Mobilità elettrica: la via più efficiente e strategica per il futuro energetico svizzero 

In un contesto internazionale segnato da crescenti incertezze geopolitiche e dalla necessità di ridurre l’impatto ambientale dei trasporti, il tema della mobilità elettrica assume un ruolo sempre più centrale nel dibattito pubblico e politico. A spingere verso questa direzione non è soltanto la volontà di diminuire le emissioni, ma anche un dato tecnico difficilmente contestabile: i veicoli elettrici sono nettamente più efficienti rispetto a quelli dotati di motore a combustione interna.

L’efficienza: il vero punto di svolta

La differenza tra i due sistemi di propulsione è sostanziale. Mentre un motore a benzina o diesel trasforma in movimento solo una piccola parte dell’energia contenuta nel carburante — secondo stime comunemente accettate, tra il 20% e il 30% — un motore elettrico raggiunge efficienze dell’80–90%. Il resto, nel caso dei motori tradizionali, si disperde sotto forma di calore e attriti,  contribuendo a un’enorme quota di spreco energetico strutturale. Al contrario, l’auto elettrica sfrutta in modo molto più razionale l’energia che consuma. Per percorrere lo stesso tragitto richiede quindi molta meno energia primaria, riducendo il consumo complessivo di risorse e migliorando la sostenibilità del sistema dei trasporti.
Questa differenza si traduce non solo in un vantaggio tecnico, ma anche in una maggiore consapevolezza energetica. Un sistema basato su tecnologie efficienti incoraggia infatti un utilizzo più responsabile delle risorse, riducendo gli sprechi e ottimizzando la domanda elettrica grazie a sistemi intelligenti di gestione e ricarica.

La fragilità della dipendenza dai carburanti fossili

Sul piano strategico, la Svizzera deve confrontarsi con un ulteriore fattore determinante: la totale dipendenza dall’estero per quanto riguarda petrolio e gas naturale. Non esistono sul territorio nazionale riserve significative di combustibili fossili e l’intero approvvigionamento dipende da fornitori stranieri. In tempi di stabilità questo legame può sembrare gestibile. Ma in un mondo in cui i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno già dimostrato la vulnerabilità delle catene energetiche globali, affidarsi a risorse importate diventa un rischio. Le fluttuazioni dei prezzi, le tensioni commerciali o eventuali interruzioni delle rotte di rifornimento possono incidere rapidamente sul costo della mobilità e sulla sicurezza energetica del Paese.

Elettricità: l’unica energia davvero svizzera

In questo quadro, l’elettricità rappresenta un asset strategico. A differenza dei carburanti fossili, può essere prodotta quasi interamente in Svizzera, grazie a un mix di fonti che include idroelettrico, fotovoltaico, biomassa ed eolico. La crescente diffusione degli impianti solari domestici e industriali, unita alle tecnologie di accumulo, consente inoltre di incrementare ulteriormente la quota di energia rinnovabile disponibile. La mobilità elettrica diventa così non solo una scelta ecologica, ma anche un modo concreto per rafforzare l’indipendenza energetica del Paese, riducendo la vulnerabilità ai mercati globali.

Ricarica bidirezionale: l’auto come parte della rete energetica

Un ulteriore elemento di innovazione arriva oggi dalla ricarica bidirezionale, già introdotta da alcuni marchi tedeschi presenti sul mercato svizzero. Questa tecnologia permette all’auto non solo di assorbire energia, ma anche di restituirla. I vantaggi sono molteplici:

  • l’auto può alimentare una casa in caso di necessità;
  • può immagazzinare l’energia solare prodotta in eccesso durante il giorno e rilasciarla nelle ore serali e notturne;
  • nei sistemi più avanzati, può addirittura contribuire alla stabilità della rete elettrica nazionale.

Se abbinata a un impianto fotovoltaico, la vettura diventa una sorta di batteria mobile, trasformandosi da semplice mezzo di trasporto a elemento attivo dell’ecosistema energetico domestico e nazionale.

La scelta più logica per il futuro

Considerando la maggiore efficienza dei motori elettrici, la riduzione degli sprechi, la possibilità di produrre localmente l’energia necessaria e i progressi tecnologici come la ricarica bidirezionale, la conclusione appare chiara: la mobilità elettrica è oggi la strada più razionale e strategica per la Svizzera. Non è soltanto una questione ambientale. È una scelta di sicurezza energetica, di autonomia, di efficienza e di modernizzazione del sistema Paese. In un mondo in rapida trasformazione, l’elettrico non rappresenta un’alternativa marginale, ma una delle leve principali per costruire un futuro più sostenibile, resiliente e tecnologicamente avanzato.


A cura di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti

Consumi energetici – incentivi in ambito aziendale

Commerci, aziende e industrie sono spesso confrontati con elevati consumi energetici. Per sintetizzare e raggruppare i principali incentivi e programmi di consulenza attualmente disponibili a livello aziendale, l’Associazione TicinoEnergia ha sviluppato un utile documento riassuntivo, che come Cc-Ti, vi proponiamo.

