Melioris SPP si presenta: competenza, indipendenza e metodo al servizio degli acquisti delle PMI

Un incontro per conoscere da vicino Melioris SPP SA e approfondire il ruolo sempre più strategico degli acquisti nelle imprese. Competenze specialistiche, conoscenza dei mercati e metodo diventano strumenti per sostenere il controllo delle spese, rafforzare l’organizzazione acquisti e generare valore.

La presentazione di Melioris SPP SA che si è tenuta l’8 settembre 2026, ha offerto l’occasione per riflettere su un tema sempre più centrale per le imprese: l’evoluzione del procurement da funzione operativa a leva strategica. In un contesto economico segnato da volatilità dei mercati, aumento dei costi energetici, tensioni geopolitiche, nuove esigenze regolatorie e crescente attenzione alla sostenibilità, acquistare bene significa oggi molto più che ottenere il prezzo migliore. Significa saper leggere il mercato, comprendere i rischi, costruire relazioni solide e contribuire alla continuità e alla competitività aziendale.

Gli spunti emersi durante l’incontro hanno messo in evidenza un cambiamento profondo

La funzione acquisti non può più essere considerata un’attività puramente amministrativa o transazionale. Il buyer diventa sempre più una figura di raccordo tra le esigenze interne delle aree specialistiche e il mercato esterno dei fornitori. Una funzione di interfaccia che richiede competenze negoziali, capacità di analisi, conoscenza dei mercati, gestione del rischio, esperienza nei progetti non standard e sensibilità relazionale.

Per le PMI, questa evoluzione non significa necessariamente replicare i modelli organizzativi delle grandi aziende. Al contrario, ogni impresa è chiamata a individuare una soluzione coerente con la propria realtà, valutando l’impatto degli acquisti sul business, la continuità dei fabbisogni, il livello di specializzazione richiesto e le competenze disponibili internamente. In questa prospettiva, un accompagnamento specialistico può aiutare le aziende a strutturare il percorso: dall’analisi delle necessità alla lettura del mercato di acquisto, dalla definizione della strategia alla selezione dei fornitori, fino all’attuazione e alla verifica dei risultati.

Il confronto con le testimonianze aziendali ha permesso di calare questi principi in contesti concreti, mostrando come le sfide legate agli acquisti assumano forme diverse a seconda del settore, della complessità dei mercati e del ruolo dei fornitori nella catena del valore.

Dalle esperienze condivise è emersa la varietà delle sfide con cui le aziende si confrontano quotidianamente. Nel settore farmaceutico, qualità, continuità e controllo dei fornitori sono fattori imprescindibili. Nell’alimentare, cambiamento climatico, disponibilità delle materie prime e pressione sui margini rendono sempre più importante diversificare le fonti di approvvigionamento. Nell’industria di precisione, la complessità tecnica dei componenti richiede un dialogo costante tra acquisti, sviluppo, ingegneria, qualità e partner esterni.

Un tema trasversale ha riguardato il delicato equilibrio tra esternalizzazione e controllo. Affidarsi a competenze esterne può essere una scelta necessaria e utile, soprattutto quando mancano risorse o strumenti interni. Tuttavia, ciò che non può essere delegato è la responsabilità di governo: l’impresa deve mantenere la capacità di valutare, monitorare e controllare ciò che affida a terzi. In questo contesto, l’indipendenza rispetto ai fornitori e l’obiettività delle analisi e delle raccomandazioni rappresentano condizioni essenziali per rafforzare il valore aggiunto degli acquisti in seno all’azienda.

Il supporto specialistico può tradursi in attività molto concrete: ricerca di nuovi fornitori, analisi dei portafogli fornitori, confronto dei prezzi benchmark, introduzione di criteri di sostenibilità nei capitolati d’oneri e accompagnamento nelle fasi di transizione. Un insieme di interventi orientati a conseguire risparmi ricorrenti, mantenendo al contempo la qualità dei prodotti e dei servizi acquistati.

La resilienza è stata uno dei concetti chiave dell’incontro. Le imprese sono sempre più chiamate a interrogarsi su quali fornitori siano davvero critici, dove esistano dipendenze difficili da sostituire e quali rischi debbano essere monitorati con maggiore attenzione. La solidità della catena di fornitura non è solo un tema tecnico o di compliance, ma una condizione essenziale per garantire continuità operativa, capacità di adattamento e crescita nel tempo.

Anche la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, può offrire nuove opportunità. Strumenti di analisi, visibilità e supporto decisionale diventano sempre più accessibili anche alle PMI, aiutando le imprese a comprendere meglio i propri dati e a prendere decisioni più informate. Resta però centrale il giudizio umano: la tecnologia accelera e supporta, ma non sostituisce la conoscenza del contesto, l’esperienza e la qualità delle relazioni.

Uno sguardo specifico è stato dedicato anche all’energia, ambito in cui l’approccio agli acquisti deve diventare sempre più strategico. Non si tratta soltanto di cercare condizioni economiche favorevoli, ma di analizzare i consumi, individuare possibilità di ottimizzazione, valutare autoproduzione, stoccaggio, spostamento dei carichi e acquisto mirato dell’energia residua. Una visione integrata, che coinvolge competenze tecniche, finanza, direzione, sostenibilità e procurement.

Il messaggio conclusivo è chiaro: per le PMI, il procurement rappresenta oggi una leva strategica per rafforzare competitività, resilienza e capacità di affrontare il cambiamento. Non esiste un modello unico, ma vi è la necessità di costruire approcci proporzionati, flessibili e coerenti con la propria realtà aziendale. La presentazione di Melioris SPP SA ha permesso di evidenziare proprio questa esigenza: trasformare gli acquisti da semplice centro di costo a funzione capace di generare valore, collegando bisogni interni, mercati, fornitori, rischi, tecnologie e decisioni aziendali.

GeoRisk Ticino: sotto osservazione i rischi geopolitici per le imprese

Le tensioni internazionali non restano lontane dalle imprese: possono arrivare rapidamente nei bilanci, nei tempi di consegna e nelle condizioni di accesso ai mercati. Barriere commerciali, rotte logistiche sotto pressione, rincari dell’energia e volatilità delle materie prime incidono sempre più da vicino sull’attività quotidiana delle aziende.
Per aiutare il tessuto economico cantonale a leggere questi segnali e a valutarne le possibili ripercussioni, la Cc-Ti lancia GeoRisk Ticino, uno strumento di monitoraggio mensile dedicato al rischio geopolitico sulle catene di fornitura manifatturiere.

