Convenzione PEM: permeabilità estesa

Con l’aggiornamento del 29 giugno 2026 della Circolare R-30, l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) ha recepito la decisione delle Parti contraenti della Convenzione PEM di prorogare la clausola di permeabilità, introducendo importanti chiarimenti sul regime transitorio applicabile alle regole di origine preferenziali.

La modifica interviene dopo che è emerso come numerose Parti contraenti necessitassero di più tempo per completare la ratifica della Convenzione PEM riveduta. Per evitare interruzioni nelle catene di approvvigionamento, è stato quindi deciso di mantenere la permeabilità anche dopo il 1° gennaio 2026. La circolare precisa, inoltre, che le prove di origine rese possibili da questa nuova interpretazione potranno essere rilasciate anche a posteriori, senza necessità di presentare giustificativi di origine e senza il pagamento di tasse.

Chiarimenti sul periodo transitorio

Con l’aggiornamento del 29 giugno, l’UDSC chiarisce ulteriormente il regime transitorio, prevedendo regole distinte per due diverse situazioni.

Per i prodotti originari secondo le precedenti regole PEM, accompagnati da una prova dell’origine rilasciata prima del 1° gennaio 2026 e presentata entro il relativo termine di validità, continua ad applicarsi un cumulo limitato della durata massima di tre anni dalla data di rilascio della prova dell’origine.

Una disciplina diversa è invece prevista per gli accordi di libero scambio che passeranno successivamente dalla “zona 2” alla “zona 1”. In tali casi, se la prova dell’origine è stata rilasciata secondo le vecchie regole PEM prima dell’entrata in vigore del nuovo regime ed è presentata entro il termine di validità previsto, il cumulo potrà essere applicato fino al 31 dicembre 2028.

Maggiore certezza per gli operatori

Le modifiche chiariscono quindi il funzionamento del regime transitorio e garantiscono maggiore continuità alle catene di approvvigionamento durante la graduale adesione degli accordi di libero scambio alla Convenzione PEM riveduta. Le imprese dovranno tuttavia continuare a verificare, per ciascun accordo applicabile, se il partner commerciale appartenga alla zona 1 o alla zona 2, nonché il regime transitorio concretamente applicabile alle prove di origine utilizzate.


Il vostro contatto in Cc-Ti

Monica Zurfluh
Responsabile Commercio Internazionale
T +41 91 911 51 35
zurfluh@cc-ti.ch

Il licenziamento immediato rimane una misura eccezionale

Scheda redatta dall’Avv. Michele Rossi, Delegato alle relazioni esterne Cc-Ti.

Una consulente finanziaria, impiegata presso una società ginevrina, era in trattativa con il datore di lavoro per una cessazione consensuale del rapporto e una futura collaborazione da indipendente. Nel frattempo, il datore di lavoro le ha contestato di non essersi presentata al lavoro e ha pronunciato un licenziamento immediato per abbandono del posto, licenziamento successivamente ribadito con un secondo licenziamento cautelativo anche per presunta attività concorrenziale
nel frattempo iniziata. La lavoratrice ha contestato il licenziamento, chiedendo salario e indennità. Della vertenza si è occupato il Tribunale federale.

Il caso verte sulla legittimità del licenziamento immediato, ossia se fossero dati gravi motivi (art. 337 CO) tali da giustificare la risoluzione immediata del contratto, in particolare:

  • Per un presunto abbandono del posto (art. 337d CO)
  • Per una presunta violazione del dovere di fedeltà (art. 321a CO)

Il Tribunale federale ha confermato che la fattispecie di abbandono del posto di lavoro richiede un comportamento chiaro: un rifiuto cosciente, intenzionale e definitivo di lavorare. Nel caso concreto, tale requisito non è stato soddisfatto. La lavoratrice, infatti, partecipava attivamente alle trattative per una soluzione consensuale, non aveva mai espresso la volontà di cessare definitivamente l’attività e aveva giustificato la sua assenza con motivi di salute. Inoltre, viste le modalità flessibili di lavoro (senza orari fissi), l’eventuale riduzione temporanea dell’attività non poteva essere interpretata, secondo buona fede, come abbandono del posto. Un punto rilevante riguarda anche l’onere probatorio.

Spetta al datore di lavoro dimostrare che il lavoratore non ha più prestato alcuna attività e non è per contro il lavoratore a dover provare di aver lavorato. Quindi, poiché il datore non è riuscito a dimostrare l’asserita inattività totale, la giustificazione del licenziamento dovuto all’abbandono del posto di lavoro viene meno per questo primo motivo.

Anche la seconda motivazione del licenziamento è stata respinta. Il Tribunale precisa che il lavoratore può preparare una futura attività indipendente mentre è ancora impiegato, ciò non viola il dovere di fedeltà se non vi è sottrazione attiva di clientela e, nel caso concreto, i clienti si erano comunque rivolti spontaneamente alla lavoratrice. Non vi è quindi né concorrenza illecita né violazione dell’art. 321a CO.

Accertata l’assenza di cause gravi, il licenziamento immediato è stato dichiarato ingiustificato. Ne derivano il diritto al salario fino alla scadenza del termine di disdetta ordinaria e un’indennità supplementare.

