L’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti
“Le aziende contribuiscono sempre di più alle finanze dello Stato.”
La campagna di votazione per la Riforma III dell’imposizione delle imprese è stata lanciata qualche settimana fa con toni subito incendiari, visto che gli oppositori parlano di furto, truffa, ulteriori regali sconsiderati alle cattive imprese, ecc.. Ormai le campagne politiche poggiano su questi slogan e la cosa non stupisce più di tanto.
Dei dettagli della riforma diamo conto negli altri articoli di questa edizione di Ticino Business, per cui in questo contributo è giusto affrontare l’argomento da un’altra angolazione, cioè dando un’occhiata all’evoluzione del gettito fiscale delle aziende, secondo taluni vergognosamente diminuito per affamare lo Stato con una liberalizzazione e una defiscalizzazione selvagge che priverebbero gli enti pubblici delle risorse necessarie. In altre parole, per verificare in che misura i presunti “regali” concessi con le precedenti riforme fiscali abbiano diminuito il gettito fiscale nelle casse dello Stato. A tale scopo si può fare riferimento a quanto recentemente pubblicato dall’Amministrazione federale delle finanze e ovviamente ignorato nella discussione pubblica. Forse perché ormai vi è l’andazzo di considerare automaticamente taroccate tutte le cifre che non corroborano la propria tesi politica. Ma qui più che di statistiche in senso stretto si tratta di registrazioni di cassa comparabili a quanto farebbe un negozietto di paese. Quanto è entrato e da chi (risp. quanto è uscito e dove è andato, ma questo non è oggetto delle presenti riflessioni), con precisione svizzera, senza possibilità di interpretazione e a prova di tarocco. Orbene, le entrate della Confederazione derivanti dall’imposta sull’utile aziendale sono aumentate nel 2015 del 14,6%. Secondo alcune stime, le cifre dei Comuni e dei Cantoni dovrebbero in generale avere la medesima evoluzione positiva, una volta forniti i dati definitivi. E questo malgrado ripetute crisi (tre dal 2008, una finanziaria e due valutarie). Un caso si dirà. Mica tanto. Basta dare un’occhiata all’evoluzione del gettito delle persone giuridiche dal 1990 (si veda il grafico qui di seguito). Dalla prima riforma fiscale concernente le aziende e risalente al 1997, le entrate derivanti dall’imposta federale diretta sono passate da 7,5 a 19,8 miliardi di franchi. Nei Cantoni e nei Comuni sono più che raddoppiate, l’incremento per la Confederazione è stato del 166%. La crescita è stata di oltre il doppio rispetto all’imposta sul reddito delle persone fisiche e buona parte di questa evoluzione è legata alle aziende internazionali e/o a statuto speciale.
Allora perché tutto questo accanirsi contro le aziende e in particolare le multinazionali? Che, detto per inciso, creano posti di lavoro e versano salari, a loro volta soggiacenti all’imposizione fiscale. Probabilmente uno dei motivi dell’ostilità è legata alla riforma II dell’imposizione delle imprese, con le polemiche su alcune valutazioni approssimative che hanno portato a mancati introiti fiscali imprevisti di circa 200-300 milioni di franchi per la Confederazione. Cifra comunque di molto inferiore alle riforme della fiscalità dei coniugi e delle famiglie che hanno privato l’erario di cifre ben superiori (circa un miliardo globalmente per l’imposta federale diretta). Ma le riforme fiscali per le imprese danno molto più fastidio e hanno, come dicono i francofoni, “mauvaise presse”. Ed è un errore. Perché le cifre summenzionate dimostrano inequivocabilmente che le aziende contribuiscono sempre di più alle finanze dello Stato, tanto che la loro parte alle imposte dirette di Confederazione, Cantoni e Comuni dal 1997 è passata dal 18,7 al 25%. E la quota di imposte delle aziende rispetto al prodotto interno lordo nazionale in Svizzera è più alto di quanto avviene nell’OCSE. È vero che vi sono stati tagli fiscali in molti Cantoni, ma le cifre dimostrano che essi sono stati ampiamente compensati da utili maggiori, per cui la cura delle famose (o famigerate, secondo i punti di vista) condizioni-quadro ha dato i suoi frutti. Con una parte importante, come detto, delle vituperate multinazionali che le imposte le pagano, eccome. Con più di 4 miliardi di franchi queste aziende coprono la metà delle entrate fiscali della Confederazione derivanti dalle persone giuridiche, nei Cantoni con circa due miliardi siamo al 20%, la stessa proporzione che grosso modo abbiamo in Ticino. Per non parlare sempre e solo del nostro Cantone (visto che ormai il pensiero dominante è che le aziende straniere creano solo problemi e devastano il Cantone), rileviamo che ad esempio Procter&Gamble nel 1999 si è spostata a Ginevra ed è uno dei più grandi datori di lavoro del Cantone, facendo capo inoltre a circa 400 aziende locali, dal giardiniere al panettiere, passando per il falegname e l’idraulico.
È quindi scorretto affermare che il contributo diretto delle aziende alle casse dello Stato è insufficiente e che già in passato vi sono stati regali ingiustificati, per sostenere che con la riforma III delle imprese si procede ad un ulteriore vergognoso omaggio.
La situazione è ben diversa e la discussione sull’epocale riforma fiscale che sarà in votazione il 12 febbraio 2017 non può prescindere da questi fatti e cifre. Le riforme fiscali passate non hanno affamato lo Stato, quella imminente entrerà nello stesso filone. Anche se incombe l’incognita della permanenza in Svizzera di alcune delle aziende che oggi godono di statuti speciali (che, come visto sopra, non sono da confondere con favori gratuiti), che potrebbero essere orientate verso altri lidi. Non è una minaccia, semplicemente così funzionano le dinamiche internazionali, tanto che non è più assolutamente scontato che la Svizzera sia sempre e comunque considerata la migliore soluzione. Per cui, prima di parlare di ladri e furti, sarebbe bene essere un po’ prudenti e ricordarsi che se si vuole distribuire qualcosa (disciplina in cui molti eccellono) è necessario dapprima creare la ricchezza, anche con strumenti magari poco simpatici sulla carta ma certamente più efficaci di tante roboanti ma vuote dichiarazioni.
