Risultati inchiesta congiunturale 2025/2026
2025: in un quadro complesso e di rallentamento, si attestano il buon andamento dei servizi e le difficoltà per il settore secondario

Nel 2025 i risultati delle aziende ticinesi sono stati in generale soddisfacenti, anche se si confermano alcuni segnali di rallentamento già rilevati nel 2024 per quanto riguarda soprattutto le aziende del settore industriale.
Oltre alle difficoltà sorte in particolare a causa delle problematicità di Cina e Germania, che hanno avuto effetti anche sulla nostra regione, si è aggiunta nel corso del 2025 l’incertezza legata alla politica dei dazi degli Stati Uniti.
Sebbene quest’ultima abbia avuto un impatto limitato sull’andamento generale dell’economia ticinese, a differenza di quanto avvenuto in altri cantoni, essa ha avuto un forte impatto per le aziende che operano sul e per il mercato americano, con effetti a cascata anche su altre realtà aziendali.
In generale, per il 40% delle aziende l’andamento è stato soddisfacente (36% nel 2024), buono per il 36% (35% nel 2024) ed eccellente per l’1% (2% nel 2024). Il settore dei servizi ha registrato risultati migliori di quello secondario (78% di risultati di segno positivo contro il 73%).
Per il 2026 la tendenza resta sostanzialmente simile, con aspettative più positive nel settore dei servizi (77%) rispetto al settore secondario (67%) per il primo semestre 2026 e con tendenze analoghe per il secondo semestre.
In un quadro difficile, ma tutto sommato contrassegnato da una certa fiducia, desta qualche preoccupazione la flessione negli investimenti. In calo dal 2023, il livello degli investimenti nel 2025 si è attestato sui valori dell’anno precedente (42% delle imprese che hanno investito), ma si riscontra un calo netto per gli investimenti previsti nel 2026 (34% delle aziende si dicono pronte a operare in questo senso).
Tradizionalmente le previsioni su questo tema sono abbastanza prudenziali, ma il calo rispecchia il clima di incertezza che regna nel contesto internazionale, con catene di approvvigionamento sempre più complesse e costose e rincari diffusi legati alle materie prime e all’energia. Inoltre, occorre considerare che il franco forte rappresenta sempre una sfida molto impegnativa per le aziende esportatrici.
Senza dimenticare le numerose iniziative politiche sul fronte interno (federale e cantonale) che mirano a profondi cambiamenti strutturali che creano ulteriore incertezza e quindi prudenza. In un contesto di importante erosione dei margini, che da anni segnaliamo e che anche in questa inchiesta si conferma, tutti questi elementi da osservare con grande attenzione.
Anche l’autofinanziamento, altro parametro a cui prestiamo sempre particolare attenzione per comprendere lo stato di salute delle imprese, rileva qualche flessione. Malgrado il 36% delle aziende lo consideri buono e il 32% soddisfacente, gli indicatori di segno piuttosto negativi sono passati dal 22 al 27% rispetto al 2024.
Al momento non è ancora possibile dire se si tratti di una tendenza consolidata oppure di un effetto legato alle contingenze.
Come negli anni scorsi, le tendenze rilevate in Ticino sono molto simili a quelle degli altri cantoni e le difficoltà del settore secondario sono il fil rouge che accomuna tutti. Alcune regioni, come la Svizzera orientale, sono maggiormente colpite dal contesto internazionale a causa della struttura del tessuto economico (industriale in particolare).
Analisi dei risultati nello specifico
1- Andamento generale degli affari
L’andamento generale degli affari nel 2025 è risultato di segno sostanzialmente positivo, sebbene il quadro generale presenti elementi di rallentamento già segnalati lo scorso anno. Il 76% delle imprese (71% nel 2024) ha valutato in maniera favorevole l’andamento degli affari nello scorso anno (soddisfacente per il 40% delle aziende, buono per il 36%. I dati delle aziende esportatrici sono senza sorprese inferiori soprattutto per quelle la cui cifra d’affari è costituita per oltre l’80% dalle esportazioni (andamento positivo per il 65% delle aziende).
Come nel 2024, le difficoltà nelle esportazioni hanno provocato non poche difficoltà per il settore secondario. Sebbene queste difficoltà non siano generalizzate, restano fonte di preoccupazione per le singole aziende colpite, ma anche per il contesto generale, perché le tensioni internazionali non accennano a diminuire.
Ad esempio, l’accordo raggiunto dalla Svizzera con gli Stati Uniti sui dazi non è ancora consolidato e resta un fattore di incertezza ancora presente e soggetto a possibili repentini cambiamenti.
Per le previsioni sull’andamento degli affari a breve termine, cioè̀ per i prossimi 6 mesi, le cifre sono sostanzialmente stabili, con il 41% delle aziende che si attende un’evoluzione soddisfacente e il 33% che prevede un andamento buono. Senza sorprese, il settore secondario è più negativo, con il 69% di attese positive rispetto al terziario con il 77%. Il 63% di chi opera prevalentemente nell’export si attende un andamento positivo.
