Project management: una competenza strategica per le imprese

Il project management è oggi una competenza essenziale per le organizzazioni che vogliono affrontare cambiamento, innovazione e complessità senza perdere capacità di governo. Non riguarda soltanto tempi, costi e attività, ma il modo in cui un’azienda trasforma un’idea in risultato, coordina persone, prende decisioni e crea valore.

Il percorso “Esperto in project management con certificazione” – organizzato dalla Cc-Ti in collaborazione con l’Associazione Project Management Svizzera – e giunto alla seconda edizione, nasce da questa esigenza: offrire una preparazione concreta, strutturata e orientata all’applicazione. Il corso aiuta i partecipanti a leggere il progetto nella sua interezza: obiettivi, stakeholder, ambito, pianificazione, qualità, rischi, opportunità, comunicazione, leadership, cambiamento e valore per l’organizzazione.

La rilevanza di queste competenze è confermata dal World Economic Forum. Nel Future of Jobs Report 2025, il WEF evidenzia che entro il 2030 il lavoro sarà trasformato da tecnologia, transizione verde, cambiamenti demografici, AI, frammentazione geoeconomica e incertezza. Il rapporto prevede un saldo netto positivo di 78 milioni di posti di lavoro e indica i Project Manager tra le categorie professionali che contribuiranno alla crescita occupazionale netta.

In questo scenario, le imprese hanno bisogno di professionisti capaci di guidare iniziative, coordinare risorse e trasformare investimenti in risultati. Ogni organizzazione realizza progetti — digitalizzazione, nuovi prodotti, riorganizzazioni, sostenibilità — e senza metodo questi progetti disperdono energie. Con competenza, diventano leve di crescita.

Il corso si fonda su un’impostazione coerente con la famiglia ISO 21500 / ISO 21502, riferimento internazionale per ruoli, responsabilità e pratiche di project management. Questo allineamento valorizza un profilo professionale riconoscibile e spendibile in contesti internazionali, anche grazie all’adesione al sistema di mutuo riconoscimento Global ACI — cui aderisce anche lo Swiss Accreditation Service.

Il percorso si conclude con una certificazione delle competenze riconosciuta a livello internazionale. Non è soltanto un titolo: è uno strumento che rende visibile e verificabile la preparazione del Project Manager e che offre alle aziende la garanzia di poter contare su figure capaci di operare con metodo, autonomia e responsabilità.

Per il tessuto economico ticinese, investire in project management significa rafforzare una competenza trasversale oggi sempre più richiesta. Significa formare professionisti capaci di portare ordine dove c’è complessità, metodo dove c’è dispersione e valore dove c’è investimento. È una scelta che rafforza competenze, maturità organizzativa e capacità del territorio di affrontare le sfide future.

Il prossimo corso inizierà nel settembre 2026, abbiamo ancora posti a disposizione. Info e iscrizioni

(Articolo a cura di Antonio Bassi, Prof., Presidente Associazione Project Management Svizzera)


Le testimonianze dei corsisti della prima edizione

Sono davvero molto soddisfatta che in Ticino ci sia la possibilità di seguire un corso strutturato e qualificante in project management. Il corso proposto dalla Camera di Commercio risponde, infatti, molto bene alle mie esigenze lavorative e di crescita professionale, perché offre una base tecnica solida e concreta che si può mettere subito in pratica. Già dopo poche lezioni mi ha permesso, infatti, di acquisire maggiore consapevolezza e sicurezza e di guardare ai progetti di cui mi occupo con un approccio più ordinato e consapevole. Nel lavoro di tutti i giorni spesso si tende a dare per scontati molti aspetti gestionali e si pensa di “saper fare” project management (almeno io lo pensavo!). In realtà ho capito quanto siano fondamentali metodologie, strumenti e competenze precise, che non si possono improvvisare. Il fatto che le lezioni si svolgano in remoto è un grande vantaggio, perché mi consente di conciliare lo studio con il lavoro e la famiglia senza rinunciare alla qualità della formazione. Anche se si può perdere parte del lavoro di gruppo in presenza, il numero ridotto di partecipanti permette comunque una buona interazione a distanza. L’impegno richiesto è sicuramente elevato e, proprio per questo, credo che seguire con costanza le lezioni sia fondamentale.
Claudia Pugni, Stellantis

