Intervista a Sara Silvestro, Administrative Assistant presso Eventmore SA
Un’altra testimonianza che sottolinea il taglio orientato alla vita imprenditoriale dei corsi manageriali di lunga durata della Cc-Ti.
Lei ha frequentato con successo il corso “Specialista della gestione PMI”, erogato dalla Cc-Ti, diplomandosi recentemente. Quale è stato il motivo che l’ha spinta ad iscriversi? Quali sono gli aspetti che l’hanno interessata maggiormente?
“Ho deciso di iniziare la Scuola come Specialista della gestione PMI nel 2014. Ho sempre lavorato nell’azienda di famiglia, coprendo tutti gli incarichi, da quelli di semplice segretariato a quelli legati al core business. Eventmore SA è una realtà con 40 collaboratori e l’amministrazione è a stretto contatto con la Direzione e supporta l’elaborazione dei dati che richiede il CDA. Nell’ultimo periodo la mia formazione era però empirica. Con l’aumento delle complessità, mi sono accorta di avere delle lacune sulle teorie e le tecniche di management. La maturità commerciale era una base teorica, ma la complessità del fare azienda, richiede competenze sempre più articolate. Le dinamiche aziendali toccano tutte le funzioni ed oggi è necessario saper interagire a 360°, perché le sfide che le aziende devono affrontare giornalmente sono molteplici. Inizialmente ho seguito diversi corsi organizzati dalla Cc-Ti su temi che mi sembravano interessanti e che soddisfacevano le mie necessità. Mi sono sempre trovata bene, ma questo modo di procedere non era «coordinato». Ho deciso di seguire la formazione quale Specialista della gestione PMI proposta dalla Cc-Ti, poiché il ciclo di studio toccava molti ambiti. Sentivo inoltre la necessità di respirare l’aria di altre realtà. Poter imparare e ricevere le nozioni da professionisti esperti in altri settori, è sicuramente un aspetto molto interessante. Se a questo si aggiunge la possibilità di confrontarsi con imprenditori e quadri con anni di esperienza, il tutto si è trasformato in una «full immersion» che ha reso l’apprendimento impegnativo ma stimolante”.
Lavorando in una grande azienda, come implementa, nelle sue attività quotidiane, quanto ha appreso durante la formazione erogata dalla Cc-Ti?
“L’azienda per la quale lavoro mi ha permesso di svolgere tutto l’iter formativo, partendo dalle attività di segretariato e amministrazione. Eventomore SA lavora già con un orientamento ai processi e con un sistema gestionale ERP. Con SAP Business One sono abilitata alle registrazioni contabili e ai processi di vendita. Frequentando il corso ho potuto meglio comprendere, che la creazione di valore attraversa tutti i reparti aziendali. Erroneamente si crede che siano unicamente i processi chiave (commerciali) quelli maggiormente coinvolti del processo produttivo. Non bisogna dimenticare gli altri processi che precedono o seguono il core business (processi di direzione e processi di supporto). Nella quotidianità è proprio questo aspetto che ho potuto applicare. Anche la gestione del personale, che non conoscevo, mi ha permesso di comprendere che il cuore pulsante dell’azienda è costituito dai collaboratori. Il valore aggiunto sta nel creare il clima aziendale che rende unico un ambiente lavorativo e fa evolvere bene l’azienda anche dall’interno. Le teorie apprese a scuola mi permettono di avere una visione molto più ampia di tutti i processi aziendali, la consapevolezza e la motivazione per difendere o stimolare decisioni aziendali complesse”.
Anche suo padre, Antonio Silvestro, Direttore di Eventmore, aveva frequentato due formazioni di lunga durata presso la Cc-Ti (Capo azienda nelle arti e nei mestieri; Economista aziendale nelle arti e nei mestieri, diplomato federale). Quali consigli le ha dato?
“Sì, esatto. Mio padre ha frequentato in modo consecutivo due formazioni presso la Cc-Ti. Questi diplomi, unitamente alla grande esperienza, gli hanno permesso di seguire ed ottenere poi un EMBA. La sua esperienza è anche la dimostrazione che in Ticino si può rientrare nello studio, seguendo vie diverse che si basano sull’esperienza e la formazione continua. Non è facile confrontarsi con la figura di padre e capo. Dopo il necessario assestamento e comprensioni dei ruoli, oggi ci misuriamo sul lavoro esclusivamente con il raggiungimento degli obiettivi e la soddisfazione dei clienti (interni ed esterni). Il suo percorso è una storia imprenditoriale difficile da replicare; il mio impegno è quindi nel mantenere e far crescere l’azienda contribuendo al suo successo attraverso il mio lavoro, conscia del fatto che la strada può essere ancora lunga. Il consiglio che ho sempre ricevuto è stato quello di lavorare in gruppo e di sforzarmi di trovare in azienda l’esempio pratico di quanto trattavo con la teoria in aula. Questo approccio mi ha permesso di memorizzare più facilmente e applicare concetti a volte astratti. Chiaramente avere il consiglio professionale paterno nell’ufficio accanto mi ha facilitata, ma ha anche costituito uno stimolo per dimostrare il mio valore. Un secondo consiglio, che inizialmente ho valutato con un po’ di superficialità, è stato «la gestione del tempo». Solo nei mesi successivi e con l’aumento del carico di studio, ho compreso che era fondamentale: suddividere le attività per priorità è la chiave della pianificazione dello studio in parallelo. Saper conciliare la scuola, l’attività lavorativa e il privato può diventare complesso ed è un lavoro da equilibristi. Se a questo aggiungiamo che ho voluto mantenere il mio contratto al 100%, a posteriori la cosa mi fa particolarmente piacere e mi rende orgogliosa”.
