L’Amministrazione federale delle finanze ha appena pubblicato i dati concernenti lo sfruttamento fiscale di persone fisiche e giuridiche in Svizzera e nei vari cantoni.
Ebbene i dati ufficiali indicano chiaramente come il Ticino risulta essere il secondo Cantone svizzero con il più elevato indice di sfruttamento fiscale sulle imprese, preceduto unicamente dal Vallese. L’indice cantonale, infatti, indica che il Ticino tassa le aziende l’84% in più della media nazionale, un valore che colloca il nostro Cantone ai vertici della pressione fiscale sulle persone giuridiche. Con buona pace di chi continua a sproloquiare di sgravi fiscali selvaggi, regali alle aziende e cose del genere.
Si tratta di un dato di forte rilevanza economica, che impone una riflessione approfondita sul posizionamento competitivo del Ticino. In un contesto svizzero e internazionale caratterizzato da crescente mobilità delle attività economiche e concorrenza globale, i livelli di imposizione rivestono un ruolo centrale nelle decisioni imprenditoriali relative a investimenti, insediamenti, ampliamenti e mantenimento delle sedi operative. Un Cantone che risulta strutturalmente più oneroso rispetto alla media nazionale rischia di compromettere la propria attrattività per le aziende, con conseguenze dirette su posti di lavoro, gettito fiscale e dinamismo economico.
Questi dati, inoltre, smentiscono in modo netto e inequivocabile la narrazione secondo cui il Ticino avrebbe praticato “sgravi fiscali selvaggi e incontrollati” a favore delle imprese. Al contrario, il confronto intercantonale ufficiale mostra che il nostro Cantone si posiziona nella fascia alta della pressione fiscale, lontanissimo da qualsiasi forma di competizione fiscale aggressiva. Sostenere il contrario non solo non trova riscontro nelle cifre federali, ma rischia di ostacolare un dibattito sereno e basato sui fatti, proprio in un momento in cui il Ticino avrebbe bisogno di discutere con lucidità di come migliorare la sua competitività e sostenere il tessuto economico locale.
Il messaggio che emerge dai dati è chiaro: il Ticino non è un paradiso fiscale per le imprese, bensì uno dei Cantoni con il maggiore sfruttamento del proprio potenziale fiscale nei loro confronti. In questo quadro, attribuire alle aziende una responsabilità ingiustificata o rappresentarle come beneficiarie di privilegi inesistenti rischia soltanto di indebolire il clima di fiducia e collaborazione necessario per sostenere la crescita economica. A maggior ragione, in un contesto del genere, è fondamentale poter contare su un clima di collaborazione e fiducia fra economia, istituzioni politiche e amministrazione. Alla luce di queste evidenze, diventa fondamentale potersi confrontare in maniera costruttiva sul futuro della fiscalità cantonale. Rendere il Ticino più attrattivo non significa favorire pochi, ma garantire condizioni competitive che permettano a tutti – imprese, lavoratori e famiglie – di beneficiare di un’economia dinamica, capace di generare valore e benessere diffuso. Solo partendo da dati oggettivi e riconosciuti sarà possibile costruire politiche efficaci e realmente orientate allo sviluppo.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2023/07/ART23-comunicato-piano-energetico.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2026-02-03 15:08:222026-02-03 15:08:22Fiscalità delle aziende – risultato negativo per il Ticino
Dal 1° febbraio 2026, l’accordo di libero scambio tra l’AELS e la Giordania applicherà esclusivamente le regole di origine della Convenzione PEM riveduta, entrando ufficialmente nella Zona 1 del cumulo paneuromediterraneo.
Con la fine del periodo transitorio al 31 dicembre 2025, il sistema Paneuromediterraneo (PEM) si articola ora in due zone di cumulo:
Zona 1
Zona 2
ALS con regole PEM rivedute
ALS con vecchie regole PEM
Svizzera – UE Convenzione AELS AELS – Albania AELS – Bosnia-Herzegovina AELS – Georgia AELS – Giordania AELS – Moldova AELS – Montenegro AELS – Macedonia del Nord AELS – Serbia
Nella Zona 1, il cumulo diagonale è consentito solo tra materiali che soddisfano le regole di origine rivedute. Eccezioni limitate riguardano materiali importati nel 2025 con vecchie prove dell’origine.
Negli ALS con norme PEM rivedute non è più possibile rilasciare prove dell’origine EUR-MED.
Cosa devono fare le imprese esportatrici
verificare che i materiali utilizzati rispettino le nuove regole di origine;
aggiornare la documentazione d’origine secondo le nuove disposizioni;
considerare eventuali restrizioni per merci importate prima del 2026 con vecchie prove dell’origine;
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2026/02/ART26-Giordania-PEM-riveduta.jpeg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2026-02-02 11:46:212026-02-02 15:12:10La Giordania si unisce alla Zona 1 della Convenzione PEM riveduta
L’evento si è tenuto il 22 gennaio 2026 presso M-Space a Bellinzona, in collaborazione con UBS.
