Mobili… malgrado la politica
Carissimi soci, stimati rappresentanti delle autorità, cari ospiti, gentili signore, egregi signori,
anche da parte mia il più cordiale benvenuto alla 99esima Assemblea generale ordinaria della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino.
Il titolo “Mobili… malgrado la politica“ non vuole essere una bassa provocazione su un tema che molto ha fatto discutere come la tassa di collegamento e che noi continuiamo a ritenere una misura inadatta per risolvere i problemi di viabilità.
No, non cerchiamo la polemica gratuita, perché la nostra abitudine è quella di lavorare sodo, senza proclami fatti per raccogliere facili consensi, fini a sé stessi o a scopi elettorali.
No, noi non possiamo permetterci tutto questo perché siamo impegnati ogni giorno nell’appassionante, ma tutt’altro che facile compito di far “girare le nostre aziende”, di far quadrare i conti per realizzare utili che non rappresentano un peccato mortale ma sono indispensabili per gli investimenti nelle nostre aziende.
Investimenti che garantiscono la competitività, i posti di lavoro e non da ultimo il gettito fiscale. Probabilmente poca “roba”, parafrasando Giovanni Verga, per coloro che hanno sfacciatamente esultato alla notizia della partenza del Gruppo Armani da Mendrisio o del mancato ulteriore investimento del gruppo Swatch in Ticino. Salvo poi accorgersi che nel primo caso mancheranno oltre dieci milioni di franchi nelle casse dell’erario (e in più non si trattava di posti di lavoro a basso valore aggiunto). Mentre nel secondo caso gli investimenti aziendali sono finiti altrove, con i sentiti ringraziamenti dei nostri colleghi del Giura e di Neuchâtel per la spettacolare opera di promozione economica svolta dal Ticino a favore dei loro Cantoni, per un’azienda che probabilmente nessun Paese al mondo avrebbe rifiutato.
Certo, in un contesto in cui le cifre considerate “scomode” ai fini politici non sono neanche analizzate ma ritenute immediatamente taroccate, con le richieste di chiusura dell’ente non gradito perché non allineato, non ci si può forse più stupire di nulla.
Ma è a maggior ragione importante sottolineare, per riprendere il tema dominante della nostra odierna assemblea, come l’imprenditoria ticinese continui a lavorare, e bene, adattandosi alle molte sfide che il panorama internazionale, nazionale e locale le pongono quasi quotidianamente.
La nostra imprenditoria dimostra rispetto per il sistema-Paese, anche quando questo pone regole non molto favorevoli alla sua economia, mettendo a repentaglio pure le condizioni che hanno permesso alla Svizzera di diventare quello che è oggi e di garantire una libertà imprenditoriale decisiva per le sorti del nostro Paese.
Sì, perché la mobilità in senso lato dell’imprenditoria e quindi la prosperità del Paese, Ticino compreso, sono possibili solo laddove non ci si dimentichi che esiste un articolo della Costituzione federale, l’articolo 27, che recita che:
1 La libertà economica è garantita.
2 Essa include in particolare la libera scelta della professione, il libero accesso a un’attività economica privata e il suo libero esercizio.
La libertà economica è un diritto e non un privilegio inconfessabile concesso a pochi furfanti.
La libertà d’impresa è la spina dorsale dell’attività economica e quindi, di riflesso, anche del benessere generale.
La libertà d’impresa non è però un lasciapassare in bianco. Per chi sbaglia devono esserci le giuste conseguenze civili, penali e amministrative, come per tutti.
Negare però questa libertà fondamentale, e non ci stancheremo mai di ribadirlo, significa abbattere uno dei pilastri fondamentali della Svizzera moderna.
Questa libertà sancita all’articolo 27 della Costituzione federale non vale meno delle molte altre libertà garantite dalla nostra Magna Charta e ha lo stesso scopo: proteggere l’individuo, in questo caso l’imprenditore, dagli abusi del potere statale. Non dimentichiamoci che è proprio con questo scopo che sono nate le libertà fondamentali.
Oggi mi sembra che ci sia una volontà diffusa di uccidere la libertà economica e imprenditoriale, viste quali nuove nemiche da abbattere in nome di più o meno confessabili lotte di potere politico.
La difesa di questa libertà è per noi sempre stata fondamentale e rappresenta la ragione stessa di esistere per un’associazione-mantello che si preoccupa affinché le varie Associazioni di categoria possano prosperare in un quadro favorevole.
L’anno prossimo, che sarà quello del centenario della nostra associazione, costituirà un momento privilegiato in questo senso, perché l’articolo 27 sarà ribadito come faro delle nostre attività e cardine imprescindibile di un sistema che molti sembrano voler cambiare per scimmiottare gli esempi poco edificanti di Paesi a noi anche molto vicini, fatti di norme rigide e quantomeno fantasiose per non dire arbitrarie, complessità burocratiche insormontabili, fiscalità punitiva. Ogni riferimento alla vicina Penisola non è puramente casuale.
Certezza del diritto
Non mancano del resto nel passato recente gli esempi di progetti (meglio sarebbe dire insuccessi) politici portati avanti senza tenere conto del quadro giuridico e istituzionale svizzero.
Non occorre nemmeno menzionarli, tanto ne sono pieni i media negli ultimi mesi. Comprendo che ogni tanto sia necessario un atto di forza per smuovere certe dinamiche politiche-partitiche, ma calpestare sistematicamente le regole del diritto svizzero in nome di presunti interessi superiori e vivere di “segnali” da mandare a destra e a manca, stravolge non solo le abitudini elvetiche, ma anche la certezza del nostro diritto, caposaldo di ogni sistema che si vuole funzionante e competitivo e che non può essere preso a schiaffi ogni tre mesi nelle urne o con decisioni avventate di Governo e Parlamento, magari belle da propagandare ma nella migliore delle ipotesi inutili ai fini della risoluzione dei problemi o addirittura controproducenti nella peggiore delle ipotesi. Ogni riferimento alla Legge sulle imprese artigianali (LIA) non è puramente casuale.
Una cultura giuridica e istituzionale “ticinensis” che spesso è servita solo a inasprire i rapporti di vicinato con Berna e Roma.
Ponderatezza e disponibilità alla collaborazione
La Cc-Ti ha invece sempre dimostrato grande ponderatezza e disponibilità alla collaborazione costruttiva con le autorità anche su dossier per noi non sempre “simpatici”, penso ad esempio il “9 febbraio”, quando immediatamente dopo la votazione popolare abbiamo detto chiaramente che il nuovo articolo 121a della Costituzione federale andava applicato, perché così voluto dal popolo sovrano. Contingenti compresi, perché l’economia, al contrario dell’ottusità di certa politica, ha la capacità e il dovere di adattamento a nuove situazioni per sopravvivere.
