Sì al progetto AVS-riforma fiscale in votazione il 19 maggio

In vista della votazione federale, la Cc-Ti esprime il proprio sostegno alla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA). La campagna in favore del progetto è stata lanciata ufficialmente in Ticino il 9 aprile. Abbiamo il piacere di condividere il comunicato stampa del gruppo interpartitico, al quale ha aderito anche la Cc-Ti.

Due punti in più per il nostro Paese: sì al progetto AVS-riforma fiscale in votazione il 19 maggio

Il progetto AVS-riforma fiscale offre una soluzione equilibrata a due problemi urgenti: risolve il problema degli statuti fiscali speciali per le imprese, che non sono più conformi agli standard internazionali, e rafforza l’AVS.

Il progetto mira a preservare l’attrattività e la competitività della piazza economica svizzera, garantendo posti di lavoro, entrate fiscali e investimenti nella ricerca e sviluppo. Grazie a questa riforma, la Svizzera potrà adattarsi ai nuovi standard internazionali e rimanere fiscalmente competitiva. Inoltre, il progetto AVS-riforma fiscale assicura un finanziamento supplementare a favore dell’AVS che permette di consolidare il nostro principale pilastro della previdenza sociale.

Un punto in più per la Svizzera come piazza economica e di ricerca

Grazie in particolare agli statuti fiscali speciali, la Svizzera è da tempo molto competitiva in ambito di fiscalità internazionale per le imprese che offrono centinaia di migliaia di posti di lavoro e di formazione e trasmettono numerosi ordini alle imprese svizzere, comprese le PMI. Tuttavia, il contesto fiscale è radicalmente cambiato a livello mondiale. Sulla scena internazionale, non si ammette più che le imprese internazionali siano sottoposte a tassi d’imposizione inferiori a quelli applicati alle imprese svizzere. Se rifiutassimo di adattare il sistema fiscale, le imprese svizzere rischierebbero di essere penalizzate all’estero. Il progetto AVS-riforma fiscale modifica l’imposizione delle imprese in una forma accettata a livello internazionale rafforzando la certezza del diritto e della pianificazione. In caso d’accettazione, tutte le imprese sarebbero tassate in maniera identica. I tassi d’imposizione applicati alle imprese internazionali avranno tendenza ad aumentare, poiché i loro statuti fiscali speciali saranno aboliti. Dal canto loro, le PMI, pagheranno globalmente meno imposte.

Un punto in più per l’AVS

Per quanto riguarda l’AVS, la situazione finanziaria del pilastro centrale delle nostre pensioni si degrada a vista d’occhio e le prospettive sono preoccupanti. Questo risulta dal rapido aumento del numero di pensionati e dal fatto che la speranza di vita è aumentata. L’AVS, la nostra principale assicurazione sociale, ha un grave problema di finanziamento valutato in miliardi. Sempre meno lavoratori devono finanziare le rendite di un numero crescente di pensionati. Già oggi, l’AVS spende ogni anno un miliardo in più per le rendite di quanto non incassi attraverso i contributi. Senza contromisure, gli averi del fondo AVS saranno esauriti nell’arco di dieci anni un risanamento è dunque urgente. Il progetto AVS-riforma fiscale consolida le finanze a medio termine, grazie ad un contributo di 2 miliardi di franchi annui di entrate supplementari all’AVS. Questo contributo consente di guadagnare tempo in vista di una riforma strutturale dell’AVS.

Un rifiuto non risolve nulla

Un rifiuto del progetto prolungherebbe la situazione di stallo politico. Senza ulteriori finanziamenti, la situazione dell’AVS continuerebbe a deteriorarsi. Inoltre, la Svizzera dovrebbe abolire i suoi regimi fiscali speciali, superati, per evitare qualsiasi discriminazione nei confronti delle imprese svizzere all’estero. Un rifiuto sarebbe grave in particolare per i Cantoni, le Città e i Comuni, poiché la necessità di una riforma fiscale rimarrebbe invariata, ma essi dovrebbero fare a meno del sostegno finanziario della Confederazione.

Il Consiglio federale, il Parlamento, i Cantoni, l’Unione delle Città svizzere, l’Associazione dei Comuni Svizzeri, economiesuisse, l’Unione svizzera delle arti e mestieri, l’Unione svizzera degli imprenditori, il sindacato Travail.Suisse e diversi partiti a livello nazionale PLR, PPD, PS, PBD sostengono il progetto.

Maggiori informazioni sul sito informativo del comitato di sostegno alla votazione.

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Visita in Ticino dell’Ambasciatore degli Stati Uniti in Svizzera e Liechtenstein

Il 6 e 7 febbraio 2019 si è svolta la visita in Ticino dell’Ambasciatore degli Stati Uniti in Svizzera e Liechtenstein, S.E. Edward McMullen.

