Campionato regionale di imprenditorialità Ticino 2026

A Lugano-Manno, giovani talenti immaginano soluzioni concrete per un futuro più sostenibile. Sabato 28 marzo 2026, la SUPSI, presso il Suglio Business Center a Lugano-Manno, ha ospitato il campionato regionale «EntrepreneurSkills» Ticino. Questa competizione ufficiale degli SwissSkills, aperta a tutte le professioni, mette alla prova lo spirito d’iniziativa, la creatività e le competenze imprenditoriali dei giovani talenti. La manifestazione è sostenuta dalle Camere di commercio e dell’industria svizzere, di cui anche la Cc-Ti fa parte.

Una forte energia imprenditoriale in Ticino

Nel corso della giornata, le squadre, ognuna composta da due apprendisti/e o giovani diplomati/e, hanno affrontato una sfida comune: ideare e sviluppare un’idea imprenditoriale innovativa, per poi presentarla davanti a una giuria composta da rappresentanti del mondo del business.

CityMatch vince il Campionato Regionale del Ticino

Il primo premio è stato assegnato a Danilo Daví (studente SUPSI, Como, IT) e Leonardo Di Silvestro (studente SUPSI, Villa Guardia, IT). Il loro progetto CityMatch propone di mettere in contatto studenti alla ricerca di un alloggio accessibile in città con persone che vivono da sole e dispongono di spazi abitativi inutilizzati, creando così soluzioni abitative sostenibili e vantaggiose per entrambe le parti.

Idee innovative al servizio di città e comunità più sostenibili

Il secondo posto è stato assegnato a Natan Benzoni (studente SUPSI, Bachelor in Economia Aziendale, S. Antonino, TI) e Roberto Pereira Marques (studente SUPSI, Bachelor in Cure infermieristiche, S. Antonino, TI). Il loro progetto Ethic Share Ticino propone di mettere in contatto proprietari di abitazioni e immobili, con professionisti del settore edilizio, come artigiani, architetti, imprese e investitori privati, supportando i lavori di ristrutturazione e di rinnovo, tramite un crowdfunding collettivo mirato al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità.

Sul terzo gradino del podio, Alban Shala (studente SUPSI, Bironico, TI) e Florian Xhaferi (studente SUPSI, Lugano, TI) hanno presentato il loro progetto Edil Verde, che mira a ridurre lo spreco energetico attraverso il miglioramento dell’isolamento degli edifici esistenti, contribuendo così a una maggiore efficienza energetica e ad una maggiore sostenibilità degli edifici nel settore edilizio, offrendo anche servizi di controllo e certificati di sostenibilità energetica.

Competenze chiave per il mondo di domani

Oltre ai progetti presentati, il concorso ha messo in luce competenze fondamentali come la capacità di risolvere problemi, la creatività, il lavoro di squadra e la sicurezza nella presentazione orale.

L’intelligenza artificiale poteva essere utilizzata come strumento, ma è stata soprattutto la capacità dei partecipanti di sviluppare un proprio pensiero critico a fare la differenza.

Le idee presentate sono spesso radicate nella realtà quotidiana dei giovani e dimostrano una forte sensibilità verso le sfide attuali, in particolare in ambito di sostenibilità.

Una porta aperta verso nuove opportunità

I campionati regionali rappresentano una tappa chiave verso gli SwissSkills e aprono la strada a programmi di promozione dei talenti nonché a competizioni nazionali e internazionali. Permettono ai giovani di confrontare le proprie idee, ampliare i propri orizzonti e sviluppare competenze trasversali preziose per il loro futuro professionale.

Un ecosistema impegnato a favore dell’imprenditorialità in Ticino

Il campionato ha potuto contare sul prezioso supporto della SUPSI, che ha messo a disposizione le proprie infrastrutture presso il Suglio Business Center, offrendo un contesto ideale per promuovere l’innovazione e lo spirito imprenditoriale. Un ruolo centrale è stato svolto da Leandro Bitetti, docente-ricercatore presso il Centro competenze management e imprenditorialità e responsabile del Master of Science in Business Administration, insieme a Mattia Bedolla, collaboratore scientifico dello stesso centro, attivamente coinvolti nello sviluppo e nel sostegno dell’iniziativa.

Un contributo particolarmente significativo è arrivato anche da Alessandra Manziezzo, giovane talento e studentessa SUPSI in Leisure Management, nonché partecipante alla finale nazionale di EntrepreneurSkills 2024. Il suo impegno attivo ha avuto un ruolo fondamentale nel raggiungere e coinvolgere nuovi partecipanti. Questo riflette uno degli elementi centrali di EntrepreneurSkills: il coinvolgimento degli alumni, che diventano parte integrante dell’evoluzione e del successo del progetto.

Il crescente coinvolgimento di diverse scuole professionali commerciali della regione testimonia inoltre il forte interesse verso il concorso. In questo contesto, la presenza di Corrado Nastasi, Vicedirettore della Scuola Cantonale di Commercio (SCC), durante le presentazioni finali ha ulteriormente rafforzato il legame con il sistema formativo ticinese.

A proposito dell’IG EntrepreneurSkills

All’origine della competizione, l’IG EntrepreneurSkills riunisce diversi attori impegnati nella promozione dello spirito imprenditoriale in Svizzera. Fondata nel 2021 su iniziativa, tra gli altri, del Centro Svizzero per Pensare e Agire (szUDH), di FH Suisse, del GZS (servizi per la creazione d’impresa del Canton Soletta) e della Conferenza Svizzera delle Direzioni delle Scuole Professionali (SDK), si basa su una rete di esperti ed imprenditori provenienti dall’ecosistema delle start-up e dell’innovazione.
Oggi il progetto è guidato dalla Camera di Commercio di Soletta, con il sostegno di partner principali come Initiative Schweiz e la fondazione Gebert Rüf. Ulteriori organizzazioni, tra cui la fondazione SVC per l’imprenditorialità e diverse camere di commercio in tutta la Svizzera, contribuiscono al suo sviluppo a livello nazionale. L’IG EntrepreneurSkills è presieduta dal consigliere nazionale e imprenditore Andri Silberschmidt.
Introdotti per la prima volta agli SwissSkills 2022, i campionati svizzeri di imprenditorialità si svolgono ogni anno dal 2024. Si tengono sia nell’ambito degli SwissSkills centrali sia sotto forma di SwissSkills Championships durante fiere professionali regionali.

Tutte le informazioni su questa disciplina e sulle modalità di iscrizione sono disponibili su: www.entrepreneurskills.ch.


Swiss Medtech Ticino: un’eccellenza che fa battere il cuore dell’economia

Swiss Medtech Ticino, antenna regionale dell’associazione nazionale delle aziende del settore medicale, Swiss Medtech, si è distinta in soli tre anni per un’attività accurata, lungimirante e aver saputo intercettare in pieno le necessità della comunità imprenditoriale ticinese.

Michele Merazzi, Segretario Swiss Medtech Ticino e COO Cc-Ti

In questo breve periodo, infatti, la giovane sezione ticinese ha saputo cogliere i segnali e le necessità di questo dinamico comparto, diventando sia voce autorevole di questo settore che sostegno ad un ambito chiave dell’economia del nostro territorio.
Si contano un centinaio di attori, tra diretti ed indiretti, di cui oltre la metà, in pochi anni, si è riconosciuta nelle attività associative, condividendone i valori fondanti che spaziano dall’innovazione a favore della salute all’eccellenza tecnologica, passando per il ruolo chiave dell’imprenditoria all’interno della comunità e del mondo economico.

