Project management: una competenza strategica per le imprese

Il project management è oggi una competenza essenziale per le organizzazioni che vogliono affrontare cambiamento, innovazione e complessità senza perdere capacità di governo. Non riguarda soltanto tempi, costi e attività, ma il modo in cui un’azienda trasforma un’idea in risultato, coordina persone, prende decisioni e crea valore.

Il percorso “Esperto in project management con certificazione” – organizzato dalla Cc-Ti in collaborazione con l’Associazione Project Management Svizzera – e giunto alla seconda edizione, nasce da questa esigenza: offrire una preparazione concreta, strutturata e orientata all’applicazione. Il corso aiuta i partecipanti a leggere il progetto nella sua interezza: obiettivi, stakeholder, ambito, pianificazione, qualità, rischi, opportunità, comunicazione, leadership, cambiamento e valore per l’organizzazione.

La rilevanza di queste competenze è confermata dal World Economic Forum. Nel Future of Jobs Report 2025, il WEF evidenzia che entro il 2030 il lavoro sarà trasformato da tecnologia, transizione verde, cambiamenti demografici, AI, frammentazione geoeconomica e incertezza. Il rapporto prevede un saldo netto positivo di 78 milioni di posti di lavoro e indica i Project Manager tra le categorie professionali che contribuiranno alla crescita occupazionale netta.

In questo scenario, le imprese hanno bisogno di professionisti capaci di guidare iniziative, coordinare risorse e trasformare investimenti in risultati. Ogni organizzazione realizza progetti — digitalizzazione, nuovi prodotti, riorganizzazioni, sostenibilità — e senza metodo questi progetti disperdono energie. Con competenza, diventano leve di crescita.

Il corso si fonda su un’impostazione coerente con la famiglia ISO 21500 / ISO 21502, riferimento internazionale per ruoli, responsabilità e pratiche di project management. Questo allineamento valorizza un profilo professionale riconoscibile e spendibile in contesti internazionali, anche grazie all’adesione al sistema di mutuo riconoscimento Global ACI — cui aderisce anche lo Swiss Accreditation Service.

Il percorso si conclude con una certificazione delle competenze riconosciuta a livello internazionale. Non è soltanto un titolo: è uno strumento che rende visibile e verificabile la preparazione del Project Manager e che offre alle aziende la garanzia di poter contare su figure capaci di operare con metodo, autonomia e responsabilità.

Per il tessuto economico ticinese, investire in project management significa rafforzare una competenza trasversale oggi sempre più richiesta. Significa formare professionisti capaci di portare ordine dove c’è complessità, metodo dove c’è dispersione e valore dove c’è investimento. È una scelta che rafforza competenze, maturità organizzativa e capacità del territorio di affrontare le sfide future.

Il prossimo corso inizierà nel settembre 2026, abbiamo ancora posti a disposizione. Info e iscrizioni

(Articolo a cura di Antonio Bassi, Prof., Presidente Associazione Project Management Svizzera)


Le testimonianze dei corsisti della prima edizione

Sono davvero molto soddisfatta che in Ticino ci sia la possibilità di seguire un corso strutturato e qualificante in project management. Il corso proposto dalla Camera di Commercio risponde, infatti, molto bene alle mie esigenze lavorative e di crescita professionale, perché offre una base tecnica solida e concreta che si può mettere subito in pratica. Già dopo poche lezioni mi ha permesso, infatti, di acquisire maggiore consapevolezza e sicurezza e di guardare ai progetti di cui mi occupo con un approccio più ordinato e consapevole. Nel lavoro di tutti i giorni spesso si tende a dare per scontati molti aspetti gestionali e si pensa di “saper fare” project management (almeno io lo pensavo!). In realtà ho capito quanto siano fondamentali metodologie, strumenti e competenze precise, che non si possono improvvisare. Il fatto che le lezioni si svolgano in remoto è un grande vantaggio, perché mi consente di conciliare lo studio con il lavoro e la famiglia senza rinunciare alla qualità della formazione. Anche se si può perdere parte del lavoro di gruppo in presenza, il numero ridotto di partecipanti permette comunque una buona interazione a distanza. L’impegno richiesto è sicuramente elevato e, proprio per questo, credo che seguire con costanza le lezioni sia fondamentale.
Claudia Pugni, Stellantis