Certo, l’adattamento ha un prezzo da pagare e questo deve rimanere equo, pena la distruzione stessa dell’economia, ma è meglio confrontarsi su certezze anche scomode e trovare la via per realizzarle che vivere continuamente nell’incertezza.
Politica e aziende
Per chiudere la parte “politica” del mio discorso sorge pertanto spontanea la domanda: “Ma allora cosa può fare direttamente la politica per le aziende”? La risposta è lapidaria: assolutamente nulla!
Affinché gli imprenditori possano operare nel miglior modo possibile – garantendo di riflesso un benessere a tutta la popolazione – lo Stato deve impegnarsi unicamente nella garanzia di condizioni quadro ottimali. Questa è da anni la chiara posizione della Cc-Ti.
Malgrado le varie crisi finanziarie e valutarie che hanno messo in difficoltà la nostra economia (ticinese e svizzera), non abbiamo mai chiesto aiuti sotto forma di contributi diretti, sussidi o forme analoghe.
Abbiamo sempre e solo chiesto di favorire le nostre attività aziendali riducendo le regole, le tasse, i balzelli, i cartelli, la burocrazia. Proprio per permettere di operare con una certa facilità e flessibilità nel rispetto delle leggi e nell’interesse di tutti, lavoratrici e lavoratori (leggi posti di lavoro) e Stato (leggi gettito fiscale). L’eccesso di regole, di burocrazia, mosse dalla volontà utopica di poter stabilire tutto nei minimi dettagli in nome di una presunta e maniacale pianificazione, non protegge ma uccide la libertà imprenditoriale. Altri Stati in altri tempi ne hanno fatto triste memoria.
Fieramente autosufficienti
Non abbiamo mai chiesto soldi allo Stato, dicevo un attimo fa. Questo vale anche e soprattutto per le molteplici attività svolte quotidianamente dalla Camera a favore dei nostri associati, a favore di voi tutti.
L’esempio recente più illuminante, e non solo perché coinvolge anche l’azienda che dirigo, è l’apertura del mercato russo per diverse imprese ticinesi. Un attento e costante lavoro, durato alcuni anni, esclusivamente realizzato con mezzi finanziari privati, della Cc-Ti e delle aziende interessate. Un risultato che dà lustro a tutto il Ticino e che ha permesso di realizzare al contempo contatti fondamentali con aziende russe che hanno già spostato da noi alcune attività legate in particolare al commercio di materie prime. Siamo, e lo capite dalle mie parole, fieramente autosufficienti.
Le nostre molteplici attività
Vale la pena ricordare sommariamente le molteplici attività della Cc-Ti, riassunte sotto due capisaldi: la consulenza agli associati e la tutela dei loro interessi nel contesto politico-istituzionale.
Il rapporto con le altre Camere di commercio e dell’industria svizzere è in questo senso fondamentale e sempre più forte, non solo sulla condivisione dei temi, ma anche nello sviluppo di progetti comuni, come è stato il caso qualche mese fa sul tema della mobilità con una piattaforma comune con i colleghi di Basilea e Neuchâtel, che è sfociata in un corso di formazione sulla mobilità destinato alle nostre aziende per capire meglio le dinamiche di questo complesso tema.
Per la sostenibilità, l’approccio è stato identico. Grazie alle esperienze maturate sul tema, siamo la prima Camera di commercio a essere certificata con indicatori di sostenibilità e il modello verrà presto seguito in altri Cantoni. Il nostro motto è che “quando si parla di qualcosa è giusto farlo con cognizione di causa” e questo va a beneficio di tutte le nostre aziende associate. Maggiore sarà la credibilità della Cc-Ti, tanto più peso avrà la voce delle imprese.
Decisivo è pure il ruolo delle Associazioni di categoria, con le quali la ripartizione dei compiti funziona bene: la Cc-Ti si occupa di questioni di economia generale, per quelle settoriali sono solo ed esclusivamente le Associazioni di categoria ad occuparsene.
La rete
La rete di scambio di esperienze fra le Associazioni e le aziende è fondamentale per il nostro lavoro, spesso svolto lontano dai riflettori. Purtroppo l’attenzione mediatica è sovente rivolta in primis agli argomenti che possono creare polemiche.
Peccato che le cose funzionino così, ma noi non smetteremo mai di sottolineare i tanti esempi di un’imprenditoria sana e dinamica.
Ho parlato della Russia. Una sfida per noi importante, e questo vale per tutte le Camere svizzere, è trovare il punto di equilibrio tra aziende che esportano e quelle che si rivolgono prevalentemente al mercato interno, con attenzione particolare a chi è già sul nostro territorio.
Esigenze diverse, a volte contrastanti, su cui occorre cercare un punto di incontro comune che sovente passa attraverso la già citata messa in rete, fatta di eventi, formazione, consulenze mirate, ecc..
Il settore dell’export è per la Cc-Ti (e per il Ticino) ovviamente fondamentale e non a caso, oltre alle numerose missioni economiche auto-finanziate realizzate nel corso degli ultimi anni è stato ulteriormente rafforzato tutto il settore formativo e una presenza costante in azienda per corsi individualizzati su misura. Utile inoltre ricordare anche l’enorme lavoro svolto nel servizio delle legalizzazioni, senza il quale molte aziende ticinesi non potrebbero esportare.
L’internazionalizzazione è ormai diventato un tema costante delle nostre attività, grazie anche alla proficua e positiva collaborazione con Switzerland Global Enterprise e contribuisce a rafforzare in maniera decisiva il tessuto economico cantonale.
La formazione e la consulenza non sono solo al servizio dell’export, ma di tutte le aziende, dalla più grande alla minuscola ma non meno importante ditta individuale, perché nel contesto della politica economica generale la Camera rappresenta tutti i settori e tutte le dimensioni aziendali.
Al di là della differenza tra chi vuole pochi ostacoli per esportare meglio e chi invece desidera barriere per proteggere il mercato interno, la fiscalità, la mobilità, la sostenibilità, i contingenti per l’immigrazione, i salari minimi, i rapporti con i sindacati, la preparazione tecnica e umana del personale e tanti altri temi sono comuni a tutte le imprese. Su questi temi la Camera è, sempre e con costanza, al vostro fianco.
Carissimi soci, un tempo le chiamavano condizioni-quadro. Oggi forse sarebbe più opportuno parlare di quadro delle condizioni. Un quadro, una tela che inizia a sbiadire i suoi colori.
A noi, carissimi soci della Cc-Ti, il compito di assicurarne il costante restauro nel tempo.
Vi auguro buon lavoro e buoni affari e vi ringrazio per la vostra attenzione.
Responsabilità sociale delle imprese: la Cc-Ti si valuta
/in Sostenibilità, TematicheVi presentiamo gli indicatori di sostenibilità scelti per la nostra valutazione interna. Iniziare a misurare degli indicatori di sostenibilità per capire meglio la propria performance concretizza la volontà della Cc-Ti di affrontare la sostenibilità in maniera rigorosa.