Ho deciso di intraprendere il percorso di “Esperto in project management con certificazione” con l’obiettivo di acquisire strumenti concreti per gestire in modo più strutturato ed efficace i progetti che sto sviluppando. Provenendo da un contesto fortemente operativo e orientato alla crescita, sentivo l’esigenza di rafforzare le mie competenze nella pianificazione, nella gestione delle risorse, nell’analisi dei rischi e nel controllo strategico dei processi. Le competenze apprese durante il corso stanno già avendo un impatto concreto sul mio approccio manageriale, migliorando la capacità di organizzare obiettivi, tempistiche, budget e coordinamento dei collaboratori. Ritengo che oggi, soprattutto per un professionista/imprenditore, saper gestire progetti in maniera professionale rappresenti un vantaggio competitivo fondamentale. Dal punto di vista formativo, l’esperienza si sta rivelando estremamente stimolante e di alto valore. Oltre alla qualità dei contenuti trattati, sto apprezzando molto il confronto con docenti e professionisti provenienti da settori diversi, che arricchisce ulteriormente il percorso con casi pratici e visioni differenti. È un’esperienza che consiglio a chiunque voglia sviluppare una mentalità più strategica, organizzata e orientata ai risultati.
Riccardo Lauria

Ho deciso di iscrivermi a questo corso di Project Manager mossa dal desiderio di portare un cambiamento concreto all’interno della piccola ONG per cui lavoro. Il mio obiettivo principale è rendere la nostra organizzazione più efficiente e strutturata, ottimizzando le risorse e i tempi per massimizzare l’impatto dei nostri progetti sociali. Le mie aspettative sono state pienamente soddisfatte, se non superate: il corso è estremamente ben strutturato e approfondisce ogni argomento con grande cura. Un valore aggiunto fondamentale è rappresentato da Antonio Bassi, un docente eccellente capace di trasmettere competenze complesse in modo chiaro e stimolante. Sono certa che gli strumenti acquisiti mi permetteranno di gestire i flussi di lavoro in modo molto più professionale ed efficace.
Dr Scilla Roncallo, Little Scientists

La patente di guida oltre i 75 anni: tra autonomia, sicurezza e sfide tecnologiche

In una società che invecchia rapidamente, il tema della patente di guida per le persone oltre i 75 anni assume un’importanza crescente.

L’automobile non è solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento di indipendenza, che consente agli anziani di mantenere una vita attiva, coltivare relazioni sociali e svolgere le attività quotidiane senza dipendere dagli altri. Tuttavia, con l’avanzare dell’età emergono nuove sfide, legate sia alle condizioni psicofisiche sia all’evoluzione tecnologica dei veicoli. In Svizzera, la normativa prevede che, a partire dai 75 anni, i conducenti debbano sottoporsi a una visita medica ogni due anni per verificare la loro idoneità alla guida. Questo sistema ha l’obiettivo di garantire la sicurezza stradale senza compromettere inutilmente la libertà individuale.

La guida, infatti, è un’attività complessa che richiede reattività, coordinazione e capacità cognitive, tutte funzioni che possono subire un naturale declino con l’età. Allo stesso tempo, è importante evitare generalizzazioni: molti automobilisti anziani mantengono ottime capacità di guida e adottano comportamenti prudenti. Le statistiche mostrano che gli anziani tendono a guidare in modo più responsabile – ad esempio evitando eccessi di velocità o guida sotto l’influsso di alcol – ma risultano più vulnerabili in caso di incidente, con conseguenze spesso più gravi rispetto ad altre fasce d’età.

Negli ultimi anni, accanto ai fattori legati all’invecchiamento, si è aggiunta una nuova variabile: la crescente diffusione dei sistemi di assistenza alla guida, noti come ADAS (Advanced Driver Assistance Systems). Queste tecnologie, tra cui la frenata automatica d’emergenza, il mantenimento della corsia e i sistemi di navigazione avanzata, sono progettate per migliorare la sicurezza e ridurre il rischio di incidenti. Tuttavia, per molti conducenti anziani rappresentano una sfida significativa.

Diversi studi indicano che gli anziani spesso faticano ad adattarsi ai nuovi sistemi tecnologici, soprattutto quando questi risultano poco intuitivi o richiedono un cambiamento delle abitudini consolidate. Ad esempio, la frenata automatica d’emergenza può intervenire in modo improvviso, generando sorpresa o disagio in chi non ne conosce il funzionamento. Analogamente, il sistema di mantenimento della corsia – che corregge automaticamente la traiettoria del peicolo – può essere percepito come invasivo, inducendo il conducente a reagire in modo errato. Anche il navigatore moderno, sempre più integrato con altre funzioni del veicolo, può rappresentare una fonte di distrazione o confusione per chi non ha familiarità con interfacce digitali complesse. In alcuni casi, la sovrabbondanza di informazioni o segnali acustici può compromettere la concentrazione, anziché migliorarla.

