Il veicolo aziendale

Per quanto riguarda i veicoli aziendali, si pongono in evidenza interrogativi in termini di normativa contrattuale, AVS, regime fiscale, gestione privata del veicolo aziendale, oltre ad alcune questioni relative alla responsabilità civile.

Per ragioni di politica del personale, sempre più spesso, le aziende mettono a disposizione i propri veicoli anche per un uso privato, ma con differenti modalità:

•       utilizzo del veicolo aziendale solo per il tragitto tra abitazione e luogo di lavoro
•       redazione di un registro per i viaggi privati e rimborso dei chilometri percorsi
•       rimborso di una somma forfettaria per l’uso privato del veicolo (generalmente il costo è inferiore a quello che sarebbe privatamente costato al dipendente)
•       utilizzo del veicolo anche per l’uso privato senza alcun rimborso all’azienda (una minima parte degli accordi non include nemmeno i costi per i lunghi viaggi per vacanze).

L’uso vantaggioso o gratuito del veicolo aziendale nel privato rappresenta un vantaggio fiscale e quindi rende l’azienda più attrattiva agli occhi un collaboratore.
Si pone quindi la questione di come, all’interno dell’azienda, di debba beneficiare di un veicolo aziendale a scopo privato, gratuitamente o a condizioni vantaggiose.
Le aziende fanno riferimento a quanto stabilito dalla legislazione fiscale, la quale sancisce che la maggioranza, in percentuale, di utilizzo del mezzo aziendale deve essere a questo scopo.
È sempre consigliabile la redazione di una precisa Car Policy che definisca la politica e le procedure relative all’uso dei veicoli aziendali. Si raccomanda di accludere questo regolamento al contratto di lavoro.

Certificato di salario

Nella busta paga l’utilizzo dei veicoli aziendali per uso privato deve essere incluso nella parte della retribuzione soggetta ad AVS.
L’AVS è l’assicurazione di riferimento per le assicurazioni sociali, anche la parte privata è un elemento imponibile dello stipendio. La procedura deve essere definita direttamente con la cassa pensione o l’assicuratore.

Certificato di stipendio

Il datore di lavoro è tenuto a riconoscere nella retribuzione lorda l’importo inerente all’utilizzo privato del veicolo. Questo può essere conteggiato in diversi modi:

1.     Se il datore di lavoro intende coprire i costi e il collaboratore deve pagare solo i costi della benzina per l’uso privato del veicolo nei fine settimana o in vacanza, l’importo da dichiarare è dello 0,8% del prezzo d’acquisto (IVA esclusa) ma min. CHF 150.- /mese (per prezzo di acquisto non si intende il prezzo di catalogo, ma il prezzo effettivamente pagato). Nel caso di veicoli in leasing si tiene conto del prezzo di acquisto in contanti indicato nel contratto di leasing (IVA esclusa).

2.     Se il datore di lavoro sostiene tutti i costi del veicolo aziendale, l’importo da dichiarare può essere calcolato allora in base ai chilometri percorsi a titolo privato. La condizione è che il dipendente tenga un registro ufficiale dove annotare questi dati. Il numero di chilometri percorsi a titolo privato (senza il tragitto per recarsi al lavoro) viene calcolato secondo una scala TCS.

Regime fiscale del tragitto casa-lavoro

Trasferte domicilio–luogo di lavoro
La casella F deve essere spuntata anche quando la parte privata viene fatturata al lavoratore. Il vantaggio economico derivante dall’utilizzo del veicolo aziendale per le trasferte private dal domicilio al luogo di lavoro viene indicato nel certificato di salario tramite l’apposizione di una crocetta alla casella F. Con l’apposizione della crocetta alla casella F si attesta che il dipendente non sopporta i costi del tragitto dal domicilio al luogo di lavoro: per questo motivo una sua eventuale richiesta di deduzione delle spese di trasporto verrebbe rifiutata nell’ambito della procedura di tassazione

Tutte le altre trasferte private
Per tutte le altre trasferte private (escluse cioè quelle per il tragitto domicilio-luogo di lavoro), per ogni mese di utilizzo del veicolo di servizio viene inserito quale reddito alla cifra 2.2. l’importo pari allo 0,8% del costo di acquisto dell’automobile (IVA esclusa), ma almeno CHF 150. Il calcolo effettuato sull’arco di tutto l’anno prevede l’applicazione del tasso del 9,6% ma almeno 1800 CHF.

Viceversa: quando il dipendente utilizza il veicolo aziendale solo per recarsi sul posto di lavoro, non si deve calcolare alcuna quota privata e quindi non occorre barrare la casella F.
Dall’anno fiscale 2016 (1. gennaio 2016 è entrata in vigore una modifica alla Legge federale sull’imposta federale diretta (art. 26 cpv. 1 lett. a) e cpv. 2)), con il progetto FAIF (Legge federale sul finanziamento e ampliamento dell’infrastruttura ferroviaria), la detrazione delle spese di trasporto per quanto riguarda l’imposta federale diretta è limitata a CHF 3000.-.
Occorre notare che il limite di 3000 CHF è applicato sulla globalità delle spese di trasporto assunte dal dipendente nell’arco del periodo fiscale, quindi anche in relazione a eventuali spese dovute ad altri mezzi di trasporto privati e/o pubblici, oppure alla presenza di più impieghi.
Ammesso che non venga chiesta alcuna altra deduzione per mezzi di trasporto pubblici e/o privati, non è necessario effettuare il calcolo del vantaggio economico quando la percorrenza totale giornaliera relativa alla tratta domicilio-luogo di lavoro è inferiore ai 20 km poiché il risultato non supererebbe il limite di 3000 CHF.
La legge sull’armonizzazione delle imposte consente inoltre ai Cantoni di fissare un importo massimo per la detrazione delle spese di trasporto. I Cantoni possono definire in modo autonomo, i massimi di questa detrazione.

Voce “servizio esterno”
Per i dipendenti di servizi esterni che utilizzano un veicolo aziendale, deve essere indicata la quota percentuale del servizio esterno (pt. 15). Le autorità fiscali necessitano di questa informazione a causa della limitazione della detrazione dei costi di trasporto.
Oltre all’apposizione della crocetta alla casella F e all’inserimento alla cifra 2.2. dell’importo pari al 0,8% del costo di acquisto dell’automobile (IVA esclusa) per ogni mese di utilizzo, ma almeno CHF 150 al mese, alla cifra 15 del certificato di salario (vedi marginali 9 e 70 delle istruzioni per la compilazione del certificato di salario) il datore di lavoro è ora tenuto ad indicare anche la percentuale relativa al servizio esterno effettuato dal dipendente.
Sono considerati servizio esterno i giorni in cui il dipendente usa per ragioni professionali il veicolo aziendale per recarsi in località differenti dal proprio luogo usuale di lavoro. Per quanto riguarda il corretto calcolo dei giorni di servizio esterno va ricordato che se il dipendente raggiunge il luogo di lavoro prima di recarsi dal cliente e la sera rincasa direttamente senza passare per il posto di lavoro, viene calcolata mezza giornata di servizio esterno. Lo stesso vale se la mattina il dipendente si reca direttamente dal cliente e prima di rincasare raggiunge il posto di lavoro. Deve essere dichiarato come servizio esterno anche il lavoro a domicilio regolare (“home office”).

La percentuale relativa al servizio esterno deve essere stabilita in conformità delle indicazioni presenti nella comunicazione del 15 luglio 2016 dell’Amministrazione federale delle contribuzioni.
Se l’esatta determinazione della parte svolta nel servizio esterno rappresenta un onere eccessivo per il datore di lavoro, il servizio esterno può essere dichiarato in maniera forfettaria.