Questa sentenza ribadisce un principio centrale del diritto del lavoro svizzero: il licenziamento immediato è una misura eccezionale, ammessa solo in presenza di una violazione grave e inequivocabile. In situazioni di incertezza, trattative in corso o comportamenti ambigui, il datore di lavoro non può presumere un abbandono del posto, né qualificare come concorrenza illecita la semplice preparazione di un’attività futura.

(Sentenza 4A_398/2025)

Scopri il Servizio giuridico della Cc-Ti!

Non basta accumulare dati…

Per oltre vent’anni la trasformazione digitale delle imprese è stata guidata da una convinzione semplice: raccogliere il maggior numero possibile di dati. Si è parlato di big data, business intelligence, data analytics e intelligenza artificiale. Le aziende hanno investito ingenti risorse per digitalizzare processi, archiviare informazioni e costruire sistemi sempre più sofisticati di raccolta e gestione dei dati. Secondo il motto: «I dati sono il nuovo petrolio».

Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti

Oggi, però questo non è più sufficiente. Siamo già entrati in un’ulteriore fase della trasformazione digitale, nella quale emerge in maniera prorompente come il valore non risieda tanto nei dati in quanto tali, ma piuttosto nelle relazioni che esistono tra di essi. Un dato isolato è poco più di un elemento statico. Senz’altro utile, ma dall’impatto tutto sommato limitato. Un nome, una data, una transazione o una posizione geografica danno indicazioni parziali se osservati singolarmente. La vera conoscenza nasce quando questi elementi vengono collegati e inseriti in un contesto che prevede la loro messa in relazione. Sembra forse una cosa banale, ma in realtà non è ancora un approccio molto diffuso. Eppure è questo il principio che sta alla base di una delle evoluzioni più interessanti dell’intelligenza artificiale: l’ontologia.

In ambito informatico, un’ontologia è una struttura che organizza concetti, oggetti e relazioni all’interno di un determinato dominio. In altre parole, permette ai sistemi digitali di comprendere non soltanto i dati, ma anche il significato delle connessioni che li legano. Può sembrare un concetto teorico, ma le sue applicazioni sono estremamente concrete.

Pensiamo a un cliente registrato nel sistema informatico di un’azienda. Il suo nome, preso da solo, ha un’utilità limitata. La situazione cambia quando viene collegato alla cronologia degli acquisti, alla frequenza delle visite, alla localizzazione geografica, alle preferenze espresse online o alle interazioni con altri clienti. Non si dispone pertanto più solo di un dato ma di una conoscenza che può guidare decisioni commerciali, strategie di marketing e sviluppo di nuovi prodotti.

L’intelligenza non risiede quindi nell’oggetto, ma nella relazione.
Al di là dell’esempio forse un po’ banale appena citato, questo approccio permette soprattutto di individuare fenomeni che rimangono invisibili nelle tradizionali tabelle contenenti dati. Gli specialisti parlano di proprietà emergenti: caratteristiche che non si trovano nei singoli elementi ma che emergono dall’interazione tra più informazioni.
Un altro esempio tutto sommato semplice è quello degli smartphone. I dati provenienti dall’accelerometro e quelli del GPS, considerati separatamente, forniscono indicazioni limitate. Analizzati insieme permettono invece di capire se una persona sta camminando, correndo, guidando un’automobile o se è stata coinvolta in un incidente.

La conoscenza nasce quindi dalla correlazione.

Cosa significa tutto ciò per le imprese? Significa passare da una logica di raccolta e archiviazione a una logica di interpretazione e deduzione. La sfida non consiste più nel conservare enormi quantità di informazioni, ma nel costruire modelli capaci di evidenziare connessioni significative. È probabilmente questa la vera seconda digitalizzazione delle imprese. La prima è stata caratterizzata dalla dematerializzazione dei processi, dall’introduzione degli ERP, dei CRM e della documentazione elettronica. La seconda riguarda la capacità di trasformare dati sparsi in conoscenza operativa.
In questo contesto assumono crescente importanza i grafi di conoscenza, i sistemi di inferenza e le piattaforme di intelligenza artificiale capaci di ragionare sulle relazioni piuttosto che limitarsi a registrare informazioni.

Anche le domande che le aziende si pongono stanno ovviamente cambiando. Non basta più sapere quanti clienti hanno acquistato un determinato prodotto. Diventa più importante comprendere quali percorsi portano un cliente a diventare fedele a un marchio, quali fattori influenzano le sue scelte e quali segnali anticipano futuri comportamenti.
Per la Svizzera e per il Ticino questa evoluzione assume una rilevanza particolare. Operiamo in un contesto nel quale il vantaggio competitivo non può essere costruito sui volumi, ma sulla qualità, sull’innovazione e sulla capacità di generare valore aggiunto.
Le imprese ticinesi di tutti i settori dispongono già oggi di enormi quantità di dati. Il vero salto di qualità consisterà nel trasformarli in reti di conoscenza capaci di supportare decisioni più rapide e più accurate.

In un’economia sempre più fondata sulla conoscenza, il futuro non apparterrà a chi possiede più dati, ma a chi saprà comprenderne meglio le connessioni. Per il Ticino, che deve competere soprattutto con il capitale umano, la specializzazione e l’innovazione, questa potrebbe diventare una delle chiavi della competitività del prossimo decennio.

Costruire competenze per domani

Lo sviluppo di azioni e misure a sostegno della formazione professionale di base, della formazione continua e dell’orientamento scolastico e professionale, insieme alla promozione delle professioni in tutti i settori economici e al supporto alle associazioni di categoria affiliate, rappresenta uno degli ambiti di attività
della Cc-Ti.