La sede di Swiss Medtech Ticino è presso la Camera di commercio dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino, che ne gestisce il segretariato su mandato dell’associazione nazionale. Questa collaborazione permette di promuovere una cultura dell’innovazione ampia e inclusiva, coinvolgendo attivamente scuole, università e media locali. Attraverso workshop, testimonianze e campagne informative si è favorita la partecipazione di un pubblico più ampio e diversificato, rendendo il settore medtech più accessibile e “vicino” per tutti.

La presenza ottimale sul territorio si è trasformata da qualcosa di distante e astratta, a una realtà concreta del Cantone, in grado di rispondere ai bisogni e generare valore reale. Il valore aggiunto del settore medtech è ciò che lo fa primeggiare: un’industria di qualità che attira nuovi talenti e investimenti, consolidando il suo ruolo chiave nello sviluppo economico e sociale.

Sempre pronti alle sfide

Fare medtech in Svizzera e in Ticino significa beneficiare di un ambiente favorevole, di una rete di competenze altamente specializzate e di una reputazione di eccellenza internazionale.
Nonostante le forti incertezze sullo scenario globale, questi elementi rendono il territorio particolarmente attrattivo per lo sviluppo e la crescita di imprese che vogliono distinguersi sul mercato internazionale.
Lo sviluppo e la competitività a livello internazionale producono sinergie tra diversi attori, favorendo l’adozione rapida di soluzioni su misura per il mercato della salute.
Le principali sfide derivano dalla complessità delle normative internazionali, dalle barriere doganali e dai requisiti specifici dei mercati esteri e non ultimo dalla crescente attrattività della vicina penisola, dove il settore medicale è in fortissima crescita.
Questi fattori richiedono alle imprese un continuo sforzo di adattamento e strategie di internazionalizzazione ben definite per restare competitive e accedere con successo ai mercati su cui si proiettano.
Oltre alle sfide dell’export, le aziende si confrontano anche con problematiche specifiche all’interno dei diversi cantoni svizzeri, dove le differenze normative e amministrative possono complicare la gestione su scala nazionale.
È fondamentale quindi una profonda conoscenza delle leggi locali e una notevole capacità di adattamento per garantire efficienza operativa e conformità normativa.
In questo quadro di incertezze e che muta rapidissimamente, Swiss Medtech Ticino vuole anche essere un baluardo dello spirito associativo che vede nelle sinergie e nel lavoro di squadra, esteso a tutti gli attori privati e pubblici, uno strumento per rafforzare e supportare questo settore economico.

Un ecosistema dinamico e collaborativo

La Svizzera occupa una posizione di rilievo nel settore medtech, distinguendosi sia per le percentuali di produzione che di esportazione rispetto ai paesi limitrofi come Germania, Austria e Italia, oltre che rispetto al resto d’Europa. Si posiziona ai vertici europei sia per la produzione sia per l’export di dispositivi e tecnologie mediche, esportando circa il 75-80% della produzione totale (contro il 65% della Germania, 60% dell’Austria e 55% dell’Italia).
Sul fronte della produzione, la Svizzera rappresenta circa il 10% del valore totale europeo nel comparto, nonostante la popolazione sia significativamente inferiore rispetto ai paesi vicini. La Germania è primo produttore europeo con il 30% del totale, seguita dall’Italia con circa il 15% e dall’Austria con il 5%. Queste percentuali confermano la solidità e la leadership della Svizzera anche a livello europeo, grazie a competenze specialistiche, innovazione continua e una forte propensione all’export.

In Svizzera il settore si presenta come una realtà dinamica e in costante sviluppo, con aziende che si distinguono per approccio innovativo e capacità di collaborazione con enti di ricerca e istituzioni sanitarie. Questo ecosistema favorisce lo sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate, rispondendo in modo efficace alle esigenze del settore sia a livello locale che internazionale.

Il successo del settore poggia su infrastrutture di alta qualità, ricerca scientifica all’avanguardia e un forte legame tra università e industria: il settore medicale, infatti, si poggia infatti su concetti cardine dell’economia svizzera, quali l’innovazione e l’altissimo valore aggiunto.
Queste condizioni offrono opportunità di crescita e networking sia per startup, sia per aziende consolidate, creando reti collaborative e facilitando l’accesso ai mercati.

Dietro ogni progresso nella tecnologia medica c’è una visione che unisce competenza, affidabilità e responsabilità, creando un sistema industriale capace di trasformare la ricerca in soluzioni concrete, scalabili e orientate al futuro della sanità.
La tecnologia più avanzata è quella che genera fiducia, migliora i processi e contribuisce a un sistema sanitario più efficiente, sicuro e umano.
Dietro ogni dispositivo, soluzione e progresso c’è un modello virtuoso fatto di investimenti in ricerca, filiere produttive di alta qualità e competenze che si formano e consolidano sul territorio.

Un investimento nel futuro della salute

Mantenere questo settore in Svizzera significa preservare know-how, posti di lavoro e capacità di innovare in modo responsabile e sostenibile.
In un contesto globale sempre più competitivo, la tecnologia medica svizzera rappresenta un vantaggio strategico che rafforza l’autonomia del sistema sanitario, sostiene l’economia e posiziona la Svizzera come punto di riferimento internazionale, per crescita economica e centralità del paziente, innovazione globale e radici solide nel territorio.
È un investimento nel futuro della salute, dell’economia e del Paese, uno dei settori che definisce l’identità nazionale: una scelta strategica e responsabile verso le generazioni future.
Scenario internazionale e l’attrattività legata anche alla stabilità della Svizzera e del Ticino.
Un modello, fondato su investimenti in ricerca e sviluppo, filiere produttive di eccellenza e know-how consolidato sul territorio, permette di trasformare l’innovazione in soluzioni affidabili e sicure.
Mantenere questo settore in Svizzera significa preservare molto più che una capacità produttiva: significa tutelare competenze strategiche, posti di lavoro qualificati e la possibilità di innovare secondo standard elevati di qualità, sicurezza ed etica.
In un contesto globale sempre più competitivo e instabile, la tecnologia rappresenta anche un elemento di resilienza, rafforzando l’autonomia del sistema sanitario, riducendo le dipendenze critiche e consolidando il ruolo della Svizzera come partner credibile e affidabile a livello internazionale. Un equilibrio che va riconosciuto, sostenuto e difeso con visione.

Il settore medtech in Svizzera, in Ticino, è un patrimonio da proteggere, una responsabilità da custodire e una visione di futuro da condividere.


CEO Experience con Marco Travaglio

L’incontro con Marco Travaglio, intervistato da Marcello Foa, si è tenuto il 20 gennaio 2026

La sesta edizione del CEO Experience è stata caratterizzata dalla presenza di un ospite non solo prestigioso, ma anche assai stimolante. Marco Travaglio, Direttore de ‘Il Fatto Quotidiano’, etichettato, a torto, come appartenente a una determinata corrente politica di sinistra, in realtà intellettuale di chiara impronta liberale.
E soprattutto molto critico con il mainstream mediatico e politico che sta caratterizzando la nostra epoca e che tende a omettere qualsiasi pensiero critico se non allineato con quanto viene ritenuto il “pensiero comune”.