Per ulteriori domande, l’Associazione TicinoEnergia offre una prima consulenza orientativa gratuita, telefonica o via e-mail, a 360° sul tema dell’energia.

Il servizio è attivo il martedì e il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 13.30 alle 17.00.
Mail: info@ticinoenergia.ch – Telefono: +41 91 290 88 13.


Documenti utili
Opportunità a livello energetico in ambito aziendale
Incentivi mobilità sostenibile

80’000 franchi per progetti sostenibili: candidati ora

Il Premio BancaStato per la Sostenibilità Aziendale è un’iniziativa promossa e finanziata da BancaStato, realizzata in collaborazione con la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) e altri partner dell’ecosistema economico cantonale, con l’obiettivo di valorizzare le PMI ticinesi che declinano la sostenibilità in progetti concreti, già operativi e misurabili.

Giunto alla sua seconda edizione, il Premio mette in palio un montepremi complessivo di 80’000 franchi e intende riconoscere iniziative capaci di generare benefici ambientali, sociali ed economici, rafforzando al contempo innovazione e competitività delle imprese.

Possono candidarsi piccole e medie imprese (< 250 collaboratori) con sede in Ticino, anche con progetti realizzati in collaborazione con una o più imprese.

Se la tua azienda ha sviluppato un progetto sostenibile, candidati ora. La partecipazione è gratuita.

Tutte le informazioni, il regolamento e il formulario di candidatura sono disponibili su:
www.bancastato.ch/premiosostenibilita


Premio sostenibilità

Corporate Social Responsibility Reporting

Siamo alla ricerca di 10 aziende interessate a collaborare con gli studenti che parteciperanno al modulo

Anche quest’anno, in collaborazione con la SUPSI, nell’ambito del Master of Science in Business Administration con Major in Innovation Management – un programma volto a formare giovani professionisti capaci di gestire il cambiamento aziendale attraverso solide basi teoriche ed esperienze progettuali concrete – siamo alla ricerca di 10 aziende interessate a collaborare con gli studenti che parteciperanno al modulo Corporate Social Responsibility Reporting.

Questo modulo ha l’obiettivo di fornire agli studenti le competenze necessarie per comprendere, analizzare e redigere il rapporto di sostenibilità semplificato sviluppato dal Settore CSR e rendicontazione della sostenibilità della SUPSI, dalla Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino e dal Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE). Maggiori informazioni sono disponibili qui.

Il rapporto di sostenibilità rappresenta un vero e proprio strumento di innovazione, poiché supporta la pianificazione strategica del cambiamento orientata al raggiungimento degli obiettivi aziendali in ambito sostenibile.

Gli studenti elaboreranno, con la vostra collaborazione, un rapporto di sostenibilità semplificato proprio per la vostra azienda.
Un’opportunità che si rivolge alle imprese del nostro territorio e a sostegno della formazione dei nostri giovani che supportiamo nel loro percorso.

Il modulo avrà inizio a fine febbraio 2026 e terminerà a metà giugno 2026;
la data ultima per annunciare la propria disponibilità è venerdì 16 gennaio 2026.

Vi invitiamo a contattarci all’indirizzo: info@ti-csrreport.ch.

Quale futuro per la mobilità?

Negli ultimi anni la mobilità sta vivendo una trasformazione epocale.

In Svizzera, ad esempio, dal 1° marzo 2025, è entrata in vigore una normativa che consente la circolazione di veicoli a guida autonoma in tre situazioni definite: pilota automatico in autostrada, parcheggio senza conducente e veicoli senza autista su tratte autorizzate dai Cantoni. Questo pone il nostro Paese tra i pionieri europei, con progetti pilota che spaziano dai robotaxi delle FFS nella regione Furttal, fino ai minibus elettrici per il trasporto pubblico a Sciaffusa. Ma cosa significa tutto questo per il traffico, l’ambiente e le nostre abitudini? E come si concilia con concetti come carsharing, carpooling, trasporto pubblico e mobilità lenta che puntano a ridurre il numero di veicoli in circolazione? Proviamo a fare chiarezza mettendo a confronto i vari tipi di mobilità.

Guida autonoma: vantaggi e criticità

Le auto senza conducente promettono maggiore sicurezza: eliminano errori umani, causa principale degli incidenti, e garantiscono una guida più regolare, riducendo frenate brusche e tempi di reazione. Inoltre, possono aprire nuove opportunità per chi oggi non guida come anziani o persone con disabilità e per il trasporto merci e passeggeri “on demand”.

I pro:                   

 I contro:

– Sicurezza        
– Efficienza       
– Accessibilità

– Costi elevati
– Responsabilità legale
– Aumento del traffico

Carsharing: condividere per ridurre

Il car sharing è già realtà in molte città svizzere ed europee. Consente di noleggiare un’auto per brevi periodi, pagando solo per l’uso effettivo. Ogni veicolo condiviso può sostituire fino a 8-10 auto private, liberando spazio urbano e riducendo le emissioni.

