SERV, l’alleato delle imprese esportatrici

In un contesto globale caratterizzato da incertezze politiche e finanziarie, la capacità delle imprese svizzere di gestire e mitigare i rischi connessi all’esportazione assume un ruolo sempre più strategico. Con questo obiettivo, il 14 ottobre scorso la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) ha ospitato un incontro dedicato all’Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (SERV), rivolto alle aziende esportatrici di ogni dimensione.

L’evento ha offerto una panoramica completa sul funzionamento, le finalità e gli strumenti messi a disposizione dalla SERV, evidenziando come questo ente federale rappresenti un pilastro fondamentale a sostegno all’economia svizzera, contribuendo alla competitività internazionale e al mantenimento dei posti di lavoro nel Paese.

Nel suo intervento introduttivo, Luca Albertoni, direttore della Cc-Ti e membro del Consiglio di amministrazione della SERV, ha sottolineato come, rispetto al passato, l’approccio dell’ente sia profondamente cambiato. Persiste infatti la percezione che le coperture SERV siano riservate alle grandi imprese e ai grandi importi, ma oggi questo non corrisponde più alla realtà: la SERV è uno strumento accessibile a imprese di ogni dimensione, comprese le PMI, e applicabile anche a operazioni di importo ridotto, in modo complementare rispetto alle assicurazioni private.

Gli obiettivi della sessione erano chiari: fornire chiarezza operativa sull’utilizzo della SERV da parte di PMI e grandi imprese e presentare esempi pratici di applicazione. A tal fine, Brigitte Brüngger e Julien Schaan, rispettivamente Head of Large Enterprises e Vice President Large Enterprises, SMEs & Acquisition della SERV, hanno illustrato i principali strumenti e le modalità operative.

Un partner complementare per le imprese esportatrici

In qualità di assicurazione pubblica con mandato federale, la SERV opera in modo sussidiario rispetto alle assicurazioni private e in stretta collaborazione con il sistema bancario. Il suo intervento si concentra sui rischi finanziari non coperti dal mercato, offrendo protezione contro insolvenze, restrizioni valutarie o eventi di forza maggiore. Questo approccio consente alle imprese di preservare la liquidità e di accedere con maggiore sicurezza ai finanziamenti per l’export, sostenendo così l’intero ecosistema dell’economia esportatrice svizzera.

Con una capitalizzazione di 2,8 miliardi di franchi e un plafond federale di 14 miliardi, la SERV sostiene ogni anno nuove esposizioni per circa 2,5 miliardi di franchi. Il portafoglio conta 350 clienti attivi, di cui l’82% PMI, contribuendo a preservare circa 21’000 posti di lavoro l’anno. Non è previsto un importo minimo assicurabile, rendendo la SERV uno strumento concreto anche per le piccole imprese.

Strumenti e casi concreti

Durante l’incontro sono stati illustrati esempi pratici che mostrano la portata operativa della SERV:

  • assicurazione del credito fornitore, che protegge le aziende dal mancato pagamento in mercati percepiti come rischiosi, facilitando la concessione di pagamenti dilazionati;
  • assicurazione del credito di fabbricazione, che consente di finanziare la produzione quando l’acquirente estero non versa acconti, grazie alla collaborazione con le banche svizzere;
  • contro-garanzia per garanzie bancarie, che permette a un esportatore di emettere garanzie contrattuali (di buona esecuzione o di restituzione d’acconto) anche se ha esaurito i propri limiti creditizi, poiché la SERV copre il rischio della banca emittente.

Un caso emblematico ha riguardato un’azienda svizzera del settore meccanico che, grazie alla controgaranzia SERV, ha potuto aggiudicarsi un contratto decennale di grande valore senza immobilizzare risorse finanziarie critiche.

Luciano Scavizzi, Site Manager di Rütschi Fluid AG, ha infine illustrato come l’azienda utilizzi regolarmente gli strumenti della SERV per operare in mercati a rischio medio-alto. La collaborazione tra banche, assicurazioni private e la SERV chiarisce i ruoli e valorizza la complementarità degli strumenti, migliorando le condizioni di accesso al credito.

Fondata nel dopoguerra, Rütschi Fluid AG produce pompe a tenuta stagna per applicazioni civili, nucleari e militari/navali, con circa 5’000 unità installate in 19 Paesi. L’azienda opera con una doppia sede: Francia (Mulhouse) per il segmento nucleare civile e i ricambi, e Svizzera (Möhlin/AG) per progetti militari/navali. Grazie alla neutralità elvetica e alla snellezza amministrativa della SECO, la società beneficia di un contesto favorevole per la gestione dei contratti internazionali. I contratti pluriennali, spesso pari a due o tre volte il fatturato annuo, richiedono garanzie bancarie significative: grazie alla controgaranzia SERV, Rütschi Fluid AG ha potuto preservare liquidità essenziale e velocizzare i propri processi interni.