Ho deciso di intraprendere il percorso di “Esperto in project management con certificazione” con l’obiettivo di acquisire strumenti concreti per gestire in modo più strutturato ed efficace i progetti che sto sviluppando. Provenendo da un contesto fortemente operativo e orientato alla crescita, sentivo l’esigenza di rafforzare le mie competenze nella pianificazione, nella gestione delle risorse, nell’analisi dei rischi e nel controllo strategico dei processi. Le competenze apprese durante il corso stanno già avendo un impatto concreto sul mio approccio manageriale, migliorando la capacità di organizzare obiettivi, tempistiche, budget e coordinamento dei collaboratori. Ritengo che oggi, soprattutto per un professionista/imprenditore, saper gestire progetti in maniera professionale rappresenti un vantaggio competitivo fondamentale. Dal punto di vista formativo, l’esperienza si sta rivelando estremamente stimolante e di alto valore. Oltre alla qualità dei contenuti trattati, sto apprezzando molto il confronto con docenti e professionisti provenienti da settori diversi, che arricchisce ulteriormente il percorso con casi pratici e visioni differenti. È un’esperienza che consiglio a chiunque voglia sviluppare una mentalità più strategica, organizzata e orientata ai risultati.
Riccardo Lauria

Ho deciso di iscrivermi a questo corso di Project Manager mossa dal desiderio di portare un cambiamento concreto all’interno della piccola ONG per cui lavoro. Il mio obiettivo principale è rendere la nostra organizzazione più efficiente e strutturata, ottimizzando le risorse e i tempi per massimizzare l’impatto dei nostri progetti sociali. Le mie aspettative sono state pienamente soddisfatte, se non superate: il corso è estremamente ben strutturato e approfondisce ogni argomento con grande cura. Un valore aggiunto fondamentale è rappresentato da Antonio Bassi, un docente eccellente capace di trasmettere competenze complesse in modo chiaro e stimolante. Sono certa che gli strumenti acquisiti mi permetteranno di gestire i flussi di lavoro in modo molto più professionale ed efficace.
Dr Scilla Roncallo, Little Scientists

La patente di guida oltre i 75 anni: tra autonomia, sicurezza e sfide tecnologiche

In una società che invecchia rapidamente, il tema della patente di guida per le persone oltre i 75 anni assume un’importanza crescente.

L’automobile non è solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento di indipendenza, che consente agli anziani di mantenere una vita attiva, coltivare relazioni sociali e svolgere le attività quotidiane senza dipendere dagli altri. Tuttavia, con l’avanzare dell’età emergono nuove sfide, legate sia alle condizioni psicofisiche sia all’evoluzione tecnologica dei veicoli. In Svizzera, la normativa prevede che, a partire dai 75 anni, i conducenti debbano sottoporsi a una visita medica ogni due anni per verificare la loro idoneità alla guida. Questo sistema ha l’obiettivo di garantire la sicurezza stradale senza compromettere inutilmente la libertà individuale.

La guida, infatti, è un’attività complessa che richiede reattività, coordinazione e capacità cognitive, tutte funzioni che possono subire un naturale declino con l’età. Allo stesso tempo, è importante evitare generalizzazioni: molti automobilisti anziani mantengono ottime capacità di guida e adottano comportamenti prudenti. Le statistiche mostrano che gli anziani tendono a guidare in modo più responsabile – ad esempio evitando eccessi di velocità o guida sotto l’influsso di alcol – ma risultano più vulnerabili in caso di incidente, con conseguenze spesso più gravi rispetto ad altre fasce d’età.

Negli ultimi anni, accanto ai fattori legati all’invecchiamento, si è aggiunta una nuova variabile: la crescente diffusione dei sistemi di assistenza alla guida, noti come ADAS (Advanced Driver Assistance Systems). Queste tecnologie, tra cui la frenata automatica d’emergenza, il mantenimento della corsia e i sistemi di navigazione avanzata, sono progettate per migliorare la sicurezza e ridurre il rischio di incidenti. Tuttavia, per molti conducenti anziani rappresentano una sfida significativa.

