy technologies. Dedicated funding schemes, research centers and specialized industrial infrastructure support technological innovation and smart manufacturing. These initiatives may be particularly relevant to Ticino’s precision engineering, microtechnology and advanced manufacturing industries.
  • Fintech and Financial Innovation: As a major international financial center, Hong Kong continues to invest in digital finance, artificial intelligence, cross-border payments and tokenization. Its Fintech 2030 strategy and evolving regulatory environment offer opportunities for collaboration in financial technology, digital solutions and related services.

The exchange highlighted Hong Kong’s combination of international connectivity, research capabilities, financial resources and government-backed initiatives designed to attract and support innovative enterprises. For Ticino-based companies, Hong Kong may serve not only as an entry point to Asian markets but also as a platform for technological cooperation, research and international business development.
The meeting also underscored the value of continued dialogue between Hong Kong and Ticino, with a view to identifying areas of mutual interest and fostering closer economic ties.

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GeoRisk Ticino: dove si sposta il rischio? Numero 2

Il Numero 02 di GeoRisk Ticino, dedicato ai fatti di settembre 2026, registra un nuovo aumento del rischio geopolitico e geoeconomico sulle filiere ticinesi e svizzere. L’osservatorio della Cc-Ti, realizzato in collaborazione con Energytide, evidenzia un indice che resta nella fascia media, ma dietro il dato complessivo emergono dinamiche molto diverse tra vendite e acquisti e tra le singole filiere.

Un quadro in movimento

Energia, logistica, materie prime, valute e politica commerciale si intrecciano in un quadro in continua evoluzione, nel quale gli stessi sviluppi possono avere effetti molto diversi sulle singole filiere e sulle imprese. Dal Golfo al Reno, il nuovo numero di GeoRisk Ticino segue i principali fronti di rischio e la loro possibile evoluzione.

Non tutti i fattori vanno però nella stessa direzione. Alcuni possono tradursi in un rischio per determinate imprese e, allo stesso tempo, aprire opportunità per altre. È proprio questa doppia lettura a diventare particolarmente importante quando geopolitica e geoeconomia si traducono in costi, forniture, mercati e competitività.

Cosa monitorare a ottobre?

Quali filiere risultano oggi maggiormente esposte? Perché Ticino e Svizzera possono reagire diversamente agli stessi shock? Quali fattori rappresentano un rischio e quali possono invece aprire opportunità? E quali sviluppi potrebbero cambiare nuovamente il quadro?

Il Numero 02 di GeoRisk Ticino offre una lettura strutturata dei principali sviluppi attraverso tre prospettive:

  • Rischi e opportunità – gli effetti dei cambiamenti geopolitici e geoeconomici sulle diverse filiere;
  • Scenari evolutivi – le possibili direzioni del quadro nei prossimi mesi;
  • Segnali da monitorare a ottobre – le questioni chiave su cui le imprese sono chiamate a riflettere.

L’analisi completa nell’Area Soci

Come annunciato in occasione del lancio dell’osservatorio, a partire da questa seconda edizione l’Executive Summary e il report completo di GeoRisk Ticino sono riservati agli associati Cc-Ti e disponibili nell’Area Soci, alla voce Internazionale. Chi non disponesse ancora dei dati di accesso può rivolgersi a Lisa Pantini, Responsabile delle relazioni con i soci.

Per domande o approfondimenti sui contenuti di GeoRisk Ticino è possibile contattare Monica Zurfluh, Responsabile Servizio Commercio internazionale, all’indirizzo georisk@cc-ti.ch.

Link utile

GeoRisk Ticino: sotto osservazione i rischi geopolitici per le imprese – Cc-Ti (Numero 01)

GeoRisk Ticino: sotto osservazione i rischi geopolitici per le imprese

Le tensioni internazionali non restano lontane dalle imprese: possono arrivare rapidamente nei bilanci, nei tempi di consegna e nelle condizioni di accesso ai mercati. Barriere commerciali, rotte logistiche sotto pressione, rincari dell’energia e volatilità delle materie prime incidono sempre più da vicino sull’attività quotidiana delle aziende.
Per aiutare il tessuto economico cantonale a leggere questi segnali e a valutarne le possibili ripercussioni, la Cc-Ti lancia GeoRisk Ticino, uno strumento di monitoraggio mensile dedicato al rischio geopolitico sulle catene di fornitura manifatturiere.

Il primo numero, riferito allo scenario di agosto 2026, colloca il rischio in fascia media, con un indice sintetico di 42 per il Canton Ticino e di 47 per la Svizzera, su una scala da 0 a 100.

GeoRisk Ticino è promosso dalla Cc-Ti e realizzato con la collaborazione di Energytide, società specializzata nell’analisi dei rischi geopolitici e geoeconomici. Nasce con l’obiettivo di tradurre quanto accade sullo scenario internazionale in una lettura concreta delle possibili conseguenze per le forniture e i mercati di sbocco delle imprese ticinesi.

Vengono prese in esame otto filiere manifatturiere – farmaceutica, elettronica, chimica, macchinari, apparecchiature elettriche, metalli industriali, alimentare e abbigliamento – analizzandole sia dal lato delle esportazioni sia da quello delle importazioni e mettendo a confronto il Canton Ticino con la Svizzera.

La valutazione considera otto dimensioni – paesi, politica commerciale, domanda, valute, logistica, energia, materie prime ed esposizione settoriale – e attribuisce a ciascuna filiera un indice su una scala da 0 a 100, articolato in tre fasce di rischio: bassa fino a 40 punti, media tra 40 e 60 e alta oltre 60. A questi si aggiunge un indice sintetico, che restituisce una misura complessiva del rischio per il Canton Ticino e per la Svizzera.

