Perché la vera difesa a favore della sicurezza informatica inizia dalle persone
Non vengono attaccati i computer, ma la fiducia.
Abbiamo tematizzato questi argomenti nell’evento dedicato, svoltosi il 30 ottobre 2026 a Locarno, organizzato dalla Cc-Ti, in collaborazione con la Polizia Cantonale, Hotel Belvedere Locarno e SCIA.

L’intelligenza artificiale ha rivoluzionando il mondo del lavoro e, purtroppo, sta rendendo anche le truffe più credibili, personalizzate e difficili da individuare. Oggi una richiesta fraudolenta può arrivare tramite un’e-mail perfettamente scritta, una telefonata con una voce clonata o un messaggio apparentemente inviato da un dirigente, un collega o un fornitore. I criminali informatici non cercano più soltanto di violare i sistemi: cercano di convincere le persone a fidarsi.
Anche aziende, enti ed organizzazioni sono direttamente confrontate con il fenomeno. Secondo il portale PMI della SECO, una PMI svizzera su tre è già stata vittima di un attacco informatico; realtà – purtroppo – confermata pure dall’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS), che segnala un forte aumento dei casi di phishing, delle frodi del CEO e dei tentativi di truffa che sfruttano l’intelligenza artificiale.
In questo contesto, la sicurezza informatica non può essere affidata esclusivamente alla tecnologia. Firewall, antivirus e sistemi di protezione restano essenziali, ma non bastano. Molte frodi centrano il bersaglio perché sfruttano meccanismi umani come l’urgenza, l’autorità e la fiducia.
Abbiamo parlato di questo e di altri aspetti nell’evento “Sicurezza informatica in ambito lavorativo”, svoltosi a Locarno, presso l’Hotel Belvedere Locarno il 30 ottobre 2026.
L’appuntamento, organizzato dalla Cc-Ti, in partnership con la Polizia Cantonale, e in collaborazione con Hotel Belvedere Locarno e SCIA, ha riunito una sessantina di partecipanti, che, dopo le diverse relazioni, hanno potuto proseguire il dialogo ed approfondire alcuni aspetti nella colazione di networking successiva alla conferenza. Sono intervenuti: Nadya Pellegrini, Vice Presidente SCIA; Veronica Magnete, Vice Direttrice Hotel Belvedere Locarno; Stefano Marelli, Commissario e Roland Lucini, Ispettore principale Polizia Cantonale.
Diventa allora fondamentale sviluppare una vera cultura della verifica. Prima di autorizzare un pagamento, modificare coordinate bancarie o condividere informazioni sensibili, è opportuno fermarsi e porsi una semplice domanda: questa richiesta è davvero normale, verificabile e coerente con le nostre procedure?
È un messaggio chiave che emerge dalle differenti attività di sensibilizzazione promosse dalla Cc-Ti in collaborazione con la Polizia Cantonale, con un ciclo di conferenze che ha toccato tutto il territorio cantonale (Balerna, la scorsa primavera, Lugano a fine settembre e Locarno a fine ottobre): la cybersicurezza è una responsabilità condivisa che coinvolge ogni collaboratore, indipendentemente dal ruolo ricoperto.
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale rende sempre più sottile il confine tra vero e falso, la competenza più importante potrebbe non essere tecnologica. Potrebbe essere la capacità di verificare, dubitare e riflettere prima di agire. Perché la prima linea di difesa contro le truffe digitali resta ancora una qualità profondamente umana: il senso critico.
È possibile rileggere quanto emerso nel ciclo di appuntamenti tematici svoltisi nel 2026, e negli articoli di approfondimento dedicati dalla Cc-Ti al tema:
- Sicurezza informatica in ambito lavorativo
- La prevenzione parte dalle persone
- La sicurezza informatica è una responsabilità condivisa
- Va incrementata la cultura della verifica