Nella foto, la delegazione in visita alla Faulhaber Minimotor, accompagnata, per la Cc-Ti dal Direttore Luca Albertoni e Chiara Crivelli, Head of the International Desk.

Grazie ad un intenso programma, coordinato dalla Cc-Ti, l’Ambasciatore S.E. Edward McMullen ha avuto modo di incontrare rappresentanti delle istituzioni cantonali – il 7 febbraio si è infatti intrattenuto con il Presidente del Consiglio di Stato, Claudio Zali – e diversi attori dell’economia ticinese.

Nell’ambito del programma economico, S.E. McMullen ha dapprima visitato l’azienda Tamborini Vini a Lamone, importante impresa familiare nata nel 1944 e gestita dal 1969 da Claudio Tamborini, ora alla terza generazione con la figlia Valentina Tamborini e il nipote Mattia Bernardoni Tamborini.

In seguito l’Ambasciatore si è recato alla Faulhaber Minimotor a Croglio, uno dei maggiori fornitori nell’ambito della tecnologia di azionamento in miniatura e micro ad alta precisione. Il CEO, Karl Faulhaber rappresenta la terza generazione della famiglia fondatrice. Proprio la Faulhaber Minimotor ha fornito dei micromotori per la sonda Insight della NASA arrivata su Marte nel novembre 2018.

Il programma è continuato con la visita alla Rivopharm di Manno, attiva nello sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti farmaceutici generici a livello globale. In seguito la delegazione è stata accolta presso il “Tecnopolo Ticino” dai rappresentanti della Fondazione AGIRE: il Presidente Giambattista Ravano, il Vicepresidente Stefano Rizzi e il Direttore Lorenzo Ambrosini. In questa occasione l’Ambasciatore ha avuto modo di incontrare la startup “DAC System SA”, che, fondata nel 2013, fornisce sistemi di monitoraggio di alta qualità.

È seguito l’incontro con il Direttore dell’ Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale (IDSIA), Luca Gambardella, con la visita del laboratorio di robotica mobile e volante. Le attività dell’IDSIA spaziano dalla ricerca fondamentale a quella applicata, con importanti ricadute anche in Ticino. IDSIA è conosciuta a livello internazionale per la sua attività di Deep Learning, Data Mining, Ottimizzazione e Robotica Collettiva.

A chiudere il programma, vi è stato un momento di scambio informale in presenza dei Consiglieri nazionali Marco Chiesa, Presidente della Deputazione ticinese alle Camere federali, e Rocco Cattaneo, nonché di rappresentanti del mondo economico ticinese.

Scopo della visita dell’Ambasciatore McMullen era di rafforzare le relazioni con il nostro Cantone, conoscere meglio la realtà economica locale e favorire gli scambi e le collaborazioni in ambito economico, come pure nella ricerca e sviluppo. Le aziende e gli istituti visitati sono vere e proprie punte di diamante della nostra realtà e sono una chiara dimostrazione che anche il Ticino svolge un ruolo importante in Svizzera nel contesto dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico.

Svizzera e Stati Uniti, relazioni bilaterali

Gli Stati Uniti d’America e la Svizzera condividono una lunga storia di relazioni diplomatiche e commerciali. Condividendo valori simili, ad esempio in materia di democrazia, Stato di diritto o rispetto dei diritti umani, la Svizzera e gli Stati Uniti instaurano sin dal 19° secolo rapporti d’amicizia. La Svizzera apre i primi consolati a Washington e New York già nel 1822, ai quali fa seguito 60 anni più tardi nel 1882, a Washington, la prima ambasciata al di fuori dell’Europa.

Dal punto di vista degli scambi economici, gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di esportazione della Svizzera, oltre a essere un importante centro per la formazione e la ricerca. Gli Stati Uniti sono il secondo partner commerciale più importante della Svizzera in termini di esportazioni (dati SECO: 36,3 miliardi di CHF, 12,3% delle esportazioni totali nel 2017) – principalmente prodotti farmaceutici, orologi, strumenti di precisione, macchinari – e importazioni (dati SECO: 21,3 miliardi di CHF, 8,0% delle importazioni totali nel 2017), soprattutto metalli e pietre preziose e prodotti farmaceutici. Per gli Stati Uniti, la Svizzera è al 17 ° posto nel 2017 come mercato per le esportazioni e al 15° in termini di import.

Per quanto riguarda gli investimenti diretti, con un capitale di 310 miliardi USD nel 2016, la Svizzera è il sesto investitore straniero negli Stati Uniti, mentre gli Stati Uniti sono il principale Paese di provenienza degli investimenti diretti esteri in Svizzera (300 miliardi USD).