Il valore dell’analisi non sta però soltanto nella fotografia del singolo mese. L’aggiornamento regolare degli indici permetterà di seguirne l’evoluzione nel tempo e di capire non solo se il rischio aumenta o diminuisce, ma anche quali fattori ne stanno modificando il profilo. L’obiettivo è quindi andare oltre il semplice monitoraggio di ciò che accade nel mondo, per individuare dove e attraverso quali canali gli sviluppi internazionali possono incidere concretamente sull’attività delle imprese.

Ad agosto la pressione si sposta dalla domanda ai costi

Nel mese di agosto la pressione sulle imprese si è spostata soprattutto dalla domanda ai costi e agli approvvigionamenti. La congiuntura manifatturiera mostra infatti alcuni segnali di miglioramento in Svizzera e nell’area euro, mentre aumentano le tensioni legate alla politica commerciale, alla logistica, all’energia e alle materie prime.

Tra i fattori che incidono maggiormente sul quadro di agosto figurano il differenziale tariffario che penalizza l’industria tecnologica svizzera sul mercato statunitense, le criticità che interessano contemporaneamente importanti corridoi logistici – dal Reno al Canale di Panama fino allo Stretto di Hormuz – e le pressioni sui prezzi dell’energia e di alcune materie prime, in particolare memorie, rame e cereali.

Anche l’indebolimento del franco ha un impatto ambivalente: da un lato sostiene la competitività delle esportazioni, dall’altro rende più costosi gli acquisti dall’estero.

Gli approvvigionamenti maggiormente sotto pressione

È proprio sul fronte degli approvvigionamenti che emergono le pressioni più diffuse. Tutte le otto filiere di importazione analizzate registrano ad agosto un aumento del rischio e l’intera area degli acquisti raggiunge o supera la soglia dei 40 punti. Particolarmente esposta è l’elettronica, che raggiunge un indice di 56, anche a causa della scarsità mondiale di memorie e dei lunghi tempi di consegna dei componenti.

Sul fronte delle esportazioni il quadro è invece più articolato. L’elettronica raggiunge un indice di 52, macchinari e apparecchiature elettriche 48 e i metalli industriali 44. Il farmaceutico ticinese è l’unica filiera in controtendenza, con un indice che scende a 36 e rientra così nella fascia di rischio basso.

Il report completo a disposizione ogni mese nell’Area Soci

GeoRisk Ticino si configura come uno strumento di monitoraggio continuativo, aggiornato ogni mese, volto a offrire alle imprese associate alla Cc-Ti una lettura strutturata di come i rischi geopolitici e geoeconomici possono riflettersi sull’attività industriale e commerciale.

Il primo numero contiene anche la baseline strutturale dell’analisi: il quadro di riferimento iniziale costruito sulla struttura reale del commercio estero cantonale e nazionale. Questa base permette di comprendere il peso e le specificità delle diverse filiere, ma soprattutto di individuare le vulnerabilità che possono rendere il Canton Ticino e la Svizzera più o meno esposti agli sviluppi internazionali.

A partire dai prossimi aggiornamenti sarà così possibile affiancare alla fotografia del rischio anche una lettura della sua evoluzione nel tempo, facendo emergere cambiamenti, segnali di attenzione e temi che meritano ulteriori approfondimenti.

In via eccezionale, in occasione di questa edizione di lancio, il report completo – con l’analisi di agosto, i dati e le matrici di rischio delle singole filiere – è disponibile per tutti gli utenti del nostro sito.

A partire dalla prossima edizione, lo studio completo sarà consultabile ESCLUSIVAMENTE nell’Area Soci, alla voce “Internazionale” (chi non disponesse ancora dei dati di accesso può rivolgersi a Lisa Pantini, Responsabile delle relazioni con i soci).

Per domande e approfondimenti sui contenuti di GeoRisk Ticino è possibile rivolgersi a Monica Zurfluh, Responsabile del Servizio Commercio internazionale, tramite la linea dedicata georisk@cc-ti.ch.

Importazioni di acciaio nell’UE: definite le regole sul melt and pour

La Commissione europea ha adottato il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1963, che definisce le prove documentali necessarie per comprovare il Paese di fusione e colata (melt and pour) dell’acciaio importato nell’Unione europea.

Un nuovo quadro per le importazioni di acciaio nell’UE

Il settore siderurgico dell’Unione europea continua a risentire degli effetti della persistente sovraccapacità produttiva mondiale, aggravata da pratiche commerciali distorsive, sovvenzioni pubbliche e misure restrittive adottate da Paesi terzi che rischiano di deviare verso il mercato europeo ulteriori flussi di importazione.
Per far fronte a tale situazione, dal 1° luglio 2026 il Regolamento (UE) 2026/1384 ha sostituito il precedente regime di salvaguardia sull’acciaio con un nuovo sistema che prevede, tra l’altro, contingenti tariffari annuali, un dazio del 50% oltre contingente e l’obbligo di documentare il Paese in cui l’acciaio è stato originariamente fuso e colato, il cosiddetto melt and pour.
Con l’adozione del Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1963 del 28 agosto 2026, la Commissione europea ha ora definito le prove documentali richieste per comprovare il melt and pour, prevedendo anche una fase transitoria. Le nuove disposizioni si applicheranno dal 1° ottobre 2026

Contingenti tariffari annuali

A partire dal 1° luglio 2026 sono stati aperti contingenti tariffari annuali per ciascuna categoria di prodotti siderurgici elencata nell’allegato I del regolamento.
I contingenti sono:

  • ripartiti per categoria di prodotto;
  • gestiti su base trimestrale dalla Commissione europea;
  • assegnati ai singoli Paesi mediante successivi atti di esecuzione.

Nel primo anno di applicazione, le quantità non utilizzate potranno essere riportate al trimestre successivo; dal luglio 2027 tale possibilità sarà valutata annualmente dalla Commissione in funzione dell’andamento del mercato e del grado di utilizzo dei contingenti.

