La Corporate Social Responsibility

Tra le differenti attività sostenute o svolte direttamente dalla Cc-Ti ve ne sono alcune, forse meno conosciute, che rientrano nella sfera degli esercizi della “Corporate Social Responsibility – CSR” o “RSI – Responsabilità sociale delle imprese”.

Si tratta dello sviluppo di progetti a carattere sociale, formativo o ambientale, disegnati per interagire tra i diversi settori. Vogliamo valorizzare e presentare tale importante risorsa che, a nostro avviso, ricopre un’importanza umana fondamentale nella vita delle aziende, identificando e implementando strategie sociali di rilievo.

“Sostenibilità” è un concetto che si è ormai diventato di uso corrente nella vita quotidiana, così come nel lessico imprenditoriale. Oggi parliamo di ‘responsabilità sociale’, concetto ampio che include 3 assi di azione: l’ambito ambientale, il benessere economico e quello sociale delle aziende.

Una definizione

 La Corporate Social Responsibility concerne trasversalmente le diverse attività imprenditoriali.

A seguito di un processo interdipartimentale guidato dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) nel 2015, il Consiglio Federale ha approvato un documento condiviso con i rappresentanti di tutti i gruppi d´interesse sulla responsabilità sociale d’impresa, che la definisce come “la manifestazione della volontà delle imprese di gestire l’impatto sociale e ambientale delle loro attività”.

Per la Confederazione rappresenta un contributo alle aziende sullo sviluppo sostenibile e si propone un duplice scopo:

  • informare le aziende sugli obiettivi e sulle aspettative della Confederazione in materia di RSI;
  • offrire una panoramica delle attività di RSI presenti e future a livello federale.

La CSR abbraccia un’ampia varietà di concetti che il management deve imparare a considerare: dalle condizioni di lavoro ai diritti umani, dall’ambiente alla prevenzione della corruzione, inclusi la corporate governance, le pari opportunità, l’integrazione professionale, gli interessi dei consumatori, la fiscalità, ecc..

La responsabilità delle imprese indica alle imprese una strategia produttiva e commerciale responsabile, sia dal profilo sociale che da quello della crescita economica sostenibile, al fine di assicurare anche alle loro stesse attività maggiore stabilità e durata nel tempo.

Sostenere la CSR nella collaborazione sociale

La Cc-Ti si attiva da anni in questo ambito a 360 gradi. Riteniamo importante informarvi dei tanti progetti di sostegno diversificati che la Cc-Ti appoggia, insieme ad altri partner.

La Cc-Ti…

& IAS (Istituto delle Assicurazioni Sociali) con il progetto Agiamo insieme da ormai sette anni, volto a favorire il mantenimento o reinserimento sul posto di lavoro per persone che hanno subito un caso di invalidità. Da notare il reinserimento di quattro apprendisti in AI, mediato dall’associazione ARAF, della quale la Cc-Ti ha la presidenza.

& Pro Infirmis per il progetto InAzienda che si prefigge la creazione di posti di lavoro aggiuntivi in aziende presenti sul territorio del Ticino e Moesano.

& Centro Abitativo Ricreativo e di Lavoro (CARL). Un centro di osservazione di attuazione di provvedimenti di reinserimento professionale.

&  il gruppo operativo CSR, coordinato dal DFE, dove è parte integrante del Programma di attuazione 2016-2019 della politica economica regionale (PER) e delle misure previste dalla rinnovata legge per l’innovazione economica (LInn).

& Piattaforma conciliabilità lavoro-famiglia. Insieme ad AITI, Pro Familia ed Equi-lab partecipa al Gruppo coordinamento implementazione delle misure sociali previste dalla “Riforma cantonale fiscale e sociale“.

& l’evento Prokilowatt (annuale) e collabora con SvizzeraEnergia nella diffusione di bestpratices sull’efficienza energetica.

& formazione professionale, agendo su più livelli:

  • con i ragazzi delle scuole medie e il progetto LIFT (incontro tra scuole e imprese nella regione avvicinando queste due realtà a beneficio di entrambe) e
  • con Espoprofessioni (la fiera delle professioni, organizzata insieme alla Divisione della formazione professionale, la SEFRI e l’UAE).