Fedele al suo approccio rigoroso, e secondo quanto aveva già annunciato a più riprese durante il corso del 2016, la Cc-Ti si è sottoposta ad una valutazione interna sulla sostenibilità per il triennio 2013-2015, affidando questo compito ad un’azienda esperta del settore: la ditta Quantis (esperta in consulenza e valutazione della sostenibilità), con la quale, la Cc-Ti, ha anche sottoscritto un accordo di collaborazione. Questo ha permesso alla Cc-Ti, da un lato di operare sul tema sostenibilità in modo sinergico e trasversale su molti progetti (ad esempio la mobilità), e dall’altro di poter procedere ad una valutazione interna disciplinata sulla Responsabilità Sociale delle Imprese (RSI).
La RSI è stata un tema cardine durante tutto il 2016, sul quale ci siamo chinati con entusiasmo e su cui continueremo a puntare anche in futuro. Abbiamo declinato questo aspetto in diverse forme quali eventi, corsi di formazioni specifici, news ed approfondimenti. Prioritario per la Cc-Ti è stato far conoscere meglio il tema al pubblico e quanto le aziende già fanno in ambito RSI, fornendo alcuni strumenti per l’analisi della stessa. Vi ricordiamo che sul nostro sito (www.cc-ti.ch/responsabilita-sociale-delle-aziende-una-condotta-vincente) potete rileggere la nostra posizione in merito, ed accedere al dossier d’approfondimento con interessanti contributi in materia.
Analisi della sostenibilità Cc-Ti
Abbiamo voluto analizzare e rendere noto ai differenti pubblici con cui interagiamo l’impatto della nostra attività, che comprende 3 aspetti: il carattere economico-finanziario, l’impatto ambientale e quello sociale sul territorio.
Attraverso la preparazione di un set di indicatori sul tema della sostenibilità, selezionati da una lista prestabilita del GRI (www.globalreporting.org), ente non profit nato con il fine di creare un supporto utile al rendiconto della performance sostenibile, la Cc-Ti si è prefissata di analizzare l’impatto della propria attività. A livello metodologico si sono seguiti i principi delle linee guida GRI G4 (pur non rappresentando un rapporto GRI), considerando la nozione di materialità, per monitorare il periodo 2013 – 2015.
Gli indicatori scelti
EC 1
Valore economico direttamente generato e distribuito
EC 3
Copertura degli obblighi pensionistici
EC 4
Finanziamenti significativi ricevuti dalla Pubblica Amministrazione
EC 5
Rapporto tra lo stipendio standard dei neoassunti per sesso e lo stipendio minimo locale
EC 6
Proporzione del senior management assunto all’interno delle comunità locali
EC 9
Politiche, pratiche e percentuale di spesa concentrata su fornitori locali
EN 1
Materie prime utilizzate
EN 3
Consumo di energia all’interno dell’organizzazione
EN 6
Riduzione del consumo di energia
EN 30
Impatto del trasporto dei collaboratori e delle collaboratrici
LA 1
Numero totale e percentuale di nuovi assunti e turnover, per età, sesso e regione
LA 6
Infortuni sul lavoro e malattie, giorni di lavoro persi, assenteismo e numero totale di decessi per distribuzione territoriale e genere
LA 9
Formazione del personale
LA 11
Percentuale di dipendenti valutati sulle performance e sullo sviluppo della carriera, diviso per genere
LA 12
Composizione degli organi di governo e ripartizione del personale per categorie di dipendenti, per sesso, età, appartenenza a categorie protette e altri indicatori di diversità
I risultati
Potete leggere i risultati scaturiti dalla nostra analisi cliccando qui.
Un successo confermato: continuiamo a parlare di mobilità aziendale
/in Sostenibilità, TematicheIntervista a Gianni Moreni, Partner associato Rapp Trans AG, Zurigo
Il primo corso della Cc-Ti “Mobility Management PMI” è stato la concretizzazione dell’impegno che poniamo nell’essere sempre all’avanguardia con le nostre proposte e l’esito positivo dello stesso ha confermato che siamo sulla giusta strada. Abbiamo voluto sentire la voce di un docente ed esperto di mobilità, Gianni Moreni, che ha condotto il primo modulo del corso.
Mobilità aziendale: dal suo osservatorio, quanto è centrale la tematica oggi?
“È una tematica centrale, che viene portata avanti da diversi centri urbani in Svizzera. La mobilità è un tema complesso e purtroppo non vi sono soluzioni magiche, che permettono di risolvere facilmente i problemi a cui tutti noi dobbiamo giornalmente far fronte. Oggi sono soprattutto gli enti pubblici, a diversi livelli istituzionali, e le aziende attive nel settore dei trasporti ad occuparsi di mobilità e traffico. Ma anche le altre imprese sono confrontate con i diversi aspetti di questo problema, ed hanno quindi una visione ampia della tematica. Vi è l’aspetto della raggiungibilità dell’azienda per i collaboratori, quello della consegna e spedizione della merce, quello degli spostamenti per raggiungere i clienti o i propri impianti esterni, gli spostamenti di persone/merci tra diverse sedi della stessa ditta, ecc.. Ritengo quindi importante che anche le aziende, nel quadro delle loro risorse e possibilità, si impegnino in questo ambito, portando magari anche idee nuove che possono contribuire a risolvere o almeno a ridurre determinati problemi di traffico. Anche per la mobilità vale il principio «l’unione fa la forza»: penso quindi che in linea generale l’azione coordinata di più aziende di un determinato comprensorio possa ottenere risultati più importanti dell’azione di una singola impresa”.
Il corso della Cc-Ti «Mobility Management PMI» rispondeva alle esigenze specifiche delle imprese ticinesi nell’ambito della mobilità aziendale. Come valuta l’approccio della Cc-Ti ed i feedback ricevuti dai partecipanti?
“Penso che la Cc-Ti abbia toccato un tema sensibile, che interessa le aziende. L’approccio scelto mi sembra interessante e diversificato, ma qui saranno in primo luogo i partecipanti al corso a dover esprimere il loro parere. I feedback ricevuto dopo il modulo che ho condotto sono nella maggior parte dei casi positivi o molto positivi. Quindi sono soddisfatto, considerando anche che si trattava della prima edizione del corso. Singoli partecipanti hanno comunque segnalato alcuni punti critici che mi sembra giusto considerare in vista dell’allestimento di una seconda edizione del corso. Anche chi insegna deve essere disposto ad imparare!”
Perché occorre continuare a parlare di mobilità aziendale e del management della mobilità?