Nella splendida cornice della sede del Sopraceneri a Bellinzona, la Cc-Ti, in collaborazione con UBS, ha dato vita a un evento ricco di stimoli: “Sguardo al futuro: tendenze e prospettive economiche per il 2026”. Un’occasione preziosa che ha visto la partecipazione attiva di tanti imprenditori e imprenditrici, pronti a confrontarsi sulle sfide e le opportunità che ci attendono.
Nella foto, da sinistra: Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti; Marzio Grassi, Head Corporate Clients Regione Ticino; Andrea Zanetti, Head Executives & Entrepreneurs Regione Ticino; Gabriele Amadò, Head Corporate Clients Sopraceneri; Elena Guglielmin, Senior Credit Analyst, CIO UBS Global Wealth Management.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2026/01/ART26-evt-ubs-22.1.26-scaled.jpg20922560Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2026-01-29 11:17:252026-01-29 11:20:38Sguardo al futuro: tendenze e prospettive economiche per il 2026
L’incontro con Marco Travaglio, intervistato da Marcello Foa, si è tenuto il 20 gennaio 2026
La sesta edizione del CEO Experience è stata caratterizzata dalla presenza di un ospite non solo prestigioso, ma anche assai stimolante. Marco Travaglio, Direttore de ‘Il Fatto Quotidiano’, etichettato, a torto, come appartenente a una determinata corrente politica di sinistra, in realtà intellettuale di chiara impronta liberale. E soprattutto molto critico con il mainstream mediatico e politico che sta caratterizzando la nostra epoca e che tende a omettere qualsiasi pensiero critico se non allineato con quanto viene ritenuto il “pensiero comune”.
Magistralmente sollecitato da Marcello Foa, ormai conduttore fisso di questi incontri, Marco Travaglio ha spaziato su molti temi, dalla politica e il giornalismo italiani, fino ad alcune scomode tesi sul conflitto Russia-Ucraina, passando per analisi impietose sullo stato dell’Unione Europea. Tesi a tratti anche molto forti, certamente anche discutibili, ma corroborate da fatti inequivocabili che devono indurre a riflettere e sollevano l’importante questione di mantenere sempre uno spirito critico verso quello che quotidianamente ci viene propinato dai media. Poi giustamente ognuno può e deve avere la propria opinione, ma un sano richiamo alla riflessione, alla ricerca, all’analisi e alla valutazione dei fatti è senza dubbio salutare. Anche per il mondo economico si tratta di un elemento essenziale, visto che le aziende devono muoversi in un mondo sempre più complesso e prendere decisioni spesso fondamentali badandosi su informazioni che troppo spesso sono mediate e solo parziali. Ogni possibilità di avere una visione diversa e più completa è quindi assolutamente benvenuta.
Il nostro formato del CEO Experience si è rivelato ancora una volta sede adatta per l’approfondimento di temi importanti dello scenario nazionale e internazionale. Un appuntamento su invito concepito per titolari e dirigenti d’azienda che si vuole uno spazio libero di espressione e che è reso possibile dalla preziosa collaborazione con economiesuisse, Sunrise e Colin&Cie.
Rivivete l’evento
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https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2026/01/ART26-ceo-1.jpg8531280Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2026-01-29 10:28:542026-01-29 10:39:30CEO Experience: importante momento di scambio e riflessione
2025: in un quadro complesso e di rallentamento, si attestano il buon andamento dei servizi e le difficoltà per il settore secondario
Nel 2025 i risultati delle aziende ticinesi sono stati in generale soddisfacenti, anche se si confermano alcuni segnali di rallentamento già rilevati nel 2024 per quanto riguarda soprattutto le aziende del settore industriale. Oltre alle difficoltà sorte in particolare a causa delle problematicità di Cina e Germania, che hanno avuto effetti anche sulla nostra regione, si è aggiunta nel corso del 2025 l’incertezza legata alla politica dei dazi degli Stati Uniti. Sebbene quest’ultima abbia avuto un impatto limitato sull’andamento generale dell’economia ticinese, a differenza di quanto avvenuto in altri cantoni, essa ha avuto un forte impatto per le aziende che operano sul e per il mercato americano, con effetti a cascata anche su altre realtà aziendali.
In generale, per il 40% delle aziende l’andamento è stato soddisfacente (36% nel 2024), buono per il 36% (35% nel 2024) ed eccellente per l’1% (2% nel 2024). Il settore dei servizi ha registrato risultati migliori di quello secondario (78% di risultati di segno positivo contro il 73%).
Per il 2026 la tendenza resta sostanzialmente simile, con aspettative più positive nel settore dei servizi (77%) rispetto al settore secondario (67%) per il primo semestre 2026 e con tendenze analoghe per il secondo semestre.
In un quadro difficile, ma tutto sommato contrassegnato da una certa fiducia, desta qualche preoccupazione la flessione negli investimenti. In calo dal 2023, il livello degli investimenti nel 2025 si è attestato sui valori dell’anno precedente (42% delle imprese che hanno investito), ma si riscontra un calo netto per gli investimenti previsti nel 2026 (34% delle aziende si dicono pronte a operare in questo senso). Tradizionalmente le previsioni su questo tema sono abbastanza prudenziali, ma il calo rispecchia il clima di incertezza che regna nel contesto internazionale, con catene di approvvigionamento sempre più complesse e costose e rincari diffusi legati alle materie prime e all’energia. Inoltre, occorre considerare che il franco forte rappresenta sempre una sfida molto impegnativa per le aziende esportatrici. Senza dimenticare le numerose iniziative politiche sul fronte interno (federale e cantonale) che mirano a profondi cambiamenti strutturali che creano ulteriore incertezza e quindi prudenza. In un contesto di importante erosione dei margini, che da anni segnaliamo e che anche in questa inchiesta si conferma, tutti questi elementi da osservare con grande attenzione.