& sottoscrivendo un accordo insieme a SUVA e a IAS per favorire la reintegrazione professionale.

& Transfair, per la diffusione di mamagenda, uno strumento volto a facilitare la gestione della maternità in azienda

Numerose le attività nell’ambito della sostenibilità economica, sociale e ambientale, con un rapporto triennale di valutazione interno sulla sostenibilità della Cc-Ti, eventi mirati e corsi dedicati.

Annoveriamo la collaborazione nella creazione di un CAS universitario sulla sostenibilità nel settore tessile realizzato con SUPSI, DTI, STV Zurigo e Ticinomoda.
La collaborazione con la rinomata società di certificazione Quantis che promuove la sostenibilità presso le aziende.

La Cc-Ti è sempre a disposizione delle aziende e delle associazioni di categoria associate per consulenze mirate in ambito CSR, con indicazioni sui vari contributi messi a disposizione dallo Stato. All’interno della nostra struttura vi è una persona con la funzione di CSR Manager che è a disposizione per ogni genere di informazione sul tema e per lo sviluppo di progetti concreti.

Efficienza nei processi aziendali. Ancora carta?

In Svizzera vengono (ancora) prodotte 800 milioni di fatture cartacee all’anno. Nell’era della trasformazione digitale, la contraddizione è più che mai evidente. Colpa di processi aziendali acquisiti e spesso difficili da ridisegnare. Ma ci conviene ancora rimandare il cambiamento?

Nel pieno della trasformazione digitale, molte organizzazioni vivono ancora anacronistiche contraddizioni in grado di annullare qualsiasi sforzo futuristico. Partiamo dai processi aziendali: mentre le start-up partono dall’indubbio vantaggio di poterli (e spesso doverli) disegnare da zero, le organizzazioni consolidate talvolta sembrano legate a schemi, attitudini e abitudini che rischiano di rallentare, se non bloccare, il difficile guado verso l’efficienza. A titolo di esempio, basti pensare che in Svizzera vengono ancora prodotte 800 milioni di fatture cartacee all’anno. Nate da un gestionale, riprodotte su carta e reintrodotte in un altro gestionale a costi esorbitanti. La semplice migrazione verso soluzioni di e-invoicing permetterebbe un risparmio fino a poco più di 20 CHF per fattura, per un potenziale di risparmio totale che supera i 16 Miliardi di Franchi. Ma gli effetti di un processo digitalizzato, potrebbero portare il risparmio a cifre decisamente superiori; la fattura elettronica sarebbe infatti il primo passo verso la semplificazione dei processi approvativi, velocizzando i tempi di pagamento e limitando drasticamente attività poco produttive, come la riconciliazione dei pagamenti con fatture e relativi ordini d’acquisto, fino all’archiviazione.

L’efficienza dei processi spesso trova un ostacolo nella validità legale di alcune tipologie di documenti. L’idea che una firma autografa sia un passaggio obbligato nel conferire piena legalità ad un documento, sembra scoraggiare qualsiasi tentativo di ottimizzazione. È vero solo in parte; se il Canton Ticino spende ancora più di 8 Milioni di Franchi in francobolli, lo si deve all’attuale assetto legislativo, che impone l’uso della posta raccomandata per talune comunicazioni. Nondimeno, già oggi è possibile firmare digitalmente documenti con carattere legale probatorio. Grazie alla Legge Federale sui servizi di certificazione nel campo della firma elettronica e di altre applicazioni di certificati digitali e l’Ordinanza sulla tenuta e la conservazione dei libri di commercio consentono la gestione legalmente valida (firme incluse) dei documenti elettronici. Anche in mobilità.

Se è così semplice digitalizzare documenti, anche preservando il loro valore legale, come si spiega allora l’apparente pervicacia con cui molte organizzazioni rimangono attaccate al supporto cartaceo? Nella maggior parte dei casi, la sfida maggiore e di conseguenza l’ostacolo apparentemente invalicabile, è rappresentato dalla necessità di ridisegnare completamente i processi. Un passo che comporta necessariamente investimenti. Più grande e complessa è l’organizzazione, maggiore sarà l’ampiezza dell’impatto determinato dalla reingegnerizzazione dei processi, spesso resi complicati da aggiunte e personalizzazioni accumulate in anni di crescita del business. In alcuni casi, una possibile soluzione è offerta dagli standard di processo ed eventualmente dai servizi BPO (business process outsourcing) ma attenti alle integrazioni. I sistemi aziendali e del provider devono poter parlare la stessa lingua. Sembra una banalità, ma spesso è proprio qui che si nascondono nuove inefficienze.