“Le previsioni della Confederazione appena pubblicate prevedono un ulteriore aumento della mobilità di persone e merci da oggi al 2040. Le infrastrutture di trasporto disponibili hanno dei limiti di capacità e sono spesso sature alle ore di punta. I periodi di saturazione aumentano. L’ampliamento delle infrastrutture esistenti o la costruzione di nuove infrastrutture richiedono molte risorse e molto tempo (processi pianificatori, giuridici, ecc.). Per cui diventerà sempre più importante riuscire a gestire al meglio la mobilità con le infrastrutture esistenti. La gestione della mobilità in generale, e la mobilità aziendale in particolare sono temi che rimarranno attuali ancora per parecchio tempo”.
Per la Cc-Ti la mobilità è un tema prioritario. Durante il 2016 abbiamo trattato la questione e continueremo a farlo. Cliccando qui potrete rileggere la nostra posizione e l’ultimo articolo firmato dal nostro Direttore, Luca Albertoni, sul tema. Per quanto concerne la formazione sul tema, tenete d’occhio la nostra pagina web, seguiranno maggiori informazioni sui prossimi corsi.
Mobilità senza contrapposizioni
/in Comunicazione e mediaL’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti
“Resta il fatto che sempre più, giustamente e come ribadito con forza dagli ambienti economici negli ultimi anni, i vari vettori di trasporto non devono più essere messi in contrapposizione ma vanno considerati complementari. La sensazione è che in Ticino, purtroppo, non si sia ancora riusciti a superare questo steccato.”
Che la mobilità sia un tema caldo e sensibile sul territorio e nel dibattito politico è evidente e pure comprensibile, visto che tocca il quotidiano di tutti noi. Si tratta del resto di un fenomeno di società non esclusivamente ticinese, ma che riguarda, è bene ricordarlo, praticamente tutte le regioni urbane svizzere (per non parlare del resto del mondo).
Basti pensare, per fare qualche esempio facile facile e senza scomodare agglomerati particolari, alla situazione dell’A1 tra Zurigo e Berna e Losanna e Ginevra. Non cito a caso la regione del Lago Lemano, perché essa sta affrontando l’annosa questione del sovraccarico di traffico tra la capitale vodese e quella ginevrina con un approccio diverso rispetto alle “tradizioni” degli ultimi anni, cioè sottolineando la complementarietà tra strada e ferrovia. Come apertamente dichiarato anche dalla Consigliera di Stato socialista Nuria Goritte, Responsabile delle infrastrutture. Che poi la stessa Signora negasse questo principio quando si discuteva del secondo tubo autostradale del San Gottardo è oggi fortunatamente un dettaglio della storia su cui si può anche sorvolare.
Resta il fatto che sempre più, giustamente e come ribadito con forza dagli ambienti economici negli ultimi anni, i vari vettori di trasporto non devono più essere messi in contrapposizione ma vanno considerati complementari, come del resto chiaramente riconosciuto anche dalle Ferrovie federali svizzere che, nelle loro strategie puntano molto anche sulla mobilità individuale da e per le stazioni ferroviarie. La sensazione è che in Ticino, purtroppo, non si sia ancora riusciti a superare questo steccato. Non a caso, nel contesto della discussione sulle misure proposte dal Governo cantonale per lottare contro l’inquinamento e della decisione di ritirarne alcune, sono subito partiti sproloqui all’indirizzo degli ambienti economici, rei di avere sollevati dubbi giuridici e di efficacia riguardo appunto ad alcuni provvedimenti previsti.
A parte il fatto che le procedure di consultazione servono proprio a questo e che il Governo ha considerato legittimi tali dubbi, prima di giudicare in modo grossolano sarebbe stato opportuno leggere le nostre osservazioni, che non hanno messo in dubbio il principio della necessità di intervenire sulla questione del traffico. Ma discutere, senza isterismi né attacchi personali, dei mezzi messi in campo è assolutamente legittimo e ricordare taluni princìpi giuridici, sebbene non sia più molto “trendy” nel nostro Cantone, è un elemento importante per trovare soluzioni che siano sostenibili.
Qualcuno ha azzardato che stiamo difendendo un sistema economico obsoleto e irrispettoso dei cittadini. Peccato che l’unica alternativa proposta sia quella di far chiudere le aziende, che non mi sembra un grande programma di Paese. In realtà cerchiamo di contribuire a far sì che le discussioni vertano su una visione complessiva del sistema della mobilità. Questo passa anche per un approccio diverso all’analisi delle caratteristiche di tale sistema, che oggi, grazie agli strumenti elettronici a disposizione, può contare su svariati mezzi che permettono un monitoraggio preciso di quanto succede nell’arco delle 24 ore in tutte le zone del Cantone. Non tenerne contro sarebbe un errore fatale nella ricerca di possibili soluzioni per limitare determinati impatti sul territorio. Altri territori svizzeri l’hanno capito, in Ticino facciamo purtroppo più fatica e siamo ancora troppo legati alle contrapposizioni. È un vero peccato.
Per la Cc-Ti la mobilità è un tema prioritario.
Durante il 2016 abbiamo trattato la questione in ampio modo e continueremo a farlo, qui di seguito alcuni articoli correlati che potrebbero interessarvi:
Contatto diretto con le associazioni di categoria: novità in vista
/in Comunicazione e mediaLa Cc-Ti vanta tra i suoi associati circa 1’000 soci individuali e 43 associazioni di categoria, raggruppando all’incirca 7’000 imprese.
La missione della Cc-Ti è di offrire consiglio e assistenza alle associazioni professionali associate, gestendo anche direttamente il segretariato di quelle che ne fanno richiesta.
Ogni associazione si caratterizza per una propria missione, con obiettivi e attività specifiche. Questo aspetto non sorprende se si tiene conto dei diversi settori e delle differenti funzioni presenti. Alla Cc-Ti hanno aderito l’Associazione Bancaria Ticinese, l’Associazione Installatori Elettricisti Ticinesi, Federcommercio e altre importanti associazioni ticinesi.
Sul nostro sito web potete scoprire tutte le peculiarità delle associazioni a noi affiliate.
Altrettanto estesa è l’offerta di prestazioni della Cc-Ti. Ne descriviamo solo alcune che contraddistinguono i servizi proposti: assistenza nell’ambito degli aspetti formali dell’esportazione e consulenza per l’internazionalizzazione, servizi giuridici con particolare attenzione all’arbitrato e alla mediazione, corsi di formazione e seminari, l’amministrazione di una cassa assegni familiari, e molto altro ancora.
La Cc-Ti ha ulteriormente intensificato e sistematizzato i contatti e la collaborazione con le associazioni a lei affiliate in considerazione delle richieste e delle urgenze espresse dagli stessi associati. D’altro canto tutto il team della Cc-Ti ha un rapporto costante con le differenti associazioni. Dal gennaio 2016 sono stati Roberto Klaus, Direttore SSIB Ticino, e Gianluca Pagani, Collaboratore di Direzione Cc-Ti, a prendere contatto con i diversi Comitati per delle visite mirate.