In quale modo la sua carriera beneficerà degli insegnamenti tratti, anche in ottica di una futura, ipotetica, successione aziendale?
“Il risultato delle urne di quest’ultimo periodo, dimostra di quanto il mondo del lavoro è sotto pressione ed in eterno cambiamento. Aver la fortuna di aver un posto di lavoro soddisfacente è un obiettivo primario, ma questo non può essere lasciato al caso o delegato a terzi. Sono convinta che la formazione continua, deve essere un impegno delle aziende e dei collaboratori. Questo diploma mi permette di rafforzare la mia impiegabilità, proprio per il fatto che posso essere maggiormente utile e contribuire al successo dell’azienda in cui lavoro. Successione aziendale? È davvero troppo presto… ho 25 anni e il mio percorso lavorativo è all’inizio. I miei obiettivi al momento sono altri e oggi sono dove le mie gambe mi hanno portato. In futuro si vedrà, ma nel frattempo io continuo a camminare”.
Informazioni utili sul corso della Cc-Ti “Specialista della gestione PMI”
Il nuovo ciclo formativo inizierà nel gennaio 2017, si protrae su circa 15 mesi, per un totale di 360 ore-lezione e porta al conseguimento dell’attestato federale.
Gli specialisti della gestione PMI saranno in grado di condurre una PMI dell’artigianato o del commercio e di assumere delle responsabilità di conduzione in aziende di media grandezza. Le competenze che si acquisiscono grazie a questo percorso formativo permettono al diplomato di assistere sul piano operativo i membri della direzione in tutti gli ambiti della gestione (l’azienda ed il suo mercato, i collaboratori, i clienti ed i fornitori).
Interessati?
Sul nostro sito web potete trovare il flyer informativo ed il modulo d’iscrizione.
Vi ricordiamo che potete leggere una presentazione più ampia su questo corso anche sul numero di Ticino Business di aprile 2016, a pagina 35.
Contattateci per maggiori informazioni (Tel. +41 91 911 51 18, corsi@cc-ti.ch).
Locale e internazionale
/in Comunicazione e mediaL’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti
Le ampie discussioni sugli Accordi bilaterali, sull’applicazione dell’immigrazione di massa e tutto quanto ruota attorno alle questioni internazionali dimostrano quanto sia delicato il tema, sia a livello federale che cantonale. Il Ticino lo ha dimostrato qualche giorno fa, se ancora ce n’era bisogno, con l’adozione massiccia dell’iniziativa “Prima i nostri”.
La contrapposizione fra locale e internazionale è ormai diventata il “leit-motif” della discussione politica. Dal punto di vista dell’economia le preoccupazioni, contrariamente a quanti superficialmente sembrano credere, non riguardano solo il reclutamento di personale straniero, bensì in modo più generale le condizioni in cui si può operare in Svizzera e all’estero, gli Accordi di libero scambio essenziali per un’economia nazionale e cantonale votata all’esportazione, i rapporti di concorrenza con il resto del mondo, ecc.. Poca roba per chi pensa che il mondo si fermi ad Airolo.
Si tratta invece di questioni fondamentali per tutta l’economia e quindi anche per il Paese. Perché una delle prima sfide per le associazioni che si occupano di politica economica generale come la nostra, è di trovare un equilibrio fra chi è prevalentemente attivo sul mercato locale e chi invece vive di esportazione, parzialmente o totalmente. E la sfida non riguarda solo il Ticino ma tutta la Svizzera. Le tanto deprecate multinazionali (di regola industriali) sono fenomenali vettori di lavoro per il mercato locale e per tutti i settori, dal commercio all’artigianato, passando per i servizi e altri settori industriali. A titolo di esempio, e fatte le debite proporzioni, un colosso come Procter & Gamble a Ginevra dà lavoro a quattrocento (400) aziende locali. Credo non siano necessari troppi commenti per cogliere le implicazioni di questo dato. Forse anche quelli che, con faciloneria, vorrebbero cacciare società di questo genere dovrebbero fare un piccolo sforzo di immaginazione per comprendere la realtà delle cose. Poi si può discutere di gettito fiscale, di mercato del lavoro, ecc. ma è un fatto che ignorare l’interconnessione fra mercato locale e internazionale è un errore capitale. Anche perché, sia detto per inciso, vi sono una marea di PMI di altissimo livello e di dimensioni ridotte che operano nel contesto internazionale, non sono solo le cattive multinazionali a farlo.
Il nostro impegno va quindi su entrambi i fronti, cercando di comprendere talune esigenze di protezione di alcuni settori e quelle di altri invece orientate ad avere meno regole. Una sfida non da poco ma appassionante, perché richiede un equilibrio di valutazione, di giudizio e di azione che fa parte ormai del nostro DNA e di tutte le Camere di commercio e dell’industria svizzere. Sembrano magari parole un po’ generiche, ma è difficile essere brevi e concreti su temi dalle mille sfaccettature e tanto complessi. Peccato che non lo capiscano i sempre più numerosi paladini di soluzioni da applicare con sprangate distribuite indistintamente a tutti. Fa sorridere (amaro) che molti che invocano i valori patriottici svizzeri siano poi in prima fila per proporre cose che violano la Costituzione federale. Quella svizzera per intendersi, non le regole dell’Unione Europea. Magari sarebbe il caso di pensarci, la prossima volta. Perché se anche gli Accordi bilaterali (tutti, non solo quello sulla libera circolazione delle persone) non sono né devono essere un tabù, attendo sempre che qualcuno indichi un’alternativa valida per regolare i rapporti con il nostro più importante partner commerciale. A quel punto si potrebbe iniziare a discutere con cognizione di causa. Nel frattempo noi continuiamo imperterriti a sostenere sia che opera localmente che chi si dedica all’esportazione. Perché sono due facce di una stessa medaglia. Per il momento ancora d’oro, più in là si vedrà, nuove regole permettendo.