Dazio del 50% oltre contingente

Una delle modifiche più significative riguarda il livello della protezione tariffaria.
Qualora il contingente disponibile per una determinata categoria risulti esaurito, oppure l’importazione non possa beneficiare del contingente, viene applicato un dazio ad valorem del 50%, in luogo del precedente 25%.
Il nuovo dazio si aggiunge agli eventuali altri diritti doganali applicabili alle merci interessate.

Obbligo di documentare il Paese di fusione e colata

Tra le principali novità introdotte dal regolamento figura l’obbligo, per gli importatori, di fornire informazioni e prove verificabili sul Paese di fusione e colata (country of melt and pour), ossia il Paese nel quale il ferro o l’acciaio grezzo è stato inizialmente prodotto allo stato liquido e successivamente colato nel suo primo stato solido.

Melt and pour: le prove documentali

Con il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1963, la Commissione europea ha definito la documentazione necessaria per comprovare il Paese di fusione e colata.
Il documento principale previsto dal regolamento è il Mill Test Certificate (MTC) – indicato come “certificato del produttore” nella versione italiana del regolamento – che dovrà contenere:

  • il Paese di fusione e colata;
  • il numero di colata (heat number) dell’acciaio importato.

Qualora il Mill Test Certificate non contenga una di queste informazioni, le autorità doganali potranno considerare, a integrazione del certificato, ulteriori documenti contenenti le informazioni mancanti, tra cui:

  • fatture;
  • bolle di consegna;
  • certificati di qualità e clausole di ordini di acquisto o contratti eseguiti;
  • dichiarazioni a lungo termine dei fornitori;
  • documenti di contabilità analitica e di produzione;
  • documenti doganali del paese esportatore;
  • corrispondenza commerciale;
  • descrizioni dei prodotti.

Fase transitoria fino al 30 settembre 2027

È prevista una fase transitoria dal 1° ottobre 2026 al 30 settembre 2027.
Durante questo periodo, qualora non sia possibile fornire il Mill Test Certificate, i documenti sopra indicati potranno essere considerati dalle autorità doganali anche come prove a sé stanti, purché contengano sia l’indicazione del Paese di fusione e colata sia il numero di colata. Dal 1° ottobre 2027, tale possibilità verrà meno e la documentazione alternativa potrà essere utilizzata unicamente a integrazione del Mill Test Certificate.
Quando il Paese di fusione e colata viene comprovato mediante documentazione complementare o alternativa al Mill Test Certificate, le autorità doganali procederanno a controlli documentali delle informazioni e delle prove presentate.
In particolare, qualora non sia possibile fornire il Mill Test Certificate e si ricorra agli altri mezzi di prova ammessi, le verifiche delle autorità doganali potranno ritardare l’accesso al contingente tariffario pertinente fino al loro completamento.
Il Paese di fusione e colata dovrà essere dichiarato mediante gli appositi codici documento TARIC.
La mancata dichiarazione del Paese di fusione e colata supportata da adeguate prove verificabili comporterà il rifiuto dell’importazione.
Le nuove disposizioni si applicheranno dal 1° ottobre 2026.

Accordi di libero scambio: nessuna esenzione automatica

Un ulteriore elemento di rilievo consiste nel fatto che il nuovo sistema si applicherà anche ai prodotti provenienti da Paesi con i quali l’UE ha concluso accordi di libero scambio o che beneficiano di preferenze tariffarie autonome.
Solo qualora la Commissione decida di attivare specifiche misure di salvaguardia bilaterali previste dal relativo accordo commerciale tali importazioni saranno disciplinate secondo il relativo meccanismo.
Restano invece escluse dall’applicazione dei contingenti e del dazio fuori contingente le importazioni originarie di Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Possibili estensioni ad altri prodotti

Il regolamento prevede una serie di revisioni periodiche del nuovo regime.
Entro il 31 dicembre 2026, la Commissione europea dovrà valutare l’opportunità di estendere il campo di applicazione del regolamento ad alcune ulteriori categorie di prodotti siderurgici, tra cui i tubi di ghisa (NC 7303 00 10 e 7303 00 90), i fili di altri acciai legati (NC 7229 20 00, 7229 90 20, 7229 90 50 e 7229 90 90), i fili di acciaio inossidabile (NC 7223 00 11, 7223 00 19, 7223 00 91 e 7223 00 99) e determinate barre di acciaio (NC 7214 10 00, 7228 10 50, 7228 40 10 e 7228 40 90).
Entro il 30 giugno 2027, sarà inoltre esaminata la possibilità di includere anche prodotti fabbricati con una quantità significativa di acciaio o contenenti una quantità significativa di acciaio, con particolare attenzione ai prodotti siderurgici trasformati (downstream steel products).
Infine, entro il 30 giugno 2028, la Commissione valuterà se il criterio del paese di fusione e colata debba assumere un ruolo più incisivo, diventando il parametro per beneficiare dei contingenti tariffari previsti dal regolamento, anziché costituire unicamente un obbligo informativo e documentale.

Implicazioni per le imprese

Per le imprese che esportano prodotti siderurgici verso l’Unione europea, il nuovo quadro richiede particolare attenzione non soltanto alla disponibilità della documentazione, ma anche alla tracciabilità delle informazioni lungo la catena di approvvigionamento.
Le imprese interessate dovrebbero in particolare:

  • verificare se i prodotti esportati rientrano tra le categorie interessate;
  • assicurarsi che il Mill Test Certificate riporti il Paese di fusione e colata e il relativo heat number;
  • verificare la disponibilità e la coerenza di tali informazioni anche quando nella catena commerciale intervengono trader, distributori o altri intermediari;
  • adeguare, ove necessario, i flussi informativi e documentali con fornitori e clienti;
  • monitorare l’utilizzo dei contingenti tariffari assegnati;
  • valutare gli effetti economici derivanti dall’eventuale applicazione del dazio del 50% in caso di superamento del contingente

In vista dell’entrata in applicazione dei nuovi obblighi il 1° ottobre 2026, diventa quindi importante verificare tempestivamente con i propri fornitori la disponibilità e la qualità delle informazioni relative al Paese di fusione e colata, affinché queste possano essere trasmesse lungo la catena commerciale e messe a disposizione dell’importatore nell’Unione europea.