Magistralmente sollecitato da Marcello Foa, ormai conduttore fisso di questi incontri, Marco Travaglio ha spaziato su molti temi, dalla politica e il giornalismo italiani, fino ad alcune scomode tesi sul conflitto Russia-Ucraina, passando per analisi impietose sullo stato dell’Unione Europea. Tesi a tratti anche molto forti, certamente anche discutibili, ma corroborate da fatti inequivocabili che devono indurre a riflettere e sollevano l’importante questione di mantenere sempre uno spirito critico verso quello che quotidianamente ci viene propinato dai media. Poi giustamente ognuno può e deve avere la propria opinione, ma un sano richiamo alla riflessione, alla ricerca, all’analisi e alla valutazione dei fatti è senza dubbio salutare. Anche per il mondo economico si tratta di un elemento essenziale, visto che le aziende devono muoversi in un mondo sempre più complesso e prendere decisioni spesso fondamentali badandosi su informazioni che troppo spesso sono mediate e solo parziali. Ogni possibilità di avere una visione diversa e più completa è quindi assolutamente benvenuta.

Il nostro formato del CEO Experience si è rivelato ancora una volta sede adatta per l’approfondimento di temi importanti dello scenario nazionale e internazionale. Un appuntamento su invito concepito per titolari e dirigenti d’azienda che si vuole uno spazio libero di espressione e che è reso possibile dalla preziosa collaborazione con economiesuisse, Sunrise e Colin&Cie.


Rivivete l’evento


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Intelligenza artificiale e visibilità sul web: evoluzione e strategie

Come l’intelligenza artificiale e Google AI Overview trasformano le logiche di posizionamento di un sito web e quali sono le strategie di visibilità attuabili

L’introduzione delle AI overviews da parte di Google e la rapida diffusione degli LLM (Large Language Model), ad esempio Chat GPT, Gemini, Perplexity, per effettuare ricerche, sta ridisegnando le regole del gioco della visibilità online. Per i CEO, i manager e gli imprenditori, comprendere come adattarsi a questa trasformazione non è più un’opzione, ma una necessità strategica per non perdere terreno competitivo. Le AI overviews di Google, in pratica, sono riassunti, generati da modelli di intelligenza artificiale come Gemini, che forniscono risposte dirette e condensate in cima alla pagina dei risultati di ricerca, con l’obiettivo di soddisfare l’intento dell’utente senza la necessità di cliccare su link esterni.

Ciò da un lato rappresenta un’evoluzione verso un’esperienza utente più conversazionale e personalizzata, dall’altro introduce sfide significative per le aziende, che basano parte del loro posizionamento sulla visibilità fornita dal proprio sito web sui motori di ricerca.

L’impatto concreto sul traffico e sul business

Il cambiamento più evidente è la riduzione significativa del traffico al sito web, in quanto la necessità di risposte dell’utente, risulta già soddisfatta in prima battuta, dalla domanda posta al motore di ricerca, senza dover cliccare per ulteriori approfondimenti ed accedere ai siti web. Il fenomeno si verifica in particolare con le ricerche di natura informativa, che trovano una risposta completa direttamente nella pagina dei risultati (SERP), un evento noto come “zero-click”.

I dati confermano questa tendenza, infatti secondo una recente ricerca condotta da GrowthSRC Media, i tassi di clic (CTR), per le prime posizioni nei risultati di ricerca Google, tra il 2024 e il 2025 sono diminuiti:

  • la percentuale per il primo posto è passata dal 28% al 19% con un calo del 32%, una delle principali cause identificate è la diffusione delle panoramiche AI;
  • la seconda posizione ha risentito ancora di più di questa tendenza, con un calo del 39% del CTR, passando dal 20,85% al 12,60%.

    Lo studio ha preso in esame più di 200’000 keyword provenienti da 30 siti appartenenti ai settori e-commerce, SaaS, B2B ed EdTech. Questo significa che anche un posizionamento eccellente secondo i canoni tradizionali potrebbe non garantire più la stessa visibilità e di conseguenza un afflusso di utenti come prima.

Alcune strategie per migliorare la visibilità di un sito web

Adattarsi a questa nuova realtà richiede un’evoluzione delle tradizionali strategie SEO. La visibilità futura non dipenderà solo da aspetti tecnici, ma dalla capacità di costruire un’autorevolezza inattaccabile e di produrre contenuti di valore eccezionale. Alcuni aspetti da presidiare sono quindi:

1.Diventare una fonte primaria con EEAT (Experience, Expertise, Authoritativeness, and Trustworthiness)
Il concetto di esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità (EEAT) diventa il pilastro fondamentale. Google utilizzerà per le sue AI overview i contenuti che ritiene più affidabili e scritti da esperti riconosciuti. Alcuni esempi di contenuti sono:

  • analisi di settore basate su dati originali
  • casi studio concreti e dettagliati
  • video tutorial che derivano da esperienze
    pratiche

Associare i contenuti ad autori riconoscibili e qualificati, con biografie pubblicate sul sito e profili online (ad esempio LinkedIn) che ne attestino la competenza.
Costruire un brand forte, ovvero un marchio citato e riconosciuto nel proprio settore è un segnale inequivocabile di autorevolezza per l’algoritmo.

2. Ottimizzazione per i “motori di risposta” (AEO)

Il focus si sposta dalla “Search Engine Optimization” (SEO) alla “Answer Engine Optimization” (AEO). Le persone non cercano più solo per parole chiave, ma pongono domande complesse e in linguaggio naturale. I contenuti devono essere quindi strutturati per:

  • rispondere in modo chiaro e conciso, utilizzando formati come faq, elenchi puntati e tabelle per fornire risposte dirette che l’AI possa facilmente estrarre e citare.
  • focalizzarsi su nicchie e “long-tail” con domande molto specifiche e conversazionali, così si avranno maggiori probabilità di attivare una AI overview. Ottimizzare i contenuti per rispondere a queste domande complesse è una strategia vincente.

3. Seo tecnico e dati strutturati

Un’infrastruttura tecnica impeccabile è un prerequisito. Implementare i dati strutturati (schema.org) che “traducono” i contenuti del sito in un linguaggio che i motori di ricerca comprendono in modo univoco, aumentando le probabilità di essere inclusi nelle risposte degli LLM. Allo stesso modo, la velocità del sito e una perfetta usabilità da mobile sono fattori imprescindibili.

4. Diversificazione e sfruttamento di canali alternativi

Data la potenziale contrazione del traffico da ricerca organica, è fondamentale non dipendere esclusivamente da un unico canale di traffico come Google.
Costruire una community attorno alla quale investire in social media professionali, newsletter, e altri canali diretti, permette di creare una base di utenti fidelizzati.
Avere una presenza diversificata su piattaforme come YouTube, podcast di settore, questi diventano asset strategici per costruire un’autorevolezza a 360 gradi e generare traffico qualificato.

Un nuovo paradigma della visibilità è arrivato

L’avvento dell’intelligenza artificiale, quindi, non segna la fine della SEO, ma la sua evoluzione verso una disciplina più olistica e qualitativa. Per le aziende, la sfida è trasformare la propria presenza web ed il brand in una fonte di informazione così autorevole da diventare un partner fidato, sia per gli utenti umani che per gli algoritmi di intelligenza artificiale.

La visibilità futura non si conquisterà con il volume, ma con il valore, l’autorevolezza e la capacità di rispondere in modo pertinente alle domande complesse dei propri clienti. L’investimento oggi in contenuti di alta qualità e in una solida reputazione online saranno il fattore determinante per il successo di domani.


Webinar Cc-Ti – Come l’Intelligenza Artificiale ridefinisce le logiche SEO e la visibilità aziendale sul web
Sul tema affrontato in questo articolo, la Cc-Ti organizza un webinar il prossimo 19 novembre 2025, dalle 10.00 alle 11.30.
Clicca qui per maggiori informazioni e iscrizioni

Articolo a cura di Sandra Januario, Communications and Marketing Expert, Develed Sagl

Innovazione: la Svizzera ai vertici

La Confederazione primeggia nelle classifiche a livello cantonale e nazionale

L’innovazione è l’insieme di attività volte a creare nuovi prodotti, servizi, processi o modelli di business, generando valore economico e competitività. Essa nasce dalla ricerca, dallo sviluppo tecnologico, dalla digitalizzazione e dalla collaborazione tra imprese, istituti di ricerca e istituzioni pubbliche.

Nel contesto svizzero, l’innovazione è vista come un motore di crescita sostenibile e un vantaggio competitivo internazionale, che riesce a trasformare conoscenza in ricchezza. Secondo l’Ufficio federale di statistica, nel 2023 le attività innovative hanno generato un valore stimato di quasi 26 miliardi di franchi, rendendo l’innovazione uno dei pilastri fondamentali dell’economia elvetica. La Svizzera si conferma ai vertici delle classifiche globali, distinguendosi per l’entità degli investimenti in ricerca e sviluppo, che la rendono altamente competitiva. I grandi settori dell’innovazione comprendono la farmaceutica, da sempre punto di forza della Confederazione, ma anche ambiti emergenti come l’ambiente, il digitale e l’industria avanzata. Le imprese private giocano un ruolo decisivo: nel 2023, in Svizzera si sono investiti 25,9 miliardi di franchi in ricerca e sviluppo, di cui il 70% provenienti dal settore privato. Questo dato, pari a circa il 3% del PIL, non riguarda solo la creazione di nuovi prodotti, ma include anche il miglioramento dei processi aziendali, l’adozione di tecnologie digitali e lo sviluppo sostenibile.

In un contesto internazionale sempre più competitivo, la confederazione si conferma essere tra i paesi più all’avanguardia per soluzioni tecnologiche, sostenibili e intelligenti. Guardando le statistiche del World Intellectual Property Organization, si osserva come negli ultimi vent’anni la spesa nei settori tradizionalmente legati alla ricerca sia triplicata, segno di una visione a lungo termine incentrata sull’innovazione.

Per comprendere meglio il contesto globale e fare un paragone, il Global Innovation Index 2024, pubblicato dalla WIPO (World Intellectual Property Organization), conferma la Svizzera al primo posto mondiale per il 14º anno consecutivo, precedendo Svezia, Stati Uniti, Regno Unito e Singapore.

Il motore dell’indice globale dell’innovazione: i 15 principali Paesi innovatori, 2020-2024. Grafico: Global Innovation Index 2024 – GII 2024 results. (n.d.). Global Innovation Index 2024

Il primato elvetico si conferma essere il risultato di una strategia equilibrata e costante, ma il panorama globale dell’innovazione è in continua evoluzione. Alcuni paesi, pur seguendo modelli molto diversi, stanno rapidamente guadagnando terreno, come ad esempio le economie asiatiche altamente dinamiche, che puntano con decisione sulla digitalizzazione, sull’attrazione di capitale di rischio e sulla forza del settore privato nella ricerca.

La Svizzera si distingue grazie alla solidità del suo ecosistema e la qualità delle sue istituzioni, ma il confronto con realtà emergenti come Singapore e Corea del Sud evidenzia strategie di successo alternative, basate su velocità di adattamento tecnologico, innovazione nei servizi digitali e investimenti orientati al mercato globale.

Passando ad un focus cantonale, il Ticino è parte integrante di questo successo nazionale. Come mostrano i risultati del Regional Innovation Scoreboard 2025, pubblicato dalla Commissione europea, il nostro Cantone figura tra le 242 regioni europee più innovative e si colloca tra le prime dieci in Europa, al secondo posto in Svizzera dopo Zurigo.

Il progresso è evidente, negli ultimi anni il Ticino ha vissuto una trasformazione profonda, passando da un’economia industriale tradizionale a un ecosistema dinamico e altamente specializzato, capace di attrarre capitali, progetti e talenti.

Tra i punti di forza evidenziati nel rapporto figurano un’elevata percentuale di PMI (piccole e medie imprese) che hanno introdotto innovazioni di prodotto o di processo, in seguito una forte collaborazione tra il mondo accademico e l’economia reale, e per ultimo un tasso elevato di registrazione di marchi. Due attori strategici guidano questa trasformazione:

  • L’Università della Svizzera italiana (USI) che ospita oltre 20 istituti di ricerca nei campi della biomedicina, scienza computazionale, comunicazione, economia e finanza. L’USI è integrata in reti nazionali e internazionali ed è altamente competitiva nell’accesso a fondi FNS (Fondo Nazionale Svizzero) ed europei.
  • La SUPSI, eccellenza nella ricerca applicata, si distingue in ambiti come robotica, automazione, elettronica e scienza dei materiali, con il tasso di successo più alto in Svizzera per progetti europei.

Il ruolo del Cantone è determinante perché grazie alla Legge per l’innovazione economica, un unicum in Svizzera per ampiezza e strumenti offerti, il Ticino sostiene attivamente le imprese. I contributi spaziano dalla partecipazione a programmi europei, alla realizzazione di progetti d’investimento, fino alla presenza a fiere e missioni internazionali.

In questo ecosistema innovativo si inserisce anche il Lugano Living Lab, un laboratorio urbano diffuso che promuove workshop su AI, blockchain e IoT, coinvolgendo cittadini, istituzioni e aziende in progetti reali per migliorare la qualità della vita e favorire la co-creazione urbana.

Le relazioni con l’Italia sono un pilastro di questa strategia transfrontaliera. Nel quadro di Horizon Europe 2021‑2027, ricercatori svizzeri e italiani hanno partecipato insieme a oltre 700 progetti congiunti, collaborando su temi come la digitalizzazione, la sostenibilità, la robotica e la salute.

Parallelamente, tra il 2018 e il 2023, il Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca scientifica (SNSF) ha sostenuto più di 1’900 iniziative bilaterali con partner italiani, in ambiti che vanno dalla ricerca scientifica e tecnologica fino agli studi economici, sociali e culturali. Un esempio concreto di questa cooperazione territoriale è l’Innovation Hub ComoNext, promosso dalle camere di commercio italo-svizzere, che punta a rafforzare il dialogo tra industria e ricerca, favorendo scambi tecnologici e collaborazioni tra PMI e centri di innovazione presenti su entrambi i lati del confine.

Il Ticino si conferma tra le regioni più innovative a livello europeo

Anche nel 2025, il Ticino si conferma tra le prime dieci regioni più innovative a livello europeo e al secondo posto, dopo Zurigo, a livello svizzero. Il nostro Cantone – come mostrano i risultati pubblicati nel rapporto «Regional Innovation Scoreboard 2025», pubblicato dalla Commissione europea – risulta ai vertici della graduatoria, in particolare, grazie alla percentuale di piccole e medie imprese che hanno introdotto un’innovazione di processo o di prodotto, alla stretta collaborazione tra il mondo accademico e quello economico e al forte sostegno all’innovazione da parte del Cantone.

Secondo il Regional Innovation Scoreboard, pubblicato dalla Commissione Europea, il Cantone Ticino figura nei primi dieci sistemi dell’innovazione a livello europeo e al secondo posto, dopo Zurigo, a livello svizzero. In particolare, il Ticino risulta ai vertici della graduatoria nazionale per la percentuale di piccole e medie imprese che hanno introdotto un’innovazione di processo o di prodotto e al secondo posto per la registrazione di marchi.  

Anche la presenza in Ticino di due università contribuisce in maniera determinante alla valutazione di regione innovativa. L’Università della Svizzera italiana (USI), la più giovane in Svizzera, ospita infatti oltre 20 istituti di ricerca, con competenze accademiche di primo piano nei campi della biomedicina, della scienza computazionale, della comunicazione, dell’economia e della finanza. L’ateneo ticinese può contare su una vasta rete di ricerca a livello nazionale e internazionale e sull’accesso ai finanziamenti competitivi del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica e dell’Unione Europea.  

Grazie a un ricco ventaglio di competenze settoriali estremamente specializzate, in particolare nel campo dell’automazione industriale, della robotica, dell’elettronica e della scienza dei materiali, alla forte prossimità con il tessuto imprenditoriale locale e al tasso di successo più elevato tra le scuole universitarie professionali svizzere per l’accesso ai fondi europei, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) rappresenta un interlocutore qualificato per le imprese che intendono avviare progetti di ricerca applicata.  

Per il tramite dell’Ufficio per lo sviluppo economico della Divisione dell’economia, il Cantone Ticino sostiene le imprese innovative attraverso la Legge per l’innovazione economica, un unicum a livello svizzero per l’ampiezza delle tipologie d’intervento. Grazie a questo strumento, il Cantone mette in campo diverse misure di incentivo per le imprese, che spaziano dal sostegno alla partecipazione ai programmi di ricerca applicata svizzeri ed europei, alla realizzazione di progetti d’investimento innovativi, fino alla partecipazione a fiere specialistiche e a progetti di internazionalizzazione.  

Con la realizzazione del Parco dell’innovazione Switzerland Innovation Park Ticino e i suoi centri di competenza, il Cantone contribuisce inoltre a rafforzare la collaborazione tra le imprese e le scuole universitarie in settori di punta dell’economia cantonale, quali le scienze della vita, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la meccanica, l’elettronica e le tecnologie dei materiali. Attualmente sono in fase di approfondimento tre centri di competenza – attivi rispettivamente nel campo dei droni, delle tecnologie associate all’industria del tempo libero e delle scienze della vita – all’interno dei quali vengono sviluppate soluzioni tecniche e tecnologiche altamente innovative.

Approfondimenti
Regional Innovation Scoreboard, pubblicato dalla Commissione Europea
Indice cantonale di innovazione e creatività (abbreviato in “KIKI”Kantonalen Innovations- und KreativitätsIndex), sviluppato dalla Scuola Universitaria Professionale di Lucerna, in cui il Canton Ticino si posiziona sempre ai veritici delle classifiche.

Fonte: Comunicato stampa DFE, 17.7.2025

IA e nuove sfide per le aziende

Abbiamo intervistato Sabrina Konrad, Sostituto capo del servizio giuridico, Diritto d’autore dell’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale in merito al tema dell’Intelligenza artificiale. Ecco qualche spunto interessante.

Opportunità e rischi. In che modo possono agire, nelle due direzioni, le imprese svizzere, utilizzando contenuti generati dalle nuove intelligenze artificiali (IA) in costante progresso?

Gli strumenti di IA aiutano a creare rapidamente (e a costi contenuti) immagini, traduzioni o testi. Possono anche fornire nuove idee. Tuttavia, spesso gli output, ossia i risultati dell’IA, devono essere modificati per essere accettabili. L’IA non può quindi sostituire professionisti come copywriter o grafici. È anche importante rispettare il diritto d’autore: se si caricano immagini o testi protetti su un’IA senza autorizzazione, si viola il diritto d’autore. Allo stesso modo, se l’IA crea output che contengono parti riconoscibili di contenuti protetti, il loro utilizzo non è consentito. Il fatto che qualcosa sia stato generato da un’IA non protegge dalla violazione del diritto d’autore. Occorre inoltre tenere presente che i prompt, ossia le richieste alla macchina, possono essere ulteriormente utilizzati dalla stessa IA. Quindi non è saggio inserire nei prompt informazioni riservate, come segreti aziendali o dati personali.

Sabrina Konrad, Sostituto capo del servizio giuridico, Diritto d’autore dell’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale

Un nodo centrale è sicuramente rappresentato dal diritto d’autore su testi e immagini. Occorre indicare un copyright? Si possono usare liberamente? Vanno rieditati? Occorre indicare se un contenuto è generato dall’IA? Insomma: quo vadis?

In Svizzera, i testi e le immagini sono protetti dal diritto d’autore se sono creazioni dell’ingegno umano e presentano un cosiddetto carattere originale. Ciò presuppone che una persona utilizzi l’IA solo come strumento e che, ad esempio, influenzi in maniera decisiva il risultato dell’IA attraverso i suoi prompt. Anche nel caso in cui l’output venga rielaborato, può essere considerato come creato da un essere umano. Se poi l’output è unico e diverso dagli altri, rientra automaticamente nella protezione conferita dal diritto d’autore, senza doverlo contrassegnare con un segno di copyright. Se si vogliono utilizzare gli output dell’IA, bisogna prestare attenzione alle condizioni di utilizzo dello strumento di IA, perché possono contenere disposizioni sulle modalità di utilizzo dei contenuti creati. Ad esempio, potrebbe essere necessario indicare che un contenuto è stato creato con l’aiuto dell’IA. Non si devono inoltre violare i diritti d’autore di terzi. Questo può succedere nel caso in cui l’IA utilizzi opere protette per il suo risultato e queste siano ancora riconoscibili o visibili. In tal caso, è necessario il permesso degli autori delle opere per poter utilizzare il risultato dell’IA oppure bisogna modificare l’output in modo che le opere protette non siano più identificabili.

A livello legale e di controversie, invece, come ci si muove oggi?

Per quanto ne so, in Svizzera non esistono ancora decisioni giudiziarie sull’IA e sul diritto d’autore, mentre all’estero sì. Negli Stati Uniti e in Germania, tra gli altri Paesi, sono già state prese decisioni di questo tipo in relazione all’IA. Da un lato, si trattava di questioni relative alla protezione del diritto d’autore per i risultati nell’IA e, dall’altro, dell’uso di opere per l’addestramento dell’IA. I tribunali svizzeri decidono sulla base del diritto svizzero. Tuttavia, poiché nel diritto d’autore diverse questioni sono disciplinate in modo abbastanza simile a livello internazionale, i tribunali potrebbero anche ispirarsi a decisioni straniere.

L’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI) ha emanato delle linee guida sull’utilizzo dell’IA da parte delle imprese? Ci può indicare eventuali raccomandazioni?

L’IPI fornisce informazioni generali sulla proprietà intellettuale (ad es. sul diritto d’autore) sul suo sito, in particolare per le PMI. Tuttavia, non ha emanato linee guida per l’utilizzo dell’IA nelle aziende. Il Consiglio federale ha pubblicato dei Promemoria per l’utilizzo dell’IA all’interno dell’Amministrazione federale. Si possono trovare su Internet e presumibilmente possono servire come aiuto anche per le aziende.

Quali consigli può dare a un’azienda che si appresta a utilizzare l’IA?

A mio avviso, una strategia di IA e una sensibilizzazione legale sono fondamentali. Le aziende devono avere ben chiaro quando, perché e per cosa vogliono utilizzare gli strumenti di IA. La direzione aziendale e i collaboratori dovrebbero essere sensibilizzati sul fatto che l’uso di strumenti di IA può essere associato a ostacoli legali (ad es. in materia di diritto d’autore e protezione dei dati). È quindi importante conoscere anche le condizioni di utilizzo dei rispettivi strumenti di IA. L’uso di questi ultimi può essere utile, ma deve essere fatto con cognizione di causa.


Anaïc Cordoba, Consulente legale
in proprietà industriale, IPI

Signor Cordoba, potrebbe fare il punto sulla revisione della legge sui brevetti, anche in relazione all’IA?

Per ora in Svizzera non è prevista alcuna modifica della legge sui brevetti in relazione agli sviluppi dell’IA. L’aumento delle domande di brevetto relative all’IA dimostra che l’attuale quadro giuridico rimane adeguato. I concetti chiave per la brevettabilità, come «lo stato della tecnica» o la «novità», sono abbastanza flessibili da evolversi con la tecnologia, consentendo all’IPI e ai tribunali di perfezionarne la loro interpretazione secondo le necessità. I progressi dell’IA e il suo crescente utilizzo nei processi di ricerca e sviluppo stanno mettendo a dura prova le nozioni di «inventiva» e di «esposto dell’invenzione». Gli uffici dei brevetti hanno però già chiarito alcuni punti. L’Ufficio europeo dei brevetti, ad esempio, richiede la divulgazione nella domanda di brevetto – di specifiche caratteristiche di un set di dati di addestramento se influenzano l’effetto tecnico di un’invenzione. Queste informazioni non sono necessarie se le caratteristiche sono facilmente deducibili da parte di un esperto. Di norma, il set di dati in sé non deve invece essere divulgato. Poiché l’intervento umano nella ricerca e nello sviluppo rimane essenziale, le discussioni internazionali su una possibile revisione del requisito di indicare una persona fisica (un essere umano) come inventore sembrano premature. Ad oggi, il legislatore svizzero non ha ritenuto necessaria una revisione in questo ambito. In questo contesto, nel marzo 2024 l’IPI ha
respinto una domanda di brevetto perché non indicava un essere umano come inventore, bensì un sistema di IA chiamato DABUS. Domande di brevetto simili sono state depositate in diversi Paesi come parte del progetto The Artificial Inventor Project. Tornando alla decisione dell’IPI, il depositante ha poi presentato ricorso contro il rigetto della domanda e la questione è pendente davanti al Tribunale amministrativo federale.


L’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI) esamina, rilascia e gestisce titoli di protezione quali brevetti, marchi e design, collabora con altri enti, associazioni e aziende per proteggere l’indicazione di provenienza «Svizzera» nei confini nazionali e all’estero, sorveglia le società di gestione collettiva dei diritti d’autore e informa privati e aziende in merito ai sistemi di protezione della proprietà intellettuale sfruttando diversi canali. L’IPI è il principale interlocutore della Confederazione per tutte le questioni inerenti alla proprietà intellettuale: si adopera affinché la Svizzera disponga di un sistema di protezione della proprietà intellettuale adeguato e sostenibile; fornisce servizi innovativi che rispondono alle esigenze degli utenti; contribuisce attivamente a forgiare l’assetto internazionale in materia di proprietà intellettuale; sfrutta al meglio la sua autonomia; cura i rapporti in Svizzera e all’estero per massimizzare i vantaggi degli utenti.
Maggiori informazioni: www.ige.ch

Nuovi modi di dire cose vecchie?

L’evoluzione delle etichette professionali: come i nomi dei ruoli cambiano nel tempo

Negli ultimi mesi abbiamo letto (e ci siamo incuriositi) titoli di ruoli professionali peculiari, o per lo meno più “atipici”, come:

  • People and Culture Manager: persona che lavora nelle risorse umane e nella promozione di una cultura aziendale. Si occupa di gestione del reclutamento e selezione del personale, collabora con i team di progetto per comprendere
    le varie esigenze. Identifica le esigenze formative dei dipendenti, progetta e organizza programmi di formazione e sviluppo professionale, monitorandone l’efficacia.
  • Digital Detox Consultant: esperto che aiuta le persone a disconnettersi dalla tecnologia e a ritrovare un equilibrio sano con il mondo digitale.
  • Chief Happiness Officer: professionista responsabile del benessere e della soddisfazione dei dipendenti all’interno di un’azienda.
  • Ethical Hacker: professionista della sicurezza informatica che testa e protegge i sistemi dai cyber attacchi.
  • Virtual Reality Architect: designer che crea esperienze immersive in ambienti di realtà virtuale.
  • Content Wrangler: esperto nella gestione e organizzazione di contenuti digitali, assicurandosi che siano facilmente accessibili e fruibili.
  • Sustainability Ninja: professionista che sviluppa pratiche ecologiche innovative per le aziende, promuovendo la sostenibilità.
  • Pet Influencer Manager: professionista che gestisce gli account social e le collaborazioni di animali domestici famosi.
  • Experience Curator: professionista che crea esperienze uniche e memorabili per eventi, marchi o spazi pubblici.

Sicuramente di primo acchito intrigano e catturano l’attenzione. Ci chiediamo di cosa si occuperanno mai le persone che lavorano in questi ambiti.

Vero è che negli ultimi anni il mondo del lavoro ha subito trasformazioni significative: un’importante spinta l’ha data la digitalizzazione, la pandemia COVID-19 ha cambiato il modo di lavorare, sdoganando smart working e home working e, last but not least, vi è una maggiore attenzione alle tematiche riguardanti il welfare aziendale e la sostenibilità, per cui più sensibilità verso l’inclusione, la valorizzazione delle risorse umane e la gestione dei talenti.

Di conseguenza, anche i nomi e le etichette dei ruoli professionali stanno evolvendo, riflettendo non solo le nuove competenze richieste, ma anche la cultura aziendale e le esigenze del mercato.

In evoluzione

Tradizionalmente, le etichette professionali seguivano una certa ‘rigidità’ perché erano legate alle competenze apprese. Ruoli come ‘Responsabile Risorse Umane’, ‘Segretario’ o ‘Direttore Marketing’ erano standardizzati e facilmente comprensibili. Tuttavia, con l’avvento di nuove tecnologie e l’emergere di nuove pratiche aziendali, è diventato chiaro che le etichette tradizionali non sempre rappresentano adeguatamente le responsabilità e le competenze richieste.

D’altro canto negli ultimi 20 anni il mondo è mutato in modo radicale. Si sono trasformate sia le condizioni di lavoro, il modo di lavorare, le persone (con il progressivo pensionamento dei ‘baby boomers’ e l’arrivo in azienda delle nuove generazioni, più giovani, con modelli e valori differenti) e le competenze.

Se i fatti – incontestabilmente – sono dati, è variato il modo di approcciarsi ad essi, di apprenderli e comprenderli. La cultura aziendale gioca un ruolo cruciale nella scelta delle etichette professionali. Aziende innovative e orientate al futuro tendono a utilizzare titoli che riflettono una mentalità più aperta e flessibile.
La digitalizzazione ha portato a nuove professioni e a una ridefinizione dei ruoli esistenti. Alcuni titoli sono emersi in risposta alla necessità di competenze tecniche specifiche. Questi nuovi ruoli non solo richiedono conoscenze specializzate, ma anche la capacità di lavorare in team multidisciplinari.
Con l’aumento del lavoro da remoto e delle modalità di lavoro ibride, anche i titoli di lavoro sono evoluti per riflettere queste nuove dinamiche. Ruoli come “Remote Team Lead” o “Virtual Collaboration Specialist” evidenziano l’importanza delle competenze di gestione in ambienti di lavoro distribuiti.

Un’altra tendenza emergente è la personalizzazione dei titoli. Molti professionisti scelgono di utilizzare titoli che rappresentano in modo più preciso le loro responsabilità e il loro contributo unico all’organizzazione. Questo approccio consente ai dipendenti di sentirsi più valorizzati e riconosciuti per il loro lavoro.

L’importanza della formazione continua

Non dimentichiamo che fino a qualche anno fa il bagaglio di competenze acquisite durante il percorso scolastico (dell’obbligo e professionale, sia esso con un apprendistato o accademico) rappresentava un patrimonio (quasi) ‘vita-natural-durante’, oggi si stima che – come per analogia con alcuni devices elettronici – esista una sorta di obsolescenza delle competenze, che non scadono, perché poiché quanto appreso resta comunque, ma va aggiornato, visti gli scenari produttivi e congiunturali che mutano rapidamente. Assumono dunque un valore imprescindibile la formazione continua e quella ‘on the job’, perché riescono a focalizzarsi in modo mirato sulle competenze indispensabili di un’economia in transizione, che richiede già oggi competenze tecniche, attitudinali e trasversali. Da anni la Cc-Ti (a più riprese e con progetti diversi) afferma che esista una mancanza di manodopera qualificata in Ticino. Non entriamo nel merito delle proposte per colmare questo deficit, ma ci concentriamo qui sulle sfide che devono essere prese in conto fa parte del sistema educativo-formativo a tutti i livelli: una responsabilizzazione degli individui per una maggior consapevolezza nell’acquisire nuove competenze, aggiornandole ed incrementandole; d’altro canto è imperativo che anche le istituzioni preposte all’insegnamento aggiornino in modo significativo i programmi educativi, per stare al passo con i tempi.
Infatti, la SEFRI – Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione annunciava nel gennaio 2024 di aver riesaminato e aggiornato 50 professioni (nuove e/o rivedute, adattate alle esigenze dell’economia, sia nella formazione professionale di base che professionale superiore).

In conclusione…

L’evoluzione delle etichette professionali è un riflesso dei cambiamenti in atto nel mondo del lavoro. I nomi dei ruoli non sono solo termini descrittivi; rappresentano le competenze richieste, la cultura aziendale e le aspettative delle nuove generazioni. Man mano che il mercato del lavoro continua a evolversi è probabile che anche i titoli professionali si trasformino ulteriormente, adattandosi alle necessità emergenti e alle dinamiche in continua evoluzione.
Tenere in considerazione l’evoluzione continua di queste etichette è fondamentale non solo per le aziende che cercano di attrarre e trattenere talenti, ma anche per i professionisti che desiderano posizionarsi al meglio nel proprio campo.

Indice cantonale di innovazione e creatività (KIKI)

Il Ticino si posiziona nel gruppo ai vertici della classifica nel Paese più innovativo al mondo

L’indice cantonale dell’innovazione e della creatività e la conseguente classifica cantonale, 2024

L’innovazione e la creatività sono motori centrali della crescita economica e quindi del benessere. L’Indice cantonale di innovazione e creatività compara, per la prima volta a livello regionale, queste “risorse”. Nel Paese più innovativo del mondo – la Svizzera – il Cantone Ticino si piazza nel primo terzo della classifica incantonale (al 7° posto).

A livello internazionale, il Global Innovation Index (GII) misura, da anni, la capacità d’innovazione dei Paesi di tutto il mondo. La Svizzera si classifica regolarmente al primo posto. Ma quale è il cantone leader dell’innovazione nel Paese più innovativo del mondo?

Gli 8 pilastri del KIKI

La Scuola Universitaria Professionale di Lucerna ha sviluppato l’Indice cantonale di innovazione e creatività (abbreviato in “KIKI”: Kantonalen Innovations- und KreativitätsIndex).
Il KIKI è composto da diversi indicatori suddivisi in “input” (che promuovono la creatività e l’innovazione) e “output” (che ne mostrano l’impatto).
Nel KIKI, entrambe le categorie sono divise in due sottogruppi: conoscenza e ambiente (input) e creazione e crescita (output), ciascuno dei quali è ulteriormente suddiviso in due pilastri. Esistono quindi otto pilastri che coprono aspetti centrali dell’innovazione e della creatività: «Ricerca, sviluppo e conoscenza», «Diversità», «Fattori di supporto», «Arte e cultura», «Brevetti, marchi e design», «Aziende e start-up», «Crescita economica» e «Istruzione e successo scolastico».

La valutazione dei dati KIKI del 2024 ha determinato, per ogni cantone, un valore dell’indice con un massimo teorico di 100. Zugo ha raggiunto il valore più alto con quasi 60 punti, seguito da vicino da Basilea Città (57) e Zurigo al terzo posto (48). Zugo domina nei settori della conoscenza, della creazione e della crescita, mentre Basilea Città raggiunge il valore più alto nella creazione e si classifica al secondo o terzo posto negli altri settori.

Il Canton Ticino al 7° posto

Il Ticino ha ottenuto 41 punti, che corrispondono al 7° posto tra i 26 cantoni. Gli indicatori KIKI mostrano che, in generale, le aziende ticinesi riescono a trarre grande beneficio da un ambiente a loro favorevole, permettendo un notevole contributo innovativo. Ciò è particolarmente evidente nella crescita economica e nel dinamismo delle aziende esistenti e delle start-up.

Considerando questi indicatori, il Cantone si colloca al secondo posto dopo Zugo. Inoltre, in nessun altro Cantone il tasso di resilienza delle start-up è più alto che nel Cantone Ticino. Per quanto riguarda i fattori di input, il Ticino è uno dei cantoni più innovativi, in particolare nell’indicatore ricerca, sviluppo e conoscenza. Naturalmente, come ogni cantone, anche il Ticino ha i suoi punti deboli. Il Cantone perde punti significativi, soprattutto nel settore dei brevetti, dei marchi e dei design. Uno svantaggio del Ticino rispetto agli altri cantoni è anche la composizione anziana della sua popolazione.

Per quanto riguarda i singoli indicatori, il Ticino si è classificato al secondo posto sia per il tasso di formazione post obbligatoria, sia per quella professionale. Tuttavia, il cantone conta pochi studenti universitari pro capite. Anche la quota di apprendistato relativamente bassa ha avuto un impatto negativo sulla valutazione. In termini di inclusione, si è notato un “gender gap” apprezzabile, anche se continua a sussistere un divario tra l’occupazione e la partecipazione al mercato del lavoro.

In Ticino la partecipazione ai progetti di Innosuisse è elevata, ma la quota di aziende prettamente tecnologiche è inferiore. Il numero di fornitori di servizi con un alto valore di hard/soft skills è superiore alla media e i numerosi posti di lavoro nei settori dell’architettura, della pubblicità e del multimedia contribuiscono a creare certamente un ambiente stimolante.


Metodo consolidato

Con i suoi 101 indicatori, il KIKI si propone di quantificare la creatività e l’innovazione in un concetto per il quale non esiste altrimenti un diverso parametro di riferimento chiaro e indipendente. I dati di base sono stati selezionati su di una base teorica durante la determinazione degli indici, anche se i singoli indicatori potevano presentare una correlazione negativa con l’indice complessivo. Gli stessi sono stati attentamente valutati, scelti e sono pubblici.