Per il secondo semestre del 2026, le previsioni sono di un’evoluzione soddisfacente per il 45% delle aziende e l’andamento buono si attesta sul 33% (eccellente per l’1%, per un totale del 79%). Anche qui le aspettative positive espresse dal settore secondario sono inferiori al terziario (70% contro l’80%), mentre cresce la fiducia di chi lavora principalmente sui mercati internazionali (74%, principalmente legato alla speranza che si instaurino nuovi equilibri maggiormente stabili e un ulteriore margine temporale per adattamenti alle varie situazioni createsi nel corso degli ultimi anni).
2- Margine di autofinanziamento delle imprese
I valori del margine di autofinanziamento delle aziende sono un indicatore importante dello stato di salute delle imprese e quindi anche della capacità competitiva nel sistema nel suo complesso. Il valore è tutto sommato buono, ma in calo rispetto agli anni precedenti.
Il 74% delle imprese giudica positivamente il margine di autofinanziamento (32% soddisfacente, 36% buono, 6% eccellente), ma la parte negativa è cresciuta dal 22% al 27% rispetto al 2024. Anche qui i valori del settore secondario sono inferiori a quelli del terziario (68% positivo contro il 76%). È troppo presto per stabilire se si tratti di difficoltà momentanee oppure se si stia instaurando una tendenza vera e propria. Certamente alcune misure rese necessarie dal contesto internazionale hanno influenzato anche questo fattore, considerando la necessità di adottare misure straordinarie per gestire situazioni inedite e rimediare a taluni effetti negativi influenzati dal contesto internazionale, come l’erosione dei margini (v. punto 5). Il dato assume una certa rilevanza anche nell’ottica della capacità di investimento.
3- Investimenti
Gli investimenti, dopo il calo registrato lo scorso anno, si sono stabilizzati sul 42% di aziende che ha investito. Malgrado le note difficoltà, è confortante il fatto che il settore industriale ha segnalato che il 62% delle aziende abbia investito.
Le incertezze influenzano però il 2026, perché la previsione di investimenti scende al 34% ed è una tendenza che si riscontra in quasi tutte le regioni svizzere. Di solito queste previsioni sono sempre abbastanza prudenziali, ma il calo è comunque da tenere in considerazione e da osservare attentamente. Un contesto generale sempre molto teso crea evidentemente incertezze impossibili da ignorare, con un’inevitabile prudenza quanto allo sviluppo dell’area aziendale. Senza dimenticare che, in un panorama già complesso, le aziende svizzere continuano a essere confrontate all’imponente sfida di rimanere competitive malgrado la forza del franco.
4- Occupazione e politica salariale
L’attenzione verso l’occupazione si conferma malgrado le difficoltà, con il 63% delle aziende che segnala una stabilità dell’effettivo e il 76% delle aziende non prevede alterazioni rilevanti per il 2026. Una differenza marcata si riscontra, anche qui, fra settore secondario e terziario (stabilità 52% contro 69% nel 2025 e 69% contro 80% per le previsioni 2026).
Gli impiegati a tempo parziale risultano essere il 18% dell’effettivo (75% di impiegati a tempo pieno) e, la percentuale di interinali si attesta sul 3%. Si conferma il 3% di apprendisti nell’effettivo, dato da considerare buono anche nell’ottica della valorizzazione dell’apprendistato in generale.
In ambito di politica salariale, il 64% delle aziende ha concesso aumenti di stipendio in diverse misure nel 2025.
5- Conseguenze dell’instabilità geopolitica e misure prese
Questo capitolo è stato dedicato alla valutazione delle conseguenze derivanti da conflitti, guerre, dazi e altri eventi legati a questioni geopolitiche, per capire come sono state colpite le aziende ticinesi e come hanno reagito.
Il 41% delle aziende ha segnalato di essere state colpite in maniera leggera o forte dalla recente instabilità del panorama mondiale. Percentuale più alta, 56%, nel settore industriale, rispetto ai servizi (33%).
L’impatto è stato soprattutto sul calo degli ordini e delle vendite per il 66% delle aziende colpite (70% per l’industria e 62% per i servizi).
Sono inoltre stati segnalati:
- un aumento del costo delle importazioni per il 29% delle aziende interessate (42% per l’industria, 18% per i servizi);
- difficoltà nell’esportazione, 25% (26% per l’industria, 25% per i servizi);
- interruzione nella catena di approvvigionamento 14% (14% industria, 13% servizi)
In generale, le aziende non hanno modificato la strategia aziendale (nessuna modifica per il 66% delle aziende (52% nel settore secondario, 73% nel terziario).
Alcune misure che sono state disposte:
- ristrutturazione per il 15% delle aziende (20% industria – 13% servizi)
- diversificazione dei prodotti 13% (18% industria – 11% servizi)
- diversificazione dei mercati 10% (16% industria – 7% servizi)
- delocalizzazione 1% (2% industria – 1% servizi).
Confortante è il dato sulla delocalizzazione, che resta per ora un fenomeno abbastanza marginale e costituisce l’ultima ratio, dopo attenta valutazione di altre strategie e se altre misure non si sono rese possibili.