I pro:                   

  I contro:

– Economicità
– Sostenibilità
– Flessibilità    

– Disponibilità limitata
– Costi variabili
– Dipendenza dalla rete

Carpooling: viaggiare insieme

Il car pooling consiste nel condividere il tragitto con altre persone, spesso tramite app come BlaBlaCar. È ideale per spostamenti casa-lavoro o viaggi interurbani.

I pro:                      

I contro:

– Riduzione dei costi    
– Impatto ambientale 
– Socialità                         

– Flessibilità
– Comfort
– Affidabilità

Trasporto pubblico e mobilità lenta

Oltre alle soluzioni innovative, non possiamo dimenticare il ruolo del trasporto pubblico classico – treni, tram, autobus – e della mobilità lenta, come camminare e andare in bicicletta.

Trasporto pubblico tradizionale

I pro:                             

I contro:

– Capacità elevata       
– Riduzione traffico      
– Integrazione reti        

– Costi elevati
– Orari fissi
– Affollamento

Mobilità lenta (camminare, bicicletta)

I pro:                                     

I contro:

– Zero emissioni                   
– Benefici per la salute
– Costi quasi nulli          

– Brevi tratti
– Meteo
– Infrastrutture

In conclusione: quale strada scegliere?

La mobilità del futuro non avrà una sola risposta. Auto a guida autonoma, carsharing, carpooling, trasporto pubblico e mobilità lenta non sono soluzioni in competizione, ma tasselli di un mosaico complesso. La sfida sarà trovare un equilibrio tra tecnologia, sostenibilità e accessibilità, evitando che l’innovazione aumenti il traffico invece di ridurlo.

Svizzera 2030: previsioni sui modelli di mobilità

Veicoli a guida autonoma

  • Dal 2025 è autorizzata la guida autonoma di livello 3 su autostrade e parcheggi, ma la diffusione di massa è prevista solo dopo il 2030, con applicazioni iniziali nella logistica e nel trasporto pubblico urbano.
  • Livelli 4 e 5 (completamente autonomi) non saranno comuni prima del 2035-2040, secondo esperti del TCS.
  • Sfida: fiducia degli utenti e omologazioni complesse ne rallenteranno l’adozione.

Carsharing

  • Oggi oltre 285’000 utenti e 3’000 veicoli in Svizzera; previsione: 600’000 utenti entro il 2028, flotta completamente elettrica entro il 2030.
  • Ogni auto condivisa sostituirà 11-18 veicoli privati, riducendo traffico e emissioni.
  • Studi SUPSI indicano che il carsharing potrà contribuire alla stabilità della rete elettrica tramite Vehicle-to-Grid, con capacità di 12-50 MW di flessibilità energetica entro il 2030.

Carpooling

  • Il tasso medio di occupazione dell’auto è oggi di 1.5 persone; obiettivo: aumentare grazie a corsie preferenziali e incentivi.
  • Il mercato globale del car pooling crescerà con un CAGR del 21,9%, raggiungendo 49 miliardi di dollari entro il 2033; in Svizzera si punta a integrare piattaforme digitali e corsie dedicate entro il 2030.
  • Ride pooling (servizi condivisi elettrici) è in espansione, con Mobility già attiva su progetti pilota.

Trasporto pubblico

  • Dal 2025 tutti i treni FFS funzionano con energia rinnovabile; entro il 2030 si punta a zero emissioni per autobus e treni e a una crescita della quota modale ferroviaria.
  • Strategia FFS 2030: più flessibilità, digitalizzazione, hub multimodali e aumento della capacità per pendolari e tempo libero.

Mobilità lenta (pedonale e ciclabile)

  • Obiettivo USTRA: aumentare la quota di mobilità lenta nelle aree urbane e ridurre gli incidenti gravi a meno di 25 morti e 500 feriti l’anno entro il 2030.
  • Rete ciclabile e pedonale continua, priorità alle infrastrutture sicure.

Tendenza generale

  • Entro il 2030, il traffico viaggiatori in Svizzera crescerà del 15-29%, ma con una forte spinta verso elettrificazione e condivisione, mentre la proprietà privata dell’auto calerà nelle aree urbane.

(Fonti: Mobility, TCS, AGVS-UPSA, tisegnalo, SUPSI, businessresearchinsight, Confederazione, prezi)


Articolo a cura di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti

Assicurazione contro la disoccupazione: nel 2026 più generi di professioni assoggettati all’obbligo di annuncio dei posti vacanti

Sono nuovamente in aumento i generi di professione assoggettati all’obbligo di annuncio dei posti vacanti. Rispetto all’anno precedente lo saranno ad esempio anche gli addetti alle pulizie e gli ausiliari in uffici, alberghi e altri esercizi (79 529 occupati) e i cuochi (43 570 occupati). La decisione è stata presa il 1° dicembre 2025 dal capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR), il consigliere federale Guy Parmelin, in base alle regole vigenti.