Il primo numero, riferito allo scenario di agosto 2026, colloca il rischio in fascia media, con un indice sintetico di 42 per il Canton Ticino e di 47 per la Svizzera, su una scala da 0 a 100.

GeoRisk Ticino è promosso dalla Cc-Ti e realizzato con la collaborazione di Energytide, società specializzata nell’analisi dei rischi geopolitici e geoeconomici. Nasce con l’obiettivo di tradurre quanto accade sullo scenario internazionale in una lettura concreta delle possibili conseguenze per le forniture e i mercati di sbocco delle imprese ticinesi.

Vengono prese in esame otto filiere manifatturiere – farmaceutica, elettronica, chimica, macchinari, apparecchiature elettriche, metalli industriali, alimentare e abbigliamento – analizzandole sia dal lato delle esportazioni sia da quello delle importazioni e mettendo a confronto il Canton Ticino con la Svizzera.

La valutazione considera otto dimensioni – paesi, politica commerciale, domanda, valute, logistica, energia, materie prime ed esposizione settoriale – e attribuisce a ciascuna filiera un indice su una scala da 0 a 100, articolato in tre fasce di rischio: bassa fino a 40 punti, media tra 40 e 60 e alta oltre 60. A questi si aggiunge un indice sintetico, che restituisce una misura complessiva del rischio per il Canton Ticino e per la Svizzera.

Il valore dell’analisi non sta però soltanto nella fotografia del singolo mese. L’aggiornamento regolare degli indici permetterà di seguirne l’evoluzione nel tempo e di capire non solo se il rischio aumenta o diminuisce, ma anche quali fattori ne stanno modificando il profilo. L’obiettivo è quindi andare oltre il semplice monitoraggio di ciò che accade nel mondo, per individuare dove e attraverso quali canali gli sviluppi internazionali possono incidere concretamente sull’attività delle imprese.

Ad agosto la pressione si sposta dalla domanda ai costi

Nel mese di agosto la pressione sulle imprese si è spostata soprattutto dalla domanda ai costi e agli approvvigionamenti. La congiuntura manifatturiera mostra infatti alcuni segnali di miglioramento in Svizzera e nell’area euro, mentre aumentano le tensioni legate alla politica commerciale, alla logistica, all’energia e alle materie prime.

Tra i fattori che incidono maggiormente sul quadro di agosto figurano il differenziale tariffario che penalizza l’industria tecnologica svizzera sul mercato statunitense, le criticità che interessano contemporaneamente importanti corridoi logistici – dal Reno al Canale di Panama fino allo Stretto di Hormuz – e le pressioni sui prezzi dell’energia e di alcune materie prime, in particolare memorie, rame e cereali.

Anche l’indebolimento del franco ha un impatto ambivalente: da un lato sostiene la competitività delle esportazioni, dall’altro rende più costosi gli acquisti dall’estero.

Gli approvvigionamenti maggiormente sotto pressione

È proprio sul fronte degli approvvigionamenti che emergono le pressioni più diffuse. Tutte le otto filiere di importazione analizzate registrano ad agosto un aumento del rischio e l’intera area degli acquisti raggiunge o supera la soglia dei 40 punti. Particolarmente esposta è l’elettronica, che raggiunge un indice di 56, anche a causa della scarsità mondiale di memorie e dei lunghi tempi di consegna dei componenti.

Sul fronte delle esportazioni il quadro è invece più articolato. L’elettronica raggiunge un indice di 52, macchinari e apparecchiature elettriche 48 e i metalli industriali 44. Il farmaceutico ticinese è l’unica filiera in controtendenza, con un indice che scende a 36 e rientra così nella fascia di rischio basso.

Il report completo a disposizione ogni mese nell’Area Soci

GeoRisk Ticino si configura come uno strumento di monitoraggio continuativo, aggiornato ogni mese, volto a offrire alle imprese associate alla Cc-Ti una lettura strutturata di come i rischi geopolitici e geoeconomici possono riflettersi sull’attività industriale e commerciale.

Il primo numero contiene anche la baseline strutturale dell’analisi: il quadro di riferimento iniziale costruito sulla struttura reale del commercio estero cantonale e nazionale. Questa base permette di comprendere il peso e le specificità delle diverse filiere, ma soprattutto di individuare le vulnerabilità che possono rendere il Canton Ticino e la Svizzera più o meno esposti agli sviluppi internazionali.

A partire dai prossimi aggiornamenti sarà così possibile affiancare alla fotografia del rischio anche una lettura della sua evoluzione nel tempo, facendo emergere cambiamenti, segnali di attenzione e temi che meritano ulteriori approfondimenti.

In via eccezionale, in occasione di questa edizione di lancio, il report completo – con l’analisi di agosto, i dati e le matrici di rischio delle singole filiere – è disponibile per tutti gli utenti del nostro sito.

A partire dalla prossima edizione, lo studio completo sarà consultabile ESCLUSIVAMENTE nell’Area Soci, alla voce “Internazionale” (chi non disponesse ancora dei dati di accesso può rivolgersi a Lisa Pantini, Responsabile delle relazioni con i soci).

Per domande e approfondimenti sui contenuti di GeoRisk Ticino è possibile rivolgersi a Monica Zurfluh, Responsabile del Servizio Commercio internazionale, tramite la linea dedicata georisk@cc-ti.ch.

GeoRisk Ticino: uno strumento di analisi per comprendere i rischi geopolitici che incidono sulle imprese ticinesi

Comunicato stampa

GeoRisk Ticino nasce per supportare le imprese associate nella comprensione, nell’anticipazione e nella gestione degli effetti concreti che i rischi geopolitici possono avere sulle attività economiche del Cantone.
Le imprese ticinesi operano oggi in un contesto internazionale sempre più complesso e incerto. Tensioni geopolitiche, cambiamenti nelle politiche commerciali, instabilità delle catene di approvvigionamento, volatilità valutaria e shock energetici possono incidere direttamente sui costi aziendali, sulla disponibilità di materie prime e sulla continuità delle attività produttive. Per aiutare le aziende a leggere questi fenomeni e a valutarne gli effetti concreti nasce GeoRisk Ticino, un servizio di monitoraggio e analisi sviluppato specificamente per la realtà economica cantonale.