Negli Stati Uniti hanno sede oltre 500 imprese svizzere che generano ogni anno all’incirca mezzo milione di impieghi diretti.

Vuoi avere maggiori informazioni sull’International Desk Cc-Ti? Contattaci, saremo lieti di rispondere ad ogni sollecitazione!

No all’Iniziativa “Contro la dispersione degli insediamenti”

La Cc-Ti si esprime sull’oggetto federale in votazione il prossimo 10 febbraio, indicando un deciso NO all’Iniziativa “Contro la dispersione degli insediamenti”.

Freno allo sviluppo economico

Il testo in votazione “Contro la dispersione di insediamenti” è un’iniziativa depositata dai giovani Verdi nel 2016 che mira a fermare lo sviluppo e l’espansione del Paese, congelando le superfici insediative al livello attuale.  Gli autori dell’iniziativa desiderano che ogni nuova zona edificabile venga compensata dal dezonamento  di una superficie di dimensioni almeno equivalenti. In questo modo però si limita qualsiasi sviluppo economico e sociale: se l’iniziativa fosse malauguratamente approvata ogni grande progetto infrastrutturale del settore pubblico sarebbe in pericolo, così come la crescita economica per aziende, PMI ed industria, ma non solo. Verrebbe congelata anche qualsiasi iniziativa di Cantoni e Comuni volta a incrementare la loro attrattività per nuovi insediamenti. Si bloccherebbero inoltre il progresso e ogni genere di autoiniziativa atta a far fiorire il tessuto sociale ed economico.

Sovraregolamentazione inefficace

Sono già in vigore le differenti normative che regolano queste questioni, non occorre abbondare nella sovraregolamentazione. Infatti la legge sulla pianificazione del territorio (la cui revisione è stata approvata dal popolo svizzero nel 2013) dispone di strumenti efficaci che permettono di lottare contro la dispersione degli insediamenti. Inoltre è appena stato pubblicato il messaggio sul progetto di una seconda revisione. Non occorre dunque generare nuove norme che andrebbero a creare burocrazia superflua.

Federalismo sotto attacco

Nel testo dell’iniziativa non si considerano le differenze di varietà di Cantoni e regioni. Ogni Cantone ha le proprie qualità e peculiarità, e ciò rappresenta un elemento di ricchezza per la Svizzera. Con l’iniziativa si abolirebbero tutti i possibili sviluppi delle diverse zone (centri urbani/zone di montagna), con pesanti ripercussioni sui progetti per le zone di montagna ad esempio, il cui sviluppo è già frenato dalle conseguenze dell’iniziativa sulle abitazioni secondarie. Verrebbero create iniquità e la coesione nazionale risulterebbe minacciata.

Per tutti questi motivi, la Cc-Ti raccomanda di votare NO all’Iniziativa “Contro la dispersione degli insediamenti” per non bloccare e fermare lo sviluppo del Paese e della sua economia, andando a generare difficoltà in molte zone geografiche già penalizzate. Al momento gli strumenti e le normative in vigore sono sufficienti per uno sviluppo sostenibile del Paese. 

Maggiori informazioni sul sito web del comitato No all’iniziativa “Contro la dispersione degli insediamenti”

NO all’Iniziativa per l’autodeterminazione

In vista della votazione federale del 25 novembre 2018, la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti) raccomanda di votare NO all’Iniziativa per l’autodeterminazione.

NO all’isolamento della Svizzera. Con questa chiara affermazione il comitato interpartitico contrario all’iniziativa si è presentato lo scorso 15 ottobre, tra i suoi membri, anche Glauco Martinetti, Presidente della Cc-Ti. In quanto associazione mantello dell’economia, la Cc-Ti non può che schierarsi contro questa pericolosa iniziativa che rischia di danneggiare fortemente tutta l’economia svizzera e attira l’attenzione sulle implicazioni che potrebbe avere una sua implementazione.

La Svizzera è una paese piccolo, con un mercato interno altrettanto piccolo e velocemente saturo, non bisogna quindi dimenticare che la nostra prosperità dipende in gran parte dalle esportazioni, un dato su tutti: l’economia elvetica guadagna quasi due franchi su cinque all’estero. Le imprese esportatrici possono contare su ben 600 accordi commerciali stipulati tra la Svizzera e il resto del mondo. L’Iniziativa in questione metterebbe quindi a rischio questi accordi, tra cui alcuni particolarmente importanti nell’ambito del commercio internazionale, degli investimenti o della proprietà intellettuale.

Accettando l’Iniziativa si andrebbe ad indebolire la posizione della Svizzera in quanto partner affidabile e questo provocherebbe un isolamento a livello mondiale. Per una nazione esportatrice come la nostra, la cui buona interconnessione sul piano internazionale e un accesso garantito ai mercati esteri sono fondamentali, ciò sarebbe disastroso.

