Si è tenuto il 22 settembre 2016 l’evento-Paese dedicato al Sudafrica. Il business lunch, organizzato dalla Cc-Ti con il sostegno di Switzerland Global Enterprise, Cippà Trasporti SA, Credit Suisse, CRIF e Euler Hermes, è uno degli appuntamenti periodici di focus sulle tendenze in atto nei Paesi emergenti e/o che offrono stimolanti prospettive d’affari per le PMI del nostro territorio.
Davanti ad un’interessata platea di partecipanti, si sono succedute le presentazioni di competenti relatori che hanno permesso ai convenuti di acquisire maggiori informazioni sulla Nazione sudafricana.
Dopo i saluti introduttivi di Marco Passalia, Vicedirettore e Responsabile Servizio Export Cc-Ti, si è subito entrati nel vivo della tematica, con una panoramica sull’economia globale sudafricana presentata da Suhail El Obeid, Senior Consultant Africa, Middle East, Iran & Turkey di S-GE. La Repubblica Sudafricana è presieduta da Jacob Zuma, ha una popolazione di 55 milioni di abitanti (dati del 2015), con un tasso di crescita dell’1.6%. In Sudafrica convivono etnie bianche, nere, asiatiche e miste, e si parlano ben 11 lingue (predominano inglese ed afrikaans, con altre 9 lingue regionali). Il PIL si attesta a 313 miliardi di dollari, mentre il tasso di inflazione è del 4.6%. Il Sudafrica è uno cinque Paesi, oltre a Botswana, Lesotho, Namibia e Swaziland, a far parte dell’Unione doganale dell’Africa meridionale (SACU), la più vecchia unione doganale del mondo fondata nel 1910. I trattati di regolamentazione della SACU sono stati rinegoziati nel 1969 e nel 2002, ma si è continuato a mantenere il punto fermo dell’egemonia del Sudafrica. Da notare che la Svizzera rappresenta il 10° più grande investitore in Sudafrica.
Alexandra Langeveldt-Theiler, Trade Advisor, Swiss Business Hub Southern Africa ha illustrato invece le opportunità d’affari che presenta lo Stato africano, sottolineando anche come, per la sua posizione geografica, il Sudafrica spesso sia considerato la porta per altri Stati vicini (Angola, Botswana, Lesotho, Mauritius, Mozambico, Mamibia, Swaziland). Quali sono dunque i settori di punta nei quali investire? L’ICT, il cleantech, il comparto sanitario, quello dei beni di lusso, il settore alimentare, quello dell’educazione e le infrastrutture.
Il credit risk management è stato invece il tema trattato da Mark Schulz, Director Risk, Claims & Collections / Member of the Board of Management di Euler Hermes. È così stato messo in evidenza come le insolvenze siano in crescita e come il rischio di credito sia un argomento topico per le aziende esportatrici. Il signor Schulz ha poi suggerito alcune buone prassi da intraprendere per evitare spiacevoli sorprese.
La testimonianza aziendale concreta è stata portata da Giovanni Leonardi, Member Board of Directors di Eskom, un colosso energetico sudafricano, che dà lavoro a 47’000 dipendenti, società detenuta al 100% dal Governo. Nel raccontare la sua esperienza, Giovanni Leonardi ha presentato il radicale cambiamento messo in atto dallo Stato dal 2015 a livello energetico, con grandi investimenti in infrastrutture, e quanto Eskom rappresenti a livello societario: con un fatturato di 11.5 miliardi di franchi e 400 mila km di linee di alta tensione in tutto il Paese, si classifica tra le aziende principali del Sudafrica.
L’evento si è poi concluso con le domande del pubblico presente, alle quali è seguito un informale business lunch, che ha permesso l’interazione ed il networking tra i partecipanti ed i relatori.
Le presentazioni
Business opportunities
Alexandra Langeveldt-Theiler, Trade Advisor, Swiss Business Hub Southern Africa
Credit risk management
Mark Schulz, Director Risk, Claims & Collections / Member of the Board of Management,
Euler Hermes
La Cc-Ti in azione per un partenariato sociale concreto
/in Comunicazione e mediaLo scorso 6 ottobre si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’importante collaborazione tra la Camera di commercio, dell’industria e dell’artigianato (CCIA-TI) e il Centro di formazione professionale dell’OCST (CFP-OCST) per favorire misure di ricollocamento degli impiegati di commercio disoccupati e iscritti agli Uffici regionali di collocamento del Cantone. Oltre al direttore della CCIA-TI e al responsabile del CFP-OCST, all’incontro hanno partecipato anche il capo dell’Ufficio delle misure attive e il direttore della SIC Ticino.