Testo redatto da
Carlo Secchi, Sales Director Swisscom (Svizzera) SA Enterprise Customers, Bellinzona

Ridotte di 1,5 volte le emissioni annuali del Canton Ticino

Le 3852 imprese che, in collaborazione con l’Agenzia dell’energia per l’economia (AEnEC) hanno sottoscritto un accordo sugli obiettivi con la Confederazione, risparmiano grazie alle misure applicate dal 2001 circa 2,3 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.

Se n’è parlato nell’evento del 26 marzo 2019, tenutosi presso l’Hotel de la Paix a Lugano, organizzato dall’Agenzia dell’energia per l’economia (AEnEC) in collaborazione con Cc-Ti e AITI.

Un risparmio di 2,3 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, dal 2001. In altri termini questo equivale a 1,5 volte le emissioni annuali di CO2 del Canton Ticino. Dal canto loro le associazioni economiche cantonali – la Cc-Ti e l’AITI – sottolineano questi risultati che dimostrano che l’efficienza energetica e investimenti redditizi vanno di pari passo.

Le 3852 imprese che partecipano al sistema di gestione dell’energia dell’AEnEC e che hanno sottoscritto un accordo sugli obiettivi con la Confederazione,  implementano ogni anno nuove misure che portano a riduzioni delle emissioni. Questo anche nel Canton Ticino. Qui partecipano al sistema di gestione dell’energia dell’AEnEC 309 stabilimenti, 125 dei quali sono grandi consumatori. Secondo la legge cantonale queste sono imprese con un consumo di elettricità superiore a 0.5 gigawattora o un consumo di calore superiore a 5 gigawattora. Insieme, gli stabilimenti in Canton Ticino hanno risparmiato l’anno scorso 7300  tonnellate di CO2 e 55’500 megawattora di energia e ridotto la loro intensità di CO2 all’88.4% – circa 7 punti percentuali in più di quanto concordato. Inoltre le strutture hanno aumentato la loro efficienza energetica a 107.5 percento, ciò che equivale ad un risparmio di 5 milioni di franchi.

A livello svizzero, le 3852 imprese hanno implementato nel solo 2017 misure che comportano una riduzione di oltre 80’000 tonnellate di CO2. Calcolato sul periodo attuale, dal 2013 questo corrisponde a 0.5 milioni di tonnellate di CO2, che equivalgono alle emissioni per il riscaldamento di circa 100’000 case unifamiliari. Dal 2001 queste  imprese risparmiamo attraverso le misure implementate 2,3 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Anche in termini di consumo elettrico i risultati sono rilevanti: insieme le imprese hanno risparmiato nel solo 2017 1’129’000 megawattora, il consumo annuale di elettricità della Citta di Berna.

“Queste cifre sono molto significative” ha affermato Luca Albertoni, Direttore della Camera di commercio, dell’industria, dei servizi e dell’artigianato del Canton Ticino e “dimostrano una volta per tutte che gli obiettivi di protezione del clima non sono in contraddizione con misure efficienti dal punto di vista economico”. Anche Stefano Modenini, Direttore dell’Associazione industrie ticinesi valorizza l’impegno di molti associati indicando che “la tematica relativa alla riduzione dei consumi è molto presente nella cultura delle imprese. Di questo va tenuto conto anche nei dibattiti politici in corso a livello federale. Le misure dell’AEnEC hanno dimostrato ampio successo e dunque il carattere volontario di questi strumenti va mantenuto anche in futuro”.