Anche l’autofinanziamento, altro parametro a cui prestiamo sempre particolare attenzione per comprendere lo stato di salute delle imprese, rileva qualche flessione. Malgrado il 36% delle aziende lo consideri buono e il 32% soddisfacente, gli indicatori di segno piuttosto negativi sono passati dal 22 al 27% rispetto al 2024.
Al momento non è ancora possibile dire se si tratti di una tendenza consolidata oppure di un effetto legato alle contingenze.
Come negli anni scorsi, le tendenze rilevate in Ticino sono molto simili a quelle degli altri cantoni e le difficoltà del settore secondario sono il fil rouge che accomuna tutti. Alcune regioni, come la Svizzera orientale, sono maggiormente colpite dal contesto internazionale a causa della struttura del tessuto economico (industriale in particolare).
Analisi dei risultati nello specifico
1- Andamento generale degli affari
L’andamento generale degli affari nel 2025 è risultato di segno sostanzialmente positivo, sebbene il quadro generale presenti elementi di rallentamento già segnalati lo scorso anno. Il 76% delle imprese (71% nel 2024) ha valutato in maniera favorevole l’andamento degli affari nello scorso anno (soddisfacente per il 40% delle aziende, buono per il 36%. I dati delle aziende esportatrici sono senza sorprese inferiori soprattutto per quelle la cui cifra d’affari è costituita per oltre l’80% dalle esportazioni (andamento positivo per il 65% delle aziende). Come nel 2024, le difficoltà nelle esportazioni hanno provocato non poche difficoltà per il settore secondario. Sebbene queste difficoltà non siano generalizzate, restano fonte di preoccupazione per le singole aziende colpite, ma anche per il contesto generale, perché le tensioni internazionali non accennano a diminuire. Ad esempio, l’accordo raggiunto dalla Svizzera con gli Stati Uniti sui dazi non è ancora consolidato e resta un fattore di incertezza ancora presente e soggetto a possibili repentini cambiamenti. Per le previsioni sull’andamento degli affari a breve termine, cioè̀ per i prossimi 6 mesi, le cifre sono sostanzialmente stabili, con il 41% delle aziende che si attende un’evoluzione soddisfacente e il 33% che prevede un andamento buono. Senza sorprese, il settore secondario è più negativo, con il 69% di attese positive rispetto al terziario con il 77%. Il 63% di chi opera prevalentemente nell’export si attende un andamento positivo. Per il secondo semestre del 2026, le previsioni sono di un’evoluzione soddisfacente per il 45% delle aziende e l’andamento buono si attesta sul 33% (eccellente per l’1%, per un totale del 79%). Anche qui le aspettative positive espresse dal settore secondario sono inferiori al terziario (70% contro l’80%), mentre cresce la fiducia di chi lavora principalmente sui mercati internazionali (74%, principalmente legato alla speranza che si instaurino nuovi equilibri maggiormente stabili e un ulteriore margine temporale per adattamenti alle varie situazioni createsi nel corso degli ultimi anni).
2- Margine di autofinanziamento delle imprese
I valori del margine di autofinanziamento delle aziende sono un indicatore importante dello stato di salute delle imprese e quindi anche della capacità competitiva nel sistema nel suo complesso. Il valore è tutto sommato buono, ma in calo rispetto agli anni precedenti. Il 74% delle imprese giudica positivamente il margine di autofinanziamento (32% soddisfacente, 36% buono, 6% eccellente), ma la parte negativa è cresciuta dal 22% al 27% rispetto al 2024. Anche qui i valori del settore secondario sono inferiori a quelli del terziario (68% positivo contro il 76%). È troppo presto per stabilire se si tratti di difficoltà momentanee oppure se si stia instaurando una tendenza vera e propria. Certamente alcune misure rese necessarie dal contesto internazionale hanno influenzato anche questo fattore, considerando la necessità di adottare misure straordinarie per gestire situazioni inedite e rimediare a taluni effetti negativi influenzati dal contesto internazionale, come l’erosione dei margini (v. punto 5). Il dato assume una certa rilevanza anche nell’ottica della capacità di investimento.
3- Investimenti
Gli investimenti, dopo il calo registrato lo scorso anno, si sono stabilizzati sul 42% di aziende che ha investito. Malgrado le note difficoltà, è confortante il fatto che il settore industriale ha segnalato che il 62% delle aziende abbia investito. Le incertezze influenzano però il 2026, perché la previsione di investimenti scende al 34% ed è una tendenza che si riscontra in quasi tutte le regioni svizzere. Di solito queste previsioni sono sempre abbastanza prudenziali, ma il calo è comunque da tenere in considerazione e da osservare attentamente. Un contesto generale sempre molto teso crea evidentemente incertezze impossibili da ignorare, con un’inevitabile prudenza quanto allo sviluppo dell’area aziendale. Senza dimenticare che, in un panorama già complesso, le aziende svizzere continuano a essere confrontate all’imponente sfida di rimanere competitive malgrado la forza del franco.