L’obiettivo dell’iniziativa è quello di sostenere il collocamento di questa categoria di disoccupati residenti in Ticino attraverso la sensibilizzazione delle aziende associate alla Camera di Commercio. In questo senso, le aziende interessate potranno segnalare posti di stage o di lavoro, permettendo di individuare i profili richiesti tra i disoccupati accolti nelle sedi del CFP-OCST.
Tra gli impiegati di commercio ticinesi, specialmente tra quelli che hanno seguito una formazione a tempo pieno, il tasso di disoccupazione è piuttosto elevato. Per questo l’Ufficio delle misure attive ha da tempo ritenuto di proporre degli interventi specificamente orientati su questa professione che copre trasversalmente molti settori economici e offre competenze di ampio raggio.
Scarica il volantino della conferenza stampa
L’ambasciatrice statunitense in visita alla Cc-Ti
/in Internazionale, TematicheIn data odierna, 29.09.2016, l’ambasciatrice statunitense Suzan G. LeVine si è incontrata a Lugano con il Consigliere di Stato Christian Vitta, nell’ambito di una riunione promossa dalla Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (CC-TI).
È stata l’occasione per discutere di temi di politica internazionale e nazionale, nonché per illustrare alla delegazione degli Stati Uniti la situazione del Cantone Ticino, sia dal profilo politico che economico.
L’ambasciatrice statunitense era accompagnata dal marito Eric Levine e da Thomas Wolf, addetto alle questioni economiche e commerciali presso l’ambasciata americana a Berna.
Le delegazione guidata dal Consigliere di Stato Christian Vitta era composta dalla sua collaboratrice, Avv. Alice Ghisletta, da Stefano Rizzi, Direttore della Divisione dell’economia del Dipartimento delle finanze e dell’economia, da Luca Albertoni, Direttore della CC-TI, e dall’Avv. Michele Rossi, Delegato alle relazioni esterne alla Cc-Ti.
L’incontro ha permesso di meglio comprendere le rispettive realtà e rappresenta un elemento importante nell’ambito delle relazioni esterne del Cantone e della Cc-Ti.
La Costituzione federale, questa sconosciuta
/in Comunicazione e mediaL’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti
La tornata di votazione del 25 settembre scorso ha dato i risultati auspicati dall’economia, a parte sull’iniziativa “Prima i nostri” che è diventata articolo della Costituzione cantonale.
Ho sempre detto che gli articoli costituzionali vanno rispettati. E’ stato il caso per il 9 febbraio, sul quale certe recenti alchimie politiche magari apparentemente a favore dell’economia non mi piacciono perché creano un’insicurezza velenosa per l’imprenditoria, peggiore di eventuali contingenti. Lo stesso dico ora per “Prima i nostri”. Il popolo ha deciso, l’articolo costituzionale non può né deve essere ignorato. Non posso però esimermi da alcune considerazioni tecniche, senza polemica alcuna, anche se nella nostra realtà qualsiasi cosa si dica che non odora di slogan di parte (quella giusta ovviamente) viene subito catalogato come tradimento della patria con minacce di rappresaglie, chiusure ecc. Mi sembra però giusto ricordare alcuni semplici principi della Costituzione federale. In effetti, nella votazione del 25 settembre, oltre alla priorità degli indigeni sul mercato del lavoro e varie misure per tutelarli (tipo il divieto di licenziamento di ispirazione italica, forse anche un po’ paradossale…), sono stati più o meno consapevolmente votati anche alcune elementi concernenti la politica estera, con un nuovo ruolo per il Cantone. In attesa di dotarci di un esercito ticinese per far rispettare le regole ai paesi esteri (leggi: Italia, perché degli altri non ce ne frega granché), è opportuno dare un’occhiata alla Costituzione federale, di cui molti parlano ma che pochi leggono. Concedo che la lettura della “Gazzetta dello Sport”, forse non più possibile se la priorità indigena sarà applicata anche ai media, è per molti probabilmente più appassionante, per cui mi limito a qualche spunto riassuntivo che si potrà eventualmente approfondire in altra sede. Iniziamo dall’articolo 3, che prevede, al titolo “Federalismo”, che “i Cantoni sono sovrani per quanto la loro sovranità non sia limitata dalla Costituzione federale ed esercitano tutti i diritti non delegati alla Confederazione”. Nel