Perché quindi mettere a rischio l’intera economia svizzera, le nostre aziende e di conseguenza i nostri posti di lavoro?

Infine va ricordato che la nostra autodeterminazione esiste già oggi. Siamo infatti liberi di sottoscrivere gli accordi che vogliamo e di non sottoscrivere quelli che non vogliamo, in piena autonomia, come abbiamo sempre fatto. Non mettiamo quindi in pericolo una formula vincente!

Per questi motivi, la Cc-Ti raccomanda fermamente di respingere l’Iniziativa per l’autodeterminazione in votazione il prossimo 25 novembre.

Consultazione sulla revisione della Legge sullo sviluppo territoriale

Presa di posizione congiunta di Cc-Ti, AITI e SSIC Sezione Ticino all’attenzione della Sezione dello sviluppo territoriale del Dipartimento del territorio, in relazione alla consultazione della Revisione della Legge sullo sviluppo territoriale.

In generale

In primo luogo, pur consapevoli che tale aspetto dipende sostanzialmente dal diritto federale, siamo di principio contrari all’introduzione dell’obbligo di costruire, trattandosi di una grave restrizione della garanzia costituzionale della proprietà privata. La nostra opposizione include anche le modalità con cui tale obbligo è stato concretizzato, ossia l’istituzione di un diritto di compera a favore dei Comuni (sul quale ritorneremo in seguito con osservazioni di dettaglio).  In tal senso, per garantire il raggiungimento dei fini posti dalla legge federale, segnatamente per garantire uno sviluppo centripeto dell’attività edificatoria, ci chiediamo se non esistano alternative meno restrittive di un diritto di compera come ad esempio un semplice diritto di prelazione. Infatti, a differenza del diritto di compera, un diritto di prelazione permetterebbe all’ente pubblico di intervenire e di procacciarsi un immobile che il proprietario è comunque già intenzionato a vendere. Una simile fattispecie permetterebbe di meglio equilibrare interesse pubblico e garanzia costituzionale delle proprietà.

Secondariamente, proprio per attenuare gli effetti di un tale stravolgimento del concetto di proprietà privata, chiediamo che le modifiche della legge in consultazione vengano applicate solamente alle situazioni future. In altre parole, solo in caso di nuovi azzonamenti deve essere possibile intervenire con i nuovi strumenti previsti dalla legge. Ciò permetterebbe di tutelare situazioni acquisite, soprattutto considerando che gli attuali proprietari non potevano prevedere un simile sviluppo della normativa in materia di pianificazione.

In particolare

In via subordinata, ossia nel caso in cui si persistesse nel voler introdurre un obbligo di costruire, formuliamo le seguenti osservazioni particolari.

  • Il diritto di compera non è lo strumento adeguato alla fattispecie

 

Un aspetto critico riguarda quanto previsto in caso di mancato accordo tra Comune e proprietario.

Infatti l’art.87b cpv.2 indica che se il proprietario e il Comune non raggiungono un accordo, al Comune spetta un diritto di compera.

Ora, il diritto di compera è un istituto del diritto privato che presuppone un previo accordo tra le parti, segnatamente sul prezzo dell’immobile da trasferire. Ma la fattispecie indicata nel progetto di legge si riferisce invece ad una situazione in cui le parti l’accordo non l’hanno trovato. E quindi, come è possibile immaginare un diritto di compera? Chi stabilirebbe il prezzo?

Per questa ragione riteniamo che, a garanzia del proprietario, sia più opportuno, e logico dal profilo giuridico, immaginare una procedura espropriativa, che garantisce perlomeno un sistema per una corretta valutazione del prezzo dell’oggetto, oltre a che una procedura ben regolamentata.

In ogni modo i criteri per determinare il prezzo vanno inseriti nella legge, a garanzia di stabilità e prevedibilità, e non in futuri regolamenti che l’esecutivo può liberamente modificare.

  • L’interesse pubblico

Come già detto, un obbligo di edificare rappresenta una grave limitazione del diritto costituzionale alla proprietà. Deve quindi poggiare su interessi pubblici preponderanti e rispettare il principio di proporzionalità.

Il concetto di interesse pubblico assume un’importanza particolare ad esempio in relazione agli spazi sfitti. Infatti non appare in alcun modo giustificato prevedere un obbligo di edificare se il mercato offre già sufficienti riserve non utilizzate, come peraltro già rilevato dal medesimo Dipartimento in altri documenti ufficiali.