4- Occupazione e politica salariale
L’attenzione verso l’occupazione si conferma malgrado le difficoltà, con il 63% delle aziende che segnala una stabilità dell’effettivo e il 76% delle aziende non prevede alterazioni rilevanti per il 2026. Una differenza marcata si riscontra, anche qui, fra settore secondario e terziario (stabilità 52% contro 69% nel 2025 e 69% contro 80% per le previsioni 2026). Gli impiegati a tempo parziale risultano essere il 18% dell’effettivo (75% di impiegati a tempo pieno) e, la percentuale di interinali si attesta sul 3%. Si conferma il 3% di apprendisti nell’effettivo, dato da considerare buono anche nell’ottica della valorizzazione dell’apprendistato in generale. In ambito di politica salariale, il 64% delle aziende ha concesso aumenti di stipendio in diverse misure nel 2025.
5- Conseguenze dell’instabilità geopolitica e misure prese
Questo capitolo è stato dedicato alla valutazione delle conseguenze derivanti da conflitti, guerre, dazi e altri eventi legati a questioni geopolitiche, per capire come sono state colpite le aziende ticinesi e come hanno reagito.
Il 41% delle aziende ha segnalato di essere state colpite in maniera leggera o forte dalla recente instabilità del panorama mondiale. Percentuale più alta, 56%, nel settore industriale, rispetto ai servizi (33%). L’impatto è stato soprattutto sul calo degli ordini e delle vendite per il 66% delle aziende colpite (70% per l’industria e 62% per i servizi).
Sono inoltre stati segnalati:
un aumento del costo delle importazioni per il 29% delle aziende interessate (42% per l’industria, 18% per i servizi);
difficoltà nell’esportazione, 25% (26% per l’industria, 25% per i servizi);
interruzione nella catena di approvvigionamento 14% (14% industria, 13% servizi)
In generale, le aziende non hanno modificato la strategia aziendale (nessuna modifica per il 66% delle aziende (52% nel settore secondario, 73% nel terziario).
Alcune misure che sono state disposte:
ristrutturazione per il 15% delle aziende (20% industria – 13% servizi)
diversificazione dei prodotti 13% (18% industria – 11% servizi)
diversificazione dei mercati 10% (16% industria – 7% servizi)
delocalizzazione 1% (2% industria – 1% servizi).
Confortante è il dato sulla delocalizzazione, che resta per ora un fenomeno abbastanza marginale e costituisce l’ultima ratio, dopo attenta valutazione di altre strategie e se altre misure non si sono rese possibili. A prima vista si potrebbe avere l’impressione che le aziende siano rimaste passive. In realtà, molte misure sono già state prese negli scorsi anni a fronte delle varie crisi già affrontate (crisi finanziaria, difficoltà legate al franco forte, pandemia, ecc.), quindi, nella maggioranza dei casi, si sono resi necessari solo aggiustamenti. Molte misure erano già state predisposte con un certo anticipo con una puntuale lungimiranza.
Va poi tenuto conto che si tratta di risposte multiple, e spesso si tratta di misure cumulative che comunque vengono messe in atto regolarmente. Ad esempio, la valutazione della diversificazione dei mercati è una procedura che la grande maggioranza delle aziende svolge regolarmente e, quindi, non è una misura d’emergenza usata solo in caso di bisogno. Per quanto riguarda i prezzi di vendita, il 24% delle aziende ha modificato i propri prezzi di vendita aumentandoli (36% nel settore secondario, 18% nel terziario). In generale però vi è stata una certa stabilità (68%, con il 51% dell’industria a fronte del 77% dei servizi).
Da rilevare che il 20% delle imprese ha segnalato una riduzione dei margini (27% nell’industria e 16% nei servizi), il che costituisce una cifra importante perché si tratta di un numero consistente di attività. Trascurabili modifiche sono state segnalate nella gestione delle scorte (79% non ha cambiato nulla, 69% per le industrie, 85% per i servizi).
Si può quindi affermare che le aziende ticinesi sono stato colpite in maniera significativa dalle inquietudini geopolitiche internazionali, ma che sono riuscite a gestire le diverse sfide con misure mirate e già ampiamente sperimentate negli ultimi due decenni, limitando laddove possibile i molti effetti negativi.