Citiamo tre esempi innovativi portati avanti quest’anno:
Importante delegazione russa in visita alla Cc-Ti
/in Internazionale, TematicheL’incontro ha permesso di rafforzare ulteriormente le relazioni tra il Cantone, la Cc-Ti e la Federazione Russa.
In data odierna, 21 ottobre 2016, si è tenuto presso la Camera di commercio e dell’industria (Cc-Ti) un importante incontro con una delegazione russa presente in Ticino in occasione della visita in Svizzera della Presidente del Consiglio della Federazione Russa, signora Valentina Matvienko.
La delegazione russa, guidata da Yury L. Vorobiev (Vicepresidente del Consiglio della Federazione Russa e Capo del gruppo per la cooperazione con il Consiglio degli Stati dell’Assemblea federale della Confederazione Svizzera), è stata accolta da Stefano Rizzi (Direttore della Divisione dell’economia del Dipartimento delle finanze e economia del Canton Ticino), Luca Albertoni (Direttore della Cc-Ti) e Chiara Crivelli (responsabile International Desk della Cc-Ti). La visita della delegazione russa è stata coordinata dal Gruppo di amicizia Svizzera-Russia dell’Assemblea federale e la delegazione era accompagnata dal CS Filippo Lombardi, co-presidente del Gruppo Svizzera-Russia dell’Assemblea federale.
Si è trattata di un’importante occasione per rafforzare ulteriormente i contatti tra Ticino, la Cc-Ti e la Federazione Russa. Durante l’incontro sono state discusse in maniera particolare le opportunità di collaborazione economica con la Regione di Krasnodar, rappresentata da Sergey Altukhov, giovane e dinamico Vicegovernatore della regione, il quale ha fornito una presentazione molto interessante sul potenziale del territorio. Per lo sviluppo futuro delle relazioni con la Regione di Krasnodar la Cc-Ti studierà la possibilità di partecipare con una rappresentanza ticinese al Forum internazionale economico, che si terrà a Krasnodar nel mese di febbraio 2017.
Ricordiamo che il 20 ottobre è stato sottoscritto un Protocollo d’intenti tra il Cantone Ticino e la Regione di Krasnodar. L’accordo, firmato dal Presidente del Consiglio di Stato Paolo Beltraminelli e dal Governatore della Regione di Krasnodar V.I. Kondratiev, mira a promuovere e sviluppare la cooperazione tra le due regioni.
La sostenibilità non deve essere un’imposizione
/in Sostenibilità, TematicheIntervista a modem sul tema della sostenibilità
In data 11.10.2016 è andata in onda una puntata di modem con il titolo “Diritti umani e ambientali per tutti” dove ha partecipato, per la Cc-Ti, Roberto Klaus.
Trovate il dibattito al seguente link http://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/informazione/modem/Diritti-umani-e-ambientali-per-tutti-8037083.html
Ricordiamo che la Cc-Ti si è espressa più volte sul tema e che la nostra posizione difende una sostenibilità ambientale, sociale ed economica portata in maniera autonoma dalle aziende.
Roberto Klaus: “Anche nell’opinione pubblica l’attenzione ai temi ambientali, sociali ed economici è aumentata. La complessità delle questioni emerse è oggettivamente considerevole. Nel passato la Svizzera ha cercato di risolvere i problemi grazie ai valori storici che la contraddistinguono. Oggi si rischia una deriva legislativa, normativa e burocratica. Per ogni difficoltà si identica la colpevolezza nel mondo economico e si crede di risolvere le problematiche con nuove leggi di Stato che limitano la libertà economica.”
99° Assemblea Generale Ordinaria della Cc-Ti
/in Appuntamenti, Assemblea Generale Ordinaria, Eventi e missioniSi è tenuta venerdì 14 ottobre 2016, a Castione, la 99esima Assemblea Generale Ordinaria della Cc-Ti.
Alla fine dell’articolo potete trovare il comunicato stampa dell’evento e il discorso tenuto dal Presidente Glauco Martinetti.
Care associate, cari associati,
La nostra assemblea generale ordinaria dello scorso 14 ottobre è stata l’occasione per ribadire l’importanza della libertà economica e imprenditoriale. Diritto costituzionale da difendere strenuamente e senza compromessi perché elemento-chiave del sistema elvetico. Come non sono possibili compromessi con le imprese che violano le regole vigenti e che quindi devono essere giustamente sanziona, così non saremo disposti a compromessi con chi vuole indebitamente e in modo forfettario sopprimere una libertà fondamentale tanto importante. Questo non solo per meri interessi di parte, ma per salvaguardare un sistema che ha pochi eguali nel mondo. Anche se si può sempre imparare qualcosa da tutti, come hanno dimostrato gli esempi di altre regioni svizzere che abbiamo nel contesto della mobilità. Non per alimentare ulteriori e sterili polemiche, ma per dimostrare che con un po’ di buona volontà di tutti vi sono molti strumenti interessanti per affrontare in modo costruttivo i problemi, evitando di perdersi in discussioni solo ideologiche.
Luca Albertoni, direttore Cc-Ti
Il meglio della 99° Assemblea generale ordinaria della Cc-Ti in due minuti!
Intervista a Sergio P. Ermotti, CEO di UBS, condotta in occassione della 99° Assemblea della Cc-Ti a proposito di successo, giovani e lavoro e tanto altro.
Rivivete integralmente l’assemblea Cc-Ti
Intervista completa a Sergio P. Ermotti, CEO di UBS, condotta in occassione della 99° Assemblea della Cc-Ti da Marcello Foa, Direttore generale di TImedia
Il discorso del Presidente 99° Ago Cc-Ti
Il comunicato stampa 99° Ago Cc-Ti
L’evento nei media
• CdT, 15.10.2016, Martinetti: la politica non ci intralci
• Gdp, 15.10.2016, Aziende: clima ostile ma lavoriamo sodo
• La Regione, 15.10.2016, Tutelare tutte le libertà
• Il Quotidiano, edizione del 14.10.2016, servizio sull’assemblea Cc-Ti
• LiberaTV, L’appello di Martinetti alla politica: “Basta con i piagnistei: questo Cantone non è alla canna del gas come lo descrivono certi politici”. Vedi l’articolo online.
Discorso del Presidente Glauco Martinetti, 99° Assemblea Generale Ordinaria Cc-Ti
/in Appuntamenti, Assemblea Generale Ordinaria, Eventi e missioniMobili… malgrado la politica
Carissimi soci, stimati rappresentanti delle autorità, cari ospiti, gentili signore, egregi signori,
anche da parte mia il più cordiale benvenuto alla 99esima Assemblea generale ordinaria della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino.