Scoprite tutte le argomentazioni del “SÌ alla riforma dell’imposizione delle aziende”
visitando il sito della campagna o seguendola tramite Facebook.
Il numero di giugno di Ticino Business, la rivista mensile della Cc-Ti, era stato proprio dedicato alle riforme fiscali, tematica di grande importanza per la Cc-Ti.
Qui di seguito potrete scaricare il PDF con i vari approfondimenti e interviste a esperti del tema.
Come gestire un’associazione economica
/in Organizzazione, TematicheQuesta primavera la Cc-Ti offre a coloro che gestiscono le associazioni di categoria nostre associate 4 serate per capire come meglio affrontare il loro lavoro quotidiano.
L’attività della Cc-Ti verso le associazioni di categoria sue affiliate si è consolidata con una nuova offerta formativa. Tra la fine di aprile e il mese di maggio prenderà avvio un corso intitolato “Gestione ottimale di un’associazione economica”, destinato proprio alle associazioni di categoria e tagliato su misura per impartire nozioni su temi rilevanti per la conduzione dell’associazione stessa.
Per la Cc-Ti il 2017 è un anno cruciale. Ricorre infatti il 100° della fondazione della nostra associazione. Per sottolineare questa ricorrenza, la Cc-Ti ha ideato e deciso di offrire questa formazione a tutte le associazioni di categoria ad essa affiliate. L’obiettivo di quest’azione è quello di poter facilitare le associazioni nelle loro attività quotidiane, a diversi livelli.
Il taglio del corso “Gestione ottimale di un’associazione economica” sarà molto snello e pratico, come tutti i corsi che la Cc-Ti propone ai soci, con un focus su argomenti di carattere rilevante che trattano la vita e le dinamiche delle associazioni economiche. La forza di questa proposta formativa è ambivalente: da un lato fornire ai partecipanti solide nozioni tecniche, dall’altro creare una rete di connessioni fra persone, per un networking efficace, per la creazione di nuove opportunità e uno scambio d’esperienze fattivo tra i corsisiti.
L’importanza delle associazioni professionali ed economiche per il tessuto sociale elvetico è di primaria importanza. Basti pensare che in Svizzera, esistono oltre 100’000 associazioni, di cui quasi la metà attive nel settore sportivo, mentre le altre operanti principalmente negli ambiti culturali, sociali ed economici.
Associazioni, ma anche cooperative e fondazioni sono forme giuridiche proprie alla tradizione svizzera. Da un lato, infatti, quest’ultime rappresentano la concretizzazione dei valori elvetici per ciò che concerne il conseguimento di certi obiettivi, rispettando la responsabilità individuale e l’indipendenza dallo Stato. Dall’altro queste persone giuridiche si inseriscono perfettamente nel nostro quadro legislativo, nel quale la libertà d’associazione garantita costituzionalmente (l’articolo 23 della Costituzione svizzera prevede proprio questa libertà).
Nel compito quotidiano dell’amministrazione associativa, esistono però anche molte complessità a cui far fronte, poiché si necessitano differenti fattori e competenze. In questo sento la Cc-Ti, facendosi interprete delle esigenze peculiari dei propri soci e quale associazione mantello dell’economia, vuole fornire ai responsabili delle diverse associazioni conoscenze e mezzi che li possano facilitare nella conduzione delle loro attività. Questa proposta si indirizza dunque a tutti coloro che esercitano una funzione di responsabilità nelle associazioni economiche o professionali: Presidente, Direttore, Segretario, Contabile, e/o altri membri di Comitato, ecc.
Un incentivo a migliorare
Vi proponiamo una breve riflessione del Presidente di Hotelleriesuisse Ticino, Lorenzo Pianezzi, che testimonia quali sono i punti vincenti del nuovo corso Cc-Ti
Trovo che il nuovo corso, così come strutturato, sia molto interessante ed allettante. Credo sia di particolare valore per tutte le realtà associative ticinesi che si confrontano periodicamente, nell’esercizio delle loro funzioni, con le dinamiche gestionali legate alla vita associativa. Inoltre, il fatto che questo corso venga offerto gratuitamente alle associazioni di categoria affiliate alla Cc-Ti, in occasione del 100° della stessa, rappresenta un’indubbia qualità per ogni socio collettivo. Per Hotellerisuisse Ticino, ad esempio, il modulo “Prestazioni e servizi offerti agli associati”, in programma il 9 maggio, è quello di maggior interesse: possiamo fare una riflessione sui servizi che proponiamo ai nostri soci, affinché siano sempre all’avanguardia e in linea con le loro esigenze. Vedo questa proposta come un incentivo a mettersi in gioco per potersi sempre migliorare. Un ultimo appunto: non sottovalutiamo il fatto delle possibilità di networking con altre associazioni di categoria. È sempre arduo poter incontrare i responsabili sotto un unico tetto e poter interagire con loro.
Il 2017 segna il centenario della Cc-Ti
/in Comunicazione e mediaIl 2017 per la Cc-Ti è un anno cruciale: festeggiamo il nostro centenario. Per tale occasione, vogliamo rimarcare alcuni messaggi chiave per la nostra struttura, con un percorso dedicato ai nostri associati composto da eventi, formazioni e appuntamenti mediatici ad hoc. Vi aggiorneremo periodicamente attraverso tutti i nostri canali di comunicazione (newsletter, Ticino Business, social media, sito web) sulle novità in preparazione.