Qui di seguito altri due articoli riguardanti l’importanza di mantenere ed estendere relazioni sane con l’estero, apparsi sull’ultimo numero di Ticino Business, il nostro mensile.
La Svizzera non può rinunciare agli accordi bilaterali con l’UE
Al Ticino serve una riforma fiscale
Uno sguardo “Oltre i confini”
/in Internazionale, TematicheContinua con successo il progetto mediatico a 360° intitolato “Oltre i confini” promosso dalla Cc-Ti in collaborazione con il gruppo MediaTI e Switzerland Global Enterprise (S-GE). Ricordiamo che settimanalmente, il lunedì alle ore 19.10 su Teleticino, vengono proposte interessanti e brevi interviste ad imprenditori ticinesi.
Negli scorsi mesi il programma televisivo ha presentato diverse testimonianze, ognuna delle quali ha messo in evidenza una peculiarità delle aziende locali volte all’internazionalizzazione. Dalla trasmissione televisiva è chiaramente emerso come l’export non sia fatto solo di numeri, statistiche o prodotti, ma per approcciarsi con successo in un Paese estero bisogna essere flessibili e sempre attenti alle esigenze locali. È infatti fondamentale prendere sempre in considerazione diversi fattori come
ad esempio la cultura o i gusti dei clienti che variano da un Continente all’altro. “Oltre i confini” continua anche nelle prossime settimane e per chi non ha potuto seguire le puntate, ricordiamo che nell’apposita rubrica su www.teleticino.ch/oltre-i-confini o www.ticinonews.ch/oltre-i-confini si possono rivedere le singole interviste.
Grazie a “Oltre i confini” il mondo economico reale ticinese, quello fatto di impresa e di persone che quotidianamente sono confrontate con problematiche concrete, può essere conosciuto al grande pubblico tramite una modalità innovativa e accattivante.
Infine, rammentiamo che sul portale di informazione Ticinonews nonché sui quotidiani Corriere del Ticino e Giornale del Popolo sono disponibili mensilmente anche articoli di approfondimento sul commercio con l’estero redatti dalla Responsabile di S-GE per la Svizzera italiana Monica Zurfluh, e dal Responsabile del Servizio Export nonché Vicedirettore della Cc-Ti, Marco Passalia.
Crescita costante per il commercio con l’estero
/in Internazionale, TematicheIl commercio con l’estero continua ad essere la punta di diamante dell’economia elvetica. Anche le ultime statistiche relative al mese di agosto divulgate dall’Amministrazione federale delle Dogane confermano la continua crescita delle importazioni e delle esportazioni svizzere. A seguito della correzione dei giorni lavorativi rispetto all’anno precedente (un giorno in più rispetto al 2015), l’aumento segna infatti numeri importanti. In particolare lo scorso mese di agosto le esportazioni sono cresciute del 12,0% a 16,1 miliardi di franchi (rispetto allo stesso mese dell’anno precedente).
A correzione avvenuta hanno registrato un aumento nominale del 7% e reale dell’1,2%. Le importazioni sono aumentate nello stesso periodo del 13,5% a 13,0 miliardi di franchi. Dopo la rispettiva rettifica il valore nominale ha segnato +8,4% mentre quello reale +5,1%. La bilancia commerciale ha chiuso quindi con un surplus di 3,0 miliardi di franchi.
Come si conferma da molti mesi, la crescita delle esportazioni è sostenuta in particolare dall’industria chimico-farmaceutica, che nel mese di agosto è riuscita ad incrementare le vendite all’estero del 25%. Un aumento delle esportazioni è stato registrato anche nei seguenti settori: tessile, abbigliamento, calzature (+6,3%), strumenti di precisione (+3,3%), gioielli e bigiotteria (+2,5%) e metalli (+1,1%). Il segno negativo lo hanno invece fatto registrare ancora una volta l’industria orologiera (-12,9%), della carta e dei prodotti grafici (-7,2%) e l’industria delle macchine e dell’elettronica (-6,0%). Anche l’industria alimentare e delle bevande (-3,5%) e l’industria della plastica (0,6%) hanno segnato una diminuzione.
A trascinare il mercato delle esportazioni svizzere sono stati Europa, Nord America e Africa. Il netto aumento della domanda di prodotti svizzeri nell’UE (UE: +18,2%, zona euro: +17,7%, Stati non appartenenti all’eurozona: +20,2%) è stata quella che ha dato una forte spinta all’economia elvetica. Anche il Nord America (+27,5%, e in particolare gli Stati Uniti +1,0%) e l’Africa (+14,6% e in particolare la Nigeria + 59,3%) hanno contribuito al settore delle esportazioni. Rimangono invece con un segno negativo l’Asia (-3,2%), l’America Latina (-6,1%) e l’Australia (-3,0%). Il continente asiatico ha anche però delle punte di diamante, ovvero il Giappone (+24,7%) e la Corea del Sud (+22,6%), due Paesi con i quali la Svizzera ha tra l’altro stipulato degli accordi di libero scambio.