Per queste ragioni si chiede che il progetto di legge faccia esplicito riferimento al principio di interesse pubblico, sia in relazione al principio (art. 87a), sia alla successiva attuazione pratica (art. 87 b e c).

Il Comune deve infatti valutare concretamente la situazione esistente al momento dell’inserimento del fondo nei luoghi definiti strategici, sia al momento dell’attuazione della sanzione, che potrebbe differire di alcuni anni rispetto all’adozione iniziale del piano regolatore.

  • Inadempimento

Anche in caso di inadempimento dell’accordo raggiunto dalle parti, il progetto di legge prevede che al Comune spetti un diritto di compera.

Si è già detto sopra dell’inadeguatezza del diritto di compera per una fattispecie di questa natura.

Inoltre, nel caso di inadempimento alla base vi è comunque un accordo già raggiunto dalle parti, solo che, dopo la conclusione, il proprietario non procede al relativo adempimento. La conseguenza logica dovrebbe quindi essere che il Comune chieda giudizialmente l’adempimento di quanto pattuito, come succede nel caso di tutte le inadempienze contrattuali. Non vi è pertanto alcuna ragione di offrire al Comune un diritto di compera, di per sé inadeguato (vedi sopra), se ciò non è stato previsto nell’accordo raggiunto.

In altre parole, in caso di inadempimento il Comune deve poter chiedere l’adempimento di quanto stabilito nel contratto. Nulla di più.

  • L’ente pubblico deve avere già un progetto concreto

Infine, riteniamo che quando l’ente pubblico dovesse prevedere di inserire nel piano regolatore una limitazione del genere a danno dei proprietari, deve già sapere in modo molto concreto che tipo di progetto andrebbe edificato nelle zone individuate.

Infatti come è possibile obbligare un privato a costruire se non gli indico cosa dovrebbe costruire?

In altre parole, il Comune che dovesse procedere ad istituire un obbligo di edificare, dovrebbe indicare con precisione e concretezza (in modo analogo a quanto si chiede ai privati per una domanda di costruzione) i dettagli del suo progetto. È infatti per noi inimmaginabile che l’ente pubblico possa intervenire a restringere in tal modo il diritto alla proprietà sulla base di desideri generici e poco concreti.

 

Consultazione PD modifica scheda R7 – Poli di sviluppo economico

Presa di posizione ed osservazioni della Cc-Ti verso il Dipartimento del Territorio, all’attenzione della Sezione dello sviluppo territoriale, in relazione alla consultazione PD modifica scheda R7 – Poli di sviluppo economico.

In primo luogo teniamo ad evidenziare alcune perplessità in relazione alle riserve edificatorie da voi considerate per proporre un’ottimizzazione dello sfruttamento delle zone già esistenti. In effetti, seppur condivisibile a livello teorico, questo obiettivo non appare di facile e diretta attuazione. A nostro avviso non è infatti per nulla certo che questi spazi, teoricamente disponibili, possano davvero essere messi a disposizione dell’economia. Abbiamo seri dubbi circa la possibilità di mobilizzare le riserve teoriche, sia per quanto concerne i fondi liberi, quelli sotto sfruttati e gli edifici dismessi. L’economia si muove ad una sua velocità e non sempre le procedure amministrative sono in grado di seguire tempestivamente tali dinamiche. Anche perché le citate riserve serviranno ad ampliare attività già oggi esistenti.
In questa ottica chiediamo che, pur tenendo presente le riserve edificatorie, non vengano a priori esclusi futuri azzonamenti di altre ed ulteriori zone per il lavoro, oltre ai PSE già individuati. Solo in tal modo sarà possibile cogliere le occasioni e le opportunità che il futuro potrà offrirci (es. imminente apertura galleria Monte Ceneri, cooperazione  con  la “great zürich area”; …).

In secondo luogo, non possiamo non rilevare importanti criticità in relazione al rapporto tra pianificazione ed economia che emerge dai documenti in consultazione. Ci sembra infatti che la dinamica presentata sia capovolta rispetto ad una corretta trattazione del tema. In altre parole, dalla lettura della scheda, appare un’economia al servizio della pianificazione, dalla quale sembra dipendere per ottenere determinati aiuti statali. Ora, pur riconoscendo l’importanza di una corretta e rigorosa pianificazione del territorio, riteniamo che la medesima è, e rimane, uno strumento, non un fine a se stesso. Trattandosi di lavoro e di sviluppo economico, sono quindi questi gli scopi che vanno considerati nella pianificazione territoriale, non il contrario. In tale prospettiva contestiamo quindi che le singole imprese, per far capo agli strumenti di promozione economica, debbano obbligatoriamente muoversi all’interno delle regole pianificatorie decise dal PD. Anche perché un simile approccio, invece di promuovere la piazza economica ticinese, rappresenterebbe piuttosto un vincolo ed un ostacolo al nostro sviluppo. Non possiamo infatti escludere a priori che, nell’interesse del nostro Cantone, possano presentarsi situazioni non in linea con quanto indicato nella scheda, ma comunque degne di supporto da parte dell’ente pubblico.