L’obiettivo del progetto è offrire alle aziende associate uno strumento di lettura e interpretazione degli sviluppi internazionali che possono influenzare il commercio e le filiere produttive ticinesi. Rispetto alle analisi di carattere generale disponibili sul mercato, GeoRisk Ticino adotta un taglio specifico sulla struttura effettiva dell’economia cantonale e considera in modo mirato i principali mercati di sbocco e le fonti di approvvigionamento delle imprese del territorio.
Il cuore del servizio è costituito da un report periodico che integra informazioni geopolitiche, macroeconomiche e commerciali e le collega alle filiere più rilevanti per il Ticino. Oltre a descrivere gli eventi internazionali, il report evidenzia in che modo tali sviluppi possono generare opportunità o criticità per le aziende locali. Offre quindi una lettura applicata degli scenari e sostiene le imprese nelle valutazioni strategiche e operative.
Elemento distintivo del progetto è la matrice di rischio geopolitico delle filiere ticinesi, sviluppata a partire dai dati ufficiali sul commercio estero e aggiornata in funzione dell’evoluzione degli scenari internazionali.

Le principali filiere di esportazione e importazione vengono monitorate attraverso un indice sintetico che consente di misurare il grado di esposizione al rischio e di seguirne l’evoluzione nel tempo.
La metodologia si fonda su tre criteri fondamentali: l’instabilità del mercato di destinazione o della fonte di approvvigionamento, la possibilità di sostituire partner commerciali o risorse in caso di interruzione e il grado di concentrazione degli scambi su un numero limitato di attori. Dalla combinazione di questi elementi nasce un indice di rischio su una scala da 0 a 100, utile per confrontare le diverse filiere e individuare quelle più esposte alle turbolenze internazionali.
L’analisi viene aggiornata attraverso il monitoraggio di variabili che considerano sia le cause del rischio sia i suoi possibili effetti economici. Tra gli aspetti osservati figurano l’evoluzione della situazione nei singoli Paesi, le politiche economiche e commerciali, l’andamento della domanda, le dinamiche valutarie, nonché fattori legati alla logistica, all’energia, alle materie prime e all’esposizione settoriale. Questo approccio consente di cogliere non solo l’insorgere di nuovi rischi, ma anche le loro possibili ricadute lungo le catene del valore.

Un ulteriore elemento importante è il confronto sistematico tra la situazione del Ticino e quella della Svizzera nel suo complesso. In questo modo le imprese possono comprendere se le criticità osservate riflettano tendenze generali oppure se il Cantone presenti caratteristiche specifiche che richiedono particolare attenzione.

In definitiva, GeoRisk Ticino mette a disposizione delle aziende uno strumento di monitoraggio e interpretazione dei rischi internazionali fondato su dati concreti, metodologie trasparenti e un forte radicamento nella realtà economica cantonale. Il servizio contribuisce a rafforzare la capacità delle imprese di anticipare gli sviluppi esterni, comprendere meglio la propria esposizione e orientare le decisioni in un contesto globale sempre più interconnesso.

GeoRisk Ticino beneficia inoltre della collaborazione con Energytide.it e, in particolare, del contributo specialistico di Sergio Giraldo, analista indipendente con consolidata esperienza nei mercati energetici, nelle commodities e nelle politiche europee. La sua capacità di interpretare l’evoluzione degli scenari internazionali, collegando dinamiche geopolitiche, fattori energetici e implicazioni economiche, rappresenta un importante valore aggiunto per il progetto e consente di offrire alle imprese una lettura più approfondita e orientata alle decisioni.

DgCheck: al servizio delle competenze digitali per il futuro delle imprese

La trasformazione digitale non è più un orizzonte lontano, ma una realtà che oggi ridefinisce il modo in cui le imprese ticinesi operano, organizzano i processi e competono sul mercato. L’accelerazione tecnologica, la diffusione dell’intelligenza artificiale e l’evoluzione delle modalità di collaborazione stanno modificando in profondità il contesto lavorativo, rendendo la capacità di adattamento un fattore decisivo.

Ma, al di là degli investimenti in tecnologie moderne, resta spesso aperta una questione fondamentale: la reale disponibilità di competenze digitali all’interno delle organizzazioni e la loro adeguatezza rispetto alle sfide future. Molte aziende ticinesi hanno già avviato percorsi di digitalizzazione, altre faticano a tradurre il cambiamento in risultati concreti. Da entrambi i casi emerge un elemento ricorrente: senza una chiara conoscenza delle competenze presenti, la digitalizzazione rischia di ridursi a un insieme di iniziative frammentate prive di visione o reale impatto strategico.

Dalla rilevazione delle competenze …

In risposta a queste sfide nasce DgCheck, sviluppato nell’ambito di un progetto finanziato dalla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI). L’obiettivo è quello di offrire un modello di accompagnamento alla digitalizzazione delle imprese ticinesi, attraverso la rilevazione delle competenze digitali esistenti e l’orientamento mirato dell’offerta formativa.

Promosso dalla Cc-Ti e dalla Società degli impiegati di commercio (SIC Ticino) e avviato nel 2023, DgCheck ha attraversato una fase pilota articolata che ha coinvolto sei realtà aziendali del territorio. L’esperienza maturata evidenzia con chiarezza come la digitalizzazione non consista semplicemente nell’introduzione di nuovi strumenti, ma rappresenti un processo trasversale che coinvolge tutta l’organizzazione.
Se da un lato le competenze digitali di base risultano generalmente consolidate, le principali lacune riguardano la gestione di contenuti complessi e, soprattutto, l’utilizzo strategico e consapevole. Per colmare questo divario tra uso operativo e visione strategica c’è DgCheck. Attraverso una metodologia di coaching aziendale strutturata, il servizio consente di identificare i fabbisogni formativi sostenere le imprese nel costruire piste di sviluppo coerenti con gli obiettivi e le esigenze operative delle imprese, facilitando al contempo una lettura più chiara del capitale di competenze interne.