L’obiettivo è rispondere in modo concreto al crescente fabbisogno di manodopera qualificata e garantire alle aziende la disponibilità di figure professionali specializzate.

La formazione e l’orientamento professionale rivestono un ruolo fondamentale per la competitività e il successo dell’economia ticinese e svizzera. Da sempre sosteniamo che la formazione professionale costituisce una preziosa fonte di competenze e prospettive diversificate, risorse essenziali per il nostro Paese.
L’interazione tra il mondo economico e quello scolastico è imprescindibile. La Cc-Ti promuove da tempo un dialogo costante e costruttivo tra questi due ambiti, favorendo una conoscenza reciproca più approfondita e la costruzione di relazioni solide e durature.
Questo scambio rappresenta un fattore determinante per lo sviluppo economico del Cantone ed il benessere della società, che rimane una delle nostre priorità.

In tale contesto, merita particolare attenzione il sostegno al progetto LIFT, attivo con successo in 15 scuole medie ticinesi (dati 2026). La transizione tra la scuola dell’obbligo e la formazione professionale è infatti un momento delicato. Per agevolare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, LIFT propone un percorso per gli studenti di terza e quarta media che prevede esperienze di stage in azienda, correlati da un percorso di accompagnamento mirato con moduli su diversi temi svolti in classe durante l’anno scolastico.

Fin dalla sua introduzione in Ticino nel 2013, il progetto ha saputo creare un ponte concreto tra scuola e imprese, motivo per cui la Cc-Ti ha scelto di sostenerlo con convinzione. Abbiamo aderito al plenum direttivo, assumendo il ruolo di collegamento tra i due ambiti, facilitando l’individuazione di posti di stage e promuovendo l’iniziativa attraverso attività mirate e relazioni istituzionali (www.progetto-lift.ch).

La Cc-Ti continua a sostenere il progetto, contribuendo alla sua diffusione e valorizzando fin da subito l’ambizione dei giovani che poi entreranno nel mondo del lavoro.

Oltre la ‘Great Resignation’: la formazione che trattiene i talenti

La formazione continua svolge un ruolo fondamentale sia dal punto di vista dei collaboratori — in termini di successo professionale e partecipazione attiva al processo lavorativo — sia da quello delle aziende, che ne traggono benefici in termini di produttività, competitività, innovazione e pianificazione della successione.

Inoltre, la formazione rappresenta uno strumento essenziale anche nell’ambito della gestione del rischio. Per Risk Management, o Gestione del rischio, si intende l’insieme di azioni e attività che un’azienda mette in atto per identificare i rischi e sviluppare strategie utili a mitigarli e controllarli.

Il rischio è un elemento intrinseco alla vita aziendale e dipende da molteplici fattori, sia interni sia esterni. Un’efficace attività di gestione del rischio consente di affrontarlo in modo strutturato, salvaguardando l’organizzazione e permettendole di continuare a generare valore.

Il Risk Management coinvolge tutti i processi aziendali e, per essere davvero efficace, deve essere integrato nella cultura organizzativa, diventando parte integrante del modo di operare dell’impresa.

Un’azienda, inoltre, deve essere in grado di rispecchiare al proprio interno l’architettura, la cultura e la diversità dei mercati in cui opera.

Da un’indagine condotta dal Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa, su un campione di 800 lavoratori e 100 aziende, e recentemente ripresa anche da ‘Il Sole 24 Ore’, emerge che il 41% dei lavoratori che hanno lasciato il proprio impiego negli ultimi 12 mesi — pari all’11% del campione totale — si dichiara oggi insoddisfatto della nuova esperienza professionale.

In altre parole, il rischio di passare dalla Great Resignation” alla “Great Regret” è tutt’altro che remoto.

In questo contesto, la formazione continua non è solo uno strumento di crescita, ma anche una leva strategica per trattenere i talenti, accompagnare i collaboratori nei cambiamenti e ridurre il rischio di scelte professionali poco consapevoli.

Quante volte ci si ritrova a desiderare un cambiamento professionale, a immaginare un nuovo lavoro o una carriera più in linea con le proprie aspirazioni? Il desiderio di cambiare è molto diffuso, ma spesso si scontra con la paura dell’ignoto o con l’assenza di un progetto concreto.

Eppure, un cambiamento di carriera può rappresentare un’opportunità straordinaria di crescita, sia personale sia professionale, permettendo di raggiungere nuovi obiettivi e trovare una maggiore soddisfazione nel proprio percorso lavorativo.

Esistono strumenti e guide che aiutano a individuare i passi da seguire: comprendere le proprie motivazioni, scegliere una nuova direzione professionale, affrontare dubbi e timori e costruire un piano d’azione efficace. Allo stesso tempo, è fondamentale mantenere alta la motivazione durante tutto il percorso di transizione.

Sognare di cambiare lavoro, in fondo, è il primo passo verso una svolta significativa. Questo desiderio può nascere da molte ragioni: la ricerca di una maggiore soddisfazione, il bisogno di un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro o la volontà di seguire una vera passione.

La domanda da porsi è quindi: qual è il motivo principale che spinge a voler cambiare lavoro?

Una volta chiarite le motivazioni, è possibile iniziare a trasformare il desiderio in un obiettivo concreto. Questo processo richiede impegno, determinazione e un piano ben strutturato.