Diversi studi indicano che gli anziani spesso faticano ad adattarsi ai nuovi sistemi tecnologici, soprattutto quando questi risultano poco intuitivi o richiedono un cambiamento delle abitudini consolidate. Ad esempio, la frenata automatica d’emergenza può intervenire in modo improvviso, generando sorpresa o disagio in chi non ne conosce il funzionamento. Analogamente, il sistema di mantenimento della corsia – che corregge automaticamente la traiettoria del peicolo – può essere percepito come invasivo, inducendo il conducente a reagire in modo errato. Anche il navigatore moderno, sempre più integrato con altre funzioni del veicolo, può rappresentare una fonte di distrazione o confusione per chi non ha familiarità con interfacce digitali complesse. In alcuni casi, la sovrabbondanza di informazioni o segnali acustici può compromettere la concentrazione, anziché migliorarla.

Il problema non è tanto la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene introdotta e utilizzata. Le ricerche mostrano che una parte significativa degli anziani possiede sistemi ADAS nei propri veicoli ma non li utilizza, oppure li usa in modo limitato, spesso per mancanza di formazione adeguata. La fiducia e la comprensione del funzionamento di questi strumenti sono elementi chiave per la loro efficacia.
A questo proposito, è particolarmente rilevante uno studio pubblicato nel maggio 2026 su incarico dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), che evidenzia criticità nel sistema svizzero di valutazione dell’idoneità alla guida per le persone anziane. La ricerca sottolinea la mancanza di standard uniformi e di approcci multidisciplinari, evidenziando come i metodi attuali – spesso basati principalmente su test medici e cognitivi – non siano sufficienti a valutare in modo completo la capacità di affrontare situazioni reali, soprattutto in un contesto tecnologico sempre più complesso. Questo significa che la valutazione dell’idoneità alla guida dovrebbe evolvere, includendo anche la capacità di interagire con i sistemi di assistenza moderni.

Figure come istruttori di guida, ergonomi e specialisti della mobilità potrebbero svolgere un ruolo importante nel supportare gli anziani nell’apprendimento di queste tecnologie. In prospettiva, appare fondamentale promuovere corsi di aggiornamento specifici per conducenti anziani, che non si limitino a verificare le capacità, ma offrano anche strumenti pratici per affrontare le nuove sfide della mobilità. Allo stesso tempo, i progettisti di veicoli dovrebbero sviluppare interfacce più semplici e intuitive, pensate anche per un’utenza meno abituata al digitale.

Infine, è essenziale mantenere un equilibrio tra sicurezza e autonomia. Privare una persona anziana della patente può avere conseguenze significative sul piano psicologico e sociale. Per questo motivo, ogni decisione dovrebbe essere basata su una valutazione individuale e accompagnata da alternative di mobilità adeguate. In conclusione, la patente di guida oltre i 75 anni non è solo una questione normativa, ma un tema che coinvolge salute, tecnologia e qualità della vita. In un contesto in rapida evoluzione, la vera sfida sarà integrare innovazione e inclusione, garantendo a tutti la possibilità di muoversi in modo sicuro e dignitoso.

Consigli per anziani al volante (UPI)

A cura di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti

Costruire competenze per domani

Lo sviluppo di azioni e misure a sostegno della formazione professionale di base, della formazione continua e dell’orientamento scolastico e professionale, insieme alla promozione delle professioni in tutti i settori economici e al supporto alle associazioni di categoria affiliate, rappresenta uno degli ambiti di attività
della Cc-Ti.

L’obiettivo è rispondere in modo concreto al crescente fabbisogno di manodopera qualificata e garantire alle aziende la disponibilità di figure professionali specializzate.

La formazione e l’orientamento professionale rivestono un ruolo fondamentale per la competitività e il successo dell’economia ticinese e svizzera. Da sempre sosteniamo che la formazione professionale costituisce una preziosa fonte di competenze e prospettive diversificate, risorse essenziali per il nostro Paese.
L’interazione tra il mondo economico e quello scolastico è imprescindibile. La Cc-Ti promuove da tempo un dialogo costante e costruttivo tra questi due ambiti, favorendo una conoscenza reciproca più approfondita e la costruzione di relazioni solide e durature.
Questo scambio rappresenta un fattore determinante per lo sviluppo economico del Cantone ed il benessere della società, che rimane una delle nostre priorità.

In tale contesto, merita particolare attenzione il sostegno al progetto LIFT, attivo con successo in 15 scuole medie ticinesi (dati 2026). La transizione tra la scuola dell’obbligo e la formazione professionale è infatti un momento delicato. Per agevolare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, LIFT propone un percorso per gli studenti di terza e quarta media che prevede esperienze di stage in azienda, correlati da un percorso di accompagnamento mirato con moduli su diversi temi svolti in classe durante l’anno scolastico.