… alla governance del digitale: una sfida ancora aperta

Accanto al tema delle competenze emerge con forza un secondo aspetto, meno visibile ma altrettanto determinante: la governance del digitale. In molte aziende manca ancora una visione condivisa su come integrare il digitale nei processi e sui percorsi di sviluppo delle competenze, rendendo più complesso anche il lavoro di chi è chiamato a pianificare la crescita professionale dei collaboratori.
Le iniziative si moltiplicano, ma senza una cornice strategica il rischio è duplice: da un lato una formazione frammentata e poco incisiva, dall’altro una crescente difficoltà dei collaboratori nel comprendere il proprio ruolo in un contesto in continua evoluzione, ulteriormente accelerato dall’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi di lavoro.
In questo scenario, servizi come DgCheck assumono diventano rilevanti, contribuendo a costruire una base comune di lettura delle competenze digitali. Nel tessuto economico ticinese, la disponibilità di strumenti strutturati di analisi e accompagnamento rappresenta infatti un fattore abilitante per la competitività futura.
Guardando al futuro, la gestione delle competenze digitali non può essere considerata un semplice aggiornamento tecnico, ma deve diventare una componente centrale dello sviluppo aziendale. Il vero vantaggio competitivo non risiederà tanto nella rapidità di adozione delle tecnologie, quanto nella capacità di conoscere, valorizzare e sviluppare il proprio capitale di competenze digitali.

DgCheck si configura come servizio a disposizione delle imprese per trasformare la rilevazione delle competenze digitali in scelte operative lungimiranti, orientando la formazione sulla base di evidenze concrete e priorità reali, offrendo un punto di partenza concreto per chi deve prendere decisioni in ambito formativo e di sviluppo del personale. Una chiave di lettura essenziale per affrontare con consapevolezza un contesto in continua evoluzione.

A che punto siete con il digitale?
La trasformazione digitale sta cambiando rapidamente tecnologie, processi e modelli di lavoro. Per le aziende, sviluppare le competenze necessarie ad affrontare questi cambiamenti è diventato un fattore sempre più strategico. Cc-Ti e SIC Ticino organizzano un incontro per presentare DgCheck – Coaching d’impresa per la formazione continua, il servizio sviluppato da SIC Ticino con il sostegno della SEFRI per accompagnare le aziende nel rilevamento delle competenze digitali dei collaboratori e nell’individuazione dei bisogni formativi. Risultati del progetto, testimonianze delle aziende madrine e momenti di confronto offriranno spunti concreti per orientare la formazione continua in azienda.
Dettagli: 12 novembre 2026, dalle ore 15.30 presso la Scuola Cantonale di Commercio a Bellinzona. Iscrizioni entro il 31 ottobre 2026.
Maggiori informazioni

La situazione sul mercato del lavoro

Rapporti della Seco sulla situazione del mercato del lavoro

2026

2025

Connessioni che generano valore: i nuovi soci al centro della rete Cc-Ti

La seconda edizione dell’incontro dedicato ai nuovi associati offre una preziosa occasione per conoscersi, condividere esperienze e costruire collaborazioni capaci di rafforzare l’economia ticinese.

Creare relazioni autentiche, mettere in circolo competenze e trasformare gli incontri in opportunità concrete: è con questo spirito che la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) ha accolto i nuovi soci in occasione della seconda edizione dell’appuntamento a loro dedicato. Il successo della prima esperienza ha confermato un’esigenza reale del tessuto imprenditoriale: disporre di spazi nei quali aziende diverse possano conoscersi, dialogare e avviare nuove sinergie.

La numerosa partecipazione ha dato forma concreta a questa volontà di apertura e confronto. Michele Merazzi, COO della Cc-Ti, ha guidato l’evento con professionalità e dinamismo, accompagnando i diversi momenti della serata e favorendo un dialogo costruttivo. Fondamentale, anche quest’anno, il sostegno della Federazione delle banche Raiffeisen del Canton Ticino, che ha rinnovato il proprio impegno a favore dell’iniziativa e ha scelto di aderire alla Cc-Ti, contribuendo così ad ampliare e consolidare la rete camerale.

La Camera di commercio è la sua comunità

Il messaggio centrale dell’incontro è semplice e, al tempo stesso, decisivo: la Camera di commercio vive attraverso le persone e le imprese che ne fanno parte. Non è soltanto una struttura organizzativa, ma una comunità unita dalla volontà di contribuire allo sviluppo economico del Cantone. La Cc-Ti rappresenta gli interessi dell’economia e favorisce lo scambio; il suo patrimonio più prezioso risiede negli associati e nel loro coinvolgimento.

Il networking come leva strategica

Il networking è uno dei temi più richiesti dai soci e costituisce un cardine dell’attività camerale. L’incontro fra realtà imprenditoriali differenti può generare nuove idee, collaborazioni e prospettive di crescita. Proprio la trasversalità della Cc-Ti rappresenta un punto di forza: imprese di dimensioni, settori e sensibilità diverse possono confrontarsi, riconoscere interessi comuni e costruire valore insieme.

In uno scenario economico in rapida evoluzione, fare rete non è soltanto un’opportunità, ma una necessità strategica. Nessuna impresa può affrontare da sola ogni cambiamento. Collegare persone, conoscenze ed esperienze significa moltiplicare le possibilità di risposta, accrescere la resilienza e rafforzare la competitività dell’intero tessuto economico ticinese.

Tre direttrici per costruire valore

  • Conoscersi: presentare la propria azienda, comprenderne le attività e le peculiarità e scoprire le competenze presenti nella rete.
  • Confrontarsi: condividere esperienze, esigenze e osservazioni per leggere con maggiore consapevolezza le trasformazioni in atto.
  • Collaborare: individuare affinità, sviluppare sinergie e tradurre i contatti in iniziative e opportunità concrete.

Una partecipazione che continua nel tempo

L’invito rivolto ai nuovi soci va oltre la singola serata: prendere parte alla vita associativa significa segnalare esigenze e criticità, avanzare proposte e contribuire all’evoluzione delle iniziative camerali. La Cc-Ti resta al fianco delle aziende per ascoltarle, rappresentarle e tradurne le istanze in azioni condivise. In questa prospettiva si inserisce anche la prossima Assemblea generale ordinaria del 16 ottobre, importante momento di informazione e dialogo sulla vita dell’organizzazione.

Ogni nuovo socio porta con sé competenze, visioni e possibilità: quando queste energie entrano in relazione, la rete si rafforza e contribuisce ad accrescere la capacità dell’economia ticinese di affrontare il futuro con fiducia, solidità ed entusiasmo.