Stabilità e vantaggio competitivo per la piazza svizzera

La SERV adotta un approccio improntato al sostegno dell’industria, assumendo rischi che il mercato privato non copre. Una gestione prudente e una solida diversificazione del portafoglio garantiscono stabilità finanziaria, anche in presenza di insolvenze sovrane, come nei casi di Etiopia e Argentina. La neutralità politica della Svizzera e l’efficienza della SECO rafforzano ulteriormente la competitività internazionale del Paese, in particolare nel settore tecnologico.

L’incontro organizzato dalla Cc-Ti ha confermato che la SERV è un alleato strategico per imprese di ogni dimensione, capace di coniugare tutela, flessibilità e rapidità operativa. Strumenti pubblici ben concepiti possono avere un impatto economico significativo, rafforzando la resilienza e la competitività delle aziende svizzere sui mercati globali.

Contatti SERV

Brigitte Brüngger
Head of Large Enterprises, SMEs & Acquisition

Julien Schaar
Vice President, Large Enterprises, SMEs & Acquisition

Assicurazione svizzera contro i rischi
delle esportazioni SERV
Genferstrasse 6
8002 Zurigo

www.serv-ch.com

Cina 2049: il futuro è già strategia

Tra ambizioni globali e fragilità interne, la Cina si conferma protagonista di una competizione che ridefinisce gli equilibri economici, tecnologici e geopolitici. Il tema è stato al centro della conferenza “CEO Experience – La Cina nel contesto politico attuale” del 24 settembre 2025, dove il giornalista e docente Marcello Foa ha dialogato con Sergio Giraldo, consulente indipendente in ambito energetico ed editorialista de La Verità. Al dibattito si è aggiunto, con un intervento mirato, anche Andrea Gaiani, direttore della rivista Analisi Difesa.
Dalle analisi è emersa l’immagine di una potenza in rapida ascesa, capace di consolidare la propria influenza attraverso il controllo delle risorse critiche, una strategia di lungo periodo, un riarmo accelerato e una crescente capacità tecnologica. Eppure, dietro questa proiezione di forza, affiorano fragilità demografiche, finanziarie e sociali che potrebbero condizionare il futuro del gigante asiatico.

Il controllo delle filiere strategiche

«La Cina non è più la fabbrica del mondo: è diventata il gatekeeper delle materie prime critiche». Questa frase sintetizza la sfida geopolitica ed economica che l’Occidente dovrà affrontare nei prossimi decenni. Mentre per decenni l’Occidente ha privilegiato l’efficienza delle supply chain globali, la Cina ha costruito dipendenze asimmetriche e accessi privilegiati ai settori strategici, combinando iniziative internazionali e controllo interno delle risorse.

A livello internazionale, questo approccio – definito come “diplomazia gentile” – prende forma attraverso la Belt and Road Initiative, con la realizzazione di infrastrutture in oltre 130 porti e altre opere strategiche in cambio di concessioni minerarie e accordi commerciali a lungo termine. Parallelamente, Pechino esercita un controllo diretto su materie prime critiche prodotte internamente o nei suoi territori di influenza. Il caso del gallio è emblematico: essenziale per dispositivi elettronici e armamenti, la Cina ne controlla parte della catena del valore e nell’estate 2023 ha introdotto restrizioni all’esportazione, mettendo in crisi l’Occidente. Analoga strategia riguarda i magneti di terre rare, fondamentali nella costruzione di automobili e sistemi di armamento, le cui esportazioni sono dimezzate da aprile 2023. Anche nell’acciaio, il Dragone domina: produce il 54% della produzione mondiale, influenzando prezzi e forniture globali con logiche strategiche più che di mercato.

Questa combinazione di leva esterna (BRI) e controllo interna ha trasformato Pechino in un attore in grado di competere sul prezzo e di influenzare l’industria e la difesa occidentali con decisioni unilaterali: se la Cina chiude i rubinetti, l’Occidente si trova in grave difficoltà, senza la possibilità di rimediare a quella che, di fatto, è una lacuna industriale strategica.

L’orizzonte 2049

La differenza filosofica più marcata tra Occidente e Cina risiede nella concezione del tempo. Mentre le democrazie occidentali sono dominate dalla “dittatura della trimestrale”, con cicli politici ed economici sempre più brevi, la Cina ragiona su orizzonti decennali. La continuità politica garantita dal potere centralizzato di Xi Jinping consente una pianificazione coerente, scandita da tappe intermedie. L’obiettivo strategico è chiaro: diventare una superpotenza entro il 2049, centenario della Repubblica Popolare, e raggiungere un primo traguardo nel 2035, con un potenziamento militare e industriale.

La strategia cinese non mira a uno scontro diretto con gli Stati Uniti, ma a consolidare la propria posizione globale attraverso un multilateralismo selettivo, aggregando Paesi attorno ai propri interessi.

L’alleanza BRICS ne è un esempio: dietro la facciata di cordialità tra Xi, Putin e Modi si nascondono tensioni e squilibri. La Russia dipende fortemente dalla Cina, con le esportazioni verso Pechino che costituiscono circa il 35% del totale, mentre le vendite cinesi verso la Russia ammontano appena al 3%. Questa asimmetria si è accentuata dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Il rapporto con l’India resta invece delicato, segnato da tensioni lungo il confine del Kashmir e da controversie sui progetti idroelettrici cinesi.