Il titolo “Mobili… malgrado la politica“ non vuole essere una bassa provocazione su un tema che molto ha fatto discutere come la tassa di collegamento e che noi continuiamo a ritenere una misura inadatta per risolvere i problemi di viabilità.
No, non cerchiamo la polemica gratuita, perché la nostra abitudine è quella di lavorare sodo, senza proclami fatti per raccogliere facili consensi, fini a sé stessi o a scopi elettorali.
No, noi non possiamo permetterci tutto questo perché siamo impegnati ogni giorno nell’appassionante, ma tutt’altro che facile compito di far “girare le nostre aziende”, di far quadrare i conti per realizzare utili che non rappresentano un peccato mortale ma sono indispensabili per gli investimenti nelle nostre aziende.
Investimenti che garantiscono la competitività, i posti di lavoro e non da ultimo il gettito fiscale. Probabilmente poca “roba”, parafrasando Giovanni Verga, per coloro che hanno sfacciatamente esultato alla notizia della partenza del Gruppo Armani da Mendrisio o del mancato ulteriore investimento del gruppo Swatch in Ticino. Salvo poi accorgersi che nel primo caso mancheranno oltre dieci milioni di franchi nelle casse dell’erario (e in più non si trattava di posti di lavoro a basso valore aggiunto). Mentre nel secondo caso gli investimenti aziendali sono finiti altrove, con i sentiti ringraziamenti dei nostri colleghi del Giura e di Neuchâtel per la spettacolare opera di promozione economica svolta dal Ticino a favore dei loro Cantoni, per un’azienda che probabilmente nessun Paese al mondo avrebbe rifiutato.
Certo, in un contesto in cui le cifre considerate “scomode” ai fini politici non sono neanche analizzate ma ritenute immediatamente taroccate, con le richieste di chiusura dell’ente non gradito perché non allineato, non ci si può forse più stupire di nulla.
Ma è a maggior ragione importante sottolineare, per riprendere il tema dominante della nostra odierna assemblea, come l’imprenditoria ticinese continui a lavorare, e bene, adattandosi alle molte sfide che il panorama internazionale, nazionale e locale le pongono quasi quotidianamente.
La nostra imprenditoria dimostra rispetto per il sistema-Paese, anche quando questo pone regole non molto favorevoli alla sua economia, mettendo a repentaglio pure le condizioni che hanno permesso alla Svizzera di diventare quello che è oggi e di garantire una libertà imprenditoriale decisiva per le sorti del nostro Paese.
Sì, perché la mobilità in senso lato dell’imprenditoria e quindi la prosperità del Paese, Ticino compreso, sono possibili solo laddove non ci si dimentichi che esiste un articolo della Costituzione federale, l’articolo 27, che recita che:
1 La libertà economica è garantita.
2 Essa include in particolare la libera scelta della professione, il libero accesso a un’attività economica privata e il suo libero esercizio.
La libertà economica è un diritto e non un privilegio inconfessabile concesso a pochi furfanti.
La libertà d’impresa è la spina dorsale dell’attività economica e quindi, di riflesso, anche del benessere generale.
La libertà d’impresa non è però un lasciapassare in bianco. Per chi sbaglia devono esserci le giuste conseguenze civili, penali e amministrative, come per tutti.
Negare però questa libertà fondamentale, e non ci stancheremo mai di ribadirlo, significa abbattere uno dei pilastri fondamentali della Svizzera moderna.
Questa libertà sancita all’articolo 27 della Costituzione federale non vale meno delle molte altre libertà garantite dalla nostra Magna Charta e ha lo stesso scopo: proteggere l’individuo, in questo caso l’imprenditore, dagli abusi del potere statale. Non dimentichiamoci che è proprio con questo scopo che sono nate le libertà fondamentali.
Oggi mi sembra che ci sia una volontà diffusa di uccidere la libertà economica e imprenditoriale, viste quali nuove nemiche da abbattere in nome di più o meno confessabili lotte di potere politico.
La difesa di questa libertà è per noi sempre stata fondamentale e rappresenta la ragione stessa di esistere per un’associazione-mantello che si preoccupa affinché le varie Associazioni di categoria possano prosperare in un quadro favorevole.
L’anno prossimo, che sarà quello del centenario della nostra associazione, costituirà un momento privilegiato in questo senso, perché l’articolo 27 sarà ribadito come faro delle nostre attività e cardine imprescindibile di un sistema che molti sembrano voler cambiare per scimmiottare gli esempi poco edificanti di Paesi a noi anche molto vicini, fatti di norme rigide e quantomeno fantasiose per non dire arbitrarie, complessità burocratiche insormontabili, fiscalità punitiva. Ogni riferimento alla vicina Penisola non è puramente casuale.
Certezza del diritto
Non mancano del resto nel passato recente gli esempi di progetti (meglio sarebbe dire insuccessi) politici portati avanti senza tenere conto del quadro giuridico e istituzionale svizzero.
Non occorre nemmeno menzionarli, tanto ne sono pieni i media negli ultimi mesi. Comprendo che ogni tanto sia necessario un atto di forza per smuovere certe dinamiche politiche-partitiche, ma calpestare sistematicamente le regole del diritto svizzero in nome di presunti interessi superiori e vivere di “segnali” da mandare a destra e a manca, stravolge non solo le abitudini elvetiche, ma anche la certezza del nostro diritto, caposaldo di ogni sistema che si vuole funzionante e competitivo e che non può essere preso a schiaffi ogni tre mesi nelle urne o con decisioni avventate di Governo e Parlamento, magari belle da propagandare ma nella migliore delle ipotesi inutili ai fini della risoluzione dei problemi o addirittura controproducenti nella peggiore delle ipotesi. Ogni riferimento alla Legge sulle imprese artigianali (LIA) non è puramente casuale.
Una cultura giuridica e istituzionale “ticinensis” che spesso è servita solo a inasprire i rapporti di vicinato con Berna e Roma.
Ponderatezza e disponibilità alla collaborazione
La Cc-Ti ha invece sempre dimostrato grande ponderatezza e disponibilità alla collaborazione costruttiva con le autorità anche su dossier per noi non sempre “simpatici”, penso ad esempio il “9 febbraio”, quando immediatamente dopo la votazione popolare abbiamo detto chiaramente che il nuovo articolo 121a della Costituzione federale andava applicato, perché così voluto dal popolo sovrano. Contingenti compresi, perché l’economia, al contrario dell’ottusità di certa politica, ha la capacità e il dovere di adattamento a nuove situazioni per sopravvivere.
Certo, l’adattamento ha un prezzo da pagare e questo deve rimanere equo, pena la distruzione stessa dell’economia, ma è meglio confrontarsi su certezze anche scomode e trovare la via per realizzarle che vivere continuamente nell’incertezza.