A prima vista si potrebbe avere l’impressione che le aziende siano rimaste passive. In realtà, molte misure sono già state prese negli scorsi anni a fronte delle varie crisi già affrontate (crisi finanziaria, difficoltà legate al franco forte, pandemia, ecc.), quindi, nella maggioranza dei casi, si sono resi necessari solo aggiustamenti. Molte misure erano già state predisposte con un certo anticipo con una puntuale lungimiranza.
Va poi tenuto conto che si tratta di risposte multiple, e spesso si tratta di misure cumulative che comunque vengono messe in atto regolarmente. Ad esempio, la valutazione della diversificazione dei mercati è una procedura che la grande maggioranza delle aziende svolge regolarmente e, quindi, non è una misura d’emergenza usata solo in caso di bisogno.
Per quanto riguarda i prezzi di vendita, il 24% delle aziende ha modificato i propri prezzi di vendita aumentandoli (36% nel settore secondario, 18% nel terziario). In generale però vi è stata una certa stabilità (68%, con il 51% dell’industria a fronte del 77% dei servizi).
Da rilevare che il 20% delle imprese ha segnalato una riduzione dei margini (27% nell’industria e 16% nei servizi), il che costituisce una cifra importante perché si tratta di un numero consistente di attività.
Trascurabili modifiche sono state segnalate nella gestione delle scorte (79% non ha cambiato nulla, 69% per le industrie, 85% per i servizi).
Si può quindi affermare che le aziende ticinesi sono stato colpite in maniera significativa dalle inquietudini geopolitiche internazionali, ma che sono riuscite a gestire le diverse sfide con misure mirate e già ampiamente sperimentate negli ultimi due decenni, limitando laddove possibile i molti effetti negativi.
6- Oneri burocratici ed effetti
L’inchiesta si è poi conclusa con un capitolo dedicato agli oneri burocratici e alle loro conseguenze. Le aziende sono state sollecitate a fornire indicazioni sui seguenti settori (fra parentesi le percentuali di risposte che indicano oneri elevati e/o abbastanza elevati, risp. all’aumento riscontrato negli ultimi 10 anni):
- assicurazioni sociali (57% – 56%)
- tasse (45% – 52%)
- imposte (50% – 47%)
- diritto del lavoro/condizioni di lavoro (54% – 53%)
- normative nell’edilizia (25% – 34%)
- registro di commercio / FUCS (16% – 19%)
- importazioni ed esportazioni (34% – 40%)
- appalti pubblici (31% – 34%) –
- norme ambientali (37% – 52%)
- Disposizioni specifiche per settori di attività (45% – 53%)
Si conferma quindi la tendenza riscontrata negli ultimi 10 anni, di un considerevole aumento delle norme un po’ in tutti i settori, con conseguente incremento del carico di lavoro burocratico, quantificato nel seguente modo:
- per il 9% delle aziende, meno di due ore al mese.
- per il 34% delle aziende, da 2 a 9 ore al mese;
- per il 21% delle aziende, da 10 a 19 ore al mese;
- per il 21% delle aziende, da 20 a 49 ore al mese;
- per il 14% delle aziende, 50 ore e più al mese;
È pertanto innegabile che gli oneri amministrativi siano sostanzialmente aumentati con incidendo in modo importante sulla gestione ottimale gestionale delle aziende.
Note generali
Hanno partecipato all’inchiesta 280 imprese associate alla Cc-Ti, che impiegano in tutto 17’157 dipendenti nel cantone.
Si tratta di 89 aziende del settore industria-artigianato e di 191 del comparto commercio e servizi. Un campione di aziende consolidato da un rilevamento che viene effettuato da 15 anni con risultati attendibili e sempre confermati da altre ricerche congiunturali condotte da istituti federali e cantonali e dai dati ufficiali.
L’indagine della Cc-Ti, che ha coinvolto 157 realtà̀ aziendali che operano sul mercato interno e altre 123 orientate in parte o totalmente all’export, mira appunto a fornire indicazioni sulle tendenze generali dell’economia ticinese, senza volersi sostituire ad analisi più mirate effettuate da singoli settori economici.
L’inchiesta è stata condotta fra agosto e novembre 2025 unitamente alle Camere di commercio e dell’industria di Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, e Vaud. Le Camere di commercio e dell’industria della Svizzera tedesca operano individualmente, ma seguendo lo stesso schema.
Materiale informativo
Considerazioni
Rassegna stampa
- Il mondo economico è preoccupato – «Mai visti investimenti così bassi», CdT, 29.1.2026
- Industria e servizi, ‘2025 in chiaroscuro’, LaRegione, 29.1.2026
- Trump, l’Italia e le iniziative ticinesi: l’andamento delle aziende in chiaroscuro, Ticinonews, 29.1.26
- Inchiesta congiunturale CC-Ti; alcuni segnali di rallentamento, la burocrazia sempre maggiore è un grosso freno!, etcinforma.ch, 29.1.26
- Quotidiano RSI LA1 del 28.01.2026
- Ticinonews SERA del 28.01.2026, dal minuto – 20.40
Archivio delle edizioni passate
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