Etichette e valore in dogana secondo la Corte di giustizia UE

Una recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (UE) chiarisce il trattamento, ai fini del valore in dogana, dei costi relativi alle etichette applicate alle merci. La decisione è di particolare rilievo per le imprese svizzere attive nel commercio internazionale, soprattutto nei casi in cui le etichette siano fornite dall’importatore europeo.

Il caso

La Corte di giustizia dell’Unione europea (causa C-297/23) è stata chiamata a pronunciarsi, nell’ambito di un rinvio pregiudiziale, sulla corretta determinazione del valore in dogana delle merci importate, con specifico riferimento ai costi di etichettatura. La controversia, insorta tra un operatore economico e un’autorità doganale nazionale, riguarda l’inclusione o meno di tali costi nel valore dichiarato in dogana, ai sensi del Codice doganale dell’Unione (CDU).
Nel caso oggetto della controversia, le operazioni di importazione riguardavano alimenti a lunga conservazione confezionati in barattoli e acquistati da fornitori stabiliti in paesi terzi. L’acquirente, stabilito nell’UE, metteva gratuitamente a disposizione dei fornitori, in formato elettronico, i modelli grafici delle etichette da apporre sui prodotti. Tali etichette venivano stampate e applicate direttamente dai fornitori sui barattoli prima dell’esportazione.
I modelli di etichetta erano stati previamente sviluppati da studi di progettazione situati in Germania su incarico e a spese dell’acquirente. Essi costituivano quindi un apporto immateriale fornito dall’acquirente e integrato nel processo di preparazione delle merci destinate all’esportazione verso l’UE.
Al centro del procedimento vi era la mancata inclusione, nel valore in dogana dichiarato, dei costi relativi a tali etichette. L’autorità doganale ha ritenuto che tali costi dovessero essere inclusi nel valore in dogana, mentre l’operatore economico sosteneva la loro estraneità rispetto al prezzo delle merci.

Il principio del valore in dogana

Ai sensi del CDU, il valore in dogana è determinato sulla base del valore di transazione, ossia del prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci. Tale valore deve riflettere il valore economico reale delle merci importate e includere tutti gli elementi che presentano un collegamento con la vendita per l’esportazione verso l’Unione europea.
Nel pronunciarsi sulla questione, la Corte ha ribadito un principio consolidato secondo cui la determinazione del valore in dogana deve basarsi su un approccio sostanziale, che tenga conto della realtà economica dell’operazione e non della sola qualificazione formale dei rapporti contrattuali.

La posizione della Corte

In questo contesto, la Corte ha chiarito che i costi relativi alle etichette devono essere valutati alla luce del loro ruolo nella transazione commerciale. Essi devono essere inclusi nel valore in dogana quando sono fornite dall’importatore e risultano integrate nel processo produttivo o nella preparazione delle merci, quando sono apposte prima dell’importazione e quando costituiscono un elemento necessario per la commercializzazione dei prodotti. In simili circostanze, le etichette rappresentano un apporto dell’acquirente che contribuisce al valore economico delle merci e che, pertanto, deve essere considerato ai fini della determinazione del valore doganale.
Diversamente, i costi di etichettatura possono essere esclusi quando non presentano un collegamento diretto con la vendita per l’esportazione. Ciò si verifica, ad esempio, quando l’etichettatura è effettuata dopo l’importazione, quando non è richiesta dal venditore oppure quando costituisce un’attività autonoma e indipendente rispetto alla transazione commerciale.
Il criterio determinante individuato dalla Corte è dunque l’esistenza di un nesso diretto tra il costo delle etichette e la vendita delle merci per l’esportazione verso l’UE. In presenza di tale nesso, i costi devono essere inclusi nel valore in dogana; in sua assenza, possono essere esclusi.

Implicazioni operative

La sentenza presenta rilevanti implicazioni per le imprese, in particolare sotto il profilo della compliance doganale. Gli operatori economici sono chiamati a verificare con attenzione la struttura delle proprie operazioni, distinguendo tra etichettatura effettuata prima dell’importazione e attività svolte successivamente, nonché a documentare in modo puntuale i flussi di materiali e i rapporti contrattuali.
Una valutazione errata può comportare rettifiche del valore dichiarato, recuperi di dazi e l’applicazione di sanzioni.

Conclusioni

La sentenza conferma che il valore in dogana deve riflettere la sostanza economica della transazione.

Nel caso delle etichette, ciò implica che i costi devono essere inclusi quando esse sono fornite dall’importatore e integrate nella vendita delle merci, mentre possono essere esclusi quando costituiscono un’attività autonoma successiva all’importazione.
La decisione rappresenta quindi un importante chiarimento per gli operatori e rafforza l’esigenza di un approccio rigoroso e documentato nella determinazione del valore in dogana.

“I costi derivanti da prestazioni immateriali di progettazione di modelli di etichette apposte su barattoli per conserve alimentari importati nel territorio dell’Unione europea devono essere aggiunti al prezzo effettivamente pagato o da pagare per tali merci importate, quando tali modelli sono stati elaborati su richiesta e a spese dell’acquirente nel territorio dell’Unione e messi gratuitamente a disposizione dei fornitori in formato elettronico, a condizione che tali modelli presentino uno stretto legame con i contenitori delle merci importate”

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Monica Zurfluh
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USA e rimborsi dei dazi IEEPA: aggiornamento operativo

Nelle ultime settimane, la U.S. Court of International Trade (CIT) ha definito in modo sostanziale il quadro giuridico relativo ai rimborsi dei dazi applicati ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Gli ordini del 4, 20 e 27 marzo 2026 hanno progressivamente ampliato il perimetro delle importazioni interessate, mentre l’ordine del 1° aprile 2026 ha chiarito un aspetto fondamentale per le imprese: il diritto al rimborso è ormai ampiamente riconosciuto, ma le modalità operative per ottenerlo non sono ancora pienamente definite.