Il 100° è un momento di particolare importanza per dar risalto la solidità della nostra struttura e affermare che, oggi come allora, le sfide a cui la nostra associazione fa fronte, quale mantello dell’economia di tutto il territorio cantonale, sono molteplici e variate. Sin dalla sua nascita la Cc-Ti si fa interprete delle voci delle aziende e delle associazioni di categoria, a loro tutela ed in difesa della libertà economica (che ricordiamo è sancita dall’art. 27 della Costituzione federale), ed è stata capace di adattarsi agli eventi del XX secolo, senza mai perdere di vista il proprio obiettivo: i propri soci e il loro benessere. Questo è un fil rouge che percorre trasversalmente tutti i nostri cento anni. Fondata sull’iniziativa privata, la Cc-Ti promuove lo sviluppo dell’economia ticinese, portando avanti iniziative, servizi e progetti in difesa della libertà imprenditoriale, spina dorsale dell’attività economica per tutto il territorio cantonale.
Un dialogo franco con i nostri associati ci permette di essere costantemente “sul pezzo”, proponendo servizi innovativi costruiti sulla base delle loro esigenze. Qui rientrano anche tutti i nostri eventi: quale interlocutore privilegiato possiamo anticipare i trend e le tematiche di stretta attualità e proporre ai soci dei momenti di aggiornamento e informazione di qualità. In questo senso identifichiamo temi, argomenti e Paesi nei quali stanno nascendo possibilità d’affari e presentiamo degli appuntamenti dove, oltre all’aggiornamento sulla tematica in questione, vi è la possibilità di un’interazione tra i partecipanti. Così facendo i membri della Cc-Ti possono disporre di molteplici occasioni di networking, per sfruttare una rete vincente e creare opportunità di business.
Su cosa ci si concentrerà quest’anno? Oltre alla difesa della libertà imprenditoriale, che resta il nostro obiettivo principale, si parlerà dell’internazionalizzazione, della digitalizzazione, della responsabilità sociale delle aziende e dello swissness – inteso nella sua accezione più larga come modo svizzero di fare impresa -. Inoltre, con differenti azioni, si evidenzierà il valore del territorio cantonale, composto da realtà aziendali importanti e forte di un sistema associativo (a livello svizzero) che rappresenta un unicum mondiale, invidiatoci da molti.
Tutto ciò ponendo al centro delle attività il ruolo della Cc-Ti, e mostrando, con numerosi esempi positivi, la reale immagine del mondo imprenditoriale ticinese, tutt’altro che negativa.
Gli eventi del centenario
Per rimarcare il traguardo del 100°, i cui festeggiamenti culmineranno durante l’Assemblea del 20 ottobre 2017, saranno proposte ai soci numerose attività. In questo senso vi annunciamo i primi 5 grandi appuntamenti da non perdere, a cui ne seguiranno altri nel corso del 2017:
Per questi ultimi quattro eventi non mancheremo di informarvi sugli ulteriori dettagli.
Restiamo a vostra disposizione: Tel. +41 91 911 51 11, info@cc-ti.ch
Vuoi conoscere la Cc-Ti?
Ecco la nostra infografica di presentazione.
Una riforma inevitabile ed equa
/in Comunicazione e mediaL’opinione di Glauco Martinetti, Presidente Cc-Ti
“La riforma, oltre che essere inevitabile ed equa, è quindi pure equilibrata. Incentiva le nostre aziende locali e dà gli strumenti per mantenere in Svizzera le società internazionali, altrimenti attratte da altri lidi. “
La campagna di votazione sulla Riforma III dell’imposizione delle imprese, su cui il popolo svizzero si esprimerà il prossimo 12 febbraio, presenta alcune caratteristiche quantomeno curiose. Gli oppositori alla riforma sono in larga misura gli stessi che da anni sostengono che la Svizzera deve conformarsi agli standard internazionali e introdurre una maggiore equità nell’imposizione fiscale. Elementi entrambi caratteristici del progetto in votazione, perché la riforma è proprio stata dettata dai nuovi standard fiscali internazionali ai quali la Svizzera, piaccia o no, deve conformarsi per evitare sanzioni che comprometterebbero in modo pesante la nostra competitività nel quadro mondiale. Inoltre, non si può negare l’equità della riforma, visto che essa eliminerà gli statuti speciali e quindi determinati privilegi invisi a molti, applicando lo stesso tasso di imposizione a tutte le persone giuridiche. Si tratta pertanto di una mossa obbligata ed equilibrata sui principi. Quanto alle cifre sollevate e alle presunte ricadute negative sulle persone fisiche, è opportuno sottolineare qualche cifra, visto che impropriamente si sottende sempre che le aziende non pagherebbero alcuna imposta né contribuirebbero alla politica sociale.