Il riarmo e il nodo di Taiwan

La Cina ha accelerato il riarmo, con una spesa di 240 miliardi di dollari contro i 900 degli USA. Tuttavia, in termini di parità di potere d’acquisto, Pechino ottiene molto di più: navi, missili e munizioni a costi inferiori.

Il settore navale è il vero motore della crescita: con una capacità cantieristica 230 volte superiore a quella americana, la Cina si afferma come potenza marittima. Tuttavia, manca esperienza operativa diretta: l’ultima guerra risale al 1977 contro il Vietnam del Nord. È il punto debole di un esercito avanzato tecnologicamente – dotato di missili ipersonici e sistemi guidati da intelligenza artificiale – ma privo di collaudo sul campo.

Il nodo centrale resta Taiwan. Per Pechino, il “Silicon Shield” è una questione di dignità nazionale e di controllo strategico sulle filiere tecnologiche globali. L’annessione garantirebbe vantaggi economici e militari, rompendo la “collana di perle” americana nel Pacifico. Un’invasione anfibia è improbabile; più realistico un blocco navale per isolare economicamente l’isola.

Tre fragilità strutturali

Dietro i successi internazionali, si celano tuttavia fragilità strutturali:

  • Demografia: entro il 2050, la Cina avrà circa 500 milioni di persone sopra i 60 anni contro 580 milioni in età lavorativa. Un rapporto insostenibile che farà salire la spesa pensionistica dall’attuale 5,5% al 14% del PIL. A complicare il quadro, il sistema Hukou – che lega la residenza al luogo di nascita – continua a frenare la mobilità interna, accentuando gli squilibri tra campagne e città, mentre la leadership teme la crescita di una classe media autonoma e tende a contenerne lo sviluppo.
  • Finanza: dopo la bolla immobiliare nel 2021, causata da investimenti massicci in costruzioni mai vendute a causa delle limitazioni di movimento imposte dall’Hukou, il sistema bancario cinese è sotto pressione. L’indebitamento privato ha raggiunto il 290% del PIL. Le 4’000 banche piccole e medie, supervisionate dalle province, rappresentano un rischio sistemico che Pechino dovrà affrontare nei prossimi anni.
  • Modello economico: come già sperimentato dalla Germania, un’economia basata prevalentemente sulle esportazioni è vulnerabile ai cambiamenti globali. Gli stimoli alla domanda interna sono limitati per evitare la crescita di una classe media autonoma e politicamente attiva.

Tecnologia e industria: tra leadership globale e l’ombra dell’implosione

Il sistema cinese guarda al 2049, ma le fragilità demografiche, finanziarie e sociali rappresentano rischi concreti che potrebbero rallentare o compromettere il raggiungimento degli obiettivi strategici. Un’eventuale crisi interna avrebbe ripercussioni significative sull’equilibrio mondiale.

Nonostante questi limiti, la corsa verso il 2049 è tutt’altro che chiusa. La Cina ha dimostrato notevoli capacità di pianificazione ed esecuzione, conquistando la leadership in sette dei dieci settori tecnologici chiave previsti dal piano Made in China 2025, affermandosi ben oltre il ruolo di semplice fabbrica del mondo o imitatrice.

Questi progressi sono stati ottenuti anche da un uso strategico delle partnership con l’Occidente. Nel settore automobilistico, ad esempio, le joint venture con marchi tedeschi a partire dagli anni ’80 hanno consentito lo sviluppo di competenze interne capaci oggi di competere con Volkswagen, Porsche e Audi, offrendo prodotti comparabili a costi significativamente inferiori.

Occidente e Cina: identità strategiche a confronto

Di fronte all’ascesa cinese, l’Occidente appare diviso e privo di una visione strategica coerente. Gli Stati Uniti reagiscono con dazi e restrizioni tecnologiche, mentre l’Europa mostra un deficit di autonomia economica, spesso subordinata agli interessi tedeschi e lenta a reagire. Anche il Green Deal, pur ambizioso, manca di analisi economiche concrete e di una strategia industriale realmente coerente.

Il problema di fondo dell’Occidente è la perdita della capacità di progettare il futuro, schiacciato dai cicli politici sempre più brevi e dalla pressione delle trimestrali. Come ricordato durante l’incontro, un vecchio banchiere una volta osservò: «Nel secondo dopoguerra non avevamo nulla, tranne la speranza. Oggi abbiamo tutto, tranne la speranza». Per non restare spettatore, l’Occidente deve riscoprire la propria visione economica, investendo in autonomia strategica, innovazione e resilienza industriale.

Asia Centrale e Caucaso meridionale: tra corridoi strategici e transizione verde

Il 9 settembre, la Cc-Ti e la JCC hanno acceso i riflettori su Asia Centrale e Caucaso meridionale. In un mondo che cambia velocemente, queste due aree si impongono come snodi cruciali. La sintesi del dibattito non lascia dubbi: chi le governa, governa anche una parte degli equilibri geopolitici ed economici globali di domani.