In relazione all’indirizzo n. 3 (gestione attiva/”governance”) ci opponiamo pertanto, in linea con quanto sopra, a misure che non favoriscono l’attività economica ma che introducono condizioni inutilmente restrittive. Non possiamo assolutamente accettare, ad esempio, eventuali misure/condizioni che facciano riferimento al personale impiegato dalle aziende, o alle condizioni dei relativi impieghi. Tali limitazioni sarebbero infatti totalmente estranee a quanto una corretta pianificazione del territorio è chiamata a fare. Già nel contesto della Legge per l’innovazione economica, attraverso il relativo regolamento, esse si dimostrano problematiche perché poco atte a riconoscere il vero grado innovativo di un’azienda, essendo legate ad altri criteri come il numero di personale residente, ecc. Elementi certo degni di attenzione, ma chiaramente non adatti a giudicare la qualità intrinseca delle imprese e che sarebbe inutilmente penalizzante riprendere senza riserve anche nell’ambito pianificatorio. Pur riconoscendo che gli strumenti citati (politica regionale, innovazione economica, pianificazione del territorio, ecc.) debbano essere coordinati, ciò non significa che ci si debba genericamente basare su criteri popolari da un punto di vista politico ma non forzatamente legati alla qualità delle imprese. Il rischio di escludere aziende potenzialmente interessanti in termini di valore per il territorio (ricadute economiche in primis) sarebbe a nostro avviso troppo grande.

Analogamente a quanto precede sulla gestione attiva/governance delle zone industriali e artigianali, anche per quanto riguarda i PSE occorre essere molto attenti al rispetto della libertà economica e imprenditoriale quando si prevedono (obiettivo 2) dei criteri d’accesso, di permanenza e d’uscita dal comparto, con l’obiettivo di facilitare e accelerare l’insediamento di attività economiche interessanti (con grande potenzialità di crescita e che generano rilevanti ricadute economiche), come pure una governance riconosciuta dai principali portatori d’interessi, in primis comuni e proprietari fondiari (obiettivo 3).

La definizione di “attività economiche interessanti”, al di là del rischio di sconfinamento in una rigidità da economia pianificata, è esercizio delicato che, anche per i PSE, non può essere valutato solo sulla base di elementi che non forzatamente indicano la situazione dell’azienda e le sue possibilità di sviluppo. Ad esempio, un’attività è interessante solo perché utilizza pochi parcheggi ha o ha un numero di dipendenti stranieri inferiore ai residenti? Non per forza. Decidere a tavolino cosa sia interessante va maneggiato con molta cura e siamo contrari ad esempio al fatto che questo possa essere magari delegato a un “area manager”.

Qui si tocca anche il terzo obiettivo menzionato, ossia quello della governance. Questa figura, esistente in alcuni comparti come giustamente citato nelle spiegazioni della presente revisione, è senz’altro adatta per promuovere l’area, per essere di sostegno alle aziende presenti e quindi aiutare a coordinare le attività svolte, sostenendo ad esempio iniziative comuni (si può ipotizzare un ruolo attivo nella promozione di programmi di mobilità). Non possono però essere delegate a una figura del genere decisioni su chi possa essere ammesso all’area, risp. debba esserne escluso. La valutazione sulle situazioni aziendali è estremamente complessa se fatta seriamente e occorre comunque accettare che vi sia un certo margine di rischio, non essendo le dinamiche aziendali una scienza esatta prevedibile fino nei minimi dettagli sull’arco di più anni. Negare questo aspetto significa negare la libertà imprenditoriale che, per definizione, contempla la nozione di rischio, elemento imprescindibile dallo sviluppo. In altre parole, è giusto prevedere delle regole, ma esse devono poter essere applicate con sufficiente flessibilità per poter tenere conto delle varie situazioni aziendali e soprattutto condividendole con gli attori dell’economia che conoscono le dinamiche dei vari settori.

Infine c’è da chiedersi se nella scheda presentata non manchi una strategia attiva di vero e proprio sviluppo industriale, che tenga conto della reale disponibilità di aree concretamente utilizzabili, come ad esempio il comparto di Valera a Mendrisio. Si tratta di aree di grandi dimensioni, come quelle che in passato venivano definite “di interesse cantonale”. Sarebbe questo un modo di promuovere attivamente la piazza ticinese, tenendo conto di progetti che difficilmente potrebbero far capo alle riserve edificatorie, delle quali si è già detto.