Formarsi con la Cc-Ti

L’offerta formativa della Cc-Ti, in particolare nell’ambito dei corsi di lunga durata, è stata introdotta e progressivamente ampliata sulla base delle esigenze espresse dalle aziende e dalle associazioni di categoria affiliate.

Attualmente, essa comprende quattro aree formative, che consentono di conseguire attestati federali, CAS (Certificate of Advanced Studies) e certificati rilasciati dalla stessa Cc-Ti:

  • Specialista della gestione PMI con attestato federale

Questo corso puntuale è destinato a coloro che desiderano acquisire le competenze per assumere la posizione di quadro in una PMI.  Il corso è erogato in collaborazione con l’Istituto svizzero per la formazione dei capi azienda (SIU) di Zurigo.
I partecipanti ampliano le loro conoscenze grazie ad aggiornamenti e approfondimenti, dopo ogni lezione viene consegnato l’incarico di applicare quanto appreso nella propria realtà lavorativa.

Nuova edizione del corso in partenza a settembre 2026. Per dettagli e informazioni
  • Specialista in commercio estero con attestato professionale federale

La formazione come Specialista in commercio estero apre nuove opportunità di carriera. L’attestato federale di capacità offre un trampolino di lancio in questo settore, ed è destinata agli impiegati export, import, commercio internazionale, spedizioni e acquisti, nonché ai commercianti, diplomati di scuole universitarie professionali, professionisti del settore bancario e a tutte le persone coinvolte nella lavorazione e nella vendita delle esportazioni, indipendentemente dal settore.

Il corso viene erogato dalla Cc-Ti in collaborazione con SSIB – Swiss School for International Business.

Nuova edizione del corso in partenza a ottobre 2026. Per dettagli e informazioni
  • CAS – Certificate in Advanced Studies “Supply Chain Management”

Il corso è stato elaborato con la SUPSI – Dipartimento di tecnologie innovative e Spedlogswiss Ticino. La Supply Chain riguarda tutte le fasi che un prodotto attraversa dall’identificazione dei bisogni di mercato alla sua produzione alla vendita. Un ostacolo complesso da gestire è l’interruzione delle forniture che ha messo in crisi la Supply chain di molte aziende del comparto manufatturiero. Le molteplici emergenze sono un segnale di crisi del modello produttivo degli ultimi anni.

Il percorso formativo permetterà ai partecipanti di poter allestire un buon piano aziendale che deve prevedere diversi scenari di rischio e, per quanto riguarda la supply chain, avere cura di identificare e gestire le risorse in modo appropriato.

Nuova edizione del corso in partenza a settembre 2026. Per dettagli e informazioni
  • Esperto in project management con certificazione

La gestione dei progetti è diventata un pilastro fondamentale per il successo lo sviluppo delle organizzazioni. Il corso mira a fornire una preparazione strutturata riconosciuta virgola in linea con gli standard internazionali per formare professionisti in grado di affrontare con competenza e visione le sfide del Project Management contemporaneo punto il corso viene offerto in collaborazione con l’Associazione Project Management Svizzera (APMS).

Nuova edizione del corso in partenza a settembre 2026. Per dettagli e informazioni

CEO Experience: le nuove logiche del potere

L’incontro con Gianandrea Gaiani e Luca Tenzi, intervistati da Marcello Foa, si è tenuto il 9 giugno 2026

Il contesto internazionale è attraversato da una progressiva transizione verso un assetto più multipolare, nel quale i rapporti tra Stati appaiono sempre più segnati dalla competizione strategica, dalla tutela degli interessi nazionali e da nuove forme di interdipendenza economica, tecnologica e politica.

Dopo la fase di predominio statunitense successiva alla Guerra fredda, il sistema internazionale appare oggi caratterizzato soprattutto dal confronto strategico tra Stati Uniti e Cina, mentre la Russia mantiene un ruolo rilevante sul piano militare e nucleare. A questi attori si affiancano potenze e aree di crescente peso regionale e globale, tra cui Unione europea, India, Turchia e monarchie del Golfo.

La discussione tenutasi durante l’evento “CEO Experience: le nuove logiche del potere” dello scorso 9 giugno 2026 presso l’Hotel Villa Principe Leopoldo a Lugano (organizzato dalla Cc-Ti con la collaborazione di economiesuisse, UBS Switzerland SA, Sunrise e Colin&Cie Svizzera SA) ha evidenziato come ogni Stato agisca in base ai propri punti di forza e alle proprie vulnerabilità, contribuendo a ridefinire equilibri, alleanze e rapporti di forza a livello globale.

Gli Stati Uniti restano la principale potenza militare e tecnologica, ma il loro ruolo internazionale si sta evolvendo: il sostegno all’Ucraina e il coinvolgimento in Medio Oriente evidenziano una strategia fondata su alleanze, strumenti di deterrenza, gestione indiretta delle crisi e controllo delle tecnologie avanzate.

La Cina, pur mantenendo un approccio generalmente prudente rispetto a un’esposizione militare diretta, si conferma il principale sfidante strategico degli Stati Uniti, rafforzando progressivamente la propria presenza militare, tecnologica ed economica. Il nodo di Taiwan resta uno degli elementi più sensibili nei rapporti sino-americani.

La Russia, pur confrontandosi con limiti tecnologici, pressioni economiche e l’elevato costo umano del conflitto in Ucraina, conserva un ruolo significativo grazie alla deterrenza nucleare, alla capacità industriale bellica e a forme di sostegno politico, economico o tecnologico da parte di partner quali Cina e Iran.

