Situazione finanziaria del Cantone

Comunicato stampa Cc-Ti del 24 settembre 2026

La crisi del ’29?

No, non quella del 1929. Quella del 2029. E a differenza del grande crollo di un secolo fa, questa non arriverà come un fulmine a ciel sereno: è già scritta nei documenti ufficiali, nelle decisioni votate, nelle leggi approvate.
La conosciamo in anticipo. È proprio questo che rende l’inerzia difficile da giustificare.
Complice un’estate torrida – sul piano meteorologico quanto su quello istituzionale – la questione delle finanze cantonali è scivolata nel dimenticatoio. Un’amnesia collettiva che la Camera di commercio intende interrompere. Bastano poche cifre.

Il punto di partenza: un disavanzo che non è un incidente

Da anni il Cantone convive con disavanzi strutturali, cioè squilibri che non dipendono da eventi eccezionali ma dal rapporto ordinario tra entrate e uscite. La risposta, finora, si è mossa su due binari: la speranza e l’espediente.
La speranza che arrivino sopravvenienze fiscali o utili generosi della Banca nazionale – voci per definizione imprevedibili e non governabili. E gli espedienti: misure raffazzonate alla bell’e meglio, spesso temporanee, spesso di natura puramente contabile, quasi mai strutturali. Si è rinviato, non risolto.

I numeri, resi pubblici lo scorso 4 maggio

Lo studio di Renato Mondada e Samuele Vorpe, presentato nella giornata di studio ufficiale dedicata alla fiscalità e alla finanza pubblica, fotografa la situazione senza indulgenze: 200 milioni all’anno: il disavanzo strutturale “ordinario”, quello con cui il Cantone già convive oggi.

350/400 milioni all’anno: i nuovi oneri che entro il 2029 si aggiungeranno per effetto di decisioni già prese, dal popolo o dagli organi politici competenti. Non ipotesi, non scenari: impegni assunti. 600 milioni all’anno: il totale. Ogni anno. Non una volta sola.
Ed è su quest’ultimo punto che vale la pena fermarsi, perché è quello che sfugge più facilmente. Un disavanzo strutturale non è una buca da riempire una volta: si ripresenta ogni dodici mesi.
Due anni fanno 1,2 miliardi. Tre anni, 1,8 miliardi. Una legislatura intera, 2,4 miliardi. Il debito si accumula.

Ciò che preoccupa di più non sono le cifre

È l’assenza di una risposta. A oggi non esiste – e nemmeno è stata abbozzata – una strategia organica per affrontare il problema. Non un pacchetto di ritocchi, ma una visione d’insieme su quali prestazioni il Cantone vuole e può garantire, con quali risorse e con quale sostenibilità nel tempo.
Il tema avrebbe meritato di stare al centro del dibattito pubblico con ben altro anticipo. Il termine ultimo, ormai, è la discussione sul preventivo e sull’aggiornamento del piano finanziario che saranno presentati in ottobre. Per due ragioni.
La prima è la trasparenza. Cittadini, imprese e istituzioni hanno il diritto di conoscere le conseguenze finanziarie delle decisioni già adottate. Non si tratta di aprire un processo al passato, ma di sapere dove ci si trova.
La seconda è aritmetica politica. Intervenire quando il disavanzo si sarà manifestato nella sua interezza significa rinunciare alla possibilità di scegliere. Chi agisce in anticipo può calibrare, distribuire, negoziare. Chi agisce sotto emergenza subisce decisioni drastiche, disordinate e dolorose, imposte dall’urgenza anziché dal merito.

Come si ricostruisce

Non con una scorciatoia. Occorre studiare, approfondire, costruire il consenso attorno a misure equilibrate e durevoli, inserite in un disegno coerente. Qualche intervento parziale sarà probabilmente ancora inevitabile – ma dovrà essere un ponte verso una soluzione, non un sostituto.
Serve inoltre una regola di elementare responsabilità: prima di assumere nuove spese ricorrenti o nuovi investimenti, le autorità competenti – e i cittadini eventualmente chiamati alle urne – devono essere pienamente informati del quadro finanziario in cui quella decisione si colloca. Votare senza conoscere il conto non è democrazia: è sonnambulismo istituzionale.

Il vero oggetto della discussione

Non sono i conti del 2029. E in fondo non sono nemmeno i conti. È la capacità del Cantone, negli anni a venire, di finanziare le proprie prestazioni, di investire, di rispondere ai bisogni della popolazione. È il margine di manovra delle generazioni che verranno. Il momento per affrontare tutto questo non sarà quando il disavanzo toccherà i 600 milioni. È adesso.

Votazioni federali del 27 settembre 2026: la Cc-Ti invita a votare due volte NO

Comunicato stampa

La Cc-Ti raccomanda di respingere le iniziative su neutralità e alimentazione: a suo giudizio, gli strumenti proposti ridurrebbero la capacità di adattamento della Svizzera e comporterebbero rischi per la competitività.

La Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) raccomanda di votare NO alle due iniziative popolari federali sottoposte al voto il prossimo 27 settembre 2026. Secondo la valutazione della Cc-Ti, l’iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)» potrebbe ridurre il margine di manovra della politica estera, mentre l’iniziativa «Per un’alimentazione sicura – mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita» potrebbe introdurre nuovi vincoli e costi per imprese, filiere e consumatori.

Raccomandazione NO

La Cc-Ti invita la popolazione a respingere entrambe le iniziative, poiché ritiene che gli strumenti proposti introdurrebbero rigidità e vincoli non necessari, riducendo la capacità di adattamento del Paese e la competitività delle imprese.

Per la Cc-Ti, la Svizzera deve poter reagire con pragmatismo ai cambiamenti internazionali e garantire condizioni quadro affidabili alle imprese. Le due iniziative perseguono obiettivi rilevanti; gli strumenti proposti, tuttavia, introdurrebbero rigidità costituzionali e costi che, secondo la Cc-Ti, limiterebbero tale capacità.

Neutralità: preservare flessibilità e capacità di mediazione

La neutralità è un elemento distintivo della Svizzera, uno strumento al servizio della pace, del dialogo e della mediazione e un fattore di stabilità anche per l’economia. La Cc-Ti ritiene tuttavia che una sua definizione rigida nella Costituzione potrebbe limitare la capacità delle autorità federali di adattarne l’applicazione alle evoluzioni del contesto internazionale e di contribuire, con strumenti adeguati, alla sicurezza e alla cooperazione internazionale.

In un contesto internazionale segnato da tensioni, trasformazioni degli equilibri economici e nuove sfide alla cooperazione tra gli Stati, è essenziale che la Svizzera mantenga il margine di manovra necessario per condurre una politica estera coerente con i propri principi. Un quadro troppo vincolante potrebbe ridurre la flessibilità indispensabile per tutelare gli interessi del Paese e delle sue imprese e, al tempo stesso, per continuare a favorire il dialogo, la mediazione e la ricerca di soluzioni pacifiche.