L’obbligo di annuncio dei posti vacanti è stato introdotto nell’ambito dell’attuazione dell’iniziativa «Contro l’immigrazione di massa». Una professione è assoggettata quando il relativo tasso di disoccupazione medio supera la soglia predefinita del 5 %. Ogni anno l’estensione dell’obbligo di annuncio viene adeguata in base all’andamento del mercato del lavoro.

L’aumento della disoccupazione provoca un’estensione dell’obbligo di annuncio

Dal 2023, dopo aver toccato un livello storico bassissimo, il tasso di disoccupazione è andato aumentando costantemente, con conseguente estensione dell’obbligo di annuncio. Tutte le professioni che quest’anno erano assoggettate lo saranno anche nel 2026, più qualche altro genere di professione, come ad esempio i cuochi e gli addetti alle pulizie. Il personale non qualificato addetto alle costruzioni, con 88 187 lavoratori, si riconferma quello con il maggior numero di occupati. Nel complesso, il 10,8 % degli occupati lavorerà nei generi di professioni assoggettati; erano appena il 6,5 per cento nel 2025. Nel periodo di calcolo preso in considerazione per l’elenco 2026 (3° trim. 2024 fino al 3° trim. 2025) il tasso di disoccupazione medio era del 2,7 %, cioè +0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (2,3 %).

La nuova ordinanza entrerà in vigore il 1° gennaio 2026. L’elenco completo dei generi di professioni assoggettati nel 2026, i diritti e doveri dei lavoratori e il ruolo degli Uffici regionali di collocamento (URC) sono disponibili qui: Obbligo di annuncio dal 2026.

Per saperne di più:
Obbligo di annunciare i posti di lavoro vacanti
Obbligo di annuncio dal 2026
Check-Up 2026


Fonte: CF – Comunicato stampa

Rapporto sulla sostenibilità: il Consiglio federale rafforza il sostegno alle PMI

Le PMI vanno sostenute in modo mirato nelle questioni che riguardano la sostenibilità. Il 5 novembre 2025 il Consiglio federale ha approvato un rapporto corrispondente in adempimento del postulato Dittli. Inoltre, nell’ambito del sostegno alle PMI, la Confederazione intende intensificare la collaborazione con le associazioni di categoria.

Il rapporto mostra che nei loro mercati di sbocco le piccole e medie imprese (PMI) svizzere si trovano sempre più spesso a dover soddisfare tutta una serie di requisiti previsti dalle direttive internazionali in materia di sostenibilità (ESG: Environmental, Social, Governance). Tra queste figurano attualmente: la direttiva europea sulla rendicontazione societaria di sostenibilità, determinate leggi nazionali (come la legge tedesca sulle catene di approvvigionamento) e, in futuro, la direttiva UE sulla catene di approvvigionamento. Da una parte queste normative comportano un aumento degli oneri a carico delle imprese, che devono mettere a disposizione dei loro clienti tutta la documentazione richiesta. Dall’altra creano anche nuove opportunità per una gestione aziendale sostenibile.

Stando al rapporto citato, esistono già numerose offerte di sostegno alle imprese da parte di associazioni, Cantoni, operatori privati e Confederazione. Ai fini di un miglioramento mirato, il Consiglio federale decide le seguenti misure: il portale della Confederazione dedicato alla responsabilità sociale d’impresa (RSI) sarà reso più intuitivo. Saranno inoltre messe a disposizione schede informative su normative specifiche e sarà valutata l’ipotesi di un accesso digitale a uno standard europeo di sostenibilità facoltativo riservato alle PMI.

Accesso gratuito al Risk Check

Per sostenere maggiormente le PMI, la Confederazione intensificherà anche la collaborazione con le associazioni di categoria e aiuterà le aziende interessate a identificare i rischi RSI specifici per Paese e prodotto. Infine, le imprese potranno avvalersi anche in futuro del Risk Check – uno strumento gratuito per il controllo di tali rischi – e di altre offerte di consulenza concrete, ad esempio tramite Switzerland Global Enterprise, con i suoi Swiss Business Hub situati in tutto il mondo.

Con il rapporto citato il Consiglio federale adempie il postulato Dittli (23.4062).


Fonte: CF – Comunicato stampa

Strade e traffico 2024/2025

L’Ufficio federale delle strade USTRA ha pubblicato negli scorsi giorni un interessante rassegna annuale sulla situazione delle strade e del traffico in Svizzera per il periodo 2024/2025.

Ecco un breve resoconto dei punti principali contenuti nella pubblicazione di oltre 60 pagine che può essere liberamente scaricata dalla pagina web di USTRA: www.astra.admin.ch.
La mobilità in Svizzera sta cambiando rapidamente. Non si tratta solo di nuove tecnologie, ma di un vero e proprio ripensamento del modo in cui ci si sposta, si costruisce e si vivono le strade. Ecco cosa ci aspetta secondo le previsioni della stessa USTRA.