titolo terzo, dedicato ai rapporti tra Confederazione, Cantoni e Comuni (tutto rigorosamente in maiuscolo) e ricco di disposizioni interessanti, spicca l’articolo 49 che, sotto il titolo “Preminenza e rispetto del diritto federale” sancisce che “il diritto federale prevale su quello cantonale contrario” (cpv. 1) e che “la Confederazione vigila sul rispetto del diritto federale da parte dei Cantoni” (cpv. 2). Nella sezione “Garanzie federali”, vi è l’articolo 51 capoverso 2 che recita: “Le costituzioni cantonali devono ottenere la garanzia federale. La Confederazione conferisce tale garanzia se la costituzione cantonale non contraddice al diritto federale”. Per completezza va aggiunto che “Gli affari esteri competono alla Confederazione” (art. 54 cpv. 1), anche se i Cantoni possono collaborare alla preparazione di decisioni sul tema e dispongono in certi temi di una competenza che però non deve comunque essere in contrapposizione con il diritto federale. L’art. 110 conferisce alla Confederazione le competenze in ambito di legislazione sul lavoro per la protezione dei lavoratori e delle lavoratrici (legge federale sul lavoro) e per i rapporti tra datori di lavoro e lavoratori e lavoratrici (Codice delle obbligazioni). Infine, l’art. 121 indica chiaramente che la legislazione sugli stranieri compete alla Confederazione. Così per dire, senza impegno. Curioso che si affermi spesso che la Costituzione federale va salvaguardata dal diritto e dai giudici stranieri, salvo poi prevedere l’esatto contrario a livello cantonale. Ne riparleremo sicuramente, tanto in ogni caso sarà colpa dei balivi.
L’export parla digitale ed è qui
/in Internazionale, TematicheLunedì 26 settembre si è tenuto nella sede della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) a Lugano il seminario “Impulse: Export Digital Training”, organizzato da Switzerland Global Enterprise (S-GE), in collaborazione con la stessa Cc-Ti, Google Svizzera, PwC e Asendia (con NetComm Suisse).
Davanti ad un interessato pubblico sono stati presentati gli strumenti digitali a sostegno delle aziende esportatrici. Un tema di stretta attualità, che dopo le differenti relazioni è stato anche approfondito con dei workshop mirati.
Il pomeriggio è iniziato con il saluto di Marco Passalia, Vicedirettore e Responsabile del servizio Export Cc-Ti e di Monica Zurfluh, Head of S-GE Southern Switzerland, che hanno accolto i partecipanti. Ha poi preso la parola Gregor Doser, Industry Leader di Google Svizzera, illustrando i differenti strumenti che il motore di ricerca e colosso statunitense presenta per incentivare e supportare le PMI nell’esportazione.
Il 95% delle imprese svizzere esportano e operano soprattutto nei Paesi confinanti. La decisione sulla meta dell’esportazione a volte è presa a livello intuitivo, ed i mercati interessanti, e che offrono prospettive rilevanti possono essere anche altri non tenuti in considerazione. In questo senso Google offre un set di tool specifici per strutturare al meglio il processo decisionale e strategico aziendale per l’export. Valutando l’evoluzione digitale in atto, gli strumenti sono sofisticati e sempre aggiornati per un sostegno fattivo a nuovi mercati ed alla crescita concreta. Da notare che nel 2015 Google Svizzera ha avviato una collaborazione con S-GE realizzando la piattaforma «Export Digital» (www.exportdigital.ch), che ha proprio lo scopo di sostenere a livello digitale le imprese esportatrici.
Alberto Silini, Head of Consultancy di S-GE ha presentato la struttura di S-GE, focalizzandosi sui servizi offerti alle aziende, vista la mission portata avanti sin dal 1927 che promuove le esportazioni svizzere su mandato della SECO. Anche S-GE propone differenti strumenti online, ma le affianca a consulenze mirate, perché è sempre utile definire una strategia d’esportazione completa, valutando ogni aspetto (ad esempio la cultura, il personale, la concorrenza, i rischi, i pagamenti, le normative ed i dazi doganali, ecc.), che cambia radicalmente da Nazione a Nazione. Imprescindibile essere online in ogni caso. Con una linea d’azione definita, è possibile facilitare il contatto B2B o B2C, attraverso tattiche di Search Engine Marketing (ossia quel ramo del web marketing che si applica ai motori di ricerca).