Lasciando da parte gli stipendi pagati, a loro volta elemento essenziale del gettito fiscale, le circa 24’000 imprese internazionali presenti in Svizzera e al beneficio di regimi fiscali speciali, generano il 50% delle spese private per la ricerca e lo sviluppo e danno lavoro a migliaia di PMI locali, che sono loro fornitori diretti o indiretti in beni e servizi. Dal punto di vista strettamente fiscale, benché queste società rappresentino soltanto circa il 7% del totale delle imprese in Svizzera, esse contribuiscono per quasi la metà alle entrate dell’imposta federale diretta (IFD) sull’utile, versando circa 5,3 miliardi di franchi di Imposta federale diretta. Mica noccioline. A cui vanno aggiunti evidentemente altri miliardi di entrate per cantoni e comuni. Infatti, a livello cantonale, tali aziende, pur rappresentando solo il 4,5% dei contribuenti, generano circa il 20% al gettito fiscale delle persone giuridiche. La stessa proporzione che vi è in Ticino, con 1’355 aziende che creano complessivamente un gettito fiscale di 166 milioni di franchi. E, sia detto chiaramente, queste società con la riforma in votazione saranno chiamate a versare più imposte. Altro che regali alle grandi aziende. Sì, perché le riduzioni dell’aliquota fiscale, per compensare l’aumento imposto alle cattive multinazionali e mantenere la già citata equità, andranno a beneficio delle PMI svizzere o, detto altrimenti con il lessico attualmente in voga, alle “nostre”. Elemento che dovrebbe rallegrare e non preoccupare chi su altri temi asserisce di preoccuparsi per l’integrità del territorio. E anche qui siamo molto lontani da regali fiscali, perché le aziende le imposte le pagano direttamente o permettono di pagarle (v. voce stipendi) e, giustamente, versano gli oneri sociali, si occupano della formazione, ecc. Il timore che la riforma possa creare voragini nei conti dello Stato è infondato. Ogni modifica della fiscalità, tanto più della sua struttura, cela inevitabilmente qualche incognita, ma finora le riduzioni fiscali hanno sempre portato a un aumento del gettito e non vi è ragione di pensare che questa volta vada diversamente. Va anche ricordato che nel contesto della riforma fiscale in votazione il canton Ticino riceverebbe annualmente circa 30 milioni di franchi supplementari dalla Confederazione. Parallelamente una modifica della perequazione finanziaria nazionale garantirà che il cantone continui a ricevere circa 18,7 milioni di franchi all’anno a titolo di compensazione. La riforma, oltre che essere inevitabile ed equa, è quindi pure equilibrata. Incentiva le nostre aziende locali e dà gli strumenti per mantenere in Svizzera le società internazionali, altrimenti attratte da altri lidi. Non è una minaccia, è la realtà di un contesto mondiale sempre più competitivo e prima di cacciarle con superficiale faciloneria magari sarebbe il caso di pensarci.
Riforma fiscale fra fantasie e realtà
/in Comunicazione e mediaL’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti
La virulenta campagna contro la riforma III della fiscalità delle imprese, in votazione il prossimo 12 febbraio, impone alcune considerazioni fattuali, visto che vengono utilizzati a piene mani termini come truffa, furto, inganno, ecc. che poco hanno a che vedere con la realtà dei fatti.
Andiamo con ordine. Occorre avantutto ricordare che si vota su una base legale federale che prevede determinati strumenti fiscali, che poi i cantoni dovranno decidere se e in quale misura adottare, tenendo conto delle rispettive realtà economiche e finanziarie. L’unica eccezione ad oggi è costituita dal canton Vaud, che si è premunito di votare sugli strumenti cantonali per essere pronto ad adottarli in tempi rapidi in caso di approvazione del progetto federale. Negli altri cantoni, compreso il Ticino, l’applicazione pratica dei nuovi strumenti deve ancora essere approvata, per cui la discussione è tuttora aperta. Chiarito questo aspetto, mi preme sottolineare alcuni elementi concreti. E’ avantutto sbagliato affermare che la riforma favorisce le (tanto deprecate) multinazionali e penalizza le PMI indigene. La riforma prevede esattamente il contrario, cioè un aumento per le prime e una diminuzione per le seconde. O, detto altrimenti, più imposte per le grandi aziende che hanno potuto godere di statuti speciali, meno imposte per quelle che il lessico in vigore oggi definisce “le nostre”, cioè le aziende più legate al territorio. Inoltre, gli oppositori alla riforma asseriscono che aumenterebbero le imposte per le persone fisiche. In realtà non vi è alcuna variante del genere prevista e ricordo quanto detto sopra a proposito delle leggi di applicazione cantonali. Dubito fortemente che i vari direttori delle finanze e dell’economia cantonali che sostengono la riforma federale vogliano mandare al massacro le rispettive popolazioni, anche perché di regola i politici devono farsi rieleggere. Affrontare e motivare aumenti di imposte basate su presunti inganni e perdere qualche referendum cantonale non è certo il miglior modo di proporsi per essere rieletti…Talune preoccupazioni, soprattutto di amministratori comunali, possono anche essere comprensibili, dato che il discorso delle compensazioni, legato alle applicazioni cantonali, deve ancora essere completamente definito. Ma questo non significa che non ci saranno compensazioni e non giustifica che si parli di truffa né di altri reati penali. La certezza vera è che la Confederazione metterà a disposizione 1,1 miliardi di franchi per compensare eventuali perdite fiscali iniziali dei cantoni, aumentando la loro quota-parte dell’imposta federale versata dalle aziende dal 17 al 21,2%. Un’altra cifra incontestabile è che il gettito delle persone giuridiche in materia di imposta federale diretta è quadruplicato dal 1990, dopo, è giusto ricordarlo, la Riforma I del 1998 e la Riforma II del 2008. La riforma è complessa, questo è vero. Ma non fare nulla sarebbe molto peggio, perché un No alle urne non porterebbe semplicemente al rinvio del progetto per qualche piccolo adattamento e poi all’adozione rapida di un’alternativa. Gli oppositori non hanno presentato alcun piano B e vi sono ragionevoli motivi di credere che le aziende oggi al beneficio di statuti speciali non attenderebbero il loro affossamento definitivo fra un paio di anni prima di levare le tende dal nostro paese. Con conseguenze mica da poco su gettito fiscale e posti di lavoro e anche per i comuni questo sarebbe sicuramente peggio di quanto proposto dalla riforma. Al di là delle aliquote, si vota anche su alcuni criteri definiti “soft”, difficilmente quantificabili, che sono più legati al clima economico generale, rilevante per gli insediamenti aziendali e il fare impresa. E’ per questo che le precedenti riforme già menzionate, pur prevedendo delle agevolazioni fiscali, hanno portato a un aumento del gettito. Lo stesso principio vale anche questa volta.
Presentati i risultati dell’inchiesta congiunturale 2016/2017
/in Appuntamenti, Eventi e missioni, Eventi statisticiIl 17 gennaio 2017 sono stati presentati in conferenza stampa i risultati dell’annuale inchiesta congiunturale, condotta dalla Cc-Ti in collaborazione con le Camere di commercio e dell’industria di Ginevra, Vaud e Neuchâtel. Appuntamento oramai consolidato da 7 anni.