A proposito di AEnEC

Dai 2001 l’AEnEC offre – rispettando la neutralità dei vettori energetici e dei prodotti – un servizio chiavi in mano per la gestione energetica per grandi e piccole imprese in tutta la Svizzera. Al centro dell’attenzione vi è il potenziale di risparmio di ogni singola impresa e l’economicità nell’applicazione delle misure. Gli accordi sugli obiettivi che le imprese, con il sostegno dell’AEnEC, concludono con la Confederazione riguardano la riduzione di emissioni di CO2 e del consumo di elettricità. Se le imprese raggiungono i loro obiettivi, possono farsi rimborsare la tassa sul CO2 e rimangono competitive a livello internazionale – un meccanismo che funziona e viene replicato addirittura all’estero. Quanto funzioni lo dimostrano le impressionanti cifre relative ai risparmi energetici. Le cifre per il 2018 saranno disponibili a partire da giugno 2019.

L’evento nei media

 

Protezione del clima ed efficienza energetica: dall’economia per l’economia

L’Agenzia dell’energia per l’economia (AEnEC) in collaborazione con Cc-Ti e AITI è lieta di invitarvi a questa conferenza che si terrà Martedì 26 marzo 2019, dalle ore 17.00, presso l’Hotel de la Paix

Programma

  • Dalle 16.30 Caffè di benvenuto

 

  • 17.00 Saluto e benvenuto
    Stefano Modenini, Direttore Associazione Industrie Ticinese (AITI)

 

  • 17.15 Una collaborazione pubblico-privato vincente
    Claudio Zali, Consigliere di Stato, Direttore del Dipartimento del territorio

 

  • 17.30 L’AEnEC: visione e missioni
    Jacqueline Jacob, Direttrice AEnEC

 

  • 17.40 I modelli dell’AEnEC: coniugare economia e ambiente
    Walter Bisang, Consulente AEnEC nella Svizzera italiana

 

  • 18.00 Investire nell’ambiente e risparmiare risorse è possibile
    Glauco Martinetti, Direttore Rapelli SA Bruno Guidotti, Direttore Forbo-Giubiasco SA

 

  • 18.20 Conclusioni
    Luca Albertoni, Direttore Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti)

 

Al termine Aperitivo

Per ulteriori informazioni, è possibile scaricare il flyer informativo. Per iscrizioni compilare il formulario al seguente link web entro il 22 marzo.

 

Il volto umano delle aziende ticinesi

Con “Agiamo Insieme 2019” siamo tornati a parlare di sostenibilità, di sensibilizzazione e di reinserimento professionale.

Giunta alla 7° edizione, Agiamo Insieme (tenutasi il 19 febbraio dalle ore 16:30 presso l’Auditorium Banca Stato a Bellinzona), è nata dalla collaborazione fra la  Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino e l’Ufficio dell’assicurazione invalidità.

Si è trattato di un momento di riflessione, che ha sottolineato la propositività delle aziende attive in Ticino, con esempi sempre nuovi e storie differenti. Sono state celebrate le aziende che hanno permesso il reinserimento professionale di persone lese nella loro salute, dimostrando grande virtuosità e sostenibilità, ma anche e soprattutto il volto umano dell’economia, fatta di persone che si raccontano. Emozioni, sorrisi, lacrime: una festa narrata attraverso testimonianze e aneddoti. I successi delle aziende sono composti anche dai propri collaboratori. L’occasione è stata rilevante anche per sottolineare la collaborazione fra Stato ed economia, che si conferma forte, attiva e vincente.

Moderato da Julie Arlin, l’evento ha visto fra i relatori Paolo Beltraminelli, Consigliere di Stato e Direttore del DSS, e Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti e Sergio Montorfani, Direttore IAS. Ospite  d’onore della serata è stato Massimo Turuani, Presidente Società Mastri-Panettieri-Pasticcieri-Confettieri (SMPPC) del Canton Ticino.

Conosciamo meglio le aziende premiate

  • Luca Castelli SA, Rappresentante: Alessandro Castelli, Responsabile Marketing

L’evento nei media

Sulla scia del cambiamento

La nostra inchiesta congiunturale 2018/2019 è stata lo spunto per approfondire alcuni aspetti a cui la Cc-Ti dedica peculiare attenzione. Analizziamo meglio allora qualcuno di essi, con delle interviste mirate a rappresentanti di settori differenti. Nella prima intervista parliamo con Stefano Gazzaniga, Vicedirettore viscom Svizzera.

Maestri della comunicazione grafica e tipografica. Viscom forma giovani e opera nella sostenibilità con progetti dedicati. Come si abbinano questi due aspetti sempre più predominanti?