Il problema non è tanto la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene introdotta e utilizzata. Le ricerche mostrano che una parte significativa degli anziani possiede sistemi ADAS nei propri veicoli ma non li utilizza, oppure li usa in modo limitato, spesso per mancanza di formazione adeguata. La fiducia e la comprensione del funzionamento di questi strumenti sono elementi chiave per la loro efficacia.
A questo proposito, è particolarmente rilevante uno studio pubblicato nel maggio 2026 su incarico dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), che evidenzia criticità nel sistema svizzero di valutazione dell’idoneità alla guida per le persone anziane. La ricerca sottolinea la mancanza di standard uniformi e di approcci multidisciplinari, evidenziando come i metodi attuali – spesso basati principalmente su test medici e cognitivi – non siano sufficienti a valutare in modo completo la capacità di affrontare situazioni reali, soprattutto in un contesto tecnologico sempre più complesso. Questo significa che la valutazione dell’idoneità alla guida dovrebbe evolvere, includendo anche la capacità di interagire con i sistemi di assistenza moderni.

Figure come istruttori di guida, ergonomi e specialisti della mobilità potrebbero svolgere un ruolo importante nel supportare gli anziani nell’apprendimento di queste tecnologie. In prospettiva, appare fondamentale promuovere corsi di aggiornamento specifici per conducenti anziani, che non si limitino a verificare le capacità, ma offrano anche strumenti pratici per affrontare le nuove sfide della mobilità. Allo stesso tempo, i progettisti di veicoli dovrebbero sviluppare interfacce più semplici e intuitive, pensate anche per un’utenza meno abituata al digitale.

Infine, è essenziale mantenere un equilibrio tra sicurezza e autonomia. Privare una persona anziana della patente può avere conseguenze significative sul piano psicologico e sociale. Per questo motivo, ogni decisione dovrebbe essere basata su una valutazione individuale e accompagnata da alternative di mobilità adeguate. In conclusione, la patente di guida oltre i 75 anni non è solo una questione normativa, ma un tema che coinvolge salute, tecnologia e qualità della vita. In un contesto in rapida evoluzione, la vera sfida sarà integrare innovazione e inclusione, garantendo a tutti la possibilità di muoversi in modo sicuro e dignitoso.

Consigli per anziani al volante (UPI)

A cura di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti

La situazione sul mercato del lavoro

Rapporti della Seco sulla situazione del mercato del lavoro

2026

2025

I nostri nuovi diplomati

I percorsi formativi sono corsi di formazione costituiti da moduli interconnessi, che formano un vero e proprio approfondimento su una tematica specifica. Al termine si sostiene un esame finale e, al superamento dello stesso, viene rilasciato un attestato di frequenza Cc-Ti.

La classe “Competenze nel diritto del lavoro”

Competenze nel diritto del lavoro

“Competenze nel diritto del lavoro” è pensato per coloro che lavorano nel campo delle risorse umane e mirano ad ottenere solide competenze e qualifiche per esercitare una funzione di responsabile/assistente delle risorse umane e per svolgere attività qualificate legate all’ambito del diritto del lavoro.
La formazione si è conclusa con l’esame finale, momento chiave per validare le competenze acquisite. Hanno ottenuto il certificato, nella foto da sinistra: Elisabetta Ciocca (Guess Europe Sagl), Patrizia Libri (My Way Services SA), Mari Anna Oliva (Luxury Goods International SA), Samantha Martinelli (Ferrovia Monte Generoso SA), Cristina Ferrari (Brogioli SA), Samari Yasaman (Traila AG).
La formazione è stata condotta dalle avvocate Roberta Bazzana-Marcoli e Rosella Chiesa-Lehmann, che hanno fornito le basi per maturare conoscenze e strumenti per una gestione efficace dei rapporti di lavoro.
Il prossimo ciclo prenderà avvio il 2 ottobre.

Sales Professional Academy

“Sales Professional Academy”, il nuovo percorso formativo promosso dalla Cc-Ti, in collaborazione con Vendita Svizzera. La formazione si è conclusa con l’esame finale, momento chiave per validare le competenze acquisite. Hanno ottenuto il certificato, nella foto da sinistra: Alessia Eggmann (Biofair Naturapart), Fabio Messina (Emil Frey), Cesar Gullà (Emil Frey), Richard Pesare (Emil Frey), Alessandra Balzarini (BGG Europe SA), Fabio Näf (PM Solving Sagl), Patrizia Ceppi Bota.
A guidare l’Academy, due professionisti del settore: Andrea Carlesso e Stefano Bosia, che hanno accompagnato i partecipanti in un vero e proprio laboratorio di crescita professionale, mantenendo costante il focus su applicabilità e risultati.
Questa prima edizione rappresenta un segnale chiaro per il mercato: cresce la domanda di formazione commerciale di qualità, capace di fornire strumenti concreti e un metodo replicabile.