Le aziende svizzere
Per garantire alle imprese svizzere un tale successo nel commercio con l’estero la politica svizzera di economia estera è volta a sostenere un accesso ai mercati internazionali possibilmente privo di ostacoli e di discriminazioni rispetto a quello di cui beneficiano i loro principali concorrenti. Al momento, la Svizzera oltre alla Convenzione AELS, dispone di una rete di 28 accordi di libero scambio con 38 Stati non appartenenti all’UE. Questa rete di accordi di libero scambio è costituita soprattutto da convenzioni concluse congiuntamente con gli Stati membri dell’AELS (Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia), la Confederazione ha però anche la facoltà di negoziare accordi di libero scambio bilaterali, come è il caso dell’accordo con il Giappone, con le Isole Faroe o con la Cina.
Per le aziende svizzere volte all’internazionalizzazione è fondamentale conoscere e continuare ad aggiornarsi su questo ampio argomento che sono gli accordi di libero scambio. Purtroppo non tutti ancora conoscono ed applicano le regole dell’origine preferenziale. La Cc-Ti e S-GE s’impegnano a fornire informazioni aggiornate e rimangono sempre volentieri a disposizione dei propri associati per ulteriori informazioni in merito.
Monica Zurfluh, responsabile S-GE per la Svizzera italiana
Marco Passalia, vice direttore e responsabile Export Cc-Ti
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Swissness: entrerà in vigore un mostro di burocrazia
/in Internazionale, TematicheSwissness: la Cc-Ti si è batutta contro questa legge che creerà un mostro di burocrazia. Purtroppo i nostri appelli non sono stati ascoltati e in questa intervista a Luca Albertoni ed Alessandra Alberti – direttrice Chocolat Stella, potete, ancora una volta, leggere la nostra opinione.
Leggi l’intervista sul sito RSI.
Germania: missione multisettoriale della Cc-Ti a Lipsia
/in Appuntamenti, Eventi e missioni, Missioni economicheNell’aprile scorso si è tenuta in Ticino la visita del Sindaco per gli affari economici della Città di Lipsia (Germania), Uwe Albrecht. Gli incontri che si sono svolti in questa occasione sono stati estremamente proficui e per dar seguito alle interessanti sinergie createsi tra la delegazione sassone e la realtà economica ticinese, la Camera di commercio e dell’industria del Canton Ticino ha deciso di organizzare una missione a Lipsia dal 9 all’11 novembre 2016.
Lipsia sta attualmente concentrando la sua strategia economica nella promozione di 5 importanti cluster:
A questo link potrete trovare maggiori informazioni sulle attività economiche della Città di Leipzig.
L’importanza della Germania in quanto partner commerciale per la Svizzera non è da sottovalutare. Per questa ragione la Cc-Ti mira ad intensificare i rapporti con la regione di Lipsia, regione estremamente interessante dal punto di vista degli alti standard di qualità della produzione industriale, dell’innovazione e della ricerca. La Cc-Ti tiene a dare la possibilità alle nostre aziende di avere contatti concreti con aziende locali, al fine di incrementare le opportunità di business e promuovere la cooperazione tra imprese ticinesi e germaniche.
La missione organizzata dalla Cc-Ti sarà multisettoriale e sono invitate a parteciparvi le aziende attive nei settori sopracitati.
Il programma della visita prevede degli incontri ufficiali con la Municipalità di Lipsia, diverse visite ad aziende locali e incontri B2B con potenziali partner. Il programma sarà adattato e personalizzato a seconda della tipologia delle aziende partecipanti.
Per ulteriori informazioni, contattare:
Chiara Crivelli, International Desk, email
Specialista della gestione PMI in azione
/in Appuntamenti, Scuola managerialeIntervista a Sara Silvestro, Administrative Assistant presso Eventmore SA
Lei ha frequentato con successo il corso “Specialista della gestione PMI”, erogato dalla Cc-Ti, diplomandosi recentemente. Quale è stato il motivo che l’ha spinta ad iscriversi? Quali sono gli aspetti che l’hanno interessata maggiormente?
“Ho deciso di iniziare la Scuola come Specialista della gestione PMI nel 2014. Ho sempre lavorato nell’azienda di famiglia, coprendo tutti gli incarichi, da quelli di semplice segretariato a quelli legati al core business. Eventmore SA è una realtà con 40 collaboratori e l’amministrazione è a stretto contatto con la Direzione e supporta l’elaborazione dei dati che richiede il CDA. Nell’ultimo periodo la mia formazione era però empirica. Con l’aumento delle complessità, mi sono accorta di avere delle lacune sulle teorie e le tecniche di management. La maturità commerciale era una base teorica, ma la complessità del fare azienda, richiede competenze sempre più articolate. Le dinamiche aziendali toccano tutte le funzioni ed oggi è necessario saper interagire a 360°, perché le sfide che le aziende devono affrontare giornalmente sono molteplici. Inizialmente ho seguito diversi corsi organizzati dalla Cc-Ti su temi che mi sembravano interessanti e che soddisfacevano le mie necessità. Mi sono sempre trovata bene, ma questo modo di procedere non era «coordinato». Ho deciso di seguire la formazione quale Specialista della gestione PMI proposta dalla Cc-Ti, poiché il ciclo di studio toccava molti ambiti. Sentivo inoltre la necessità di respirare l’aria di altre realtà. Poter imparare e ricevere le nozioni da professionisti esperti in altri settori, è sicuramente un aspetto molto interessante. Se a questo si aggiunge la possibilità di confrontarsi con imprenditori e quadri con anni di esperienza, il tutto si è trasformato in una «full immersion» che ha reso l’apprendimento impegnativo ma stimolante”.