Principi giuridici consolidati

Dallla lettura coordinata degli ordini del 4 marzo 2026, del 20 marzo 2026 rispettivamente del 27 marzo 2026 nel caso Atmus Filtration, Inc. v. United States emergono tre principi oggi sostanzialmente acquisiti:

  • le importazioni non ancora liquidate devono essere definite senza applicazione dei dazi IEEPA
  • le importazioni già liquidate ma non definitive devono essere oggetto di reliquidazione con eliminazione degli stessi
  • anche le dichiarazioni definitivamente liquidate devono essere reliquidate senza dazi IEEPA.

Quest’ultimo punto rappresenta un’evoluzione particolarmente significativa rispetto al quadro tradizionale, in quanto estende il diritto al rimborso – peraltro con interessi – anche oltre la definitività della liquidazione..

Attuazione pratica: una fase ancora transitoria

L’ordine del 1° aprile 2026 non incide su tali principi, ma evidenzia che la loro attuazione concreta è ancora in corso.

In particolare:

  • non è stata ancora individuata una soluzione operativa per la gestione delle dichiarazioni definitivamente liquidate;
  • il sistema amministrativo deputato ai rimborsi è ancora in fase di sviluppo;
  • l’accesso ai rimborsi sarà inizialmente limitato a specifiche categorie di dichiarazioni.

Ne deriva che, allo stato attuale, il tema centrale per le imprese non è più il riconoscimento del diritto, bensì la possibilità concreta di esercitarlo.

Il sistema di rimborso CBP: ACE e sviluppo funzionalità CAPE

La U.S. Customs and Border Protection (CBP) sta sviluppando il sistema CAPE (Consolidated Administration and Processing of Entries) nell’ambito della piattaforma ACE, con avvio della prima fase previsto per il 20 aprile 2026.

l sistema consentirà la gestione centralizzata delle richieste di rimborso, includendo:

  • un portale per la presentazione delle istanze;
  • processi di elaborazione massiva;
  • attività di revisione e reliquidazione;
  • emissione dei rimborsi.

Tuttavia, nella fase iniziale:

  • il sistema coprirà, nella fase iniziale, le dichiarazioni non ancora liquidate o ancora suscettibili di reliquidazione, nonché quelle tecnicamente idonee alla certificazione per rimborso nell’ambito della Phase 1;
  • le casistiche più complesse, tra cui le dichiarazioni definitivamente liquidate, richiederanno lo sviluppo di funzionalità aggiuntive e non sono ancora coperte operativamente;
  • ulteriori funzionalità sono previste, ma risultano allo stato attuale in fase di sviluppo e non ancora disponibili.

La modalità di rimborso per via elettronica è obbligatoria per qualsiasi dazio pagato in eccesso dal 6 febbraio 2026 (vedasi anche la FAQs e le istruzioni della CBP).

Il nodo delle dichiarazioni definitivamente liquidate

Il principale elemento di incertezza riguarda le dichiarazioni per le quali la liquidazione è già divenuta definitiva.

Se da un lato la CIT ha affermato il principio della loro inclusione nel perimetro dei rimborsi, dall’altro lato l’ordine del 1° aprile chiarisce che non esiste ancora un meccanismo operativo per dare attuazione a tale principio

Si tratta, pertanto, dell’area più delicata per le imprese, che richiederà particolare attenzione nei prossimi sviluppi.

Il ruolo del protest nel nuovo contesto

In questo scenario, il ruolo del protest doganale ai sensi del 19 U.S.C. §1514 deve essere riconsiderato.

L’introduzione del sistema CAPE potrebbe, nel medio periodo, ridurne la centralità. Tuttavia, nella fase attuale, il protest mantiene una funzione di tutela, in particolare:

  • nei casi non ancora coperti dal sistema CAPE;
  • in presenza di incertezze operative;
  • per le dichiarazioni prossime alla definitività.

L’ordine del 1° aprile richiama espressamente i rimedi previsti da tale disposizione, proprio in considerazione del fatto che il sistema amministrativo non è ancora completo.

Può inoltre essere valutata, in funzione delle circostanze specifiche, un’azione giudiziaria presso la CIT. Tale iniziativa, pur non obbligatoria, può costituire una forma di tutela aggiuntiva in presenza di situazioni particolarmente complesse o non ancora chiaramente disciplinate sul piano operativo, offrendo un presidio giurisdizionale rispetto a eventuali criticità o limiti del sistema amministrativo.

Implicazioni operative per le imprese

Alla luce di quanto sopra, le imprese devono adottare un approccio strutturato e prudente.

In particolare, è opportuno:

  • mappare le dichiarazioni interessate, distinguendo tra posizioni non liquidate, non definitive e definitive;
  • predisporre e verificare i dati necessari ai fini del ricalcolo;
  • assicurare la piena operatività nei sistemi ACE e nei meccanismi di pagamento elettronico
  • monitorare i termini e le opzioni di tutela, in particolare per le posizioni ancora aperte;
  • valutare, ove necessario, il ricorso agli strumenti giurisdizionali disponibili.

Conclusioni

Le decisioni della CIT hanno ormai chiarito il quadro giuridico dei rimborsi dei dazi IEEPA, riconoscendo un perimetro ampio che include anche le dichiarazioni definitivamente liquidate.