Le tensioni in Medio Oriente, incluse quelle che coinvolgono Iran, Israele e Stati Uniti, mostrano inoltre quanto i conflitti moderni dipendano da droni, intelligence, satelliti, cybercapacità e attacchi a distanza, con ricadute immediate sull’economia globale.

La dipendenza energetica dal Medio Oriente, il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz e la volatilità dei prezzi dimostrano come le relazioni tra nazioni non siano più solo militari, ma anche economiche, energetiche e commerciali.

In questo contesto, la competizione non riguarda più soltanto territorio e risorse, ma anche tecnologia, dati, semiconduttori, intelligenza artificiale e controllo delle infrastrutture critiche.

L’Europa si confronta con un contesto di sicurezza sempre più complesso: dopo decenni in cui la garanzia statunitense ha avuto un ruolo centrale nella difesa del continente, diventa oggi prioritario rafforzare le capacità europee in materia di difesa, autonomia tecnologica, sicurezza energetica e base industriale.

All’interno dell’Unione europea, la definizione di una strategia condivisa resta una sfida rilevante: la diversità di interessi, priorità e sensibilità nazionali rende necessario un maggiore coordinamento per rispondere in modo efficace all’evoluzione dello scenario internazionale.

Anche la Svizzera è chiamata a confrontarsi con l’evoluzione di questo scenario. Pur non essendo, allo stato attuale, esposta a un rischio militare diretto comparabile a quello di altri Paesi europei, il contesto internazionale impone una crescente attenzione alle minacce ibride, alla cybersicurezza, alla resilienza economica, alla gestione delle pressioni sulle esportazioni e alla sicurezza degli approvvigionamenti.

In questa prospettiva, per la Svizzera assumono particolare rilievo la salvaguardia della neutralità, il rafforzamento della sovranità tecnologica, la protezione delle infrastrutture critiche, la diversificazione dei fornitori strategici e il sostegno alla ricerca e all’innovazione.

In conclusione, le crisi attuali evidenziano una trasformazione profonda dei rapporti internazionali: alleanze e organizzazioni multilaterali restano importanti, ma sono sempre più condizionate dagli interessi strategici dei singoli Stati.

La sicurezza futura non dipenderà soltanto dalla forza militare, ma anche dalla capacità dei Paesi di proteggere reti energetiche, dati, telecomunicazioni, sistemi finanziari, tecnologie strategiche e catene di approvvigionamento.

La domanda centrale non è più soltanto come vincere un conflitto, ma come restare resilienti in un mondo instabile, competitivo e sempre più interdipendente.


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I prossimi milionari? Elettricisti, idraulici e carpentieri

La formazione professionale è LA scommessa sul piano strategico.

Michele Merazzi, COO Cc-Ti

«La prossima generazione di milionari sarà fatta di elettricisti, idraulici e carpentieri».

La provocazione – recentemente attribuita al CEO di Nvidia, Jensen Huang, una delle figure di riferimento globali nel campo dell’intelligenza artificiale – coglie una verità che il nostro sistema conosce e sottolinea da tempo: il futuro appartiene alle competenze.

Non si tratta solo di una frase ad effetto. Huang ha, più volte, sottolineato come la corsa all’intelligenza artificiale rappresenti una delle più grandi opere di costruzione infrastrutturale della storia: data center, sistemi energetici, impianti di raffreddamento e reti esigono una quantità enorme di competenze tecniche.

Dietro l’innovazione digitale più avanzata, cresce quindi la domanda concreta di professionisti qualificati, capaci di costruire e mantenere queste “fabbriche di intelligenza artificiale”.

È proprio questo apparente paradosso a far riflettere: l’intelligenza artificiale porterà cambiamenti profondi ed epocali nel mondo del lavoro, ma proprio i mestieri dell’artigianato qualificato, pur evolvendo anch’essi verso standard sempre più avanzati, resteranno fondamentali e insostituibili per sostenere questa trasformazione.

In qualità di COO della Cc-Ti e, soprattutto, di rappresentante del nostro Cantone nel Consiglio di fondazione degli SwissSkills, sono un osservatore privilegiato di quanto la formazione professionale sia oggi una leva decisiva per la competitività economica e la coesione sociale.

Gli SwissSkills ne sono la manifestazione più concreta. A Berna, per cinque giorni, tutto questo diventa esperienza viva: oltre 120’000 visitatori, 150 professioni e 74 associazioni di categoria coinvolte in una vera e propria “festa delle competenze”.

Ma ciò che colpisce, al di là dei numeri, è il sistema che rende possibile tutto questo: una collaborazione efficace tra scuola, istituzioni e mondo economico. In questo modello, le associazioni di categoria e le imprese formatrici svolgono un ruolo essenziale.

Desidero sottolinearlo con convinzione: la forza della formazione professionale svizzera nasce proprio dall’impegno delle associazioni e delle aziende, che investono ogni giorno nella trasmissione delle competenze e nella crescita dei nostri giovani.

Gli SwissSkills simboleggiano il risultato concreto di questo lavoro spesso silenzioso ma di primaria importanza.

C’è un messaggio che considero cruciale: l’apprendistato è una scelta di valore, non una scelta di ripiego. Il nostro sistema offre percorsi differenziati, aperti e di qualità, che permettono, grazie alle passerelle, di arrivare fino agli studi superiori partendo da una formazione pratica. È un modello moderno, inclusivo e orientato proprio al merito.

Agli SwissSkills tutto questo diventa tangibile. Si percepisce l’entusiasmo dei giovani, la passione dei formatori, l’orgoglio degli imprenditori. In un tempo in cui molti ragazzi affrontano incertezze e difficoltà nel definire il proprio futuro, questa manifestazione equivale a una vera chiave di volta: motivazione, fiducia, direzione, futuro.

Per il Ticino, la partecipazione è motivo di orgoglio e impegno. I nostri giovani, le nostre aziende e i nostri esperti dimostrano, in ogni occasione, di essere all’altezza della sfida, valorizzando, allo stesso tempo, il nostro territorio all’interno di un progetto nazionale.

Guardando agli SwissSkills 2027, la sfida è chiara: rafforzare ulteriormente questa dinamica, coinvolgere sempre più talenti e consolidare la collaborazione tra scuola, orientamento e mondo economico. Una collaborazione che deve essere continua, strutturata e orientata al futuro.

Come Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del cantone Ticino siamo un attore attivo di questo processo: ascoltare l’economia attraverso le diverse associazioni di categoria, alle quali va il mio sincero apprezzamento per l’impegno quotidiano e concreto a favore della formazione, valorizzare le professioni e contribuire a creare le condizioni perché ogni giovane possa trovare la propria strada mettendo in risalto le proprie abilità e sostenere in modo fattuale la forza del nostro Paese.

Perché investire nelle competenze significa investire nel futuro del nostro Cantone. E perché, oggi più che mai, il talento ha bisogno di essere riconosciuto, accompagnato e messo nelle condizioni di esprimersi.


Nuove regole UE per le importazioni di acciaio

L’Unione europea ha adottato il Regolamento (UE) 2026/1384, che dal 1° luglio 2026 sostituisce l’attuale regime di salvaguardia sull’acciaio con un nuovo sistema strutturale volto a contrastare gli effetti della sovraccapacità produttiva mondiale. Tra le principali novità figurano l’introduzione di contingenti tariffari annuali, l’innalzamento al 50% del dazio applicabile oltre contingente e il nuovo obbligo di documentare il paese in cui l’acciaio è stato originariamente fuso e colato (melt and pour).

Un nuovo quadro per contrastare la sovraccapacità mondiale

Il settore siderurgico dell’Unione europea continua a subire gli effetti della persistente sovraccapacità produttiva mondiale, aggravata da pratiche commerciali distorsive, sovvenzioni pubbliche e misure restrittive adottate da Paesi terzi che rischiano di deviare verso il mercato europeo ulteriori flussi di importazione. Per far fronte a tale situazione, l’Unione europea ha adottato il regolamento (UE) 2026/1384 che, dal 1° luglio 2026, sostituirà il vigente regime di salvaguardia con un nuovo sistema destinato a rafforzare la competitività dell’industria siderurgica europea, garantire la resilienza delle catene di approvvigionamento e accompagnare la transizione del settore verso una produzione a minori emissioni di carbonio.

Contingenti tariffari annuali

A partire dal 1° luglio 2026 saranno aperti contingenti tariffari annuali per ciascuna categoria di prodotti siderurgici elencata nell’allegato I del regolamento.
I contingenti saranno:

  • ripartiti per categoria di prodotto;
  • gestiti su base trimestrale dalla Commissione europea;
  • assegnati ai singoli Paesi mediante successivi atti di esecuzione.

Per il primo anno di applicazione, le quantità non utilizzate potranno essere riportate al trimestre successivo; dal luglio 2027 tale possibilità sarà valutata annualmente dalla Commissione in funzione dell’andamento del mercato e del grado di utilizzo dei contingenti.

Dazio del 50% oltre contingente

Una delle modifiche più significative riguarda il livello della protezione tariffaria.
Qualora il contingente disponibile per una determinata categoria risulti esaurito, oppure l’importazione non possa beneficiare del contingente, verrà applicato un dazio ad valorem del 50%, in luogo del precedente 25%.
Il nuovo dazio si aggiunge agli eventuali altri diritti doganali applicabili alle merci interessate.

Obbligo di documentare il paese di fusione e colata

Tra le principali novità introdotte dal regolamento figura l’obbligo, per gli importatori, di fornire informazioni e prove verificabili sul paese di fusione e colata (country of melt and pour), ossia il Paese nel quale il ferro o l’acciaio grezzo è stato inizialmente prodotto allo stato liquido e successivamente colato nel suo primo stato solido.
Gli importatori dovranno pertanto dimostrare il Paese nel quale il ferro o l’acciaio grezzo è stato:

  • prodotto inizialmente allo stato liquido all’interno di un forno siderurgico;
  • successivamente colato nel suo primo stato solido (ad esempio bramme, billette, lingotti o altri prodotti siderurgici).

Tale informazione dovrà essere supportata da prove verificabili, come ad esempio un certificato del produttore (Mill Test Certificate).
L’obiettivo è rafforzare la trasparenza della filiera, consentire una migliore identificazione dell’origine effettiva dell’acciaio e contrastare possibili pratiche di elusione delle misure commerciali mediante trasformazioni effettuate in Paesi terzi.

La documentazione sarà definita dalla Commissione

Il regolamento non individua ancora nel dettaglio la documentazione richiesta.
Entro il 31 agosto 2026, la Commissione europea adotterà un apposito atto di esecuzione che specificherà le prove documentali accettate per dimostrare il paese di fusione e colata, tenendo conto anche dell’esigenza di limitare gli oneri amministrativi, in particolare per le PMI.

Accordi di libero scambio: nessuna esenzione automatica

Un ulteriore elemento di rilievo consiste nel fatto che il nuovo sistema si applicherà anche ai prodotti provenienti da Paesi con i quali l’UE ha concluso accordi di libero scambio o che beneficiano di preferenze tariffarie autonome.
Solo qualora la Commissione decida di attivare specifiche misure di salvaguardia bilaterali previste dal relativo accordo commerciale tali importazioni saranno disciplinate secondo il relativo meccanismo.
Restano invece escluse dall’applicazione dei contingenti e del dazio fuori contingente le importazioni originarie di Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Possibili estensioni ad altri prodotti
Il regolamento prevede una serie di revisioni periodiche del nuovo regime.
Entro il 31 dicembre 2026, la Commissione europea dovrà valutare l’opportunità di estendere il campo di applicazione del regolamento ad alcune ulteriori categorie di prodotti siderurgici, tra cui i tubi di ghisa (NC 7303 00 10 e 7303 00 90), i fili di altri acciai legati (NC 7229 20 00, 7229 90 20, 7229 90 50 e 7229 90 90), i fili di acciaio inossidabile (NC 7223 00 11, 7223 00 19, 7223 00 91 e 7223 00 99) e determinate barre di acciaio (NC 7214 10 00, 7228 10 50, 7228 40 10 e 7228 40 90).
Entro il 30 giugno 2027, sarà inoltre esaminata la possibilità di includere anche prodotti fabbricati con una quantità significativa di acciaio o contenenti una quantità significativa di acciaio, con particolare attenzione ai prodotti siderurgici trasformati (downstream steel products).
Infine, entro il 30 giugno 2028, la Commissione valuterà se il criterio del paese di fusione e colata debba assumere un ruolo più incisivo, diventando il parametro per beneficiare dei contingenti tariffari previsti dal regolamento, anziché costituire unicamente un obbligo informativo e documentale.

Implicazioni per le imprese
Le imprese esportatrici di prodotti siderurgici verso l’Unione europea devono:

  • verificare se i prodotti esportati rientrano tra le categorie interessate;
  • predisporre la documentazione necessaria a dimostrare il paese di fusione e colata;
  • monitorare l’utilizzo dei contingenti tariffari assegnati;
  • valutare gli effetti economici derivanti dall’eventuale applicazione del dazio del 50% in caso di superamento del contingente.

Il nuovo regolamento conferma il crescente orientamento dell’Unione europea verso strumenti di difesa commerciale che affiancano alle tradizionali regole di origine anche requisiti di tracciabilità della produzione, destinati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella gestione degli scambi internazionali.

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Monica Zurfluh
Responsabile Commercio Internazionale
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Spedizioni di basso valore verso l’UE: dal 1° luglio entrano in vigore le nuove regole

A partire dal 1° luglio 2026 entreranno in vigore le nuove disposizioni dell’Unione europea applicabili alle spedizioni di basso valore, che prevedono l’abolizione della franchigia doganale per le merci di valore intrinseco non superiore a 150 euro e l’introduzione di un dazio forfettario. Una recente guida della Commissione europea fornisce importanti chiarimenti operativi, tra cui nuovi requisiti informativi destinati a interessare le aziende esportatrici svizzere (e non solo) nei prossimi mesi.

Come illustrato nel nostro approfondimento del 20 febbraio 2026, dal 1° luglio 2026 nell’UE sarà abolita l’esenzione dai dazi doganali per le spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro. Contestualmente diventerà applicabile il nuovo dazio forfettario di 3 euro, introdotto dalla riforma.
All’inizio di giugno, la Commissione europea ha pubblicato una guida contenente ulteriori precisazioni sull’applicazione delle nuove disposizioni, nonché alcuni nuovi requisiti informativi che gli operatori sono invitati a considerare sin d’ora.

Il dazio forfettario è applicato per item, non per spedizione

L’importo di 3 euro non è dovuto per ciascuna spedizione, bensì per ciascun goods item dichiarato.
Ai fini doganali, un goods item corrisponde a una riga della dichiarazione comprendente merci che condividono le caratteristiche previste dalla normativa, in particolare la stessa classificazione tariffaria e, ove pertinente, gli altri elementi richiesti per poter essere dichiarate congiuntamente.
Ne consegue che una medesima spedizione contenente prodotti appartenenti a differenti voci tariffarie potrà essere soggetta all’applicazione di più dazi forfettari. Lo stesso vale qualora prodotti classificati nella medesima voce tariffaria debbano essere dichiarati separatamente, ad esempio in ragione della diversa origine.

Il regime forfettario non tiene conto dell’origine preferenziale

La guida precisa inoltre che l’applicazione del dazio forfettario esclude il ricorso al trattamento tariffario preferenziale previsto dagli accordi di libero scambio. Pertanto, anche qualora le merci soddisfino le regole di origine previste da un accordo preferenziale, il dazio forfettario di 3 euro rimane dovuto.
Gli operatori dovrebbero quindi valutare caso per caso quale modalità di determinazione del dazio risulti economicamente più conveniente, tenendo conto che, per alcune categorie di prodotti, potrebbe risultare preferibile ricorrere alla procedura ordinaria e beneficiare dell’eventuale trattamento tariffario preferenziale.

Nuovi Product Identifiers dal 1° novembre 2026

La guida introduce inoltre nuovi requisiti informativi destinati a entrare progressivamente in vigore.
Dal 1° luglio al 31 ottobre 2026 i nuovi Product Identifiers potranno essere trasmessi su base volontaria, mentre il loro utilizzo diventerà obbligatorio dal 1° novembre 2026.
Per ciascun prodotto dovranno essere comunicati specifici identificativi che ne consentano una più precisa individuazione. In particolare, la Commissione distingue tra:

  • identificativo del commerciante (merchant product identifier), ossia il codice attribuito al prodotto dal venditore o dal commerciante;
  • identificativo non standardizzato del produttore (non-standardised manufacturer product identifier), vale a dire il codice assegnato dal produttore o dal fornitore che non si basa su uno standard riconosciuto a livello internazionale;
  • identificativo standardizzato del produttore (standardised manufacturer product identifier), ossia un codice conforme a uno standard internazionale, quale ad esempio GTIN, EAN, UPC o ISBN.

Qualora il prodotto non disponga di un identificativo standardizzato, tale circostanza dovrà essere espressamente indicata nella dichiarazione doganale.
La Commissione ha previsto un periodo transitorio di quattro mesi per consentire agli operatori economici di adeguare progressivamente i propri sistemi informatici e le procedure di dichiarazione.

Le imprese sono invitate a prepararsi

In vista dell’entrata in vigore della riforma, è opportuno che le imprese che esportano verso consumatori nell’Unione europea verifichino con i propri spedizionieri, rappresentanti doganali e fornitori di software la corretta implementazione delle nuove procedure, prestando particolare attenzione anche ai nuovi requisiti informativi che diventeranno obbligatori dal 1° novembre 2026.

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Origine preferenziale: precisazioni dell’UDSC per India e Regno Unito

L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) ha recentemente pubblicato due precisazioni in materia di origine preferenziale riguardanti, da un lato, la validità formale dei certificati di origine previsti dall’Accordo di partenariato economico tra gli Stati dell’AELS e l’India (TEPA) e, dall’altro, le condizioni applicabili al cumulo dell’origine nell’ambito dell’Accordo commerciale tra la Svizzera e il Regno Unito.

TEPA AELS–India: chiarimenti sui certificati di origine

L’UDSC ha aggiornato le istruzioni relative alla validità formale delle prove d’origine preferenziale previste dal TEPA.
In particolare, viene confermato che, almeno per il momento, sono accettati i certificati di origine recanti la dicitura «electronic copy» o «physical copy». Non sono invece considerati validi i certificati contrassegnati dalla dicitura «draft».
L’UDSC precisa inoltre che le rubriche 9 e, se del caso, 10 del certificato devono essere sottoscritte, mediante firma elettronica oppure autografa, conformemente alle modalità previste per il rilascio del documento.
Queste precisazioni non modificano le regole d’origine del TEPA, ma chiariscono i requisiti formali applicabili ai certificati di origine rilasciati in India.

Svizzera–Regno Unito: chiarimenti sul cumulo dell’origine

L’UDSC ha inoltre aggiornato le indicazioni contenute nella circolare relative alle regole di origine applicabili nell’ambito dell’Accordo commerciale tra la Svizzera e il Regno Unito, fornendo ulteriori precisazioni sul cumulo con materiali originari dell’Unione europea e della Turchia.

In particolare, viene chiarito che gli esportatori svizzeri possono cumulare con materie prime originarie dell’Unione europea o della Turchia, a condizione che tali materiali siano considerati originari ai sensi della Convenzione PEM o delle relative norme rivedute.

La precisazione ricorda tuttavia che la semplice riesportazione delle merci allo stato immutato (commercio diretto) non è ammessa. Affinché il cumulo possa essere applicato, i prodotti realizzati con tali materiali devono aver subito in Svizzera o nel Regno Unito una lavorazione che vada oltre le operazioni minime previste dall’Accordo commerciale tra i due Paesi.

Le indicazioni aggiornate risultano particolarmente rilevanti per le imprese che esportano verso il Regno Unito e che utilizzano nelle proprie filiere materiali originari dell’Unione europea o della Turchia.

Raccomandazioni per le imprese

Alla luce di queste precisazioni, le imprese interessate sono invitate a:

  • verificare la conformità formale dei certificati di origine ricevuti dall’India;
  • accertarsi che le condizioni applicabili al cumulo con materiali originari dell’Unione europea o della Turchia siano correttamente soddisfatte negli scambi con il Regno Unito;
  • riesaminare, ove necessario, le proprie procedure interne di gestione dell’origine preferenziale e la documentazione utilizzata a supporto delle dichiarazioni di origine.

Le indicazioni pubblicate dall’UDSC non introducono modifiche sostanziali alle regole di origine applicabili nei due accordi, ma forniscono chiarimenti utili per il corretto utilizzo delle preferenze tariffarie. Esse confermano l’importanza di un monitoraggio costante non solo degli sviluppi normativi, ma anche della prassi amministrativa in materia di origine preferenziale, settore nel quale anche precisazioni di carattere tecnico possono avere effetti concreti sull’accesso ai benefici previsti dagli accordi di libero scambio.

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