Diversi principi richiamati dall’iniziativa sono già parte della prassi svizzera: la neutralità è permanente, il Paese non aderisce ad alleanze militari, non partecipa a conflitti tra Stati terzi, applica le sanzioni dell’ONU e offre i propri buoni uffici. Secondo la Cc-Ti, la nuova disciplina costituzionale restringerebbe invece la possibilità di riprendere altre sanzioni non militari e di cooperare con partner internazionali in materia di sicurezza, anche quando tali strumenti contribuiscono a tutelare l’indipendenza e gli interessi della Svizzera.

Per una Svizzera aperta, fortemente orientata all’esportazione e impegnata nella cooperazione internazionale, è fondamentale preservare una capacità di adattamento che permetta di affrontare con pragmatismo le sfide future, sostenere il dialogo e tutelare gli interessi del Paese e delle sue imprese. Secondo la Cc-Ti, l’attuale impostazione della neutralità offre già un quadro adeguato per conciliare questi obiettivi e non necessita di un irrigidimento costituzionale.

Alimentazione: sicurezza e sostenibilità, evitando il rischio di nuovi vincoli e costi

La Cc-Ti condivide l’obiettivo di rafforzare la sicurezza alimentare della Svizzera e di promuovere un’agricoltura sostenibile, innovativa e attenta alla tutela delle risorse naturali e al benessere animale. La sua opposizione non riguarda queste finalità, ma gli strumenti proposti dall’iniziativa, che rischiano di introdurre rigidità costituzionali e di compromettere la competitività economica, la libertà imprenditoriale e l’apertura commerciale del nostro Paese.

Il mondo economico riconosce il valore della sostenibilità, della cura del territorio, del benessere animale e della responsabilità sociale d’impresa (CSR). Gli investimenti nell’innovazione, nell’efficienza delle risorse e nella tracciabilità delle filiere possono contribuire alla tutela dell’ambiente, alla vitalità delle regioni e a modelli di produzione e consumo più responsabili. Per la Cc-Ti, tali risultati possono essere perseguiti più efficacemente con misure proporzionate, capaci di valorizzare l’impegno delle aziende e di preservarne la capacità di investire e adattarsi.

L’iniziativa mira, inoltre, a portare il grado di autoapprovvigionamento netto almeno al 70% entro dieci anni. Alla luce dei limiti territoriali e produttivi della Svizzera, la Cc-Ti condivide i dubbi sulla concreta realizzabilità di questo obiettivo nei tempi previsti. Un adeguamento così rapido potrebbe incidere sugli investimenti già effettuati dalle aziende agricole e alimentari e richiedere interventi capaci di condizionare sia le scelte produttive sia quelle di consumo. La sicurezza alimentare, la sostenibilità e la protezione delle risorse sono peraltro obiettivi già presenti nell’ordinamento e nei lavori sulla futura politica agricola.

L’introduzione di obiettivi dettagliati a livello costituzionale potrebbe ridurre la flessibilità necessaria per adeguare nel tempo le politiche agricole e alimentari. Secondo la Cc-Ti, gli strumenti previsti rischierebbero inoltre di aumentare gli oneri regolatori per le imprese e di rendere meno adattabili le catene di approvvigionamento. Ne potrebbero derivare maggiori costi lungo la filiera e prezzi alimentari più elevati, con ripercussioni sulle famiglie e sulle attività legate al settore, dalla ristorazione al commercio.

La Cc-Ti auspica una politica agricola equilibrata, capace di coniugare sostenibilità ambientale, tutela del territorio, benessere animale, innovazione e integrazione nei mercati internazionali. A suo giudizio, le misure dovrebbero essere valutate in base alla loro efficacia, ai costi per imprese e consumatori e alla compatibilità con catene di approvvigionamento aperte. Pur riconoscendo la rilevanza degli obiettivi perseguiti, la Cc-Ti ritiene che l’iniziativa non offra garanzie sufficienti su questi aspetti.

La raccomandazione della Cc-Ti

La Cc-Ti invita pertanto la popolazione a votare NO a entrambe le iniziative il prossimo 27 settembre 2026. A suo giudizio, preservare flessibilità, apertura e competitività richiede di evitare vincoli costituzionali che potrebbero ridurre il margine d’azione della Svizzera di fronte alle future sfide economiche e internazionali.

GeoRisk Ticino: uno strumento di analisi per comprendere i rischi geopolitici che incidono sulle imprese ticinesi

Comunicato stampa

GeoRisk Ticino nasce per supportare le imprese associate nella comprensione, nell’anticipazione e nella gestione degli effetti concreti che i rischi geopolitici possono avere sulle attività economiche del Cantone.
Le imprese ticinesi operano oggi in un contesto internazionale sempre più complesso e incerto. Tensioni geopolitiche, cambiamenti nelle politiche commerciali, instabilità delle catene di approvvigionamento, volatilità valutaria e shock energetici possono incidere direttamente sui costi aziendali, sulla disponibilità di materie prime e sulla continuità delle attività produttive. Per aiutare le aziende a leggere questi fenomeni e a valutarne gli effetti concreti nasce GeoRisk Ticino, un servizio di monitoraggio e analisi sviluppato specificamente per la realtà economica cantonale.

L’obiettivo del progetto è offrire alle aziende associate uno strumento di lettura e interpretazione degli sviluppi internazionali che possono influenzare il commercio e le filiere produttive ticinesi. Rispetto alle analisi di carattere generale disponibili sul mercato, GeoRisk Ticino adotta un taglio specifico sulla struttura effettiva dell’economia cantonale e considera in modo mirato i principali mercati di sbocco e le fonti di approvvigionamento delle imprese del territorio.
Il cuore del servizio è costituito da un report periodico che integra informazioni geopolitiche, macroeconomiche e commerciali e le collega alle filiere più rilevanti per il Ticino. Oltre a descrivere gli eventi internazionali, il report evidenzia in che modo tali sviluppi possono generare opportunità o criticità per le aziende locali. Offre quindi una lettura applicata degli scenari e sostiene le imprese nelle valutazioni strategiche e operative.
Elemento distintivo del progetto è la matrice di rischio geopolitico delle filiere ticinesi, sviluppata a partire dai dati ufficiali sul commercio estero e aggiornata in funzione dell’evoluzione degli scenari internazionali.

Le principali filiere di esportazione e importazione vengono monitorate attraverso un indice sintetico che consente di misurare il grado di esposizione al rischio e di seguirne l’evoluzione nel tempo.
La metodologia si fonda su tre criteri fondamentali: l’instabilità del mercato di destinazione o della fonte di approvvigionamento, la possibilità di sostituire partner commerciali o risorse in caso di interruzione e il grado di concentrazione degli scambi su un numero limitato di attori. Dalla combinazione di questi elementi nasce un indice di rischio su una scala da 0 a 100, utile per confrontare le diverse filiere e individuare quelle più esposte alle turbolenze internazionali.
L’analisi viene aggiornata attraverso il monitoraggio di variabili che considerano sia le cause del rischio sia i suoi possibili effetti economici. Tra gli aspetti osservati figurano l’evoluzione della situazione nei singoli Paesi, le politiche economiche e commerciali, l’andamento della domanda, le dinamiche valutarie, nonché fattori legati alla logistica, all’energia, alle materie prime e all’esposizione settoriale. Questo approccio consente di cogliere non solo l’insorgere di nuovi rischi, ma anche le loro possibili ricadute lungo le catene del valore.