Svizzera–Kosovo: accordo di libero scambio in vigore il 1° ottobre 2026

Il 1° ottobre 2026 entrerà in vigore per la Svizzera l’accordo di libero scambio (ALS) tra gli Stati dell’AELS e il Kosovo. L’intesa migliora l’accesso al mercato kosovaro per le imprese svizzere e introduce un nuovo quadro preferenziale per gli scambi di merci tra i due Paesi.

Firmato il 22 gennaio 2025 e approvato dalle Camere federali il 20 marzo 2026, l’accordo di libero scambio tra gli Stati dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) – Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia – e la Repubblica del Kosovo entrerà in vigore per Svizzera e Liechtenstein il 1° ottobre 2026. Per Islanda e Norvegia l’accordo è invece già applicabile dal 1° settembre 2026.

Cosa cambia per gli scambi di merci

L’accordo copre tutte le categorie di merci e, a differenza di altri accordi conclusi dall’AELS, non è quindi accompagnato da accordi agricoli bilaterali separati.

Sul fronte tariffario, l’accordo migliora le condizioni di accesso ai rispettivi mercati, con modalità che variano a seconda dei prodotti:

  • per le esportazioni svizzere verso il Kosovo, l’Allegato II stabilisce come principio l’eliminazione dei dazi all’entrata in vigore dell’ALS, salvo per i prodotti per i quali la tabella tariffaria prevede diversamente. Per questi ultimi sono previsti specifici calendari di riduzione progressiva dei dazi. Le imprese esportatrici sono pertanto invitate a verificare nell’Allegato II il trattamento previsto per la voce tariffale del proprio prodotto;
  • per le importazioni in Svizzera dal Kosovo, l’Allegato V prevede l’eliminazione dei dazi all’entrata in vigore per i prodotti non agricoli. Per determinati prodotti agricoli sono invece previste concessioni specifiche, che possono consistere nell’esenzione, in aliquote preferenziali o in riduzioni rispetto all’aliquota NPF (nazione più favorita); per alcuni prodotti agricoli trasformati può inoltre applicarsi il meccanismo di compensazione dei prezzi (PCM). Le posizioni contrassegnate come NC (“not covered”) non beneficiano invece di concessioni tariffarie nell’ambito dell’ALS.

Origine preferenziale: si applicano le regole PEM rivedute

Si applicano le norme di origine della Convenzione PEM riveduta; le relative disposizioni saranno integrate nel documento R-30 dell’UDSC con l’entrata in vigore dell’accordo. In linea di principio è possibile anche il cumulo diagonale dell’origine con i partner di libero scambio comuni all’interno della zona PEM, ad esempio con l’Unione europea, laddove siano soddisfatte le condizioni previste. Le possibilità effettive di cumulo possono essere verificate, a partire dalla data di entrata in vigore dell’accordo, nella Matrix pubblicata dall’UDSC. È inoltre previsto il cumulo totale secondo le disposizioni della Convenzione riveduta.

Il testo della dichiarazione d’origine da utilizzare è quello previsto dalla Convenzione PEM riveduta.

Per gli esportatori autorizzati svizzeri non è necessaria una nuova autorizzazione: quelle già esistenti sono valide anche nell’ambito del nuovo ALS con il Kosovo.

Importazioni dal Kosovo: termina il regime SPG

Un cambiamento importante riguarda le imprese che importano merci dal Kosovo in Svizzera.

Con l’entrata in vigore dell’ALS, il Kosovo perderà infatti lo status di Paese in via di sviluppo beneficiario delle preferenze tariffali nell’ambito del Sistema generalizzato di preferenze (SPG). Dal 1° ottobre 2026 le preferenze tariffali saranno pertanto concesse sulla base del nuovo Accordo di libero scambio. Le relative aliquote saranno integrate nella tariffa doganale elettronica Tares al momento dell’entrata in vigore.

Di particolare importanza sul piano operativo: le prove dell’origine rilasciate in Kosovo prima del 1° ottobre 2026 nell’ambito del regime SPG non saranno più valide a partire da tale data. Per ottenere l’imposizione preferenziale sulla base del nuovo ALS sarà necessaria una prova dell’origine rilasciata conformemente alle disposizioni dell’accordo.

Merci già in transito al 1° ottobre

Sono previste disposizioni transitorie per le merci originarie che, al momento dell’entrata in vigore dell’accordo, si trovano già in transito, in custodia temporanea, in un deposito doganale o in una zona franca in Kosovo o in Svizzera.

Queste merci potranno beneficiare dell’aliquota preferenziale all’importazione in Svizzera a condizione che venga presentata una prova dell’origine allestita a posteriori, accompagnata dalla documentazione che comprova il trasporto diretto. Qualora al momento dell’imposizione la prova dell’origine non sia ancora disponibile, dovrà essere richiesta un’imposizione provvisoria.

Cosa devono fare le imprese

In vista del 1° ottobre 2026, le aziende che commerciano con il Kosovo dovrebbero verificare in particolare:

  • la voce tariffale dei prodotti interessati e il relativo trattamento preferenziale, facendo riferimento all’Allegato II per le esportazioni verso il Kosovo e all’Allegato V per le importazioni in Svizzera;
  • se le merci soddisfano le regole di origine PEM applicabili al singolo prodotto;
  • le eventuali possibilità di cumulo dell’origine all’interno della zona PEM;
  • la corretta predisposizione delle prove dell’origine necessarie per beneficiare delle preferenze;
  • per le importazioni dal Kosovo, l’adeguamento delle procedure al passaggio dal regime SPG al nuovo ALS, evitando di utilizzare dal 1° ottobre prove dell’origine emesse secondo il precedente regime;
  • per le merci che si troveranno già in transito o sotto controllo doganale alla data di entrata in vigore, l’applicabilità delle specifiche disposizioni transitorie.

Le aliquote preferenziali applicabili all’importazione in Svizzera saranno consultabili in Tares a partire dall’entrata in vigore dell’accordo.

Oltre agli scambi di merci e alle regole d’origine, l’ALS disciplina anche gli ostacoli tecnici al commercio, le misure sanitarie e fitosanitarie, l’agevolazione degli scambi, il commercio di servizi, la proprietà intellettuale, la concorrenza nonché il commercio e lo sviluppo sostenibile.