Quale industria grafica da sempre abbiamo un occhio di riguardo per la salvaguardia ambientale, dovuto anche all’utilizzo quotidiano di carta, cartone e affini. Intraprendiamo molteplici misure nel campo dell’ecologia. In questo contesto viscom offre ai propri affiliati servizi di vario genere, quali Myclimate, certificazione FSC, ISO14000, ecc.. Parte importante nel nostro core business sono la formazione e il perfezionamento professionale, dove nelle diverse ordinanze figurano i molti obiettivi che i ragazzi in formazione devono raggiungere in ambito ambientale.

Quali effetti portano le trasformazioni tecnologiche nel vostro comparto?

Fino a poco tempo fa alla tipografia bastava essere innovativa nei macchinari, ma oggigiorno ciò non è più sufficiente. Il nostro settore deve ancora riuscire ad automatizzare i vari processi produttivi per essere competitivo e nuovamente attrattivo. Al nostro interno abbiamo adattato, nella formazione, i profili vigenti ai mutamenti in atto. L’azienda più vincente e innovativa sul mercato è quella con la migliore rete di contatti e con dei partner innovativi che le permettono di offrire al proprio cliente il prodotto giusto al momento giusto e al prezzo giusto. Chi riesce a fare questo business è un’azienda tecnologicamente innovativa.

Compasso: la rete di supporto per l’integrazione professionale in azienda

Si parla di integrazione professionale in azienda nell’evento organizzato per il prossimo 21 febbraio, dalla Cc-Ti insieme a Compasso,  l’Unione svizzera degli imprenditori, ed AITI.

La rete di supporto per l’integrazione professionale in azienda

Giovedì 21 febbraio 2019 a Lugano presso l’Hotel Pestalozzi (Piazza Indipendenza 9, Lugano), dalle ore 15.45, si terrà un evento che mira a parlare e potenziare rinnovati dialoghi sull’integrazione professionale. Il tutto è sviluppato da Compasso – un ente che si dedica alle questioni dell’integrazione professionale, rispettivamente all’interazione tra le imprese, le persone interessate, l’AI, la SUVA, le casse pensioni e gli assicuratori privati -, in stretta collaborazione con la Cc-Ti, l’Unione svizzera degli imprenditori, ed AITI. 

Si parlerà di integrazione professionale con ampie riflessioni su come affrontare le sfide che si presentano oggigiorno. Durante l’incontro, verranno anche affrontati i temi de «l’integrazione dei giovani con problemi di salute» e saranno presentati i risultati delle analisi di Compasso nel 2018.

Il programma previsto:

15. 45 Caffè di benvenuto

16.00 Benvenuto
Martin Kaiser, Presidente di Compasso; Fabio Regazzi, Consigliere nazionale e membro di Comitato USI; Stefano Modenini, Direttore AITI e Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti

16.15 Compasso: La rete unica per gli imprenditori e i loro partner a proposito di integrazione professionale

Martin Kaiser, Presidente di Compasso

16.50 Profilo d’integrazione basato sulle risorse: Prime esperienze – prospettive

Flavia Hächler, case manager FFS, Regione Ticino; Roberto Dotti, Direttore SUVA Bellinzona e Monica Maestri, Capoufficio, Ufficio dell’AI

17.20 Conclusione e sintesi

Martin Kaiser, Presidente di Compasso

17.30 Aperitivo e networking

È richiesta l’iscrizione entro il 11 febbraio 2019 a questo link.

Organizzatori dell’evento

Agiamo Insieme 2019

La consueta manifestazione, che suggella la collaborazione tra Cc-Ti e Ufficio dell’assicurazione invalidità, si terrà il 19 febbraio 2019

Anche quest’anno con “Agiamo Insieme” riproponiamo un momento di riflessione, ormai divenuto una bella consuetudine, che valorizza il lato umano delle aziende attive in Ticino.

Questo evento annuale è diventata una festa dove si racconta il percorso di reinserimento nei posti di lavoro delle persone lese nella loro salute. Si celebrano, attraverso testimonianze e aneddoti (non senza emozioni), i successi delle aziende e dei propri collaboratori che, con rimarchevole impegno in ambito professionale, evidenziano quanto la collaborazione fra Stato ed economia sia forte, attiva e vincente.