Un ulteriore elemento importante è il confronto sistematico tra la situazione del Ticino e quella della Svizzera nel suo complesso. In questo modo le imprese possono comprendere se le criticità osservate riflettano tendenze generali oppure se il Cantone presenti caratteristiche specifiche che richiedono particolare attenzione.

In definitiva, GeoRisk Ticino mette a disposizione delle aziende uno strumento di monitoraggio e interpretazione dei rischi internazionali fondato su dati concreti, metodologie trasparenti e un forte radicamento nella realtà economica cantonale. Il servizio contribuisce a rafforzare la capacità delle imprese di anticipare gli sviluppi esterni, comprendere meglio la propria esposizione e orientare le decisioni in un contesto globale sempre più interconnesso.

GeoRisk Ticino beneficia inoltre della collaborazione con Energytide.it e, in particolare, del contributo specialistico di Sergio Giraldo, analista indipendente con consolidata esperienza nei mercati energetici, nelle commodities e nelle politiche europee. La sua capacità di interpretare l’evoluzione degli scenari internazionali, collegando dinamiche geopolitiche, fattori energetici e implicazioni economiche, rappresenta un importante valore aggiunto per il progetto e consente di offrire alle imprese una lettura più approfondita e orientata alle decisioni.


Ticino, il ponte che rafforza gli scambi tra Svizzera e Cina

Nel quadro delle celebrazioni per i 75 anni di relazioni diplomatiche tra Svizzera e Cina, si è svolto in Ticino il 4th Round of China–Switzerland Foreign Ministers’ Strategic Dialogue, che ha riunito il Consigliere federale Ignazio Cassis e il Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese Wang Yi.

Collocare il confronto in Ticino non è stato solo un gesto simbolico. Il Cantone si è confermato un ponte operativo tra la capacità innovativa svizzera e la domanda cinese di qualità, tecnologie e precisione, in un momento in cui la congiuntura internazionale richiede canali affidabili e prevedibili. Questo appuntamento si inserisce in un ciclo di visite di altissimo profilo che, nell’ultimo quinquennio, ha portato in Ticino i rappresentanti dei tre partner principali della Svizzera, ossia Stati Uniti, Cina e Unione europea, da Mike Pompeo e Wang Yi a Castelgrande di Bellinzona fino a Kaja Kallas e Ursula von der Leyen tra Bellinzona e Lugano, confermando il Cantone come piattaforma di dialogo internazionale.

Il dialogo ha permesso di mettere a fuoco lo stato e le prospettive dei rapporti economici tra i due Paesi. Negli ultimi anni le esportazioni svizzere verso la Cina sono cresciute in modo strutturale, passando da 23,9 a 40,5 miliardi di franchi tra il 2017 e il 2023, con un aumento medio annuo del 9,15 per cento. Parallelamente, le esportazioni cinesi verso la Svizzera sono salite da 13,1 a circa 18,4 miliardi di franchi, con un incremento medio annuo del 5,86% per cento. Un fattore abilitante è stato l’Accordo di libero scambio entrato in vigore nel 2014, che ha ridotto in modo significativo i dazi in comparti chiave come orologeria e macchinari, generando risparmi significativi per le imprese svizzere. Nel 2024 l’interscambio bilaterale ha raggiunto 55,1 miliardi di franchi, con un incremento medio annuo del 5,83 per cento, a conferma della centralità del partenariato economico tra Svizzera e Cina.

La dinamica più recente ha ulteriormente rafforzato questo quadro. A luglio 2025 le esportazioni svizzere verso la Cina sono avanzate di 4,07 miliardi di USD rispetto a luglio 2024 con una crescita del 69,1 per cento, mentre le importazioni dalla Cina hanno registrato un incremento più contenuto pari al 2,3 per cento. Nella composizione dell’export elvetico verso la Cina l’oro ha mantenuto un ruolo preminente, intorno alla metà del totale nel 2024, seguito da farmaceutica, orologi, macchinari e apparecchiature medicali. Dal lato opposto le vendite cinesi verso la Svizzera restano diversificate, con contributi di chimica, mezzi di trasporto, macchinari ed elettronica. In questo contesto il Ticino agisce da ponte tra filiere nazionali e mercati globali. Un tessuto industriale competitivo e orientato all’export trova nei legami con la Cina un canale naturale per valorizzare innovazione e qualità. In Ticino un ecosistema dell’innovazione, dall’intelligenza artificiale alle scienze della vita fino all’energia verde, trasforma ricerca e tecnologie di frontiera in collaborazioni e sbocchi sui mercati internazionali, inclusa la Cina. Affinché tali potenzialità si traducano in risultati concreti occorrono connessioni fisiche e digitali efficienti lungo tutta la catena del valore. La logistica svolge un ruolo abilitante. Infrastrutture intermodali e procedure doganali digitalizzate riducono tempi e costi, collegano il Ticino ai corridoi europei e sostengono gli scambi tra Svizzera e Cina, compresi i canali di commercio elettronico e le spedizioni ad alto valore. Per accompagnare queste dinamiche la Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino (Cc-Ti) e la Camera di commercio Svizzera Cina (SCCC) promuovono congiuntamente nel mese di novembre una missione economica esplorativa, pensata per offrire ai partecipanti una visione strategica del mercato cinese e facilitare l’incontro con interlocutori chiave.

L’incontro ministeriale tenutosi in Ticino ha rimarcato la necessità di mantenere aperti e trasparenti i canali del commercio, rafforzando la cooperazione su standard, accesso al mercato e ricerca. È stato richiamato il percorso verso un’ottimizzazione dell’Accordo di libero scambio (ALS 2.0) con l’obiettivo di allinearlo alle trasformazioni in corso, come la digitalizzazione delle catene del valore, la sostenibilità, la tutela della proprietà intellettuale e la semplificazione delle procedure. Per il sistema produttivo svizzero, e per il ponte ticinese in particolare, ciò significa ridurre i costi delle transazioni, aumentare la certezza regolatoria e facilitare gli investimenti di lungo periodo.

Lo svolgimento del 4th Round of China–Switzerland Foreign Ministers’ Strategic Dialogue in Ticino ha inviato un segnale di continuità istituzionale e di fiducia reciproca. In una fase in cui i dibattiti sui dazi attirano l’attenzione, l’esperienza ticinese dimostra che la funzione di ponte, fondata su dialogo costante, regole chiare e cooperazione concreta, può tradursi in opportunità tangibili per imprese, lavoratori e investitori dei due Paesi, con un contributo alla resilienza e alla crescita degli scambi tra Svizzera e Cina.