Link utili


Autore e contatto in Cc-Ti

Monica Zurfluh
Responsabile Commercio Internazionale
T +41 91 911 51 35
zurfluh@cc-ti.ch

Importazioni di acciaio nell’UE: definite le regole sul melt and pour

La Commissione europea ha adottato il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1963, che definisce le prove documentali necessarie per comprovare il Paese di fusione e colata (melt and pour) dell’acciaio importato nell’Unione europea.

Un nuovo quadro per le importazioni di acciaio nell’UE

Il settore siderurgico dell’Unione europea continua a risentire degli effetti della persistente sovraccapacità produttiva mondiale, aggravata da pratiche commerciali distorsive, sovvenzioni pubbliche e misure restrittive adottate da Paesi terzi che rischiano di deviare verso il mercato europeo ulteriori flussi di importazione.
Per far fronte a tale situazione, dal 1° luglio 2026 il Regolamento (UE) 2026/1384 ha sostituito il precedente regime di salvaguardia sull’acciaio con un nuovo sistema che prevede, tra l’altro, contingenti tariffari annuali, un dazio del 50% oltre contingente e l’obbligo di documentare il Paese in cui l’acciaio è stato originariamente fuso e colato, il cosiddetto melt and pour.
Con l’adozione del Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1963 del 28 agosto 2026, la Commissione europea ha ora definito le prove documentali richieste per comprovare il melt and pour, prevedendo anche una fase transitoria. Le nuove disposizioni si applicheranno dal 1° ottobre 2026

Contingenti tariffari annuali

A partire dal 1° luglio 2026 sono stati aperti contingenti tariffari annuali per ciascuna categoria di prodotti siderurgici elencata nell’allegato I del regolamento.
I contingenti sono:

  • ripartiti per categoria di prodotto;
  • gestiti su base trimestrale dalla Commissione europea;
  • assegnati ai singoli Paesi mediante successivi atti di esecuzione.

Nel primo anno di applicazione, le quantità non utilizzate potranno essere riportate al trimestre successivo; dal luglio 2027 tale possibilità sarà valutata annualmente dalla Commissione in funzione dell’andamento del mercato e del grado di utilizzo dei contingenti.

Dazio del 50% oltre contingente

Una delle modifiche più significative riguarda il livello della protezione tariffaria.
Qualora il contingente disponibile per una determinata categoria risulti esaurito, oppure l’importazione non possa beneficiare del contingente, viene applicato un dazio ad valorem del 50%, in luogo del precedente 25%.
Il nuovo dazio si aggiunge agli eventuali altri diritti doganali applicabili alle merci interessate.

Obbligo di documentare il Paese di fusione e colata

Tra le principali novità introdotte dal regolamento figura l’obbligo, per gli importatori, di fornire informazioni e prove verificabili sul Paese di fusione e colata (country of melt and pour), ossia il Paese nel quale il ferro o l’acciaio grezzo è stato inizialmente prodotto allo stato liquido e successivamente colato nel suo primo stato solido.

Melt and pour: le prove documentali

Con il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1963, la Commissione europea ha definito la documentazione necessaria per comprovare il Paese di fusione e colata.
Il documento principale previsto dal regolamento è il Mill Test Certificate (MTC) – indicato come “certificato del produttore” nella versione italiana del regolamento – che dovrà contenere:

  • il Paese di fusione e colata;
  • il numero di colata (heat number) dell’acciaio importato.

Qualora il Mill Test Certificate non contenga una di queste informazioni, le autorità doganali potranno considerare, a integrazione del certificato, ulteriori documenti contenenti le informazioni mancanti, tra cui:

  • fatture;
  • bolle di consegna;
  • certificati di qualità e clausole di ordini di acquisto o contratti eseguiti;
  • dichiarazioni a lungo termine dei fornitori;
  • documenti di contabilità analitica e di produzione;
  • documenti doganali del paese esportatore;
  • corrispondenza commerciale;
  • descrizioni dei prodotti.

Fase transitoria fino al 30 settembre 2027

È prevista una fase transitoria dal 1° ottobre 2026 al 30 settembre 2027.
Durante questo periodo, qualora non sia possibile fornire il Mill Test Certificate, i documenti sopra indicati potranno essere considerati dalle autorità doganali anche come prove a sé stanti, purché contengano sia l’indicazione del Paese di fusione e colata sia il numero di colata. Dal 1° ottobre 2027, tale possibilità verrà meno e la documentazione alternativa potrà essere utilizzata unicamente a integrazione del Mill Test Certificate.
Quando il Paese di fusione e colata viene comprovato mediante documentazione complementare o alternativa al Mill Test Certificate, le autorità doganali procederanno a controlli documentali delle informazioni e delle prove presentate.
In particolare, qualora non sia possibile fornire il Mill Test Certificate e si ricorra agli altri mezzi di prova ammessi, le verifiche delle autorità doganali potranno ritardare l’accesso al contingente tariffario pertinente fino al loro completamento.
Il Paese di fusione e colata dovrà essere dichiarato mediante gli appositi codici documento TARIC.
La mancata dichiarazione del Paese di fusione e colata supportata da adeguate prove verificabili comporterà il rifiuto dell’importazione.
Le nuove disposizioni si applicheranno dal 1° ottobre 2026.

Accordi di libero scambio: nessuna esenzione automatica

Un ulteriore elemento di rilievo consiste nel fatto che il nuovo sistema si applicherà anche ai prodotti provenienti da Paesi con i quali l’UE ha concluso accordi di libero scambio o che beneficiano di preferenze tariffarie autonome.
Solo qualora la Commissione decida di attivare specifiche misure di salvaguardia bilaterali previste dal relativo accordo commerciale tali importazioni saranno disciplinate secondo il relativo meccanismo.
Restano invece escluse dall’applicazione dei contingenti e del dazio fuori contingente le importazioni originarie di Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Possibili estensioni ad altri prodotti

Il regolamento prevede una serie di revisioni periodiche del nuovo regime.
Entro il 31 dicembre 2026, la Commissione europea dovrà valutare l’opportunità di estendere il campo di applicazione del regolamento ad alcune ulteriori categorie di prodotti siderurgici, tra cui i tubi di ghisa (NC 7303 00 10 e 7303 00 90), i fili di altri acciai legati (NC 7229 20 00, 7229 90 20, 7229 90 50 e 7229 90 90), i fili di acciaio inossidabile (NC 7223 00 11, 7223 00 19, 7223 00 91 e 7223 00 99) e determinate barre di acciaio (NC 7214 10 00, 7228 10 50, 7228 40 10 e 7228 40 90).
Entro il 30 giugno 2027, sarà inoltre esaminata la possibilità di includere anche prodotti fabbricati con una quantità significativa di acciaio o contenenti una quantità significativa di acciaio, con particolare attenzione ai prodotti siderurgici trasformati (downstream steel products).
Infine, entro il 30 giugno 2028, la Commissione valuterà se il criterio del paese di fusione e colata debba assumere un ruolo più incisivo, diventando il parametro per beneficiare dei contingenti tariffari previsti dal regolamento, anziché costituire unicamente un obbligo informativo e documentale.