Lavorando in una grande azienda, come implementa, nelle sue attività quotidiane, quanto ha appreso durante la formazione erogata dalla Cc-Ti?
“L’azienda per la quale lavoro mi ha permesso di svolgere tutto l’iter formativo, partendo dalle attività di segretariato e amministrazione. Eventomore SA lavora già con un orientamento ai processi e con un sistema gestionale ERP. Con SAP Business One sono abilitata alle registrazioni contabili e ai processi di vendita. Frequentando il corso ho potuto meglio comprendere, che la creazione di valore attraversa tutti i reparti aziendali. Erroneamente si crede che siano unicamente i processi chiave (commerciali) quelli maggiormente coinvolti del processo produttivo. Non bisogna dimenticare gli altri processi che precedono o seguono il core business (processi di direzione e processi di supporto). Nella quotidianità è proprio questo aspetto che ho potuto applicare. Anche la gestione del personale, che non conoscevo, mi ha permesso di comprendere che il cuore pulsante dell’azienda è costituito dai collaboratori. Il valore aggiunto sta nel creare il clima aziendale che rende unico un ambiente lavorativo e fa evolvere bene l’azienda anche dall’interno. Le teorie apprese a scuola mi permettono di avere una visione molto più ampia di tutti i processi aziendali, la consapevolezza e la motivazione per difendere o stimolare decisioni aziendali complesse”.
Anche suo padre, Antonio Silvestro, Direttore di Eventmore, aveva frequentato due formazioni di lunga durata presso la Cc-Ti (Capo azienda nelle arti e nei mestieri; Economista aziendale nelle arti e nei mestieri, diplomato federale). Quali consigli le ha dato?
“Sì, esatto. Mio padre ha frequentato in modo consecutivo due formazioni presso la Cc-Ti. Questi diplomi, unitamente alla grande esperienza, gli hanno permesso di seguire ed ottenere poi un EMBA. La sua esperienza è anche la dimostrazione che in Ticino si può rientrare nello studio, seguendo vie diverse che si basano sull’esperienza e la formazione continua. Non è facile confrontarsi con la figura di padre e capo. Dopo il necessario assestamento e comprensioni dei ruoli, oggi ci misuriamo sul lavoro esclusivamente con il raggiungimento degli obiettivi e la soddisfazione dei clienti (interni ed esterni). Il suo percorso è una storia imprenditoriale difficile da replicare; il mio impegno è quindi nel mantenere e far crescere l’azienda contribuendo al suo successo attraverso il mio lavoro, conscia del fatto che la strada può essere ancora lunga. Il consiglio che ho sempre ricevuto è stato quello di lavorare in gruppo e di sforzarmi di trovare in azienda l’esempio pratico di quanto trattavo con la teoria in aula. Questo approccio mi ha permesso di memorizzare più facilmente e applicare concetti a volte astratti. Chiaramente avere il consiglio professionale paterno nell’ufficio accanto mi ha facilitata, ma ha anche costituito uno stimolo per dimostrare il mio valore. Un secondo consiglio, che inizialmente ho valutato con un po’ di superficialità, è stato «la gestione del tempo». Solo nei mesi successivi e con l’aumento del carico di studio, ho compreso che era fondamentale: suddividere le attività per priorità è la chiave della pianificazione dello studio in parallelo. Saper conciliare la scuola, l’attività lavorativa e il privato può diventare complesso ed è un lavoro da equilibristi. Se a questo aggiungiamo che ho voluto mantenere il mio contratto al 100%, a posteriori la cosa mi fa particolarmente piacere e mi rende orgogliosa”.
In quale modo la sua carriera beneficerà degli insegnamenti tratti, anche in ottica di una futura, ipotetica, successione aziendale?
“Il risultato delle urne di quest’ultimo periodo, dimostra di quanto il mondo del lavoro è sotto pressione ed in eterno cambiamento. Aver la fortuna di aver un posto di lavoro soddisfacente è un obiettivo primario, ma questo non può essere lasciato al caso o delegato a terzi. Sono convinta che la formazione continua, deve essere un impegno delle aziende e dei collaboratori. Questo diploma mi permette di rafforzare la mia impiegabilità, proprio per il fatto che posso essere maggiormente utile e contribuire al successo dell’azienda in cui lavoro. Successione aziendale? È davvero troppo presto… ho 25 anni e il mio percorso lavorativo è all’inizio. I miei obiettivi al momento sono altri e oggi sono dove le mie gambe mi hanno portato. In futuro si vedrà, ma nel frattempo io continuo a camminare”.
Informazioni utili sul corso della Cc-Ti “Specialista della gestione PMI”
Il nuovo ciclo formativo inizierà nel gennaio 2017, si protrae su circa 15 mesi, per un totale di 360 ore-lezione e porta al conseguimento dell’attestato federale.
Gli specialisti della gestione PMI saranno in grado di condurre una PMI dell’artigianato o del commercio e di assumere delle responsabilità di conduzione in aziende di media grandezza. Le competenze che si acquisiscono grazie a questo percorso formativo permettono al diplomato di assistere sul piano operativo i membri della direzione in tutti gli ambiti della gestione (l’azienda ed il suo mercato, i collaboratori, i clienti ed i fornitori).
Interessati?
Sul nostro sito web potete trovare il flyer informativo ed il modulo d’iscrizione.