Fin dalla sua introduzione in Ticino nel 2013, il progetto ha saputo creare un ponte concreto tra scuola e imprese, motivo per cui la Cc-Ti ha scelto di sostenerlo con convinzione. Abbiamo aderito al plenum direttivo, assumendo il ruolo di collegamento tra i due ambiti, facilitando l’individuazione di posti di stage e promuovendo l’iniziativa attraverso attività mirate e relazioni istituzionali (www.progetto-lift.ch).

La Cc-Ti continua a sostenere il progetto, contribuendo alla sua diffusione e valorizzando fin da subito l’ambizione dei giovani che poi entreranno nel mondo del lavoro.

Corporate Footprint Calculator

Al fine di facilitare la quantificazione delle emissioni di gas serra e dell’impatto ambientale delle imprese, l’Ufficio federale dell’energia e l’Ufficio federale dell’ambiente mettono a disposizione il «Corporate Footprint Calculator». Esso consente di calcolare gli impatti diretti e indiretti a monte e a valle.

I calcoli si basano principalmente sulla banca dati degli ecoinventari dell’Amministrazione federale svizzera BAFU:2025 (accessibile qui). Sono conformi alla metodologia del GHG Protocol, adattata alle normative specifiche della Svizzera. I dati inseriti, i calcoli e i dati di base possono essere utilizzati come base per gli cronoprogrammi zero netto.

SCARICA il tool.


Fonte: Cronoprogrammi zero netto

Nuovo portale dell’AFC

Dall’11 maggio 2026, il nuovo portale dell’AFC riunirà molti servizi online dell’Ufficio Amministrazione federale delle contribuzioni. Questo portale centralizza le autorizzazioni e i servizi dell’ePortal in un’unica piattaforma. Il passaggio al nuovo portale avverrà gradualmente.

Dall’11 maggio 2026, i servizi dell’ePortal indicati di seguito saranno disponibili sul nuovo portale dell’AFC:

  • myAFC: registrazione e gestione di persone fisiche e giuridiche
  • Iscrizione all’IVA
  • Rendiconto dell’IVA con «Rendiconto IVA pro»
  • Attestazione dell’IVA
  • Canone radiotelevisivo per le imprese
  • Imposta preventiva e tasse di bollo per la Svizzera

Per accedere al portale dell’AFC è sufficiente effettuare il login sulla homepage oppure, alla rubrica dell’imposta o della tassa selezionata, sulla pagina web o nell’ePortal. Di conseguenza, il servizio «Rendiconto IVA easy» verrà disattivato. Il calcolatore fiscale non sarà più integrato nell’ePortal; vi si potrà comunque accedere tramite la pagina web dell’AFC o al sito https://swisstaxcalculator.estv.admin.ch.


Fonte: AFC – Comunicato

Mobilità elettrica: la via più efficiente e strategica per il futuro energetico svizzero 

In un contesto internazionale segnato da crescenti incertezze geopolitiche e dalla necessità di ridurre l’impatto ambientale dei trasporti, il tema della mobilità elettrica assume un ruolo sempre più centrale nel dibattito pubblico e politico. A spingere verso questa direzione non è soltanto la volontà di diminuire le emissioni, ma anche un dato tecnico difficilmente contestabile: i veicoli elettrici sono nettamente più efficienti rispetto a quelli dotati di motore a combustione interna.

L’efficienza: il vero punto di svolta

La differenza tra i due sistemi di propulsione è sostanziale. Mentre un motore a benzina o diesel trasforma in movimento solo una piccola parte dell’energia contenuta nel carburante — secondo stime comunemente accettate, tra il 20% e il 30% — un motore elettrico raggiunge efficienze dell’80–90%. Il resto, nel caso dei motori tradizionali, si disperde sotto forma di calore e attriti,  contribuendo a un’enorme quota di spreco energetico strutturale. Al contrario, l’auto elettrica sfrutta in modo molto più razionale l’energia che consuma. Per percorrere lo stesso tragitto richiede quindi molta meno energia primaria, riducendo il consumo complessivo di risorse e migliorando la sostenibilità del sistema dei trasporti.
Questa differenza si traduce non solo in un vantaggio tecnico, ma anche in una maggiore consapevolezza energetica. Un sistema basato su tecnologie efficienti incoraggia infatti un utilizzo più responsabile delle risorse, riducendo gli sprechi e ottimizzando la domanda elettrica grazie a sistemi intelligenti di gestione e ricarica.

