Situazione finanziaria del Cantone
Comunicato stampa Cc-Ti del 24 settembre 2026

La crisi del ’29?
No, non quella del 1929. Quella del 2029. E a differenza del grande crollo di un secolo fa, questa non arriverà come un fulmine a ciel sereno: è già scritta nei documenti ufficiali, nelle decisioni votate, nelle leggi approvate.
La conosciamo in anticipo. È proprio questo che rende l’inerzia difficile da giustificare.
Complice un’estate torrida – sul piano meteorologico quanto su quello istituzionale – la questione delle finanze cantonali è scivolata nel dimenticatoio. Un’amnesia collettiva che la Camera di commercio intende interrompere. Bastano poche cifre.
Il punto di partenza: un disavanzo che non è un incidente
Da anni il Cantone convive con disavanzi strutturali, cioè squilibri che non dipendono da eventi eccezionali ma dal rapporto ordinario tra entrate e uscite. La risposta, finora, si è mossa su due binari: la speranza e l’espediente.
La speranza che arrivino sopravvenienze fiscali o utili generosi della Banca nazionale – voci per definizione imprevedibili e non governabili. E gli espedienti: misure raffazzonate alla bell’e meglio, spesso temporanee, spesso di natura puramente contabile, quasi mai strutturali. Si è rinviato, non risolto.
I numeri, resi pubblici lo scorso 4 maggio
Lo studio di Renato Mondada e Samuele Vorpe, presentato nella giornata di studio ufficiale dedicata alla fiscalità e alla finanza pubblica, fotografa la situazione senza indulgenze: 200 milioni all’anno: il disavanzo strutturale “ordinario”, quello con cui il Cantone già convive oggi.
350/400 milioni all’anno: i nuovi oneri che entro il 2029 si aggiungeranno per effetto di decisioni già prese, dal popolo o dagli organi politici competenti. Non ipotesi, non scenari: impegni assunti. 600 milioni all’anno: il totale. Ogni anno. Non una volta sola.
Ed è su quest’ultimo punto che vale la pena fermarsi, perché è quello che sfugge più facilmente. Un disavanzo strutturale non è una buca da riempire una volta: si ripresenta ogni dodici mesi.
Due anni fanno 1,2 miliardi. Tre anni, 1,8 miliardi. Una legislatura intera, 2,4 miliardi. Il debito si accumula.
Ciò che preoccupa di più non sono le cifre
È l’assenza di una risposta. A oggi non esiste – e nemmeno è stata abbozzata – una strategia organica per affrontare il problema. Non un pacchetto di ritocchi, ma una visione d’insieme su quali prestazioni il Cantone vuole e può garantire, con quali risorse e con quale sostenibilità nel tempo.
Il tema avrebbe meritato di stare al centro del dibattito pubblico con ben altro anticipo. Il termine ultimo, ormai, è la discussione sul preventivo e sull’aggiornamento del piano finanziario che saranno presentati in ottobre. Per due ragioni.
La prima è la trasparenza. Cittadini, imprese e istituzioni hanno il diritto di conoscere le conseguenze finanziarie delle decisioni già adottate. Non si tratta di aprire un processo al passato, ma di sapere dove ci si trova.
La seconda è aritmetica politica. Intervenire quando il disavanzo si sarà manifestato nella sua interezza significa rinunciare alla possibilità di scegliere. Chi agisce in anticipo può calibrare, distribuire, negoziare. Chi agisce sotto emergenza subisce decisioni drastiche, disordinate e dolorose, imposte dall’urgenza anziché dal merito.
Come si ricostruisce
Non con una scorciatoia. Occorre studiare, approfondire, costruire il consenso attorno a misure equilibrate e durevoli, inserite in un disegno coerente. Qualche intervento parziale sarà probabilmente ancora inevitabile – ma dovrà essere un ponte verso una soluzione, non un sostituto.
Serve inoltre una regola di elementare responsabilità: prima di assumere nuove spese ricorrenti o nuovi investimenti, le autorità competenti – e i cittadini eventualmente chiamati alle urne – devono essere pienamente informati del quadro finanziario in cui quella decisione si colloca. Votare senza conoscere il conto non è democrazia: è sonnambulismo istituzionale.
Il vero oggetto della discussione
Non sono i conti del 2029. E in fondo non sono nemmeno i conti. È la capacità del Cantone, negli anni a venire, di finanziare le proprie prestazioni, di investire, di rispondere ai bisogni della popolazione. È il margine di manovra delle generazioni che verranno. Il momento per affrontare tutto questo non sarà quando il disavanzo toccherà i 600 milioni. È adesso.