La Cc-Ti tiene a ringraziare tutti gli associati che hanno partecipato al questionario e che ci hanno così permesso di raccogliere dei dati importanti per la nostra attività di associazione mantello dell’economia ticinese. Ben consapevoli delle numerose richieste alle quali le nostre aziende sono giornalmente confrontate, apprezziamo vivamente l’impegno profuso dalle quasi 300 aziende che hanno risposto alle nostre domande.
Sono intervenuti il Presidente Cc-Ti Glauco Martinetti, il Direttore Cc-Ti Luca Albertoni e il Direttore AMAG Regione Ticino Oliviero Milani.
Dati inchiesta congiunturale 2016/2017
Comunicato stampa
Presentazione Power Point
Risultati questionario
Questionario
Potete approfondire l’analisi dei risultati dell’inchiesta congiunturale 2016/2017 anche tramite delle interessanti video interviste.
Visitate il nostro canale YouTube oppure cliccate qui per la video intervista a Glauco Martinetti a proposito del campione dell’inchiesta e dell’andamento degli affari in generale.
Cliccate qui per la video intervista a Luca Albertoni a proposito dell’andamento generale degli affari per le aziende esportatrici e qui per gli approfondimenti sui temi della digitalizzazione, della formazione professionale e degli accordi bilaterali.
Cliccate qui per la video intervista ad Oliviero Milani, Direttore AMAG Regione Ticino, a proposito del settore dell’auto in Ticino.
L’evento ripreso dai media ticinesi
• Corriere del Ticino, 18.1.2017, “Cauto ottimismo per il 2017”
• Giornale del Popolo, 18.1.2017, “Dopo il super franco la stabilità va più che bene”
• La Regione, 18.1.2017, “Il bicchiere è mezzo pieno”
• La Regione, 18.1.2017, “La sfida digitale sta già cambiando le attività delle aziende”
• Ticinonews.ch, 17.1.2017, “Buono l’andamento dell’economia ticinese nel 2016”
• Liberatv.ch, 17.1.2017, “La Camera di commercio tasta il polso all’economia”
• Teleticino, 17.1.2017, servizio video, “L’economia ticinese gode di buona salute”
• Il quotidiano, 17.1.2017, servizio video al minuto 15.00
• Radio 3I, 17.1.2017, “L’economia ticinese tiene, nonostante il franco forte”, con intervento Luca Albertoni al minuto 4.17
• RSI, Rete uno, Cronache della Svizzera Italiana, 17.1.2017, edizione delle ore 18.00, con intervento Luca Albertoni e Glauco Martinetti al minuto 16.00
Gettito fiscale aziendale tra realtà e presunti “regali”
/in Comunicazione e mediaL’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti
La campagna di votazione per la Riforma III dell’imposizione delle imprese è stata lanciata qualche settimana fa con toni subito incendiari, visto che gli oppositori parlano di furto, truffa, ulteriori regali sconsiderati alle cattive imprese, ecc.. Ormai le campagne politiche poggiano su questi slogan e la cosa non stupisce più di tanto.
Dei dettagli della riforma diamo conto negli altri articoli di questa edizione di Ticino Business, per cui in questo contributo è giusto affrontare l’argomento da un’altra angolazione, cioè dando un’occhiata all’evoluzione del gettito fiscale delle aziende, secondo taluni vergognosamente diminuito per affamare lo Stato con una liberalizzazione e una defiscalizzazione selvagge che priverebbero gli enti pubblici delle risorse necessarie. In altre parole, per verificare in che misura i presunti “regali” concessi con le precedenti riforme fiscali abbiano diminuito il gettito fiscale nelle casse dello Stato. A tale scopo si può fare riferimento a quanto recentemente pubblicato dall’Amministrazione federale delle finanze e ovviamente ignorato nella discussione pubblica. Forse perché ormai vi è l’andazzo di considerare automaticamente taroccate tutte le cifre che non corroborano la propria tesi politica. Ma qui più che di statistiche in senso stretto si tratta di registrazioni di cassa comparabili a quanto farebbe un negozietto di paese. Quanto è entrato e da chi (risp. quanto è uscito e dove è andato, ma questo non è oggetto delle presenti riflessioni), con precisione svizzera, senza possibilità di interpretazione e a prova di tarocco. Orbene, le entrate della Confederazione derivanti dall’imposta sull’utile aziendale sono aumentate nel 2015 del 14,6%. Secondo alcune stime, le cifre dei Comuni e dei Cantoni dovrebbero in generale avere la medesima evoluzione positiva, una volta forniti i dati definitivi. E questo malgrado ripetute crisi (tre dal 2008, una finanziaria e due valutarie). Un caso si dirà. Mica tanto. Basta dare un’occhiata all’evoluzione del gettito delle persone giuridiche dal 1990 (si veda il grafico qui di seguito). Dalla prima riforma fiscale concernente le aziende e risalente al 1997, le entrate derivanti dall’imposta federale diretta sono passate da 7,5 a 19,8 miliardi di franchi. Nei Cantoni e nei Comuni sono più che raddoppiate, l’incremento per la Confederazione è stato del 166%. La crescita è stata di oltre il doppio rispetto all’imposta sul reddito delle persone fisiche e buona parte di questa evoluzione è legata alle aziende internazionali e/o a statuto speciale.