L’incontro, dedicato all’analisi delle dinamiche geopolitiche ed economiche della regione, si è aperto con i saluti istituzionali di Monica Zurfluh, Responsabile Commercio internazionale della Cc-Ti, e Dorit Sallis, Managing Director di Joint Chamber of Commerce (JCC), la principale organizzazione svizzera del settore privato impegnata a promuovere i rapporti economici bilaterali tra la Svizzera e l’Europa orientale (extra-UE), l’Asia Centrale e il Caucaso meridionale.

Una nuova stagione geopolitica

Christopher J. Weafer (Macro-Advisory Ltd.) ha messo in luce come l’Asia Centrale e il Caucaso meridionale stiano conoscendo un inedito ritorno di centralità. Si parla ormai di “Great Game 3.0”, dove Cina, Russia, Stati Uniti, Unione europea, Turchia, Iran, India e monarchie del Golfo competono per il controllo di risorse, mercati e corridoi strategici che collegano Asia ed Europa.

Le risorse naturali rappresentano la posta più ambita: il Kazakistan è il principale fornitore globale di uranio, il Tagikistan è secondo nella produzione di antimonio, metallo chiave anche in ambito militare. L’energia rimane cruciale, ma cresce la corsa alle rinnovabili. Sul piano logistico, si moltiplicano i progetti di rotte alternative: il Corridoio di Mezzo (TITR), sostenuto dall’Unione europea, che collega l’Asia all’Europa aggirando la Russia; il Corridoio di Zangezur (Trump Route for International Peace and Prosperity – TRİPP), promosso da Azerbaigian, Armenia e Turchia con il sostegno statunitense, per ridurre i tempi di transito verso il Mediterraneo; il Corridoio di trasporto internazionale nord-sud (INSTC), voluto da Russia, Iran e India, per unire Asia meridionale ed Eurasia. Sullo sfondo, la Belt and Road Initiative cinese continua a tessere la sua rete di rotte terrestri e marittime.

Le strategie sono diverse: la Cina privilegia energia, risorse alimentari e vie di transito con un approccio pragmatico; la Russia, che considera l’Asia Centrale parte del proprio “estero vicino” e la utilizza come valvola di sfogo economica di fronte alle sanzioni, esercita ancora un forte controllo politico e militare; Stati Uniti e Unione europea cercano di contenere l’espansione di Pechino e Teheran e di garantire approvvigionamenti sicuri di minerali critici. Nel frattempo, la Turchia rilancia il progetto di un “mondo turco” che unisca popoli affini dalla steppa al Mediterraneo e gli Stati del Golfo investono massicciamente in energia, logistica e finanza islamica. Infine, l’Iran rafforza i legami con l’Unione economica eurasiatica (EaEU) e l’India, più lenta nel suo approccio, cerca spazio attraverso l’INSTC.

Per gli investitori privati, i settori più promettenti spaziano da energia (tradizionale e rinnovabile) e logistica, a sanità, fintech e turismo. L’aumento del reddito medio rafforza inoltre il potenziale dei consumi interni, mentre le privatizzazioni in corso aprono nuove opportunità in settori strategici. Tuttavia, restano ostacoli importanti: la concorrenza agguerrita di Russia e Cina, che possono contare su rapporti storici, reti linguistiche e minori vincoli normativi, burocrazia lenta, normative poco trasparenti e rischi reputazionali.

Transizione verde: dall’ambizione alla realtà

Dinara Jarmukhanova (Centil Law Firm) ha sottolineato come l’Asia Centrale stia tentando di trasformarsi da periferia energetica a laboratorio della transizione verde. I governi hanno fissato obiettivi ambiziosi: neutralità carbonica a metà secolo e quote rilevanti di rinnovabili già entro il 2030. La posta in gioco non riguarda soltanto la sicurezza energetica interna, ma la possibilità di trasformare la regione in un hub di esportazione di energia pulita verso Europa e Asia meridionale.

Kazakistan e Uzbekistan guidano la corsa sia a livello di obiettivi sia di pacchetti di incentivi capaci di attrarre grandi operatori internazionali. Il Kazakistan mira al 15% di rinnovabili entro il 2030 e al 50% entro il 2050. Colossi come Masdar, Total Energies e Acwa Power hanno firmato accordi per parchi eolici da un gigawatt ciascuno, da completare entro il 2028. L’Uzbekistan si muove con altrettanta determinazione e punta al 40% entro il 2030. Qui è stato inaugurato il progetto Sungrow Lochin, la più grande batteria di accumulo dell’Asia Centrale, capace di garantire stabilità di rete e di rafforzare l’attrattività per nuovi investitori. Kirghizistan e Tagikistan, dal canto loro, concentrano gli sforzi sull’idroelettrico, con il progetto CASA-1000 che porterà energia verso Pakistan e Afghanistan entro il 2027. Sul piano regionale, il Corridoio trans-caspico per l’energia verde, sostenuto da istituzioni finanziarie multilaterali, promette di collegare direttamente l’energia pulita centroasiatica ai mercati europei. Una prospettiva che non solo diversificherebbe i mercati, ma inserirebbe la regione in un network energetico continentale in forte trasformazione.