La manifestazione si tiene il 19 febbraio 2019 dalle ore 16:30 presso l’Auditorium Banca Stato a Bellinzona.

Il programma prevede

Dalle ore 16:30 Accoglienza degli ospiti
Ore 17:00 con la moderazione di Julie Arlin, interverranno Paolo Beltraminelli, Consigliere di Stato, Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti e Sergio Montorfani, Direttore IAS

Aziende premiate

  • ABB Power Protection SA, Rappresentante: Michele Sargenti, Direttore
  • Chiesa Bus SA, Rappresentante: Flavio Chiesa, Direttore
  • Luca Castelli SA, Rappresentante: Alessandro Castelli, Responsabile Marketing

Ospite d’onore della serata: Massimo Turuani, Presidente Società Mastri-Panettieri-Pasticcieri-Confettieri (SMPPC) del Canton Ticino

Seguirà aperitivo

Per le iscrizioni, è possibile scaricare il flyer informativo, che contiene il tagliando d’iscrizione. Lo stesso è da ritornare entro lunedì 11 febbraio 2019, via posta elettronica all’indirizzo e-mail indicato o telefonicamente al numero +41 91 821 93 50. Vista la capienza limitata della sala, le iscrizioni verranno prese in considerazione in base all’ordine d’entrata. Si ringrazia per la comprensione.

 

“È inevitabile trovare l’equilibrio tra sostenibilità ed economia”

Se una azienda vuole avere successo a lungo termine dovrebbe prendere in considerazione le nuove generazioni, afferma Simone Pedrazzini, Consulente in Sostenibilità dell’azienda Quantis. Per i giovani la  sostenibilità è parte integrante della vita quotidiana. Eccovi un’intervista che affronta la tematica della responsabilità sociale delle imprese, argomento molto caro alla Cc-Ti, di cui continuiamo a parlare con spunti sempre differenti. Ritrovate qui il resoconto dell’evento sulla RSI e la strategia aziendale dello scorso mese di maggio, e la nostra posizione sulla RSI.

Signor Pedrazzini, quali circostanze hanno reso possibile la fondazione della ditta Quantis, la quale si occupa della comunicazione dei contenuti di sostenibilità?

Non siamo nati sotto l’ottica della comunicazione bensì sotto quella della quantificazione di metriche legate alla sostenibilità. Quantis è stata fondata quale start up del politecnico di Losanna, con un background scientifico, che oggi valorizziamo anche con il supporto alle aziende per la comunicazione.

Secondo Lei, quale tipo di sostenibilità è più importante per le aziende, quella ambientale o quella sociale?

In generale dipende dal settore. Noi ci muoviamo piuttosto nella sfera ambientale con lo scopo di calcolare e valutare in maniera oggettiva l’impatto delle attività aziendali. Penso che gli strumenti quantitativi a disposizione del campo della sostenibilità ambientale siano più sviluppati perché il legame con quello che viene svolto nel mondo fisico è più immediato.

Ma verosimilmente questo non è l’unico motivo per dare tanta importanza alla sostenibilità ambientale.

I dirigenti delle ditte concordano sul fatto seguente: se voglio avere una vera strategia aziendale mi conviene avere una fotografia completa della situazione ambientale ed anche sociale al fine di essere a conoscenza in modo completo del ciclo intero.

Da quali settori provengono le imprese che si rivolgono a voi?

Siamo attivi in tutti gli ambiti economici. Tradizionalmente il settore degli alimentari si ritrova più frequentemente degli altri perché il campo agroalimentare richiama molto l’attenzione pubblica. Questo perché ci tocca tutti da vicino ed ha quindi un’alta componente emotiva.

E al di fuori del campo agroalimentare?

Oggigiorno i settori sono molto variegati: la gamma si estende dal tessile alla telecomunicazione e alla logistica. Senza dimenticare l’ambito dei servizi, penso per esempio al settore finanziario o a quello dei grandi eventi sportivi.

 Sembra essere una tendenza molto in voga.