Nota: il presente articolo è stato originariamente pubblicato il 26 giugno 2026 e aggiornato il 1° settembre 2026, alla luce dell’adozione del Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1963.

Scheda di sintesi

Per facilitare l’orientamento delle imprese associate, abbiamo predisposto una scheda di sintesi che riassume il funzionamento del nuovo regime, con particolare attenzione al trattamento dei prodotti di origine svizzera, alle regole sull’origine non preferenziale e agli adempimenti documentali. La scheda è disponibile nell’Area Soci alla voce “Internazionale”. Non avete i dati di accesso? Lisa Pantini, Responsabile delle relazioni con i soci, è a vostra disposizione.

Autore e contatto in Cc-Ti

Monica Zurfluh
Responsabile Commercio Internazionale
T +41 91 911 51 35
zurfluh@cc-ti.ch

GeoRisk Ticino

Trasformare i rischi globali in consapevolezza strategica per le aziende

In un’economia sempre più interconnessa, anche eventi che si verificano lontano dal Ticino possono incidere rapidamente sull’attività quotidiana delle imprese. Tensioni geopolitiche, nuove politiche commerciali, difficoltà nelle catene di approvvigionamento, oscillazioni valutarie e shock energetici possono influenzare costi, disponibilità di materie prime e continuità produttiva. Per aiutare le aziende a orientarsi in questo scenario nasce GeoRisk Ticino, un servizio di monitoraggio e analisi pensato specificamente per la realtà economica cantonale.

Il progetto offre alle aziende associate uno strumento concreto per interpretare gli sviluppi internazionali che possono avere ripercussioni sul commercio e sulle filiere produttive ticinesi. A differenza delle analisi generiche disponibili sul mercato, GeoRisk Ticino parte dalla struttura reale dell’economia cantonale e concentra l’attenzione sui principali mercati di sbocco e sulle fonti di approvvigionamento più rilevanti per le imprese del territorio.

Al centro del servizio vi è un report periodico che combina informazioni geopolitiche, macroeconomiche e commerciali, collegandole alle filiere strategiche per il Ticino. Il valore aggiunto non consiste solo nel descrivere ciò che accade nel mondo, ma nel tradurre gli eventi internazionali in indicazioni utili per le aziende locali: quali rischi possono emergere, quali opportunità si possono aprire e quali decisioni strategiche o operative meritano maggiore attenzione.

Uno degli elementi più distintivi di GeoRisk Ticino è la matrice di rischio geopolitico delle filiere ticinesi, costruita a partire dai dati ufficiali sul commercio estero e aggiornata in base all’evoluzione degli scenari internazionali. Le principali filiere di importazione ed esportazione vengono monitorate attraverso un indice sintetico, che permette di misurare il livello di esposizione al rischio e di seguirne l’andamento nel tempo.

La metodologia si basa su tre criteri fondamentali: il grado di instabilità del mercato di destinazione o della fonte di approvvigionamento, la possibilità di sostituire partner commerciali o risorse in caso di interruzione, e il livello di concentrazione degli scambi su pochi attori. Dalla combinazione di questi fattori nasce un indice di rischio espresso su una scala da 0 a 100, che consente di confrontare in modo immediato le diverse filiere e di individuare quelle più vulnerabili alle turbolenze internazionali.

Il monitoraggio viene poi arricchito da variabili che considerano sia le cause dei rischi sia i loro effetti economici. L’analisi osserva, tra gli altri aspetti, l’evoluzione della situazione nei singoli Paesi, le politiche economiche e commerciali, l’andamento della domanda, le dinamiche valutarie, la logistica, l’energia, le materie prime e l’esposizione dei diversi settori. Questo approccio permette di cogliere non solo l’emergere di nuovi rischi, ma anche il modo in cui essi possono propagarsi lungo le catene del valore.

Un ulteriore punto di forza è il confronto sistematico tra il Ticino e la Svizzera nel suo insieme. Questa prospettiva permette alle imprese di capire se una determinata criticità rientra in una tendenza generale oppure se riguarda in modo particolare il Cantone, richiedendo quindi un’attenzione specifica.

In sintesi, GeoRisk Ticino mette a disposizione delle aziende uno strumento solido, mirato e concreto per leggere i rischi internazionali con gli occhi dell’economia ticinese. Basato su dati ufficiali, metodologie trasparenti e un forte radicamento nel territorio, il servizio aiuta le imprese ad anticipare gli sviluppi esterni, rafforzare la consapevolezza dei rischi e prendere decisioni più informate in un contesto globale sempre più complesso.

Per maggiori informazioni siamo a disposizione con una mail dedicata: georisk@cc-ti.ch

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Polizza di carico elettronica: più certezza giuridica

Il 1° luglio 2026 è entrata in vigore una modifica dell’Ordinanza sulla navigazione marittima che rafforza il quadro giuridico svizzero per l’utilizzo delle electronic Bills of Lading (eB/L). La normativa chiarisce espressamente che le polizze di carico possono essere emesse sotto forma di diritti valori registrati. Un passo che si inserisce in una trasformazione internazionale già in corso, con documenti commerciali elettronici sempre più presenti nelle operazioni di trasporto, commercio e finanziamento.