Domenico Zucchetti, Managing Director di banana.ch SA, ha portato il caso della sua azienda, che produce un software di contabilità e gestione finanziaria venduto ed usato, oltre che in Svizzera, anche in 70 Paesi al mondo; illustrando anche la propria strategia di digitalizzazione, con benefici e difficoltà.
Sono seguite 4 brevi relazioni che hanno aperto poi i 4 workshop tematici. In questo senso sono stati messi in luce l’importanza dell’efficienza nelle procedure doganali (si sta andando verso una maggiore digitalizzazione); la sicurezza nei pagamenti; le diverse forme di e-commerce possibili, combinando differenti canali; e la rilevanza del “marchio svizzero” quale sinonimo di affidabilità e fiducia per i consumatori. Sono qui intervenuti Jean-Paul Ballerini, Director Cybersecurity di PwC Digital Services; Carlo Terreni, General Director NetComm Suisse; Monica Zurfluh e Marco Passalia.
Dopo i lavori di gruppo vi è stata una sessione di training condotta da Gregor Doser e Alberto Silini, con un focus sulla piattaforma www.exportdigital.ch.
Il pomeriggio si è concluso con un aperitivo di networking dove relatori e partecipanti hanno potuto confrontarsi ancora sulla tematica, con nuovi spunti.
Ricevuta a Palazzo Civico la vicesindaca di Almaty
/in Internazionale, TematicheLa vicesindaca della Città di Almaty, signora Assel Zhunussova, è stata ricevuta martedì 27 settembre a Palazzo Civico dal sindaco Marco Borradori e dai municipali Michele Foletti e Cristina Zanini Barzaghi. Erano presenti all’incontro anche Asset Abdualiyev, vicepresidente del Centro per lo sviluppo di Almaty e Maxat Suleimenov, consigliere dell’Ambasciata kazaka a Berna. Nel corso dell’incontro sono state presentate agli ospiti alcune politiche settoriali e progetti dell’amministrazione cittadina che riguardano in particolare lo sviluppo territoriale, la mobilità e la gestione finanziaria.
La visita a Lugano della delegazione di alti rappresentanti della Città di Almaty è una conseguenza delle attività promosse dalla Città di Lugano nell’ambito dei rapporti internazionali: a partire dal 2014 sono state sviluppate proficue relazioni con il Kazakistan, implementate con la firma di un accordo di cooperazione multisettoriale fra le due città sancito il 17 maggio scorso durante una missione congiunta in Kazakistan della Città, della Camera di commercio, dell’industria e dell’artigianato del Cantone Ticino (CC-Ti), della Lugano Commodity Trading Association (LCTA), di Lugano Turismo e Svizzera Turismo.
L’interesse di Lugano a sviluppare relazioni bilaterali con altre realtà urbane è indirizzato alla ricerca di ipotesi concrete che trasformino le alleanze di intenti in progetti tangibili. A Lugano figurano inoltre significative attività legate al paese eurasiatico in ambiti particolarmente dinamici, quali ad esempio il commercio di materie prime e dell’energia, l’ingegneria civile e l’edilizia, le telecomunicazioni, la farmaceutica e le tecniche mediche. “Sono lieto di poterla ricevere oggi, qui a Palazzo Civico, edificio storico della città e sede del Municipio di Lugano – ha esordito il sindaco Borradori; gli accordi di collaborazione – siano essi generici o specifici a un campo di attività – devono trovare una continuità e permettere un’evoluzione positiva, dinamica, finalizzata alla costruzione di scambi culturali, economici, scientifici e turistici fra le città e, di riflesso, tra le diverse realtà attive dei paesi coinvolti. È proprio in un periodo di perdurante bassa congiuntura economica internazionale che dobbiamo evitare strategie di chiusura, e continuare a investire, in maniera mirata, in un’apertura coerente e proficua con altre realtà. La sottoscrizione del Memorandum di collaborazione multisettoriale con la città di Almaty ha posto le basi per lo sviluppo delle relazioni bilaterali tra le due parti e dischiude ricadute significative per le nostre economie.