Implicazioni per le imprese

Per le imprese che esportano prodotti siderurgici verso l’Unione europea, il nuovo quadro richiede particolare attenzione non soltanto alla disponibilità della documentazione, ma anche alla tracciabilità delle informazioni lungo la catena di approvvigionamento.
Le imprese interessate dovrebbero in particolare:

  • verificare se i prodotti esportati rientrano tra le categorie interessate;
  • assicurarsi che il Mill Test Certificate riporti il Paese di fusione e colata e il relativo heat number;
  • verificare la disponibilità e la coerenza di tali informazioni anche quando nella catena commerciale intervengono trader, distributori o altri intermediari;
  • adeguare, ove necessario, i flussi informativi e documentali con fornitori e clienti;
  • monitorare l’utilizzo dei contingenti tariffari assegnati;
  • valutare gli effetti economici derivanti dall’eventuale applicazione del dazio del 50% in caso di superamento del contingente

In vista dell’entrata in applicazione dei nuovi obblighi il 1° ottobre 2026, diventa quindi importante verificare tempestivamente con i propri fornitori la disponibilità e la qualità delle informazioni relative al Paese di fusione e colata, affinché queste possano essere trasmesse lungo la catena commerciale e messe a disposizione dell’importatore nell’Unione europea.

Nota: il presente articolo è stato originariamente pubblicato il 26 giugno 2026 e aggiornato il 1° settembre 2026, alla luce dell’adozione del Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1963.

Scheda di sintesi

Per facilitare l’orientamento delle imprese associate, abbiamo predisposto una scheda di sintesi che riassume il funzionamento del nuovo regime, con particolare attenzione al trattamento dei prodotti di origine svizzera, alle regole sull’origine non preferenziale e agli adempimenti documentali. La scheda è disponibile nell’Area Soci alla voce “Internazionale”. Non avete i dati di accesso? Lisa Pantini, Responsabile delle relazioni con i soci, è a vostra disposizione.

Autore e contatto in Cc-Ti

Monica Zurfluh
Responsabile Commercio Internazionale
T +41 91 911 51 35
zurfluh@cc-ti.ch

Superare la contrapposizione

a cura di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti
Un’unica forza economica: grandi aziende e PMI crescono insieme

Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti – © CdT-C. Zocchetti

Qualche giorno fa è stata pubblicata la notizia secondo cui le entrate fiscali della Confederazione sarebbero superiori a quanto ipotizzato in sede di preventivo. Il gettito dovrebbe superare di circa due miliardi di franchi le previsioni. Già nel 2025 gli incassi effettivi erano risultati superiori di oltre tre miliardi rispetto al preventivo.

Al di là delle inevitabili polemiche sulla reale o presunta eccessiva prudenza nella pianificazione finanziaria, un fatto emerge chiaramente: una parte rilevante di queste entrate è riconducibile alle grandi aziende internazionali presenti nel nostro Paese. Questo elemento contraddice la ricorrente rappresentazione delle grandi imprese come realtà interessate unicamente a sfruttare il territorio, i vantaggi fiscali o il costo della manodopera. Secondo questa narrazione, vi sarebbero da una parte le grandi aziende, considerate dannose, e dall’altra le piccole e medie imprese, ritenute per definizione virtuose.

La realtà è molto più articolata. In ogni categoria vi sono comportamenti virtuosi e comportamenti criticabili, e il mondo imprenditoriale non fa eccezione. Le generalizzazioni, tuttavia, non aiutano a comprendere il funzionamento dell’economia. Un sistema economico forte e resiliente poggia proprio sulla diversificazione del suo tessuto e sull’interazione fra piccole, medie e grandi imprese, attive sul mercato interno o sui mercati internazionali. Contrapporle risponde più a esigenze ideologiche che alla realtà economica.

I dati dovrebbero indurre a riflettere chi continua a indicare le grandi imprese come un bersaglio, proponendo di penalizzarle fiscalmente o di sottoporle, per principio, a regole più severe. Nessuna azienda deve naturalmente essere sottratta alle proprie responsabilità fiscali, sociali e ambientali. Trasformare però le imprese di maggiori dimensioni nel bersaglio permanente del dibattito politico significa ignorare il contributo che esse forniscono all’intero sistema economico. Significa anche rischiare di dividere artificiosamente il mondo economico, contrapponendo le grandi aziende alle PMI nel tentativo di raccogliere consenso presso queste ultime.

Limitandosi all’ambito fiscale, le cifre sono eloquenti. Le entrate federali derivanti dall’imposta sugli utili sono passate da circa due miliardi di franchi nel 1990 a 17,4 miliardi nel 2025. Le imprese versano oggi alla Confederazione più imposte dirette delle persone fisiche. Anche ammettendo che una parte degli incassi più recenti sia legata a operazioni straordinarie o a utili eccezionali, come nel caso dei risultati conseguiti a Ginevra dal settore delle materie prime, la tendenza di lungo periodo rimane evidente.

Il contributo delle grandi aziende, però, non si esaurisce nelle imposte pagate. Attorno a ogni grande gruppo industriale o finanziario opera una rete di fornitori, artigiani, società informatiche, studi professionali e imprese attive nella logistica, nella manutenzione, nelle costruzioni e nei servizi. In Ticino, attorno a una grande azienda possono ruotare realisticamente fra le 100 e le 200 PMI radicate nel territorio, che grazie a queste relazioni possono investire, innovare, formare apprendisti e creare posti di lavoro qualificati.