Tuttavia, l’ordine del 1° aprile 2026 evidenzia che l’attuazione operativa è ancora in fase di sviluppo e che permangono importanti elementi di incertezza.

In questo contesto, le imprese sono chiamate a muoversi su un doppio piano:

  • da un lato, prepararsi al nuovo sistema amministrativo;
  • dall’altro, continuare a gestire attivamente i profili giuridici e procedurali.

Il passaggio a un sistema di rimborso strutturato è avviato, ma non ancora completato.

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Difetti di costruzione – Nuove disposizioni federali in vigore dal 1° gennaio 2026

Il 1° gennaio 2026 sono entrate in vigore importanti modifiche al Codice delle obbligazioni (CO) e, in parte, al Codice civile (CC) in materia di difetti di costruzione. Le nuove disposizioni, adottate dal Parlamento federale nel dicembre 2024, mirano a rafforzare la certezza del diritto e a chiarire diritti e obblighi nei contratti di appalto e di compravendita immobiliare.

Le principali novità in sintesi

Le nuove regole non si applicano automaticamente ai contratti conclusi prima del 1° gennaio 2026, salvo modifiche successive o rinvii espliciti alla nuova legislazione.

Segnalazione dei difetti: termine di 60 giorni
Per le opere immobiliari, i difetti – siano essi palesi o occulti – devono essere segnalati entro 60 giorni dalla consegna dell’opera o dalla scoperta del difetto.
Questo termine è imperativo e non può essere ridotto contrattualmente, sostituendo il precedente obbligo di segnalazione “immediata”.

Diritto alla riparazione gratuita
Per le nuove costruzioni e per gli edifici con meno di due anni, non è più possibile escludere contrattualmente il diritto alla riparazione gratuita dei difetti.
Le clausole che limitano o escludono preventivamente questo diritto sono ora nulle.

Termine di prescrizione
Il termine di prescrizione per i difetti di costruzione rimane fissato a cinque anni. Non può essere abbreviato a svantaggio del committente o dell’acquirente, ma può essere esteso contrattualmente a loro favore.

Estensione ai contratti di compravendita con obbligo di costruzione
Le nuove disposizioni si applicano anche ai contratti di acquisto di fondi con costruzioni da realizzare o realizzate nei due anni precedenti la vendita. In questi casi, gli acquirenti beneficiano degli stessi diritti previsti nel contratto d’appalto, in particolare per quanto riguarda segnalazione dei difetti e riparazione gratuita.

Adeguamenti della norma SIA 118
La revisione del diritto federale ha comportato adeguamenti alla norma SIA 118, che in parte faceva ancora riferimento alla segnalazione “immediata” dei difetti. La SIA ha pertanto pubblicato specifici errata corrige e integrazioni per garantire coerenza con la nuova legislazione.

Implicazioni pratiche

Le nuove disposizioni comportano in particolare che:

  • contratti e condizioni generali dovranno essere verificati ed eventualmente adeguati;
  • non sono più ammissibili limitazioni contrattuali al diritto di riparazione o riduzioni dei termini legali;
  • assume un’importanza crescente una documentazione accurata dei lavori (collaudi, verbali, tracciabilità).

Ulteriori informazioni

OltreconfiniTi – Estage

La piattaforma promossa dalla Cancelleria dello Stato e dalla Divisione dell’economia con l’obiettivo di mettere in contatto le aziende del territorio con i talenti ticinesi che studiano o lavorano fuori Cantone.

OltreconfiniTi è la piattaforma del Cantone Ticino dedicata all’emigrazione ticinese nel mondo. Nato nel 2013, il progetto si è espanso grazie al supporto della Divisione dell’economia e oggi si rivolge a studenti e professionisti ticinesi che hanno intrapreso un percorso formativo o lavorativo fuori Cantone.

OltreconfiniTi si rivolge a chi, arricchitosi di nuove esperienze e con uno sguardo aperto oltre i confini cantonali, desidera costruire il proprio futuro professionale e personale in Ticino.

Tra i suoi obiettivi vi è quindi anche quello di presentare quanto offre il Ticino come Cantone innovativo, attrattivo e competitivo, con aziende all’avanguardia e istituti di ricerca riconosciuti mondialmente, nonché le opportunità professionali presenti sul territorio.

All’interno di OltreconfiniTi si inserisce anche Estage, una piattaforma dedicata agli studenti universitari ticinesi iscritti oltre Gottardo o all’estero che desiderano vivere un’esperienza professionale in Ticino e allacciare contatti utili per il proprio futuro. Estage raccoglie ogni anno numerose opportunità di stage retribuiti, sia estivi sia di lunga durata, offerte da imprese e dai servizi dell’Amministrazione cantonale.

Dal 2017, Estage ha proposto circa 700 opportunità di stage, permettendo ad aziende e istituzioni di entrare in contatto con giovani talenti ticinesi qualificati e motivati. Allo stesso tempo, la piattaforma offre agli studenti la possibilità di acquisire un’esperienza professionale in Ticino, rafforzando il loro legame con il territorio e favorendo un inserimento attivo nel tessuto economico cantonale.

Per incentivare ulteriormente gli scambi, è stato creato il gruppo LinkedIn “OltreconfiniTi – Estage: il Ticino e i ticinesi in tutto il mondo”, che permette di informare gli utenti in modo tempestivo attraverso contenuti regolari dedicati a quanto offre il Ticino, anche in termini di opportunità di stage o lavorative.