Allora perché tutto questo accanirsi contro le aziende e in particolare le multinazionali? Che, detto per inciso, creano posti di lavoro e versano salari, a loro volta soggiacenti all’imposizione fiscale. Probabilmente uno dei motivi dell’ostilità è legata alla riforma II dell’imposizione delle imprese, con le polemiche su alcune valutazioni approssimative che hanno portato a mancati introiti fiscali imprevisti di circa 200-300 milioni di franchi per la Confederazione. Cifra comunque di molto inferiore alle riforme della fiscalità dei coniugi e delle famiglie che hanno privato l’erario di cifre ben superiori (circa un miliardo globalmente per l’imposta federale diretta). Ma le riforme fiscali per le imprese danno molto più fastidio e hanno, come dicono i francofoni, “mauvaise presse”. Ed è un errore. Perché le cifre summenzionate dimostrano inequivocabilmente che le aziende contribuiscono sempre di più alle finanze dello Stato, tanto che la loro parte alle imposte dirette di Confederazione, Cantoni e Comuni dal 1997 è passata dal 18,7 al 25%. E la quota di imposte delle aziende rispetto al prodotto interno lordo nazionale in Svizzera è più alto di quanto avviene nell’OCSE. È vero che vi sono stati tagli fiscali in molti Cantoni, ma le cifre dimostrano che essi sono stati ampiamente compensati da utili maggiori, per cui la cura delle famose (o famigerate, secondo i punti di vista) condizioni-quadro ha dato i suoi frutti. Con una parte importante, come detto, delle vituperate multinazionali che le imposte le pagano, eccome. Con più di 4 miliardi di franchi queste aziende coprono la metà delle entrate fiscali della Confederazione derivanti dalle persone giuridiche, nei Cantoni con circa due miliardi siamo al 20%, la stessa proporzione che grosso modo abbiamo in Ticino. Per non parlare sempre e solo del nostro Cantone (visto che ormai il pensiero dominante è che le aziende straniere creano solo problemi e devastano il Cantone), rileviamo che ad esempio Procter&Gamble nel 1999 si è spostata a Ginevra ed è uno dei più grandi datori di lavoro del Cantone, facendo capo inoltre a circa 400 aziende locali, dal giardiniere al panettiere, passando per il falegname e l’idraulico.
È quindi scorretto affermare che il contributo diretto delle aziende alle casse dello Stato è insufficiente e che già in passato vi sono stati regali ingiustificati, per sostenere che con la riforma III delle imprese si procede ad un ulteriore vergognoso omaggio.
La situazione è ben diversa e la discussione sull’epocale riforma fiscale che sarà in votazione il 12 febbraio 2017 non può prescindere da questi fatti e cifre. Le riforme fiscali passate non hanno affamato lo Stato, quella imminente entrerà nello stesso filone. Anche se incombe l’incognita della permanenza in Svizzera di alcune delle aziende che oggi godono di statuti speciali (che, come visto sopra, non sono da confondere con favori gratuiti), che potrebbero essere orientate verso altri lidi. Non è una minaccia, semplicemente così funzionano le dinamiche internazionali, tanto che non è più assolutamente scontato che la Svizzera sia sempre e comunque considerata la migliore soluzione. Per cui, prima di parlare di ladri e furti, sarebbe bene essere un po’ prudenti e ricordarsi che se si vuole distribuire qualcosa (disciplina in cui molti eccellono) è necessario dapprima creare la ricchezza, anche con strumenti magari poco simpatici sulla carta ma certamente più efficaci di tante roboanti ma vuote dichiarazioni.
Scoprite tutte le argomentazioni del “SÌ alla riforma dell’imposizione delle aziende”
visitando il sito della campagna o seguendola tramite Facebook.
Il numero di giugno di Ticino Business, la rivista mensile della Cc-Ti, era stato proprio dedicato alle riforme fiscali, tematica di grande importanza per la Cc-Ti.
Qui di seguito potrete scaricare il PDF con i vari approfondimenti e interviste a esperti del tema.
Gli aiuti per le aziende nell’ambito dell’efficienza energetica elettrica
/in Appuntamenti, Eventi e missioni, Eventi tematiciDurante l’Apéro-energia del 23 novembre, tenutosi a Bellinzona, ed organizzato dall’Ufficio federale dell’energia – SvizzeraEnergia, in collaborazione con la Cc-Ti, il Dipartimento del Territorio, l’Associazione TicinoEnergia ed AITI, sono stati presentati in modo dettagliato le diverse possibilità di aiuti per l’efficienza energetica elettrica nei settori dell’industria, del commercio e dei servizi.
Già lo scorso anno la Cc-Ti aveva dedicato particolare attenzione all’energia e all’efficienza energetica, tematica che ci è molto cara, su cui siamo puntualmente ritornati.
Nel ricco pomeriggio, denso di spunti interessanti, si sono succeduti esperti che hanno illustrato, a diversi livelli, gli incentivi cantonali e federali in vari ambiti.
Le relazioni tecniche sono state particolarmente stimolanti perché poi, con l’aiuto di testimonianze e case studies, si è potuto entrare nel vivo della tematica.
Sono intervenuti Martin Stettler, Ufficio federale dell’energia, e Claudio Caccia, SvizzeraEnergia, che hanno presentato i lavori del seminario. Mirco Moser dell’Ufficio aria, clima ed energie rinnovabili del Canton Ticino, ha presentato gli incentivi cantonali in ambito energetico, seguito a ruota da Florian Buchter di Groupe E Greenwatt e Walter Bisang (AEnEC, Agenzia dell’energia per l’economia e ProKilowatt) che si sono invece concentrati sui concetti dell’“asta nell’asta” spiegando i sistemi Groupe E Greenwatt e AEnEC.
Tre presentazioni tematiche hanno poi chiarito le dinamiche nell’utilizzo di energia
Ci si è infine concentrati sui principali criteri e condizioni quadro di ProKilowatt, spiegando i modelli di finanziamento per programmi e progetti.
Il budget complessivo per il 2017 destinato a programmi e progetti energetici ammonta a 45 milioni di franchi. Siamo pertanto convinti che sia fondamentale per le PMI e le aziende ticinesi conoscere le diverse possibilità in gioco.
È dal 2011 che la Confederazione sostiene progetti e programmi che promuovono l’efficienza energetica nel settore elettrico, contribuendo a consumi più moderati.
Per questo è stata creata la piattaforma www.prokilowatt.ch, che presenta il sistema di gare pubbliche (aste) con le quali la Confederazione, attraverso l’Ufficio federale dell’energia, sostiene l’adozione di provvedimenti per ridurre i consumi elettrici.