Vi ricordiamo che potete leggere una presentazione più ampia su questo corso anche sul numero di Ticino Business di aprile 2016, a pagina 35.
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Swissness: qualche informazione utile
/in Internazionale, TematicheTutto ciò che bisogna sapere sulle nuove disposizioni legali
Le nuove disposizioni legali che regolano il cosiddetto “Swissness” mirano a consolidare il valore della designazione “svizzera” nel contesto dei mercati internazionali, dato che tale designazione è importante per la vendita di prodotti e servizi elvetici. In effetti, il notevole valore economico dello “Swissness” nel mondo globalizzato è incontestato e porta benefici alle nostre aziende.
Come sempre accade quando qualcosa funziona, gli usi abusivi di questo “label” si moltiplicano, sia sul piano internazionale che nazionale. Per questo si è ritenuto di chiarire i criteri d’utilizzo e rafforzare la protezione sull’indicazione di provenienza “svizzera” e della croce svizzera. L’utilizzo della designazione elvetica per prodotti e servizi resta, come in passato, interamente volontario. Chiunque decida di farne uso deve però rispettare vari criteri legati alla provenienza di prodotti e servizi.
Il testo legale adottato dal Parlamento prevede dei criteri precisi per determinare la natura svizzera di un prodotto o servizio elvetico. Questi criteri regolano non solo l’uso di un’indicazione di provenienza sull’imballaggio di un prodotto, o per un servizio, ma valgono in egual misura per l’ambito della pubblicità.
Per i prodotti industriali 2 condizioni cumulative devono essere adempiute per poter utilizzare lo “Swiss Made”: almeno il 60% del costo totale deve essere generato in Svizzera e l’attività che ha dato al prodotto le sue caratteristiche essenziali deve svolgersi in Svizzera (ad esempio l’assemblaggio di un macchinario). Nel calcolo dei costi totali occorre tener conto anche dei costi relativi alla ricerca e sviluppo.
Per le derrate alimentari, sono 2 le condizioni cumulative che devono essere adempiute: almeno l’80% del peso delle materie prime o degli ingredienti che le compongono devono provenire dalla Svizzera. Per il latte ed i prodotti lattieri questa proporzione arriva fino al 100% e la trasformazione che ha conferito al prodotto le sue caratteristiche essenziali deve svolgersi in Svizzera (ad esempio la trasformazione del latte in formaggio). La nuova legislazione prevede diverse eccezioni al criterio dell’80%, al fine di tener conto delle realtà di cui devono tenere le industrie trasformando le materie prime, che spesso non sono reperibili in Svizzera. Per le prestazioni di servizio, la sede dell’azienda deve essere in Svizzera e la società deve essere realmente amministrata dalla Svizzera.
Attenzione a non confondere le regole dello “Swissness” (basate sulla proprietà intellettuale) e le regole sull’origine della merce (diritto doganale). Si tratta di regole diverse, i cui criteri non collimano.
Croce svizzera
La croce svizzera potrà essere utilizzata, come finora, per i servizi svizzeri, ma d’ora in poi potrà essere usata anche per i prodotti svizzeri, a condizione ovviamente che rispettino le condizioni legali.
Registro delle indicazioni geografiche, marchi geografici, procedura di radiazione
L’ordinanza del 23 dicembre 1992 sulla protezione dei marchi (OPM) ha subito qualche altro adattamento legato al nuovo strumento del marchio geografico, che punta a facilitare l’implementazione della protezione delle indicazioni di provenienza all’estero. Ricordiamo che la revisione della legge federale sulla protezione dei marchi e delle indicazioni di provenienza (LPM) permette il deposito di un marchio geografico corrispondente a una denominazione d’origine o un’indicazione geografica iscritta nel registro federale, o ancora una denominazione viticola protetta da un Cantone. La stessa possibilità è prevista per le indicazioni di provenienza che sono oggetto di un’ordinanza settoriale (ad esempio l’ordinanza “Swiss made” per gli orologi).
Controlli e regole più severe. Bene, ma…
/in Comunicazione e mediaL’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti
La scorsa settimana le Camere federali hanno approvato una proposta ticinese e ginevrina di inasprire alcune regole concernenti i lavoratori distaccati nel contesto delle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone. In particolare, è stato adottato il principio della proroga facilitata per i Contratti normali di lavoro (CNL), l’aumento delle sanzioni a 30’000 franchi per chi contravviene alle disposizioni legali e il divieto per aziende estere colpevoli di gravi o ripetute violazioni di operare in Svizzera da uno fino a cinque anni.