L’Amministrazione federale delle contribuzioni prevede due sistemi:

  • determinazione della percentuale effettiva tramite il numero esatto dei giorni di servizio esterno La percentuale effettiva sarà calcolata sulla base delle giornate impiegate per il servizio esterno sul totale delle giornate di lavoro effettuate. Alla cifra 15 del certificato di salario è da indicare il testo: “Quota di servizio esterno del XX% effettiva”.
  • determinazione della percentuale forfetaria tramite la tabella dell’Amministrazione federale delle contribuzioni nella quale sono già stati prefissati i tassi di attività esterna a dipendenza delle funzioni e delle categorie professionali Alla cifra 15 del certificato di salario è da indicare il testo: “Quota di servizio esterno del XX% determinata forfetariamente secondo funzione/categoria professionale”.
    Osservazioni: nei casi di attività a tempo parziale, è necessario fornire ulteriori dettagli in caso di metodo forfetario. Quando il dipendente lavora con gradi di occupazione inferiori al 100%, alla cifra 15, oltre alla percentuale sono anche da indicare quante trasferte sono legate al grado di occupazione.

L’indicazione della percentuale di servizio esterno facilita infatti il dipendente nella dichiarazione del tragitto tra il domicilio e il luogo di lavoro abituale, dato che devono essere considerati solo i giorni in cui egli utilizza il veicolo di servizio per recarsi al luogo di lavoro abituale dal proprio domicilio. Il conteggio che riporta gli elementi utilizzati per il calcolo del vantaggio economico (vedi esempi riportati di seguito) deve essere allegato alla dichiarazione di imposta. L’importo ottenuto quale vantaggio netto va inserito alla cifra 1.3. della dichiarazione di imposta. Nota: per l’imposta federale diretta il costo delle trasferte per l’autoveicolo è calcolato con una tariffa chilometrica unica di -.70 CHF/km indipendentemente dai chilometri percorsi
Il datore di lavoro è libero, eccezionalmente, di concordare con le autorità fiscali del Cantone di residenza una separata decisione preliminare che attesti la parte del servizio esterno quando, per determinate funzioni rispettivamente categorie professionali, non si trova alcuna indicazione nell’elenco o quando le aliquote offerte, in questi casi, non sono considerate pertinenti.
In questo caso, è opportuno, nella cf. 15 – Osservazioni indicare una menzione: “Quota del servizio esterno XX% secondo l’aliquota forfettaria stabilita con previa decisione dell’amministrazione cantonale delle contribuzioni YY.”.

Veicolo aziendale per l’uso ai lavoratori transfrontalieri

L’UE ha inasprito le norme sull’uso dei veicoli aziendali immatricolati in Svizzera, da parte dei lavoratori transfrontalieri. La Commissione Europea competente in materia ha uniformato l’interpretazione dell’articolo 561, par. 2) del Codice doganale comunitario. Questo articolo esiste dal 2013, ma Germania, Francia, Italia e Austria hanno applicato questa disposizione in modo differente. Esiste ora, dal 2015, un regolamento uniforme che riguarda tutti i frontalieri con veicolo aziendale immatricolato in Svizzera.

I lavoratori domiciliati in uno dei paesi dell’UE non possono utilizzare un veicolo aziendale immatricolato in Svizzera per scopi personali.

Sono autorizzati solo i seguenti utilizzi:

  • tragitti effettuati per conto dell’azienda e previsti dal contratto di lavoro, come a esempio, la visita di clienti in uno dei paesi dell’UE
  • tragitto effettuato tra il domicilio in un paese dell’UE e il luogo di lavoro in Svizzera.

L’utilizzo a fini privati di un veicolo aziendale immatricolato in Svizzera per viaggiare all’interno dell’UE presuppone il pagamento delle tasse di ingresso nel paese membro dell’UE interessato.
Le tasse di ingresso prevedono dazi doganali d’entrata del 10% sul valore attuale del veicolo oltre alla tassa di importazione di circa il 20% (dal 19 al 22% a seconda del Paese). In questo caso, il veicolo immatricolato in Svizzera può essere utilizzato anche per viaggi privati nei paesi dell’UE.
È possibile – almeno in Germania – per un datore di lavoro svizzero registrato ai fini IVA, richiedere il rimborso di tale imposta, a condizione che quest’ultimo ne sia dichiarato importatore.
Tuttavia, i dazi doganali non vengono rimborsati.
In caso di utilizzo privato del veicolo aziendale nell’UE senza aver pagato le tasse d’ingresso, le Autorità possono rivendicarle, infliggere una multa oltre che sequestrare il veicolo, cosa che peraltro si è già verificata più di una volta.
Diverse opzioni sono disponibili per il datore di lavoro svizzero per evitare tali complicazioni:

•  Pagamento delle tasse di ingresso da parte del datore di lavoro e partecipazione del lavoratore ai costi (pagamento al datore di lavoro come importatore del veicolo). Per il lavoratore ciò rappresenta un peggioramento delle condizioni di lavoro e richiede il preventivo consenso di quest’ultimo in merito alle norme contrattuali in termini di partecipazione ai costi e, il più delle volte, una modifica del contratto di lavoro.
•  Limitazione dell’uso del veicolo aziendale agli spostamenti casa-lavoro e per lavoro. Per fare ciò è necessario modificare il contratto di lavoro ed eventualmente il regolamento per l’uso dei veicoli aziendali, previo consenso del lavoratore.

Durante il periodo di licenziamento, può porsi la questione di un risarcimento a favore del dipendente.
Per il lavoratore anche questa opzione rappresenta un peggioramento delle condizioni di lavoro in quanto avrà bisogno di un veicolo aggiuntivo per effettuare i suoi viaggi privati. A titolo di risarcimento, il datore di lavoro può, ad esempio, partecipare ai costi di leasing del veicolo privato.

In questo caso è consigliabile l’esclusione espressamente dichiarata nel contratto di lavoro o nel regolamento, dell’uso privato del veicolo aziendale da parte del lavoratore oltre che da parte di terzi (parenti, parenti o conoscenti). Allo stesso tempo, dovrebbe essere espressa chiaramente la responsabilità del lavoratore per qualsiasi danno finanziario derivante dall’uso (vietato) del veicolo privato da parte di quest’ultimo /terzi.
Il lavoratore dovrebbe avere sempre una copia con sé, dell’accordo aziendale (ad esempio una copia del suo contratto di lavoro da presentare quando le Autorità doganali lo richiedono).
È possibile utilizzare in un paese dell’UE, un veicolo immatricolato e sdoganato in Svizzera. Può trattarsi sia di un veicolo aziendale o di un veicolo privato del lavoratore.

In quest’ultimo caso, il datore di lavoro deve indennizzare il lavoratore a chilometro, nell’ambito dei viaggi legati al suo lavoro. Tuttavia, quest’ultima opzione è possibile solo se si tratta di viaggi d’affari all’estero.
La Svizzera consente ai lavoratori domiciliati all’estero di utilizzare veicoli immatricolati e sdoganati nell’UE per recarsi al lavoro e per viaggi privati. Tuttavia, i viaggi d’affari sul territorio svizzero possono essere effettuati solo con veicoli sdoganati e immatricolati in Svizzera. Dal punto di vista svizzero, una doppia immatricolazione è possibile ma resta da verificare con i diversi Paesi dell’UE di riferimento.

Responsabilità per danni accidentali

La responsabilità del lavoratore è regolata dagli articoli 321 a) ed e) del CO. Un lavoratore deve svolgere con diligenza il lavoro a lui affidato e prendersi cura delle macchine messe a sua disposizione. Il lavoratore è responsabile solo dei danni causati al suo datore di lavoro intenzionalmente o per negligenza.
Il compito di guidare un veicolo viene classificato come attività che comporta dei rischi. Per questo motivo il lavoratore che, in caso di sinistro con il veicolo aziendale, ha solo una colpa lieve non è tenuto al risarcimento del danno. In caso di colpa media del conducente, si considera, in pratica, opportuno il pagamento di un terzo della retribuzione mensile a titolo di risarcimento del danno.