Anche Jarmukhanova conferma le opportunità concrete per il capitale privato: crescita della domanda interna, programmi di privatizzazione, incentivi. Permangono tuttavia sfide significative: alti costi iniziali dei grandi impianti, reti elettriche obsolete, carenza di manodopera qualificata, oltre a regole ancora fragili. La stagionalità delle rinnovabili e la mancanza di capacità di accumulo aggravano i rischi di instabilità.
La spinta politica è forte, ma l’influenza delle industrie fossili e la lentezza burocratica rischiano di rallentare la trasformazione.

I corridoi eurasiatici tra logistica e sovranità

Il terzo e ultimo contributo, a cura di Nikolaus Kohler (M&M Militzer & Münch AG), ha sottolineato il peso crescente della logistica e delle infrastrutture di trasporto nel futuro della regione, evidenziando a sua volta come, dietro l’espansione dei corridoi eurasiatici, non ci sia soltanto la volontà di accorciare le distanze commerciali tra Asia ed Europa, ma una competizione geopolitica che volta a ridefinire equilibri e alleanze e che, a ben guardare, mette a dura prova la capacità dei Paesi dell’Asia Centrale e del Caucaso di gestire investimenti esteri senza cedere sovranità politica.

Ne sono la prova i due principali assi di sviluppo, il Corridoio di Mezzo (TITR) e il Corridoio di Trasporto Internazionale Nord-Sud (INSTC): il primo, che collega Cina e Turchia passando da Kazakistan, Azerbaigian e Georgia, rappresenta un’alternativa strategica alle rotte settentrionali attraverso la Russia, oggi ostacolate dalle sanzioni. Il secondo, che attraversa Iran e Russia per connettere l’Asia meridionale con l’Europa e l’Eurasia, consolida la cooperazione tra Mosca e Teheran. A queste vie si aggiungono iniziative più recenti come il Corridoio di Zangezur (TRIPP), nato dal fragile processo di pace tra Armenia e Azerbaigian, o il collegamento Uzbekistan–Afghanistan–Pakistan, sostenuto anche da interessi cinesi e pakistani.

Gli investimenti sono imponenti e provengono da più direzioni. Bruxelles, attraverso il programma Global Gateway, cerca di offrire ai Paesi centroasiatici un’alternativa credibile alla Nuova Via della Seta cinese. Pechino, dal canto suo, rafforza la propria presa con il progetto ferroviario Cina–Kirghizistan–Uzbekistan, che ridisegnerà le tempistiche dei traffici euroasiatici. La Russia, isolata a ovest, rilancia il ruolo dell’INSTC per mantenere un piede in una regione che considera vitale per la sua proiezione verso il sud. Washington, infine, osserva con crescente attenzione, cercando di sostenere progetti che limitino l’influenza di Mosca e Pechino (leggi: Corridoio di Zangezur).

Se sul piano infrastrutturale i progressi sono tangibili – nuovi porti, terminal, linee ferroviarie e sistemi digitali come eTIR e Single Window – le criticità rimangono evidenti: il Mar Caspio è un collo di bottiglia, i confini rallentano i flussi e la forte dipendenza da capitali esteri solleva interrogativi sulla sovranità degli Stati coinvolti. In questo scenario, la logistica non è solo economia: è geopolitica allo stato puro.

Il prezzo della centralità eurasiatica

Dall’evento di Cc-Ti e JCC emerge un quadro chiaro: Asia Centrale e Caucaso meridionale rappresentano snodi cruciali in cui convergono interessi energetici, logistici e geopolitici delle grandi potenze. Le opportunità sono rilevanti – dall’energia tradizionale e rinnovabile alla logistica, dai consumi interni alle privatizzazioni – ma si accompagnano a rischi elevati, legati a instabilità politica, burocrazia lenta, quadri normativi poco trasparenti e pressioni esterne.

Il futuro della regione dipenderà dalla capacità dei governi di tradurre ambizioni e incentivi in progetti concreti, bilanciando l’apertura agli investimenti con la difesa della sovranità strategica. Per gli investitori, significa alto potenziale, ma anche alta volatilità: chi saprà navigare tra opportunità e rischi potrà giocare un ruolo di primo piano in questa nuova rete di relazioni euro-asiatiche.

Conoscere, conoscersi

Venerdì 16 maggio 2025 davanti a circa 75 persone, nella peculiare cornice de la Sala Carlo Basilico a Balerna presso lo Spazio Polus – decorata con 12 pitture murali dell’artista Carlo Basilico (1895-1966), rappresentanti località di provenienza delle sigaraie situate nel Mendrisiotto – è andato in scena l’evento “Conoscere, conoscersi”, un nuovo format della Cc-Ti.