Auto che si guidano da sole? Sì, ma con regole precise

Dal 1° marzo 2025, in Svizzera è possibile circolare con veicoli a guida autonomo in tre situazioni ben definite: sulle autostrade, su tratti stradali specifici e nei parcheggi automatici. Non è fantascienza: in autostrada, ad esempio, il conducente può quindi togliere le mani dal volante, ma deve comunque essere pronto a riprendere il controllo del veicolo se il sistema lo richiede (guida autonoma di livello 3).
Un altro esempio concreto è il furgone senza conducente che circola a Berna per il servizio di consegna pacchi. Il progetto, sostenuto da USTRA, serve a testare la tecnologia e comprendere come reagisce la città. In futuro questi veicoli potrebbero diventare parte integrante del traffico urbano.

Più colonnine, più mobilità elettrica

La Svizzera punta fortemente sulla mobilità elettrica per contenere le emissioni di CO2. Uno degli obiettivi della Confederazione è quello di mettere a disposizione 20’000 punti di ricarica pubblici entro la fine del 2025. Oggi siamo già a oltre 15’000. L’USTRA ha messo a disposizione aree di sosta e svincoli autostradali per creare veri e propri “hub” di ricarica e questi anche per camion e autobus.
La quota di nuove auto elettriche è in crescita, ma non a sufficienza per raggiungere l’obiettivo del 50% entro la fine dell’anno. Serve quindi infondere più fiducia negli automobilisti, e una rete di ricariche capillare è un passo fondamentale nella giusta direzione.

Il sole come alleato: energia pulita anche dalle strade

Le strade svizzere non servono solo per viaggiare: possono anche produrre energia. L’USTRA ha installato pannelli solari sopra le gallerie, su barriere foniche e sui tetti dei centri di manutenzione. Il viadotto di Yverdon, ad esempio, comprende oltre 2’300 pannelli fotovoltaici che producono elettricità immessa nella rete locale. L’obiettivo resta ambizioso: produrre 47 GWh di energia solare entro 2035. Questo contribuirà a rendere le infrastrutture stradali più sostenibili e a ridurre le emissioni di CO2.

Spazi anche per chi si sposta a piedi o in bicicletta

La mobilità lenta, quella di pedoni e ciclisti, è sempre al centro dell’attenzione. Una nuova legge obbliga i Cantoni a pianificare e realizzare reti di piste ciclabili da qui al 2035. L’USTRA mette a disposizione strumenti digitali e supporto tecnico per facilitare il lavoro dei progettisti.
Un esempio virtuoso è il parco creato sopra la galleria autostradale di Schwamendingen a Zurigo. Un’area verde lunga un chilometro che migliora la qualità di vita e offre percorsi sicuri a chi si muove a piedi o in bicicletta.

Manutenzione intelligente e traffico più scorrevole

Gestire 2’260 km di strade nazionali non è semplice. Per questo l’USTRA ha sviluppato RIMA, una piattaforma digitale che aiuta a pianificare la manutenzione delle strade nel modo più efficiente possibile. Meno cantieri, meno, costi, più sicurezza.
Inoltre, grazie a nuovi strumenti digitali, è possibile controllare centralmente gli impianti di gestione del traffico. Questo comprende semafori, pannelli informativi e corsi dinamiche che si adattano in tempo reale alla situazione del traffico.

Grandi cantieri e nuove priorità

I lavori per la seconda canna del tunnel del San Gottardo procedono spediti. L’apertura è prevista per il 2030. Altri progetti riguardano l’ampliamento dell’A1 e dell’A4. Dopo il “no” popolare al potenziamento delle autostrade, il Politecnico federale di Zurigo è stato incaricato di definire le priorità infrastrutturali da qui al 2045.

Sicurezza stradale: luci e ombre

Nel 2024, 250 persone hanno perso la vita sulle strade svizzere, il numero più elevato dal 2015. Per contro, i feriti gravi son diminuiti. Aumentano invece gli incidenti con e-bike e tra i giovani motociclisti. L’USTRA sta valutando nuove misure per migliorare la sicurezza.
Il numero di patenti ritirate è aumentato., soprattutto per eccesso di velocità e di guida in stato di ebbrezza. Anche le sospensioni per motivi di salute sono in crescita, in particolare tra gli over 75.

Questa rassegna delle attività di USTRA mostra chiaramente che la mobilità svizzera è in piena evoluzione. Tra innovazione, sostenibilità e attenzione alla sicurezza, il futuro delle nostre strade è già in viaggio. E tutti noi, che le percorriamo ogni giorno, ne siamo parte integrante.