6- Oneri burocratici ed effetti
L’inchiesta si è poi conclusa con un capitolo dedicato agli oneri burocratici e alle loro conseguenze. Le aziende sono state sollecitate a fornire indicazioni sui seguenti settori (fra parentesi le percentuali di risposte che indicano oneri elevati e/o abbastanza elevati, risp. all’aumento riscontrato negli ultimi 10 anni):
assicurazioni sociali (57% – 56%)
tasse (45% – 52%)
imposte (50% – 47%)
diritto del lavoro/condizioni di lavoro (54% – 53%)
normative nell’edilizia (25% – 34%)
registro di commercio / FUCS (16% – 19%)
importazioni ed esportazioni (34% – 40%)
appalti pubblici (31% – 34%) –
norme ambientali (37% – 52%)
Disposizioni specifiche per settori di attività (45% – 53%)
Si conferma quindi la tendenza riscontrata negli ultimi 10 anni, di un considerevole aumento delle norme un po’ in tutti i settori, con conseguente incremento del carico di lavoro burocratico, quantificato nel seguente modo:
per il 9% delle aziende, meno di due ore al mese.
per il 34% delle aziende, da 2 a 9 ore al mese;
per il 21% delle aziende, da 10 a 19 ore al mese;
per il 21% delle aziende, da 20 a 49 ore al mese;
per il 14% delle aziende, 50 ore e più al mese;
È pertanto innegabile che gli oneri amministrativi siano sostanzialmente aumentati con incidendo in modo importante sulla gestione ottimale gestionale delle aziende.
Note generali Hanno partecipato all’inchiesta 280 imprese associate alla Cc-Ti, che impiegano in tutto 17’157 dipendenti nel cantone. Si tratta di 89 aziende del settore industria-artigianato e di 191 del comparto commercio e servizi. Un campione di aziende consolidato da un rilevamento che viene effettuato da 15 anni con risultati attendibili e sempre confermati da altre ricerche congiunturali condotte da istituti federali e cantonali e dai dati ufficiali. L’indagine della Cc-Ti, che ha coinvolto 157 realtà̀ aziendali che operano sul mercato interno e altre 123 orientate in parte o totalmente all’export, mira appunto a fornire indicazioni sulle tendenze generali dell’economia ticinese, senza volersi sostituire ad analisi più mirate effettuate da singoli settori economici. L’inchiesta è stata condotta fra agosto e novembre 2025 unitamente alle Camere di commercio e dell’industria di Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, e Vaud. Le Camere di commercio e dell’industria della Svizzera tedesca operano individualmente, ma seguendo lo stesso schema.
Dal 1° gennaio 2026, la Turchia applica il Tebliğ 2026/32, con nuove regole per l’importazione di macchinari. La normativa rafforza i controlli sulla sicurezza e la conformità dei prodotti, imponendo procedure documentali e tecniche rigorose.
CNC machine producing metal panels
Dal 1° gennaio 2026, la Turchia ha introdotto un regime articolato e dettagliato per le importazioni di macchinari con il Makinaların İthalat Denetimi Tebliği – Ürün Güvenliği ve Denetimi: 2026/32 (Comunicato sul Controllo delle Importazioni di Macchinari – Sicurezza e Controllo dei Prodotti: 2026/32). Pubblicato dal Ministero del Commercio turco, il provvedimento regola la sicurezza, la conformità tecnica e i controlli doganali dei macchinari destinati al mercato turco.
Al centro delle regole operative c’è il sistema elettronico TAREKS (Sistema di Controllo Basato sul Rischio per il Commercio Estero), utilizzato dall’importatore turco per inviare le richieste di controllo, caricare documenti e ottenere un numero di riferimento TAREKS da inserire nella dichiarazione doganale. Una delle novità più rilevanti del Tebliğ 2026/32 è l’articolazione dei prodotti in due elenchi distinti (Ek-2/A ed Ek-2/B) e l’allegato Ek‑3, che fissa puntualmente i requisiti documentali da soddisfare.
Ek-2/A ed Ek-2/B: due categorie di macchinari
La disciplina distingue le seguenti categorie di macchinari:
Prodotti Ek-2/A – rischio elevato Per i macchinari inclusi nell’elenco Ek-2/A, il Tebliğ prevede l’obbligo di richiedere un’autorizzazione preliminare (İthalat Denetim Ön İzni) tramite il sistema TAREKS prima di poter procedere con l’importazione. Perché la domanda possa essere accettata e valutata dalle autorità turche all’interno di TAREKS, la Dichiarazione di conformità CE, i Certificati di Approvazione del Tipo e i Certificati di rumorosità devono essere predisposti in conformità alle normative tecniche applicabili e approvati dalla rappresentanza diplomatica turca nel Paese di origine (Ticaret Müşavirliği / Ticaret Ataşeliği) prima della spedizione. Secondo quanto previsto nell’allegato Ek‑3, ciascun documento tecnico deve essere accompagnato da una traduzione giurata in lingua turca (Türkçe tercümesinin onaylı örneği ile birlikte). Queste condizioni non si applicano ai prodotti fabbricati all’interno dell’Unione europea o nelle zone franche riconosciute. Solo dopo aver completato questi passaggi e caricato la documentazione conforme nel sistema TAREKS, l’autorità turca può esaminare la pratica e rilasciare l’autorizzazione preliminare.
Prodotti Ek-2/B – rischio standard Per questi macchinari non è richiesta l’autorizzazione preliminare né l’autenticazione: la documentazione viene presentata direttamente su TAREKS. Il sistema valuta automaticamente la necessità di eventuali controlli fisici (fiili denetim) attraverso la sua analisi del rischio.