Oltre l’ABC: strumenti avanzati per capi team

“Oltre l’ABC: strumenti avanzati per capi team” è un percorso pensato per chi vuole alzare il proprio livello di impatto professionale. Non solo “fare bene il proprio lavoro”, ma diventare un punto di riferimento capace di generare valore attraverso persone, processi e relazioni.
La formazione si è conclusa con l’esame finale, momento chiave per validare le competenze acquisite. Hanno ottenuto il certificato, nella foto da sinistra: Mattia Tirotta (Hydac AG), Gianluca De Stefani (Città di Mendrisio), Luana Balestra (Società svizzera sclerosi multipla), Federica Cometti (Guess Europe), Paola Rappoccio (Guess Europe). In seconda fila, da sinistra Aldo Volpatti (Mikron Switerland), Roberta Spinelli (Guess Europe) e Roberto Bissolotti (Comune di Collina d’Oro). La formazione è stata condotta da Andrea Carlesso e Sabina Zucchiatti, che hanno accompagnato i partecipanti in un laboratorio di crescita professionale finalizzato a rafforzare la capacità di contribuire in modo concreto allo sviluppo e alla competitività dell’organizzazione.

ABC della leadership

“ABC della leadership” è un percorso di formazione e sviluppo creato appositamente per i neo-manager. La formazione si è conclusa con l’esame finale, momento chiave per validare le competenze acquisite. Hanno ottenuto il certificato (in ordine alfabetico): Samuel Ardizzoia (Diamond SA), Riccardo Barbatti (Azienda elettrica Ticinese), Elisa Bartesaghi (FFS SA), Nadia Bianchi (Istituto scolastico comunale di Chiasso), Igor Candolfi (SES Collaudi Sagl), Simone Costantino (AOZ), Debora Di Gregorio (Casa Paganini Ré), Giulia Ferlito (Spalluto Comunicazione Sagl), Barbara Fiscalini (Lombardi SA), Ivan Gianetta (Cantone Ticino), Pietro Jolli (Azienda Elettrica Ticinese), Nenad Jovanovic (OCST), Andrea Masarati (Lombardi SA), Flavio Milazzo (Schindler SA), Fabiana Mondada (Lombardi SA), Daniele Peraino (Azienda Elettrica Ticinese), Francesco Pezzali (Diamond SA), Giovanni Pigliapoco (AOZ), Mathias Tavasci (MKS Pamp SA).
A guidare il percorso sono stati Andrea Carlesso e Sabina Zucchiatti, che hanno accompagnato i partecipanti nello sviluppo di una maggiore consapevolezza del proprio ruolo all’interno dell’organizzazione.
Il prossimo ciclo prenderà avvio il 14 ottobre.


I prossimi corsi di formazione puntuale al via da settembre, il calendario completo è già online!

Primi attestati federali per gli “Specialisti in commercio estero” in Ticino

Tutte le partecipanti alla prima edizione del corso preparatorio all’esame di “Specialista in commercio estero con attestato professionale federale” hanno superato l’esame finale. Questo percorso formativo è gestito dalla Cc-Ti insieme alla SSIB – Swiss School for International Business (di cui la Cc-Ti è azionista).

Le corsiste il giorno dell’esame federale

Gli specialisti in commercio estero svolgono un ruolo fondamentale per le aziende che operano sui mercati internazionali. Grazie a competenze altamente qualificate nel commercio e nel traffico transfrontaliero di merci e servizi, sono in grado di assumere responsabilità operative e dirigenziali nell’ambito dell’import e dell’export, contribuendo concretamente alla competitività aziendale in un contesto globale sempre più complesso e caratterizzato da incertezze geopolitiche e sfide normative.

Tra i loro principali compiti figurano la pianificazione e l’organizzazione dei trasporti internazionali attraverso tutte le modalità di trasporto, il coordinamento con reparti interni e partner commerciali esterni e la garanzia che merci e servizi siano consegnati alla clientela in modo puntuale ed efficiente.

Questi professionisti possiedono inoltre solide conoscenze delle regole d’origine, delle prescrizioni doganali, degli ostacoli al commercio e delle normative IVA. Sono quindi in grado di gestire correttamente le procedure di sdoganamento e la relativa documentazione, nonché di identificare e mitigare i rischi connessi al commercio internazionale, adottando le misure più adeguate a tutela degli interessi aziendali.

Le loro competenze si estendono anche alla verifica delle offerte, al controllo della redditività delle operazioni e alla negoziazione con i fornitori di servizi logistici, selezionati secondo criteri economici e imprenditoriali.

A contraddistinguerli sono infine una forte capacità di pensiero sistemico, elevate competenze metodologiche, sociali e personali e l’utilizzo di strumenti digitali moderni che consentono una gestione efficace dei processi e dei mandati.

Hanno superato brillantemente gli esami federali, conseguendo il titolo di Specialista in commercio estero con attestato professionale federale (in ordine alfabetico): Lisia Berta, Sonia Giordano, Roberta Lanini, Veronica Morabito e Marzia Sartorato.
La prossima edizione del corso prenderà il via nell’ottobre 2026. I posti sono limitati e le iscrizioni sono già aperte.