In un’azienda i flussi energetici (per il funzionamento ottimale della propria attività) sono complessi ed è difficoltoso individuare le potenziali aree di miglioramento o risparmio. In questo senso con una strategia aziendale che miri a una maggior consapevolezza dell’efficienza energetica, il sito ProKilowatt si pone l’obiettivo di accelerare il passaggio a tecnologie moderne in tutti i settori con consumi importanti, stimolando nel contempo le ditte stesse a trovare la soluzione più adeguata per loro.
Ricordiamo che l’ottavo turno delle gare pubbliche ProKilowatt è già aperto. La scadenza per l’inoltro dei progetti è fissata per il 1° febbraio 2017 mentre per i programmi il 17 marzo 2017. Le condizioni di gara, così come tutte le informazioni per l’inoltro dei dossier, sono consultabili al sito www.prokilowatt.ch.
Lipsia, vera locomotiva industriale
/in Internazionale, TematicheNell’ultima missione del 2016 la Cc-Ti ha deciso di volgere lo sguardo verso la Germania, incontestabilmente uno dei partner commerciali più importanti per la Svizzera, organizzando una visita a Lipsia (Sassonia) che ha avuto luogo dal 9 all’11 novembre 2016.
Lipsia, oggi città di 567’846 abitanti, è fin dai tempi remoti fiorente nodo commerciale e artigianale, e, grazie alla sua posizione geografica, uno dei più antichi e importanti centri fieristici del mondo. Da oltre 800 anni, infatti, mercanti e uomini d’affari si incontrano a Lipsia per scambiarsi merci e idee. Oggi, però, Lipsia non è più unicamente luogo d’incontro, ma il motore economico della Germania centrale. Lipsia vanta una lunga tradizione industriale a cui bisogna riconoscere grande importanza. Da sempre crocevia di incontro tra costruttori d’auto, è divenuto uno dei poli più importanti dell’industria automobilistica tedesca, con un indotto di fornitori di componenti che si estende a tutta la regione. Oggi la regione di Lipsia è una delle aree del settore automobilistico più interessanti e innovative al mondo. Basti pensare agli stabilimenti di BMW, Volkswagen e Porsche (che, per esempio, dall’apertura della fabbrica nel 2002, oggi dà impiego a circa 5’000 persone). Ma il potenziale di Lipsia non risiede unicamente nel settore dell’automobile, la città sta infatti concentrando la sua strategia economica nella promozione di 5 importanti cluster:
La delegazione ticinese in visita a Lipsia è rimasta profondamente colpita dal potenziale della regione, bastano poche cifre per rendere l’idea: industria automobilistica – 760 aziende (14’447 dipendenti); logistica – 1’673 aziende (33’213 dipendenti); farma e biotech – 2’432 aziende (38’629 dipendenti); energia e ingegneria ambientale – 1’328 aziende (11’936 dipendenti).
A rappresentare la Cc-Ti, Silvio Bizzini (membro dell’Ufficio presidenziale Cc-Ti, Rappresentante del ramo dell’automobile) e Chiara Crivelli (responsabile International Desk della Cc-Ti). Il programma della visita comprendeva degli incontri ufficiali con la Municipalità di Lipsia (in maniera particolare con Uwe Albrecht, Sindaco per gli affari economici), diverse visite ad aziende locali (tra cui BMW e Porsche) e la visita alla BioCity di Lipsia, centro di biotecnologia-biomedicale. La BioCity di Lipsia è uno dei centri più moderni per la biotecnologia e biomedicina in Germania. È stato fondato nel 2003 e attualmente raggruppa più di 60 aziende, 36 istituti di ricerca biotech e 10 aziende farmaceutiche. Il BioCity Campus include anche il Fraunhofer IZI (Fraunhofer Institut für Zelltherapie und Immunologie), la cui area di competenza risiede nella biologia cellulare, immunologia, biomarcatori, biochimica analitica e bioproduzione. La ricerca di questo istituto si concentra in particolare sulle malattie autoimmuni ed infiammatorie, oncologia, neuropatologie, così come le malattie infettive e medicina rigenerativa.
Gli incontri e gli scambi avuti durante questa visita sono stati estremamente proficui e vi è sicuramente un grande potenziale per sviluppare sinergie tra aziende sassoni e aziende ticinesi, soprattutto nel settore dell’automotive, della farmaceutica e della biotecnologia.
Compilare correttamente il certificato di salario
/in Risorse umane, TematicheCompilare correttamente il certificato di salario è un obiettivo di tutte le aziende, anche se non sempre è risulta facilmente raggiungibile. Partecipando al corso Cc-Ti potrete accedere ad alcune informazioni pratiche che vi aiuteranno ad adempiere nel migliore dei modi a questo dovere.
Il mese di gennaio è prossimo, ai datori di lavoro occorrerà ritornare, come ogni anno, a riempire i certificati di salario per i dipendenti. Questo strumento è di fondamentale importanza per la dichiarazione delle imposte delle persone fisiche che ogni contribuente di maggior età deve compilare annualmente. Perché non approfittare dunque del corso che la Cc-Ti offre e che è già in calendario per il 16 gennaio? Un aggiornamento utile in una data idonea più che perfetta per rinfrescare le proprie competenze in materia.
Il certificato di salario rientra negli strumenti che i datori di lavoro rilasciano ai propri dipendenti annualmente, in cui sono evidenziate tutte le retribuzioni percepite. Questo documento è applicato in tutta la Svizzera dal 2007.
Il salario è un importante voce di costo per le aziende, e una politica salariale che tiene conto di fattori come trasparenza, flessibilità e parità dei sessi, assume un’importanza strategica nella gestione delle risorse umane. Per aziende e PMI di successo, in tutti i contesti.