La Bill of Lading (B/L), o polizza di carico, accompagna da secoli il commercio marittimo. Attesta la presa in carico delle merci da parte del vettore, documenta le condizioni del trasporto e, quando assume natura di titolo rappresentativo, consente di esercitare e trasferire i diritti sulle merci.
La sua digitalizzazione non riguarda quindi soltanto il modo in cui un documento viene creato o trasmesso. Occorre poter riprodurre in ambiente elettronico anche le funzioni giuridiche che tradizionalmente dipendono dal documento cartaceo.

Cosa è cambiato dal 1° luglio 2026

Con il nuovo art. 15a dell’Ordinanza sulla navigazione marittima, in vigore dal 1° luglio 2026, viene espressamente stabilito che le polizze di carico possono essere emesse sotto forma di diritti valori registrati, con rinvio all’art. 1153a del Codice delle obbligazioni (CO).
Il principio non è però nuovo. La possibilità di emettere titoli rappresentativi delle merci come diritti valori registrati è prevista dal diritto svizzero già dal 2021, nell’ambito della legislazione sulla tecnologia di registro distribuito (DLT).
La modifica del 2026 interviene specificamente sulla polizza di carico marittima, rendendo esplicita questa possibilità anche nella relativa disciplina settoriale e rafforzando così la certezza giuridica per l’utilizzo delle eB/L in Svizzera.

Perché digitalizzare una B/L è particolare

Nel commercio internazionale molti documenti – dalla fattura commerciale al packing list – vengono già creati, trasmessi e archiviati elettronicamente.
Per la Bill of Lading la questione è più articolata perché, quando ha natura di titolo rappresentativo, il documento non serve soltanto a registrare o comunicare informazioni: al possesso e al trasferimento della polizza sono collegati diritti sulle merci.
Durante una spedizione, ad esempio, le merci possono essere oggetto di compravendita mentre sono ancora in viaggio. Nel sistema tradizionale, il trasferimento della polizza di carico può consentire il trasferimento dei relativi diritti senza che la merce debba essere fisicamente consegnata da un operatore all’altro.
Nel passaggio al digitale occorre quindi riprodurre questa funzione senza ricorrere all’originale cartaceo.

Come funziona il modello svizzero

La risposta del diritto svizzero passa attraverso i diritti valori registrati.
In termini semplificati, si tratta di diritti che possono essere esercitati e trasferiti attraverso un registro elettronico conforme ai requisiti stabiliti dal Codice delle obbligazioni. Il sistema deve permettere al titolare di disporre del proprio diritto mediante procedure tecniche e deve garantire, tra l’altro, l’integrità delle informazioni registrate e la trasparenza sul funzionamento del registro.
Per una eB/L, il meccanismo elettronico deve quindi permettere di determinare chi è legittimato a disporre del titolo e consentirne il trasferimento secondo le regole del sistema.
È questa la differenza sostanziale rispetto alla semplice digitalizzazione di un documento: una scansione o un PDF possono riprodurre le informazioni contenute in una Bill of Lading, ma non sostituiscono automaticamente il meccanismo giuridico collegato all’originale cartaceo.
La questione assume particolare rilevanza anche nel trade finance, dove la Bill of Lading svolge un ruolo importante nelle operazioni documentarie e nel finanziamento delle merci.

Un mercato internazionale già in movimento

La Svizzera non si muove in isolamento. La digitalizzazione dei documenti commerciali trasferibili è da anni oggetto di iniziative internazionali e di riforme legislative in diverse giurisdizioni.
Un riferimento importante è il Model Law on Electronic Transferable Records (MLETR) adottato dall’UNCITRAL nel 2017. Il modello mira a rendere possibile l’utilizzo giuridico di documenti trasferibili elettronici – tra cui le Bill of Lading – attraverso il principio dell’equivalenza funzionale con i corrispondenti documenti cartacei.
Diversi ordinamenti hanno nel frattempo introdotto normative che riconoscono i documenti trasferibili elettronici. Tra questi figurano importanti piazze del commercio e della finanza internazionale, mentre nel Regno Unito l’Electronic Trade Documents Act 2023 ha creato una base giuridica specifica per attribuire a determinati documenti commerciali elettronici gli stessi effetti dei loro equivalenti cartacei.
Anche l’industria marittima si sta muovendo rapidamente. Vettori, trader, banche e fornitori tecnologici utilizzano già soluzioni eB/L e i principali ocean carrier hanno assunto impegni per accelerarne l’adozione nei prossimi anni.
La modifica svizzera va quindi letta all’interno di una trasformazione internazionale già avviata: non introduce la eB/L nel commercio mondiale, ma adegua e chiarisce il quadro svizzero in un mercato che sta progressivamente ampliando l’utilizzo dei documenti commerciali elettronici.

Dalle piattaforme all’interoperabilità

La disponibilità di una base giuridica non risolve da sola tutte le questioni operative.
Una transazione marittima può coinvolgere esportatore, importatore, trader, vettore, spedizioniere, banca, assicuratore e altri intermediari, distribuiti in più Paesi. La eB/L deve quindi poter circolare lungo una catena nella quale soggetti diversi utilizzano sistemi tecnologici differenti e operano nell’ambito di ordinamenti diversi.
Uno dei temi centrali è perciò l’interoperabilità.
Storicamente molte piattaforme eB/L si sono sviluppate come ecosistemi separati, rendendo necessario che le parti di una transazione utilizzassero la medesima soluzione. Anche questo scenario sta però cambiando.
Nel giugno 2026 cinque provider di eB/L – CargoX, edoxOnline, eTEU, TradeGo e WaveBL – hanno implementato lo standard di interoperabilità della Digital Container Shipping Association (DCSA), rendendo possibile lo scambio di eB/L tra le rispettive piattaforme. È un passaggio significativo verso un mercato nel quale il documento elettronico possa circolare senza che tutti gli operatori debbano appartenere allo stesso ecosistema tecnologico.
La sfida si sta quindi progressivamente spostando dalla semplice disponibilità della tecnologia alla capacità di far dialogare sistemi, operatori e quadri giuridici differenti.

