Generazioni d’impresa a confronto, per creare valore

Mettere in relazione idee innovative, competenze imprenditoriali ed esperienza aziendale per generare nuove opportunità sul territorio. È stato questo il filo conduttore di “Startup & Imprese: connessioni che creano valore”, l’evento tenutosi lo scorso 23 settembre 2026, promosso congiuntamente dalla Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino e dall’USI Startup Centre.

L’incontro ha riunito imprenditori, rappresentanti di istituzioni e protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione, offrendo uno spazio concreto di dialogo tra startup e aziende già affermate. Due realtà che operano con caratteristiche e prospettive differenti, ma che proprio attraverso il confronto possono trovare importanti occasioni di crescita reciproca.

A portare il saluto istituzionale della Cc-Ti è stato il Direttore operativo Michele Merazzi, che ha successivamente preso parte alla tavola rotonda.

L’innovazione nasce dall’incontro

Alla base della collaborazione tra la Cc-Ti e l’USI Startup Centre vi è una convinzione condivisa: l’innovazione non dipende solo dalla tecnologia o dalla disponibilità di capitali, ma nasce dalla capacità di mettere in contatto persone, conoscenze ed esperienze diverse, creando ponti e sinergie.

Le startup portano nuovi modelli di business, tecnologie emergenti e disponibilità a sperimentare soluzioni divergenti. Le aziende dispongono invece di competenze manageriali, conoscenza dei mercati, reti strutturate e capacità organizzative sviluppate nel tempo.

Creare occasioni di dialogo tra questi due mondi significa favorire uno scambio che può produrre benefici per entrambe le parti. Le imprese possono confrontarsi con chi ha già affrontato le difficoltà legate alla gestione e alla crescita aziendale. Le realtà più strutturate possono invece entrare in contatto con approcci nuovi, talenti e soluzioni capaci di accelerare i propri percorsi di innovazione.

L’obiettivo non è solo quello di affiancare due categorie di organizzazioni, ma di costruire legami tra competenze complementari, facendo emergere collaborazioni commerciali, partenariati strategici, progetti comuni e possibili opportunità di investimento.

Dalle esperienze concrete al confronto aperto

La formula dinamica dell’evento ha permesso di tradurre questi principi in esempi reali. Una serie di brevi dialoghi tra startup e aziende ha illustrato come la collaborazione possa svilupparsi nella pratica, mettendone in evidenza opportunità, sfide e condizioni di successo.

Tra le esperienze presentate figuravano il confronto tra Hoxell ed Ente Ospedaliero Cantonale (per cui sono intervenuti: Tania Antoniou, Responsabile dei Servizi Alberghieri, Ente Ospedaliero Cantonale; Federico Umberto Mion, DBA, Vice Capo Area Finanze e Controlling, Ente Ospedaliero Cantonale & Responsabile Finanze e Amministrazione, Ospedale Regionale di Lugano, Istituto di Neuroscienze Cliniche della Svizzera Italiana, Istituto di Scienze Farmacologiche della Svizzera Italiana; Davide Bernasconi, COO & Co-Founder, Hoxell e Paolo Orsatti, Membro del CdA, Hoxell) e quello tra DEC Energy e BancaStato (dove hanno portato la loro esperienza Luca Bordonzotti, Sustainability Manager, Banca dello Stato del Cantone Ticino e Nicola Scarinzi, CEO & CO-Founder, DEC Energy). I dialoghi hanno consentito di osservare da vicino come organizzazioni con dimensioni, storie e modalità operative differenti possano trovare terreni comuni sui quali sperimentare e innovare.

Il programma è proseguito con una tavola rotonda moderata da Paolo Rossi, già Direttore AET e AEM. Il coinvolgimento del pubblico ha ulteriormente arricchito la discussione.

La parte conclusiva ha dato continuità al dialogo in un contesto informale. Il networking non ha rappresentato soltanto un momento conviviale, ma una componente centrale dell’evento.

Il ruolo della Cc-Ti

Quest’evento rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di collaborazione tra Cc-Ti e USI Startup Centre, accomunati dall’intento di sostenere l’imprenditorialità innovativa e rafforzare i collegamenti tra ricerca, talenti e mondo economico, dopo l’accordo quadro di collaborazione siglato nel dicembre del 2023.
Ricordiamo anche i numerosi profili di nuove realtà incubate nell’USI Startup Centre, che vengono raccontati periodicamente su ogni edizione della rivista economica della Cc-Ti, Ticino Business.


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Auto sempre più intelligenti, ma la sicurezza dipende ancora da noi

di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti

Le automobili di oggi sono molto diverse da quelle di pochi anni fa. Oltre a portarci da un luogo all’altro, sono in grado di aiutarci in molte situazioni di guida: possono frenare autonomamente se rilevano un ostacolo improvviso, segnalare un’uscita involontaria dalla corsia di marcia oppure adattare la velocità al traffico circostante. Queste tecnologie, chiamate sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS – Advanced Driver Assistance Systems), stanno diventando sempre più diffuse e rappresentano una delle innovazioni più importanti nel campo della sicurezza stradale. I loro benefici sono evidenti, ma c’è anche un aspetto meno evidente da considerare: più ci sentiamo protetti dalla tecnologia, più rischiamo di fidarci troppo di quest’ultima.

Meno incidenti grazie agli ADAS

Le statistiche mostrano che questi sistemi possono fare davvero la differenza. Le auto equipaggiate con le più moderne tecnologie di assistenza registrano infatti molti meno tamponamenti rispetto ai veicoli che ne sono sprovvisti. Non sorprende quindi che numerosi automobilisti raccontino di essere riusciti a evitare situazioni potenzialmente pericolose grazie all’intervento della frenata automatica d’emergenza. Si tratta di sistemi progettati per intervenire nei momenti critici, quando una distrazione o manovra un’imprevista possono trasformarsi in un incidente. Tecnologie come il mantenimento della corsia, il rilevamento degli ostacoli e la frenata automatica rappresentano quindi un valido aiuto per incrementare la sicurezza sulle strade.

Il rischio di sentirsi troppo sicuri

Proprio qui emerge però un fenomeno che gli esperti conoscono bene: quando una persona percepisce di essere maggiormente protetta, tende spesso, anche inconsapevolmente, ad assumere comportamenti meno prudenti. Molti conducenti dichiarano infatti di sentirsi più rilassati alla guida sapendo che l’auto dispone di sistemi in grado di intervenire in caso di emergenza. Questa fiducia, se portata all’eccesso, può trasformarsi in un problema. È importante ricordare che gli assistenti elettronici di un’automobile non sono progettati per sostituire il conducente. Possono aiutare, correggere alcuni errori e offrire un supporto prezioso, ma non sono in grado di prendere il controllo completo della situazione in ogni circostanza. La responsabilità finale resta sempre nelle mani di chi guida.