La fragilità della dipendenza dai carburanti fossili

Sul piano strategico, la Svizzera deve confrontarsi con un ulteriore fattore determinante: la totale dipendenza dall’estero per quanto riguarda petrolio e gas naturale. Non esistono sul territorio nazionale riserve significative di combustibili fossili e l’intero approvvigionamento dipende da fornitori stranieri. In tempi di stabilità questo legame può sembrare gestibile. Ma in un mondo in cui i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno già dimostrato la vulnerabilità delle catene energetiche globali, affidarsi a risorse importate diventa un rischio. Le fluttuazioni dei prezzi, le tensioni commerciali o eventuali interruzioni delle rotte di rifornimento possono incidere rapidamente sul costo della mobilità e sulla sicurezza energetica del Paese.

Elettricità: l’unica energia davvero svizzera

In questo quadro, l’elettricità rappresenta un asset strategico. A differenza dei carburanti fossili, può essere prodotta quasi interamente in Svizzera, grazie a un mix di fonti che include idroelettrico, fotovoltaico, biomassa ed eolico. La crescente diffusione degli impianti solari domestici e industriali, unita alle tecnologie di accumulo, consente inoltre di incrementare ulteriormente la quota di energia rinnovabile disponibile. La mobilità elettrica diventa così non solo una scelta ecologica, ma anche un modo concreto per rafforzare l’indipendenza energetica del Paese, riducendo la vulnerabilità ai mercati globali.

Ricarica bidirezionale: l’auto come parte della rete energetica

Un ulteriore elemento di innovazione arriva oggi dalla ricarica bidirezionale, già introdotta da alcuni marchi tedeschi presenti sul mercato svizzero. Questa tecnologia permette all’auto non solo di assorbire energia, ma anche di restituirla. I vantaggi sono molteplici:

  • l’auto può alimentare una casa in caso di necessità;
  • può immagazzinare l’energia solare prodotta in eccesso durante il giorno e rilasciarla nelle ore serali e notturne;
  • nei sistemi più avanzati, può addirittura contribuire alla stabilità della rete elettrica nazionale.

Se abbinata a un impianto fotovoltaico, la vettura diventa una sorta di batteria mobile, trasformandosi da semplice mezzo di trasporto a elemento attivo dell’ecosistema energetico domestico e nazionale.

La scelta più logica per il futuro

Considerando la maggiore efficienza dei motori elettrici, la riduzione degli sprechi, la possibilità di produrre localmente l’energia necessaria e i progressi tecnologici come la ricarica bidirezionale, la conclusione appare chiara: la mobilità elettrica è oggi la strada più razionale e strategica per la Svizzera. Non è soltanto una questione ambientale. È una scelta di sicurezza energetica, di autonomia, di efficienza e di modernizzazione del sistema Paese. In un mondo in rapida trasformazione, l’elettrico non rappresenta un’alternativa marginale, ma una delle leve principali per costruire un futuro più sostenibile, resiliente e tecnologicamente avanzato.


A cura di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti

Consumi energetici – incentivi in ambito aziendale

Commerci, aziende e industrie sono spesso confrontati con elevati consumi energetici. Per sintetizzare e raggruppare i principali incentivi e programmi di consulenza attualmente disponibili a livello aziendale, l’Associazione TicinoEnergia ha sviluppato un utile documento riassuntivo, che come Cc-Ti, vi proponiamo.

Per ulteriori domande, l’Associazione TicinoEnergia offre una prima consulenza orientativa gratuita, telefonica o via e-mail, a 360° sul tema dell’energia.

Il servizio è attivo il martedì e il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 13.30 alle 17.00.
Mail: info@ticinoenergia.ch – Telefono: +41 91 290 88 13.


Documenti utili
Opportunità a livello energetico in ambito aziendale
Incentivi mobilità sostenibile

80’000 franchi per progetti sostenibili: candidati ora

Il Premio BancaStato per la Sostenibilità Aziendale è un’iniziativa promossa e finanziata da BancaStato, realizzata in collaborazione con la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) e altri partner dell’ecosistema economico cantonale, con l’obiettivo di valorizzare le PMI ticinesi che declinano la sostenibilità in progetti concreti, già operativi e misurabili.