Sicuramente la sensibilità è aumentata, anche perché un possibile incidente in questo campo può avere grandi ripercussioni sulle aziende. Nel passato era prerogativa quasi esclusiva dei grandi gruppi multinazionali anticipare lo sviluppo in questo campo. Mentre oggigiorno anche le PMI si posizionano bene nella tematica della sostenibilità, questo anche perché molto spesso riforniscono le grandi aziende. La sostenibilità inizia ad essere vista come un vantaggio competitivo, se affrontata in maniera proattiva permette di migliorare anche il posizionamento economico.

Se la sostenibilità viene affrontata in maniera proattiva permette di migliorare anche il posizionamento economico.

Perché le aziende fanno fatica a comunicare efficacemente la loro attenzione verso il campo della sostenibilità?

Vedo due aspetti che sono decisivi a questo proposito. Per prima cosa c‘è il rischio del cosiddetto green washing cioè di una sostenibilità ambientale soltanto superficiale che si dimostra molto spesso quale problema fondamentale. In secondo luogo esistono delle realtà con base solida riguardo agli sforzi di sostenibilità e la sensibilizzazione, ma c`è il problema della complessità: come semplificare i messaggi senza snaturare il contenuto che rispecchia complessivamente una situazione di solito non semplice?

Ma da ogni situazione risulta una verità piuttosto semplice.

Se voglio comunicare i miei sforzi di sostenibilità in maniera ampiamente comprensibile debbo fare i tre passi della proposizione tematica, della prova e del posizionamento. Ma a parte queste tre “p” devo raccontare qualcosa alla gente che le dia la voglia di, in un certo modo, sognare. Le nuove generazioni vogliono associarsi ad una vita in cui la sostenibilità viene incentivata, è proprio così. I giovani tendono ad essere coinvolte in belle storie che però sono vere e oggettive.

Trova esista un buon compromesso tra la sostenibilità ambientale e quella economica?

È inevitabile trovare questo equilibrio. Mi capita di poter lavorare con persone che ne sono convinte sin dall’inizio. Ma a quelle che sono molto pragmatiche devo dimostrare le positive conseguenze economiche della sostenibilità.

Quali sarebbero?

Miglior posizionamento del brand, dialogo sincero e trasparente con il cliente finale in modo da fidelizzarlo e conquista di nuovi mercati sensibili alla tematica. E non da ultimo, citerei anche la capacità di attirare nuovi dipendenti, visto che i talenti delle nuove generazioni vogliono mettersi a disposizione di aziende che possano avere un’influenza positiva sulla società.

Lei certamente ha una visione della sostenibilità futura.

Per me la sostenibilità rimane tale qual è: bisogna cambiare il ritmo per evitare il peggio. Dobbiamo affrettarci perché gli obiettivi da raggiungere sono ambiziosi ed il tempo corre. Per ridurre l’aumento della temperatura globale per esempio bisogna reagire adesso.

Dare più senso al lavoro

Il tema della sostenibilità è centrale per la Cc-Ti, ne abbiamo parlato a più riprese, organizzando eventi, corsi e scrivendo numerosi approfondimenti. Vi proponiamo un’intervista a Heinz Zeller, Head of Sustainability and Logistics di Hugo Boss, che presenta il punto di vista di una grande azienda del settore della moda, dove la sostenibilità incide molto sulla reputazione del marchio. Inoltre la responsabilità ambientale e sociale è uno stimolo all’innovazione. Ritrovate qui il resoconto dell’evento sulla RSI e la strategia aziendale dello scorso mese di maggio, e rileggete anche la posizione della Cc-Ti in merito.

Signor Zeller, per quale motivo Hugo Boss ha creato il reparto “sustainability” di cui è il responsabile?

I primi passi sono stati fatti più di dieci anni fa. Allora il tema erano i rischi sociali nella supply chain come pure la possibile presenza di sostanze pericolose nei vestiti e per questo abbiamo iniziato a consultare degli esperti della sostenibilità. Poi nel 2012 era pronta la nostra road map della sostenibilità aziendale integrata concernente coerentemente ogni reparto, sia l’intera supply chain, lo sviluppo dei prodotti, sia le risorse umane ed il facility management.

Dove inizia esattamente la vostra sostenibilità?

Le persone desiderano che inizi all’origine, cioè dalla materia prima. Un compito esigente; ma lo stiamo realizzando. Inoltre abbiamo già iniziato a realizzare pienamente la sostenibilità per quanto attiene la produzione di cotone. Dopodiché anche i nostri imballaggi sono diventati più piccoli, con materiali certificati che sono sia decomponibili che riciclabili.