2 x NO all’iniziativa “Per alimenti equi” e all’iniziativa “Per la sovranità alimentare”

In vista della votazione federale del 23 settembre 2018, la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti) raccomanda di votare 2 x NO all’iniziativa “Per alimenti equi” e all’iniziativa “Per la sovranità alimentare”.

La Cc-Ti prende posizione sulle due iniziative sull’agricoltura lanciate dai Verdi e dal sindacato agricolo Uniterre e attira l’attenzione sulle implicazioni che potrebbe avere una loro implementazione.

L’Iniziativa per alimenti equi vuole che siano presenti sulla tavola degli Svizzeri unicamente alimenti derivanti da una produzione “equa”. Se  l’iniziativa venisse accettata, occorrerebbe creare un apparato di controllo costoso e rigoroso per verificare le importazioni. Oltre ad essere di impossibile attuazione, le conseguenze dirette consisterebbero nell’aumento dei prezzi, nella diminuzione delle possibilità di scelta e in un incremento del turismo degli acquisti. L’iniziativa porterebbe inoltre a un isolamento del mercato, violerebbe gli obblighi internazionali e metterebbe a rischio gli accordi di libero scambio. Riteniamo che l’iniziativa non sia necessaria poiché a livello nazionale i suoi obiettivi sono già soddisfatti grazie alla sostituzione e a diverse leggi. Per i beni di importazione, l’iniziativa sarebbe, inoltre, praticamente inapplicabile. L’iniziativa “Per la sovranità alimentare” si pone l’obiettivo di promuovere la produzione nazionale e un approvvigionamento che dia la priorità alle derrate alimentari e ai mangimi svizzeri. In quanto paese esportatore, la Svizzera non può permettersi di non rispettare i suoi obblighi internazionali, perché ha bisogno di accedere ai mercati esteri. Se dovesse tentare questa strada, rischierebbe di entrare in conflitto non solo con le organizzazioni internazionali ma anche con i più partner commerciali, con i quali è vincolata da accordi di libero scambio.

I rischi di entrambe le iniziative sono quindi molto simili: riduzione della scelta dei consumatori, più burocrazia, alimenti più cari e conseguente aumento del turismo degli acquisti verso l’estero da parte dei consumatori.

Per questi motivi, la Cc-Ti raccomanda di respingere l’iniziativa “Per alimenti equi” e l’iniziativa “Per la sovranità alimentare” in votazione il prossimo 23 settembre.

Una multicanalità sempre più performante

Il secondo semestre Cc-Ti inizia con slancio innovativo, proprio per continuare sulla scia tracciata dall’inizio del 2018. Molte le novità sia a livello delle proposte targate Cc-Ti sia a livello dei nostri mezzi di comunicazione.

Da un lato un’offerta eventistica e formativa ancora più assortita e in linea con i bisogni del vasto e dinamico tessuto imprenditoriale che abbiamo l’onore di poter rappresentare. A livello tematico proseguiremo sulla via tracciata nel primo semestre, ossia quella di approfondire le macro aree strategiche sulle quali nel 2018 abbiamo deciso di focalizzarci: internazionalizzazione e swissness, digitalizzazione, sostenibilità e smart life. Continueremo a farlo attraverso approfondimenti specifici sui nostri diversi canali di informazione, così come sui diversi media e attraverso eventi mirati, missioni economiche e formazioni puntuali. Resteremo inoltre come sempre molto ricettivi alle esigenze degli imprenditori – con i quali intratteniamo un costante dialogo – così come agli argomenti di stretta attualità economica.

Dall’altro lato l’inserimento di nuovi e rinnovati mezzi di comunicazione che si compenetrano in una logica di una multicanalità sempre più performante. A livello di novità nei mezzi di comunicazione punteremo ancora di più sul digitale, con un nuovo sito internet ancor più fruibile e intuitivo e contenuti multimediali pensati appositamente per questi nuovi strumenti esistenti.

Negli scorsi mesi questa nuova strategia di comunicazione chiara, consapevole e ambiziosa ha infatti suscitato molto interesse anche al di fuori della nostra struttura. In un mondo sempre più interconnesso in cui le relazioni rappresentano un caposaldo imprescindibile questo nuovo modo di porci ci ha infatti permesso di instaurare nuove collaborazioni in ambiti strategici, adempiendo così ancor meglio al nostro obiettivo e scopo principale: la tutela e la promozione degli interessi imprenditoriali.

In questo breve video un assaggio di queste novità!

SÌ alla “Riforma fiscale e sociale”

In vista della votazione cantonale del 29 aprile 2018, la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti) raccomanda di votare un chiaro SÌ alla “Riforma fiscale e sociale”.