Fonte: Comunicato congiunto Cc-Ti/SCCC del 10 ottobre 2025

Le piccole e medie aziende ticinesi (PMI) contribuiscono ulteriormente alla ricostruzione della Vallemaggia e della Mesolcina con altre donazioni

L’Associazione delle industrie ticinesi (AITI), la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del cantone Ticino (Cc-Ti) e l’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) hanno raccolto altri 160’000 franchi da destinare alla Vallemaggia e alla Mesolcina. Importi versati prevalentemente dalle PMI ticinesi, che vanno ad aggiungersi ai fondi già raccolti in sede separata dalle grandi aziende e da altre associazioni economiche. I Presidenti delle tre associazioni Oliviero Pesenti, Andrea Gehri e Fabio Regazzi hanno consegnato oggi 120’000 franchi ai sindaci di Cevio e Lavizzara e 40’000 franchi al sindaco di Lostallo per la Mesolcina. I fondi sono destinati prioritariamente al sostegno di aziende che hanno subito importanti danni.

Il maltempo che ha devastato la Mesolcina il 21 giugno 2024 e la Vallemaggia tra il 29 e il 30 giugno 2024 con conseguenze drammatiche ha segnato profondamente la nostra regione ed è rimasta scolpita nelle menti e nei cuori di tutti. Molti sono stati gli aiuti e l’economia ticinese si è subito schierata a favore delle regioni colpite, sostenendo aiuti immediati ma raccogliendo al contempo ulteriori fondi destinati a sostenere la ripresa in particolare di attività economiche distrutte o seriamente danneggiate. Dopo una prima fase di donazioni effettuate soprattutto dalle grandi aziende, che hanno proceduto in maniera individuale, le associazioni AITI, Cc-Ti e USAM si sono adoperate affinché si potessero canalizzare anche gli aiuti provenienti dalle piccole e medie imprese. Sono pertanto stati raccolti complessivamente 160’000 franchi, che vanno ad aggiungersi ai molti fondi già raccolti dal mondo economico attraverso altri canali. L’importo è stato suddiviso in 120’000 franchi destinati ai comuni di Cevio e Lavizzara e 40’000 franchi per Lostallo e la Mesolcina.

I Presidenti Oliviero Pesenti (AITI), Andrea Gehri (Cc-Ti) e Fabio Regazzi (USAM), in un breve incontro tenutosi oggi presso la Regazzi SA a Gordola hanno consegnato gli importi ai sindaci di Cevio, Wanda Dadò, di Lavizzara, Gabriele Dazio, e Lostallo, Nicola Giudicetti.


Ringraziamento Comitato Associazione Moesana Arti & Mestieri, 06.05.2025

Risultati inchiesta congiunturale 2024/2025

2024: bene i servizi, difficoltà per alcuni settori industriali

Le tendenze generali dell’economia ticinese ricalcano quelle delle altre regioni svizzere

Nel 2024 i risultati delle aziende ticinesi sono stati in generale soddisfacenti, anche se, rispetto al 2023, vi è stata una flessione dovuta soprattutto alle difficoltà per le aziende del settore industriale, legate al difficile contesto internazionale e in particolare alla forte crisi economica della Germania. Per il 36% delle aziende l’andamento è stato sufficiente (40% nel 2023), per il 34% buono (35% nel 2023) e per il 4% eccellente (2% nel 2023). Il settore dei servizi ha registrato risultati migliori di quello secondario (77% di risultati di segno positivo contro il 67%), in linea con le previsioni espresse a fine 2023.
Per il 2025 la tendenza resta sostanzialmente simile, con maggiori difficoltà per le aziende del settore secondario rispetto a quelle del terziario. Si riscontra l’identica tendenza in tutte le altre regioni svizzere.  

Malgrado le difficoltà, il livello degli investimenti, parametro fondamentale nell’ottica della competitività delle aziende e del territorio è rimasto complessivamente stabile, confermando i valori fatti registrare nel 2023, con il 46% delle aziende che ha dichiarato di avere effettuato investimenti. Questo benché sia scesa in maniera marcata la percentuale per le aziende del settore secondario (dal 67% al 60%). La media generale rappresenta un consolidamento degli investimenti rispetto agli anni difficili della pandemia, che avviene malgrado un contesto internazionale molto instabile, catene di approvvigionamento più complesse e costose e rincari diffusi (materie prime, energia, ecc.). Resta aperta la questione della costante erosione dei margini, in atto da diversi anni, che al momento non sembra avere però effetti eccessivi. Il buon grado di investimenti, comparato anche a quello delle altre regioni svizzere, costituisce un importante segnale di fiducia verso il territorio.

L’autofinanziamento, altro parametro a cui prestiamo sempre particolare attenzione per comprendere lo stato di salute delle imprese, si è confermato stabile anche per il 2024, con il 34% delle aziende che lo considera buono e il 36% che lo ritiene soddisfacente.

Le previsioni per il 2025, in parte difficili a causa del forte panorama di incertezza internazionale e di diverse iniziative politiche interne che creano notevole insicurezza, sono improntate a una sostanziale stabilità, sebbene prevalga una maggiore prudenza rispetto al passato. Il 71% delle imprese prevede un andamento da sufficiente a buono nel primo semestre del 2024 e leggermente migliore per il secondo semestre. Più preoccupante per contro il dato concernente gli investimenti previsti, con il 39% delle aziende che manifesta tale intenzione, in calo rispetto al 2024 (46%). Anche qui pesano particolarmente le difficoltà di taluni settori industriali.

Come avviene regolarmente da quando vengono effettuati questi rilevamenti, i risultati del 2024 e le attese per il 2025 sono in linea con quanto rilevato negli altri Cantoni.

Analisi dei risultati nello specifico

1. Andamento generale degli affari

L’andamento generale degli affari nel 2024 è risultato di segno tutto sommato positivo, benché, come previsto a fine 2023, leggermente inferiore al passato. Il 74% delle imprese (77% nel 2023) ha valutato in maniera favorevole l’andamento degli affari nello scorso anno (soddisfacente per il 36% delle aziende, buono per il 34%, eccellente per il 4%). Sul fronte delle aziende esportatrici i dati sono, senza sorprese, leggermente inferiori, sebbene restino ancora di buon livello, con il 36% delle aziende che definisce l’andamento soddisfacente e il 28% che lo considera buono e il 3% eccellente (per un complessivo 67%).

La differenza con il settore dei servizi è facilmente spiegabile con le difficoltà nell’ambito delle esportazioni. Difficoltà che fortunatamente non sono generalizzate, ma colpiscono solo taluni settori, in particolare l’industria MEM per la parte metallurgica e metalmeccanica, come sottolineato da Swissmem qualche settimana fa: Industria tecnologica: la crisi continua – Swissmem. Dato che le nostre aziende sono strettamente legate all’esportazione, direttamente o indirettamente attraverso le collaborazioni con altre imprese elvetiche, il risultato deve essere considerato “normale” ed era atteso. In effetti, per questi ambiti industriali, la Germania, in grave difficoltà, rappresenta ancora il primo mercato di esportazione.