Lo smartphone continua a essere una delle principali minacce

Tra le cause di distrazione più diffuse al volante c’è ancora l’utilizzo del telefono cellulare. Nonostante i continui richiami alla prudenza, molte persone ammettono di controllare messaggi o notifiche mentre sono alla guida. Un comportamento pericoloso che riduce drasticamente l’attenzione sulla strada. Un dato particolarmente interessante è che chi guida veicoli dotati di sistemi di assistenza tende a utilizzare lo smartphone leggermente più spesso rispetto a chi non dispone di queste tecnologie. Questo suggerisce che alcuni automobilisti possano attribuire agli ADAS più avanzati capacità superiori a quelle reali, quasi come se fossero una forma di “pilota automatico”. In realtà, nessuno di questi sistemi oggi disponibili può compensare una distrazione prolungata del conducente.

Conoscere i sistemi è fondamentale

Un altro aspetto emerso dallo studio di AXA Assicurazioni riguarda la conoscenza delle tecnologie di cui è dotata la propria automobile. Molti automobilisti utilizzano quotidianamente sistemi sofisticati senza aver mai ricevuto spiegazioni dettagliate sul loro funzionamento. Questo può generare aspettative sbagliate e portare a un uso non corretto delle svariate funzioni. Sapere quando un sistema è in grado di intervenire, quali sono i suoi limiti e in quali condizioni potrebbe non funzionare al meglio è essenziale per sfruttarne i vantaggi in modo sicuro. Non a caso, molti conducenti vorrebbero ricevere una formazione specifica sull’utilizzo degli assistenti alla guida.

Anche gli schermi possono distrarre

Le automobili moderne assomigliano sempre più a dispositivi digitali su ruote. Molte funzioni, che un tempo erano controllate tramite pulsanti fisici, sono oggi gestite tramite grandi schermi tattili posizionati al centro del cruscotto. Sebbene questi schermi offrano numerose possibilità, non tutti gli automobilisti li apprezzano. Per modificare una regolazione o consultare una funzione è spesso necessario distogliere lo sguardo dalla strada per alcuni secondi, aumentando così il rischio di distrazione. Per questo motivo molte persone ritengono che alcune funzioni essenziali dovrebbero continuare a essere controllate tramite pulsanti tradizionali, più facili da utilizzare senza distogliere l’attenzione dalla guida.

Un aiuto prezioso, ma non un sostituto del conducente

I sistemi di assistenza alla guida stanno contribuendo concretamente a rendere le strade più sicure. La loro capacità di prevenire incidenti e di intervenire nelle situazioni critiche rappresenta un importante passo avanti per la mobilità del futuro. Tuttavia, la tecnologia da sola non basta. La sicurezza continua a dipendere soprattutto dai comportamenti delle persone: mantenere l’attenzione sulla strada, evitare l’uso del cellulare mentre si guida e conoscere i limiti dei sistemi presenti a bordo resta fondamentale. Le auto diventano ogni giorno più intelligenti, ma il miglior dispositivo di sicurezza è ancora il buon senso di chi si trova dietro il volante.


Fonte: studio sui sistemi avanzati di assistenza alla guida condotto da AXA Assicurazioni, www.axa.ch

Competenza, indipendenza e metodo al servizio degli acquisti delle PMI

Un incontro per conoscere da vicino Melioris SPP SA e approfondire il ruolo sempre più strategico degli acquisti nelle imprese. Competenze specialistiche, conoscenza dei mercati e metodo diventano strumenti per sostenere il controllo delle spese, rafforzare l’organizzazione acquisti e generare valore.
La presentazione di Melioris SPP SA che si è tenuta l’8 settembre 2026, ha offerto l’occasione per riflettere su un tema sempre più centrale per le imprese: l’evoluzione del procurement da funzione operativa a leva strategica. In un contesto economico segnato da volatilità dei mercati, aumento dei costi energetici, tensioni geopolitiche, nuove esigenze regolatorie e crescente attenzione alla sostenibilità, acquistare bene significa oggi molto più che ottenere il prezzo migliore. Significa saper leggere il mercato, comprendere i rischi, costruire relazioni solide e contribuire alla continuità e alla competitività aziendale.

Gli spunti emersi durante l’incontro hanno messo in evidenza un cambiamento profondo

La funzione acquisti non può più essere considerata un’attività puramente amministrativa o transazionale. Il buyer diventa sempre più una figura di raccordo tra le esigenze interne delle aree specialistiche e il mercato esterno dei fornitori. Una funzione di interfaccia che richiede competenze negoziali, capacità di analisi, conoscenza dei mercati, gestione del rischio, esperienza nei progetti non standard e sensibilità relazionale.

Per le PMI, questa evoluzione non significa necessariamente replicare i modelli organizzativi delle grandi aziende. Al contrario, ogni impresa è chiamata a individuare una soluzione coerente con la propria realtà, valutando l’impatto degli acquisti sul business, la continuità dei fabbisogni, il livello di specializzazione richiesto e le competenze disponibili internamente. In questa prospettiva, un accompagnamento specialistico può aiutare le aziende a strutturare il percorso: dall’analisi delle necessità alla lettura del mercato di acquisto, dalla definizione della strategia alla selezione dei fornitori, fino all’attuazione e alla verifica dei risultati.

Il confronto con le testimonianze aziendali ha permesso di calare questi principi in contesti concreti, mostrando come le sfide legate agli acquisti assumano forme diverse a seconda del settore, della complessità dei mercati e del ruolo dei fornitori nella catena del valore.

Dalle esperienze condivise è emersa la varietà delle sfide con cui le aziende si confrontano quotidianamente. Nel settore farmaceutico, qualità, continuità e controllo dei fornitori sono fattori imprescindibili. Nell’alimentare, cambiamento climatico, disponibilità delle materie prime e pressione sui margini rendono sempre più importante diversificare le fonti di approvvigionamento. Nell’industria di precisione, la complessità tecnica dei componenti richiede un dialogo costante tra acquisti, sviluppo, ingegneria, qualità e partner esterni.

Un tema trasversale ha riguardato il delicato equilibrio tra esternalizzazione e controllo. Affidarsi a competenze esterne può essere una scelta necessaria e utile, soprattutto quando mancano risorse o strumenti interni. Tuttavia, ciò che non può essere delegato è la responsabilità di governo: l’impresa deve mantenere la capacità di valutare, monitorare e controllare ciò che affida a terzi. In questo contesto, l’indipendenza rispetto ai fornitori e l’obiettività delle analisi e delle raccomandazioni rappresentano condizioni essenziali per rafforzare il valore aggiunto degli acquisti in seno all’azienda.

Il supporto specialistico può tradursi in attività molto concrete: ricerca di nuovi fornitori, analisi dei portafogli fornitori, confronto dei prezzi benchmark, introduzione di criteri di sostenibilità nei capitolati d’oneri e accompagnamento nelle fasi di transizione. Un insieme di interventi orientati a conseguire risparmi ricorrenti, mantenendo al contempo la qualità dei prodotti e dei servizi acquistati.

La resilienza è stata uno dei concetti chiave dell’incontro. Le imprese sono sempre più chiamate a interrogarsi su quali fornitori siano davvero critici, dove esistano dipendenze difficili da sostituire e quali rischi debbano essere monitorati con maggiore attenzione. La solidità della catena di fornitura non è solo un tema tecnico o di compliance, ma una condizione essenziale per garantire continuità operativa, capacità di adattamento e crescita nel tempo.

Anche la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, può offrire nuove opportunità. Strumenti di analisi, visibilità e supporto decisionale diventano sempre più accessibili anche alle PMI, aiutando le imprese a comprendere meglio i propri dati e a prendere decisioni più informate. Resta però centrale il giudizio umano: la tecnologia accelera e supporta, ma non sostituisce la conoscenza del contesto, l’esperienza e la qualità delle relazioni.

Uno sguardo specifico è stato dedicato anche all’energia, ambito in cui l’approccio agli acquisti deve diventare sempre più strategico. Non si tratta soltanto di cercare condizioni economiche favorevoli, ma di analizzare i consumi, individuare possibilità di ottimizzazione, valutare autoproduzione, stoccaggio, spostamento dei carichi e acquisto mirato dell’energia residua. Una visione integrata, che coinvolge competenze tecniche, finanza, direzione, sostenibilità e procurement.

Il messaggio conclusivo è chiaro: per le PMI, il procurement rappresenta oggi una leva strategica per rafforzare competitività, resilienza e capacità di affrontare il cambiamento. Non esiste un modello unico, ma vi è la necessità di costruire approcci proporzionati, flessibili e coerenti con la propria realtà aziendale. La presentazione di Melioris SPP SA ha permesso di evidenziare proprio questa esigenza: trasformare gli acquisti da semplice centro di costo a funzione capace di generare valore, collegando bisogni interni, mercati, fornitori, rischi, tecnologie e decisioni aziendali.

La patente di guida oltre i 75 anni: tra autonomia, sicurezza e sfide tecnologiche

In una società che invecchia rapidamente, il tema della patente di guida per le persone oltre i 75 anni assume un’importanza crescente.

L’automobile non è solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento di indipendenza, che consente agli anziani di mantenere una vita attiva, coltivare relazioni sociali e svolgere le attività quotidiane senza dipendere dagli altri. Tuttavia, con l’avanzare dell’età emergono nuove sfide, legate sia alle condizioni psicofisiche sia all’evoluzione tecnologica dei veicoli. In Svizzera, la normativa prevede che, a partire dai 75 anni, i conducenti debbano sottoporsi a una visita medica ogni due anni per verificare la loro idoneità alla guida. Questo sistema ha l’obiettivo di garantire la sicurezza stradale senza compromettere inutilmente la libertà individuale.

La guida, infatti, è un’attività complessa che richiede reattività, coordinazione e capacità cognitive, tutte funzioni che possono subire un naturale declino con l’età. Allo stesso tempo, è importante evitare generalizzazioni: molti automobilisti anziani mantengono ottime capacità di guida e adottano comportamenti prudenti. Le statistiche mostrano che gli anziani tendono a guidare in modo più responsabile – ad esempio evitando eccessi di velocità o guida sotto l’influsso di alcol – ma risultano più vulnerabili in caso di incidente, con conseguenze spesso più gravi rispetto ad altre fasce d’età.

Negli ultimi anni, accanto ai fattori legati all’invecchiamento, si è aggiunta una nuova variabile: la crescente diffusione dei sistemi di assistenza alla guida, noti come ADAS (Advanced Driver Assistance Systems). Queste tecnologie, tra cui la frenata automatica d’emergenza, il mantenimento della corsia e i sistemi di navigazione avanzata, sono progettate per migliorare la sicurezza e ridurre il rischio di incidenti. Tuttavia, per molti conducenti anziani rappresentano una sfida significativa.

Diversi studi indicano che gli anziani spesso faticano ad adattarsi ai nuovi sistemi tecnologici, soprattutto quando questi risultano poco intuitivi o richiedono un cambiamento delle abitudini consolidate. Ad esempio, la frenata automatica d’emergenza può intervenire in modo improvviso, generando sorpresa o disagio in chi non ne conosce il funzionamento. Analogamente, il sistema di mantenimento della corsia – che corregge automaticamente la traiettoria del peicolo – può essere percepito come invasivo, inducendo il conducente a reagire in modo errato. Anche il navigatore moderno, sempre più integrato con altre funzioni del veicolo, può rappresentare una fonte di distrazione o confusione per chi non ha familiarità con interfacce digitali complesse. In alcuni casi, la sovrabbondanza di informazioni o segnali acustici può compromettere la concentrazione, anziché migliorarla.

Il problema non è tanto la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene introdotta e utilizzata. Le ricerche mostrano che una parte significativa degli anziani possiede sistemi ADAS nei propri veicoli ma non li utilizza, oppure li usa in modo limitato, spesso per mancanza di formazione adeguata. La fiducia e la comprensione del funzionamento di questi strumenti sono elementi chiave per la loro efficacia.
A questo proposito, è particolarmente rilevante uno studio pubblicato nel maggio 2026 su incarico dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), che evidenzia criticità nel sistema svizzero di valutazione dell’idoneità alla guida per le persone anziane. La ricerca sottolinea la mancanza di standard uniformi e di approcci multidisciplinari, evidenziando come i metodi attuali – spesso basati principalmente su test medici e cognitivi – non siano sufficienti a valutare in modo completo la capacità di affrontare situazioni reali, soprattutto in un contesto tecnologico sempre più complesso. Questo significa che la valutazione dell’idoneità alla guida dovrebbe evolvere, includendo anche la capacità di interagire con i sistemi di assistenza moderni.

Figure come istruttori di guida, ergonomi e specialisti della mobilità potrebbero svolgere un ruolo importante nel supportare gli anziani nell’apprendimento di queste tecnologie. In prospettiva, appare fondamentale promuovere corsi di aggiornamento specifici per conducenti anziani, che non si limitino a verificare le capacità, ma offrano anche strumenti pratici per affrontare le nuove sfide della mobilità. Allo stesso tempo, i progettisti di veicoli dovrebbero sviluppare interfacce più semplici e intuitive, pensate anche per un’utenza meno abituata al digitale.

Infine, è essenziale mantenere un equilibrio tra sicurezza e autonomia. Privare una persona anziana della patente può avere conseguenze significative sul piano psicologico e sociale. Per questo motivo, ogni decisione dovrebbe essere basata su una valutazione individuale e accompagnata da alternative di mobilità adeguate. In conclusione, la patente di guida oltre i 75 anni non è solo una questione normativa, ma un tema che coinvolge salute, tecnologia e qualità della vita. In un contesto in rapida evoluzione, la vera sfida sarà integrare innovazione e inclusione, garantendo a tutti la possibilità di muoversi in modo sicuro e dignitoso.

Consigli per anziani al volante (UPI)

A cura di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti

Non basta accumulare dati…

Per oltre vent’anni la trasformazione digitale delle imprese è stata guidata da una convinzione semplice: raccogliere il maggior numero possibile di dati. Si è parlato di big data, business intelligence, data analytics e intelligenza artificiale. Le aziende hanno investito ingenti risorse per digitalizzare processi, archiviare informazioni e costruire sistemi sempre più sofisticati di raccolta e gestione dei dati. Secondo il motto: «I dati sono il nuovo petrolio».

Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti

Oggi, però questo non è più sufficiente. Siamo già entrati in un’ulteriore fase della trasformazione digitale, nella quale emerge in maniera prorompente come il valore non risieda tanto nei dati in quanto tali, ma piuttosto nelle relazioni che esistono tra di essi. Un dato isolato è poco più di un elemento statico. Senz’altro utile, ma dall’impatto tutto sommato limitato. Un nome, una data, una transazione o una posizione geografica danno indicazioni parziali se osservati singolarmente. La vera conoscenza nasce quando questi elementi vengono collegati e inseriti in un contesto che prevede la loro messa in relazione. Sembra forse una cosa banale, ma in realtà non è ancora un approccio molto diffuso. Eppure è questo il principio che sta alla base di una delle evoluzioni più interessanti dell’intelligenza artificiale: l’ontologia.

In ambito informatico, un’ontologia è una struttura che organizza concetti, oggetti e relazioni all’interno di un determinato dominio. In altre parole, permette ai sistemi digitali di comprendere non soltanto i dati, ma anche il significato delle connessioni che li legano. Può sembrare un concetto teorico, ma le sue applicazioni sono estremamente concrete.

Pensiamo a un cliente registrato nel sistema informatico di un’azienda. Il suo nome, preso da solo, ha un’utilità limitata. La situazione cambia quando viene collegato alla cronologia degli acquisti, alla frequenza delle visite, alla localizzazione geografica, alle preferenze espresse online o alle interazioni con altri clienti. Non si dispone pertanto più solo di un dato ma di una conoscenza che può guidare decisioni commerciali, strategie di marketing e sviluppo di nuovi prodotti.

L’intelligenza non risiede quindi nell’oggetto, ma nella relazione.
Al di là dell’esempio forse un po’ banale appena citato, questo approccio permette soprattutto di individuare fenomeni che rimangono invisibili nelle tradizionali tabelle contenenti dati. Gli specialisti parlano di proprietà emergenti: caratteristiche che non si trovano nei singoli elementi ma che emergono dall’interazione tra più informazioni.
Un altro esempio tutto sommato semplice è quello degli smartphone. I dati provenienti dall’accelerometro e quelli del GPS, considerati separatamente, forniscono indicazioni limitate. Analizzati insieme permettono invece di capire se una persona sta camminando, correndo, guidando un’automobile o se è stata coinvolta in un incidente.

La conoscenza nasce quindi dalla correlazione.

Cosa significa tutto ciò per le imprese? Significa passare da una logica di raccolta e archiviazione a una logica di interpretazione e deduzione. La sfida non consiste più nel conservare enormi quantità di informazioni, ma nel costruire modelli capaci di evidenziare connessioni significative. È probabilmente questa la vera seconda digitalizzazione delle imprese. La prima è stata caratterizzata dalla dematerializzazione dei processi, dall’introduzione degli ERP, dei CRM e della documentazione elettronica. La seconda riguarda la capacità di trasformare dati sparsi in conoscenza operativa.
In questo contesto assumono crescente importanza i grafi di conoscenza, i sistemi di inferenza e le piattaforme di intelligenza artificiale capaci di ragionare sulle relazioni piuttosto che limitarsi a registrare informazioni.

Anche le domande che le aziende si pongono stanno ovviamente cambiando. Non basta più sapere quanti clienti hanno acquistato un determinato prodotto. Diventa più importante comprendere quali percorsi portano un cliente a diventare fedele a un marchio, quali fattori influenzano le sue scelte e quali segnali anticipano futuri comportamenti.
Per la Svizzera e per il Ticino questa evoluzione assume una rilevanza particolare. Operiamo in un contesto nel quale il vantaggio competitivo non può essere costruito sui volumi, ma sulla qualità, sull’innovazione e sulla capacità di generare valore aggiunto.
Le imprese ticinesi di tutti i settori dispongono già oggi di enormi quantità di dati. Il vero salto di qualità consisterà nel trasformarli in reti di conoscenza capaci di supportare decisioni più rapide e più accurate.

In un’economia sempre più fondata sulla conoscenza, il futuro non apparterrà a chi possiede più dati, ma a chi saprà comprenderne meglio le connessioni. Per il Ticino, che deve competere soprattutto con il capitale umano, la specializzazione e l’innovazione, questa potrebbe diventare una delle chiavi della competitività del prossimo decennio.

CEO Experience: le nuove logiche del potere

L’incontro con Gianandrea Gaiani e Luca Tenzi, intervistati da Marcello Foa, si è tenuto il 9 giugno 2026

Il contesto internazionale è attraversato da una progressiva transizione verso un assetto più multipolare, nel quale i rapporti tra Stati appaiono sempre più segnati dalla competizione strategica, dalla tutela degli interessi nazionali e da nuove forme di interdipendenza economica, tecnologica e politica.

Dopo la fase di predominio statunitense successiva alla Guerra fredda, il sistema internazionale appare oggi caratterizzato soprattutto dal confronto strategico tra Stati Uniti e Cina, mentre la Russia mantiene un ruolo rilevante sul piano militare e nucleare. A questi attori si affiancano potenze e aree di crescente peso regionale e globale, tra cui Unione europea, India, Turchia e monarchie del Golfo.

La discussione tenutasi durante l’evento “CEO Experience: le nuove logiche del potere” dello scorso 9 giugno 2026 presso l’Hotel Villa Principe Leopoldo a Lugano (organizzato dalla Cc-Ti con la collaborazione di economiesuisse, UBS Switzerland SA, Sunrise e Colin&Cie Svizzera SA) ha evidenziato come ogni Stato agisca in base ai propri punti di forza e alle proprie vulnerabilità, contribuendo a ridefinire equilibri, alleanze e rapporti di forza a livello globale.

Gli Stati Uniti restano la principale potenza militare e tecnologica, ma il loro ruolo internazionale si sta evolvendo: il sostegno all’Ucraina e il coinvolgimento in Medio Oriente evidenziano una strategia fondata su alleanze, strumenti di deterrenza, gestione indiretta delle crisi e controllo delle tecnologie avanzate.

La Cina, pur mantenendo un approccio generalmente prudente rispetto a un’esposizione militare diretta, si conferma il principale sfidante strategico degli Stati Uniti, rafforzando progressivamente la propria presenza militare, tecnologica ed economica. Il nodo di Taiwan resta uno degli elementi più sensibili nei rapporti sino-americani.

La Russia, pur confrontandosi con limiti tecnologici, pressioni economiche e l’elevato costo umano del conflitto in Ucraina, conserva un ruolo significativo grazie alla deterrenza nucleare, alla capacità industriale bellica e a forme di sostegno politico, economico o tecnologico da parte di partner quali Cina e Iran.

Le tensioni in Medio Oriente, incluse quelle che coinvolgono Iran, Israele e Stati Uniti, mostrano inoltre quanto i conflitti moderni dipendano da droni, intelligence, satelliti, cybercapacità e attacchi a distanza, con ricadute immediate sull’economia globale.

La dipendenza energetica dal Medio Oriente, il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz e la volatilità dei prezzi dimostrano come le relazioni tra nazioni non siano più solo militari, ma anche economiche, energetiche e commerciali.

In questo contesto, la competizione non riguarda più soltanto territorio e risorse, ma anche tecnologia, dati, semiconduttori, intelligenza artificiale e controllo delle infrastrutture critiche.

L’Europa si confronta con un contesto di sicurezza sempre più complesso: dopo decenni in cui la garanzia statunitense ha avuto un ruolo centrale nella difesa del continente, diventa oggi prioritario rafforzare le capacità europee in materia di difesa, autonomia tecnologica, sicurezza energetica e base industriale.

All’interno dell’Unione europea, la definizione di una strategia condivisa resta una sfida rilevante: la diversità di interessi, priorità e sensibilità nazionali rende necessario un maggiore coordinamento per rispondere in modo efficace all’evoluzione dello scenario internazionale.

Anche la Svizzera è chiamata a confrontarsi con l’evoluzione di questo scenario. Pur non essendo, allo stato attuale, esposta a un rischio militare diretto comparabile a quello di altri Paesi europei, il contesto internazionale impone una crescente attenzione alle minacce ibride, alla cybersicurezza, alla resilienza economica, alla gestione delle pressioni sulle esportazioni e alla sicurezza degli approvvigionamenti.

In questa prospettiva, per la Svizzera assumono particolare rilievo la salvaguardia della neutralità, il rafforzamento della sovranità tecnologica, la protezione delle infrastrutture critiche, la diversificazione dei fornitori strategici e il sostegno alla ricerca e all’innovazione.

In conclusione, le crisi attuali evidenziano una trasformazione profonda dei rapporti internazionali: alleanze e organizzazioni multilaterali restano importanti, ma sono sempre più condizionate dagli interessi strategici dei singoli Stati.

La sicurezza futura non dipenderà soltanto dalla forza militare, ma anche dalla capacità dei Paesi di proteggere reti energetiche, dati, telecomunicazioni, sistemi finanziari, tecnologie strategiche e catene di approvvigionamento.

La domanda centrale non è più soltanto come vincere un conflitto, ma come restare resilienti in un mondo instabile, competitivo e sempre più interdipendente.


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Si può parlare di etica nell’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA)?

La risposta è sì. Esiste infatti un ambito specifico, noto come etica dell’IA, che studia le implicazioni economiche, sociali e culturali dei sistemi di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di massimizzarne i benefici e ridurne i rischi. Tra i temi centrali rientrano la responsabilità, la riservatezza dei dati, l’equità, la trasparenza, la spiegabilità e l’inclusione, oltre alla prevenzione di usi impropri della tecnologia.

Un po’ di storia

Con la crescita esponenziale dei dati disponibili, Big Data, e delle capacità computazionali, come le moderne unità di elaborazione (GPU), molte organizzazioni hanno iniziato ad automatizzare processi decisionali basandosi sull’estrazione delle informazioni presenti nei dati grazie all’uso di modelli di IA. L’obiettivo è quello di migliorare l’efficienza e i risultati nell’azienda.

Tuttavia, l’adozione su larga scala di questi sistemi ha evidenziato criticità non sempre prevedibili in fase di progettazione e sviluppo. In molti casi, alcuni problemi sono emersi solo a posteriori, quando i sistemi sono stati messi in produzione e applicati a contesti reali. Un problema rilevante riguarda i dati distorti, in termine tecnico “bias”.  Un esempio molto noto è quello del sistema di screening dei CV sviluppato da Amazon. Nel 2018 era infatti emerso che il modello penalizzava automaticamente le candidature femminili, poiché addestrato su dati storici che riflettevano prevalentemente le scelte passate effettuate dai recruiter di Amazon che prediligevano i candidati uomini. Infatti, i sistemi di IA apprendono da informazioni storiche: se queste contengono distorsioni, anche i risultati tenderanno a rifletterle. L’IA non crea necessariamente nuovi pregiudizi, ma amplifica e “industrializza” quelli esistenti nei dati. Ciò può tradursi in decisioni discriminatorie, non solo nei processi automatizzati di selezione del personale, ma anche in contesti come la valutazione dell’accesso a un credito bancario o come la valutazione del rischio per un’assicurazione.

Un altro esempio chiaro sono i moderni modelli linguistici (LLM), come i chatbot conversazionali, che riflettono prevalentemente prospettive culturali occidentali (“western-centric”), poiché addestrati principalmente su contenuti disponibili online in lingua inglese e provenienti da contesti occidentali. Nel “Human Development Report 2025” delle Nazioni Unite viene evidenziato come l’IA rischi di rafforzare squilibri culturali e sociali già esistenti, soprattutto quando i dati utilizzati per l’addestramento non rappresentano adeguatamente la diversità linguistica, culturale e geografica globale.

È proprio a partire da criticità come queste che la necessità di definire linee guida e standard condivisi per uno sviluppo più responsabile è diventata sempre più evidente.

Principali attori in campo di Etica dell’AI

Negli ultimi anni, comunità scientifiche, istituzioni e aziende hanno lavorato alla definizione di principi etici per l’IA.

In Europa, un ruolo centrale è svolto dalla Commissione europea attraverso gruppi di esperti che hanno elaborato il concetto di “Intelligenza Artificiale Affidabile” (Trustworthy AI). Queste linee guida si basano su requisiti fondamentali come sicurezza, rispetto della riservatezza e protezione dei dati, trasparenza e supervisione umana.

A livello normativo, l’Unione Europea ha inoltre introdotto l’AI Act. In vigore dall’agosto 2024, rappresenta un quadro regolatorio che classifica i sistemi di IA in base al livello di rischio e stabilisce obblighi più stringenti per quelli ad alto impatto. L’approccio europeo è quindi orientato alla tutela dei diritti fondamentali e alla prevenzione dei rischi.

Anche la Svizzera sta progressivamente definendo il proprio approccio regolatorio all’Intelligenza Artificiale. Pur non avendo ancora introdotto una normativa equivalente all’AI Act europeo, ma prevista entro la fine del 2026, diverse autorità federali stanno lavorando su linee guida e principi di governance. In particolare, la FINMA ha già pubblicato indicazioni rivolte al settore finanziario sui rischi legati all’utilizzo dell’IA, con attenzione specifica alla gestione dei dati, alla trasparenza dei modelli e alla supervisione umana. L’approccio svizzero punta attualmente a bilanciare innovazione, competitività e tutela dei diritti fondamentali.

In Svizzera stanno inoltre emergendo iniziative concrete orientate a un utilizzo affidabile e controllato dell’IA. Un esempio è Apertus, il sistema di traduzione sviluppato per il Cantone Ticino, progettato per garantire maggiore riservatezza dei dati e un’infrastruttura gestita localmente (“on-premise”). Il progetto coinvolge realtà accademiche e tecnologiche svizzere come ETH Zürich, EPFL, CSCS e Artificialy SA, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni di IA affidabili, trasparenti e coerenti con i requisiti di protezione dei dati e sovranità digitale.

Al di fuori dell’Europa, gli approcci risultano differenti. Negli Stati Uniti non esiste ancora una normativa federale unica paragonabile all’AI Act: il modello americano rimane più frammentato e orientato a favorire innovazione e competitività. In Cina, invece, il ruolo dello Stato è molto più centrale nella definizione e nell’applicazione di regole, con un approccio focalizzato sulla stabilità sociale e sul controllo dei sistemi tecnologici.

Queste differenze evidenziano come l’etica dell’IA non sia un concetto universale e immutabile, ma risenta dei contesti culturali, politici e normativi.

I rischi principali

Oltre ai dati distorti che generano risultati distorti, uno dei temi più sensibili è la riservatezza dei dati. In molti casi, soprattutto utilizzando piattaforme pubbliche online, i dati inseriti dagli utenti, talvolta personali o sensibili, vengono utilizzati per l’addestramento dei modelli di IA. Questo significa che informazioni aziendali, documenti interni o dati personali potrebbero essere memorizzati ed eventualmente riemergere nei contenuti generati dal sistema, con potenziali rischi di diffusione non autorizzata. Quest’ultimo rappresenta un rischio che riguarda i modelli linguistici generativi (LLM), che crea potenziali criticità non solo dal punto di vista della privacy, ma anche della proprietà intellettuale e della riservatezza aziendale. Per questo motivo, molte aziende stanno introducendo framework di governance interna e regole precise sull’utilizzo degli strumenti di IA generativa. In Svizzera, inoltre, l’inserimento di dati personali di terzi in piattaforme non autorizzate può comportare problematiche di conformità rispetto alla Legge federale sulla protezione dei dati (LPD).

Un altro rischio, molto connesso alla riservatezza dei dati, riguarda la mancanza di trasparenza.  Molti modelli funzionano come “scatole nere”, rendendo difficile comprendere come vengano prese determinate decisioni e quali siano i dati maggiormente rilevanti per il modello. Questo limita la possibilità di aggiustarli e al tempo stesso migliorarli.

Infine, è importante ricordare che l’Intelligenza Artificiale può supportare il processo decisionale umano, ma non può sostituirlo. Questo vale in particolare in contesti complessi o eticamente sensibili, dove il giudizio umano, l’esperienza e la capacità di valutare il contesto restano elementi imprescindibili.

Consapevolezza e responsabilità nell’uso quotidiano

Un uso etico dell’IA non è dettato solo da leggi o linee guida, ma anche dalle persone che quotidianamente ne fanno uso. Per questo è fondamentale promuovere consapevolezza e responsabilità. Alcune buone pratiche possono aiutare a ridurre i rischi:

  • Utilizzare strumenti approvati dalla propria organizzazione, evitando l’inserimento di dati sensibili in piattaforme non controllate.
  • Considerare l’IA come uno strumento di supporto, non come un’autorità decisionale.
  • Essere consapevoli dei possibili bias e delle limitazioni dei sistemi.
  • Verificare sempre le informazioni generate, confrontandole con fonti affidabili.

È chiaro che l’Intelligenza Artificiale sta trasformando profondamente il nostro modo di lavorare. Tuttavia, la vera sfida non riguarda solo la particolare tecnologia IA scelta, ma la responsabilità con cui si sceglie non solo di svilupparla, ma anche di utilizzarla. Rendere l’IA più etica significa, prima di tutto, promuoverne un uso consapevole, trasparente e responsabile.


Articolo a cura di Giulia Gualtieri, Senior AI Consultant, Artificialy SA

Campionato regionale di imprenditorialità Ticino 2026

A Lugano-Manno, giovani talenti immaginano soluzioni concrete per un futuro più sostenibile. Sabato 28 marzo 2026, la SUPSI, presso il Suglio Business Center a Lugano-Manno, ha ospitato il campionato regionale «EntrepreneurSkills» Ticino. Questa competizione ufficiale degli SwissSkills, aperta a tutte le professioni, mette alla prova lo spirito d’iniziativa, la creatività e le competenze imprenditoriali dei giovani talenti. La manifestazione è sostenuta dalle Camere di commercio e dell’industria svizzere, di cui anche la Cc-Ti fa parte.

Una forte energia imprenditoriale in Ticino

Nel corso della giornata, le squadre, ognuna composta da due apprendisti/e o giovani diplomati/e, hanno affrontato una sfida comune: ideare e sviluppare un’idea imprenditoriale innovativa, per poi presentarla davanti a una giuria composta da rappresentanti del mondo del business.

CityMatch vince il Campionato Regionale del Ticino

Il primo premio è stato assegnato a Danilo Daví (studente SUPSI, Como, IT) e Leonardo Di Silvestro (studente SUPSI, Villa Guardia, IT). Il loro progetto CityMatch propone di mettere in contatto studenti alla ricerca di un alloggio accessibile in città con persone che vivono da sole e dispongono di spazi abitativi inutilizzati, creando così soluzioni abitative sostenibili e vantaggiose per entrambe le parti.

Idee innovative al servizio di città e comunità più sostenibili

Il secondo posto è stato assegnato a Natan Benzoni (studente SUPSI, Bachelor in Economia Aziendale, S. Antonino, TI) e Roberto Pereira Marques (studente SUPSI, Bachelor in Cure infermieristiche, S. Antonino, TI). Il loro progetto Ethic Share Ticino propone di mettere in contatto proprietari di abitazioni e immobili, con professionisti del settore edilizio, come artigiani, architetti, imprese e investitori privati, supportando i lavori di ristrutturazione e di rinnovo, tramite un crowdfunding collettivo mirato al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità.

Sul terzo gradino del podio, Alban Shala (studente SUPSI, Bironico, TI) e Florian Xhaferi (studente SUPSI, Lugano, TI) hanno presentato il loro progetto Edil Verde, che mira a ridurre lo spreco energetico attraverso il miglioramento dell’isolamento degli edifici esistenti, contribuendo così a una maggiore efficienza energetica e ad una maggiore sostenibilità degli edifici nel settore edilizio, offrendo anche servizi di controllo e certificati di sostenibilità energetica.

Competenze chiave per il mondo di domani

Oltre ai progetti presentati, il concorso ha messo in luce competenze fondamentali come la capacità di risolvere problemi, la creatività, il lavoro di squadra e la sicurezza nella presentazione orale.

L’intelligenza artificiale poteva essere utilizzata come strumento, ma è stata soprattutto la capacità dei partecipanti di sviluppare un proprio pensiero critico a fare la differenza.

Le idee presentate sono spesso radicate nella realtà quotidiana dei giovani e dimostrano una forte sensibilità verso le sfide attuali, in particolare in ambito di sostenibilità.

Una porta aperta verso nuove opportunità

I campionati regionali rappresentano una tappa chiave verso gli SwissSkills e aprono la strada a programmi di promozione dei talenti nonché a competizioni nazionali e internazionali. Permettono ai giovani di confrontare le proprie idee, ampliare i propri orizzonti e sviluppare competenze trasversali preziose per il loro futuro professionale.

Un ecosistema impegnato a favore dell’imprenditorialità in Ticino

Il campionato ha potuto contare sul prezioso supporto della SUPSI, che ha messo a disposizione le proprie infrastrutture presso il Suglio Business Center, offrendo un contesto ideale per promuovere l’innovazione e lo spirito imprenditoriale. Un ruolo centrale è stato svolto da Leandro Bitetti, docente-ricercatore presso il Centro competenze management e imprenditorialità e responsabile del Master of Science in Business Administration, insieme a Mattia Bedolla, collaboratore scientifico dello stesso centro, attivamente coinvolti nello sviluppo e nel sostegno dell’iniziativa.

Un contributo particolarmente significativo è arrivato anche da Alessandra Manziezzo, giovane talento e studentessa SUPSI in Leisure Management, nonché partecipante alla finale nazionale di EntrepreneurSkills 2024. Il suo impegno attivo ha avuto un ruolo fondamentale nel raggiungere e coinvolgere nuovi partecipanti. Questo riflette uno degli elementi centrali di EntrepreneurSkills: il coinvolgimento degli alumni, che diventano parte integrante dell’evoluzione e del successo del progetto.

Il crescente coinvolgimento di diverse scuole professionali commerciali della regione testimonia inoltre il forte interesse verso il concorso. In questo contesto, la presenza di Corrado Nastasi, Vicedirettore della Scuola Cantonale di Commercio (SCC), durante le presentazioni finali ha ulteriormente rafforzato il legame con il sistema formativo ticinese.

A proposito dell’IG EntrepreneurSkills

All’origine della competizione, l’IG EntrepreneurSkills riunisce diversi attori impegnati nella promozione dello spirito imprenditoriale in Svizzera. Fondata nel 2021 su iniziativa, tra gli altri, del Centro Svizzero per Pensare e Agire (szUDH), di FH Suisse, del GZS (servizi per la creazione d’impresa del Canton Soletta) e della Conferenza Svizzera delle Direzioni delle Scuole Professionali (SDK), si basa su una rete di esperti ed imprenditori provenienti dall’ecosistema delle start-up e dell’innovazione.
Oggi il progetto è guidato dalla Camera di Commercio di Soletta, con il sostegno di partner principali come Initiative Schweiz e la fondazione Gebert Rüf. Ulteriori organizzazioni, tra cui la fondazione SVC per l’imprenditorialità e diverse camere di commercio in tutta la Svizzera, contribuiscono al suo sviluppo a livello nazionale. L’IG EntrepreneurSkills è presieduta dal consigliere nazionale e imprenditore Andri Silberschmidt.
Introdotti per la prima volta agli SwissSkills 2022, i campionati svizzeri di imprenditorialità si svolgono ogni anno dal 2024. Si tengono sia nell’ambito degli SwissSkills centrali sia sotto forma di SwissSkills Championships durante fiere professionali regionali.

Tutte le informazioni su questa disciplina e sulle modalità di iscrizione sono disponibili su: www.entrepreneurskills.ch.


Swiss Medtech Ticino: un’eccellenza che fa battere il cuore dell’economia

Swiss Medtech Ticino, antenna regionale dell’associazione nazionale delle aziende del settore medicale, Swiss Medtech, si è distinta in soli tre anni per un’attività accurata, lungimirante e aver saputo intercettare in pieno le necessità della comunità imprenditoriale ticinese.

Michele Merazzi, Segretario Swiss Medtech Ticino e COO Cc-Ti

In questo breve periodo, infatti, la giovane sezione ticinese ha saputo cogliere i segnali e le necessità di questo dinamico comparto, diventando sia voce autorevole di questo settore che sostegno ad un ambito chiave dell’economia del nostro territorio.
Si contano un centinaio di attori, tra diretti ed indiretti, di cui oltre la metà, in pochi anni, si è riconosciuta nelle attività associative, condividendone i valori fondanti che spaziano dall’innovazione a favore della salute all’eccellenza tecnologica, passando per il ruolo chiave dell’imprenditoria all’interno della comunità e del mondo economico.

La sede di Swiss Medtech Ticino è presso la Camera di commercio dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino, che ne gestisce il segretariato su mandato dell’associazione nazionale. Questa collaborazione permette di promuovere una cultura dell’innovazione ampia e inclusiva, coinvolgendo attivamente scuole, università e media locali. Attraverso workshop, testimonianze e campagne informative si è favorita la partecipazione di un pubblico più ampio e diversificato, rendendo il settore medtech più accessibile e “vicino” per tutti.

La presenza ottimale sul territorio si è trasformata da qualcosa di distante e astratta, a una realtà concreta del Cantone, in grado di rispondere ai bisogni e generare valore reale. Il valore aggiunto del settore medtech è ciò che lo fa primeggiare: un’industria di qualità che attira nuovi talenti e investimenti, consolidando il suo ruolo chiave nello sviluppo economico e sociale.

Sempre pronti alle sfide

Fare medtech in Svizzera e in Ticino significa beneficiare di un ambiente favorevole, di una rete di competenze altamente specializzate e di una reputazione di eccellenza internazionale.
Nonostante le forti incertezze sullo scenario globale, questi elementi rendono il territorio particolarmente attrattivo per lo sviluppo e la crescita di imprese che vogliono distinguersi sul mercato internazionale.
Lo sviluppo e la competitività a livello internazionale producono sinergie tra diversi attori, favorendo l’adozione rapida di soluzioni su misura per il mercato della salute.
Le principali sfide derivano dalla complessità delle normative internazionali, dalle barriere doganali e dai requisiti specifici dei mercati esteri e non ultimo dalla crescente attrattività della vicina penisola, dove il settore medicale è in fortissima crescita.
Questi fattori richiedono alle imprese un continuo sforzo di adattamento e strategie di internazionalizzazione ben definite per restare competitive e accedere con successo ai mercati su cui si proiettano.
Oltre alle sfide dell’export, le aziende si confrontano anche con problematiche specifiche all’interno dei diversi cantoni svizzeri, dove le differenze normative e amministrative possono complicare la gestione su scala nazionale.
È fondamentale quindi una profonda conoscenza delle leggi locali e una notevole capacità di adattamento per garantire efficienza operativa e conformità normativa.
In questo quadro di incertezze e che muta rapidissimamente, Swiss Medtech Ticino vuole anche essere un baluardo dello spirito associativo che vede nelle sinergie e nel lavoro di squadra, esteso a tutti gli attori privati e pubblici, uno strumento per rafforzare e supportare questo settore economico.

Un ecosistema dinamico e collaborativo

La Svizzera occupa una posizione di rilievo nel settore medtech, distinguendosi sia per le percentuali di produzione che di esportazione rispetto ai paesi limitrofi come Germania, Austria e Italia, oltre che rispetto al resto d’Europa. Si posiziona ai vertici europei sia per la produzione sia per l’export di dispositivi e tecnologie mediche, esportando circa il 75-80% della produzione totale (contro il 65% della Germania, 60% dell’Austria e 55% dell’Italia).
Sul fronte della produzione, la Svizzera rappresenta circa il 10% del valore totale europeo nel comparto, nonostante la popolazione sia significativamente inferiore rispetto ai paesi vicini. La Germania è primo produttore europeo con il 30% del totale, seguita dall’Italia con circa il 15% e dall’Austria con il 5%. Queste percentuali confermano la solidità e la leadership della Svizzera anche a livello europeo, grazie a competenze specialistiche, innovazione continua e una forte propensione all’export.

In Svizzera il settore si presenta come una realtà dinamica e in costante sviluppo, con aziende che si distinguono per approccio innovativo e capacità di collaborazione con enti di ricerca e istituzioni sanitarie. Questo ecosistema favorisce lo sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate, rispondendo in modo efficace alle esigenze del settore sia a livello locale che internazionale.

Il successo del settore poggia su infrastrutture di alta qualità, ricerca scientifica all’avanguardia e un forte legame tra università e industria: il settore medicale, infatti, si poggia infatti su concetti cardine dell’economia svizzera, quali l’innovazione e l’altissimo valore aggiunto.
Queste condizioni offrono opportunità di crescita e networking sia per startup, sia per aziende consolidate, creando reti collaborative e facilitando l’accesso ai mercati.

Dietro ogni progresso nella tecnologia medica c’è una visione che unisce competenza, affidabilità e responsabilità, creando un sistema industriale capace di trasformare la ricerca in soluzioni concrete, scalabili e orientate al futuro della sanità.
La tecnologia più avanzata è quella che genera fiducia, migliora i processi e contribuisce a un sistema sanitario più efficiente, sicuro e umano.
Dietro ogni dispositivo, soluzione e progresso c’è un modello virtuoso fatto di investimenti in ricerca, filiere produttive di alta qualità e competenze che si formano e consolidano sul territorio.

Un investimento nel futuro della salute

Mantenere questo settore in Svizzera significa preservare know-how, posti di lavoro e capacità di innovare in modo responsabile e sostenibile.
In un contesto globale sempre più competitivo, la tecnologia medica svizzera rappresenta un vantaggio strategico che rafforza l’autonomia del sistema sanitario, sostiene l’economia e posiziona la Svizzera come punto di riferimento internazionale, per crescita economica e centralità del paziente, innovazione globale e radici solide nel territorio.
È un investimento nel futuro della salute, dell’economia e del Paese, uno dei settori che definisce l’identità nazionale: una scelta strategica e responsabile verso le generazioni future.
Scenario internazionale e l’attrattività legata anche alla stabilità della Svizzera e del Ticino.
Un modello, fondato su investimenti in ricerca e sviluppo, filiere produttive di eccellenza e know-how consolidato sul territorio, permette di trasformare l’innovazione in soluzioni affidabili e sicure.
Mantenere questo settore in Svizzera significa preservare molto più che una capacità produttiva: significa tutelare competenze strategiche, posti di lavoro qualificati e la possibilità di innovare secondo standard elevati di qualità, sicurezza ed etica.
In un contesto globale sempre più competitivo e instabile, la tecnologia rappresenta anche un elemento di resilienza, rafforzando l’autonomia del sistema sanitario, riducendo le dipendenze critiche e consolidando il ruolo della Svizzera come partner credibile e affidabile a livello internazionale. Un equilibrio che va riconosciuto, sostenuto e difeso con visione.

Il settore medtech in Svizzera, in Ticino, è un patrimonio da proteggere, una responsabilità da custodire e una visione di futuro da condividere.


CEO Experience con Marco Travaglio

L’incontro con Marco Travaglio, intervistato da Marcello Foa, si è tenuto il 20 gennaio 2026

La sesta edizione del CEO Experience è stata caratterizzata dalla presenza di un ospite non solo prestigioso, ma anche assai stimolante. Marco Travaglio, Direttore de ‘Il Fatto Quotidiano’, etichettato, a torto, come appartenente a una determinata corrente politica di sinistra, in realtà intellettuale di chiara impronta liberale.
E soprattutto molto critico con il mainstream mediatico e politico che sta caratterizzando la nostra epoca e che tende a omettere qualsiasi pensiero critico se non allineato con quanto viene ritenuto il “pensiero comune”.

Magistralmente sollecitato da Marcello Foa, ormai conduttore fisso di questi incontri, Marco Travaglio ha spaziato su molti temi, dalla politica e il giornalismo italiani, fino ad alcune scomode tesi sul conflitto Russia-Ucraina, passando per analisi impietose sullo stato dell’Unione Europea. Tesi a tratti anche molto forti, certamente anche discutibili, ma corroborate da fatti inequivocabili che devono indurre a riflettere e sollevano l’importante questione di mantenere sempre uno spirito critico verso quello che quotidianamente ci viene propinato dai media. Poi giustamente ognuno può e deve avere la propria opinione, ma un sano richiamo alla riflessione, alla ricerca, all’analisi e alla valutazione dei fatti è senza dubbio salutare. Anche per il mondo economico si tratta di un elemento essenziale, visto che le aziende devono muoversi in un mondo sempre più complesso e prendere decisioni spesso fondamentali badandosi su informazioni che troppo spesso sono mediate e solo parziali. Ogni possibilità di avere una visione diversa e più completa è quindi assolutamente benvenuta.

Il nostro formato del CEO Experience si è rivelato ancora una volta sede adatta per l’approfondimento di temi importanti dello scenario nazionale e internazionale. Un appuntamento su invito concepito per titolari e dirigenti d’azienda che si vuole uno spazio libero di espressione e che è reso possibile dalla preziosa collaborazione con economiesuisse, Sunrise e Colin&Cie.


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