Lugano presenta un mercato del lavoro flessibile, una grande capacità di innovazione, un sistema logistico di alto livello, una fiscalità attrattiva e un’amministrazione pubblica efficiente. Sono dunque presenti le condizioni per fare della nostra città il
centro ideale da cui operare a livello globale.”
Il sindaco Borradori ha ricordato la stretta collaborazione sviluppata con istituti accademici e bancari, associazioni economiche e aziende che ha favorito la crescita di una piattaforma di incontro fra le autorità e i partner kazaki, e gli attori interessati alla Città di Lugano.
La vicesindaca di Almaty, signora Assel Zhunussova, ha ringraziato il Municipio per la calorosa accoglienza: “Almaty non è più la capitale del Kazakistan, ma oggi è riconosciuta quale centro economico, culturale e storico del mio Paese. La città di Almaty produce un terzo del PIL del Paese, e vi hanno sede circa il 90% delle più importanti istituzioni bancarie. Presenta anche uno spiccato interesse turistico in quanto ha stazioni sciistiche e un aeroporto internazionale. La firma dell’accordo di collaborazione ci consente di creare un tessuto di relazioni su ampia scala, finalizzato a promuovere i rispettivi territori”.
Dopo il saluto del sindaco, i municipali Cristina Zanini Barzaghi e Michele Foletti hanno illustrato nel dettaglio alcune politiche settoriali e progetti dell’amministrazione cittadina che riguardano in particolare lo sviluppo territoriale, la mobilità e la gestione finanziaria.
Nel corso dell’incontro cinque aziende di Lugano e della regione hanno presentato tre progetti di collaborazione nel campo della certificazione energetica, della pianificazione della gestione dei rifiuti urbani e della produzione di energia idroelettrica, coordinati dalla CC-Ti.
L’evento di oggi contribuisce a rafforzare le relazioni con la Città di Almaty e rappresenta un esempio concreto di come i rapporti istituzionali privilegiati possono favorire collaborazioni in rete con i partner attivi sul nostro territorio, sostenendo i settori economici, finanziari e turistici ticinesi. Al termine dell’incontro a Palazzo Civico è seguita una visita al LAC a cura di Lorenzo Sganzini, direttore della Divisione cultura.
Quali opportunità di business offre il Sudafrica?
/in Appuntamenti, Eventi e missioni, Eventi PaeseSi è tenuto il 22 settembre 2016 l’evento-Paese dedicato al Sudafrica. Il business lunch, organizzato dalla Cc-Ti con il sostegno di Switzerland Global Enterprise, Cippà Trasporti SA, Credit Suisse, CRIF e Euler Hermes, è uno degli appuntamenti periodici di focus sulle tendenze in atto nei Paesi emergenti e/o che offrono stimolanti prospettive d’affari per le PMI del nostro territorio.
Davanti ad un’interessata platea di partecipanti, si sono succedute le presentazioni di competenti relatori che hanno permesso ai convenuti di acquisire maggiori informazioni sulla Nazione sudafricana.
Dopo i saluti introduttivi di Marco Passalia, Vicedirettore e Responsabile Servizio Export Cc-Ti, si è subito entrati nel vivo della tematica, con una panoramica sull’economia globale sudafricana presentata da Suhail El Obeid, Senior Consultant Africa, Middle East, Iran & Turkey di S-GE. La Repubblica Sudafricana è presieduta da Jacob Zuma, ha una popolazione di 55 milioni di abitanti (dati del 2015), con un tasso di crescita dell’1.6%. In Sudafrica convivono etnie bianche, nere, asiatiche e miste, e si parlano ben 11 lingue (predominano inglese ed afrikaans, con altre 9 lingue regionali). Il PIL si attesta a 313 miliardi di dollari, mentre il tasso di inflazione è del 4.6%. Il Sudafrica è uno cinque Paesi, oltre a Botswana, Lesotho, Namibia e Swaziland, a far parte dell’Unione doganale dell’Africa meridionale (SACU), la più vecchia unione doganale del mondo fondata nel 1910. I trattati di regolamentazione della SACU sono stati rinegoziati nel 1969 e nel 2002, ma si è continuato a mantenere il punto fermo dell’egemonia del Sudafrica. Da notare che la Svizzera rappresenta il 10° più grande investitore in Sudafrica.