Per le previsioni sull’andamento degli affari a breve termine, cioè̀ per i prossimi 6 mesi, le cifre sono sostanzialmente stabili, con il 38% delle aziende che si attende un’evoluzione sufficiente e il 33% che prevede un andamento buono (il 2% prevede un’evoluzione eccellente, in totale quindi abbiamo un 73% di previsioni di tendenza favorevole). Anche qui il settore secondario è più negativo, con “solo” il 64% di attese positive. Chi esporta è tendenzialmente più negativo di chi opera solo sul mercato interno (la differenza, a dipendenza della parte di export della cifra d’affari, varia dai 7 ai 12 punti).

Per il secondo semestre del 2025, le previsioni sono di un’evoluzione soddisfacente per il 41% delle aziende e l’andamento buono si attesta sul 34% (eccellente per il 2%, per un totale del 77%). Anche qui quanto espresso dal settore secondario è inferiore al terziario (71% contro il 79%), anche se le aspettative per il secondo semestre del 2025 risultano essere migliori di quelle del primo semestre.

2. Margine di autofinanziamento delle imprese

I valori del margine di autofinanziamento delle aziende sono sempre osservati con attenzione particolare, trattandosi di un indicatore importante dello stato di salute delle imprese e quindi anche della capacità competitiva del sistema in generale. Il valore è in crescita rispetto al 2023, con il 78% delle imprese che giudica positivamente il margine di autofinanziamento (36% soddisfacente, 34% buono, 8% eccellente). In questo ambito non si osservano differenze marcate fra settore secondario e terziario, né fra aziende di piccole e grandi dimensioni. Il dato è evidentemente importante anche nell’ottica della capacità di investimento.

3. Investimenti

Gli investimenti si confermano in media su livelli stabili, con il 46% delle aziende che segnala investimenti, malgrado la flessione nel settore secondario (60% dopo il 67% del 2023) che tocca le aziende di tutte le dimensioni. Visto quanto detto in precedenza, ossia le difficoltà legate alla situazione internazionale e all’export, non si tratta di una contrazione inattesa.

Per il 2025 queste incertezze pesano parecchio, perché la previsione di investimenti scende al 39% (55% per il settore secondario e 33% per quello terziario). Si tratta di una tendenza riscontrata anche nelle altre regioni ed è figlia, oltre che dell’usuale e comprensibile prudenza, di fattori come un certo rallentamento nel settore delle costruzioni e delle ormai note incertezze che gravano sul settore industriale soprattutto per le tensioni internazionali e anche in parte per la forza del franco.

4. Occupazione e politica salariale

Come emerge anche dalle cifre ufficiali concernenti l’impiego che sono pubblicate a scadenza regolare, resta sostanzialmente alta l’attenzione verso l’occupazione, con il 59% delle aziende che segnala una stabilità dell’effettivo e il 21% che ha riscontrato aumenti. È però aumentata la percentuale di riduzione dell’effettivo, che si attesta al 20% (contro il 12% dello scorso anno), con una non inaspettata incidenza maggiore nel settore secondario (30% di aziende che rileva riduzioni dell’effettivo). Un dato che emerge soprattutto nelle aziende medie e grandi. Spesso si tratta di modifiche di qualche unità, legate anche a chiusure di attività non più richieste dal mercato, oltre alle note difficoltà congiunturali legate al panorama internazionale. Un elemento diverso rispetto al passato è costituito dal fatto che è difficile individuare settori particolari in cui vi sono interventi sull’effettivo del personale, perché la situazione varia molto a dipendenza delle strutture delle singole aziende, per cui è attualmente difficile trarre conclusioni di tendenze generali. Anche perché dai dati ufficiali del lavoro ridotto non emerge per ora un rallentamento diffuso e da quelli sulla disoccupazione non risultano impennate particolarmente importanti, per cui vi è da ritenere che, al di là di qualche chiusura aziendale, si tratti appunto piuttosto di interventi su qualche unità aziendale e quindi numericamente contenuti o comunque riguardanti personale frontaliero o facilmente ricollocabile.

Confortante è il fatto che per il 2025 le previsioni sono di segno più positivo, con il 75% delle aziende che prevede una stabilità dell’effettivo e il 17% un aumento. Per contro solo l’8% ipotizza una riduzione dell’effettivo, percentuale da considerare fisiologica e che riporterebbe in linea con gli altri anni.  

Da rilevare che è in aumento la percentuale di impiegati a tempo parziale (17% rispetto al 77% di impiegati a tempo pieno) e che la percentuale di interinali si attesta sul 2%. Il 3% di apprendisti nell’effettivo è da considerare un valore buono e in linea con una generale tendenza alla valorizzazione dell’apprendistato e a un conseguente aumento di questa figura professionale nel contesto del personale aziendale.

In ambito di politica salariale, il 66% delle aziende che hanno risposto alla domanda hanno concesso aumenti di stipendio di varia entità nel 2024.

5. Commercio estero e accordi Svizzera-Unione europea (UE)

Come da tradizione, parte dell’inchiesta congiunturale prevede domande legate a un tema di attualità e quest’anno le aziende sono state chiamate ad esprimersi sul tema del commercio internazionale in generale e sugli accordi bilaterali Svizzera-UE in particolare.

Diversificazione dei mercati

Senza sorprese, quasi tutte le aziende (81%) rilevano la necessità di rafforzare le relazioni economiche con partner commerciali diversi dall’Unione europea, strategia del resto già adottata da tempo dalla Confederazione con la conclusione di Accordi di libero-scambio e dalle aziende, anche quelle ticinesi, sempre orientate a diversificare il portafoglio di clienti. In questo contesto, fra i paesi indicati quali mercati a cui dare la priorità, primeggiano senza sorpresa gli Stati Uniti (45%), divenuti primo mercato di esportazione (come paese singolo) per la Svizzera e perché vi sono fondate speranze che si possa riprendere il discorso di un eventuale Accordo di libero scambio, già discusso durante la prima presidenza di Donald Trump.

Altri paesi citati sono, nell’ordine, l’India (41%), la Cina (37%) e poi seguono aree geografiche o continenti come il resto dell’Asia (34%), il Sudamerica (23%) e l’Africa (22%).

Fra i motivi indicati per negoziare nuovi Accordi di libero scambio o aggiornare quelli esistenti, figurano la facilitazione amministrativa (73%), la riduzione dei dazi doganali (59%), la protezione della proprietà intellettuale (36%) e la protezione vincolante delle norme ambientali e sociali (31%).

UE e Accordi bilaterali III

Per quanto riguarda le domande più specifiche concernenti l’UE, il 79% delle aziende ha risposto di impiegare personale proveniente dall’UE (di ogni categoria di permesso, non solo i frontalieri) e in caso di restrizioni all’assunzione di lavoratori stranieri il 50% delle aziende ha indicato che proverebbe a intervenire per aumentare la formazione del personale locale, a patto ovviamente che questo sia disponibile. Per il 32% vi sarebbe invece la rinuncia a progetti di sviluppo aziendale (percentuale molto più alta nel settore secondario rispetto al terziario con 46% contro il 26%), per il 18% vi sarebbe un’esternalizzazione dei servizi all’estero e per un altro 18% la delocalizzazione all’estero.