Convenzione PEM: permeabilità estesa

Con l’aggiornamento del 29 giugno 2026 della Circolare R-30, l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) ha recepito la decisione delle Parti contraenti della Convenzione PEM di prorogare la clausola di permeabilità, introducendo importanti chiarimenti sul regime transitorio applicabile alle regole di origine preferenziali.

La modifica interviene dopo che è emerso come numerose Parti contraenti necessitassero di più tempo per completare la ratifica della Convenzione PEM riveduta. Per evitare interruzioni nelle catene di approvvigionamento, è stato quindi deciso di mantenere la permeabilità anche dopo il 1° gennaio 2026. La circolare precisa, inoltre, che le prove di origine rese possibili da questa nuova interpretazione potranno essere rilasciate anche a posteriori, senza necessità di presentare giustificativi di origine e senza il pagamento di tasse.

Chiarimenti sul periodo transitorio

Con l’aggiornamento del 29 giugno, l’UDSC chiarisce ulteriormente il regime transitorio, prevedendo regole distinte per due diverse situazioni.

Per i prodotti originari secondo le precedenti regole PEM, accompagnati da una prova dell’origine rilasciata prima del 1° gennaio 2026 e presentata entro il relativo termine di validità, continua ad applicarsi un cumulo limitato della durata massima di tre anni dalla data di rilascio della prova dell’origine.

Una disciplina diversa è invece prevista per gli accordi di libero scambio che passeranno successivamente dalla “zona 2” alla “zona 1”. In tali casi, se la prova dell’origine è stata rilasciata secondo le vecchie regole PEM prima dell’entrata in vigore del nuovo regime ed è presentata entro il termine di validità previsto, il cumulo potrà essere applicato fino al 31 dicembre 2028.

Maggiore certezza per gli operatori

Le modifiche chiariscono quindi il funzionamento del regime transitorio e garantiscono maggiore continuità alle catene di approvvigionamento durante la graduale adesione degli accordi di libero scambio alla Convenzione PEM riveduta. Le imprese dovranno tuttavia continuare a verificare, per ciascun accordo applicabile, se il partner commerciale appartenga alla zona 1 o alla zona 2, nonché il regime transitorio concretamente applicabile alle prove di origine utilizzate.


Il vostro contatto in Cc-Ti

Monica Zurfluh
Responsabile Commercio Internazionale
T +41 91 911 51 35
zurfluh@cc-ti.ch

Il licenziamento immediato rimane una misura eccezionale

Scheda redatta dall’Avv. Michele Rossi, Delegato alle relazioni esterne Cc-Ti.

Una consulente finanziaria, impiegata presso una società ginevrina, era in trattativa con il datore di lavoro per una cessazione consensuale del rapporto e una futura collaborazione da indipendente. Nel frattempo, il datore di lavoro le ha contestato di non essersi presentata al lavoro e ha pronunciato un licenziamento immediato per abbandono del posto, licenziamento successivamente ribadito con un secondo licenziamento cautelativo anche per presunta attività concorrenziale
nel frattempo iniziata. La lavoratrice ha contestato il licenziamento, chiedendo salario e indennità. Della vertenza si è occupato il Tribunale federale.

Il caso verte sulla legittimità del licenziamento immediato, ossia se fossero dati gravi motivi (art. 337 CO) tali da giustificare la risoluzione immediata del contratto, in particolare:

  • Per un presunto abbandono del posto (art. 337d CO)
  • Per una presunta violazione del dovere di fedeltà (art. 321a CO)

Il Tribunale federale ha confermato che la fattispecie di abbandono del posto di lavoro richiede un comportamento chiaro: un rifiuto cosciente, intenzionale e definitivo di lavorare. Nel caso concreto, tale requisito non è stato soddisfatto. La lavoratrice, infatti, partecipava attivamente alle trattative per una soluzione consensuale, non aveva mai espresso la volontà di cessare definitivamente l’attività e aveva giustificato la sua assenza con motivi di salute. Inoltre, viste le modalità flessibili di lavoro (senza orari fissi), l’eventuale riduzione temporanea dell’attività non poteva essere interpretata, secondo buona fede, come abbandono del posto. Un punto rilevante riguarda anche l’onere probatorio.

Spetta al datore di lavoro dimostrare che il lavoratore non ha più prestato alcuna attività e non è per contro il lavoratore a dover provare di aver lavorato. Quindi, poiché il datore non è riuscito a dimostrare l’asserita inattività totale, la giustificazione del licenziamento dovuto all’abbandono del posto di lavoro viene meno per questo primo motivo.

Anche la seconda motivazione del licenziamento è stata respinta. Il Tribunale precisa che il lavoratore può preparare una futura attività indipendente mentre è ancora impiegato, ciò non viola il dovere di fedeltà se non vi è sottrazione attiva di clientela e, nel caso concreto, i clienti si erano comunque rivolti spontaneamente alla lavoratrice. Non vi è quindi né concorrenza illecita né violazione dell’art. 321a CO.