Cosa significa per le imprese svizzere?

Per un’impresa svizzera, il nuovo quadro rafforza la possibilità di integrare le eB/L nei propri processi commerciali, logistici e finanziari. La validità giuridica del documento rappresenta tuttavia solo uno degli aspetti da considerare: occorre verificare la soluzione utilizzata, il diritto applicabile alla transazione e la capacità dei diversi soggetti coinvolti – dal vettore al cliente, fino alla banca – di accettare e gestire la polizza di carico elettronica.
Un esempio concreto nel settore bancario svizzero è quello di Arab Bank Switzerland, che, nell’ambito delle proprie attività di commodity trade finance, ha collaborato con FIATA a un proof of concept per testare il trasferimento di una electronic FIATA Bill of Lading (eFBL) tra clienti della banca attraverso piattaforme eBL differenti. L’esperienza mostra come le eB/L possano trovare applicazione anche nei processi di trade finance; l’adozione non è tuttavia uniforme e, nelle operazioni che coinvolgono banche o altri finanziatori, è opportuno verificare preventivamente l’accettazione del documento elettronico e della soluzione tecnologica utilizzata.
Un’ulteriore attenzione è richiesta nelle transazioni che coinvolgono più giurisdizioni. Il riconoscimento della eB/L da parte del diritto svizzero non implica infatti, di per sé, che il documento produca gli stessi effetti in ogni ordinamento interessato dall’operazione. La valutazione deve quindi tenere conto dell’intera catena commerciale e finanziaria e dei Paesi coinvolti.

Dalla certezza giuridica all’adozione

I vantaggi della digitalizzazione possono essere significativi: maggiore rapidità nella circolazione dei documenti, minore dipendenza dalla movimentazione degli originali cartacei, riduzione dei rischi di perdita o ritardo e maggiori possibilità di automatizzare i processi commerciali, logistici e finanziari.
Il passaggio alla eB/L non equivale tuttavia alla semplice sostituzione della carta con un documento digitale. Richiede infrastrutture adeguate e la capacità di integrare il titolo elettronico nell’intera transazione.
Con la modifica entrata in vigore il 1° luglio 2026, la Svizzera rafforza la base giuridica per compiere questo passaggio. Il prossimo terreno di sviluppo sarà sempre più quello dell’adozione, dell’interoperabilità e dell’integrazione delle eB/L nei processi del commercio internazionale.

Autore e contatto in Cc-Ti

Monica Zurfluh
Responsabile Commercio Internazionale
T +41 91 911 51 35
zurfluh@cc-ti.ch

Imballaggi e rifiuti di imballaggio nell’UE: nuovi chiarimenti

Ad inizio agosto la Commissione europea ha pubblicato la seconda edizione delle FAQ sul Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR). Il documento fornisce indicazioni operative particolarmente rilevanti anche per le imprese svizzere che esportano imballaggi o prodotti imballati nell’Unione europea.

A pochi giorni dall’applicazione generale del Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), prevista per il 12 agosto 2026, la Commissione europea ha pubblicato la seconda edizione delle FAQ dedicate alla nuova disciplina. Entrato in vigore l’11 febbraio 2025, il Regolamento si applica a tutti gli imballaggi immessi sul mercato dell’UE, vuoti o contenenti un prodotto, indipendentemente dal materiale utilizzato e dal fatto che siano fabbricati nell’Unione o importati da Paesi terzi. Sebbene la maggior parte delle disposizioni diventi applicabile dal 12 agosto 2026, alcuni obblighi, tra cui quelli relativi alla riciclabilità, al contenuto riciclato, ai divieti e agli obiettivi di riutilizzo, entreranno in applicazione in una fase successiva. Il nuovo documento della Commissione, datato 3 agosto 2026, introduce 26 risposte aggiuntive e ne aggiorna altre 7 rispetto alla versione di marzo 2026: fornisce così chiarimenti operativi su numerosi aspetti della disciplina e costituisce un importante riferimento interpretativo per le imprese chiamate ad applicare le nuove disposizioni. Tra i temi affrontati figurano, in particolare, l’individuazione del fabbricante dell’imballaggio, gli obblighi documentali, la tracciabilità, il regime transitorio per gli imballaggi già prodotti e il ruolo degli importatori.

Il ruolo dell’importatore europeo

Per le imprese svizzere, il primo interlocutore ai fini della conformità sarà generalmente l’importatore stabilito nell’UE. Quest’ultimo deve verificare che il fabbricante extra-UE abbia effettuato la procedura di valutazione della conformità, predisposto la dichiarazione UE di conformità e rispettato gli obblighi di identificazione e informazione previsti dal PPWR.
L’importatore deve inoltre indicare sull’imballaggio – oppure, quando ciò non è possibile, in un documento di accompagnamento – il proprio nome, denominazione commerciale registrata o marchio registrato, indirizzo postale e, se disponibile, un mezzo di comunicazione elettronico. Le FAQ raccomandano pertanto agli importatori UE di regolare contrattualmente con i fornitori di Paesi terzi la trasmissione delle informazioni e dei documenti necessari.
Per l’esportatore svizzero ciò significa che il cliente o l’importatore UE potrà richiedere informazioni più dettagliate sulla composizione, sul progetto, sui materiali e sulle caratteristiche dell’imballaggio.

Chi è considerato fabbricante dell’imballaggio?