Giunto alla sua seconda edizione, il Premio mette in palio un montepremi complessivo di 80’000 franchi e intende riconoscere iniziative capaci di generare benefici ambientali, sociali ed economici, rafforzando al contempo innovazione e competitività delle imprese.

Possono candidarsi piccole e medie imprese (< 250 collaboratori) con sede in Ticino, anche con progetti realizzati in collaborazione con una o più imprese.

Se la tua azienda ha sviluppato un progetto sostenibile, candidati ora. La partecipazione è gratuita.

Tutte le informazioni, il regolamento e il formulario di candidatura sono disponibili su:
www.bancastato.ch/premiosostenibilita


Premio sostenibilità

Corporate Social Responsibility Reporting

Siamo alla ricerca di 10 aziende interessate a collaborare con gli studenti che parteciperanno al modulo

Anche quest’anno, in collaborazione con la SUPSI, nell’ambito del Master of Science in Business Administration con Major in Innovation Management – un programma volto a formare giovani professionisti capaci di gestire il cambiamento aziendale attraverso solide basi teoriche ed esperienze progettuali concrete – siamo alla ricerca di 10 aziende interessate a collaborare con gli studenti che parteciperanno al modulo Corporate Social Responsibility Reporting.

Questo modulo ha l’obiettivo di fornire agli studenti le competenze necessarie per comprendere, analizzare e redigere il rapporto di sostenibilità semplificato sviluppato dal Settore CSR e rendicontazione della sostenibilità della SUPSI, dalla Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino e dal Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE). Maggiori informazioni sono disponibili qui.

Il rapporto di sostenibilità rappresenta un vero e proprio strumento di innovazione, poiché supporta la pianificazione strategica del cambiamento orientata al raggiungimento degli obiettivi aziendali in ambito sostenibile.

Gli studenti elaboreranno, con la vostra collaborazione, un rapporto di sostenibilità semplificato proprio per la vostra azienda.
Un’opportunità che si rivolge alle imprese del nostro territorio e a sostegno della formazione dei nostri giovani che supportiamo nel loro percorso.

Il modulo avrà inizio a fine febbraio 2026 e terminerà a metà giugno 2026;
la data ultima per annunciare la propria disponibilità è venerdì 16 gennaio 2026.

Vi invitiamo a contattarci all’indirizzo: info@ti-csrreport.ch.

Quale futuro per la mobilità?

Negli ultimi anni la mobilità sta vivendo una trasformazione epocale.

In Svizzera, ad esempio, dal 1° marzo 2025, è entrata in vigore una normativa che consente la circolazione di veicoli a guida autonoma in tre situazioni definite: pilota automatico in autostrada, parcheggio senza conducente e veicoli senza autista su tratte autorizzate dai Cantoni. Questo pone il nostro Paese tra i pionieri europei, con progetti pilota che spaziano dai robotaxi delle FFS nella regione Furttal, fino ai minibus elettrici per il trasporto pubblico a Sciaffusa. Ma cosa significa tutto questo per il traffico, l’ambiente e le nostre abitudini? E come si concilia con concetti come carsharing, carpooling, trasporto pubblico e mobilità lenta che puntano a ridurre il numero di veicoli in circolazione? Proviamo a fare chiarezza mettendo a confronto i vari tipi di mobilità.

Guida autonoma: vantaggi e criticità

Le auto senza conducente promettono maggiore sicurezza: eliminano errori umani, causa principale degli incidenti, e garantiscono una guida più regolare, riducendo frenate brusche e tempi di reazione. Inoltre, possono aprire nuove opportunità per chi oggi non guida come anziani o persone con disabilità e per il trasporto merci e passeggeri “on demand”.

I pro:                   

 I contro:

– Sicurezza        
– Efficienza       
– Accessibilità

– Costi elevati
– Responsabilità legale
– Aumento del traffico

Carsharing: condividere per ridurre

Il car sharing è già realtà in molte città svizzere ed europee. Consente di noleggiare un’auto per brevi periodi, pagando solo per l’uso effettivo. Ogni veicolo condiviso può sostituire fino a 8-10 auto private, liberando spazio urbano e riducendo le emissioni.