A cura di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti

Quando la scuola incontra la sostenibilità: un progetto didattico interdisciplinare sulla RSI

L’esperienza di due docenti del Centro professionale commerciale di Bellinzona – che ha coinvolto la Cc-Ti ed il rapporto di sostenibilità ti-csrreport.ch – in un percorso interdisciplinare sulla Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) che ha coinvolto studenti, aziende e istituzioni locali, trasformando la teoria in consapevolezza concreta.

Il Centro professionale commerciale di Bellinzona

Questa esperienza mi ha davvero aperto gli occhi.” Con queste parole si conclude la riflessione di una studentessa che ha partecipato al progetto didattico interdisciplinare sulla Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI), culminato nella redazione del Rapporto di sostenibilità del Comune di Capriasca.

In queste parole si riflette lo spirito più autentico dell’iniziativa che ci ha coinvolto durante il secondo semestre del 2025, con la classe di maturità tipo Economia a tempo pieno. Ma cosa significa, per chi insegna, accompagnare i giovani in un percorso formativo che rompe le barriere della teoria e incontra la realtà di un territorio? E cosa ha insegnato a docenti e studenti questa esperienza sulla sostenibilità?

Quando abbiamo iniziato a pensare al progetto didattico interdisciplinare per la classe di maturità tipo Economia a tempo pieno, ci siamo subito trovate d’accordo sul tema della responsabilità sociale delle imprese (RSI), ma non immaginavamo quanto ci avrebbe arricchite, come docenti ma anche come persone. Siamo Anna Frapolli, docente di economia aziendale e diritto, e Katia Introzzi Borradori, docente di contabilità e oggi desideriamo raccontarvi la nostra esperienza, soprattutto perché ha rappresentato un importante momento di crescita dei nostri studenti.

Tutto è partito da una domanda: come possiamo rendere concreta e vicina ai giovani la sostenibilità? La RSI ci sembrava un concetto autorevole per far emergere i legami tra ambiente, diritti, comunità e scelte economiche. Ma non volevamo limitarci alla teoria. Volevamo che i nostri studenti vedessero, toccassero con mano, comprendessero in profondità.

L’idea era di mostrare come anche piccole aziende ed enti pubblici possano essere attori responsabili. Ma come fare? Consultando varie fonti abbiamo scoperto la guida per la creazione di un Rapporto di sostenibilità della Camera di commercio e dell’industria del Canton Ticino (Cc-Ti) e li abbiamo contattati. I responsabili Gianluca Pagani e Sergio Trabattoni, CSR manager Cc-Ti, si sono da subito dimostrati disponibili e aperti al confronto. Così è nato il progetto didattico interdisciplinare sulla RSI.

Gli studenti, a coppie, hanno dovuto cercare un’azienda e con la quale collaborare avendo il compito di analizzare le sue pratiche attuali di RSI e di identificare aree di miglioramento potenziale, alfine di proporre soluzioni innovative e pratiche per promuovere una maggiore responsabilità sociale. Tutto ciò, completando il Rapporto di sostenibilità messo a disposizione dalla Cc-Ti.

Le discipline coinvolte sono state diverse: economia, contabilità, scienze, geografia, comunicazione, diritto. Questo ha permesso agli studenti di affrontare il tema della RSI in modo integrato, sviluppando competenze trasversali e una visione sistemica. I ragazzi hanno analizzato dati, intervistato referenti aziendali, studiato normative e casi pratici. Hanno scoperto che “sostenibilità” comprende molti aspetti della vita aziendale: il benessere dei lavoratori, l’efficienza energetica degli edifici, le scelte negli appalti pubblici, l’interazione con la collettività.

La scuola come agente di cambiamento

Il cuore del progetto non è stato solo trasmettere conoscenze, ma stimolare consapevolezza. Parlare di RSI significa anche interrogarsi su cosa significa essere cittadini attivi. Il progetto ha permesso agli studenti di capire che tutte le tipologie di aziende, indipendentemente dalla grandezza o dal settore, possono essere imprese responsabili.

In questo senso, il progetto è diventato anche un’occasione per la scuola stessa di riflettere sul proprio ruolo. Come docenti, ci siamo chieste: stiamo solo insegnando dei contenuti o stiamo formando cittadini consapevoli, pronti a contribuire al cambiamento? Aver proposto questo progetto ai nostri studenti ci ha offerto una risposta concreta.

Dalla teoria alla consapevolezza

Ciò che abbiamo visto accadere, settimana dopo settimana, è qualcosa che va oltre l’apprendimento. Abbiamo assistito a un vero e proprio processo di trasformazione. Gli studenti sono passati dall’analizzare dati aziendali, alla comprensione profonda del significato della RSI. Hanno capito che sostenibilità non è solo ecologia, ma anche giustizia sociale, rispetto dei diritti, economia circolare, consumo consapevole.