L’impatto degli attuali Accordi bilaterali con l’UE viene valutato positivamente dal 42% delle imprese (il 2% lo valuta estremamente positivo), mentre per il 39% non vi è stato nessun impatto economico diretto. Una valutazione negativa è espressa dal 17% delle imprese.

Fra gli Accordi considerati essenziali da concludere o rinnovare sono stati menzionati: la libera circolazione delle persone (60%), ricerca e formazione (57%), riconoscimento reciproco (MRA, 43%), elettricità (35%), trasporti aerei e terrestri (34%), sanità (28%), sicurezza alimentare (25%) e agricoltura (19%).

Una firma degli Accordi bilaterali III attualmente negoziati non avrebbe un impatto economico diretto per il 56%, mentre per il 33% avrebbe effetti positivi. Conseguenze negative sono segnalate dal 10% di chi ha risposto alla domanda. La firma avrebbe per contro un impatto positivo sullo sviluppo economico per la Svizzera per il 54% delle imprese.

Alla domanda se ritengono che la protezione salariale prevista dal nuovo pacchetto di Accordi bilaterali sia sufficiente, il 64% delle aziende ha risposto di non essere in grado di formulare un’opinione, a dimostrazione della complessità del dossier e della difficoltà a esprimersi prima di potersi confrontare con gli esiti concreti dei negoziati.

Per le imprese, la firma degli Accordi bilaterali III rafforzerebbe la cooperazione economica, sociale e politica fra i 2 partner (48%), ma per il 46% imporrebbe al contempo obblighi alla Svizzera (fiscalità, concorrenza, protezione dei lavoratori, ecc.) Per il 38% garantirebbe un migliore accesso al mercato interno europeo, mentre per il 17% aumenterebbe la disoccupazione e la pressione sulle assicurazioni sociali.

Infine, il 39% delle aziende si esprime in maniera favorevole sulla firma degli Accordi bilaterali III, mentre rimane una percentuale alta (47%) di imprese che non sono ancora in grado di esprimere un’opinione.

In sostanza, i risultati non sono molto differenti da quanto è emerso negli altri cantoni. Si riconosce l’importanza delle relazioni con l’UE, manifestando al contempo la volontà di diversificare le attività, laddove possibile, su altri paesi. Vi sono dossier nell’ambito delle trattative con l’UE che sono considerati assolutamente imprescindibili, anche se gli impatti per molte aziende non sarebbero diretti. Anche fra chi non è direttamente toccato emerge comunque che Accordi aggiornati accrescerebbero lo sviluppo economico della Svizzera in generale. È importante sottolineare l’alto numero di risposte che indica come la tematica sia complessa e non ancora compiutamente valutabile nei suoi effetti. Data la complessità della materia e le scarse informazioni a disposizione su quello che sarà il contenuto effettivo di eventuali Accordi bilaterali III, la cosa non stupisce e anche in Romandia, tradizionalmente favorevole alle questioni di politica europea della Svizzera, vengono espresse le medesime riserve. Se vi sarà una firma fra Svizzera e UE, pareri più precisi potranno essere espressi nel contesto della relativa procedura di consultazione.

Hanno partecipato all’inchiesta 268 imprese associate alla Cc-Ti, che impiegano in tutto 14’035 dipendenti nel cantone.

Si tratta di 73 aziende del settore industria-artigianato e di 195 del comparto commercio e servizi.       
Un campione di aziende consolidato da un rilevamento che viene effettuato da 15 anni con risultati attendibili e sempre confermati da altre ricerche congiunturali condotte da istituti federali e cantonali e dai dati ufficiali.

L’indagine della Cc-Ti, che ha coinvolto 133 realtà̀ aziendali che operano sul mercato interno e altre 135 orientate in parte o totalmente all’export, mira appunto a fornire indicazioni sulle tendenze generali dell’economia ticinese, senza volersi sostituire ad analisi più mirate effettuate da singoli settori economici.

L’inchiesta è stata condotta unitamente alle Camere di commercio e dell’industria di Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, e Vaud. Le Camere di commercio e dell’industria della Svizzera tedesca operano individualmente, ma seguendo lo stesso schema.


Link ai risultati delle Camere degli altri Cantoni che hanno condotto l’inchiesta comune (alcuni dati sono accessibili solo ai soci delle rispettive Camere)

VD :    
CVCI – Chambre vaudoise du commerce et de l’industrie – Enquêtes conjoncturelles

JU :     
Chambre de commerce et d’industrie du Jura – Chambre de commerce et d’industrie du Jura

NE :     
Les entreprises neuchâteloises, en particulier les industrielles, entrent dans le dur.  CNCI

FR :      
CCIF – Communiqué : L’activité ralentit toujours dans les entreprises fribourgeoises – Perspectives compliquées

GE :    
Geneva Chamber of Commerce, Industry and Services – Chambre de commerce, d’industrie et des services de Genève

Inchieste condotte da altre Camere di commercio e dell’industria svizzere con i propri associati

BE :
https://www.baerntoday.ch/bern/kanton-bern/der-fachkraeftemangel-bereitet-den-berner-kmu-am-meisten-sorgen-155171646

BS/BL : 
Stimmungsbarometer | Handelskammer beider Basel HKBB – Handelskammer beider Basel

SO :

Wirtschaftsinformationen

Svizzera centrale :
Wirtschaftscockpit | IHZ

Svizzera orientale (SG, TG, AI, AR) : 
Konjunkturanalysen – IHK St.Gallen-Appenzell

ZH : 
Zürcher Wirtschaftsmonitoring September 2024

Alcune Camere di commercio e dell’industria si basano di regola sui rapporti degli Uffici cantonali di statistica oppure su valutazioni del KOF.


Materiale informativo


Archivio delle edizioni passate

Sostenibilità: 7 novembre 2024, al Centro Professionale del Verde di Mezzana

Si è svolta il 7 novembre 2024, al Centro Professionale del Verde di Mezzana, la serata dedicata al rapporto di sostenibilità semplificato organizzata dall’Ente Regionale per lo sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio (ERS-MB) e la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti), in collaborazione con la Società commercianti del Mendrisiotto, l’Organizzazione turistica del Mendrisiotto e Basso Ceresio (OTR-MB) e con il sostegno di SUPSI e di Banca Stato.

Quattro associazioni, sostenute dalla SUPSI e da Banca Stato, hanno unito le forze per trattare un argomento di interesse comune e di crescente rilevanza internazionale: la responsabilità sociale d’impresa. Un tema che concerne tutti; i colossi multinazionali, le grandi e medie imprese, ma anche le pmi, i piccoli commerci, i Comuni, le associazioni, i patriziati, fino ad arrivare alle famiglie e ai singoli cittadini quali parti attive di una comunità.