La Cc-Ti sostiene la Riforma fiscale e sociale, giustamente definita un “patto sociale”, che prevede l’introduzione di un pacchetto a doppia struttura tra misure fiscali e misure sociali a beneficio delle famiglie, dei contribuenti e delle aziende.

Sul piano fiscale, la riforma, in linea con quella che sarà la prossima riforma a livello federale, permetterà di migliorare il posizionamento del nostro Cantone nella classifica nazionale a livello di attrattività fiscale. È un dato di fatto, attualmente il Ticino occupa il 22° posto, grazie a queste misure raggiungerebbe il 16° posto. La concorrenza fiscale intercantonale è al giorno d’oggi innegabile. È necessario quindi andare a consolidare il substrato fiscale, che è poi ciò che permette di garantire il finanziamento delle prestazioni pubbliche.

La riforma si inserisce inoltre nella strategia cantonale a favore delle start-up innovative, il cui obiettivo è quello di rendere il Ticino un luogo attrattivo per la nascita e la crescita di questa categoria di giovani aziende. Le nuove misure fiscali contribuiscono infatti a favorire gli investimenti in questo settore con conseguente creazione di nuovi posti di lavoro qualificati, in particolare per le giovani generazioni.

Per quanto riguarda le misure sociali, è importante sottolineare che saranno assunte interamente dalle aziende.

In una società e in un contesto nazionale e internazionale in costante evoluzione, è primordiale che l’ente pubblico rinnovi il nostro sistema, sia sul piano sociale, che fiscale. La riforma fiscale e sociale permette proprio questo. Non va, inoltre, dimenticato che la riforma è stata approvata da oltre il 70% dei parlamentari, compresa una buona parte della sinistra (e dalla maggior parte degli enti sociali e sindacali).

Per questi motivi, la Cc-Ti raccomanda di sostenere la Riforma fiscale e sociale in votazione il prossimo 29 aprile.

ASPASI e le associazioni economiche unite per l’Aeroporto di Lugano

Comunicato stampa Cc-Ti, ABT, AITI, ASPASI

Le attuali incertezze attorno all’aeroporto rafforzano la necessità di agire in tempi  brevi e di trovare una soluzione sostenibile a lungo termine.

L’Associazione dei Passeggeri Aerei della Svizzera italiana (ASPASI), la Camera di  commercio, dell’industria dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti), l’Associazione industrie ticinesi (AITI) e l’Associazione bancaria ticinese (ABT) sono preoccupate in relazione alla situazione che si è venuta a creare attorno all’Aeroporto di Lugano-Agno.

Il fallimento di Darwin Airlines ha preso in contropiede l’aeroporto e gli utenti di  quest’ultimo. L’attuale vuoto in relazione alla tratta Lugano-Ginevra non solo crea forti disagi a numerose realtà sul territorio, ma rischia di compromettere irreversibilmente opportunità legate ai voli di linea da e per la nostra regione. A questo si aggiunge un collegamento su Zurigo altamente insoddisfacente che peggiora ulteriormente il servizio agli utenti. Il tasso dei voli cancellati negli ultimi mesi è assolutamente giustificabile nei confronti dei passeggeri. L’aeroporto di Lugano-Agno rappresenta un’infrastruttura di trasporto strategica non solo per la regione del Luganese. La politica aeronautica federale prevede pressamente uno scalo a Sud delle Alpi. Alla politica spetta ora il compito di concepire e strutturare un progetto di aeroporto moderno e funzionale. Richiamiamo al riguardo realtà analoghe come quelle di Berna e Sion, in parte anche più vicine agli aeroporti internazionali. In un cantone il cui successo economico è da sempre strettamente legato alle infrastrutture di trasporto, è primordiale una sensibilità nei confronti di quest’ultime. Nel 2016 sono state oltre 72’000 le persone che hanno viaggiato tra Lugano e Ginevra. Proprio in un momento storico di rafforzamento di Lugano quale piazza congressuale è determinante  mantenere e ripristinare un servizio di aviazione di linea – puntuale e affidabile – a supporto di turismo ed economia. Inoltre non va dimenticato l’indotto generato dall’attività aeronautica: sono numerose le aziende fornitrici e del ramo aeronautico insediate a ridosso dell’Aeroporto di Lugano-Agno e i relativi impieghi.  Attraverso un’apertura dell’azionariato anche a privati e a investitori eventualmente interessati, le attività e l’indotto potranno in futuro guadagnare ulteriore importanza.

Le associazioni economiche e l’associazione dei passeggeri chiedono quindi alla Città di Lugano e alla Lugano Airport SA di presentare senza indugi un progetto attuabile in tempi brevi che permetta di non compromettere irrimediabilmente il valore strategico del nostro aeroporto.

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