Ek‑3: la check‑list documentale
L’allegato Ek‑3 stabilisce i documenti e le informazioni che devono essere caricati su TAREKS per l’ottenimento dell’autorizzazione preliminare (per Ek-2/A) o per la semplice registrazione (per Ek-2/B).
Per i macchinari Ek-2/A
Dichiarazione CE di conformità Deve essere certificata dal Servizio Commerciale della Rappresentanza diplomatica turca nel Paese di origine e accompagnata da una traduzione giurata in turco. Eccezione: prodotti fabbricati nell’UE o nelle zone franche.
Certificato di omologazione Autenticato e con traduzione certificata in turco.
Certificato di rumorosità Autenticato e con traduzione certificata in turco.
Documento di trasporto / Bill of Lading Per verificare la coerenza delle date con i documenti tecnici.
Foto del macchinario Chiare e leggibili, da diverse prospettive, con evidenza di marca, targa, modello e marcatura CE. Le foto costituiscono l’“identità visiva” del prodotto nel sistema TAREKS.
Lista componenti e accessori Se pertinenti, devono essere chiaramente elencati e, se necessario, corredati da documentazione tecnica propria (ad esempio gli adattatori, alimentatori o parti accessorie soggette a normative specifiche).
Altri documenti tecnici richiesti A seconda della tipologia di macchina, possono essere richiesti manuali di uso, schemi tecnici, istruzioni di sicurezza.
Per i macchinari Ek-2/B L’elenco è simile ma semplificato:
Dichiarazione CE di conformità Non richiede autenticazione consolare.
Foto del macchinario Con marca, modello, targa e marcatura CE.
Documento di trasporto / Bill of Lading
Altri documenti tecnici essenziali Solo se richiesti in base alle specifiche caratteristiche del prodotto.
Controlli e tempistiche
Una volta caricata la documentazione, il sistema TAREKS procede con una analisi del rischio per determinare se il macchinario debba essere selezionato per un controllo fisico (fiili denetim). Questo controllo può includere:
ispezione visiva e di marcatura sul prodotto;
verifica delle foto rispetto al macchinario fisicamente presente;
eventuali test di laboratorio aggiuntivi.
Il termine per caricare i documenti richiesti, nel caso di un controllo fisico, è di 20 giorni lavorativi (salvo richieste di estensione approvate dal sistema). La mancata presentazione entro i termini comporta la chiusura negativa della richiesta.
Iter operativo: Ek-2/A vs Ek-2/B
Per i macchinari Ek-2/A, l’iter completo è:
Autenticazione dei documenti originali e della traduzione in turco presso la Rappresentanza diplomatica turca.
Caricamento dei documenti su TAREKS per richiesta di autorizzazione preliminare.
Valutazione documentale da parte delle autorità turche.
Rilascio autorizzazione preliminare.
Registrazione per controllo di importazione e possibile controllo fisico o test di laboratorio.
Emissione del numero TAREKS da indicare nella dichiarazione doganale.
Per i macchinari Ek-2/B:
Caricamento diretto dei documenti in TAREKS, con traduzione turca consigliata.
Analisi del rischio e possibile controllo fisico.
Numero TAREKS per lo sdoganamento.
Responsabilità e sanzioni
Il Tebliğ sottolinea che l’importatore turco resta interamente responsabile della conformità e della sicurezza del prodotto. L’ottenimento del numero TAREKS non costituisce garanzia di conformità reale, ma rappresenta solo un passo formale nell’iter doganale. Documenti falsi o dichiarazioni non veritiere comportano sanzioni amministrative, potenziale sospensione dell’accesso a TAREKS e obbligo di controlli fisici su future importazioni.
Implicazioni pratiche per esportatori svizzeri
Per chi esporta macchinari in Turchia, le regole contenute nel Tebliğ 2026/32 e nell’allegato Ek‑3 sono decisive. Gli esportatori svizzeri devono:
collaborare strettamente con l’importatore turco, che è responsabile di tutte le presentazioni su TAREKS;
per i prodotti Ek-2/A, assicurarsi che la Dichiarazione CE, certificati e traduzioni in turco siano autenticati dalla Rappresentanza diplomatica turca;
preparare foto dettagliate del macchinario e della marcatura CE;
verificare la coerenza delle date tra documenti tecnici e documento di trasporto;
comprendere che Ek-2/A richiede procedure più articolate e controlli più stringenti rispetto a Ek-2/B.
Conoscere e applicare correttamente questi requisiti consente di ridurre ritardi, costi imprevisti e rischi doganali, facilitando l’ingresso dei macchinari sul mercato turco in piena conformità normativa.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2026/01/ART26-import-macchinari-turchia.jpeg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2026-01-22 08:00:002026-01-22 08:25:55Nuove regole per l’import di macchinari in Turchia
A partire dal 1° febbraio 2026 le modalità di cauzioni per i Carnet ATA subiranno delle modifiche
Non sarà più possibile effettuare il bonifico su nostro conto, bensì si potranno richiedere fideiussioni bancarie/assicurative o appoggiarsi a SwissCaution (pagando direttamente tramite Ataswiss).