Nei saluti di apertura, il direttore di ERS-MB Claudio Guidotti e il CSR Manager della Cc-Ti Gianluca Pagani hanno subito spiegato come l’obiettivo, posto dai rispettivi enti per la serata, fosse quello di aiutare gli oltre cento partecipanti – appartenenti a quasi tutte le categorie sopra elencate – a fare, tutti insieme, un passo concreto verso la sostenibilità; condividendo esperienze e buone pratiche. Il singolo impegno conta e investire nella misurazione e nel monitoraggio del proprio impatto ambientale e sociale, oltre ad essere un importante elemento competitivo, permette di intraprendere un percorso arricchente che tocca tutti i valori aziendali.

Nell’ampio ventaglio di strumenti a disposizione, il rapporto semplificato sviluppato dalla Cc-Ti con il supporto scientifico della SUPSI e in collaborazione con il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), ha il vantaggio di fornire uno strumento accessibile a tutti. La docente e ricercatrice della SUPSI Jenny Assi e il CSR Manager della Cc-Ti Sergio Trabattoni hanno spiegato come il modello sia nato proprio per rispondere a un’esigenza specifica: aiutare le piccole attività a dotarsi di un rapporto di comunicazione e di pianificazione di applicazione semplice, economica ed efficace. In questo senso le testimonianze del direttore di Borgovecchio SA Carlo Crivelli e della direttrice dell’OTR-MB Nadia Lupi hanno confermato come questi aspetti siano stati cruciali nella scelta di valersi di tale piattaforma, condividendo con i presenti le rispettive esperienze, i risultati raggiunti, ma anche i dubbi iniziali e gli elementi critici riscontrati durante il percorso. Entrambi hanno anche evidenziato come, per le aziende nel settore del turismo, tale rapporto permetta di ottenere il riconoscimento Swisstainable Level II. Infine, Walter Bizzozero, esperto in materia di commesse pubbliche, ha presentato le modifiche normative che hanno visto l’inserimento della CSR quale criterio di aggiudicazione con un peso specifico del 4% nella valutazione dell’offerente.

La serata si è conclusa con la presentazione da parte di Guidotti del Bando sostenibilità di ERS-MB che prevede la messa a disposizione di un importo complessivo di 10’000 franchi sull’arco di tre anni a sostegno delle realtà che desiderano valutare il proprio impegno nell’ambito della sostenibilità e della responsabilità sociale tramite il rapporto semplificato e l’eventuale ulteriore Dichiarazione di conformità rilasciata da Cc-Ti e riconosciuta sia dal DFE che dall’ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche. Step importanti che richiedono impegno, ma accessibili a tutti e dai risultati tangibili; da qui la necessità di fare, insieme, piccoli passi concreti.

Serata imprenditori del Comune di Mezzovico-Vira del 06.11.2024

Uniti nel presente per decidere il nostro futuro (COMUNICATO STAMPA)

Serata di grande significato quella del 06 novembre scorso per il Municipio.
Era infatti previsto il tradizionale momento che il Comune di Mezzovico-Vira dedica, dal 2009, con scadenza biennale, agli imprenditori attivi sul suo territorio.
Una serata pensata espressamente per ribadire la vicinanza dell’Autorità politica al proprio mondo industriale e sottolineare il felice connubio con lo stesso sin dai primi anni ’70.

Per rafforzare ancora di più questo sentimento di unione l’incontro è stato organizzato, simbolicamente, in collaborazione con la Camera di Commercio e dell’Industria del Canton Ticino con la presenza sia del suo Direttore Luca Albertoni sia del CSR Manager Gianluca Pagani quali graditi relatori; proprio a sottolineare come la collaborazione e il dialogo tra tutti gli attori potrà contribuire ad affrontare in maniera proattiva il futuro prossimo del mondo economico ed industriale ticinese.

Anche in questa occasione l’interesse suscitato è stato grande, con più di novanta partecipanti in rappresentanza di svariati settori economici,  sicuramente attratti anche dai temi di attualità proposti per questa occasione ovvero “L’andamento dell’economia ticinese in un contesto sempre più instabile” presentato appunto dal Direttore della Camera di Commercio e dell’Industria Luca Albertoni  e “gli strumenti messi a disposizione delle imprese da parte della Camera di commercio per gestire al meglio le questioni legate alla responsabilità sociale delle imprese” esposti dal CSR Manager Gianluca Pagani.

Il Sindaco Mario Canepa, visibilmente soddisfatto per la folta presenza ha voluto sottolineare, a questo proposito <<la determinazione e la forza d’animo che gli imprenditori hanno nel portare avanti, in situazioni non sempre facili, lo scopo aziendale, indicando  inoltre che  << ben conscio della qualificata realtà industriale, che ha fatto conoscere in maniera positiva il nome di Mezzovico-Vira in Ticino, in Svizzera e in molti importanti paesi all’estero,  il Municipio è sempre ricettivo e ben disposto nel sostenere progetti concreti. Occasioni come questa favoriscono il rafforzamento e il dialogo tra ente pubblico e privato; due mondi che, purtroppo e per svariati motivi, viaggiano a velocità diverse>>.

Al termine degli interventi i presenti hanno potuto continuare la serata in maniera conviviale con un ottimo aperitivo-cena offerto, occasione propizia per uno scambio di idee e approfondimento delle conoscenze reciproche, in un clima gioviale e rilassato, tra le diverse realtà economiche e politiche che hanno partecipato alla serata.


Comunicato stampa – Comune di Mezzovico-Vira

La certezza di un tessuto imprenditoriale dinamico è fondamentale per la solidità del Cantone

Comunicato stampa della 106esima Assemblea Generale Ordinaria della Cc-Ti

La Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti) ha tenuto oggi, 20 ottobre 2023, presso l’Espocentro di Bellinzona, la sua 106esima Assemblea generale ordinaria.
L’evento si è svolto con il supporto dei due sponsor principali EFG Private Banking e Swisscom.

Alla presenza di circa 350 partecipanti, l’Assemblea ha confermato all’unanimità la Presidenza di Andrea Gehri per i prossimi quattro anni.  
Nell’Ufficio presidenziale (composto di 21 elementi in rappresentanza di tutti i settori economici del Cantone), Federico Haas, vicepresidente di Hotelleriesuisse Ticino, è stato nominato in sostituzione dell’uscente Lorenzo Pianezzi.

Dopo i lavori assembleari vi sono stati gli interventi del Presidente delle Cc-Ti, Andrea Gehri, del Consigliere di Stato e Direttore del DFE Christian Vitta e del Direttore della Cc-Ti Luca Albertoni. Quest’ultimo ha introdotto, unitamente al Consigliere di Stato e Direttore del DI Norman Gobbi, l’ospite d’onore. Il Comandante di corpo Thomas Süssli, capo dell’esercito svizzero.