Alexandra Langeveldt-Theiler, Trade Advisor, Swiss Business Hub Southern Africa ha illustrato invece le opportunità d’affari che presenta lo Stato africano, sottolineando anche come, per la sua posizione geografica, il Sudafrica spesso sia considerato la porta per altri Stati vicini (Angola, Botswana, Lesotho, Mauritius, Mozambico, Mamibia, Swaziland). Quali sono dunque i settori di punta nei quali investire? L’ICT, il cleantech, il comparto sanitario, quello dei beni di lusso, il settore alimentare, quello dell’educazione e le infrastrutture.
Il credit risk management è stato invece il tema trattato da Mark Schulz, Director Risk, Claims & Collections / Member of the Board of Management di Euler Hermes. È così stato messo in evidenza come le insolvenze siano in crescita e come il rischio di credito sia un argomento topico per le aziende esportatrici. Il signor Schulz ha poi suggerito alcune buone prassi da intraprendere per evitare spiacevoli sorprese.
La testimonianza aziendale concreta è stata portata da Giovanni Leonardi, Member Board of Directors di Eskom, un colosso energetico sudafricano, che dà lavoro a 47’000 dipendenti, società detenuta al 100% dal Governo. Nel raccontare la sua esperienza, Giovanni Leonardi ha presentato il radicale cambiamento messo in atto dallo Stato dal 2015 a livello energetico, con grandi investimenti in infrastrutture, e quanto Eskom rappresenti a livello societario: con un fatturato di 11.5 miliardi di franchi e 400 mila km di linee di alta tensione in tutto il Paese, si classifica tra le aziende principali del Sudafrica.
L’evento si è poi concluso con le domande del pubblico presente, alle quali è seguito un informale business lunch, che ha permesso l’interazione ed il networking tra i partecipanti ed i relatori.
Le presentazioni
Business opportunities
Alexandra Langeveldt-Theiler, Trade Advisor, Swiss Business Hub Southern Africa
Credit risk management
Mark Schulz, Director Risk, Claims & Collections / Member of the Board of Management,
Euler Hermes
La Cc-Ti torna tra i banchi di scuola
/in Comunicazione e mediaLa Cc-Ti è tornata nelle scuole, questa volta accompagnando alcuni studenti della Scuola CPC (Centro professionale commerciale) di Bellinzona alla scoperta della nostra attività e della realtà economica ticinese, fornendogli diversi esempi concreti di realtà aziendali presenti nelle diverse regioni del nostro Cantone.
A seguito dell’ottima esperienza fatta l’anno scorso con alcune classi del Liceo di Mendrisio e del Liceo di Locarno, abbiamo volentieri aderito all’iniziativa promossa dal corpo docenti della CPC, in quanto desiderosi di poter fornire qualche elemento utile all’apprendimento dei ragazzi, di una regione diversa, ma non meno ricca di spunti e di realtà aziendali interessanti.
Ed anche questa volta il risultato non ci ha deluso! I ragazzi hanno seguito con attenzione ed entusiasmo partecipativo gli interventi di Roberto Klaus, Direttore SSIB Ticino e Marco Passalia, Vice Direttore Export ed hanno potuto intavolare con loro interessanti discussioni.
In questo modo la Cc-Ti vuole continuare a sottolineare l’importanza di mantenere e sviluppare un contatto diretto tra il tessuto economico ticinese e i giovani di diverse categorie di scuole.
L’interazione fra il mondo del lavoro e quello della scuola è imprescindibile e la Cc-Ti si è sempre fatta promotrice di un costante dialogo franco fradi essi, in modo tale da sviluppare una sempre maggior conoscenza reciproca e una più solida relazione tra di essi. Questo fattore è infatti di grande importanza per un sano sviluppo economico del nostro Cantone, al centro dei nostri interessi.
Citiamo alcuni esempi di eventi o manifestazioni nei quali la Cc-Ti è coinvolta in primo piano e/o dei quali si è fatta ideatrice e promotrice:
Sottolineiamo infine quanto sia fondamentale per la Cc-Ti stessa la formazione. Organizziamo regolarmente corsi di breve e lunga durata (tutti i programmi). La strategia della nostra offerta formativa è stata presentata sul numero di Ticino Business di settembre 2017 (che trovate sul nostro sito), vogliamo sempre offrire una formazione di qualità, modellata sulle necessità concrete dei nostri soci e snella.
Tassa di collegamento ed effetto sospensivo
/in Comunicazione e mediaQui di seguito un sunto delle informazioni essenziali sullo stato in cui versa l’applicazione della tassa di collegamento, gentilmente elaborato da AITI.