Il fabbricante ai sensi del PPWR non coincide necessariamente con l’impresa che produce materialmente l’imballaggio.
Quando l’imballaggio reca un nome o un marchio, è generalmente considerata fabbricante l’impresa sotto il cui nome o marchio viene immesso sul mercato. Nei casi in cui sull’imballaggio figurino il nome di un’impresa e il marchio di un’altra, occorre invece verificare chi esercita il potere decisionale sulle caratteristiche, sul progetto e sulle specifiche dell’imballaggio. La valutazione deve quindi tenere conto dei rapporti contrattuali tra le parti.
Per gli imballaggi da trasporto realizzati su misura e privi di nome o marchio, è considerato fabbricante il committente che ordina l’imballaggio e ne determina le specifiche progettuali. Il fornitore deve tuttavia trasmettergli la documentazione tecnica necessaria.
Le FAQ precisano inoltre che, in una stessa spedizione, scatole, pellicole, nastri, pallet e altri elementi possono provenire da fabbricanti differenti. Ciascun fabbricante deve quindi essere in grado di dimostrare la conformità dell’imballaggio che immette sul mercato.

Imballaggi già prodotti o presenti in magazzino

La Commissione offre una precisazione significativa sugli stock esistenti.
Gli imballaggi già immessi sul mercato prima del 12 agosto 2026 possono continuare a rimanervi, anche se non conformi alle nuove disposizioni del PPWR.
Gli imballaggi già prodotti o presenti in magazzino prima di tale data, ma non ancora immessi sul mercato, non devono essere distrutti, rifabbricati o rietichettati. Le informazioni relative all’identificazione dell’imballaggio e al fabbricante possono, in questi casi, essere fornite mediante un documento di accompagnamento.
Se per gli imballaggi fabbricati prima del 12 agosto 2026 mancano le informazioni necessarie, il fabbricante deve compiere ogni ragionevole sforzo per ottenerle dal precedente fornitore, dall’eventuale società subentrata oppure mediante proprie valutazioni.

Si ricorda tuttavia che il PPWR prevede specifiche restrizioni per gli imballaggi destinati al contatto con alimenti contenenti sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS). Dal 12 agosto 2026, tali imballaggi non possono essere immessi sul mercato se i PFAS sono presenti in concentrazioni pari o superiori ai limiti stabiliti dall’articolo 5, paragrafo 5. Per questi imballaggi non è previsto un periodo transitorio per l’esaurimento delle scorte: anche quelli prodotti prima del 12 agosto 2026 devono pertanto rispettare i limiti previsti se immessi sul mercato dell’UE a partire da tale data.

Identificazione e tracciabilità

Il PPWR richiede che l’imballaggio sia identificabile mediante il tipo, il numero di lotto, il numero di serie o un altro elemento equivalente.
La Commissione chiarisce che il fabbricante può scegliere liberamente quale identificativo utilizzare. Non è quindi necessario assegnare un codice distinto a ogni singola unità, purché l’identificazione permetta di collegare l’imballaggio alla relativa documentazione e dichiarazione di conformità.
Quando le dimensioni, la forma o la natura dell’imballaggio non consentono di riportare direttamente le informazioni richieste, queste possono essere inserite in un documento di accompagnamento. La possibilità deve essere valutata caso per caso.

Documentazione tecnica e dichiarazione di conformità

Il fabbricante rimane responsabile della predisposizione della documentazione tecnica, anche quando le informazioni necessarie vengono fornite dai produttori dei materiali o dai fornitori degli imballaggi.
La responsabilità giuridica per la conformità non può essere trasferita contrattualmente. Un rappresentante autorizzato può conservare la documentazione e metterla a disposizione delle autorità, ma l’obbligo di predisporla resta in capo al fabbricante.
Fabbricanti e importatori devono conservare la documentazione tecnica per:

  • cinque anni, nel caso di imballaggi monouso;
  • dieci anni, nel caso di imballaggi riutilizzabili.

La documentazione deve comprendere anche le informazioni sul progetto, i disegni di fabbricazione e i materiali utilizzati, assicurando al contempo la tutela delle informazioni commercialmente sensibili.
La dichiarazione UE di conformità deve essere redatta o tradotta nella lingua o nelle lingue richieste dallo Stato membro nel quale l’imballaggio è immesso o messo a disposizione sul mercato.
Anche gli imballaggi da trasporto sono soggetti alla valutazione e alla dichiarazione di conformità. Pallet, pellicole, reggette e altri tipi di imballaggio distinti devono essere valutati separatamente.

Merci in transito nell’UE

Gli imballaggi e i prodotti imballati che transitano nell’Unione verso una destinazione extra-UE non devono rispettare il PPWR, a condizione che non siano immessi in libera pratica e non siano immessi sul mercato dell’Unione.
Se invece i prodotti vengono importati nell’UE e successivamente riesportati, occorre verificare se, nel frattempo, siano stati messi a disposizione o immessi sul mercato europeo.

Controlli e prime misure correttive

La Commissione indica che l’applicazione delle nuove regole non dovrebbe interrompere i flussi commerciali o le catene di approvvigionamento.
In caso di non conformità, le autorità dovrebbero inizialmente informare l’operatore e concedergli un termine ragionevole per adottare le misure correttive necessarie. Divieti, richiami o ritiri dovrebbero intervenire soltanto qualora la non conformità non venga eliminata e continui a persistere.

Cosa dovrebbero fare le imprese svizzere

In vista delle prime forniture soggette al PPWR, le aziende svizzere dovrebbero:

  1. individuare, per ciascun imballaggio, il fabbricante ai sensi del Regolamento;
  2. chiarire contrattualmente i rispettivi obblighi con fornitori, clienti e importatori UE;
  3. raccogliere le informazioni tecniche sui materiali, sulla composizione e sulla progettazione;
  4. collegare ogni tipo o lotto di imballaggio alla relativa documentazione di conformità;
  5. verificare le lingue richieste nei Paesi UE di destinazione;
  6. distinguere gli imballaggi già immessi sul mercato, quelli presenti in stock e quelli prodotti dopo il 12 agosto 2026.