Le aziende possono contribuire attivamente segnalando uno stage o un’offerta di lavoro inviando una comunicazione all’indirizzo oltreconfiniti@ti.ch. Le offerte verranno poi condivise nel Gruppo LinkedIn “OltreconfiniTi – Estage: Il Ticino e i ticinesi in tutto il mondo” e, per quanto riguarda gli stage, anche sul sito www.ti.ch/estage.

Valorizzare i ticinesi che si impegnano nella loro formazione o nella loro attività professionale oltre i confini cantonali e riportare questo capitale intellettuale sul nostro territorio è un investimento a lungo termine, con benefici per i talenti stessi, per le aziende e per l’intero Cantone.


Stefano Rizzi, Direttore della Divisione dell’economia

FLYER

Un salario presuppone lavoro…

Si parla spesso, forse troppo, delle condizioni di lavoro che, secondo taluni, sarebbero all’origine di tutti i mali della società.

Eppure, è fattualmente dimostrato che le aziende, anche nel periodo post-pandemico, hanno predisposto strumenti diversificati per offrire condizioni di lavoro sempre più attrattive, anche nell’ottica di reperire più facilmente la manodopera necessaria.
Provvedimenti che hanno anche permesso, ad esempio, di diminuire il numero di infortuni registrati sul luogo di lavoro (contrariamente a quelli che avvengono durante il tempo libero).
Nonostante questo, sono cresciute le assenze, che dal 2010 al 2024 sono passate da 6,3 a 8,5 giorni all’anno per posto di lavoro a tempo pieno.
Non si tratta di colpevolizzare nessuno, ma va evidenziato che questo incremento corrisponde a una settimana e mezzo di assenza dal lavoro che comporta un maggiore onere organizzativo per le imprese, con collaboratrici e collaboratori chiamati a ore supplementari (che dovranno essere recuperate) e possibili aumenti dei premi assicurativi.

L’aumento delle assenze viene spesso attribuito esclusivamente alle condizioni lavorative, considerate come la sola causa di malattia. Pur riconoscendo che l’ambiente di lavoro è diventato più competitivo, talvolta più aggressivo e stressante, una simile affermazione risulta eccessivamente generica rispetto alla complessità della realtà attuale. Negli ultimi trent’anni la durata del lavoro si è leggermente ridotta, mentre sono aumentate significativamente le ferie, le opportunità di lavoro a tempo parziale e l’utilizzo del telelavoro, favorendo maggiore flessibilità. Inoltre, è cresciuta la disponibilità di congedi retribuiti, quali quelli per paternità (o altro genitore), adozione, assistenza a figli gravemente malati, ospedalizzazione di neonati e attività giovanili extrascolastiche. Questi strumenti, che non sono in discussione, stanno a loro volta alimentando il dibattito su ulteriori forme di congedo retribuito, tra cui il congedo parentale, quello mestruale, per burnout o per situazioni particolari della vita come separazione, trasloco, crisi personale, nonché per impegno climatico (argomento ormai utilizzato in ogni contesto).

Come già evidenziato, le trasformazioni sociali impongono inevitabilmente rilevanti mutamenti anche nell’ambito lavorativo. Gravare però le aziende di continue rivendicazioni onerose è eccessivo. Le difficoltà nella conciliazione tra vita professionale e familiare, la rigidità dei rapporti gerarchici o lo stress generato da richieste aziendali elevate sono fattori significativi, ma non possono essere considerati gli unici elementi in gioco. Vi sono infatti anche dimensioni strutturali della società e scelte individuali che hanno una rilevanza importante. Trascurare tali aspetti e ritenere legittima ogni pretesa dei dipendenti di percepire una retribuzione senza fornire una prestazione equivale a ignorare il principio fondamentale del contratto di lavoro: il salario è corrisposto quale controprestazione dell’attività lavorativa svolta. In altre parole, accanto ai diritti tutelati, esistono anche precisi doveri.

Swiss Medtech Ticino: un’eccellenza che fa battere il cuore dell’economia

Swiss Medtech Ticino, antenna regionale dell’associazione nazionale delle aziende del settore medicale, Swiss Medtech, si è distinta in soli tre anni per un’attività accurata, lungimirante e aver saputo intercettare in pieno le necessità della comunità imprenditoriale ticinese.

Michele Merazzi, Segretario Swiss Medtech Ticino e COO Cc-Ti

In questo breve periodo, infatti, la giovane sezione ticinese ha saputo cogliere i segnali e le necessità di questo dinamico comparto, diventando sia voce autorevole di questo settore che sostegno ad un ambito chiave dell’economia del nostro territorio.
Si contano un centinaio di attori, tra diretti ed indiretti, di cui oltre la metà, in pochi anni, si è riconosciuta nelle attività associative, condividendone i valori fondanti che spaziano dall’innovazione a favore della salute all’eccellenza tecnologica, passando per il ruolo chiave dell’imprenditoria all’interno della comunità e del mondo economico.

La sede di Swiss Medtech Ticino è presso la Camera di commercio dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino, che ne gestisce il segretariato su mandato dell’associazione nazionale. Questa collaborazione permette di promuovere una cultura dell’innovazione ampia e inclusiva, coinvolgendo attivamente scuole, università e media locali. Attraverso workshop, testimonianze e campagne informative si è favorita la partecipazione di un pubblico più ampio e diversificato, rendendo il settore medtech più accessibile e “vicino” per tutti.

La presenza ottimale sul territorio si è trasformata da qualcosa di distante e astratta, a una realtà concreta del Cantone, in grado di rispondere ai bisogni e generare valore reale. Il valore aggiunto del settore medtech è ciò che lo fa primeggiare: un’industria di qualità che attira nuovi talenti e investimenti, consolidando il suo ruolo chiave nello sviluppo economico e sociale.

Sempre pronti alle sfide

Fare medtech in Svizzera e in Ticino significa beneficiare di un ambiente favorevole, di una rete di competenze altamente specializzate e di una reputazione di eccellenza internazionale.
Nonostante le forti incertezze sullo scenario globale, questi elementi rendono il territorio particolarmente attrattivo per lo sviluppo e la crescita di imprese che vogliono distinguersi sul mercato internazionale.
Lo sviluppo e la competitività a livello internazionale producono sinergie tra diversi attori, favorendo l’adozione rapida di soluzioni su misura per il mercato della salute.
Le principali sfide derivano dalla complessità delle normative internazionali, dalle barriere doganali e dai requisiti specifici dei mercati esteri e non ultimo dalla crescente attrattività della vicina penisola, dove il settore medicale è in fortissima crescita.
Questi fattori richiedono alle imprese un continuo sforzo di adattamento e strategie di internazionalizzazione ben definite per restare competitive e accedere con successo ai mercati su cui si proiettano.
Oltre alle sfide dell’export, le aziende si confrontano anche con problematiche specifiche all’interno dei diversi cantoni svizzeri, dove le differenze normative e amministrative possono complicare la gestione su scala nazionale.
È fondamentale quindi una profonda conoscenza delle leggi locali e una notevole capacità di adattamento per garantire efficienza operativa e conformità normativa.
In questo quadro di incertezze e che muta rapidissimamente, Swiss Medtech Ticino vuole anche essere un baluardo dello spirito associativo che vede nelle sinergie e nel lavoro di squadra, esteso a tutti gli attori privati e pubblici, uno strumento per rafforzare e supportare questo settore economico.

Un ecosistema dinamico e collaborativo

La Svizzera occupa una posizione di rilievo nel settore medtech, distinguendosi sia per le percentuali di produzione che di esportazione rispetto ai paesi limitrofi come Germania, Austria e Italia, oltre che rispetto al resto d’Europa. Si posiziona ai vertici europei sia per la produzione sia per l’export di dispositivi e tecnologie mediche, esportando circa il 75-80% della produzione totale (contro il 65% della Germania, 60% dell’Austria e 55% dell’Italia).
Sul fronte della produzione, la Svizzera rappresenta circa il 10% del valore totale europeo nel comparto, nonostante la popolazione sia significativamente inferiore rispetto ai paesi vicini. La Germania è primo produttore europeo con il 30% del totale, seguita dall’Italia con circa il 15% e dall’Austria con il 5%. Queste percentuali confermano la solidità e la leadership della Svizzera anche a livello europeo, grazie a competenze specialistiche, innovazione continua e una forte propensione all’export.

In Svizzera il settore si presenta come una realtà dinamica e in costante sviluppo, con aziende che si distinguono per approccio innovativo e capacità di collaborazione con enti di ricerca e istituzioni sanitarie. Questo ecosistema favorisce lo sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate, rispondendo in modo efficace alle esigenze del settore sia a livello locale che internazionale.

Il successo del settore poggia su infrastrutture di alta qualità, ricerca scientifica all’avanguardia e un forte legame tra università e industria: il settore medicale, infatti, si poggia infatti su concetti cardine dell’economia svizzera, quali l’innovazione e l’altissimo valore aggiunto.
Queste condizioni offrono opportunità di crescita e networking sia per startup, sia per aziende consolidate, creando reti collaborative e facilitando l’accesso ai mercati.

Dietro ogni progresso nella tecnologia medica c’è una visione che unisce competenza, affidabilità e responsabilità, creando un sistema industriale capace di trasformare la ricerca in soluzioni concrete, scalabili e orientate al futuro della sanità.
La tecnologia più avanzata è quella che genera fiducia, migliora i processi e contribuisce a un sistema sanitario più efficiente, sicuro e umano.
Dietro ogni dispositivo, soluzione e progresso c’è un modello virtuoso fatto di investimenti in ricerca, filiere produttive di alta qualità e competenze che si formano e consolidano sul territorio.

Un investimento nel futuro della salute

Mantenere questo settore in Svizzera significa preservare know-how, posti di lavoro e capacità di innovare in modo responsabile e sostenibile.
In un contesto globale sempre più competitivo, la tecnologia medica svizzera rappresenta un vantaggio strategico che rafforza l’autonomia del sistema sanitario, sostiene l’economia e posiziona la Svizzera come punto di riferimento internazionale, per crescita economica e centralità del paziente, innovazione globale e radici solide nel territorio.
È un investimento nel futuro della salute, dell’economia e del Paese, uno dei settori che definisce l’identità nazionale: una scelta strategica e responsabile verso le generazioni future.
Scenario internazionale e l’attrattività legata anche alla stabilità della Svizzera e del Ticino.
Un modello, fondato su investimenti in ricerca e sviluppo, filiere produttive di eccellenza e know-how consolidato sul territorio, permette di trasformare l’innovazione in soluzioni affidabili e sicure.
Mantenere questo settore in Svizzera significa preservare molto più che una capacità produttiva: significa tutelare competenze strategiche, posti di lavoro qualificati e la possibilità di innovare secondo standard elevati di qualità, sicurezza ed etica.
In un contesto globale sempre più competitivo e instabile, la tecnologia rappresenta anche un elemento di resilienza, rafforzando l’autonomia del sistema sanitario, riducendo le dipendenze critiche e consolidando il ruolo della Svizzera come partner credibile e affidabile a livello internazionale. Un equilibrio che va riconosciuto, sostenuto e difeso con visione.

Il settore medtech in Svizzera, in Ticino, è un patrimonio da proteggere, una responsabilità da custodire e una visione di futuro da condividere.


Swissness: precisata la prassi sull’uso della croce svizzera nei prodotti industriali

Una maggiore flessibilità per le imprese che sviluppano in Svizzera e producono all’estero, senza modificare i criteri dello “Swiss made”. La nuova prassi dell’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI) riconosce il ruolo della ricerca e sviluppo, ma introduce condizioni rigorose per evitare effetti ingannevoli e preservare la credibilità del marchio Svizzera.

Un adeguamento alla trasformazione delle catene del valore

L’IPI ha pubblicato una precisazione della propria prassi in materia di Swissness, con l’obiettivo di adeguare l’interpretazione normativa all’evoluzione delle catene globali del valore. In un contesto segnato dalla forza del franco e da crescenti pressioni commerciali internazionali, molte imprese svizzere hanno progressivamente delocalizzato le fasi produttive, mantenendo però in Svizzera attività strategiche quali ricerca, sviluppo e design.

La nuova impostazione tiene conto di questa realtà, offrendo alle aziende uno spazio di manovra più ampio nella comunicazione dell’origine delle proprie competenze, senza tuttavia modificare i principi legali esistenti.

Nessuna modifica allo “Swiss made”, ma apertura su “Swiss Engineering”

I criteri legali per l’utilizzo dell’indicazione “Swiss made” restano infatti invariati. Per i prodotti industriali continua a essere necessario che almeno il 60% dei costi di produzione sia sostenuto in Svizzera e che una fase essenziale della fabbricazione avvenga nel Paese.
La novità riguarda invece i casi in cui tali condizioni non sono soddisfatte, ma una parte sostanziale del valore aggiunto, in particolare in termini di ricerca e sviluppo, è generata in Svizzera. In queste situazioni, l’IPI ammette ora l’uso della croce svizzera in combinazione con diciture come “Swiss Engineering” o “Swiss Research”. Si tratta di un cambiamento rilevante sotto il profilo del marketing, che consente di valorizzare l’origine svizzera dell’innovazione senza attribuire al prodotto una Swissness integrale.

Condizioni formali stringenti e ambito di applicazione

La maggiore flessibilità è accompagnata da requisiti precisi volti a evitare qualsiasi rischio di inganno. La croce svizzera deve essere inserita esattamente tra le parole della dicitura e non può avere dimensioni superiori a quelle del carattere tipografico. In questo modo si garantisce che il consumatore non percepisca il simbolo come un’indicazione della provenienza complessiva del prodotto.
La precisazione si applica ai prodotti industriali soggetti alla disciplina generale Swissness e non ai prodotti disciplinati da normative settoriali specifiche, in particolare nei comparti dell’orologeria e dei cosmetici (o ancora dei prodotti alimentari, per i quali la legislazione Swissness prevede criteri specifici e distinti rispetto ai prodotti industriali). Parimenti, essa non ha effetti sulle regole di origine preferenziale applicabili nell’ambito degli accordi di libero scambio o di origine non preferenziale in ambito doganale, trattandosi esclusivamente di una questione di indicazioni di provenienza e di diritto dei segni distintivi.

Il caso On e la genesi della nuova prassi

Un elemento determinante per l’evoluzione della prassi è stato il caso che ha coinvolto la società zurighese On. L’azienda, attiva nel settore delle calzature sportive, sviluppa i propri prodotti in Svizzera ma li produce all’estero. Il contenzioso con le autorità ha contribuito a chiarire le condizioni alle quali è possibile utilizzare la croce svizzera in combinazione con riferimenti all’ingegneria svizzera.
Questo caso ha messo in evidenza la crescente distanza tra luogo di produzione e luogo di creazione del valore, spingendo l’autorità a precisare la propria prassi.

Implicazioni pratiche per le imprese esportatrici

Dal punto di vista operativo, la precisazione dell’IPI offre nuove opportunità per le imprese che mantengono in Svizzera attività ad alto valore aggiunto, pur producendo all’estero. Essa consente una comunicazione più sfumata e aderente alla realtà industriale contemporanea.
Allo stesso tempo, richiede un’attenzione particolare alla conformità. È fondamentale distinguere chiaramente tra “Swiss Made” e indicazioni quali “Swiss Engineering”, evitando qualsiasi ambiguità nella presentazione del prodotto. L’assenza di una definizione esaustiva di tali concetti implica inoltre un potenziale margine di incertezza, che potrà essere chiarito solo attraverso la prassi o eventuali decisioni giudiziarie.

Conclusioni

La revisione della prassi non implica un allentamento dei controlli: le autorità svizzere continuano infatti a contrastare con decisione gli abusi. Di fatto, la precisazione dell’IPI rappresenta un intervento pragmatico che cerca di conciliare esigenze fondamentali quali l’adattamento alle dinamiche dell’economia globale, la salvaguardia della credibilità del marchio Svizzera e la valorizzazione della Svizzera come hub di innovazione. Per le imprese esportatrici, si tratta di un’evoluzione significativa, che offre nuove possibilità ma introduce anche nuove sfide in termini di compliance comunicativa e reputazionale.
Per le imprese ticinesi e svizzere attive sui mercati internazionali, sarà infatti essenziale:

  • distinguere chiaramente tra origine preferenziale, non preferenziale e posizionamento di marketing (“Swissness” )
  • adottare strategie di branding conformi e difendibili
  • monitorare l’evoluzione giurisprudenziale su concetti ancora aperti.

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Mobilità elettrica: la via più efficiente e strategica per il futuro energetico svizzero 

In un contesto internazionale segnato da crescenti incertezze geopolitiche e dalla necessità di ridurre l’impatto ambientale dei trasporti, il tema della mobilità elettrica assume un ruolo sempre più centrale nel dibattito pubblico e politico. A spingere verso questa direzione non è soltanto la volontà di diminuire le emissioni, ma anche un dato tecnico difficilmente contestabile: i veicoli elettrici sono nettamente più efficienti rispetto a quelli dotati di motore a combustione interna.

L’efficienza: il vero punto di svolta

La differenza tra i due sistemi di propulsione è sostanziale. Mentre un motore a benzina o diesel trasforma in movimento solo una piccola parte dell’energia contenuta nel carburante — secondo stime comunemente accettate, tra il 20% e il 30% — un motore elettrico raggiunge efficienze dell’80–90%. Il resto, nel caso dei motori tradizionali, si disperde sotto forma di calore e attriti,  contribuendo a un’enorme quota di spreco energetico strutturale. Al contrario, l’auto elettrica sfrutta in modo molto più razionale l’energia che consuma. Per percorrere lo stesso tragitto richiede quindi molta meno energia primaria, riducendo il consumo complessivo di risorse e migliorando la sostenibilità del sistema dei trasporti.
Questa differenza si traduce non solo in un vantaggio tecnico, ma anche in una maggiore consapevolezza energetica. Un sistema basato su tecnologie efficienti incoraggia infatti un utilizzo più responsabile delle risorse, riducendo gli sprechi e ottimizzando la domanda elettrica grazie a sistemi intelligenti di gestione e ricarica.

La fragilità della dipendenza dai carburanti fossili

Sul piano strategico, la Svizzera deve confrontarsi con un ulteriore fattore determinante: la totale dipendenza dall’estero per quanto riguarda petrolio e gas naturale. Non esistono sul territorio nazionale riserve significative di combustibili fossili e l’intero approvvigionamento dipende da fornitori stranieri. In tempi di stabilità questo legame può sembrare gestibile. Ma in un mondo in cui i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno già dimostrato la vulnerabilità delle catene energetiche globali, affidarsi a risorse importate diventa un rischio. Le fluttuazioni dei prezzi, le tensioni commerciali o eventuali interruzioni delle rotte di rifornimento possono incidere rapidamente sul costo della mobilità e sulla sicurezza energetica del Paese.

Elettricità: l’unica energia davvero svizzera

In questo quadro, l’elettricità rappresenta un asset strategico. A differenza dei carburanti fossili, può essere prodotta quasi interamente in Svizzera, grazie a un mix di fonti che include idroelettrico, fotovoltaico, biomassa ed eolico. La crescente diffusione degli impianti solari domestici e industriali, unita alle tecnologie di accumulo, consente inoltre di incrementare ulteriormente la quota di energia rinnovabile disponibile. La mobilità elettrica diventa così non solo una scelta ecologica, ma anche un modo concreto per rafforzare l’indipendenza energetica del Paese, riducendo la vulnerabilità ai mercati globali.

Ricarica bidirezionale: l’auto come parte della rete energetica

Un ulteriore elemento di innovazione arriva oggi dalla ricarica bidirezionale, già introdotta da alcuni marchi tedeschi presenti sul mercato svizzero. Questa tecnologia permette all’auto non solo di assorbire energia, ma anche di restituirla. I vantaggi sono molteplici:

  • l’auto può alimentare una casa in caso di necessità;
  • può immagazzinare l’energia solare prodotta in eccesso durante il giorno e rilasciarla nelle ore serali e notturne;
  • nei sistemi più avanzati, può addirittura contribuire alla stabilità della rete elettrica nazionale.

Se abbinata a un impianto fotovoltaico, la vettura diventa una sorta di batteria mobile, trasformandosi da semplice mezzo di trasporto a elemento attivo dell’ecosistema energetico domestico e nazionale.

La scelta più logica per il futuro

Considerando la maggiore efficienza dei motori elettrici, la riduzione degli sprechi, la possibilità di produrre localmente l’energia necessaria e i progressi tecnologici come la ricarica bidirezionale, la conclusione appare chiara: la mobilità elettrica è oggi la strada più razionale e strategica per la Svizzera. Non è soltanto una questione ambientale. È una scelta di sicurezza energetica, di autonomia, di efficienza e di modernizzazione del sistema Paese. In un mondo in rapida trasformazione, l’elettrico non rappresenta un’alternativa marginale, ma una delle leve principali per costruire un futuro più sostenibile, resiliente e tecnologicamente avanzato.


A cura di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti

Approfondimenti giuridici

Schede redatte dall’Avv. Michele Rossi, Delegato alle relazioni esterne Cc-Ti.

Licenziamento in caso di malattia circoscritta al contesto lavorativo

Il Tribunale federale ha stabilito che la protezione contro il licenziamento prevista in caso di malattia non si applica se l’incapacità lavorativa è limitata al posto di lavoro attuale. Un ufficiale dell’esercito svizzero, sospeso per aver fornito informazioni errate su attività accessorie, ha contestato il licenziamento sostenendo di essere in malattia. Tuttavia, i certificati medici indicavano che il disagio era legato esclusivamente all’ambiente lavorativo specifico, non a una condizione generale di salute. La Corte ha ritenuto che, in assenza di mobbing o violazioni gravi da parte del datore, non vi fosse obbligo di ricollocazione. Inoltre, ha chiarito che il licenziamento è legittimo se il dipendente è idoneo a lavorare altrove. La decisione segna un punto fermo nella giurisprudenza: la malattia deve essere valutata nella sua portata e, se circoscritta al contesto lavorativo, non giustifica la sospensione del licenziamento.

(sentenza 1C_595/2023)


Appalti pubblici: non si può escludere a priori il lavoro temporaneo

Con una decisione del 2025, il Tribunale federale ha annullato una norma del Cantone di Neuchâtel che limitava l’impiego di personale temporaneo negli appalti pubblici. La legge cantonale imponeva soglie rigide (es. massimo 20% di interinali nei cantieri), indipendentemente dalle esigenze reali del progetto o dalle qualifiche dei lavoratori. La Corte ha ritenuto che tale restrizione violasse il contratto intercantonale sugli appalti pubblici, cui aderiscono tutti i Cantoni. Ha sottolineato che il lavoro temporaneo è una forma legale e regolamentata, tutelata da contratti collettivi e dalla legge federale sul collocamento. Escluderlo a priori rappresenta una discriminazione ideologica e non una misura volta a garantire la qualità delle prestazioni. La sentenza riafferma il principio di libertà economica e tutela la flessibilità del mercato del lavoro, riconoscendo il ruolo del lavoro temporaneo come strumento utile e socialmente protetto.

(sentenza 2C_587/2023)

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Un’edizione di successo per la Giornata dell’Informatica

L’evento ha fatto scoprire al pubblico le opportunità delle professioni ICT. 30 giovani apprendisti si sono inoltre sfidati, mettendo alla prova le loro competenze.

Si è svolta sabato 14 marzo presso il Mercato Resega di Canobbio la quarta edizione della “Giornata dell’Informatica”, promossa e organizzata dall’associazione ICT-Formazione Professionale Svizzera italiana in collaborazione con il progetto Millestrade. Una manifestazione di successo all’insegna della scoperta delle professioni digitali e pensata per avvicinare ragazze e ragazzi delle scuole medie alle professioni ICT, con un’attenzione particolare alla loro crescente versatilità e ai molteplici ambiti di applicazione.

La Giornata dell’Informatica ha offerto a ragazze e ragazzi, famiglie e visitatori interessati l’opportunità di avvicinarsi concretamente al mondo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, mostrando come le competenze digitali trovino applicazione in ambiti professionali sempre più diversificati, dall’industria e i servizi finanziari alla sanità, dall’amministrazione pubblica alla logistica, fino ai settori di formazione e creatività digitale. Attraverso laboratori pratici, dimostrazioni e attività interattive, il pubblico ha potuto confrontarsi direttamente con professionisti, docenti e apprendisti, scoprendo la pluralità di percorsi formativi e sbocchi professionali che caratterizzano oggi il settore.

Il tema della versatilità delle professioni ICT si inserisce in un contesto di grande attualità. Secondo recenti studi di ICT-Formazione professionale Svizzera, entro il 2033 sarà necessario formare ulteriori 54’400 professionisti ICT per garantire capacità d’innovazione e competitività a lungo termine. Un dato che conferma il ruolo centrale della formazione professionale e dell’apprendistato come vie privilegiate di accesso al mondo del lavoro digitale e che rende ancora più rilevante l’impegno nell’orientamento delle nuove generazioni verso competenze trasversali sempre più richieste dall’economia.

Elemento di grande richiamo della manifestazione sono stati i campionati regionali ICT, che hanno visto la partecipazione di oltre 30 giovani apprendisti ICT provenienti dalla Svizzera italiana. Le competizioni, giunte alla loro quinta edizione, hanno offerto ai partecipanti un palco privilegiato per mettere in luce talento e competenze in tre categorie informatiche: cloud computing, web technologies e software solutions for business. I migliori classificati avranno l’opportunità di accedere ai campionati nazionali ICTskills, in programma a Berna nel 2027 nell’ambito dei prestigiosi SwissSkills.

Parallelamente alle competizioni, numerosi appassionati e curiosi del mondo della tecnologia hanno avuto la possibilità di scoprire nel dettaglio tutte le opportunità delle professioni ICT, attraverso attività didattiche dedicate e grazie alla possibilità di porre domande sulla formazione ad esperti, docenti ed apprendisti del Centro professionale tecnico di Trevano e di Locarno, della Scuola Specializzata Superiore di economia e della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI). La Giornata dell’Informatica 2026 ha così confermato il proprio ruolo di iniziativa di riferimento per l’orientamento alle professioni ICT nella Svizzera italiana, favorendo l’incontro tra giovani, mondo della formazione e realtà professionali.

L’ICT si profila quindi nuovamente come settore strategico, caratterizzato da un impatto trasversale che coinvolge molti altri ambiti. A fronte di una domanda in costante crescita e di una carenza di personale qualificato, investire nella formazione delle nuove generazioni risulta essenziale. L’obiettivo della Giornata dell’Informatica è proprio quello di sensibilizzare giovani e famiglie sull’importanza delle professioni digitali, non solo per le prospettive occupazionali positive che offrono, ma anche per il contributo determinante che apportano allo sviluppo e al benessere del nostro Paese. L’elevata partecipazione e il forte interesse dimostrato dal pubblico testimoniano una crescente attenzione verso questo settore fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del Paese.


Fonte: tio.ch