Una grande azienda non genera quindi soltanto occupazione diretta, ma produce un effetto moltiplicatore lungo intere catene del valore. Porta competenze, ricerca, capitali e relazioni internazionali. Consente inoltre a numerose piccole aziende di accedere indirettamente ai mercati mondiali e contribuisce alla solidità finanziaria della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni. Indebolire la competitività delle grandi imprese significa inevitabilmente minare anche l’ecosistema economico che le circonda.

L’importanza dell’indotto generato da una grande organizzazione è stata riconosciuta, ad esempio, nel dibattito sulle conseguenze economiche di una possibile riduzione delle attività della SSR. È quindi difficile comprendere perché lo stesso principio venga trascurato quando è il mondo imprenditoriale a sottolineare il valore economico e occupazionale prodotto dalle grandi aziende.

In un contesto di questo tipo, la Svizzera e il Ticino devono continuare a offrire stabilità giuridica, infrastrutture efficienti, personale qualificato e condizioni quadro affidabili. Sono questi i fattori che convincono le imprese a investire, a mantenere le proprie attività e a sviluppare nuovi progetti nel nostro Paese.

Contrapporre grandi aziende e PMI è dunque un errore economico, politico e strategico. Le une hanno bisogno delle altre. Difendere condizioni favorevoli alle imprese non significa tutelare pochi privilegiati, ma proteggere una rete diffusa di lavoro, innovazione e benessere.

Prima di criminalizzare chi crea valore, sarebbe opportuno riconoscere quanta parte di quel valore ritorni alla collettività, direttamente attraverso le imposte e indirettamente attraverso migliaia di aziende e posti di lavoro.

La prosperità non nasce dalla contrapposizione, ma dalla capacità di fare sistema: sostenere chi investe, innova e crea lavoro è la scelta più concreta per costruire il futuro.

Il valore di chi si mette a disposizione

A cura di Michele Merazzi, COO Cc-Ti
Una società prospera quando ai diritti si affiancano responsabilità condivisa e partecipazione.

Michele Merazzi, COO Cc-Ti

Quando si parla di competitività, crescita economica e sviluppo del territorio, il dibattito si concentra spesso su fiscalità, infrastrutture, innovazione, formazione e accesso ai mercati. Temi fondamentali e cruciali, certamente. Esiste però un elemento meno visibile, difficilmente misurabile e raramente al centro dell’attenzione pubblica che contribuisce in modo determinante alla prosperità del nostro Cantone e della Svizzera: l’impegno associativo e civico.

Viviamo in un Paese che ha costruito il proprio successo non soltanto grazie alla solidità delle proprie imprese e istituzioni, ma anche grazie alla partecipazione attiva dei cittadini. Migliaia di persone dedicano ogni anno una parte significativa del proprio tempo ad associazioni professionali, società sportive, organizzazioni culturali, enti di volontariato, fondazioni, comuni e istituzioni politiche. Un contributo spesso silenzioso che non compare nelle statistiche economiche, ma che genera ogni giorno valore per l’intera collettività.

Il riconoscimento dei diritti, dei servizi e delle legittime aspettative riveste un’importanza fondamentale. Accanto a questi aspetti, merita altrettanta attenzione il valore della responsabilità condivisa e della partecipazione. È infatti grazie alla disponibilità di molte persone a mettere tempo, competenze ed energie al servizio della comunità che si rafforza la qualità di vita che caratterizza il nostro Paese.

Le associazioni non rappresentano soltanto luoghi di aggregazione o di difesa di interessi specifici. Sono spazi nei quali si costruiscono relazioni, si condividono competenze, si sviluppano idee e si cercano soluzioni comuni alle sfide del presente. In altre parole, sono autentiche scuole di cittadinanza attiva e di leadership. È spesso all’interno di questi contesti che si impara ad ascoltare, mediare, costruire consenso e assumersi responsabilità.

Lo osservo regolarmente anche nel mio lavoro presso la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino. Nel Consiglio economico della Cc-Ti, le 65 associazioni rappresentate offrono un contributo di particolare rilievo, mettendo a disposizione competenze, esperienza e visione strategica per affrontare le sfide che interessano il nostro territorio. Tale disponibilità assume un valore ancora maggiore poiché si aggiunge al quotidiano impegno professionale delle persone che vi partecipano ed è animata dalla volontà di concorrere allo sviluppo economico e sociale del Cantone. Un esempio concreto di una risorsa strategica spesso poco visibile, ma fondamentale per sostenere nel tempo lo sviluppo economico e sociale del Cantone.

In un’epoca nella quale tutto sembra dover essere immediatamente remunerato, l’impegno associativo ci ricorda che esiste anche un’altra forma di investimento: quella nella comunità. Un investimento che genera fiducia, relazioni, coesione sociale e capacità di affrontare insieme i cambiamenti: risorse imprescindibili nel contesto economico odierno.

La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: continuare a coinvolgere nuove generazioni e valorizzare chi sceglie di assumersi responsabilità a favore della collettività. Perché associazioni economiche, società sportive, organizzazioni culturali e istituzioni vivono grazie alle strutture ma anche grazie alle persone che decidono di dedicare una parte del proprio tempo agli altri.

La riflessione centrale riguarda non soltanto la tutela del nostro benessere economico, ma anche la capacità di promuovere e sostenere la disponibilità delle persone a contribuire al bene comune. Una società prospera, infatti, quando al riconoscimento dei diritti e all’accesso ai servizi si affianca una partecipazione consapevole e costruttiva alla ricerca di soluzioni condivise.

La ricchezza di un Paese si misura anche nella disponibilità delle persone a collaborare, partecipare e contribuire.

È questo capitale invisibile che da generazioni sostiene la Svizzera e il Ticino. Un patrimonio prezioso che merita di essere riconosciuto, valorizzato e tramandato alle nuove generazioni. La Cc-Ti e le sue 65 associazioni di categoria ne rappresentano un esempio concreto e vincente: una rete capace di riunire competenze, esperienze e responsabilità diverse attorno a obiettivi condivisi. Promuovere questa disponibilità al dialogo, alla collaborazione e all’impegno per il bene comune è parte integrante della missione della nostra associazione e del suo contributo allo sviluppo economico e sociale del Cantone.