Come ampiamente comunicato e secondo quanto prevede il regolamento sulla tassa di collegamento che segue la legge sui trasporti pubblici, il 1. agosto 2016 è entrata in vigore la cosiddetta tassa di collegamento (tassa sui parcheggi).
Ricordiamo che sono assoggettati alla tassa i proprietari di fondi o di un insieme di fondi in connessione spaziale o funzionale, sui quali vi sono posteggi per almeno 50 autoveicoli, che si trovano nei 67 Comuni in cui si preleva la tassa di collegamento.
Negli scorsi giorni il Tribunale federale ha concesso l’effetto sospensivo ai ricorsi inoltrati contro la legge sui trasporti pubblici e contro il regolamento d’applicazione della tassa di collegamento e fino alla decisione della massima corte le norme vigenti legali concernenti la tassa non potranno essere applicate. Di conseguenza e differentemente da quanto comunicatovi in precedenza, la Sezione della mobilità del Dipartimento del Territorio non invierà per il momento nessun formulario per l’accertamento del numero dei parcheggi e l’assoggettamento alla tassa.
Si aprono ora diverse ipotesi, che sintetizziamo brevemente di seguito:
Nel caso in cui il Tribunale federale respingesse i ricorsi, potrebbe confermare quale data di entrata in vigore della tassa di collegamento il 1. agosto 2016, quindi con effetto retroattivo. Il TF potrebbe però deciderne l’entrata in vigore al momento della sentenza o successivamente.
Se il Tribunale federale dovesse invece accogliere i ricorsi, la tassa non entrerà chiaramente in vigore.
Anche nella migliore delle ipotesi, passeranno sicuramente diversi mesi prima che il Tribunale federale si esprima sui ricorsi, con il rischio per aziende e lavoratori di ritrovarsi a dover pagare la tassa anche per il periodo trascorso tra il 1. agosto 2016 e la data della sentenza. Proprio per questa ragione le aziende devono considerare nel proprio budget la spesa della tassa di collegamento, nel peggiore dei casi dal 1. agosto 2016
Nel caso in cui l’azienda decidesse di ribaltare parzialmente o completamente la tassa di collegamento sui propri collaboratori, AITI ribadisce di far pagare la tassa già dal 1. agosto 2016. Evidentemente qualora la tassa non entrasse in vigore per decisione del TF gli importi richiesti al collaboratore andranno restituiti. Se le imprese non agissero in questo modo e i ricorsi contro la tassa di collegamento fossero bocciati, le aziende si troverebbero nella condizione di richiedere a ogni dipendente che usufruisce del posteggio auto un contributo globale di 900 – 1’000 franchi l’anno. Una somma difficilmente sostenibile se richiesta in un colpo solo.
Vi riassumiamo brevemente i principali punti da tenere presente:
Vi consigliamo in ogni caso di voler verificare presso il vostro organo di revisione.
Per maggiori informazioni, potete contattare l’Avv. Michele Rossi
allo 091 911 51 30 o via e-mail a rossi@cc-ti.ch
Visibilità e networking
/in Marketing e Vendita, TematicheAttraverso i nostri canali (online e stampati) dedicati, la Cc-Ti sostiene e divulga news, eventi e progetti delle imprese affiliate.
Da sempre la Cc-Ti diffonde, tra le altre notizie ed informazioni di stretta attualità, anche le novità legate alla vita associativa. Con quasi 1’000 membri individuali e 43 associazioni di categoria a noi affiliate, rappresentiamo l’economia ticinese e ci rende orgogliosi poter dar spazio alle storie di successo, agli eventi ed ai nuovi traguardi dei nostri associati.
Per ogni nostro associato è fondamentale restare in contatto con il proprio pubblico target e stabilire nuove stimolanti relazioni con potenziali partner d’affari, facendo networking e promuovendo la propria attività, sfruttando appieno ogni potenziale.
La nostra rete di contatti è la risposta alle vostre specifiche esigenze: il networking che la Cc-Ti offre ai propri soci è multicanale e differenziato. Si passa dalle possibilità d’incontro durante i momenti più informali dopo gli eventi, ai business lunch, ai corsi di formazione frequentati dagli associati, ecc.