Nel dettaglio:
Fideiussioni bancarie/assicurative:30% sul valore della merce
SwissCaution: – SOCI Cc-Ti: 0.6% sul valore della merce (+ diritti di bollo) – NON soci Cc-Ti: 0.9% sul valore della merce (+ diritti di bollo)
Il Presidente degli Stati Uniti ha emanato un proclama ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act of 1962 volto a regolamentare le importazioni di semiconduttori, attrezzature per la loro produzione e prodotti derivati. La misura segue un’indagine del Dipartimento del Commercio che ha evidenziato rischi per la sicurezza nazionale legati alla forte dipendenza dagli approvvigionamenti esteri.
Tariffa del 25% su alcuni semiconduttori avanzati
Il proclama prevede un dazio del 25% ad valoremsu una specifica categoria di semiconduttori ad alte prestazioni e relativi prodotti derivati (covered products), elencati nell’Allegato, con efficacia dal 15 gennaio 2026. I codici doganali interessati sono:
HTS 8471.50
HTS 8471.80
HTS 8473.30
Il dazio si applica solo ai circuiti integrati logici o ad articoli che li contengono, che soddisfano uno dei seguenti parametri tecnici:
TTP (Total Processing Performance) tra 14’000 e 17’500 e larghezza di banda DRAM tra 4’500 e 5’000 GB; oppure
TPP tra 20’800 e 21’100 e larghezza di banda totale tra 5’800 e 6’200 GB.
L’obiettivo è limitare l’importazione di chip destinati a tecnologie avanzate, inclusi quelli per l’intelligenza artificiale e applicazioni ad alte prestazioni.
Il dazio si somma ad altre imposte, tasse o oneri, esclusi i dazi imposti dall’Executive Order 14257 (dazi “reciproci”/IEEPA) e i dazi sul fentanyl. Se un prodotto è soggetto ad altre misure della Sezione 232, si applicherà solo la tariffa prevista dal proclama del 14 gennaio.
Non è previsto alcun rimborso (drawback) per i dazi imposti.
Per una corretta dichiarazione in dogana, fare riferimento alle istruzioni operative CSMS # 67400472 della CBP.
Esenzioni
Il dazio non si applica alle importazioni destinate a:
supportare la costruzione o l’espansione della supply chain tecnologica statunitense;
utilizzi in data centersul territorio USA;
riparazioni o sostituzioni effettuate negli Stati Uniti;
attività di ricerca e sviluppo condotte negli USA;
start‑up statunitensi e applicazioni industriali civili non legate ai data center;
applicazioni per il settore pubblico USA o in altri casi che rafforzano la produzione e la catena di approvvigionamento domestico.
Le aziende del settore devono:
valutare la propria esposizione ai prodotti identificati nell’Allegato,
mappare le catene di approvvigionamento rispetto alle esenzioni previste per l’uso finale,
predisporre procedure di documentazione e certificazione idonee a dimostrare l’ammissibilità alle esclusioni (ad esempio per data center, R&D, start-up, uso civile o settore pubblico).
Particolare attenzione deve essere rivolta alle certificazioni di uso finale (end‑use certifications), che saranno pubblicate a breve dal Segretario al Commercio, essenziali per beneficiare correttamente delle esenzioni.
Negoziati con partner esteri
Il proclama prevede che il Segretario al Commercio e il Rappresentante commerciale USA (USTR) avviino negoziati con giurisdizioni estere per ridurre i rischi alla sicurezza nazionale derivanti dalle importazioni di semiconduttori e prodotti correlati.
I risultati dei negoziati dovranno essere comunicati al Presidente entro 90 giorni dal proclama.
Questa apertura negoziale potrebbe portare a:
intese bilaterali o multilaterali nel settore dei chip;
condizioni di accesso preferenziale al mercato statunitense;
possibili tariffe più ampie su un numero maggiore di prodotti, accompagnate da un programma di incentivi alla produzione interna.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2026/01/ART26-USA-dazi-semiconduttori.jpeg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2026-01-16 15:11:512026-01-16 17:52:43Nuovo dazio USA del 25% sui semiconduttori
Il 1° gennaio 2026 è entrato in vigore in Francia il decreto n. 2025-1376 del 28 dicembre 2025, che definisce le modalità di applicazione dei divieti relativi all’immissione sul mercato di prodotti contenenti sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS). Il provvedimento attua la legge francese del 27 febbraio 2025 e introduce un quadro regolatorio dettagliato che interessa direttamente anche le imprese svizzere che esportano verso il mercato francese.
La normativa si applica infatti a tutti i prodotti immessi sul mercato francese, indipendentemente dal Paese di fabbricazione.
Cosa sono i PFAS
Con il termine PFAS si indica un’ampia famiglia di sostanze chimiche caratterizzate dalla presenza di legami carbonio–fluoro particolarmente stabili, apprezzate per le loro proprietà di resistenza ad acqua, grassi, calore e agenti chimici. Esse sono però anche note per la loro estrema persistenza nell’ambiente e per i potenziali effetti negativi sulla salute umana.
Il decreto adotta una definizione ampia, comprendendo qualsiasi sostanza contenente almeno un gruppo –CF₃ o –CF₂– completamente fluorurato, senza atomi di idrogeno o di altri alogeni. Questa impostazione mira a evitare elusioni normative e amplia in modo significativo il perimetro delle sostanze interessate.