Le FAQ non sostituiscono il testo del Regolamento, ma costituiscono un importante supporto interpretativo per organizzare correttamente responsabilità, documentazione e flussi informativi lungo la catena di fornitura.

Autore e contatto in Cc-Ti

Monica Zurfluh
Responsabile Commercio Internazionale
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zurfluh@cc-ti.ch

Dazi USA sui prodotti farmaceutici: cosa cambia dal 31 luglio

La U.S. Customs and Border Protection (CBP) ha pubblicato le istruzioni operative per l’applicazione dei nuovi dazi della Sezione 232 su farmaci brevettati e ingredienti. Dal 31 luglio 2026 scattano i nuovi obblighi dichiarativi per tutti gli importatori delle merci interessate, mentre l’applicazione dei dazi segue due tempistiche: dal 31 luglio per i prodotti delle aziende indicate nell’Allegato III e dal 29 settembre per quelli delle altre aziende. Per i prodotti di origine svizzera, quando il regime è applicabile, il riferimento è un’aliquota complessiva del 15%, fatti salvi esenzioni e trattamenti più favorevoli.

Lo scorso 3 aprile, nell’articolo Dazi USA sui prodotti farmaceutici, abbiamo illustrato le misure introdotte dagli Stati Uniti con il Proclama 11020 del 2 aprile 2026, adottato nell’ambito della Sezione 232 del Trade Expansion Act.

Il nuovo regime riguarda i farmaci brevettati e gli ingredienti farmaceutici e prevede trattamenti differenziati in funzione del prodotto, dell’origine e dell’azienda produttrice.

Le istruzioni operative CSMS #69395344 pubblicate dalla U.S. Customs and Border Protection (CBP) il 30 luglio 2026 chiariscono ora come applicare concretamente le nuove misure alle importazioni negli Stati Uniti, precisando in particolare gli obblighi dichiarativi, i codici del Capitolo 99 da utilizzare e la gestione delle due date chiave del 31 luglio e del 29 settembre 2026.

31 luglio: dazi per le aziende dell’Allegato III, nuovi obblighi per tutti

Dal 31 luglio 2026, il regime della Sezione 232 diventa applicabile ai prodotti delle aziende elencate nell’Allegato III del Proclama.

La stessa data è però rilevante anche per tutte le altre aziende: dal 31 luglio, infatti, gli importatori delle merci comprese nelle classificazioni interessate dei capitoli HTSUS 29 e 30 devono indicare il pertinente codice del Capitolo 99, indipendentemente dall’azienda produttrice.

Per i prodotti delle aziende non comprese nell’Allegato III, dal 31 luglio al 28 settembre 2026 deve essere utilizzato il codice HTSUS 9903.04.61, che prevede un dazio aggiuntivo della Sezione 232 dello 0%.

In altre parole, dal 31 luglio cambiano le modalità dichiarative per tutti, mentre l’applicazione del nuovo dazio resta differenziata in funzione dell’azienda produttrice.

29 settembre: il regime si estende alle altre aziende

Dal 29 settembre 2026, il regime tariffario diventa applicabile anche ai prodotti delle aziende non comprese nell’Allegato III.

Prodotti di origine svizzera: aliquota complessiva del 15%

Per i prodotti di origine svizzera, quando il regime della Sezione 232 è applicabile, il riferimento è il codice 9903.04.62.

Le istruzioni della CBP confermano un aspetto importante: il 15% rappresenta l’aliquota complessiva, risultante dalla combinazione del dazio ordinario della “Column 1” e del dazio della Sezione 232. Non si tratta quindi necessariamente di un dazio aggiuntivo del 15%.

Se, ad esempio, il dazio ordinario fosse del 5%, la componente della Sezione 232 porterebbe l’aliquota complessiva al 15%, anziché determinare un onere totale del 20%.

Esenzioni e trattamenti specifici

Il 15% non si applica indistintamente a tutti i prodotti di origine svizzera. Il Proclama e le istruzioni operative della CBP prevedono infatti diversi trattamenti specifici e fattispecie con dazio aggiuntivo della Sezione 232 dello 0%.

Tra i codici del Capitolo 99 potenzialmente rilevanti figurano:

  • 9903.04.65 – prodotti delle aziende indicate nell’Allegato II che soddisfano le condizioni degli accordi previsti con il U.S. Department of Commerce: 0% di dazio aggiuntivo;
  • 9903.04.66 – specifiche categorie e utilizzi previsti dalla misura: 0% di dazio aggiuntivo;
  • 9903.04.67 – farmaci generici e relativi ingredienti: 0% di dazio aggiuntivo;
  • 9903.04.69 – merci comprese nelle classificazioni interessate dei capitoli 29 e 30 che non costituiscono “pharmaceutical articles” ai fini della misura: 0% di dazio aggiuntivo.

Qualora un prodotto possa beneficiare di più aliquote previste dal regime, le istruzioni della CBP precisano che si applica l’aliquota più bassa.

Cosa dovrebbero verificare le aziende?

Con l’entrata in applicazione delle nuove regole, per gli esportatori svizzeri diventa importante verificare con l’importatore statunitense e il customs broker:

  • la classificazione HTSUS del prodotto e la sua inclusione nel campo di applicazione della misura;
  • la natura del prodotto e l’eventuale applicabilità di un’esenzione;
  • l’eventuale presenza dell’azienda produttrice nell’Allegato III, che determina la data di applicazione del regime;
  • l’origine della merce;
  • l’eventuale presenza dell’azienda nell’Allegato II e l’applicabilità del relativo trattamento;
  • il corretto codice del Capitolo 99 da indicare nella dichiarazione d’importazione.

Per le aziende non elencate nell’Allegato III, il periodo fino al 28 settembre 2026 rappresenta quindi una fase transitoria utile per verificare classificazione, origine, eventuali esenzioni e corretto codice del Capitolo 99 in vista dell’estensione del regime.


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