Accertata l’assenza di cause gravi, il licenziamento immediato è stato dichiarato ingiustificato. Ne derivano il diritto al salario fino alla scadenza del termine di disdetta ordinaria e un’indennità supplementare.

Questa sentenza ribadisce un principio centrale del diritto del lavoro svizzero: il licenziamento immediato è una misura eccezionale, ammessa solo in presenza di una violazione grave e inequivocabile. In situazioni di incertezza, trattative in corso o comportamenti ambigui, il datore di lavoro non può presumere un abbandono del posto, né qualificare come concorrenza illecita la semplice preparazione di un’attività futura.

(Sentenza 4A_398/2025)

Scopri il Servizio giuridico della Cc-Ti!

Non basta accumulare dati…

Per oltre vent’anni la trasformazione digitale delle imprese è stata guidata da una convinzione semplice: raccogliere il maggior numero possibile di dati. Si è parlato di big data, business intelligence, data analytics e intelligenza artificiale. Le aziende hanno investito ingenti risorse per digitalizzare processi, archiviare informazioni e costruire sistemi sempre più sofisticati di raccolta e gestione dei dati. Secondo il motto: «I dati sono il nuovo petrolio».

Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti

Oggi, però questo non è più sufficiente. Siamo già entrati in un’ulteriore fase della trasformazione digitale, nella quale emerge in maniera prorompente come il valore non risieda tanto nei dati in quanto tali, ma piuttosto nelle relazioni che esistono tra di essi. Un dato isolato è poco più di un elemento statico. Senz’altro utile, ma dall’impatto tutto sommato limitato. Un nome, una data, una transazione o una posizione geografica danno indicazioni parziali se osservati singolarmente. La vera conoscenza nasce quando questi elementi vengono collegati e inseriti in un contesto che prevede la loro messa in relazione. Sembra forse una cosa banale, ma in realtà non è ancora un approccio molto diffuso. Eppure è questo il principio che sta alla base di una delle evoluzioni più interessanti dell’intelligenza artificiale: l’ontologia.

In ambito informatico, un’ontologia è una struttura che organizza concetti, oggetti e relazioni all’interno di un determinato dominio. In altre parole, permette ai sistemi digitali di comprendere non soltanto i dati, ma anche il significato delle connessioni che li legano. Può sembrare un concetto teorico, ma le sue applicazioni sono estremamente concrete.

Pensiamo a un cliente registrato nel sistema informatico di un’azienda. Il suo nome, preso da solo, ha un’utilità limitata. La situazione cambia quando viene collegato alla cronologia degli acquisti, alla frequenza delle visite, alla localizzazione geografica, alle preferenze espresse online o alle interazioni con altri clienti. Non si dispone pertanto più solo di un dato ma di una conoscenza che può guidare decisioni commerciali, strategie di marketing e sviluppo di nuovi prodotti.

L’intelligenza non risiede quindi nell’oggetto, ma nella relazione.
Al di là dell’esempio forse un po’ banale appena citato, questo approccio permette soprattutto di individuare fenomeni che rimangono invisibili nelle tradizionali tabelle contenenti dati. Gli specialisti parlano di proprietà emergenti: caratteristiche che non si trovano nei singoli elementi ma che emergono dall’interazione tra più informazioni.
Un altro esempio tutto sommato semplice è quello degli smartphone. I dati provenienti dall’accelerometro e quelli del GPS, considerati separatamente, forniscono indicazioni limitate. Analizzati insieme permettono invece di capire se una persona sta camminando, correndo, guidando un’automobile o se è stata coinvolta in un incidente.

La conoscenza nasce quindi dalla correlazione.

Cosa significa tutto ciò per le imprese? Significa passare da una logica di raccolta e archiviazione a una logica di interpretazione e deduzione. La sfida non consiste più nel conservare enormi quantità di informazioni, ma nel costruire modelli capaci di evidenziare connessioni significative. È probabilmente questa la vera seconda digitalizzazione delle imprese. La prima è stata caratterizzata dalla dematerializzazione dei processi, dall’introduzione degli ERP, dei CRM e della documentazione elettronica. La seconda riguarda la capacità di trasformare dati sparsi in conoscenza operativa.
In questo contesto assumono crescente importanza i grafi di conoscenza, i sistemi di inferenza e le piattaforme di intelligenza artificiale capaci di ragionare sulle relazioni piuttosto che limitarsi a registrare informazioni.