L’economia ticinese si è sempre dichiarata favorevole al rafforzamento dei controlli e all’inasprimento delle sanzioni nel quadro delle misure di accompagnamento esistenti, per cui il divieto di operare e multe più salate sono misure condivisibili. In linea di principio, anche una proroga facilitata dei CNL può avere un senso e non è tanto la misura in sé a sollevare qualche dubbio, quanto piuttosto la sua applicazione pratica. Avantutto va sottolineato che non si tratta di un automatismo e che tale proroga deve giustamente essere motivata, altrimenti può diventare uno strumento di politica economica e non di controllo e di lotta al dumping salariale, come invece dovrebbe essere. Purtroppo non sono mancati i casi in passato di CNL adottati non perché motivati da dumping, ma per correggere livelli salariali giudicati troppo bassi (che non costituiscono sempre e automaticamente dumping). In altre parole, un uso non esattamente ortodosso di uno strumento comunque utile come i CNL. In quest’ottica occorrerà quindi lavorare in modo molto chiaro e trasparente, perché, nel contesto odierno, la tentazione di largheggiare con proroghe non basate su fatti consolidati o presunzioni fondate, ma solo su ipotesi e sospetti da “sentito dire” c’è ed è innegabile. L’uso disinvolto della denuncia penale, la scarsa considerazione per talune commissioni paritetiche malgrado gli appelli al partenariato sociale, casi presunti sbattuti in prima pagina, magari violando anche qualche segreto istruttorio, salvo poi accorgersi che non c’era nulla da punire, non promettono granché di buono. Il lavoro della Commissione tripartita cantonale in materia di libera circolazione è molto buono e offre numerose garanzie, ma richiamare a un uso responsabile degli strumenti offerti dalle basi legali è doveroso, se si vogliono affrontare in maniera risolutiva i problemi che emergono dal mondo del lavoro. Quindi, bene che ci siano regole più incisive per combattere il dumping salariale che danneggia anche le moltissime aziende oneste e che faticano quotidianamente per creare la ricchezza di questo territorio. Ma l’applicazione deve essere, come per tutte le norme giuridiche, ragionata e proporzionata.
La Cc-Ti raccoglie i frutti del lungo lavoro in Russia
/in Internazionale, TematicheSi è svolto lunedì 3 ottobre un ricevimento ufficiale presso l’Ambasciata svizzera a Mosca, durante il quale è stata accolta una delegazione della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del cantone Ticino (Cc-Ti). L’evento ha voluto sottolineare l’eccellente collaborazione fra la nostra rappresentanza diplomatica e la Cc-Ti costruita nel corso degli ultimi 5 anni, grazie in particolare all’impegno dell’ambasciatore uscente Pierre Helg.
Nel contesto di presentazione di prodotti agroalimentari ticinesi ad aziende, rappresentanti dei media e politici locali, si è sottolineata anche la presenza sul territorio russo delle aziende ticinesi Agroval SA di Airolo e Rapelli SA di Stabio, ufficialmente autorizzate ad operare in Russia dopo un lungo iter procedurale.
Dal 2010 la Cc-Ti, a seguito di una visita ufficiale del cantone Ticino con rappresentanti della politica, della cultura e dell’economia, ha sviluppato ulteriori contatti con operatori russi, siglando anche un accordo di collaborazione con la Camera di commercio e dell’industria della Federazione Russa.
È seguito quindi un lavoro concreto su vari settori economici, in stretta collaborazione con l’Ambasciata svizzera a Mosca e Switzerland Global Enterprise, con molti incontri B2B finalizzati a cercare sbocchi per le esportazioni svizzere verso la Russia e sinergie con aziende russe. In occasione delle numerose missioni svolte dal 2010, organizzate per piccoli gruppi di imprese per garantire la massima efficacia, sono stati rafforzati i legami in particolare nell’ambito del commercio di materie prime, con alcune aziende russe che hanno intensificato la loro presenza in Ticino.
Si è lavorato molto sul settore agroalimentare, aprendo le porte alle due aziende già menzionate, Agroval SA e Rapelli SA, e ad altre che hanno sviluppato contatti utili per i prossimi mesi. Grande attenzione è stata prestata anche al settore finanziario, mentre lo sviluppo ulteriore di relazioni riguarderà nel prossimo futuro settori come il medtech, l’elettronica e la meccanica.
Il tutto sempre finalizzato all’apertura di nuovi sbocchi di esportazione per le aziende ticinesi, considerato che in Russia la Svizzera gode di ottima reputazione e che i prodotti di qualità elvetica, seppure spesso di nicchia, vi hanno un buon mercato.
Da sottolineare che tutte queste attività sono sempre state auto-finanziate dagli attori privati (Cc-Ti e le aziende interessate), senza alcun contributo statale e quindi senza gravare sui conti dello Stato e sui contribuenti ticinesi.
Un anno intenso
/in Comunicazione e mediaL’opinione di Glauco Martinetti, Presidente Cc-Ti
È già passato un anno da quando ho avuto l’onore di essere chiamato alla Presidenza della Cc-Ti. Dodici mesi volati via con rapidità incredibile, fra molte emozioni, battaglie vinte (una su tutte: il secondo tunnel autostrale del San Gottardo) e perse (inevitabile pensare alla tassa di collegamento), progetti da consolidare e idee nuove.
Insomma, il “solito” mix che caratterizza l’attività di un’associazione come la Cc-Ti, impegnata a difesa del mondo imprenditoriale in tutte le sue sfaccettature, fatto di molti settori diversi fra loro ma proprio per questo complementari e accomunati dalla legittima preoccupazione di poter continuare a fare impresa in maniera costruttiva su un territorio che ha parecchie carte da giocare nel panorama nazionale e internazionale.