Per noi, come docenti, è stato emozionante vederli cambiare sguardo. Vederli entrare in aula con nuove domande, raccontarci ciò che avevano scoperto e proporre idee per migliorare la sostenibilità nella gestione aziendale. Una delle riflessioni più lucide è arrivata proprio da una studentessa, che ha scritto: “Spesso pensiamo che le grandi sfide globali siano troppo lontane da noi, troppo grandi per essere affrontate su scala locale. Ma lavorando su questo progetto ho capito che non è così.” Ed è esattamente ciò che volevamo trasmettere.

Il valore del confronto diretto

Uno degli aspetti più arricchenti è stato il dialogo diretto tra studenti e attori del territorio. La maggior parte delle aziende coinvolte hanno aperto le porte con grande disponibilità, fornendo dati, risposte, materiali, e rendendosi parte attiva del percorso. Questo ha avuto un impatto enorme. Per i ragazzi è stato un passaggio dalla teoria alla realtà. Hanno visto con i propri occhi come si prendono certe decisioni, quali vincoli esistono, e quanta determinazione serve per fare scelte coraggiose.

Il confronto ha anche rivelato una problematica importante. Molti studenti hanno osservato che queste iniziative legate ai rapporti di sostenibilità non sono conosciute. Hanno ragione. La sostenibilità si fa, ma va anche raccontata, condivisa, spiegata. È una delle leve principali per generare coinvolgimento e partecipazione.

Il ruolo della scuola (e delle istituzioni)

Il progetto ci ha anche fatto riflettere su quale ruolo può giocare la scuola nel promuovere la sostenibilità. Spesso si parla di educazione civica, di cittadinanza attiva, di transizione ecologica. Ma se tutto questo resta confinato nei manuali, rischia di perdere forza. Noi crediamo che la scuola debba diventare il ponte tra i giovani e il territorio, tra il pensiero critico e l’azione concreta.

Una consapevolezza che lascia il segno

Alcuni ragazzi hanno rilevato che ora osservano con occhi diversi anche le scelte delle loro famiglie, delle aziende, dei Comuni. Certo, non è stato tutto perfetto. Uno dei punti critici è stato proprio quello di trovare il modo per gli studenti di entrare in contatto con le aziende. Spiegare il progetto affinché fossero pronte e aperte a seguire gli studenti, a rispondere alle loro domande e soprattutto a fornire dati sensibili.

Il risultato finale, il Rapporto di sostenibilità che ogni gruppo di studenti ha redatto per un’azienda diversa, è un documento tecnico, ma anche profondamente umano. Dentro c’è la narrazione di un territorio, ma anche di un percorso di crescita personale. Abbiamo visto le ragazze e i ragazzi cambiare sguardo e imparare a riconoscere valori importanti.

Guardando al futuro: prossimi passi

L’entusiasmo generato ha già messo in moto nuove idee per il prossimo anno scolastico. Ci auspichiamo che questo progetto possa diventare una prassi, perché si è trattato non solo di un’esperienza formativa ma anche profondamente umana. Abbiamo imparato insieme ai nostri studenti. Abbiamo visto che, quando la scuola esce dai confini dell’aula e si apre al territorio, succedono cose belle. Perché la scuola non è solo un luogo dove si trasmettono saperi, ma può diventare un ponte tra i giovani e la società, tra i problemi globali e soluzioni locali. E come ha scritto una delle studentesse coinvolte, “il cambiamento può partire dal basso, da realtà locali e vicine a noi.”

La responsabilità sociale non è un concetto astratto. È un modo di guardare il mondo.


A cura di Anna Frapolli e Katia Introzzi Borradori, docenti del Centro professionale commerciale di Bellinzona

Auto e clima: quale tecnologia è la più sostenibile?

Nel dibattito sul futuro della mobilità privata, una questione prevale su tutte: quale tipo di propulsione è veramente la più sostenibile per l’ambiente?

Un recente studio dell’International Council on Clean Transportetion (ICCT) ha cercato di rispondere a questo dilemma sulla base di dati reali, analizzando le emissioni di gas a effetto serra (GHG – Greenhouse Gas) durante l’intero ciclo di vita del veicolo: dalla produzione alla rottamazione dell’auto e dal carburante o dall’elettricità consumata.

Un obiettivo ambizioso: -80% entro il 2050

Per rispettare gli impegni dell’accordo di Parigi e cercare di contenere il surriscaldamento globale, le emissioni del settore dei trasporti dovranno essere ridotte di almeno l’80% entro il 2050. Le automobili per il trasporto privato, che rappresentano un’importante percentuale di queste emissioni, sono da tempo al centro di questa transizione ecologica. Secondo l’ICCT, per raggiungere questo traguardo non basta affinare i motori a combustione, serve una vera e propria rivoluzione tecnologica. I dati sono impietosi (cfr. grafico).

Esiste un’opzione migliore?