Anche le domande che le aziende si pongono stanno ovviamente cambiando. Non basta più sapere quanti clienti hanno acquistato un determinato prodotto. Diventa più importante comprendere quali percorsi portano un cliente a diventare fedele a un marchio, quali fattori influenzano le sue scelte e quali segnali anticipano futuri comportamenti.
Per la Svizzera e per il Ticino questa evoluzione assume una rilevanza particolare. Operiamo in un contesto nel quale il vantaggio competitivo non può essere costruito sui volumi, ma sulla qualità, sull’innovazione e sulla capacità di generare valore aggiunto.
Le imprese ticinesi di tutti i settori dispongono già oggi di enormi quantità di dati. Il vero salto di qualità consisterà nel trasformarli in reti di conoscenza capaci di supportare decisioni più rapide e più accurate.

In un’economia sempre più fondata sulla conoscenza, il futuro non apparterrà a chi possiede più dati, ma a chi saprà comprenderne meglio le connessioni. Per il Ticino, che deve competere soprattutto con il capitale umano, la specializzazione e l’innovazione, questa potrebbe diventare una delle chiavi della competitività del prossimo decennio.

Costruire competenze per domani

Lo sviluppo di azioni e misure a sostegno della formazione professionale di base, della formazione continua e dell’orientamento scolastico e professionale, insieme alla promozione delle professioni in tutti i settori economici e al supporto alle associazioni di categoria affiliate, rappresenta uno degli ambiti di attività
della Cc-Ti.

L’obiettivo è rispondere in modo concreto al crescente fabbisogno di manodopera qualificata e garantire alle aziende la disponibilità di figure professionali specializzate.

La formazione e l’orientamento professionale rivestono un ruolo fondamentale per la competitività e il successo dell’economia ticinese e svizzera. Da sempre sosteniamo che la formazione professionale costituisce una preziosa fonte di competenze e prospettive diversificate, risorse essenziali per il nostro Paese.
L’interazione tra il mondo economico e quello scolastico è imprescindibile. La Cc-Ti promuove da tempo un dialogo costante e costruttivo tra questi due ambiti, favorendo una conoscenza reciproca più approfondita e la costruzione di relazioni solide e durature.
Questo scambio rappresenta un fattore determinante per lo sviluppo economico del Cantone ed il benessere della società, che rimane una delle nostre priorità.

In tale contesto, merita particolare attenzione il sostegno al progetto LIFT, attivo con successo in 15 scuole medie ticinesi (dati 2026). La transizione tra la scuola dell’obbligo e la formazione professionale è infatti un momento delicato. Per agevolare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, LIFT propone un percorso per gli studenti di terza e quarta media che prevede esperienze di stage in azienda, correlati da un percorso di accompagnamento mirato con moduli su diversi temi svolti in classe durante l’anno scolastico.

Fin dalla sua introduzione in Ticino nel 2013, il progetto ha saputo creare un ponte concreto tra scuola e imprese, motivo per cui la Cc-Ti ha scelto di sostenerlo con convinzione. Abbiamo aderito al plenum direttivo, assumendo il ruolo di collegamento tra i due ambiti, facilitando l’individuazione di posti di stage e promuovendo l’iniziativa attraverso attività mirate e relazioni istituzionali (www.progetto-lift.ch).

La Cc-Ti continua a sostenere il progetto, contribuendo alla sua diffusione e valorizzando fin da subito l’ambizione dei giovani che poi entreranno nel mondo del lavoro.

Oltre la ‘Great Resignation’: la formazione che trattiene i talenti

La formazione continua svolge un ruolo fondamentale sia dal punto di vista dei collaboratori — in termini di successo professionale e partecipazione attiva al processo lavorativo — sia da quello delle aziende, che ne traggono benefici in termini di produttività, competitività, innovazione e pianificazione della successione.

Inoltre, la formazione rappresenta uno strumento essenziale anche nell’ambito della gestione del rischio. Per Risk Management, o Gestione del rischio, si intende l’insieme di azioni e attività che un’azienda mette in atto per identificare i rischi e sviluppare strategie utili a mitigarli e controllarli.

Il rischio è un elemento intrinseco alla vita aziendale e dipende da molteplici fattori, sia interni sia esterni. Un’efficace attività di gestione del rischio consente di affrontarlo in modo strutturato, salvaguardando l’organizzazione e permettendole di continuare a generare valore.

Il Risk Management coinvolge tutti i processi aziendali e, per essere davvero efficace, deve essere integrato nella cultura organizzativa, diventando parte integrante del modo di operare dell’impresa.

Un’azienda, inoltre, deve essere in grado di rispecchiare al proprio interno l’architettura, la cultura e la diversità dei mercati in cui opera.

Da un’indagine condotta dal Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa, su un campione di 800 lavoratori e 100 aziende, e recentemente ripresa anche da ‘Il Sole 24 Ore’, emerge che il 41% dei lavoratori che hanno lasciato il proprio impiego negli ultimi 12 mesi — pari all’11% del campione totale — si dichiara oggi insoddisfatto della nuova esperienza professionale.