Un operaio alla guida di un’auto aziendale ha avuto un grave incidente che lo ha reso disabile. Successivamente ha intentato un’azione per risarcimento danni nei confronti dell’assicurazione di responsabilità civile della società.
Il Tribunale federale ha concluso che la responsabilità civile del datore di lavoro non poteva essere messa in discussione. Il Tribunale federale ha motivato la sua decisione come segue: se il veicolo non è messo a disposizione del lavoratore esclusivamente per scopi professionali e se il collaboratore può, per la maggior parte, decidere liberamente sul suo utilizzo, si considera quindi la persona detentrice del mezzo. Ciò vale anche quando il veicolo viene utilizzato principalmente per viaggi d’affari. Il ricorso per risarcimento danni presentato contro il titolare dei documenti del veicolo (la società) è stato quindi respinto (giudizio del Tribunale federale 4C. 321/2001 del 5 novembre 2002).


Fonte e link utili
fonte: WEKA 2018 – T. Wachter, adattamento Cc-Ti
– Link: https://www4.ti.ch/fileadmin/DFE/DC/DOC-IPF/2016/2016_UsoVeicoloAziendale.pdf
– Link: https://europa.eu/youreurope/citizens/vehicles/cars/company-cars/index_it.htm#shortcut-1

Obbligo per i datori di lavoro di eseguire un’analisi della parità salariale

Entro il 30 giugno 2021 i datori di lavoro che impiegano 100 o più lavoratrici o lavoratori sono tenuti a svolgere un’analisi interna della parità salariale.

Il 1° luglio 2021 ricorreranno i 25 anni dall’entrata in vigore della Legge federale sulla parità dei sessi (LPar) che sancisce il divieto di discriminazioni tra uomo e donna nelle relazioni di lavoro. Il divieto si applica in particolare all’assunzione, all’attribuzione dei compiti, all’assetto delle condizioni di lavoro, alla retribuzione, alla formazione, alla promozione e al licenziamento. Nonostante la parità salariale sia una delle discriminazioni di genere vietate dalla LPar e dall’articolo 8 della Costituzione federale, in 25 anni la Svizzera non è ancora riuscita a eliminare il divario salariale tra donna e uomo. Le cifre ticinesi mostrano infatti che le disparità salariali sono del 17.3% nel settore privato e dell’8.7% nel settore pubblico.

Lo scorso anno è entrata in vigore una modifica della Legge federale sulla parità dei sessi (LPar) che mira a migliorare il rispetto della parità salariale tra donna e uomo (art. 13a-13i LPar). Gli enti e le aziende che impiegano 100 o più collaboratrici e collaboratori sono tenuti a effettuare un’analisi interna della parità salariale entro il 30 giugno 2021.

Oltre all’analisi della parità salariale le disposizioni richiedono agli enti e alle organizzazioni di incaricare un organo indipendente di verificare l’analisi effettuata e di comunicare i risultati per iscritto al personale.


La parità salariale è iscritta nella Costituzione federale dal 1981 (art. 8 cpv. 3 Cst.). Essa è inoltre specificata nella Legge federale sulla parità dei sessi (LPar), entrata in vigore nel 1996. La parità salariale è un obbligo che si applica in tutte le relazioni di lavoro, sia nei rapporti di lavoro di diritto privato, sia in quelli di diritto pubblico.

DOCUMENTAZIONE UTILE E TOOL DI CALCOLO
Servizi giuridici del Consiglio di Stato – Parità salariale
Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo – Analizzare la parità salariale in modo semplice e sicuro con Logib

Misure del Consiglio Federale e del Consiglio di Stato

La lista di tutte le misure adottate nel corso della pandemia Covid-19 in ordine temporale. Articolo aggiornato periodicamente.

Aggiornamento del 12 maggio 2021

INFOGRAFICHE CANTONALI: TEST DI MASSA NELLE AZIENDE – FILE 1FILE 2

Coronavirus – «Scudo di protezione» per le grandi manifestazioni – com. stampa cantonale

Coronavirus: il Consiglio federale adotta la strategia per i prossimi mesi e apre la consultazione sulla quarta fase di riapertura – com. stampa del Consiglio federale

Pandemia di coronavirus: modifica della legge COVID-19 riguardante l’indennità di perdita di guadagno e lo sport – com. stampa del Consiglio federale

Coronavirus: estesa a 24 mesi la durata massima del diritto all’ILR – com. stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 5 maggio 2021

Adeguamento della Prestazione ponte COVID – com. stampa cantonale

Aggiornamento del 28 aprile 2021

Coronavirus: più sicurezza per la pianificazione di grandi manifestazioni a partire da luglio – com. stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 21 aprile 2021

Coronavirus: il Consiglio federale intende procedere con un modello a tre fasi – com. stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 14 aprile 2021

Coronavirus: prossima fase di riapertura il 19 aprile – com. stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 31 marzo 2021

Coronavirus: il Consiglio federale adegua l’ordinanza COVID-19 casi di rigore e l’ordinanza COVID-19 perdita di guadagno – com. stampa del Consiglio federale
Coronavirus: rafforzamento del sostegno al settore della cultura – com. stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 26 marzo 2021

Coronavirus: piano cantonale per i test di massa

Aggiornamento del 19 marzo 2021

Coronavirus: dal 22 marzo allentamenti per gli incontri privati; rinviate ulteriori riaperture a causa dell’aumento delle infezioni – com. stampa del Consiglio federale
Coronavirus – Adattamento delle disposizioni cantonali

Aggiornamento del 12 marzo 2021

Coronavirus: consultazione sull’avvio della seconda fase di riapertura nonostante la fragilità della situazione – Com. stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 5 marzo 2021

Coronavirus: il Consiglio federale vuole accompagnare le riaperture con una strategia di test gratuiti per tutti – Com. stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 24 febbraio 2021

Coronavirus: il Consiglio federale decide prime riaperture prudenti dal 1° marzo – Com. stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 17 febbraio 2021

Coronavirus: il Consiglio federale amplia il sostegno alle grandi imprese e alle persone disoccupate

Coronavirus: il Consiglio federale prevede prime riaperture prudenti dal 1° marzo

Aggiornamento del 29 gennaio 2021

Presentazione ufficiale della conferenza stampa del DFE del 29.1.2021 sul tema dei casi di rigore in Ticino

Sito web di riferimento cantonaleattivo dal 1.2.2021

Aggiornamento del 27 gennaio 2021

Coronavirus: assunzione dei costi dei test sulle persone senza sintomi e adeguamento delle regole sulla quarantena – Com. stampa del Consiglio federale

Coronavirus: il Consiglio federale potenzia il programma per i casi di rigore e l’assicurazione contro la disoccupazione – Com. stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 13 gennaio 2021

Coronavirus: il Consiglio federale prolunga e inasprisce i provvedimenti – Comunicato stampa del Consiglio federaleMISURE IN VIGORE DAL 18 GENNAIO 2021

Coronavirus: la Confederazione estende il sostegno fornito con i programmi per i casi di rigore

Aggiornamento del 6 gennaio 2021

Coronavirus: ristoranti e strutture per la cultura, il tempo libero e lo sport chiusi sino a fine febbraio – Comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 30 dicembre 2020

Coronavirus: il Consiglio federale rinuncia a inasprire i provvedimenti

Aggiornamento del 18 dicembre 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali per le festività
Flyer – Disposizioni particolari in vigore dal 22 dicembre al 22 gennaio 2021

Coronavirus: il Consiglio federale inasprisce i provvedimenti e chiude ristoranti e strutture per la cultura, il tempo libero e lo sportMISURE VALIDE DAL 22.12.2020
Coronavirus: il Consiglio federale adegua l’ordinanza casi di rigore e l’ordinanza perdita di guadagno
Coronavirus: rafforzato il sostegno al settore della cultura
Coronavirus: il Consiglio federale disciplina i dettagli per i contributi a fondo perso a favore dello sport di squadra
Coronavirus: proroga e ripristino delle misure in materia di indennità per lavoro ridotto

Tutte le misure del 2020 in ordine temporale

Responsabilità & governance

La natura legale delle persone giuridiche è stata la controversia per antonomasia della dottrina agli albori del diritto societario.

Nel mondo occidentale ha prevalso la cosiddetta Realitätstheorie, che postula il riconoscimento della persona giuridica quale realtà sociale dotata nei limiti della legge di personalità e che agisce tramite i suoi organi per il perseguimento di determinati scopi.

L’indipendenza legale delle persone giuridiche non cancella la necessità che siano le persone fisiche a tenere il timone e a remare nella giusta direzione per assicurare il raggiungimento degli obiettivi preposti. Per questo motivo la volontà della persona giuridica viene espressa tramite i suoi organi formali e materiali, i quali con le proprie azioni provocano conseguenze legali di stampo negoziale o delittuoso. Sono dunque le persone in carne ed ossa il vero motore delle società e il nesso della responsabilità delle persone giuridiche.

Nella struttura della società anonima, il consigliere d’amministrazione è una persona fisica facente parte del Consiglio d’Amministrazione (CdA) quale organo imperativamente prescritto dalla legge. I consiglieri d’amministrazione sono quindi degli organi, che con il proprio comportamento obbligano la società. La naturale conseguenza di ciò, è che i consiglieri d’amministrazione sottostanno a norme di responsabilità amministrativa, civile e penale, affinché non agiscano senza alcun vincolo a causa della favorevole prospettiva di non dover rispondere di eventuali danni patrimoniali cagionati o atti penalmente perseguibili. La responsabilità del consigliere d’amministrazione viene quindi statuita giuridicamente e regolamentata in un “sistema-giungla” di norme di diritto pubblico, penale e civile, nel quale non sempre è facile orientarsi. Il diritto come specchio della società (law in action) si stratifica e sviluppa costantemente, in risposta ai mutamenti socio-antropologici, che nell’odierna comunità globalizzata e altamente interconnessa sono all’ordine del giorno. Il compito viene reso ulteriormente più complesso dalla struttura stessa delle fonti del diritto, che non si basa unicamente sui Codici, bensì in assenza di disposizioni giuridiche nella legge scritta, anche su consuetudine e modo legislatoris. A completare il quadro vi sono infine la dottrina e la giurisprudenza dei Tribunali.

Non trascurabili sono pure le regole interne care al mondo aziendale, meglio note come Corporate Governance. Il consigliere d’amministrazione risponde per il suo operato nei confronti della società anche secondo principi che esulano dalla legislazione statale e che vengono definiti sulla base di presupposti strategici e operativi. Nonostante la Corporate Governance non sia emanata dal legislatore, ha un’eco giuridico, in quanto assume particolare importanza nella definizione degli obblighi di diligenza da parte del consigliere d’amministrazione. Per venire a capo dei propri diritti e obblighi anche il consigliere d’amministrazione è dunque tenuto a comprendere la regolamentazione giuridica che lo concerne, familiarizzando con norme codificate e soft law.

Le aspettative delle istituzioni e degli stakeholders riguardo i consiglieri d’amministrazione sono oggigiorno alte, indipendentemente dal contesto culturale. Questo significa che la responsabilità pretesa dai consiglieri d’amministrazione non varia a dipendenza che si tratti di una PMI o di una società di portata inter-cantonale, rispettivamente federale o internazionale. Ciò vale a maggior ragione nel contesto svizzero, nel quale le imprese sono fortemente intessute nella trama sociale e radicate sul territorio.

L’unico modo per superare con successo questa ardua sfida che si pone ai consiglieri d’amministrazione è per mezzo della CONOSCENZA. Il presupposto del rispetto delle regole, siano esse giuridiche o aziendali, consiste nella loro comprensione. È dunque questa la responsabilità cardine del consigliere d’amministrazione, la madre di tutte le responsabilità: informarsi e apprendere i propri doveri e vincoli aggiornandosi costantemente. Far parte di un Consiglio d’amministrazione può implicare l’assunzione di responsabilità importanti. Quali sono le responsabilità degli amministratori nei confronti della loro società, degli azionisti e dei terzi?

UN CORSO SU MISURA – Essere membro di un CdA: compiti e responsabilità
Nell’ambito della propria offerta formativa Cc-Ti organizza un corso dal titolo: “Essere membro di un CdA: compiti e responsabilità”.
Relatori gli avvocati Reto Garzoni, Peter A. Jäggi, Samuel Maffi e Goran Mazzucchelli. In due mezze giornate formative si propone un’immersione nel diritto societario (in particolare della SA e della Sagl) partendo da un approfondimento delle nozioni di amministratore e di organo societario, per poi trattare la questione della responsabilità civile e penale, sino ad abbordare quella legata all’ambito fiscale, dell’esecuzione e fallimenti e delle assicurazioni sociali. Sono pure trattati gli aspetti assicurativi che toccano gli amministratori di società. Il corso è già in calendario per i prossimi 9 e 16 settembre 2021. Le iscrizioni sono aperte ed è possibile annunciarsi tramite questo link.

Articolo redatto da

Samuel Maffi, Cavadini Steger Gianinazzi Maffi Studio legale e notarile SNC e Sebastiano Tela, Studente di diritto Università di Lucerna

Indennità per lavoro ridotto: importante sentenza del Tribunale cantonale di Lucerna

Una scheda redatta dall’Avv. Michele Rossi, Delegato alle relazioni esterne Cc-Ti. Scopriamo i dettagli.

Lo scorso 26 febbraio il Tribunale cantonale di Lucerna ha emanato una sentenza che, se confermata dal Tribunale federale, implica un’importante modifica del calcolo delle indennità per il lavoro ridotto.

In effetti, statuendo su un ricorso presentato da un esercizio pubblico, i giudici lucernesi hanno ridefinito la base di calcolo per determinare tali indennità. Rifacendosi all’art. 34 della Legge federale sull’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e l’indennità per insolvenza (LADI) hanno ricordato che determinante, fino al limite massimo valido per il calcolo dei contributi è il salario, convenuto contrattualmente, dell’ultimo periodo salariale prima dell’inizio del lavoro ridotto. Sono compresi le indennità per vacanze e gli assegni contrattuali periodici, purché non continuino ad essere versati durante il periodo di lavoro ridotto o non costituiscano indennità per inconvenienti connessi al lavoro.

Partendo da questa norma di legge, il Tribunale ha accolto le richieste della ricorrente, nel senso di considerare nella base di calcolo anche le indennità per vacanze, elemento che fino ad allora nessuna cassa di compensazione aveva tenuto in linea di conto. Il Consiglio federale e la Seco, nella gestione della crisi pandemica, avevano infatti escluso questo aspetto dal calcolo delle indennità.

I giudici nel motivare la loro sentenza hanno sottolineato che la regola dell’art. 34 LADI non può essere modificata da una semplice ordinanza del Consiglio federale (di rango inferiore) o da direttive della Seco. Ne consegue che le indennità per lavoro ridotto vanno aumentate come sopra indicato.

Stando a quanto sopra le aziende possono pertanto chiedere un riesame del calcolo per le indennità di loro spettanza. Considerato che l’ultima parola spetterà al Tribunale federale, d’intesa con l’Unione svizzera degli imprenditori, è stato suggerito alle aziende di presentare una richiesta di riconteggio delle indennità e di sospendere contestualmente, in attesa di una decisione definitiva, la stessa procedura di riesame (cfr. newsletter Cc-Ti del 16 aprile 2021).

La nuova Legge federale sulla protezione dei dati

Sfide e opportunità per le aziende e i professionisti in una scheda informativa ricca di riflessioni.

La parola “LPD” è da alcuni mesi sulla bocca di tutti. LPD è l’acronimo ufficiale della Legge (federale) sulla protezione dei dati, normativa adottata dall’Assemblea federale, dopo un lungo periodo di gestazione, il 25 settembre 2020.

Si tratta di una revisione di legge complessa che avrà un impatto notevole sulla società e sulle imprese.

Il nuovo paradigma impone di rivalutare aspetti fondamentali della propria azienda, quali l’organizzazione interna, la gestione del personale, la tecnologia utilizzata, i fornitori di beni e servizi, la sicurezza e la trasparenza dei trattamenti. Il “giro di vite” a livello normativo è la “naturale” conseguenza della digitalizzazione e dei rischi sistemici che ne derivano (si pensi ai disastri informatici, ai furti di dati personali e ai casi di estorsione tramite “ransomware”), come pure degli abusi emersi nell’ambito di scandali internazionali, quali “Cambridge Analytica” (profilazione e manipolazione delle masse tramite fake news) oppure il caso Snowden.

La nuova LPD si prefigge di proteggere le persone fisiche e, indirettamente, l’intera comunità, dai trattamenti illeciti dei dati, affinché le informazioni possano essere utilizzate per creare una società digitale sicura, efficiente e non discriminatoria. Più romanticamente, si tratta di tutelare il bene più prezioso: la libertà e la dignità di ciascuno come essere umano.

Parlando di responsabilità, a conferma che l’adeguamento alla LPD non è un “optional”, saranno i consiglieri di amministrazione e i manager ad essere ritenuti responsabili penalmente per le violazioni della LPD riconducibili alle loro aziende (con multe fino a CHF 250’000.-). Ciò includerà la mancata implementazione degli standard minimi di sicurezza che saranno stabiliti dal Consiglio federale. Diversamente dal diritto europeo, che istituisce pesanti sanzioni amministrative pecuniarie a carico delle società, il diritto svizzero ha dunque optato primariamente per la responsabilizzazione dei dirigenti in quanto detentori del potere decisionale. Parallelamente, permane la responsabilità (civile) dei dirigenti verso la società, i suoi azionisti e i creditori per aver omesso di impedire il proliferare di atti illeciti, rispettivamente per aver omesso di implementare un’organizzazione conforme alla legge, come pure la responsabilità (civile) della società per la lesione della personalità delle persone interessate.

La data di entrata in vigore della LPD non è ancora stata decretata, considerato che mancano le norme attuative. Il termine per il referendum è scaduto infruttuoso, per cui, sotto questo profilo, non vi è alcun ostacolo giuridico alla messa in vigore. Gli esperti del settore ritengono che la data più realistica sia metà 2022. Essendo tale data relativamente lontana, si potrebbe essere tentati di rinviare la questione nel tempo. Sarebbe un errore di valutazione grave, tenuto conto della complessità degli adempimenti, dei tempi tecnici per la loro messa in opera e del fatto che la nuova LPD non prevede un termine generale di adeguamento dopo la sua entrata in vigore. È pertanto di fondamentale importanza avviare senza indugio il processo di messa a norma.

Trovandoci in un periodo di transizione, è bene sottolineare l’opportunità di implementare sin da ora le previsioni della futura LPD. In effetti, salvo rare eccezioni, tali previsioni non si pongono assolutamente in contrasto con il diritto attuale.

Vediamo concretamente come procedere e quali sono i principali adempimenti. Sia chiaro: non si tratta di uno sterile esercizio di “produzione cartacea” (come molti pensano), bensì di una vera e propria “ristrutturazione” dell’azienda, che comporta sia un ripensamento del rapporto con le persone interessate, i dati personali e la tecnologia, sia un cambiamento radicale di mentalità che tocca tutti, dai dipendenti fino al top management.

Innanzitutto, occorre creare un Team di progetto autorevole, dotato di risorse adeguate, competenze tecniche, operative e legali, nonché obiettivi chiari. Il Team deve godere del pieno sostegno della Direzione generale e del CdA. In mancanza di know-how specialistico interno, la guida del Team può essere affidata a uno specialista esterno. Le soluzioni completamente esterne (in cui lo specialista pretende, dopo alcune interviste, di mettere a norma l’azienda) sono illusorie e pericolose: nessuno conosce l’azienda meglio di chi ci lavora, per cui il coinvolgimento degli interni, in un cantiere “serio”, è imprescindibile.

Una volta costituito il Team, occorre stabilire il programma di lavoro con relativo scadenziario in base alle risorse disponibili, agli obiettivi e alle priorità d’intervento. In questo ambito, due questioni preliminari devono essere necessariamente affrontate:

(i) l’esigenza di considerare / implementare nel processo, data l’attività dell’azienda, anche normative estere (ad esempio, il GDPR)

e

(ii) l’individuazione di attività che necessitano di particolare (e prioritaria) attenzione (in ragione, ad esempio, delle responsabilità penali che ne scaturiscono oppure di aspetti “visibili” esternamente, come nel caso delle informative sui cookies, oppure perché i rischi per le persone interessate sono elevati).

La prima attività da svolgere è quella di “mappare” i trattamenti di dati personali, inserendo in un apposito registro i seguenti elementi: quali dati vengono trattati, da chi, come, dove, per quali scopi, chi ne è destinatario e sulla base di quale motivo giustificativo avviene il trattamento (legge, consenso o interesse preponderante pubblico o privato). Per lo svolgimento di tale compito è utile dotarsi di un gestionale informatico (nelle aziende medio – grandi la scelta è obbligata).

In secondo luogo, occorre definire ruoli e responsabilità di ciascuna persona che tratta dati personali, sia essa interna (dirigente, collaboratore) o esterna (data processor) all’azienda. La situazione va rappresentata in un organigramma di immediata fruibilità. Tali persone devono ricevere istruzioni chiare e complete sui trattamenti da effettuare (direttive e regolamenti interni) e, nel caso degli esterni, una volta accertata l’affidabilità dei singoli fornitori e dei loro prodotti e/o servizi, la delega del trattamento deve essere regolamentata tramite una convenzione scritta. Nell’ambito di tale fase, occorre valutare se sia opportuno (oppure obbligatorio, se si è confrontati con il GDPR) nominare un Data Protection Officer (DPO), il quale può essere interno o esterno all’azienda, onde presidiare il rispetto delle norme e offrire un supporto costante all’azienda e alle persone interessate nell’ambito di attività informative, ispettive e di consulenza. In base alla nuova LPD, che non prevede l’obbligatorietà della figura del DPO, la nomina comporta (a determinate condizioni) l’esclusione dell’obbligo di consultazione preventiva dell’Incaricato federale in presenza di trattamenti a rischio elevato. In terzo luogo, occorre attuare i principi per il trattamento dei dati personali (sicurezza, proporzionalità, correttezza, privacy by design e by default ecc.) in relazione ai trattamenti svolti e alla scelta degli strumenti (fisici e informatici) e delle modalità di trattamento, nonché identificare e bloccare eventuali attività illecite (in attesa di adeguamento o distruzione dei dati). In quarto luogo, occorre dare seguito agli obblighi di informare le persone interessate (inclusi i dipendenti, gli utenti delle risorse online e i clienti) circa i trattamenti svolti dall’azienda (o delegati a terzi) fornendo tutte le informazioni previste dalla legge. In quinto luogo, occorre identificare i motivi giustificativi alla base di ogni categoria di trattamento, raccogliendo ove necessario il consenso degli interessati (in maniera valida e comprovabile in giustizia), rispettivamente giustificando in modo documentato il ricorso all’interesse preponderante pubblico o privato (“LIA”). In sesto luogo, occorre creare un Team e delle regole per la gestione efficace e tempestiva dei “data breach” (violazioni della sicurezza), come pure per la gestione delle richieste delle persone interessate (rettifica dei dati, blocco dei trattamenti, revoca del consenso, accesso ai dati, portabilità ecc.). In settimo luogo, occorre identificare i trattamenti a rischio accresciuto che impongono lo svolgimento di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (nel gergo, “DPIA”) e svolgere correttamente tale valutazione (in genere con l’ausilio di un tool informatico). Ove necessario, occorre effettuare la consultazione preventiva dell’Incaricato federale. In ottava posizione troviamo un punto essenziale: le attività di sensibilizzazione e di formazione dei dipendenti sui rischi, sui diritti e sugli obblighi di ciascuno in materia di protezione dei dati personali, nonché sulle responsabilità collegate.

Quale ultima riflessione, credo sia importante rilevare come le nuove norme non debbano essere viste come una rigida e onerosa imposizione, bensì come l’occasione per fortificare il rapporto di fiducia con clienti e dipendenti, promuovendo un’immagine aziendale positiva, socialmente responsabile e rispettosa delle regole e dei diritti fondamentali delle persone. Investire nella protezione dei dati personali significa operare in un contesto nuovo con coscienza e padronanza dei rischi e delle opportunità, sfruttando pienamente vantaggi competitivi e strumenti innovativi nel campo della digitalizzazione. Deludere le aspettative (sempre più elevate) degli utenti riguardo alla tutela della sfera privata e personale (caso WhatsApp docet) è una strategia dannosa non solo dal profilo giuridico, bensì commerciale. In definitiva, la strada è tracciata, per cui non resta che avviarsi con buona volontà, determinazione e con la migliore compagnia possibile verso la meta.


Articolo redatto da

Gianni Cattaneo, Avv., LL. M., FCI Arb

Nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri: i punti principali

Una scheda redatta dall’Avv. Michele Rossi, Delegato alle relazioni esterne Cc-Ti. Scopriamo i dettagli.

Lo scorso 23 dicembre Svizzera e Italia hanno concluso il “nuovo” Accordo relativo all’imposizione fiscale dei frontalieri. Si tratta di uno dei vari capitoli già contemplati nella cosiddetta Roadmap sottoscritta da Svizzera e Italia nel 2015, che elencava i temi aperti tra i due Paesi che necessitavano di una soluzione. Dopo diversi anni di negoziati le parti sono dunque arrivate ad una soluzione condivisa in questo ambito. L’accordo, a causa dei tempi tecnici di ratifica, sia sul versante svizzero che su quello italiano, entrerà verosimilmente in vigore nel 2023. Cosa cambia rispetto alla situazione attuale?

Attualmente i rapporti tra Svizzera e Italia in materia di fiscalità dei frontalieri si basano sul relativo accordo del 1974 che prevede l’imposizione esclusivamente in Svizzera. Concretamente un lavoratore frontaliere paga le imposte in Svizzera, la quale riversa una compensazione fiscale ai Comuni italiani di residenza pari al 38,8% dell’ammontare lordo delle imposte pagate dai frontalieri. È il cosiddetto sistema dei “ristorni”.

Il nuovo accordo non prevede sostanziali modifiche per gli attuali frontalieri. In effetti i lavoratori frontalieri residenti in Italia che alla data di entrata in vigore svolgono oppure che tra il 31 dicembre 2018 e la data dell’entrata in vigore hanno svolto un’attività di lavoro dipendente nell’area di frontiera in Svizzera per un datore di lavoro ivi residente, una stabile organizzazione o una base fissa svizzere, resteranno imponibili soltanto in Svizzera, che, fino al 2033 continuerà a versare i ristorni ai Comuni italiani. In seguito la Svizzera, per questi lavoratori, non verserà più alcuna compensazione all’Italia e terrà per sé tutti gli introiti fiscali.

La categoria maggiormente toccata dal nuovo sistema sarà per contro quella dei nuovi frontalieri, ossia coloro che otterranno tale statuto dopo l’entrata in vigore dell’accordo firmato lo scorso dicembre. Essi saranno imposti fiscalmente in Svizzera con una quota parte dell’80%. In altre parole, l’imposta prelevata in Svizzera non potrà eccedere l’80% dell’imposta risultante dall’applicazione dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. Lo Stato di residenza, l’Italia (ed è questa la grande novità), potrà assoggettare a sua volta ad imposizione i lavoratori frontalieri. Il lavoratore frontaliere verrà quindi assoggettato in Svizzera (all’80%) ed in Italia (come soggetto fiscale italiano). L’accordo prevede il divieto della doppia imposizione, nel senso che l’Italia deve riconoscere al lavoratore italiano un credito d’imposta per quanto dovuto a titolo fiscale in Svizzera. Nel nuovo accordo è definito come frontaliere chi è fiscalmente residente in un Comune il cui territorio si trova, totalmente o parzialmente, nella zona di 20 km dal confine e ritorna, in linea di principio, quotidianamente al proprio domicilio.

La Svizzera e l’Italia firmano un nuovo accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri

Il 23 dicembre 2020 la Svizzera e l’Italia hanno firmato a Roma un nuovo accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri e un Protocollo che modifica la Convenzione per evitare le doppie imposizioni.

Il nuovo accordo sostituirà quello attualmente in vigore, risalente al 1974, migliorerà sensibilmente l’attuale dispositivo di imposizione dei frontalieri e contribuirà a mantenere le buone relazioni bilaterali tra i due Paesi.

Il nuovo accordo è stato firmato dalla segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali, Daniela Stoffel, e dal viceministro italiano dell’economia e delle finanze, Antonio Misiani. Verificata l’impossibilità di firmare il testo così come parafato nel 2015, quest’anno sono ripresi i colloqui tra la Svizzera e l’Italia che hanno portato, negli ultimi mesi, a modifiche del precedente progetto di accordo che rappresentano una soluzione soddisfacente per entrambe le parti.

Il processo di definizione dell’accordo è stato accompagnato da consultazioni con le autorità dei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese, nonché con le organizzazioni sindacali e l’Associazione dei comuni italiani di frontiera. L’entrata in vigore del nuovo accordo richiede la ratifica dei Parlamenti di entrambi i Paesi.

Gli aspetti principali sono i seguenti.

  • Regime ordinario: l’imposta che lo Stato in cui viene svolta l’attività lavorativa applicherà sul reddito da lavoro dipendente per i nuovi frontalieri passerà all’80 per cento, contro il 70 per cento previsto inizialmente nel progetto di accordo parafato nel 2015. I nuovi frontalieri saranno assoggettati ad imposizione in via ordinaria anche nello Stato di residenza, che eliminerà la doppia imposizione. Coloro i quali entrano nel mercato del lavoro come frontalieri a partire dalla data di entrata in vigore dell’accordo saranno considerati come “nuovi frontalieri”.
  • Regime transitorio: coloro i quali lavorano o hanno lavorato nei Cantoni dei Grigioni, del Ticino o del Vallese nel periodo compreso tra il 31 dicembre 2018 e la data di entrata in vigore del nuovo accordo rientrano nel regime transitorio applicabile agli “attuali frontalieri”. Gli attuali frontalieri continueranno a essere assoggettati ad imposizione esclusivamente in Svizzera. La Svizzera verserà fino alla fine del 2033 una compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine pari al 40 per cento dell’imposta alla fonte prelevata dalla Svizzera. Dopo questa data, la Svizzera conserverà la totalità del gettito fiscale.
  • Definizione di frontaliere: il nuovo accordo fornisce una definizione di “lavoratore frontaliere” che include i lavoratori che risiedono entro 20 km dalla frontiera e che, in linea di massima, rientrano ogni giorno al loro domicilio. Essa si applica a tutti i frontalieri (nuovi e attuali) a partire dall’entrata in vigore dell’accordo.
  • Clausola antiabuso: il nuovo accordo contiene una disposizione finalizzata a impedire i potenziali casi di abuso in relazione allo status di “attuale frontaliere”.
  • Reciprocità: l’accordo si fonda sul principio di reciprocità.
  • Riesame: l’accordo sarà sottoposto a riesame ogni cinque anni. Inoltre, una clausola dispone che siano previste consultazioni ed eventuali adeguamenti periodici in materia di lavoro agile/telelavoro.

In occasione della firma dell’accordo, la Svizzera e l’Italia hanno anche effettuato uno scambio di lettere, inteso a precisare l’interpretazione di determinate disposizioni del nuovo accordo sui frontalieri e a garantirne la corretta applicazione. In particolare si conferma che il prelievo alla fonte è il solo metodo di imposizione applicabile ai lavoratori frontalieri.

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© Comunicato stampa integrale del Dipartimento federale delle finanze – 23.12.2020

Nuove modifiche

Con l’inizio del nuovo anno, tra qualche giorno, entrano in vigore normative diverse.

  • Rendiconto IVA easy: con l’apposita applicazione i contribuenti possono allestire a partire dal 1° gennaio 2021 i rendiconti dell’Imposta sul valore aggiunto

Misure del Consiglio Federale e del Consiglio di Stato

La lista di tutte le misure adottate nel corso della pandemia Covid-19 in ordine temporale. Articolo aggiornato periodicamente.

Aggiornamento del 30 dicembre 2020

Coronavirus: il Consiglio federale rinuncia a inasprire i provvedimenti

Aggiornamento del 18 dicembre 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali per le festività
Flyer – Disposizioni particolari in vigore dal 22 dicembre al 22 gennaio 2021

Coronavirus: il Consiglio federale inasprisce i provvedimenti e chiude ristoranti e strutture per la cultura, il tempo libero e lo sportMISURE VALIDE DAL 22.12.2020
Coronavirus: il Consiglio federale adegua l’ordinanza casi di rigore e l’ordinanza perdita di guadagno
Coronavirus: rafforzato il sostegno al settore della cultura
Coronavirus: il Consiglio federale disciplina i dettagli per i contributi a fondo perso a favore dello sport di squadra
Coronavirus: proroga e ripristino delle misure in materia di indennità per lavoro ridotto

Aggiornamento dell’11 dicembre 2020

Coronavirus – Adattamento delle disposizioni cantonali
Coronavirus: chiusura alle 19, come pure la domenica e nei giorni festivi – Consiglio Federalemisure in vigore dal 12.12.2020
Coronavirus: Il Consiglio federale vuole ampliare le possibilità di sostegno alle imprese – Consiglio Federale

Aggiornamenti del 7 e 8 dicembre 2020

Risoluzione del 7 dicembre del Consiglio di Stato
Coronavirus: la situazione peggiora – il Consiglio federale prepara ulteriori provvedimenti – 8.12.2020

Aggiornamento del 4 dicembre 2020

Coronavirus: il Consiglio federale esorta i Cantoni con un’evoluzione negativa ad agire subito e decide ulteriori provvedimenti

Aggiornamento del 25 novembre 2020

Risoluzione governativa del Consiglio di Stato – misure valide dal 1° al 18 dicembre 2020
Coronavirus: Il Consiglio federale adotta l’ordinanza COVID-19 sui casi di rigore – Consiglio Federale

Aggiornamento del 18 novembre 2020

Coronavirus: il Consiglio federale adegua i provvedimenti di sostegno per affrontare la seconda ondata – Consiglio Federale

Aggiornamento del 17 novembre 2020

Nuova Ordinanza Covid-19 per la cultura in vigore fino al 2021

Aggiornamento dell’11 novembre 2020

Disposizioni del Consiglio di Stato – valide dall’11.11.2020

Coronavirus: rinnovati i provvedimenti nel settore della previdenza professionale

Aggiornamento dell’8 novembre 2020

Disposizioni del Consiglio di Stato – valide dal 9.11.2020

Aggiornamento del 4 novembre

Coronavirus: il Consiglio federale emana direttive a favore dello sport di squadra – Consiglio Federale

Coronavirus: prolungamento del diritto all’indennità di perdita di guadagno anche per i lavoratori indipendenti e le persone in posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro indirettamente colpiti – Consiglio Federale

Coronavirus: il Consiglio federale decide un nuovo impiego dell’esercito per appoggiare la sanità pubblica – Consiglio Federale

Aggiornamento del 30 ottobre

Coronavirus: adattamento delle disposizioni cantonali

Aggiornamento del 28 ottobre

Coronavirus: ulteriori provvedimenti per contenere l’epidemia, introduzione di test rapidi e nuove disposizioni sulla quarantena per chi viaggia – Consiglio Federale – MISURE VALIDE DAL 29.10.2020

Coronavirus: già pronte le misure per ridurre l’impatto economico della pandemia – Consiglio Federale

Coronavirus: indennità per lavoro ridotto per i collaboratori su chiamata – Consiglio Federale

Aggiornamento del 26 ottobre

Risoluzione governativa del Consiglio di Stato del Cantone Ticino – misure valide dal 27 risp. 28 ottobre 2020 al 30 novembre 2020

Aggiornamenti del 16, 18 e 19 ottobre

Coronavirus – Adattamento delle misure cantonali – 19.10.2020

Risoluzione del Consiglio di Stato – misure in vigore dal 19 al 30.10.2020

Limitazioni per le manifestazioni private, divieto di assembramenti di più di 15 persone nello spazio pubblico, estensione dell’obbligo della mascherina e telelavoro – Consiglio Federale

Aggiornamento dell’8 ottobre

Disposizioni cantonali – del Consiglio di Stato del Canton TicinoVALIDE DAL 9 OTTOBRE 2020 ALLE ORE 19.00
Coronavirus: il Consiglio federale decide nuove regole per le attestazioni del diritto di voto nei referendum facoltativi

Aggiornamento del 2 ottobre

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 19 ottobre 2020

Aggiornamento del 25 settembre

Coronavirus: il Consiglio federale intende sostenere l’export

Aggiornamento dell’11 settembre 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 5 ottobre 2020

Aggiornamento dell’11 settembre 2020

Coronavirus: indennità di perdita di guadagno per il coronavirus: prolungamento in determinati casi – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: niente quarantena al rientro da una regione di confine – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 3 settembre 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 21 settembre 2020
Coronavirus e rientri da Paesi con rischio elevato di contagio – comunicato stampa del Dipartimento della sanità e della socialità

Aggiornamento del 2 settembre 2020

Nuovo coronavirus: grandi manifestazioni nuovamente consentite, ma a severe condizioni – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: Confederazione e Cantoni valutano allentamenti economici mirati in casi specifici – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 26 agosto 2020

Il Consiglio federale prolunga la sospensione delle esecuzioni per le agenzie di viaggi – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: prolungamento delle semplificazioni nell’ambito dell’AD – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 19 agosto 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 7 settembre 2020

Aggiornamento del 12 agosto 2020

Coronavirus: le grandi manifestazioni nuovamente possibili da ottobre a severe condizioni e previa autorizzazione – comunicato stampa del Consiglio federale
CF – Coronavirus: il Consiglio federale approva la seconda aggiunta straordinaria al preventivo 2020 – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni: semplificazione della procedura di richiesta – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: Assicurazione contro la disoccupazione: modifica dell’ordinanza COVID-19 AD – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: il Consiglio federale adotta il messaggio concernente la legge COVID-19 – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 10 agosto

Informazioni relative all’apertura delle scuole del Cantone Ticino – Informazioni del DECS

Aggiornamento del 6 agosto 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 24 agosto 2020

Aggiornamento del 16 luglio 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonalivalide dal 20 luglio fino al 9 agosto 2020

Aggiornamento del 3 luglio 2020

Disposizioni del Consiglio di Statovalide dal 3 al 19 luglio 2020

Aggiornamento del 1° luglio 2020

Coronavirus: obbligo della mascherina sui mezzi pubblici, quarantena per i viaggiatori provenienti da regioni a rischio, revoca di determinate restrizioni d’entrata dal 20 luglio – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 26 giugno 2020

Coronavirus: i lavoratori provenienti da Stati terzi possono essere riammessi – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: spese per i test a carico della Confederazione e app SwissCovid disponibile dal 25 giugno – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 22 giugno 2020

Coronavirus: ampia normalizzazione e semplificazione delle regole di base per la protezione della popolazione – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: il Consiglio federale apre la consultazione sulla legge COVID-19 – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 12 giugno 2020

Coronavirus: la Svizzera sopprime per tutti gli Stati UE/AELS le restrizioni legate al COVID – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 6 giugno 2020

Coronavirus: il Consiglio federale decide ampi allentamenti dal 6 giugno – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: la Svizzera apre le frontiere con tutti gli Stati UE/AELS il 15 giugno – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 2 giugno 2020

Coronavirus: aggiornamento sull’apertura unilaterale delle frontiere da parte dell’Italia – comunicato stampa dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta

Aggiornamento del 27 maggio 2020

Coronavirus: il Consiglio federale decide ampi allentamenti dal 6 giugno – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: ulteriore allentamento delle restrizioni d’entrata a partire dall’8 giugno – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 20 maggio 2020

Coronavirus: base legale dell’app SwissCovid – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: finanziamento aggiuntivo per l’assicurazione contro la disoccupazione e graduale abbandono delle misure COVID – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento del 13 maggio 2020

Coronavirus: la Svizzera concorda con Germania, Austria e Francia l’apertura dei confini – comunicato stampa del Consiglio federale
Coronavirus: approvata l’ordinanza sull’app per il tracciamento di prossimità – comunicato stampa del Consiglio federale

Aggiornamento dell’11 maggio 2020

Circolare aggiornata della SEM ai Cantoni sull’allentamento delle restrizioni d’entrata e di ammissione a partire dall’11 maggio 2020 e relativa attuazione dell’ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il coronavirus (COVID-19) nel trattare le domande di permesso e le notifiche ai sensi dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone

Aggiornamenti dell’8 maggio 2020

Coronavirus – comunicato stampa del Consiglio Federale contenente le informazioni sull’adeguamento dell’ordinanza per consentire la ripartenza nella ristorazione
Ordinanza sui provvedimenti per combattere il coronavirus – strutture di ristorazione
Ordinanza sui provvedimenti per combattere il coronavirus – allentamento delle restrizioni nel settore della migrazione
L’app Swiss PT aiuta a tenere sotto scacco il coronavirus
COVID-19: Quindici valichi di confine saranno riaperti da lunedì – comunicato stampa del Consiglio Federale

Panoramica degli ulteriori valichi di confine aperti da lunedì 11 maggio 2020:

  •  Camedo: dalle ore 05:00 alle ore 09:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:30; dal lunedì al venerdì, esclusi i giorni festivi
  • Ponte Faloppia: dalle ore 05:00 alle ore 09:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:30; dal lunedì al venerdì, esclusi i giorni festivi
  • Pizzamiglio: dalle ore 05:00 alle ore 09:00 e dalle ore 16:00 alle ore 21:00; dal lunedì al venerdì, esclusi i giorni festivi 
  • Brusata: dalle ore 05:00 alle 20:00; dal lunedì al venerdì, esclusi i giorni festivi 

Aggiornamenti del 29 aprile 2020

Coronavirus: ulteriore allentamento dei provvedimentiVALIDE DALL’11 MAGGIO 2020 – comunicato stampa del Consiglio Federale
Ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il coronavirus (COVID-19) (Ordinanza 2 COVID-19) (Fase di transizione 2: scuole, negozi e settore sportivo)
FAQ: coronavirus e raccomandazioni comportamentali
Domande e risposte sui criteri di test e sul tracciamento dei contatti

Aggiornamenti del 22 aprile 2020

Disposizioni del Consiglio di Stato sulle attività economicheVALIDE DAL 27 APRILE AL 3 MAGGIO 2020

Video RSI esplicativohttps://tp.srgssr.ch/p/rsi/embed?urn=urn:rsi:video:12967349&autoplay=false&hideendscreen=1 – (c) della Radiotelevisione svizzera – RSI

Aggiornamenti del 16 aprile 2020

Disposizioni del Consiglio di Stato sulle attività economicheVALIDE DAL 20 AL 26 APRILE 2020

Il Consiglio federale allenta gradualmente i provvedimenti contro il nuovo coronavirus NOVITÀ VALIDE DAL 27 APRILE

Coronavirus: misure per evitare fallimenti – comunicato stampa del Consiglio Federale e relative Ordinanze CHE ENTRANO IN VIGORE DAL 20 APRILEOrdinanza COVID-19 insolvenza e Ordinanza sulle misure nella giustizia e nel diritto procedurale in relazione al coronavirus Ordinanza COVID-19 sulla giustizia e il diritto
procedurale)

Coronavirus: il Consiglio federale allenta le norme sulla dichiarazione delle derrate alimentari – comunicato stampa del Consiglio Federale
Coronavirus: estensione del diritto all’indennità di perdita di guadagno ai casi di rigore – comunicato stampa del Consiglio Federale e relativa Ordinanza sui provvedimenti in caso di perdita di guadagno in relazione con il coronavirus (COVID-19)

Aggiornamenti del 15 aprile 2020

Coronavirus: modifica delle procedure in materia di commesse pubbliche in tempo di crisi epidemiologica – comunicato stampa del Consiglio di Stato e decreto esecutivo

Aggiornamenti dell’8 aprile 2020

Disposizioni del Consiglio di Stato – risoluzione
Coronavirus: adeguamenti nell’ambito dell’indennità per lavoro ridotto e scenari per la congiuntura svizzera – comunicato stampa del Consiglio Federale
Ordinanza sui provvedimenti complementari nel settore dell’assicurazione contro la disoccupazione in relazione al coronavirus – dell’8.4.2020
Coronavirus: il Consiglio federale prolunga i provvedimenti di una settimana e decide un loro graduale allentamento – comunicato stampa del Consiglio Federale

Aggiornamenti del 3 aprile 2020

Il Consiglio federale aumenta a 40 miliardi il volume delle fideiussioni per il sostegno in termini di liquidità – comunicato stampa
Disposizioni del Consiglio di Stato sulla chiusura delle attività economiche – risoluzione
Disposizioni del Consiglio di Stato in merito alle commesse pubbliche – risoluzione

Aggiornamento del 1° aprile 2020

Il Consiglio federale conferma la propria strategia e valuta un’estensione mirata delle prestazioni di sostegno – comunicato stampa

Aggiornamento del 28 marzo 2020

Misure del Consiglio di Stato

Aggiornamenti del 27 marzo 2020

Coronavirus: in casi eccezionali i Cantoni possono richiedere l’adozione di provvedimenti supplementari per un periodo limitato – Com. stampa Consiglio Federale e relativa Ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il coronavirus (COVID-19) (Deroga per Cantoni in particolari situazioni di pericolo)

Coronavirus: traslochi possibili nel rispetto delle prescrizioni dell’UFS – Com. stampa Consiglio Federale

Aggiornamenti del 25 marzo 2020

Coronavirus: le decisioni del Governo restano in vigore – Comunicato stampa del Consiglio di Stato

Coronavirus: ulteriori misure per sostenere l’economia – Comunicato stampa del Consiglio Federale

Misure dovute al coronavirus – Amministrazione federale delle contribuzioni

Aggiornamenti del 21 marzo 2020

Qui di seguito trovate i link alle decisioni del Consiglio federale del 20 marzo 2020 e del Consiglio di Stato ticinese del 21 marzo: ConfederazioneCantone.

Disposizioni delle Autorità del 17.3.2020

Misure del Consiglio di Stato

Disposizioni delle Autorità del 16.3.2020

Misure del Consiglio di Stato

Disposizioni delle Autorità del 14.3.2020

Lettera alle aziende – Misure del Consiglio di Stato

Disposizioni delle Autorità del 13.3.2020

Misure del Consiglio di Stato

Ritrovate l’articolo con tutti i dettagli aggiornati sulle informazioni per le aziende