Preoccupazione per l’ostilità verso le aziende
Più volte in questi mesi, ma direi anche negli ultimi anni, la Cc-Ti ha espresso preoccupazione per la crescente ostilità, ormai molto diffusa, verso il mondo delle aziende. Fenomeno preoccupante perché approssimativo, che non opera distinzioni e che criminalizza in modo forfettario chiunque rientri nella definizione di imprenditore, quasi fosse ormai diventato un concetto di cui vergognarsi. E la crescente distanza fra mondo politico e realtà economica è un fatto ormai innegabile che non può non portare a porsi molte domande quanto al futuro del nostro Cantone. Perché un Paese che si vuole competitivo non può prescindere da un minimo di lavoro comune fra queste due componenti. Non sto per nulla parlando di asservimento della politica all’economia, rimprovero spesso mosso alle vere o presunte grandi “lobbies” o ai cosiddetti “borsoni” che è l’ultima parola alla moda per denigrare chi cerca di creare ricchezza in questo Paese. No, non si tratta di invocare una preminenza dell’economia in virtù del ruolo che essa svolge. Si tratta invece di esigere un minimo di conoscenza della realtà imprenditoriale concreta da parte di chi decide a livello istituzionale i destini del Cantone. La scarsa conoscenza e il sempre maggiore disinteresse che regnano oggi sul fronte politico nei confronti del mondo delle imprese è pericoloso, perché oltre a minare alla base il sistema consociativo svizzero, porta a decisioni e presunte “soluzioni” avulse dalla realtà, che recano molti danni al sistema economico, senza portare vantaggi a cittadine e cittadini. Il caos di basi legali create in fretta e furia negli ultimi mesi per compiacere il popolo e per raccattare qualche soldino senza approfondimenti sulle conseguenze di tali decisioni è emblematico.
Necessità di giudizi ponderati
I problemi vanno affrontati in maniera sistemica e risolti, nel limite del possibile, tenendo conto della realtà di cui si sta parlando. Sembra una banalità, ma anche per quanto riguarda l’economia è essenziale, perché gli equilibri sono molto fragili e non è assolutamente scontato che la prosperità che abbiamo conosciuto negli ultimi anni continui imperterrita a esistere malgrado i colpi inferti a scadenze regolari al sistema, in nome di richiami autarchici, di pericolose illusioni di essere i migliori al mondo e di poter scegliere senza conseguenze chi riteniamo sia degno di operare in Ticino sulla base di più che dubbi criteri. Pensando di poter avere nel nostro Cantone solo aziende che non fanno rumore, che non inquinano, che non hanno posteggi, che non assumono stranieri e che pagano stipendi oltre qualsiasi parametro ragionevole rischiamo di farci male. Perché è utopia pure, alimentata da false credenze ad esempio sull’alto valore aggiunto. Discutendo qualche tempo fa con alcune persone, purtroppo “addetti ai lavori” della politica, mi ha impressionato il fatto di come con leggerezza affermassero che bisognerebbe avere in Ticino più aziende come Apple a causa dell’altissimo valore aggiunto. Vero, sarebbe bello in termini di ricerca e innovazione, ma gli stessi interlocutori sembrano dimenticare che Apple fabbrica in Cina e che paga per molti lavoratori salari molto bassi perché il sistema retributivo all’americana prevede altri incentivi non sempre legati alla componente fissa. Questo significherebbe che in Ticino Apple sarebbe massacrata e probabilmente fatta fuggire per cause di dumping salariale acuto. Giusto o sbagliato che sia, la superficialità delle considerazioni che ha ormai pervaso in maniera trasversale quasi tutto l’orizzonte politico va in qualche modo arginata.
Il ruolo della Cc-Ti e la positività
Dal canto nostro cerchiamo di dare vari contributi, mettendoci a disposizione per combattere i fenomeni di abusi (quelli veri, non quelli presunti) ed emarginare chi non si comporta in maniera corretta e sottolineando con forza, i tanti, tantissimi esempi di aziende più che virtuose. Purtroppo questi elementi non sembrano interessare più di tanto, vuoi perché sono considerati scontati, vuoi perché è più comodo e pagante creare paure su cui costruire fortune politiche, fregandosene altamente delle conseguenze che vi potrebbero essere per il sistema economico. Salvo poi piangere perché manca il gettito fiscale di aziende che se ne vanno, dopo essere state vituperate fino al giorno prima sulla base di considerazioni completamente sbagliate (il solito valore aggiunto ad esempio). È quindi una conseguenza purtroppo quasi logica che le discussioni su veri e presunti imprenditori cattivi ruotino soprattutto attorno alle incessanti scadenze di votazioni federali e cantonali e siano praticamente finalizzate solo a questi appuntamenti. Con il risultato che di aspetti positivi si parla troppo poco. Per rimanere nel nostro piccolo della Cc-Ti, i molti progetti formativi per migliorare le competenze dei nostri operatori, le aperture di nuovi mercati esteri, il sostegno concreto (e gratis per lo Stato…) alle attività aziendali con attività specifiche che risolvono situazioni anche molto intricate sul piano cantonale, nazionale e internazionale, le molte proposte costruttive di riforme nell’interesse del Paese e non solo per una ristretta cerchia dei già citati “borsoni”, restano praticamente inosservate perché troppo positive e non polemiche. Questo si vuole oggi e non mi scandalizzo certo, anche se una punta di tristezza vi è comunque, perché sembra che, in una spinta di inspiegabile autolesionismo, non siamo più capaci di valorizzare quanto di buono il territorio riesce ad esprimere.
Avanti nonostante tutto
È un vero peccato arrivare al punto di dire che l’economia va avanti malgrado la politica, come succede spesso nella vicina Penisola. Anche se ho l’impressione che la direzione sia ormai questa, il che vuol dire sacrificare alcune caratteristiche fondamentali della Svizzera e del Ticino. Senza una vera e propria necessità di farlo. Certo, i sempre più numerosi paladini dell’anti-impresa diranno che tutti i mali del nostro Cantone sono causati dall’economia. “Visione” troppo parziale, ingiusta e dannosa, che non esito a definire vergognosa. Un sano e nemmeno troppo complicato esame di coscienza da parte di tutti, nessuno escluso, ci permetterebbe magari di affrontare le cose in maniera costruttiva e non solo distruttiva. Ahimé, questo oggi è forse chiedere troppo.