Cosa incide di più per Hugo Boss, la sostenibilità sociale o quelle ambientale?

In sostanza rispondo per tutto il settore della moda: prima viene la sostenibilità sociale, poi subito dopo il benessere degli animali, ancor prima dell’impatto ambientale. Ma importanti sono tutti e tre gli aspetti. Rinunciamo ad ogni prodotto di pelliccia, usiamo soltanto delle pelli ma che non siano di provenienza” esotica”. Riguardo le piume usiamo solamente materiali certificati per garantire una protezione massima degli animali. Abbiamo abbandonato anche la lana di angora.

Ovviamente il settore della moda è sotto stretta osservazione dagli animalisti ed ambientalisti.

Abbiamo discusso ampiamente sia con le categorie citate sia con tutti gli altri stakeholder e abbiamo loro dimostrato i nostri sforzi riguardo la sostenibilità. Dopo vari incontri e discussioni abbiamo potuto implementare delle misure condivise e l’intensa attenzione degli interessati menzionati è diminuita. Integrare la sostenibilità è un importante passo strategico.

Come stabilisce l’equilibrio della sostenibilità sociale e ambientale con le esigenze economiche?

Cerchiamo una collaborazione a lungo termine con diverse istituzioni o organizzazioni e ditte specializzate per sviluppare delle soluzioni innovative. Inoltre trasformiamo, per esempio, l’impatto ambientale in cifre finanziarie cioè ci chiediamo quanto grande o piccolo sia un tale impatto in termini di costi monetari. E così possiamo capire sia gli impatti e sia gli investimenti necessari per diminuire fenomeni negativi riguardo la sostenibilità.

Spesso si sente la seguente affermazione: chi trascura la sostenibilità avrà degli svantaggi economici pesanti.

Piuttosto direi che oggigiorno la sostenibilità significa un cambiamento necessario di pensiero. Nel settore della moda è necessario per i marchi: c’è il bisogno di un’alta qualità legata alla sostenibilità che da parte sua nel frattempo è ben radicata nelle teste della popolazione. Perciò ci vuole un’innovazione il cui stimolo è, appunto, la sostenibilità. Questa da più senso al lavoro, ai prodotti.

Dobbiamo avere delle idee chiare sull’impatto sociale ed ambientale per il benessere delle generazioni future.

Come si definirebbe questo senso?

I migliori talenti cercano sempre un senso nel lavoro che fanno. Vogliono avere delle visioni incentivanti del loro lavoro di cui, per essere concreti, fa parte proprio la sostenibilità. Questa implica una vita migliore in ogni senso.

Lei è anche responsabile della logistica di Hugo Boss. In quale misura questa può migliorare la sostenibilità ambientale dell’intera impresa?

Le faccio un esempio che concerne il trasporto di materiale dalla Cina: usiamo la nave o l’aeroplano? Nel mezzo di queste due soluzioni si trova il treno che è più costoso della nave ma anche più veloce e molto meno costoso dell’aeroplano – ed il suo impatto ambientale è basso. Alla fine una soluzione ideale per l’ambiente, dopo un investimento iniziale, porta spesso anche a notevoli risparmi economici, cioè riguardo gli operating costs.

Le grandi aziende hanno senz’altro i fondi per realizzare conseguentemente la sostenibilità. Le PMI invece fanno spesso fatica a trovare mezzi e risorse.

Aziende che vengono fondate oggigiorno sovente già nascono, per così dire, con l’idea della sostenibilità indipendentemente dalla loro grandezza. Il settore della moda può contribuire alla sostenibilità, fra l’altro, anche tramite la digitalizzazione che riduce il tempo per realizzare delle collezioni, con meno impatti ambientali grazie ad un minor e più preciso uso dei materiali. Studi del mondo economico hanno evidenziato che un leader nella sostenibilità diventa più facilmente un leader dell’innovazione e sopravvive a lungo termine.

Qual è la sua visione della sostenibilità futura?

Dobbiamo avere delle idee chiare sull’impatto sociale ed ambientale per il benessere delle generazioni future. E tutto ciò, fra l’altro, per la sopravvivenza delle aziende nel mondo economico.