Politica e aziende
Per chiudere la parte “politica” del mio discorso sorge pertanto spontanea la domanda: “Ma allora cosa può fare direttamente la politica per le aziende”? La risposta è lapidaria: assolutamente nulla!
Affinché gli imprenditori possano operare nel miglior modo possibile – garantendo di riflesso un benessere a tutta la popolazione – lo Stato deve impegnarsi unicamente nella garanzia di condizioni quadro ottimali. Questa è da anni la chiara posizione della Cc-Ti.
Malgrado le varie crisi finanziarie e valutarie che hanno messo in difficoltà la nostra economia (ticinese e svizzera), non abbiamo mai chiesto aiuti sotto forma di contributi diretti, sussidi o forme analoghe.
Abbiamo sempre e solo chiesto di favorire le nostre attività aziendali riducendo le regole, le tasse, i balzelli, i cartelli, la burocrazia. Proprio per permettere di operare con una certa facilità e flessibilità nel rispetto delle leggi e nell’interesse di tutti, lavoratrici e lavoratori (leggi posti di lavoro) e Stato (leggi gettito fiscale). L’eccesso di regole, di burocrazia, mosse dalla volontà utopica di poter stabilire tutto nei minimi dettagli in nome di una presunta e maniacale pianificazione, non protegge ma uccide la libertà imprenditoriale. Altri Stati in altri tempi ne hanno fatto triste memoria.
Fieramente autosufficienti
Non abbiamo mai chiesto soldi allo Stato, dicevo un attimo fa. Questo vale anche e soprattutto per le molteplici attività svolte quotidianamente dalla Camera a favore dei nostri associati, a favore di voi tutti.
L’esempio recente più illuminante, e non solo perché coinvolge anche l’azienda che dirigo, è l’apertura del mercato russo per diverse imprese ticinesi. Un attento e costante lavoro, durato alcuni anni, esclusivamente realizzato con mezzi finanziari privati, della Cc-Ti e delle aziende interessate. Un risultato che dà lustro a tutto il Ticino e che ha permesso di realizzare al contempo contatti fondamentali con aziende russe che hanno già spostato da noi alcune attività legate in particolare al commercio di materie prime. Siamo, e lo capite dalle mie parole, fieramente autosufficienti.
Le nostre molteplici attività
Vale la pena ricordare sommariamente le molteplici attività della Cc-Ti, riassunte sotto due capisaldi: la consulenza agli associati e la tutela dei loro interessi nel contesto politico-istituzionale.
Il rapporto con le altre Camere di commercio e dell’industria svizzere è in questo senso fondamentale e sempre più forte, non solo sulla condivisione dei temi, ma anche nello sviluppo di progetti comuni, come è stato il caso qualche mese fa sul tema della mobilità con una piattaforma comune con i colleghi di Basilea e Neuchâtel, che è sfociata in un corso di formazione sulla mobilità destinato alle nostre aziende per capire meglio le dinamiche di questo complesso tema.
Per la sostenibilità, l’approccio è stato identico. Grazie alle esperienze maturate sul tema, siamo la prima Camera di commercio a essere certificata con indicatori di sostenibilità e il modello verrà presto seguito in altri Cantoni. Il nostro motto è che “quando si parla di qualcosa è giusto farlo con cognizione di causa” e questo va a beneficio di tutte le nostre aziende associate. Maggiore sarà la credibilità della Cc-Ti, tanto più peso avrà la voce delle imprese.
Decisivo è pure il ruolo delle Associazioni di categoria, con le quali la ripartizione dei compiti funziona bene: la Cc-Ti si occupa di questioni di economia generale, per quelle settoriali sono solo ed esclusivamente le Associazioni di categoria ad occuparsene.
La rete
La rete di scambio di esperienze fra le Associazioni e le aziende è fondamentale per il nostro lavoro, spesso svolto lontano dai riflettori. Purtroppo l’attenzione mediatica è sovente rivolta in primis agli argomenti che possono creare polemiche.
Peccato che le cose funzionino così, ma noi non smetteremo mai di sottolineare i tanti esempi di un’imprenditoria sana e dinamica.
Ho parlato della Russia. Una sfida per noi importante, e questo vale per tutte le Camere svizzere, è trovare il punto di equilibrio tra aziende che esportano e quelle che si rivolgono prevalentemente al mercato interno, con attenzione particolare a chi è già sul nostro territorio.
Esigenze diverse, a volte contrastanti, su cui occorre cercare un punto di incontro comune che sovente passa attraverso la già citata messa in rete, fatta di eventi, formazione, consulenze mirate, ecc..
Il settore dell’export è per la Cc-Ti (e per il Ticino) ovviamente fondamentale e non a caso, oltre alle numerose missioni economiche auto-finanziate realizzate nel corso degli ultimi anni è stato ulteriormente rafforzato tutto il settore formativo e una presenza costante in azienda per corsi individualizzati su misura. Utile inoltre ricordare anche l’enorme lavoro svolto nel servizio delle legalizzazioni, senza il quale molte aziende ticinesi non potrebbero esportare.
L’internazionalizzazione è ormai diventato un tema costante delle nostre attività, grazie anche alla proficua e positiva collaborazione con Switzerland Global Enterprise e contribuisce a rafforzare in maniera decisiva il tessuto economico cantonale.
La formazione e la consulenza non sono solo al servizio dell’export, ma di tutte le aziende, dalla più grande alla minuscola ma non meno importante ditta individuale, perché nel contesto della politica economica generale la Camera rappresenta tutti i settori e tutte le dimensioni aziendali.
Al di là della differenza tra chi vuole pochi ostacoli per esportare meglio e chi invece desidera barriere per proteggere il mercato interno, la fiscalità, la mobilità, la sostenibilità, i contingenti per l’immigrazione, i salari minimi, i rapporti con i sindacati, la preparazione tecnica e umana del personale e tanti altri temi sono comuni a tutte le imprese. Su questi temi la Camera è, sempre e con costanza, al vostro fianco.
Carissimi soci, un tempo le chiamavano condizioni-quadro. Oggi forse sarebbe più opportuno parlare di quadro delle condizioni. Un quadro, una tela che inizia a sbiadire i suoi colori.
A noi, carissimi soci della Cc-Ti, il compito di assicurarne il costante restauro nel tempo.
Vi auguro buon lavoro e buoni affari e vi ringrazio per la vostra attenzione.
La trasformazione digitale: un’occasione anche in Ticino
/in Comunicazione e mediaSì è tenuta ieri – presso il LAC – la seconda edizione di Dialogarena Ticino.
L’evento riunisce relatori di primo piano ed esperti di settore per discutere di temi attuali della digitalizzazione in Svizzera. Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti, era uno dei partecipanti alla tavola rotonda.