La Cc-Ti è sempre attenta alle tendenze in atto nel mondo della comunicazione, per questo affianca ai tradizionali media stampati di cui è editore o co-redattore anche i nuovi canali di comunicazione, per la propria attualità (siamo presenti sui principali social network; per restare aggiornati sulle attività della Cc-Ti, in modo semplice e veloce, basta seguirci sui nostri canali social) e anche per valorizzare le attività delle aziende ticinesi.
La Cc-Ti svolge queste attività principalmente attraverso due canali di comunicazione:
Per maggiori informazioni su queste opportunità gratuite offerte a tutti i nostri soci,
potete contattare la Signora Lisa Pantini allo +41 91 911 51 32 o via e-mail a pantini@cc-ti.ch.
Siamo a vostra completa disposizione.
Contro il dumping salariale, per le libertà
/in Comunicazione e mediaL’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti
Fra qualche giorno voteremo su vari temi, sia a livello federale che cantonale, che potrebbero portare a profondi cambiamenti, a mio avviso negativi, in molti ambiti cruciali della struttura elvetica. Dall’AVS all’energia, passando per il mercato cantonale del lavoro.
Ritengo utile spendere ancora qualche parola sull’iniziativa “Basta con il dumping salariale il Ticino”, che si prefigge l’adozione degli “invidiabili” modelli italiano o francese (con tutto il rispetto per queste grandi nazioni), fatti di norme rigidissime, cultura del sospetto, controlli a tappeto anche laddove non necessario e cose del genere. Azzerando di fatto non solo la libertà economica e imprenditoriale sancita dall’articolo 27 della Costituzione federale, bensì annichilendo di fatto anche il partenariato sociale in nome di uno sproporzionato statalismo. Poco importa che livelli salariali bassi non siano sinomimo di dumping, tutto fa brodo. Sia chiaro, la lotta agli abusi va combattuta senza riserve e il mondo imprenditoriale serio ha sempre “giocato il gioco”, dimostrandosi collaborativo e responsabile. Risulta pertanto urtante che l’iniziativa in questione proponga modelli che hanno ampiamante dimostrato di non funzionare, sia in termini di sviluppo economico che di controlli e di prevenzione tout court. Ottenendo addirittura effetti contrari a quelli auspicati. Affossare il modello elvetico, che funziona, per meri calcoli di bottega e qualche simpatia totalitaria sarebbe assolutamente fuori luogo. Chi sgarra va punito, nelle adeguate sedi civili, penali e amministrative, su questo non si discute. Ma fare il processo alle intenzioni e sanzionare a priori i datori di lavoro è assolutamente sproprozionato e non coerente con le altre libertà costituzionali che permettono, giustamente, a politici, gionalisti, sindacalisti ecc. di sbagliare nell’esercizio delle loro libertà. Diritto che non sarebbe più riconosciuto a chi crea posti di lavoro e ricchezza del paese. Surreale. La libertà imprenditoriale non può essere „vigilata“ o condizionata, a meno che si creda ciecamente nell’economia pianificata e nelle virtù taumaturgiche dello Stato che decide a priori chi è bravo e chi è cattivo. Non a caso nel dibattito concernente la votazione si parla comunque sempre della cattiva economia privata, quando l’economia ha una parte pubblica e parapubblica non da poco e che non sempre fa la figura di prima della classe ineccepibile quale datore di lavoro. E’ normale che sia così, la componente umana è decisiva in ogni settore e considerando che siamo tutti fallibili nessuno è esente da pecche. Come dimostrano anche alcuni casi che hanno coinvolto ambienti politici e sindacali a livello nazionale negli scorsi giorni, all’insegna del “predico bene ma razzolo molto, ma molto male”. Le contrapposizioni strumentali e le formule facili sono oggi paganti alle urne ma terribilmente riduttive. E’ quindi decisamente preferibile il controprogetto all’iniziativa „Basta con il dumping salariale in Ticino”. Esso mira infatti a rafforzare il partenariato sociale e prevede un aumento dei controlli, sacrosanto e sempre sostenuto dal mondo imprenditoriale perché commisurato alle esigenze che emergono dall’osservazione del mercato del lavoro e non stabilito in modo forfettario. Quindi decisamente più efficace. A tutela di equilibri fragili, dipendenti da tanti fattori e non figli delle semplificazioni che taluni politici amano tanto, dimenticando la visione del sistema. L’iniziativa „Basta con il dumping salariale in Ticino” va pertanto rigettata, mentre va sostenuto il relativo controprogetto.