Quest’edizione è stata organizzata in collaborazione con l’Ente regionale per lo sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio, il Comune di Balerna, e Polus SA.

L’idea è quella di ribaltare la logica classica dell’evento dove sono i relatori che tematizzano gli argomenti, strutturando così l’evento ed il suo progresso. In “Conoscere, conoscersi”, invece, si instaura un dialogo con i partecipanti, dopo i saluti iniziali ed una breve introduzione.

Il dialogo è sempre stato il motore dell’innovazione e della crescita, perché permette di confrontarsi e trovare nuovi stimoli, approfondendo la conoscenza reciproca, ascoltando e monitorando le esigenze delle aziende e le problematiche del territorio.

Sono dunque intervenuti: Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti; Arianna Cattaneo, Area manager Polo di sviluppo economico del Pian Faloppia; Giovanna Staub, Presidente CdA Polus SA e Luca Pagani, Sindaco di Balerna.

È stato posto l’accento sulla vita imprenditoriale e sul sostegno da parte delle associazioni economiche e delle autorità: le attività si declinano in molteplici azioni concrete, a volte svolte in modo non così manifesto per il territorio (lobbying, ad esempio) e sulla forza della rete per restare competitivi, attrarre nuovi talenti e favorire l’insediamento delle aziende. La collaborazione fra pubblico e privato è imprescindibile.

Si è parlato della necessità di adattare, in un contesto macroeconomico come quello attuale, il modello di business alle costanti e volatili evoluzioni dei mercati, mantenendo ferma l’identità e i valori del territorio quali atout di successo.

Suggestivo anche il luogo dove si è tenuto l’evento, che è stato scenario, in passato, di un forte impulso economico alla regione con il settore del tabacco nel XIX e XX secolo.


Arabia Saudita: sempre più attrattiva per le imprese ticinesi

Oltre settanta imprenditori hanno partecipato il 13 maggio 2025 al Centro Studi Villa Negroni di Vezia all’evento promosso dalla Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino (Cc-Ti). Organizzato in collaborazione con Cippà Trasporti SA, M. Zardi & Co. SA e Stelva Group, l’incontro ha puntato i riflettori sull’Arabia Saudita, un Paese che sta vivendo una trasformazione profonda e strategica.

Spinta dal programma strategico Vision 2030, volto a diversificare l’economia e ridurre la dipendenza dal petrolio, la monarchia del Golfo sta aprendo le porte agli investitori internazionali. Una dinamica che non lascia indifferenti le aziende ticinesi, sempre più interessate alle opportunità offerte dal mercato saudita, ma anche consapevoli delle complessità normative e logistiche che comporta operare in un contesto in rapido cambiamento.

A inaugurare i lavori è stata Monica Zurfluh, responsabile del servizio Commercio internazionale della Cc-Ti, seguita dall’intervento dell’avv. Gianvirglio Cugini, fondatore e titolare di Stelva Group. Cugini ha offerto una panoramica concreta su come avviare un’attività in Arabia Saudita, illustrando le procedure per ottenere una licenza, registrare un’azienda e aprire un conto bancario locale. Ha evidenziato inoltre la possibilità per gli investitori esteri di detenere fino al 100% del capitale in numerosi settori, sottolineando l’importanza di affidarsi a professionisti esperti per affrontare al meglio il quadro normativo e culturale. Il suo intervento è stato arricchito dalla testimonianza diretta di Sergio La Ruffa, imprenditore attivo nel Paese.

A seguire, la dott.ssa Arianna Bonaldo, avvocato, dottore commercialista e TEP presso Stelva Group, che ha presentato gli incentivi fiscali sauditi: assenza di imposta sul reddito delle persone fisiche, tassazione societaria al 20%, e generose agevolazioni nelle Zone Economiche Speciali, nei Regional Headquarters (RHQ) e nella Zona Logistica Integrata (SILZ). Un’attenzione è stata dedicata ai progetti industriali qualificati, che possono usufruire di contributi fino al 35% dell’investimento iniziale. La relatrice ha inoltre sottolineato l’importanza di garantire la conformità fiscale, la presenza di sostanza economica reale e l’uso corretto dei trattati internazionali per evitare la doppia imposizione, favorendo così una pianificazione finanziaria efficace e sicura.

Il tema della proprietà intellettuale è stato affrontato dal dott. Paolo Gerli, mandatario brevettuale europeo ed esperto in contenzioso, presso lo studio M. Zardi & Co. SA, che ha tracciato l’evoluzione del sistema saudita di tutela della proprietà industriale. Pur con alcune lacune – come l’assenza dell’adesione all’Accordo di Madrid – il Paese mostra un crescente allineamento agli standard internazionali e un impegno concreto nella lotta alla contraffazione.