L’evento, che aveva come tema la trasformazione digitale, è stato aperto da Stefano Santinelli, delegato del CEO di Swisscom per la Svizzera italiana, con queste parole “Chi migliora i processi e serve meglio i suoi clienti, semplifica loro la vita e li sorprende con nuove esperienze”.
La trasformazione digitale è ormai una realtà e tocca tutti quanti, il Ticino compreso. La domanda che ci si pone è se il nostro territorio è pronto a sfruttare le possibilità intrinseche a questo cambiamento. I presupposti sono presenti, spiega il CEO di Swisscom per la Svizzera italiana, la questione è quindi ora quella di sapere se le aziende e la politica sono pronti a “sfruttarle”. A questo proposito sono quindi intervenuti Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti e Stefano Rizzi, Direttore del Dipartimento Economia del DEF, risaltando come purtroppo esista una certa discrepanza fra i tempi dell’evoluzione tecnologica rispetto a quelli delle scelte politiche e delle eventuali regolamentazioni. Per il nostro Direttore, affinché il Ticino possa beneficiare al meglio di questa rivoluzione, la politica non deve porre eccessivi ostacoli alle aziende.
Il pubblico si è poi diviso tra più sale per assistere a diverse tavole di dialogo. A partecipare ad una di queste, dal titolo “Disegnare la città del futuro (o Smart City)”, c’era anche il nostro Direttore, Luca Albertoni, che ha sottolineato come sia importante essere coscienti che l’innovazione è un concetto trasversale, che tocca in modo diverso e secondo logiche particolare, tutti i settori, da quello industriale a quello artigianale, passando per il commercio. La città del futuro è un concetto realizzabile, ha continuato, il Direttore Albertoni, ad ostacolarne però il suo sviluppo in Ticino è però purtroppo l’assenza di una visione di sistema che caratterizza il nostro Cantone.
A chiudere la serata è stato Alberto Calcagno, CEO dell’azienda Fastweb che ha illustrato come la sua società, oggigiorno parte del gruppo Swisscom, è riuscita nel corso degli anni (quasi 17 dalla sua nascita) a mantenersi ai vertici del mercato. La ricetta del successo di Fastweb è stata quella che Calcagno chiama la “Management revolution”, ovvero quel cambio di paradigma per quanto concerne i processi aziendali. Ad aver permesso alla sua azienda di continuare ad avere dei buoni risultati è infatti stata, a detta di Calcagno, la loro capacità di rimettere in discussione – in un momento non sospetto, ovvero di crescita – il loro modello strategico. In particolare ciò è avvenuto prendendo spunto da altre società attive nel ramo dei servizi (non unicamente loro concorrenti), per poi cercare di adattare questi processi alla loro realtà aziendale, in modo da avvicinarsi maggiormente alle esigenze dei clienti e alle loro volontà. Ad essere importante, ha concluso il CEO di Fastweb, è quindi la capacità di saper anticipare i tempi “riuscendo a ritagliarsi dei nuovi vestiti, che ci stanno meglio” e non facendosi intimorire dalle difficoltà che questa transizione comporta.
La mobilità aziendale è un’opportunità
/in Comunicazione e mediaSi è svolta tra settembre e ottobre la prima edizione del corso della Cc-Ti
“Mobility Management PMI”
Nei mesi di settembre e ottobre 2016 ha avuto luogo il primo corso “Mobility Management PMI” con attestato della
Cc-Ti. Si sono iscritte aziende di grande importanza, provenienti da vari settori economici: dal mondo bancario alla moda, dalla grande distribuzione ad aziende elettriche, passando per industrie farmaceutiche, e altre ancora.
Particolarmente gradita è stata la partecipazione di un uno studente universitario che scrive la sua tesi di Master sul tema della mobilità aziendale in Ticino.
La prima serata con il modulo “Mobilità e traffico” ha permesso di iniziare con un approccio scientifico basatosi sui molti progetti e studi svolti dalla Rapp Trans di Zurigo, presentate da Gianni Moreni. I contenuti sono stati suddivisi nei seguenti capitoli principali: introduzione, la mobilità in Ticino, gli attori e gli strumenti di pianificazione dei trasporti e sviluppi futuri.
Fondamentale è stata sicuramente la parte introduttiva con le definizioni tecniche e gli indicatori del settore dei trasporti, che hanno permesso di avere una condivisione di conoscenza e di linguaggio comune a tutti i partecipanti.
Il secondo modulo ha avuto l’obiettivo di delineare gli aspetti giuridici e legislativi con il relatore Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti. Si sono studiate le basi costituzionali federali (ad esempio la libertà personale di movimento), le leggi di applicazione e le competenze tra Confederazione, Cantoni e Comuni, nonché le leggi cantonali rilevanti per il tema. Uno degli argomenti trattati è stato anche la molto discussa tassa di collegamento, con altri esempi di misure anti-inquinamento. Si sono volute anche esplorare, con un intervento di Roberto Klaus, Direttore SSIB Ticino, le opportunità strategiche di quelle misure aziendali che non sono prescritte dalla legge, ma che l’impresa ritiene utile introdurre per questioni legate alla riduzione
dei rischi, per l’ottimizzazione de flussi gestionali e per questioni d’immagine.
Durante la terza serata, Simone Pedrazzini della Quantis ha presentato l’approccio scientifico e indipendente nella misurazione ambientale con il sistema LCA (Life Cycle Assessment). In effetti, per tutti gli attori è fondamentale evitare
il rischio di procedere per luoghi comuni e con un’impostazione puramente ideologica nella scelta delle misure da intraprendere. L’impatto delle attività si può misurare con strumenti di laboratorio, in modo da portare un eco-bilancio
credibile e sostenibile.
Il ciclo formativo si è chiuso con le relazioni di Davide Marconi e Massimo Brignoni della Mobalt, che hanno approfondito ed esposto casi aziendali, con particolare attenzione agli aspetti finanziari.
Da parte dei partecipanti è emersa chiaramente la necessità di un approccio strategico, che comprenda le molte sfaccettature legata alla mobilità aziendale, e siamo molto soddisfatti perché la proposta targata Cc-Ti ha colto nel segno le esigenze dei corsisti.
L’attenzione non si è focalizzata sugli aspetti legati solo alla tassa di collegamento, anzi vi sono sovente priorità in altri ambiti, come:
La percezione dei rischi, ma anche delle opportunità ha favorito la creazione di un gruppo di incontro che intende condividere anche in futuro le esperienze nell’ambito della gestione della mobilità aziendale.
Considerato il successo il corso con attestato inoltre sarà proposto nuovamente nel corso del 2017. Siamo inoltre lieti di comunicare che, visto il progetto serio e completo, altre Camera di commercio ed industria svizzere seguiranno il nostro modello di formazione. Ancora una volta la Cc-Ti si è dimostrata innovativa su un tema sensibile e di interesse non solo locale ma nazionale.