La centralità del ruolo dell’imprenditore

Il Presidente Andrea Gehri ha incentrato il suo discorso sul ruolo fondamentale dell’imprenditore nella società. Ruolo purtroppo spesso misconosciuto, malgrado sia centrale per la crescita del paese. Senza l’assunzione di rischi, la spinta innovativa e gli investimenti delle imprese non sarebbe possibile creare e mantenere posti di lavoro. Quindi ne soffrirebbe tutto il paese. Anche le riforme invocate, come la recente proposta del Consiglio di Stato di intervenire su determinate aliquote per le persone fisiche e l’imposizione delle successioni e delle rendite previdenziali, non hanno certo lo scopo di provocare discriminazioni o favorire indebitamente determinati gruppi. Bensì sono essenziali per mantenere interessante il Ticino come terra del “fare impresa”, pena la perdita persone fisiche e aziende fondamentali per finanziare un sistema sempre più “costoso”.

Restano aperti molti fronti carichi di insidie, perché anche per le aziende l’inflazione ha conseguenze importanti e la crescita di molti costi rappresenta una minaccia per tutti. Dalle materie prime, all’energia, passando per i costi creati dalla crescente burocrazia, le incognite per il futuro sono parecchie. Solo permettendo al tessuto imprenditoriale di fare il proprio lavoro e di creare ricchezza per sostenere l’importante meccanismo ridistributivo, sarà possibile superare anche i momenti più difficili.

Il Direttore della Cc-Ti ha dal canto suo aggiunto come nelle altre regioni elvetiche non sia tabù parlare della centralità del ruolo delle aziende e come sia insensata l’ossessione di combattere i ricchi, visto che ad esempio, citando il padre dell’AVS, l’ex Consigliere federale Hans-Peter Tschudi, “I ricchi non hanno bisogno dell’AVS, ma l’AVS ha bisogno dei ricchi”. Aggiungendo che non solo l’AVS ha bisogno di contribuenti forti, bensì tutto il sistema fiscale e finanziario cantonale dipende da loro.

L’impegno del Cantone per rendere il Ticino un luogo sempre più attrattivo e favorevole all’imprenditorialità

Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, Christian Vitta, dopo una panoramica sulla situazione macro-economica attuale, ha rimarcato l’importanza di volgere lo sguardo al futuro, continuando a lavorare per rendere il Ticino un territorio sempre più attrattivo e, in maniera particolare, favorevole all’imprenditorialità. Il Consigliere di Stato si è così soffermato su alcuni fattori che contribuiscono a creare le migliori condizioni quadro e a favorire una crescita economica armoniosa e duratura. Proprio in questo senso, il Cantone continua a lavorare per un quadro fiscale moderno e competitivo, per rafforzare l’innovazione nel nostro territorio, per un mercato del lavoro dinamico e per ritrovare un equilibrio delle finanze pubbliche.
In conclusione, il Consigliere di Stato ha espresso i suoi ringraziamenti alla Camera di commercio in quanto interlocutore prezioso per il Dipartimento delle finanze e dell’economia che permette allo Stato di disporre di vigili antenne a stretto contatto con le realtà economiche del territorio.

Politica di sicurezza e sistema di milizia

L’intervento del Comandante di corpo e Capo dell’esercito svizzero ha sottolineato l’importanza del settore militare come attore economico. Ma soprattutto è stata evidenziata l’importanza del sistema di milizia, essenziale non solo per l’esercito stesso, ma anche perché costituisce un fondamentale elemento di permeabilità tra l’armata e l’economia, molto utile anche per le aziende, soprattutto negli aspetti gestionali. Il Comandante ha poi anche portato qualche riflessione sul ruolo della difesa svizzera nel teso contesto geo-politico internazionale.


L’evento nei media

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Scoprite gli highlights della serata


Approfondimenti

Leggete quanto emerso nelle precedenti Assemblee:

Finanza pubblica e fiscalità: due facce della stessa medaglia

Comunicato stampa – 09.10.2023

È stato presentato oggi uno studio della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI), commissionato dalla Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del cantone Ticino (Cc-Ti), che analizza la struttura della finanza pubblica e del sistema fiscale ticinesi. Si tratta del primo studio di questo genere per il Ticino, ispirato a un lavoro che la Camera di commercio, dell’industria e dei servizi di Ginevra svolge da anni. Lo scopo del lavoro è soprattutto di fotografare la situazione della finanza pubblica con dati oggettivi, per avere uno strumento attendibile anche quando si tratta di discutere di fiscalità e del margine di manovra del Cantone.

Il Presidente della Cc-Ti, Andrea Gehri, ha ribadito che una fiscalità attrattiva incoraggia lo sviluppo economico, perché le aziende, se dispongono di maggiori risorse finanziarie, possono investire e creare impieghi. Con innegabili benefici anche per le finanze pubbliche che permettono quindi anche al cantone di migliorare la propria competitività.

Il Responsabile del Centro di competenze tributarie della SUPSI, Professor Samuele Vorpe, e l’avvocato Francesca Amaddeo, docente-ricercatrice presso lo stesso Centro, hanno illustrato le due parti dello studio. È ad esempio emerso che il gettito fiscale nell’ultimo decennio è aumentato e, malgrado il difficile periodo pandemico, è rimasto sostanzialmente stabile. In questo senso, la situazione della finanza pubblica può essere inquadrata bene con l’indice di sfruttamento fiscale, che mostra come il Ticino, benché Cantone finanziariamente debole, abbia una crescita delle entrate fiscali rispetto al proprio potenziale di risorse. Dato che va rapportato alla costante crescita della spesa pubblica negli ultimi venti anni, che ha più motivi. Sulla struttura fiscale, lo studio ha valutato in particolare il rapporto tra PIL, gettito fiscale ed entrate, gli aspetti di concorrenza intercantonale e intercomunale, l’imposizione delle persone facoltose e dei cosiddetti “globalisti”, come pure su quella dei frontalieri, oltre ovviamente all’imposizione delle persone giuridiche.

Il Direttore della Cc-Ti, Luca Albertoni, ha rilevato come il tessuto economico estremamente dinamico e resistente alle varie crisi degli ultimi anni abbia garantito un’importante sstabilità delle entrate fiscali, ma insufficiente per rispondere a una spesa pubblica che sembra crescere in maniera incontrollata. Per la finanza pubblica emerge quindi soprattutto un problema sul fronte delle uscite e del conseguente indebitamento. Questione che potrebbe essere acuita a causa dell’evoluzione demografica che porta verso una popolazione più anziana e necessitante di maggiori cure e quindi di spese in materia sanitaria, a fronte di una diminuzione dei contribuenti. Anche i nuovi modelli di lavoro, con la crescente richiesta di modelli di occupazione a tempo parziale, vanno monitorati in relazione a possibili effetti fiscali.

Lo studio avrà una cadenza regolare e sarà costantemente aggiornato, in modo da contribuire costruttivamente al sempre vivace dibattito sulla finanza pubblica e sulla fiscalità.


SCARICATE LO STUDIO “Finanza pubblica e fiscalità 2023 Cantone Ticino”

(Questa versione dello studio verrà aggiornata prossimamente in modo definitivo)