Ambito di applicazione e settori interessati
Il decreto riguarda diverse categorie di prodotti di interesse per l’export svizzero, tra cui tessili e abbigliamento, calzature, cosmetici, scioline per sport invernali e agenti impermeabilizzanti. Sono coinvolti non solo i fabbricanti, ma anche gli esportatori e i soggetti che, a vario titolo, immettono i prodotti sul mercato francese.
Per le imprese esportatrici, ciò comporta la necessità di verificare la conformità non solo del prodotto finito, ma anche dei materiali, dei trattamenti e delle sostanze utilizzate lungo l’intera catena di fornitura.
Soglie di concentrazione e requisiti di controllo
Uno degli elementi centrali del decreto è la definizione di valori soglia di concentrazione, oltre i quali scatta il divieto di immissione sul mercato.
Categoria
Soglia massima consentina
Singolo PFAS (esclusi polimeri)
25 ppb (µg/kg)
Somma* PFAS (esclusi polimeri)
250 ppb (µg/kg)
PFAS inclusi I polimeri
50 ppm (mg/kg)
Fluoro totale
50 mg F/kg (obbligo di prova)
* determinata come somma delle analisi mirate dei singoli PFAS, eventualmente previa degradazione dei precursori
Le soglie potranno essere riviste in futuro in funzione dell’evoluzione delle metodologie tecniche e delle disposizioni previste dalla normativa europea, in particolare dai regolamenti REACH e POPs.
In caso di superamento dei valori stabiliti, l’onere della prova ricade sull’operatore economico, che deve essere in grado di dimostrare alle autorità competenti l’origine delle sostanze rilevate. Questo aspetto rafforza l’importanza della documentazione tecnica e delle verifiche analitiche a supporto della conformità.
Eccezioni previste dal decreto
Il decreto individua in modo puntuale i prodotti che possono beneficiare di deroghe ai divieti, distinguendo tra eccezioni automatiche e deroghe condizionate all’assenza di alternative tecniche.
In primo luogo, sono esclusi dai divieti i dispositivi di protezione individuale (DPI) rientranti nel campo di applicazione del regolamento (UE) 2016/425. A questi si aggiungono i DPI e gli equipaggiamenti specificamente destinati alle forze armate, alle forze di sicurezza interna e ai servizi di protezione civile, nonché gli equipaggiamenti del combattente. Rientrano inoltre tra i prodotti derogati gli agenti impermeabilizzanti utilizzati esclusivamente per la re-impermeabilizzazione dei dispositivi di protezione individuale sopra menzionati.
Il decreto prevede poi deroghe per i tessili tecnici a uso industriale, non destinati al consumo finale, e per una serie di prodotti la cui funzione è considerata critica e per i quali, allo stato attuale, non esistono soluzioni di sostituzione dei PFAS. In questa categoria rientrano:
i DPI civili e militari;
le attrezzature e i componenti integrati nei sistemi di combattimento;
i prodotti destinati a operazioni in contesti di minaccia nucleare, radiologica, biologica e chimica (NRBC);
i tessili sanitari e medicali, inclusi quelli utilizzati per cure e trattamenti medici.
Infine, il decreto introduce una deroga specifica per i prodotti tessili di abbigliamento e le calzature che incorporano almeno il 20% di materiale riciclato post-consumo. In questo caso, la presenza di PFAS è ammessa esclusivamente nella frazione riciclata e in misura proporzionale alla percentuale di materiale riciclato incorporato nel prodotto finito.
Come operano le deroghe nel tempo e gestione delle scorte
Il decreto è strutturato su due fasi principali:
dal 1° gennaio 2026: i divieti si applicano a prodotti come cosmetici, cere e scioline, abbigliamento tessile, calzature e agenti impermeabilizzanti per il consumo finale, ma con le eccezioni sopra indicate;
dal 1° gennaio 2030: il divieto si estenderà a tutti i prodotti tessili contenenti PFAS, con ulteriori eccezioni per usi essenziali, sovranità nazionale e tessili tecnici industriali — specificati anch’essi per decreto — come previsto dalla legge quadro.
È previsto un periodo transitorio di dodici mesi per lo smaltimento delle scorte di prodotti contenenti PFAS fabbricati prima del 1° gennaio 2026. Trascorso questo termine, l’immissione sul mercato e l’esportazione verso la Francia di tali prodotti non saranno più consentite.
Considerazioni operative per le imprese
La nuova disciplina francese sui PFAS rafforza gli obblighi di controllo e documentazione a carico degli operatori economici. Per le aziende esportatrici svizzere, risulta quindi essenziale verificare anticipatamente la conformità dei prodotti destinati al mercato francese, con particolare attenzione alle soglie di concentrazione, alla tracciabilità delle sostanze e alla gestione delle scorte.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2026/01/ART26-Francia-decreto-pfas.jpeg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2026-01-15 08:00:002026-01-14 15:46:51Nuova normativa francese sui PFAS
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2025/02/ART25-Mercato-lavoro.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2026-01-12 08:39:272026-02-03 09:11:09La situazione sul mercato del lavoro
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