Spazio infine alla logistica, con l’intervento dei rappresentanti di Cippà Trasporti SA, moderato dal consulente logistico Gaetano Loprieno. Il focus si è concentrato sull’ambizione saudita di diventare un hub logistico di riferimento per l’Africa e il subcontinente indiano, anche grazie allo sviluppo di infrastrutture in zone franche. Roberto Speroni, buyer dell’azienda di trasporti e referente presso l’Africa Logistics Network, e, in diretta da Jeddah, il corrispondente Artemio Bianchi hanno illustrato le principali rotte marittime e ferroviarie, in particolare quelle da Genova verso Jeddah e Dammam, e spiegato le implicazioni dell’accordo di libero scambio tra l’AELS e il Consiglio di Cooperazione del Golfo, come la riduzione dei dazi doganali e procedure agevolate grazie all’origine preferenziale delle merci. Tra gli altri temi trattati: l’obbligo della certificazione SABER per l’import saudita e la scelta dei termini di resa, con un confronto tra EXW, CFR e DAP.

L’incontro ha fornito strumenti pratici e spunti di riflessione ai numerosi imprenditori presenti, offrendo una panoramica concreta su come affrontare con consapevolezza uno dei mercati più dinamici e in evoluzione a livello internazionale.

Sostenibilità e Responsabilità: un impegno concreto per le aziende

Giovedì 27 marzo 2025, presso Lo Scudo di Stabio, si è svolto un appuntamento dedicato alla sostenibilità aziendale e alla responsabilità sociale d’impresa.

L’incontro ha rappresentato un’opportunità preziosa per approfondire il tema, esplorare strumenti concreti e conoscere esempi di successo che stanno già producendo risultati significativi.

Dopo i saluti introduttivi del sindaco di Stabio, Simone Castelletti, e del capodicastero della Città dell’energia, Cihan Aydemir, la mattinata è iniziata con un intervento di Jenny Assi, Responsabile scientifico CSR presso AITI e docente ricercatrice senior alla SUPSI. Il suo intervento si è concentrato sul contesto normativo europeo e svizzero in materia di sostenibilità e sugli scenari per le PMI.

Successivamente, Sergio Trabattoni, CSR Manager della Camera di Commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti), ha illustrato i benefici del rapporto di sostenibilità semplificato, uno strumento pratico ed economico per le PMI, promosso in collaborazione con SUPSI, Banca Stato e il Dipartimento delle Finanze e dell’Economia del Cantone Ticino (DFE). L’intervento ha offerto anche una panoramica sulla dichiarazione di conformità, riconosciuta dall’Autorità Cantonale (TI) come documento CSR valido in occasione di concorsi per appalti pubblici, nonché per l’ottenimento del livello II di Swisstainable.

La prima parte della mattinata si è conclusa con la presentazione di Nicola Giambonini, Responsabile CSR di AITI, che ha illustrato gli strumenti pratici a disposizione delle aziende, con particolare attenzione alla piattaforma AITI 4Welfare.

Dopo una breve pausa, i lavori sono ripresi con una serie di interventi focalizzati sugli strumenti e su esempi concreti di successo nell’ambito della sostenibilità aziendale.

Felicia Lamanuzzi, architetto di Stabio, ha sottolineato l’importanza degli spazi verdi negli ambienti di lavoro. Grazie a progetti di urbanismo tattico come “Vivai Diffusi”, lo Studio Lamanuzzi promuove la valorizzazione della natura negli spazi urbani per migliorare la qualità della vita.

A seguire, Valentina Tomasello, ingegnere ambientale presso EnerimpulSE SA, ha presentato il caso dell’azienda Assos, una realtà ticinese che ha implementato una strategia energetica integrata grazie alle analisi Peik e Reffnet, ottenendo risultati notevoli.

L’incontro si è concluso con l’intervento di Silvio Giacomini, collaboratore dell’associazione Ticino Energia, che ha illustrato i vantaggi per le aziende che intraprendono un percorso di sostenibilità, nonché gli incentivi e le consulenze disponibili per supportare questa transizione.

AGIAMO INSIEME 2025

Valorizzare la PERSONA in azienda

Un appuntamento annuale per ripercorrere il reinserimento di figure professionali con difficoltà di salute che, insieme alle imprese, hanno ricostruito con impegno e successo la propria vita professionale.

Un connubio virtuoso tra azienda e collaboratore, raccontato in questo evento attraverso testimonianze dirette e filmati, a dimostrazione di un percorso gratificante e condiviso.

L’iniziativa ha evidenziato come l’impegno congiunto di tutti gli attori coinvolti – persona, famiglia, azienda, economia e istituzioni – possa generare risultati positivi per l’intera comunità.

L’evento si è svolto martedì 1° aprile 2025 presso lo Spazio Aperto di Bellinzona e ha visto la partecipazione dei Consiglieri di Stato Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, e Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia.

Sono inoltre intervenuti Luca Albertoni, Direttore della Cc-Ti, e Monica Maestri, Capoufficio AI.