Struttura e contenuti
Il corso permette di acquisire le conoscenze teoriche e pratiche necessarie per far fronte agli obblighi del datore di lavoro di allestire un certificato di salario conforme alla legge per ogni collaboratore. Il modulo attesta tutti gli elementi del salario (prestazioni a contanti e vantaggi valutabili in denaro) e le spese. Le istruzioni della Conferenza fiscale svizzera (CFS) e dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) sono vincolanti per la compilazione del certificato di salario valido in tutta la Svizzera.
Il pomeriggio di formazione (13.30-17.30), prevede di trattare anche le novità introdotte in questo strumento dal 1° gennaio 2016. Oltre a ciò il programma include i punti formali e legali del certificato di salario, le istruzioni per l’allestimento del modulo ufficiale ed esercitazioni pratiche.
Il corso si svolge presso la Cc-Ti, nella Sala dott. G. Papa, al 6° piano, in Corso Elvezia 16 a Lugano, e si rivolge a tutte le persone che si occupano di risorse umane: collaboratrici e collaboratori dell’ufficio HR, responsabili HR di piccole, medie e grandi aziende, consulenti di selezione, imprenditori, dirigenti.
Perché iscriversi e frequentare questo corso?
La forma snella e pratica dei corsi di breve durata della Cc-Ti permette di integrare le conoscenze teoriche con un’esercitazione pratica. L’intelligente pianificazione ad inizio anno, consente ai partecipanti di rinfrescare le conoscenze sulla compilazione di un certificato di salario in tempo utile, secondo le consuetudini del mondo del lavoro.
Con la propria interessante ed accattivante offerta formativa la Cc-Ti è sempre sul pezzo.
Iscrivetevi direttamente online a questo corso attraverso questo link diretto.
Siamo sempre a vostra disposizione per informazioni supplementari: Tel. +41 91 911 51 18, corsi@cc-ti.ch
Gli “Statements on Origin” rimpiazzeranno i certificati d’origine Form. A
/in Internazionale, TematicheNell’ambito dell’origine delle merci vi sono importanti novità all’orizzonte: il 1° gennaio 2017 verrà infatti introdotto il sistema REX (Registered Exporter), che sostituisce i “Certificati d’origine Form. A”, le prove documentali oggi utilizzate al momento dell’entrata in Svizzera per beneficiare dei vantaggi legati alle preferenze doganali a favore dei Paesi in sviluppo (PSV), con le cosiddette “dichiarazioni d’origine” (Statements on Origin [SoO]). Come sottolinea l’Amministrazione federale delle Dogane (AFD) in una recente comunicazione agli operatori economici, se i CO Modulo A devono essere vidimati dalle autorità del Paese esportatore, gli SoO REX saranno emessi autonomamente dall’esportatore che dovrà però prima farsi registrare presso l’autorità competente nel proprio Paese. I relativi dati verranno in seguito messi a disposizione delle amministrazioni e degli operatori economici dell’Unione Europea (UE), della Norvegia e della Svizzera.
Nella Circolare dell’AFD n. 705/2016 – che riprendiamo qui di seguito – vengono sottolineate altre conseguenze dell’introduzione del sistema REX. Innanzitutto, ai PVS viene concesso un termine sino al 31.12.2018 per aderire al sistema REX e, dalla loro adesione, un periodo transitorio di 18 mesi durante il quale potranno allestire sia i CO Modulo A sia gli SoO. A partire dal 1.7.2020 potranno essere utilizzati esclusivamente gli Statements on Origin. L’AFD pubblicherà una lista contenente la data d’annessione al sistema REX di ogni Paese e il tipo di prova d’origine valida.
A partire dal 1.1.2017, le ditte che riesportano merci originarie di PVS dalla Svizzera verso l’UE o la Norvegia, allestendo Moduli A sostitutivi, dovranno farsi registrare in Svizzera quali esportatori autorizzati (REX). Ciò permetterà loro di trasmettere il carattere originario della merce tramite l’allestimento di SoO. La registrazione è possibile già dal 1.12.2016. L’AFD pubblica le informazioni e i formulari necessari nel suo portale internet (www.dogana.ch). In Svizzera non sono previsti periodi di transizione. Anche le imprese di spedizione e di logistica svizzere possono registrarsi come REX e, a mano delle relative deleghe, eseguire delle riesportazioni per conto di ditte estere o indigene. Per procedere in tal senso devono disporre delle prove dell’origine precedenti.
Lo stesso vale per le ditte riesportatrici dell’UE e della Norvegia. L’UE, però, concederà ai suoi riesportatori un periodo di transizione di un anno. Durante questo periodo nell’UE si potranno utilizzare sia CO Moduli A sostitutivi sia SoO.
Per le forniture dalla Svizzera verso un PVS di merci destinate ad essere lavorate e in seguito riesportate in Svizzera, in Norvegia o nell’UE quali prodotti originari del PVS, al posto dei Certificati di circolazione delle merci (CCM) EUR 1 o delle dichiarazioni d’origine su fattura attualmente utilizzati, in futuro dovranno pure essere allestiti dei SoO. A partire dal 1.1.2017, anche i fornitori che spediscono verso i PVS prodotti che servono per la produzione di prodotti originari, sono obbligati a rilasciare SoO. Se le merci originarie contenute nell’invio hanno un valore superiore a CHF 10’300, l’esportatore svizzero deve registrarsi quale REX sulla pagina internet dell’AFD.
In definitiva, con l’entrata in vigore del sistema REX si assisterà a una maggiore responsabilizzazione degli operatori economici che, nella fase di esportazione, dovranno autocertificare l’origine delle merci conservando tutta la documentazione giustificativa. Ciò comporterà parallelamente una sempre più necessaria e approfondita conoscenza della tematica dell’origine delle merci; aspetto, questo, da non sottovalutare per evitare imprecisioni nella pratica di tutti i giorni e, soprattutto, per non incorrere in sanzioni.
Monica Zurfluh, responsabile S-GE per la Svizzera italiana
Marco Passalia, responsabile Servizio Export Cc-Ti
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