In altre parole, il rischio di passare dalla Great Resignation” alla “Great Regret” è tutt’altro che remoto.

In questo contesto, la formazione continua non è solo uno strumento di crescita, ma anche una leva strategica per trattenere i talenti, accompagnare i collaboratori nei cambiamenti e ridurre il rischio di scelte professionali poco consapevoli.

Quante volte ci si ritrova a desiderare un cambiamento professionale, a immaginare un nuovo lavoro o una carriera più in linea con le proprie aspirazioni? Il desiderio di cambiare è molto diffuso, ma spesso si scontra con la paura dell’ignoto o con l’assenza di un progetto concreto.

Eppure, un cambiamento di carriera può rappresentare un’opportunità straordinaria di crescita, sia personale sia professionale, permettendo di raggiungere nuovi obiettivi e trovare una maggiore soddisfazione nel proprio percorso lavorativo.

Esistono strumenti e guide che aiutano a individuare i passi da seguire: comprendere le proprie motivazioni, scegliere una nuova direzione professionale, affrontare dubbi e timori e costruire un piano d’azione efficace. Allo stesso tempo, è fondamentale mantenere alta la motivazione durante tutto il percorso di transizione.

Sognare di cambiare lavoro, in fondo, è il primo passo verso una svolta significativa. Questo desiderio può nascere da molte ragioni: la ricerca di una maggiore soddisfazione, il bisogno di un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro o la volontà di seguire una vera passione.

La domanda da porsi è quindi: qual è il motivo principale che spinge a voler cambiare lavoro?

Una volta chiarite le motivazioni, è possibile iniziare a trasformare il desiderio in un obiettivo concreto. Questo processo richiede impegno, determinazione e un piano ben strutturato.

Formarsi con la Cc-Ti

L’offerta formativa della Cc-Ti, in particolare nell’ambito dei corsi di lunga durata, è stata introdotta e progressivamente ampliata sulla base delle esigenze espresse dalle aziende e dalle associazioni di categoria affiliate.

Attualmente, essa comprende quattro aree formative, che consentono di conseguire attestati federali, CAS (Certificate of Advanced Studies) e certificati rilasciati dalla stessa Cc-Ti:

  • Specialista della gestione PMI con attestato federale

Questo corso puntuale è destinato a coloro che desiderano acquisire le competenze per assumere la posizione di quadro in una PMI.  Il corso è erogato in collaborazione con l’Istituto svizzero per la formazione dei capi azienda (SIU) di Zurigo.
I partecipanti ampliano le loro conoscenze grazie ad aggiornamenti e approfondimenti, dopo ogni lezione viene consegnato l’incarico di applicare quanto appreso nella propria realtà lavorativa.

Nuova edizione del corso in partenza a settembre 2026. Per dettagli e informazioni
  • Specialista in commercio estero con attestato professionale federale

La formazione come Specialista in commercio estero apre nuove opportunità di carriera. L’attestato federale di capacità offre un trampolino di lancio in questo settore, ed è destinata agli impiegati export, import, commercio internazionale, spedizioni e acquisti, nonché ai commercianti, diplomati di scuole universitarie professionali, professionisti del settore bancario e a tutte le persone coinvolte nella lavorazione e nella vendita delle esportazioni, indipendentemente dal settore.

Il corso viene erogato dalla Cc-Ti in collaborazione con SSIB – Swiss School for International Business.

Nuova edizione del corso in partenza a ottobre 2026. Per dettagli e informazioni
  • CAS – Certificate in Advanced Studies “Supply Chain Management”

Il corso è stato elaborato con la SUPSI – Dipartimento di tecnologie innovative e Spedlogswiss Ticino. La Supply Chain riguarda tutte le fasi che un prodotto attraversa dall’identificazione dei bisogni di mercato alla sua produzione alla vendita. Un ostacolo complesso da gestire è l’interruzione delle forniture che ha messo in crisi la Supply chain di molte aziende del comparto manufatturiero. Le molteplici emergenze sono un segnale di crisi del modello produttivo degli ultimi anni.

Il percorso formativo permetterà ai partecipanti di poter allestire un buon piano aziendale che deve prevedere diversi scenari di rischio e, per quanto riguarda la supply chain, avere cura di identificare e gestire le risorse in modo appropriato.

Nuova edizione del corso in partenza a settembre 2026. Per dettagli e informazioni
  • Esperto in project management con certificazione

La gestione dei progetti è diventata un pilastro fondamentale per il successo lo sviluppo delle organizzazioni. Il corso mira a fornire una preparazione strutturata riconosciuta virgola in linea con gli standard internazionali per formare professionisti in grado di affrontare con competenza e visione le sfide del Project Management contemporaneo punto il corso viene offerto in collaborazione con l’Associazione Project Management Svizzera (APMS).

Nuova edizione del corso in partenza a settembre 2026. Per dettagli e informazioni