Per il KIKI la fonte più importante è l’Ufficio federale di statistica, integrato con altri uffici federali, con l’Istituto per la proprietà intellettuale, Innosuisse, OCSE e altri. Gli indicatori non devono dipendere dalle dimensioni del cantone e, in questo modo, il Ticino resta paragonabile a Zurigo o Uri. Per questo motivo i dati vengono invece messi in relazione, ad esempio, con la popolazione residente/attiva oppure con il PIL. Per tenere conto dei diversi ordini di grandezza, a ciascun indicatore viene applicata una procedura di normalizzazione.

Il KIKI è ponderato in base alle 8 colonne presentate sopra, ciascuna delle quali ha il peso di un ottavo, indipendentemente dal fatto che la colonna contenga molti o pochi indicatori individuali. KIKI mostra come nei Cantoni si possano sviluppare innovazione e creatività in modo diversificato.

Non esiste un mezzo semplice o universale per delinearli in modo puntuale, ma i risultati sono stati molto buoni e si è potuto affermare che esiste una corrispondenza sorprendentemente stretta tra i risultati del KIKI e la forza
economica dei cantoni. Un punto supplementare a favore del Canton Ticino è certamente il turismo. Con la seconda più alta performance di esportazione pro capite e con una crescita economica dinamica nettamente superiore alla media negli ultimi anni, il Cantone Ticino è una delle regioni più creative e innovative della Svizzera.


Maggiori dettagli sullo studio sono disposibili sul sito della Hochschule di Lucerna, all’indirizzo: https://www.hslu.ch/de-ch/hochschule-luzern/ueber-uns/medien/medienmitteilungen/2025/01/29/kiki/

Testo a cura di Christoph Hauser Prof. Dr., Hochschule Lucerna e Lia Nadia Lüdi, Research Associate Hochschule Lucerna

Think outside the box?

Sarà capitato, navigando in rete o scrollando i social media, di vedere immagini quali il giochino del tetris che si faceva su carta, con la ‘X’ vincente posta fuori dalla griglia di gioco, accompagnata da una frase, solitamente in lingua inglese, che dice “think outside the box”, ovvero “pensa fuori dagli schemi”.

Sarebbe possibile riassumere così, graficamente, il concetto di ‘pensiero laterale’. Si tratta di una modalità di risoluzione di problemi, che prevede un approccio differente di pensiero, ovvero l‘osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede concentrazione su una soluzione diretta al problema.

Gli studi sul tema sono stati sviluppati da Edward de Bono, psicologo maltese, negli anni ‘60, e rappresentano un approccio non convenzionale alla risoluzione dei problemi. A differenza del pensiero logico, che segue un percorso lineare e razionale, il pensiero laterale invita a esplorare strade alternative, distaccandosi, appunto, dai classici schemi di pensiero.

Definizione e caratteristiche

Il pensiero laterale è un metodo di pensiero che incoraggia l‘individuo a considerare problemi e soluzioni da angolazioni diverse. Invece di seguire un processo logico e lineare, il pensiero laterale si basa sull‘idea che spesso le soluzioni più efficaci si trovano al di fuori delle convenzioni

e delle norme stabilite. Questo approccio è particolarmente utile in contesti complessi e incerti, dove le soluzioni tradizionali possono risultare inadeguate. Abbracciando di volta in volta differenti modi di pensare si potranno trovare soluzioni creative, inusuali e stimolanti.

Applicandolo a diverse situazioni, anche aziendali, vengono favoriti alcuni aspetti, fra cui:

  • la creatività, stimolando la generazione di idee innovative
  • l’elasticità mentale, permettendo di adattarsi e modificare le traiettorie in corso d’opera
  • la collaborazione, promuovendo il lavoro di squadra ed il brainstorming.

Oltre alle analisi condotte da Edward de Bono, precedentemente citato, altri studiosi si sono chinati sulla tematica, condividendo molti assunti (con declinazioni diverse). Ad esempio, lo psicologo statunitense Joy Paul Guilford – noto per i suoi studi psicometrici sull‘intelligenza umana
– identifica altri quattro elementi per definire il pensiero laterale:

  • la fluidità: elemento quantitativo che si riferisce al numero di idee
  • la flessibilità: l’attitudine all’adozione di diversi approcci di pensiero rispetto un problema da affrontare
  • l’originalità: la capacità di formulare pensieri unici, che non seguano necessariamente quelle della maggioranza
  • l’elaborazione: la modalità in cui queste idee e questi pensieri vengono concretizzati.

Il pensiero laterale può essere esercitato: quando ci si prepara per migliorare le proprie prestazioni sportive, ad esempio, un allenamento assiduo della creatività migliora sicuramente l’immaginazione e stimola le menti, attraverso la risoluzione di enigmi e giochi.

Vantaggi nell’utilizzo

In un contesto aziendale sempre più competitivo e in continua evoluzione, le organizzazioni devono cercare metodi innovativi per risolvere problemi, prendere decisioni e affrontare le sfide quotidiane con cui sono confrontate. Eccone alcune:

  • Promozione dell’innovazione, miglioramento della capacità di problem solving e aumento della collaborazione
    Il pensiero laterale permette di superare le soluzioni tradizionali, favorendo l‘emergere di idee innovative. Invece di seguire schemi logici predefiniti, i collaboratori sono spinti a esplorare opzioni alternative, sviluppando idee che altrimenti potrebbero non essere considerate.
    Questo approccio creativo è essenziale per l‘innovazione continua, che rappresenta uno dei principali fattori di successo per le aziende. Inoltre, si affrontano le tematiche da prospettive nuove, atto che consente di promuovere – all’interno di un team o un gruppo di lavoro, una maggiore
    sensibilità verso la collaborazione. Ogni individuo è incoraggiato a contribuire con le proprie idee, arricchendo le proposte tematiche.
  • Adattabilità al cambiamento, nuova cultura aziendale
    L‘ambiente aziendale è in continua evoluzione, e le aziende devono essere in grado di adattarsi velocemente ai cambiamenti. Il pensiero laterale favorisce la flessibilità mentale, consentendo ai dirigenti e ai dipendenti di adattarsi rapidamente a nuove circostanze, affrontare situazioni
    inaspettate e trovare soluzioni adeguate anche in contesti in continuo mutamento. L’utilizzo di nuove tecniche per affrontare sfide ed ostacoli crea anche una cultura aziendale che valorizza l’innovazione, promuovendo una mentalità orientata alla crescita, rendendo l’organizzazione, nel suo insieme, agile. In un precedente articolo (link: www.cc-ti.ch/abracadabra) abbiamo parlato delle organizzazioni adattive, quali entità composte da persone che, attivando meccanismi di adattamento finalizzati a mantenere lo stato ottimale dell’entità stessa, quale cambiamento evolutivo costante, si distinguono per la loro capacità di rispondere prontamente e in modo efficace ai cambiamenti nell’ambiente esterno, evidenziandone i benefici in termini di identificazione delle nuove tendenze e delle opportunità emergenti, adattando rapidamente le proprie strategie e operazioni per capitalizzare su tali cambiamenti. Agilità e flessibilità sono caratteristiche fondamentali, che spesso si traducono in una maggiore capacità di innovazione e di adattamento alle mutevoli condizioni congiunturali.

Conclusioni

Think outside the box? Sì, il pensiero laterale non è solo una tecnica per risolvere problemi complessi, ma un approccio che può trasformare la cultura aziendale e contribuire in modo decisivo alla crescita e al successo dell‘azienda nel lungo periodo. Con originalità, quale base dell’impulso creativo, la ricerca di nuove possibili combinazioni può essere una fonte di ispirazione per soluzioni, anche, inaspettate.