Le aziende premiate quest’anno sono:

  • Equans Switzerland AG – Rivera
  • Patriziato di Losone – Losone
  • Sciaroni Carpenteria Sagl – Torre

Video di presentazione – Equans Switzerland AG
Video di presentazione – Patriziato di Losone
Video di presentazione – Sciaroni Carpenteria Sagl

Visita di cortesia dell’Ambasciatore dell’Indonesia

Giovedì 27.02.2025 il direttore della Cc-Ti Luca Albertoni ha incontrato l’Ambasciatore indonesiano in Svizzera Ngurah Swajaya, in visita di cortesia in Ticino. L’incontro si è tenuto a Bellinzona presso MSpace, uno spazio di lavoro condiviso creato dal gruppo Multi e di cui la Cc-Ti è partner.

L’incontro, organizzato dal Presidente del Gran Consiglio Michele Guerra e a cui ha partecipato anche una delegazione di rappresentanti del mondo economico e accademico ticinese, si è svolto in un clima di grande cordialità ed è stato l’occasione per un proficuo approfondimento su temi di interesse comune, tra cui le opportunità offerte dall’accordo di partenariato economico globale (CEPA) in vigore dal 1° novembre 2021 e dall’accordo di promozione e protezione degli investimenti in vigore dal 1° agosto 2024.

L’Indonesia, lo ricordiamo, è la più grande economia del Sud-est asiatico nonché una delle democrazie più vivaci della regione. Secondo le previsioni, entro il 2030 sarà la settima economia più grande del mondo ed entro il 2045 sarà la quinta. Con 276 milioni di abitanti è anche la quarta Nazione più popolosa del mondo.

L’Ambasciatore Swajaya ha evidenziato interessanti opportunità per le nostre aziende nei settori alimentare, MEM, delle scienze della vita e delle rinnovabili.

Per ulteriori ragguagli sul CEPA:
In vigore l’accordo di partenariato economico (CEPA) tra AELS e Indonesia – Cc-Ti
Accordo di partenariato economico globale AELS-Indonesia – SECO

Quale America e quale mondo?

Si è svolto il 13 novembre 2024 presso l’Hotel Villa Castagnola, Lugano, l’evento su invito “CEO Experience 2024”.

Un’occasione d’incontro dedicata ai quadri aziendali proposto dalla Cc-Ti, in collaborazione con BancaStato, economiesuisse e Sunrise, che ha potuto contare sulla presenza di circa 100 ospiti.

Marcello Foa ha intervistato Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista italiana di geopolitica Limes, proponendo un’occasione privilegiata di riflessione e approfondimento, a una settimana dall’elezione presidenziale degli Stati Uniti. Quali scenari attesi non solo per l’America ma per il mondo? Fra nuovi equilibri geostrategici, politica economica e relativi impatti anche sull’Europa e sulla Svizzera.

Caracciolo ha sottolineato che, da parte dei media, non viene sempre mostrata la vera America, ma data grande enfasi al personaggio ‘Trump’, mistificando – forse – l’anima della nazione e dei cittadini che hanno fatto questa scelta presidenziale. Una società che sta conoscendo una crisi interna profonda. Trump alla Casa Bianca – continua l’esperto – significa che si occuperà un po’ più di America e un po’ meno del resto del mondo.

Da alcuni anni, continua Caracciolo, sono in atto relazioni sempre più forti tra il governo statunitense ed entità economiche e finanziarie che si sono sempre più politicizzate. L’ultimo in ordine di tempo riguarda una sola persona: Elon Musk, un elettrone libero nel sistema mondiale e americano che è stato decisivo nell’elezione di Trump e che ora “passa alla cassa” con la nomina al Department Of Government Efficiency, una sorta di super ministero con supervisione su tutta l’amministrazione. È finita un’epoca, quella delle grandi illusioni liberal e della globalizzazione, per esempio ed è iniziata una fase di declino dell’America che potremmo definire di transizione egemonica”

(fonte: intervista di Generoso Chiaradonna, Corriere del Ticino).

AGIAMO INSIEME 2024

Valorizzare la PERSONA in azienda

Un appuntamento annuale per ripercorrere il reinserimento di figure professionali con difficoltà di salute che, insieme alle imprese, hanno ricostruito con impegno e successo la propria vita professionale.

Un binomio, azienda-collaboratore, gratificante e certamente condiviso e raccontato in questo evento attraverso testimonianze e filmati.

Un’occasione che ha dimostrato quanto l’impegno coeso dei vari “attori” (persona, famiglia, azienda, economia e Istituzioni) diventi premiante per tutti.

L’evento si è svolto martedì 4 giugno 2024, presso la Sala Aragonite a Manno. Durante la serata sono intervenuti i Consiglieri di Stato Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, e Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia.

Oltre a loro, gli interlocutori sono stati Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti e Monica Maestri, Capoufficio AI. 

Le premiazioni sono state accompagnate da contributi ispirati a contesti economico-sociali legati al mondo del lavoro a cura dell’ospite relatore Massimo Soriani Bellavista.

Quest’anno le aziende premiate sono:

  • Fart SA – Locarno
  • Napp Sagl – Ascona
  • Sonepar SA – Pregassona

Video di presentazione – Fart SA
Video di presentazione – Napp Sagl
Video di presentazione – Sonepar SA