Lo studio ha messo a confronto cinque diverse tecnologie di propulsione: motori a combustione interna (ICEV – Internal Combustion Engine Vehicle), ibridi (HEV – Hybrid Electric Vehicle), ibridi plug-in (PHEV – Plug-in Hybrid Electric Vehicle), elettrici a batteria (BEV – Battery Electric Vehicle) e a idrogeno (FCEV – Fuel Cell Electric Vehicle).
E per essere il più esaustivi possibili, sono stati confrontati nei quattro grandi mercati mondiali: Europa, Stati Uniti, Cina e India.
Ecco una sintetica panoramica dei risultati:

  • Le auto elettriche a batteria (BEV) sono le più sostenibili. In Europa, già oggi emettono tra il 66 e il 69% in meno di gas a effetto serra rispetto ad un’auto a benzina. Negli USA, la riduzione si attesta tra il 60 e il 69%. Entro il 2030, grazie all’aumento della produzione di energia elettrica “verde”, il vantaggio sarà ancora sensibilmente maggiore.
  • Le auto a idrogeno (FCEV) hanno un potenziale di riduzione delle emissioni fino all’80%, ma unicamente se alimentate con idrogeno “verde”, prodotto cioè da fonti rinnovabili. Se, come avviene oggi, si utilizza idrogeno prodotto da gas naturale (idrogeno “grigio”), il vantaggio si riduce drasticamente.
  • Le auto ibride plug-in (PHEV) raggiungono una riduzione assai modesta: tra il 25% e il 40% rispetto ad un’auto a benzina. Risultano pertanto più inquinanti rispetto alle auto elettriche a batteria (BEV)
  • Le auto con motore a combustione (ICEV), benzina, diesel o gas naturale registrano i peggiori risultati in termini di emissioni. Anche utilizzando biocarburanti o gas naturale, la riduzione delle emissioni sono limitate e spesso annullate da altri fattori, come le emissioni di gas metano.

Non solo emissioni: incidono anche la produzione e la manutenzione

Uno degli aspetti più interessanti dello studio è l’analisi del ciclo di vita completo del veicolo. Non si guarda solo a ciò che esce dallo scarico, ma anche alle emissioni legate alla produzione dell’auto, della batteria, del carburante o dell’elettricità. Ad esempio, produrre una batteria per un’auto elettrica genera molte emissioni, ma queste vengono ampiamente compensate in seguito con l’uso del veicolo, in modo particolare se l’elettricità proviene da fonti rinnovabili. Anche la manutenzione ha un impatto: i veicoli elettrici richiedono meno interventi e quindi, nel tempo, generano meno emissioni.

Il ruolo fondamentale delle politiche energetiche

Il vantaggio delle auto elettriche dipende molto dal mix di produzione dell’energia elettrica del Paese in cui vengono usate. In Europa, dove la produzione di elettricità sta diventando sempre più “verde”, i BEV sono già molto efficienti. In India o in Cina, dove l’elettricità è ancora in gran parte prodotta con carbone, il beneficio è minore, ma comunque significativo. E in Svizzera? Il nostro Paese, ad oggi, non è tra i più virtuosi a livello europeo, ma comunque, grazie alla produzione idroelettrica, garantisce una discreta disponibilità di energia elettrica da fonte rinnovabile. Al fine di migliorare ulteriormente la situazione, lo studio sottolinea l’importanza di politiche coordinate: non basta incentivare le auto elettriche, bisogna anche decarbonizzare la produzione di energia.

2030, il punto di svolta?

Secondo i ricercatori dell’ICCT per raggiungere gli obiettivi climatici la vendita di auto nuove con motore a combustione (ICEV) dovrebbe essere interrotta tra il 2030 e il 2035. La tecnologia per avanzare nella transizione ecologica è già disponibile, serve comunque un colpo di acceleratore.
Per questo è indispensabile che i Governi si facciano carico di:

  • incentivare l’acquisto di veicoli elettrici (BEV) o a idrogeno “verde” (FCEV)
  • investire in infrastrutture di ricarica pubbliche e private (in particolare per gli inquilini) e nella produzione di energia elettrica pulita
  • promuovere il riciclaggio dei materiali (batterie esauste in particolare)
  • limitare l’uso di biocarburanti di origine vegetale e di carburanti sintetici ad alta capacità energetica

La conclusione: la via è tracciata

Il messaggio dello studio è chiaro: per ridurre davvero le emissioni del settore trasporti, dobbiamo puntare su veicoli elettrici (BEV) e a idrogeno verde (FCEV). Le tecnologie ibride (HEV e PHEV), sono un primo passo nella giusta direzione, ma questo non basta. E il tempo stringe. Il futuro della mobilità è elettrico. Ma per renderlo davvero sostenibile, serve un impegno collettivo: industria, Governi e cittadini devono muoversi nella stessa direzione.

Fonte e rapporto completo: A GLOBAL COMPARISON OF THE LIFE-CYCLE GREENHOUSE GAS EMISSIONS OF COMBUSTION ENGINE AND ELECTRIC PASSENGER CARS – The International Council on Clean Transportation (ICCT) – www.theicct.org


A cura di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti