La Cc-Ti sostiene le Squadre sportive professionistiche ticinesi

In questo difficile momento storico, quale associazione-mantello dell’economia ticinese, la Cc-Ti si impegna a tutelare gli interessi di tutti i settori economici cantonali, delle relative associazioni di categoria e di tutte le aziende, siano esse piccole, medie o grandi.

Non fa eccezione l’ambito delle squadre sportive professionistiche ticinesi, vere e proprie aziende al pari di tutte le altre, purtroppo spesso considerate, a torto, come attività esclusivamente ludiche (e quindi poco necessarie) e legate alla realtà di pochi privilegiati dagli stipendi mirabolanti. La realtà è molto diversa, perché i Club, come detto, sono aziende, gestite e organizzate come ogni unità economica con costi, ricavi, stipendi, oneri sociali, dipendenti, fornitori, ecc.

Unità di intenti – Gruppo “SPorTI”

Lo sport professionistico, come tante altre attività economiche, è confrontato a una situazione finanziaria estremamente difficile. È pertanto fondamentale che anche esso, al di là di ogni genere di campanilismo, possa far valere i propri interessi in maniera strutturata e quindi più efficace.

Per questo, sotto l’egida della Cc-Ti, è stato costituito il Gruppo “SPorTI”, che raggruppa le squadre sportive professionistiche ticinesi membri della nostra associazione, ossia:

  • HC Ambrì Piotta, HC Lugano e Ticino Rockets per l’hockey su ghiaccio;
  • FC Lugano, FC Chiasso e Team Ticino per il calcio.

Si aggiungeranno a questo primo gruppo le società di pallacanestro Lugano Tigers e SAM Basket Massagno che hanno già aderito all’iniziativa.

Le cifre

Alcune cifre sono significative dell’importanza dei Club per l’economia cantonale, se osserviamo i numeri di hockey su ghiaccio e calcio della stagione 2018-2019, l’ultima giocata in modo completo:

  • 66 milioni di franchi di cifra d’affari
  • 440 collaboratori sotto contratto (indeterminato o determinato)
  • 350 collaboratori esterni
  • 1’200 fornitori esterni
  • 402’000 spettatori paganti
  • oltre 1’700 ragazzi e ragazze dei settori giovanili in formazione

L’azienda “sport ticino” è quindi un fattore economico fondamentale per il nostro territorio. Senza tenere conto dell’importante ruolo sociale svolto nell’offerta di svago e distrazione, elementi pure essenziali per superare momenti difficili come, per esempio, quelli che stiamo vivendo. Il solo surrogato televisivo non è sufficiente da questo punto di vista e nemmeno da quello finanziario. In effetti, il panorama sportivo elvetico differisce sostanzialmente da quello delle principali leghe internazionali, dove la maggior parte delle entrate è composta dai diritti televisivi e in misura minore dagli spettatori in presenza.

In Svizzera la situazione è esattamente all’opposto, perché l’incassato come diritti televisivi non si avvicina minimamente agli introiti legati alla vendita di biglietti, abbonamenti, all’accoglienza e alla ristorazione sui quali i campionati possono contare.

Le difficoltà attuali

L’incertezza regnante attualmente colpisce anche le squadre professionistiche in maniera pesante. Le limitazioni di pubblico (di fatto la principale fonte d’entrata di queste imprese) imposte nel contesto della pandemia hanno effetti devastanti perché hanno azzerato la fonte principale d’entrata. Limitazioni, va detto, decise malgrado i cospicui investimenti che i Club hanno affrontato, non senza sacrificio, per poter garantire degli adeguati piani di protezione, disponendo anche una capienza ridotta degli impianti sportivi e tutta una serie di misure di sicurezza che hanno dimostrato di poter far fronte alla situazione in modo ottimale.  

Le grandi difficoltà citate non hanno potuto passare inosservate a livello nazionale e il Consiglio Federale ha elaborato un pacchetto di aiuti di base che lasciano però margine anche al Cantone per un primo urgente intervento mirato. Questi interventi decisi a livello nazionale certificano e riconoscono l’importanza economica oltre che sociale dello sport professionistico.

Le richieste di sostegno

Pur consapevoli della grande complessità della situazione e delle esigenze di ogni settore, gli sport di squadra professionistici hanno un urgente bisogno di sostegno per potersi garantire l’esistenza, ma soprattutto le centinania di posti di lavoro e l’indotto che garantiscono anche alle altre aziende.

Si è pertanto chiesto al Consiglio di Stato di contribuire, tramite lo strumento del fondo Sport Toto, a ottenere le misure stanziate a livello nazionale, garantendo la copertura del 25% dei mezzi necessari per l’ottenimento del prestito. Questo metterebbe in condizioni di poter disporre di una base finanziaria indispensabile per fronteggiare le difficoltà che si sono ulteriormente acuite con le ultime disposizioni.

Si è pure evidenziata la necessità di valutare anche la possibilità di concedere degli aiuti a fondo perso, sul modello di quanto altri cantoni (ultimo in ordine di tempo Ginevra) stanno facendo per i settori che di fatto si trovano le attività bloccate in maniera totale o preponderante.

Attraverso la rete della Cc-Ti, questa iniziativa sarà a breve estesa a livello nazionale, con il coinvolgimento delle Camere di commercio e dell’industria degli altri cantoni, alle quali fanno capo le squadre professionistiche delle rispettive regioni. Attenzione particolare verso la nostra iniziativa è già stata manifestata in particolare dalle Camere di commercio e della Svizzera romanda.

“Sempre a difesa della libertà imprenditoriale”

L’intervista a Glauco Martinetti, Presidente Cc-Ti, sulle pagine della Cc-Ti sui quotidiani ticinesi (CdT e LaRegione) di oggi, 13 ottobre 2020

Glauco Martinetti lascerà la presidenza della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi (Cc-Ti) il 31 dicembre 2020. Dopo aver ricoperto questo ruolo per 5 anni, assumerà la direzione dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) dal 1° gennaio 2021. Di seguito le sue riflessioni prima dell’Assemblea generale ordinaria della Cc-Ti del prossimo 16 ottobre, durante la quale verrà nominato il suo successore.

La sua Presidenza ha coinciso con anni di grandi cambiamenti per la nostra economia: l’irrompere della digitalizzazione, la crescente diversificazione del tessuto produttivo e una più spiccata propensione all’innovazione. In che misura queste trasformazioni hanno coinvolto in un ruolo più incisivo e più esteso la Cc-Ti?

“La Cc-Ti, quale associazione-mantello dell’economia cantonale, è sempre stata in prima linea per cercare di comprendere tempestivamente i cambiamenti e le necessità dei nostri affiliati. Sulla digitalizzazione in questi anni abbiamo avuto un ruolo molto attivo per cercare di far crescere la cultura digitale nel mondo imprenditoriale. La diversificazione del nostro tessuto produttivo è un elemento che sottolineiamo sempre perché rappresenta un punto di forza della nostra economia, come ha dimostrato la buona resistenza del Ticino alle varie crisi dell’ultimo decennio. Per noi è sempre chiaramente una sfida, perché si tratta di far collimare gli interessi delle grandi aziende con quelli delle piccole, di coloro che sono orientati al mercato interno e chi invece esporta. Un ruolo non facile, ma nel quale ci siamo destreggiati bene, come testimonia l’ottimo rapporto con le associazioni di categoria che, pur mantenendo la loro totale indipendenza, possono contare sull’appoggio decisivo della Cc-Ti in molti ambiti”.

In Ticino questi sono stati anche gli anni degli attacchi più aggressivi alla libertà economica, proprio quando le imprese andavano maggiormente sostenute nel loro sforzo per innovare e restare competitive. Come spiega questo paradosso?

“Ci sono probabilmente diversi fattori alla base di questa preoccupante tendenza. Una misconoscenza di base del tessuto economico cantonale e una certa propensione statalista  della mentalità ticinese. Propensione acuita dalle forti trasformazioni dell’economia negli ultimi decenni. Paradossalmente l’economia ticinese oggi è molto più forte di venti anni fa, ma, purtroppo, la percezione del paese è diversa. Le strutture “di un tempo”, penso in particolare alle regie federali e anche alle banche, erano più visibili delle aziende “leader ” di oggi e quindi forse più rassicuranti. Ma i fatti e le cifre dimostrano che questa attuale economia è più solida”.

La Cc-Ti si batte da sempre per promuovere il dialogo tra le parti sociali e il mondo politico a favore della crescita del Paese, con un impegno condiviso nella realizzazione di quelle riforme essenziali al nostro Cantone. Molto spesso, però, su questa necessità prevalgono le contrapposizioni ideologiche e le posizioni preconcette che pregiudicano un confronto costruttivo. Si uscirà mai, e come, da questo meccanismo perverso?

“Purtroppo temo di no. Le posizioni mi sembrano troppo cristallizzate e non vi è umiltà di riconoscere che magari anche chi la pensa diversamente potrebbe avere ragione. Lo  dimostrano i dibattiti sui vari temi politici, sempre più vetrina per l’esposizione di convincimenti personali e ideologici, piuttosto che vere e proprie occasioni di confronto costruttivo. Un esempio? La Camera, anche grazie alle inchieste congiunturali presso le nostre aziende e alla rete di contatti con le altre camere svizzere, dispone di una quantità di dati che permettono una analisi chiara e oggettiva della situazione economica svizzera e ticinese in particolare: questi dati vengono semplicemente sempre ignorati o addirittura tacciati come sbagliati perché, con ogni probabilità, non ritenuti utili alla propria propaganda”.

In Ticino abbiamo tutte le qualità per tenere duro e superare anche questo momento molto difficile

La crisi del COVID-19 ha impresso un’ulteriore accelerazione a taluni cambiamenti strutturali del sistema economico. Quali saranno le principali sfide per il futuro?

“La situazione estrema del COVID-19 ha accelerato molti processi. Pensiamo solo al telelavoro, impensabile fino a qualche mese fa, ma diventato ormai usuale, se non addirittura imposto. Questo sta cambiando rapidamente molte dinamiche dell’economia e rappresenta anche uno dei tanti risvolti della trasformazione digitale. Questi sussulti e accelerazioni comportano anche un’accresciuta rapidità dei cambiamenti dei modelli di business, per cui le aziende sono chiamate a reagire rapidamente e in modo flessibile, senza inutili intralci burocratici. Molte attività si spostano in maniera molto facilee rapida, per cui ci vogliono soluzioni pragmatiche. Stiamo parlando di una vera e propria rivoluzione, che però il Ticino, come il resto della Svizzera, può affrontare con fiducia. A patto che si considerino le aziende come partner del territorio e non come un nemico da contrastare o cacciare. La sfida sarà riuscire a indirizzare tutti verso un riesame rapido delle proprie abitudini, delle proprie convinzioni, dei propri ritmi. Che lo vogliamo o no la società del futuro dovrà farsi trovare pronta e facilmente mutevole. Non per nulla è stato forgiato l’acronimo ‘VUCA’ per per indicare un ambiente complesso e incontrollabile, a complessità crescente (Volatility, Uncertainty, Complexity and Ambiguity), prerogative che descrivono il nostro momento storico”.

Nell ’ultimo decennio l’economia cantonale è cresciuta e si è consolidata, mostrando anche una notevole capacità d’innovazione e di resilienza. Ciononostante, nel dibattito pubblico si tende a parlare soprattutto delle cose che non vanno bene, di gravi problemi, che indubbiamente ci sono e vanno risolti, ma alla fine i risultati positivi non vengono comunque percepiti dalla pubblica opinione. Come spiegare questa “Schadenfreude ” che genera solo sfiducia?

“Il negativo fa audience, questo è purtroppo un fatto. Da qui purtroppo non si scappa. Non mi piace il gusto quasi sadico di alcuni media e della politica di mettere in evidenza solo le cose che non funzionano o che ritengono non funzionanti. Riproduzioni di istantanee distorte, certo a volte da emendare, ma certamente non rappresentative del mondo economico nella sua globalità. Oggi troppo pochi vogliono comprendere il sistema e penso che siamo, come ho già detto in altre occasioni, l’unica regione del mondo a giubilare della partenza  al nostro territorio di aziende rilevanti. Salvo poi accorgersi che lasciano il Ticino spesso aziende di grande valore in termini di posti di lavoro, prestigio e, non da ultimo, gettito fiscale”.

Con il voto del 27 settembre per la quinta volta il popolo ha detto sì agli accordi bilaterali con l’UE. Pensa che questa sia la volta buona per arrivare definitivamente a una posizione più propositiva nei rapporti con Bruxelles?

“Difficile dirlo, ma è un fatto che questa volta si è parlato non solo di libera circolazione ma dell’intero pacchetto di accordi bilaterali, con una maggiore visione e consapevolezza d’insieme. Auspico un incremento di coscienza generale  sull’importanza di poter disporre di un quadro giuridico stabile e affidabile. Questo dovrebbe, auspico, contribuire a una discussione maggiormente basata sui fatti e non solo sugli slogan”.

Nel momento di congedarsi dalla presidenza della Cc-Ti cosa si sente di dire ai nostri imprenditori?

“Che sono stato fiero di poterli rappresentare quale presidente della Cc-Ti e che, anche se sarò attivo in un altro contesto, continuerò a seguire da vicino l’imprenditoria ticinese. Che merita fiducia perché ci ha portato a raggiungere livelli in Svizzera impensabili fino a qualche tempo fa. È importante che gli imprenditori ticinesi non si lascino scoraggiare dal contesto politico generale che definire “ostile ” è un eufemismo. In Ticino abbiamo tutte le qualità per tenere duro e superare anche questo momento molto difficile. La Cc-Ti è dalla parte degli imprenditori e si batterà sempre in difesa della libertà imprenditoriale, caposaldo del nostro benessere”.  

Care imprenditrici, cari imprenditori, cari soci

Lo scritto di Glauco Martinetti, Presidente Cc-Ti, sull’ultima edizione di Ticino Business

Dopo cinque anni alla Presidenza della Camera, per motivi puramente professionali, alla fine di quest’anno lascerò il mio mandato. Durante l’Assemblea del prossimo 16 ottobre verrà infatti eletto il nuovo Presidente.

Questo quinquennio è stato un periodo intenso, molto arricchente sul piano umano e professionale. Poter vedere in un solo colpo d’occhio le numerosissime sfaccettature dell’economia ticinese vi assicuro che è affascinante. Perché appunto la nostra economia è estremamente variegata, non solo per dimensioni delle nostre aziende, ma proprio per i vari settori che la compongono. Questa sua caratteristica ne fa quindi, di fatto, un’economia di difficile comprensione, difficile da pronosticare, difficile da capire.  Ma dall’altro lato le dà una stabilità, una sicurezza e una resilienza molto interessanti.

In questo contesto quindi, dove le associazioni di categoria affiliate alla Cc-Ti sono ben quarantaquattro (dai banchieri ai piastrellisti), è quindi impossibile trovare la misura unica di sostegno, di rilancio, di aiuto. Molto più sovente è invece un insieme di misure e di attività che portano al successo. Per questo motivo l’indirizzo strategico scelto sotto la mia presidenza è stato quello di rafforzare la Camera quale interlocutore privilegiato dell’economia ticinese di fronte alle istituzioni sui temi generali.  L’ho ripetuto in ogni discorso assembleare: 

sui temi specifici settoriali è il settore economico stesso che deve poter improntare la sua linea strategica. Sui temi generali è invece la Camera che ha la miglior visione di insieme e che indirizza la via. Questo fatto impone alla Camera di avere però una cura particolare nell’improntare la comunicazione che deve essere giocoforza più istituzionale. La Camera è stata capace di raccogliere questa sfida e le numerose sollecitazioni dalle istituzioni ci attestano questo riconoscimento.

Il momento storico che stiamo vivendo è chiaramente molto particolare. Eppure non sto pensando al COVID-19 ed ai mesi passati.

Penso piuttosto alla quarta rivoluzione industriale che il COVID-19 sta implementando molto più velocemente di quanto pensassimo solo alcuni mesi fa. Parlo del nuovo modello di business che siamo chiamati a mettere in atto. È infatti evidente che ci stiamo proiettando a grande velocità su una nuova società: molto più smart, molto più green, molto più social.

Io stesso negli ultimi tre anni ho cambiato completamente il mio modo di operare: da innumerevoli viaggi in auto ho iniziato a usare il treno per ogni spostamento oltre Gottardo per poi passare ai vari Teams/Skype/Zoom durante la primavera 2020. Un guadagno di tempo, efficienza e sicurezza incalcolabile. Evidentemente questo è un piccolissimo esempio banale e non è che l’inizio: dobbiamo ripensare i nostri modelli di business, dobbiamo ripensare l’offerta per i nostri clienti, dobbiamo garantire il passaggio alla quarta rivoluzione industriale delle nostre aziende.  La compenetrazione tra mondo fisico-reale, digitale e biologico è arrivata.

Sono convinto che proprio in questo ambito il nostro Cantone, la nostra economia, le nostre aziende abbiano ancora molto da offrire.

Il Ticino, grazie a queste tecnologie, non è più la duplice periferia di Zurigo e di Milano ma è invece un luogo centrale ed equidistante molto interessante per fare azienda. È quel luogo che permette un ottimo equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, che negli ultimi 20 anni ha sviluppato un nuovo mondo accademico (USI, SUPSI), dove fare innovazione è diventato più facile (Innovation Park Ticino, Fondazione Agire), dove l’incontro di due culture (latina e germanica) determinano ottime conoscenze linguistiche, dove la spinta delle nuove tecnologie è diventata realtà in ambito farmaceutico/medicale/ricerca.

La grande sfida sarà piuttosto le problematiche sociali che potrebbero nascere da questo mondo sempre più veloce. Il potenziale di sconvolgimento del mercato del lavoro che rischia una vera scissione netta tra bassa competenza/basso stipendio e alta competenza/alto stipendio è purtroppo elevato.

Lascio quindi una Camera solida, con iniziative dinamiche proiettate al futuro, molto vicina alle aziende in particolare sul tema centrale della formazione. Una Camera che con toni pacati ma decisi ha sempre difeso a spada tratta i diritti delle imprenditrici e imprenditori di questo cantone, sicura che nel dialogo e nel raffronto aperto risieda il metodo per affrontare i problemi.

Al mio successore e a voi tutti i migliori auguri di pieno successo e soddisfazioni.

Al momento attuale una via senza alternative

Lo scritto di Glauco Martinetti, Presidente Cc-Ti

Gli accordi bilaterali con l’Unione Europea (UE) e la libera circolazione sono oggetto di discussioni molto accese. In parte comprensibili, visto che essi hanno generato importanti benefici economici per la Svizzera, ma anche effetti indesiderati sul mercato del lavoro. È sempre difficile stilare bilanci definitivi di costi e benefici, perché i parametri da tenere in considerazione sono molti, sebbene non vada dimenticato il principio fondamentale degli Accordi bilaterali che permettono l’accesso controllato al nostro più grande mercato di riferimento senza dover aderire all’UE, vantaggio non da poco. In sostanza, si facilita il nostro interscambio commerciale con l’UE è che è  pari ad un miliardo di franchi al giorno. Per quanto riguarda cifre concrete, è opportuno ricordare che il Consiglio federale nel 2015 aveva commissionato due studi per calcolare l’impatto economico di un’eventuale caduta dei bilaterali conclusi nel 1999. Entrambi gli studi concludono che tale caduta avrebbe degli effetti negativi importanti per l’economia svizzera. Stimano infatti che la nostra economia sull’arco di 20 anni subirebbe una contrazione di circa 500 miliardi di CHF, pari quindi a circa un intero PIL annuo nazionale. Questo è il valore economico generale dei bilaterali. Questo non vuol dire nascondersi dietro un dito e negare che le regioni di frontiera sono esposte più di altre a effetti negativi. A questo servono le misure di accompagnamento, di cui il Ticino ha fatto ampio uso, adottando numerosi contratti normali di lavoro che fissano dei parametri  salariali obbligatori.

La clausola ghigliottina

Immaginare che si possa abbattere la libera circolazione senza toccare gli altri accordi, essenziali per l’economia svizzera, è fuori luogo. La clausola ghigliottina, di cui taluni a torto negano l’esistenza e la portata, prevede che la disdetta dell’Accordo sulla libera circolazione avrebbe quale effetto automatico la caduta degli altri 6 accordi bilaterali conclusi con l’UE nel 1999 (trasporti terrestri, trasporto aereo, commercio prodotti agricoli, partecipazione al programma UE di ricerca, abolizione degli ostacoli tecnici al commercio, appalti
pubblici). La clausola ghigliottina è contenuta nell’art. 25 cpv.4 dell’accordo il cui testo recita: «I sette accordi di cui al paragrafo 1 cessano di applicarsi dopo sei mesi dal ricevimento della notifica relativa al mancato rinnovo di cui al paragrafo 2 o alla denuncia di cui al paragrafo 3». Il testo è inequivocabile e non lascia spazio a interpretazioni o altre acrobazie. La caduta degli Accordi bilaterali non dipende da eventuali disdette da parte dell’UE ma è una conseguenza giuridica automatica che non necessita di ulteriori atti formali da parte di nessuno.

Accordi bilaterali bis: Schengen e Dublino

Senza dimenticare che la caduta del primo pacchetto di Accordi bilaterali porrebbe seri problemi anche con gli Accordi di Schengen e Dublino che regolano la cooperazione in  materia di giustizia, polizia, visti e asilo, intese molto importanti non solo per la sicurezza interna della Svizzera ma anche per il turismo. In effetti, anche se i bilaterali bis (quelli conclusi successivamente, nel 2004), a differenza del primo pacchetto di accordi, non sono formalmente vincolati da alcuna clausola ghigliottina, cadrebbe anche la partecipazione della Svizzera al sistema di Schengen e a quello di Dublino, essendo la libera circolazione il pilastro su cui poggia questa nostra collaborazione. L’uscita della Svizzera dal sistema di Schengen trasformerebbe tutte le frontiere svizzere in frontiere esterne. Ciò significa che ogni persona in uscita dalla Svizzera verso lo spazio Schengen dovrebbe essere sistematicamente controllata nel senso che i relativi dati personali andrebbero inseriti nel sistema informatico di Schengen per le necessarie verifiche.

L’applicazione di tali controlli sistematici implica un evidente aumento delle colonne alle nostre dogane, come dimostrato qualche anno fa dalla Germania al valico di Basilea, con colonne di decine di chilometri che si sono formate proprio per permettere  di espletare queste formalità. Questo non sarebbe certo nell’interesse dell’economia e delle cittadine e dei  cittadini svizzeri.  È del resto uno degli elementi più preoccupanti anche per l’Inghilterra che giustamente teme l’intasamento insostenibile dei porti adibiti al trasporto di merci
via camion. Per quanto riguarda l’uscita della Svizzera dal sistema di Dublino, ciò significherebbe che la Svizzera diventerebbe l’unica alternativa in Europa per i richiedenti l’asilo. Oggi, grazie a Dublino, un richiedente ha diritto ad una sola procedura in tutto il continente. Tutti gli Stati che fanno parte del sistema sanno, grazie allo scambio di informazioni, se una persona ha già depositato una richiesta in un altro Stato e, su tale base, possono rifiutarsi di entrare nel merito di una seconda richiesta. Fuori dal sistema, la Svizzera sarebbe invece tenuta ad aprire un incarto per ogni procedura avviata sul nostro territorio. Facile immaginare che vi sarebbe un aumento esponenziale delle procedure di asilo nel nostro paese.

Quali alternative?

Esiste un piano B in caso di approvazione dell’iniziativa «Per un immigrazione moderata»? E quali sarebbero i margini negoziali per la Svizzera? Gli iniziativisti affermano che basterebbe rinegoziare con l’UE, sottintendendo che sarebbe come una passeggiata di salute. In realtà, se dovessero cadere gli Accordi bilaterali, il Consiglio federale dovrebbe  immaginarsi un piano C, in quanto va ricordato che gli accordi settoriali in vigore con l’UE rappresentano già un piano B, ossia l’opzione scelta dopo che nel dicembre del ’92 in
votazione popolare venne rifiutata l’adesione della Svizzera allo Spazio economico europeo (SEE). Caduta l’opzione SEE l’alternativa non poteva che essere bilaterale, come gli accordi che abbiamo poi concluso nel ’99, visto che  giustamente nessuno vuole l’adesione all’UE. Negoziare nuovi accordi sarebbe però un esercizio tutt’altro che scontato e più complesso rispetto al passato. Infatti per concludere i bilaterali in vigore fu necessario mettere d’accordo 15 Stati membri, che nel frattempo sono diventati ben 27. Inoltre sappiamo già che l’UE chiede, per poter concludere nuovi accordi, che la Svizzera sia disposta ad accettare la ripresa del diritto europeo futuro e la giurisdizione della Corte di Giustizia dell’UE, aspetti che gli attuali accordi non prevedono. In altre parole, sarebbe impossibile «portare a casa» degli accordi statici, come quelli che abbiamo già.

Gli insegnamenti della Brexit

Senza dimenticare che l’esperienza della Brexit, al di là dei trionfalismi di Boris Johnson, ci insegna che negoziare con un colosso come l’UE non è per nulla facile. Infatti l’Inghilterra con la Brexit ha liberamente deciso di uscire dall’UE e ora sta faticosamente tentando di negoziare con Bruxelles una collaborazione bilaterale, come quella che la Svizzera è riuscita ad ottenere negli anni ‘90. Noi la nostra Brexit l’abbiamo fatta nel 1992, non aderendo allo  SEE, e, quale alternativa, abbiamo sviluppato una rete di accordi bilaterali. Esattamente quello che vorrebbe ottenere Londra.  E non è detto che ci riesca. A mio parere vi sono elementi più che sufficienti per respingere l’iniziativa per un’immigrazione moderata, che in realtà mira a far cadere tutti gli Accordi bilaterali, con conseguente instabilità per molti anni ed effetti negativi per l’economia e quindi per tutta la popolazione svizzera.

In conclusione

La saggezza popolare ci ha lasciato una miriade di modi di dire semplici, ma che rappresentano bene la situazione attuale: «Chi troppo vuole nulla stringe, saltare dalla padella alla brace, si conosce quello che si lascia ma non quello che si trova, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino», solo  per citarne alcuni. Senza dimenticare che di solito prendere a pesci in faccia il cliente più importante non è mai una grande trovata. Tutto questo per dire che gli accordi  bilaterali nella loro totalità possono forse anche non piacere, ma che prima di proporre un annullamento completo del sistema (perché di fatto di questo si tratta) bisogna avere veramente dei motivi gravi e fondati. A mio modesto parere la situazione attuale è ben lungi da essere arrivata  a questo punto di criticità. Consiglio quindi di votare un NO ben ponderato a questa iniziativa. 

Glauco Martinetti al Lugano Living Lab

Il Presidente della Cc-Ti è stato ospite di un evento tenutosi lo scorso 21 agosto nel Parco Ciani a Lugano nell’ambito del LongLake Festival.

Nella suggestiva cornice del Parco Ciani a Lugano, anche Glauco Martinetti, Presidente della Cc-Ti, ha presenziato – quale ospite – all’evento “COVID, economia e prospettive future”, organizzato dalla Città di Lugano per “Lugano Living Lab”.

Il Presidente della Cc-Ti ha parlato di economia e di come il Ticino (e nello specifico le aziende) abbia risposto in modo pragmatico all’emergenza sanitaria data dal COVID-19. Glauco Martinetti ha sottolineato che il tessuto economico cantonale è ricco e sfaccettato. Questo dato porta poi al non poter fornire una risposta univoca alla domanda sugli effetti post- COVID-19 per tutti gli ambiti congiunturali.
I settori economici sono infatti colpiti in momenti e con intensità differenti.
La tenuta dell’economia finora è stata buona, ma occorre vedere cosa accadrà in futuro (già dal 4° trimestre 2020).

Nei vari cambiamenti in atto e in questo momento di transizione, emerge un dato chiaro che la pandemia ha accelerato: le modifiche nel modo di lavorare e nelle nostre abitudini sono una realtà, come il telelavoro e le diverse modalità di smart working.

I temi in evidenza

L’emergenza sanitaria legata alla diffusione del COVID-19 ha avuto forti ripercussioni non solo in termini di salute pubblica, ma anche di salute dell’economia. Tematiche quali la riduzione delle attività dovuta alla situazione sanitaria, lo stop durante il lockdown, il rallentamento della crescita del prodotto interno lordo, ecc. sono quindi determinanti ora per capire come ripartire in questo peculiare momento storico.

Alla serata sono intervenuti – oltre al Presidente Cc-Ti Glauco Martinetti -: Marco Borradori, Sindaco della città di Lugano; Fabio Bossi, Delegato alle relazioni economiche regionali della Banca nazionale svizzera; Marc Bros de Puechredon, Presidente della direzione generale di BAK Economics AG; Tyler Brûlé, Giornalista ed editore di Monocle; Bruno Giussani, Direttore europeo TED; Rico Maggi, Direttore dell’Istituto di Ricerche Economiche; Meg Pagani, Imprenditrice e fondatrice di Impacton.org; Lorenza Sommaruga; Presidente Federcommercio e Simona Zanette, CEO Hearst Digital.

È possibile visualizzare il dibattito sul canale Youtube di Lugano Living Lab, attraverso questo link.

FPSE

FPSE – la tua scuola per la formazione professionale superiore e continua nel ramo elettrico    

Insieme per progetti vincenti

Crediamo che valorizzare la nostra categoria professionale ci permetterà di tessere uno scambio qualitativamente superiore con le figure professionali non direttamente coinvolte nel campo elettrico, come ingegneri, architetti e tecnici. Per ambire alla qualità occorre consapevolezza e riconoscimento: siamo fieri di lavorare in questa direzione!

La FPSE è l’istituto di riferimento per la formazione professionale superiore e continua nel ramo elettrico, telematico e dell’automazione nella Svizzera italiana. Per aprirsi all’innovazione e al progresso tecnologico, la scuola intende ampliare l’offerta formativa, adeguando la proposta dei corsi alle esigenze del settore e del suo costante sviluppo.

Promuove, coordina e organizza corsi nell’ambito del ramo delle installazioni elettriche per la preparazione agli esami federali di formazione professionale (EP) e professionale superiore (EPS), oltre a formazione continua, seminari di aggiornamento e d’informazione, riconosciuti a livello cantonale e federale.

Esami professionali superiori EPS

Il massimo livello del concetto di formazione e perfezionamento dell’FPSE è l’esame professionale superiore con diploma federale. Gli elettricisti capo progetto hanno la possibilità di sostenere l’esame professionale superiore per diventare esperti in installazioni e sicurezza elettrica o in pianificazione. I telematici capo progetto che superano l’esame professionale superiore ottengono il titolo di telematici diplomati.

 Esami professionali EP

Proponiamo svariati percorsi formativi: elettricista capo progetto in installazione e sicurezza, o in pianificazione, capo progetto in automazione degli edifici e telematico capo progetto. Al termine dei corsi, gli studenti in possesso di due anni di esperienza lavorativa nel settore, potranno sottoporsi agli esami per l’ottenimento dell’attestato professionale.
Sempre in ambito elettrico, offriamo la possibilità di seguire la formazione e svolgere l’esame per diventare elettricisti capo squadra, pianificatori della luce, e altro ancora!

Formazione continua

Seguendo i nostri corsi di formazione continua, chi opera nel settore delle installazioni elettriche, delle telecomunicazioni, della demotica, oppure della telefonia VoIP, e altro ancora, può tenersi aggiornato, seguendo il progresso costante della tecnologia e delle normative!

Dal 2004, anno della sua costituzione l’FPSE, con i suoi concetti di qualità regolati dalla certificazione EduQua propone al suo interno corsi di aggiornamento o formazione per i propri docenti. In collaborazione con AIET aggiorna le aule di formazione con le ultime tecnologie didattiche. Un cenno particolare anche al livello pedagogico-didattico dell’insegnamento, prediligendo un metodo d’insegnamento attivo, basato sulla partecipazione concreta da parte dello studente, un’interazione costruttiva a più livelli con l’insegnate e con la materia.

 

Sul sito www.corsi-fpse.ch si trovano tutte le informazioni in merito alle nostre proposte formative, alla nostra missione e storia nonché al formulario per iscriversi ai corsi e al trattamento dei dati.

Dati di contatto:
Formazione professionale superiore e continua nel ramo elettrico, Via Santa Maria 27, 6596 Gordola, info@corsi-fpse.ch, www.corsi-fpse.ch

OCCT

L’OCCT – Ordine dei Commercialisti del Canton Ticino

Nel 1961 nasceva a Lugano l’Ordine dei Commercialisti del Canton Ticino (OCCT) da parte di 25 soci fondatori con una visione comune: affermarsi come liberi professionisti in un mondo che cambia propugnando lo sviluppo economico ed il progresso del Cantone, e soprattutto con l’intento di proteggere i clienti prima ancora che di salvaguardare l’interesse dell’Ordine o del singolo. L’OCCT, unica associazione professionale “ticinese”, ancora oggi continua a svolgere un ruolo importante sulla piazza finanziaria ticinese e si prefigge di tutelare la professione in tutti i suoi aspetti, a garanzia dei diritti della clientela, e di sostenere e promuovere l’attività dei propri associati. L’OCCT sin dall’inizio ha svolto un ruolo importante nell’introduzione e nella difesa della legge sui fiduciari a tutela della professionalità e della clientela, ha un codice di comportamento vincolante per i propri associati e un preciso regolamento sulla formazione. Organizza in collaborazione con la FTAF (Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari a cui l’OCCT è associata) corsi e seminari orientati alle esigenze dei propri associati e partecipa quale membro della commissione leggi della FTAF a numerosi procedure di consultazione cantonali e federali di interesse per la professione o per lo sviluppo economico del Cantone e della piazza finanziaria. Il quadro legislativo diventa più complesso con numerosi e importanti cambiamenti e le sfide sono da affrontare con crescente professionalità e aggiornamento. Il contesto normativo non è più di stabilità, ma di continuo cambiamento e crescente regolamentazione.
La burocrazia aumenta con costi di gestione e di struttura importanti. Formazione continua e efficienza sono parole chiave per chi intende investire sul medio – lungo periodo. L’attività dei commercialisti è stata toccata in maniera significativa, come tutta la piazza finanziaria svizzera, dalla svolta iniziata da una decina di anni verso la trasparenza fiscale culminata nel 2017 con l’avvento dello scambio automatico di informazioni. Questo impone nuovi standard e comportamenti,ma è una sfida che la categoria ha sicuramente affrontato e recepito dimostrandosi pronta per affrontare con fiducia il futuro. Sull’attività pesa anche l’incertezza derivante dal respingimento della riforma III dell’imposizione delle imprese, soprattutto in relazione all’imposizione delle società a tassazione speciali e delle holding, che genera insicurezza nelle aziende. In un mercato globale, un imposizione concorrenziale e la stabilità normativa sono elementi importanti per le aziende e i paesi confinanti e quelli a noi concorrenti si stanno muovendo con velocità e aggressività adattandosi più in fretta ai continui mutamenti degli standard internazionali.
Possono aderire all’OCCT i commercialisti domiciliati che esercitano nel Canton Ticino in modo indipendente o quali membri del CdA di società fiduciarie, in possesso di un titolo universitario svizzero, di un diploma federale di perito contabile/fiduciario/fiscale, di esperto in finanza e contabilità e che adempiono alle condizioni di ammissione.

Il Comitato è composto da Carlo Peduzzi (Cassiere), Cristina Maderni (Presidente), Patrizia Morosoli, Barbara Wicki (Segretaria) e Paolo Dermitzel.

Dati di contatto:
OCCT – Ordine dei Commercialisti del Canton Ticino, c/o Primafid di Cristina Maderni,
Via Peri 9 D, 6901 Lugano, segretariato@occt.ch, www.occt.ch

Ticinowine

L’interprofessione della vite e del vino con le sue commissioni è il punto forte della salvaguardia della viticoltura ticinese.

Ticino vitivinicolo

1’091 ettari vitati, circa 3’000 i viticoltori, in media 6 milioni di bottiglie prodotte annualmente, un’ottantina i vinificatori che producono almeno 5’000 bottiglie annue

L’IVVT

Cappello dell’intera filiera vitivinicola ticinese, l’Interprofessione nasce negli anni ‘90 e raggruppa tutte le associazione che ruotano attorno al nostro mondo vitivinicolo. La Federviti, che raggruppa una gran parte dei viticoltori, l’Asssociazione viticoltori vinificatori che, raggruppa una quarantina di produttori che vinificano le loro uve, la Cantina Sociale di Mendrisio, unica cooperativa del nostro Cantone e che vinifica il raccolto dei suoi 350 soci e, l’Associazione Negozianti di vino che vinificano circa il 60 % delle uve prodotte. All’Interprofessione, spettano i compiti di far convivere le realtà di produzione e di trasformazione, e tutto ciò che riguarda la parte amministrativa e a cui fanno capo le commissioni quali Ticinowine , DOC, fitofarmaci, vitigni e l’Associazione e vino e territorio Ticino.

Ticinowine

Sicuramente Ticinowine è la commissione dell’Interprofessione più conosciuta, visto che si occupa della promozione e dei rapporti coi media. Succeduta alla Proviti, uno dei primi uffici di promozione del vino al mondo, Ticinowine organizza eventi come Cantine aperte, degustazioni come la Presentazione dell’annata e Ticinowine Festival, la manifestazione annuale organizzata oltre Gottardo per far conoscere il gotha dei vini del Ticino e numerose collaborazioni con eventi che possano valorizzare i nostri vini. Complessivamente, anche quest’anno, Ticinowine ha promosso
una ventina e oltre di attività.

DOC Ticino, commissione degustazione e commissione vitigni

Con la creazione della DOC, nel 1997, il Cantone si è dotato di un disciplinare che regolamenta la sua produzione e ne garantisce il livello qualitativo. Oltre a verificare la correttezza delle diciture in
etichetta, questa commissione si occupa di gestire l’elenco degli imbottigliatori, e il registro fondiario delle aziende vitivinicole. Sono due le commissioni che si occupano di garantire il livello qualitativo della DOC: la commissione di degustazione, che si riunisce quattro volte all’anno per verificare l’idoneità dei vini in commercio sotto la denominazione Ticino DOC e la Commissione vitigni che, in collaborazione di Agroscope, studia e verifica il potenziale di nuovi vitigni che potrebbero, un domani, essere ammessi nell’elenco dei vitigni Ticino DOC.

Commissione fitofarmaci

Da anni l’Interprofessione, con ampia soddisfazione, monitora che i nostri vini siano sempre conformi. Ciò nonostante, l’Interprofessione ha deciso, visto anche i ripetuti tagli della Confederazione all’agricoltura di creare una commissione specifica che si occupi esclusivamente di questa problematica proprio perché i risultati fin qui ottenuti sono lusinghieri e parlano di un continuo impegno, voluto principalmente dai produttori, che per primi, desiderano coniugare la qualità dei propri prodotti a un uso responsabile dei fitofarmaci.

Casa del vino Ticino

Sicuramente il progetto di comunicazione più importante per l’intera filiera. Un centro di promozione del vino con annesso ristorante. Situato all’entrata sud del Parco Gole della Breggia, in un vecchio Mulino settecentesco si possono degustare i vini di circa 45 produttori per un totale di 250 etichette presenti. La Casa, oltre che fungere da luogo di ristoro con l’unico utilizzo di prodotti locali, organizza degustazioni, incontri con i produttori, ed è la nuova sede della Ticinowine.

Dati di contatto: 
Ticinowine, Via Ghitello 3, 6834 Morbio Inferiore, info@ticinowine.ch, www.ticinowine.ch

CATEF

Presentare la Camera Ticinese del l ’Economia Fondiaria – CATEF in poche righe non è facile, non da ultimo perché esiste da più di 50 anni, dagli anni ruggenti ai nostri tempi contraddistinti dall’esaurirsi dello slancio di fine secolo. Intanto coloro che la fondarono pensarono bene di allargare la tutela della proprietà fondiaria allo spazio di sostegno che la sostiene e la legittima. Parlare di proprietà non sempre raccoglie l’applauso ma è indubbio che con il diffondersi della proprietà istituzionale, quindi non attribuita da qualche signorotto, si sia creato un caposaldo della democrazia ed un bel contributo alla libertà. E non per nulla la proprietà è inserita come diritto fondamentale sia nella Costituzione federale che in quella cantonale. Tutto quanto premesso ci risulta più facile presentare la Camera Ticinese dell’Economia Fondiaria. Non si occupa quindi solo della proprietà, e di riflesso delle legittime ambizioni dei proprietari – fra l’altro proprietari se ci è permesso il riutilizzo del termine della CATEF stessa – ma di tutte le condizioni quadro che ne orientano i valori, il rispetto e l’utilizzo. Senza beatificare più del tanto l’economia fondiaria, è sempre bene ricordare che in qualità di sorgente per l’erario al quale fornisce mezzi sostanziosi e ricorrenti, è una fonte di lavoro formidabile. Si pensi alla creazione ed alla manutenzione della sostanza, alla gestione della stessa e quant’altro. Una miriade di professionisti! Per quanto riguarda la sostanza considerando la TUI (tassa sugli utili immobiliari), le tasse di registrazioni, il reddito diretto e fittizio, l’imposizione della sostanza stessa, la fiscalizzazione della produzione (dallo scavo alle cassette della posta)… Stiamo parlando di oltre trecento milioni di tasse e di balzelli vari. Non da ultimo va ricordata la funzione previdenziale del bene immobiliare per il singolo e per le casse pensioni nel cui portafoglio il bene immobiliare incide mediamente in misura del 20% assicurando introiti mensili. Più di un motivo quindi per affiancare alla consulenza per il socio un’attività diffusa a favore della sostanza tout-court. La CATEF partecipa alle procedure di consultazione, appoggia iniziative, sensibilizza il politico con contributi di cui si assume la paternità, si posiziona come partner affidabile. Insomma a supporto del proprio impegno a favore del risparmio minuto od allargato ci mette anche la faccia! Abbiamo menzionato la consulenza quasi in modo dovuto, una sorta di accenno! Ora recuperiamo ricordando che alla CATEF la consulenza per i soci è assicurata da tre giuriste a tempo pieno, consulenza che non invade volutamente la consulenza di altri professionisti. Per farla breve non è una sorta di fiduciaria come alcune consorelle d’oltre Gottardo.
La CATEF è strutturata su 5 sezioni autonome ed è condotta dal profilo strategico dal Presidente in sintonia con il Consiglio Direttivo. Il Segretariato dell’associazione ha sede a Lugano, in Via Trevano 39 ed è affidato alla Segretaria Cantonale a cui competono la formazione, l’interpretazione del diritto e della relativa giurisprudenza, la consulenza ai soci, il supporto alle procedure di consultazione e beninteso la gestione corrente. Con queste poche righe abbiamo cercato di presentare la nostra associazione, socia convinta della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi che fra l’altro ci ospita con questo breve contributo, confidando di aver suscitato l’interesse per convincere altri proprietari ad affidarci la tutela dei loro interessi.

Dati di contatto:  
Camera Ticinese Economia Fondiaria, via Trevano 39, Casella Postale 4137, 6904 Lugano, Tel. 091 972 91 71,  info@catef.ch, www.catef.ch

EXPERTsuisse

EXPERTsuisse: l’associazione di esperti contabili, fiscali e fiduciari

EXPERTsuisse, quale associazione di esperti contabili, fiscali e fiduciari forma, sostiene e rappresenta i propri esperti con diploma federale. Da oltre 90 anni EXPERTsuisse tiene fede al proprio impegno a favore dell’economia, della società e della politica. Sono membri di EXPERTsuisse circa 6’000 esperti contabili, fiscali e fiduciari con diploma federale, nonché circa 850 imprese (per un totale di quasi 15’000 collaboratori) sotto la guida di questi esperti. I nostri associati assistono imprese che complessivamente realizzano ben oltre i due terzi della performance economica svizzera.

Esperti della professione

I nostri membri beneficiano di una consulenza tecnica consolidata, che ricevono tramite pubblicazioni aggiornate e strumenti di lavoro mirati o mediante risposte a domande specifiche della prassi quotidiana. Tutti i nostri associati vantano inoltre una solida formazione e si impegnano a seguire assiduamente corsi di formazione continua.

Presenza locale

In qualità di associazione svizzera di esperti teniamo fede ai nostri impegni sull’interno territorio nazionale. Le 13 sezioni, tra cui EXPERTsuisse – Sezionedella Svizzera italiana, ci consentono di assicurare un collegamento diretto con associazioni, autorità e membri locali.

Responsabilmente affidabile

Come associazione di esperti contabili, fiscali e fiduciari la nostra massima è: individuare con tempestività le esigenze e le necessità, contribuendo attivamente al buon funzionamento dell’economia.

La nostra missione

La nostra missione quale associazione di esperti è composta dagli elementi seguenti:

  • Trasformazione delle conoscenze professionali generate da EXPERTsuisse in strumenti pratici per vari destinatari – membri, nuove leve nonché personalità chiave dell’economia, dell’amministrazione e della politica;
  • Promozione delle nuove leve affinché diventino esperti contabili, fiscali e fiduciari e integrazione di questi neo diplomati nell’organizzazione e nelle attività di EXPERTsuisse;
  • Sviluppo continuo del campo della contabilità, della revisione, della fiscalità e della consulenza economica tramite contributi ai processi decisionali nell’ambito dell’economia, dell’amministrazione e della politica;
  • Accompagnamento dei membri individuali nella loro formazione e nel loro percorso professionale tramite prestazioni di sostegno (conferenze/ seminari, pubblicazioni, strumenti pratici) assicurando così la rilevanza e la reputazione della professione in modo duraturo;
  • Sostegno delle piccole, medie e grandi imprese associate nella promozione delle loro prestazioni (marchio di qualità «Membro di EXPERTsuisse») e nella fornitura delle loro prestazioni attraverso una rappresentanza degli interessi proattiva, fondata e orientata al futuro.
Dati di contatto: 
EXPERTsuisse Sezione della Svizzera Italiana, c/o Sandro Prosperi, Presidente Via Maderno 9,
6901 Lugano, sezione-svizzera-italiana@expertsuisse.ch, www.expertsuisse.ch