I pro:                   

  I contro:

– Economicità
– Sostenibilità
– Flessibilità    

– Disponibilità limitata
– Costi variabili
– Dipendenza dalla rete

Carpooling: viaggiare insieme

Il car pooling consiste nel condividere il tragitto con altre persone, spesso tramite app come BlaBlaCar. È ideale per spostamenti casa-lavoro o viaggi interurbani.

I pro:                      

I contro:

– Riduzione dei costi    
– Impatto ambientale 
– Socialità                         

– Flessibilità
– Comfort
– Affidabilità

Trasporto pubblico e mobilità lenta

Oltre alle soluzioni innovative, non possiamo dimenticare il ruolo del trasporto pubblico classico – treni, tram, autobus – e della mobilità lenta, come camminare e andare in bicicletta.

Trasporto pubblico tradizionale

I pro:                             

I contro:

– Capacità elevata       
– Riduzione traffico      
– Integrazione reti        

– Costi elevati
– Orari fissi
– Affollamento

Mobilità lenta (camminare, bicicletta)

I pro:                                     

I contro:

– Zero emissioni                   
– Benefici per la salute
– Costi quasi nulli          

– Brevi tratti
– Meteo
– Infrastrutture

In conclusione: quale strada scegliere?

La mobilità del futuro non avrà una sola risposta. Auto a guida autonoma, carsharing, carpooling, trasporto pubblico e mobilità lenta non sono soluzioni in competizione, ma tasselli di un mosaico complesso. La sfida sarà trovare un equilibrio tra tecnologia, sostenibilità e accessibilità, evitando che l’innovazione aumenti il traffico invece di ridurlo.

Svizzera 2030: previsioni sui modelli di mobilità

Veicoli a guida autonoma

  • Dal 2025 è autorizzata la guida autonoma di livello 3 su autostrade e parcheggi, ma la diffusione di massa è prevista solo dopo il 2030, con applicazioni iniziali nella logistica e nel trasporto pubblico urbano.
  • Livelli 4 e 5 (completamente autonomi) non saranno comuni prima del 2035-2040, secondo esperti del TCS.
  • Sfida: fiducia degli utenti e omologazioni complesse ne rallenteranno l’adozione.

Carsharing

  • Oggi oltre 285’000 utenti e 3’000 veicoli in Svizzera; previsione: 600’000 utenti entro il 2028, flotta completamente elettrica entro il 2030.
  • Ogni auto condivisa sostituirà 11-18 veicoli privati, riducendo traffico e emissioni.
  • Studi SUPSI indicano che il carsharing potrà contribuire alla stabilità della rete elettrica tramite Vehicle-to-Grid, con capacità di 12-50 MW di flessibilità energetica entro il 2030.

Carpooling

  • Il tasso medio di occupazione dell’auto è oggi di 1.5 persone; obiettivo: aumentare grazie a corsie preferenziali e incentivi.
  • Il mercato globale del car pooling crescerà con un CAGR del 21,9%, raggiungendo 49 miliardi di dollari entro il 2033; in Svizzera si punta a integrare piattaforme digitali e corsie dedicate entro il 2030.
  • Ride pooling (servizi condivisi elettrici) è in espansione, con Mobility già attiva su progetti pilota.

Trasporto pubblico

  • Dal 2025 tutti i treni FFS funzionano con energia rinnovabile; entro il 2030 si punta a zero emissioni per autobus e treni e a una crescita della quota modale ferroviaria.
  • Strategia FFS 2030: più flessibilità, digitalizzazione, hub multimodali e aumento della capacità per pendolari e tempo libero.

Mobilità lenta (pedonale e ciclabile)

  • Obiettivo USTRA: aumentare la quota di mobilità lenta nelle aree urbane e ridurre gli incidenti gravi a meno di 25 morti e 500 feriti l’anno entro il 2030.
  • Rete ciclabile e pedonale continua, priorità alle infrastrutture sicure.

Tendenza generale

  • Entro il 2030, il traffico viaggiatori in Svizzera crescerà del 15-29%, ma con una forte spinta verso elettrificazione e condivisione, mentre la proprietà privata dell’auto calerà nelle aree urbane.

(Fonti: Mobility, TCS, AGVS-UPSA, tisegnalo, SUPSI, businessresearchinsight, Confederazione, prezi)


Articolo a cura di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti