Un contributo concreto per incrementare le qualifiche
Una riflessione del Direttore Cc-Ti Luca Albertoni relativa alla formazione continua ed alle possibilità che la Scuola Manageriale Cc-Ti offre, con il nuovo ciclo in partenza in settembre.

L’inchiesta congiunturale condotta annualmente dalla Cc-Ti ha evidenziato come anche in Ticino, in linea con quanto avviene nel resto della Svizzera, un grande numero di aziende lamenti la difficoltà di reperire manodopera qualificata, soprattutto nei settori industriali e artigianali. Come porre rimedio a questa situazione? Ovviamente non vi è una risposta univoca, perché la questione ha molte sfaccettature che dipendono anche dai vari settori e dalle tipologie aziendali. È però un fatto che favorire la formazione professionale, facilitando le condizioni di assunzione degli apprendisti e motivando più aziende a incrementare il loro impegno in questo ambito potrebbe dare una spinta decisiva. Ma purtroppo questo non basta. Tutto il sistema formativo svizzero è probabilmente chiamato a un cambiamento di paradigma per tenere il passo con le evoluzioni del mercato e quindi delle esigenze delle aziende. Ma attenzione, qualificato non per forza è sempre sinonimo di specializzato, per cui non si deve pensare solo alle professioni di carattere tecnico, come l’ambito ingegneristico, nel quale la carenza di personale qualificato è manifesta. “Qualificato” può essere anche inteso nel senso di conoscenze generali più ampie. Non è quindi un caso che come Cc-Ti lavoriamo intensamente sulla formazione continua, per mantenere aggiornati i dirigenti e tutto il personale delle aziende. E non è nemmeno causale il rafforzamento di quella che definiamo “Scuola manageriale”, un corso specifico di lunga durata che dà la possibilità di ottenere un diploma federale e che ha lo scopo di estendere le competenze dei dirigenti attuali e futuri nella gestione aziendale. Questo è un elemento-chiave per valorizzare le molte risorse umane di valore che vi sono nelle aziende ticinesi e garantire un ampio spettro di conoscenze, indispensabili per chi riveste funzioni di responsabilità. Un nostro contributo importante per un’imprenditoria di qualità.



“Il principale mercato per le aziende ticinesi e svizzere– spiega – è sicuramente l’Unione Europea che assolve oltre il 50% dell’export elvetico, con Germania, Francia e Italia ai primi posti. Per le singole nazioni a dominare sono gli USA che offrono delle grandi opportunità. Da non sottovalutare poi il mercato asiatico, con in testa la Cina che, contando 1,4 miliardi di abitanti, è una delle realtà più stimolanti e in piena espansione che attira molte aziende elvetiche”.

Il settore farmaceutico è risultato ancora decisivo per il territorio ticinese. In che modo potenziare maggiormente il settore, permettendogli di espandersi? 




Il prossimo 19 maggio saremo chiamati ad esprimerci sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA). Il pacchetto proposto fornisce una soluzione equilibrata a due problemi urgenti: la questione degli statuti fiscali speciali e il rafforzamento dell’AVS. Due temi estremamente importanti per i quali bisogna intervenire senza perder tempo. In merito alla parte fiscale del progetto, è previsto un adattamento del sistema d’imposizione delle aziende. Si andranno ad abolire i privilegi fiscali ad oggi in essere a favore di determinate categorie di società, in prevalenza a matrice internazionale, uniformando l’imposizione a carico di tutte le categorie di imprese. A seguito della crisi finanziaria del 2008, l’approccio verso la fiscalità delle imprese è infatti radicalmente cambiato a livello globale. Numerose pratiche fino ad allora ammesse, oggi non lo sono più e vanno modificate. Anche la Svizzera deve quindi adattare la propria fiscalità delle imprese: in caso di accettazione della riforma, tutte le aziende saranno come detto tassate con le stesse modalità, che ovviamente devono venire aggiornate. Attualmente le aziende internazionali che beneficiano di tassi d’imposizione agevolati rappresentano il 7% dei contribuenti, ma ben il 50% delle entrate dell’imposta sull’utile delle persone giuriche della Confederazione. L’apporto di queste società non si limita al contributo fiscale, esse forniscono infatti 150’000 posti di lavoro e creano un importante indotto che va mantenuto. Numerose PMI svizzere sono infatti controparti di queste grandi imprese e beneficiano della loro attività. Questa è la ragione per cui la proposta di riforma riconosce che un’abolizione tout court dei regimi fiscali speciali farebbe esplodere il carico fiscale di importanti aziende, che potrebbero decidere di delocalizzarsi. Di qui la necessità di abbassare le aliquote ordinarie in futuro che andranno applicate a tutti.
Certezza del diritto, rafforzamento delle condizioni quadro, difesa della libertà imprenditoriale: ecco cosa si aspetta il mondo economico dal nuovo Governo e dal nuovo Parlamento cantonale. Affinché si continui a lavorare per un Ticino, che può vantare un sistema produttivo dinamico e innovativo, di cui essere orgogliosi. Ci sono, indubbiamente, delle distorsioni che vanno corrette e dei problemi da risolvere. Ma ciò non può sminuire o svalorizzare un successo frutto del costante impegno dei nostri imprenditori che, anche in tempi difficili, hanno investito per salvaguardare la competitività delle aziende, e del forte senso di responsabilità dei loro dipendenti. Un’economia sana e in crescita che merita attenzione. È questa la premessa su cui ragionare per progettare il futuro di un Cantone che ha davanti a sé enormi potenzialità. Potendo contare anche su centri di eccellenza internazionali quali l’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale, il Centro Nazionale di calcolo scientifico, l’Istituto di Ricerche in biomedicina, l’USI, la SUPSI e sul nuovo polo tecnologico di UBS a Manno. Inoltre, da nord a sud i vanno schiudendo per il Ticino nuove opportunità, con l’adesione alla Greater Zurich Area e il possibile collegamento allo Switzerland Innovation Park Zurich, mentre a due passi da noi, a Milano, sta sorgendo il Mind, uno dei parchi scientifici più importanti d’Europa. Siamo di fronte ad un’occasione storica per la crescita del Cantone che non possiamo perdere. Abbiamo gli atout per una sfida vincente nei nuovi scenari prefigurati dall’economia digitale, a patto, però, che ci si scrolli di dosso quel masochismo cantonale che fa vedere tutto nero, che ci si liberi da pericolosi desideri di chiusura e si guardi con più fiducia alle nostre imprese. Come Cc-Ti non possiamo che rinnovare il nostro appello al dialogo e alla collaborazione tra aziende, sindacati, associazioni di categoria, politici e Governo per lavorare assieme su una visione concertata dello sviluppo del nostro Paese.