Il Gruppo dei Sette ha pubblicato una guida congiunta volta ad aiutare l’industria a identificare le pratiche di elusione delle sanzioni, a proteggere la propria tecnologia, a prevenire danni reputazionali e a ridurre il rischio di responsabilità.
Per la prima volta in assoluto, lo scorso 24 settembre 2024 i Paesi del G7 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti) hanno pubblicato una guida congiunta sull’applicazione del controllo delle esportazioni.
La guida, rivolta all’industria, mira ad aiutare gli operatori economici a identificare e mitigare i rischi di elusione delle sanzioni adottate nei confronti della Russia. Nello specifico, il documento
identifica i prodotti che presentano un rischio elevato di essere dirottati verso la Russia (“Elenco comune ad alta priorità”)
elenca gli indicatori di allerta (i cosiddetti “red flag”) di potenziale evasione dei controlli delle esportazioni e/o delle sanzioni
evidenzia le migliori pratiche che l’industria può applicare per far fronte a questi indicatori, e
riporta strumenti e risorse di screening a supporto della due diligence.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2024/09/ART24-Guida-G7.png8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2024-10-03 08:00:002024-09-27 10:57:07Elusione delle sanzioni: nuova guida del G7
Quando la Germania ha l’influenza, la Svizzera tossisce
Franco forte, approvvigionamento e costi di materie prime ed energia, tutti temi che da tempo sono diventati di quotidiana attualità quando si parla di economia svizzera, compresa quella ticinese. Può sembrare un’ovvietà perché è chiaro per tutti, o almeno dovrebbe esserlo, che le interdipendenze fra paesi hanno un ruolo centrale nelle dinamiche economiche. La Svizzera non fa eccezione, ovviamente, visto che gli scambi commerciali per il nostro paese sono vitali. Con l’Unione Europea (UE) che fa la parte del leone, essendo il nostro più importante partner commerciale. Eppure, vi sono dinamiche che stanno cambiando il panorama globale e quindi anche quello dei nostri rapporti con alcuni paesi dell’UE, con conseguenze importanti per le aziende elvetiche. Chi pensa che il mercato europeo sia facilmente sostituibile con quelli di altri paesi farebbe bene a non illudersi, perché è di fatto impossibile pensare a una sostituzione tout court. Spesso gli spostamenti verso altri mercati fanno registrare qualche punto percentuale sull’arco di anni e comunque non oltre certi limiti che si potrebbero definire fisiologici. Eppure, alcuni cambiamenti meritano un’attenzione particolare, perché le conseguenze sulla nostra economia, anche quella ticinese, possono essere importanti. Svizzera e Germania, ad esempio, intrattengono relazioni intense in vari ambiti e sono fortemente interconnesse grazie a una lingua comune e a proficui scambi economici, culturali e personali.
Germania-Svizzera non è solo un derby
La situazione della Germania è quindi molto importante per noi, trattandosi di un partner essenziale per l’economia elvetica, soprattutto in ambito industriale. Che siano prodotti finiti o semilavorati e componenti, la Germania, con l’industria automobilistica, ma non solo, è da sempre un riferimento essenziale per le nostre aziende. Oltre a essere (stata) la cosiddetta locomotiva dell’economia europea. Locomotiva però che da qualche tempo sbuffa pericolosamente, perché costretta a trascinare vagoni di oneri sempre più pesanti. E quando la Germania va in difficoltà, negli anni la Svizzera ha quasi sempre pagato dazio. Capita la stessa cosa con l’attuale crisi economica e sociale che sta attanagliando il nostro vicino settentrionale? È interessante rilevare che questa volta la situazione è un po’ diversa dal passato e i motivi sono molteplici.
Le ragioni della crisi tedesca
I nostri colleghi della Camera di commercio e dell’industria tedesca hanno pubblicato recentemente dati molto significativi sulla situazione attuale del loro paese. Secondo un sondaggio condotto su 3’300 imprese industriali, quattro su dieci stanno valutando di ridurre la produzione in Germania o di trasferirla all’estero. Tra le aziende più grandi, con più di 500 dipendenti, più della metà sta addirittura prendendo in considerazione tale trasferimento. Emerge in particolare, e senza sorpresa, che due elementi essenziali del sistema tedesco sono venuti a mancare: l’energia a basso costo proveniente dalla Russia e le esportazioni, in particolare quelle verso la Cina. È noto che l’industria tedesca dipende fortemente dalla produzione di automobili e dal mercato cinese. Inoltre, la difficile transizione verso le auto elettriche (l’annunciata dismissione di fabbriche della Volkswagen ne è un segnale chiaro), acuisce ulteriormente il fatto che la Cina cresca più lentamente e importi meno.
I colleghi delle Camere tedesche rilevano poi in modo molto critico alcune scellerate scelte in ambito energetico, visto che, dopo la decisione di abbandono dell’energia nucleare, la politica non è finora riuscita a creare le condizioni per un approvvigionamento energetico affidabile e conveniente. I prezzi elevati dell’energia – soprattutto rispetto ai concorrenti americani o asiatici – stanno diventando sempre più un ostacolo alla produzione e agli investimenti. A questi fattori va aggiunto il fatto che per molti anni la Germania ha limitato gli investimenti nelle infrastrutture e ora si trova a dover fronteggiare necessità di spese fuori misura per recuperare il terreno perso. Taluni servizi sempre più carenti, come le evidenti difficoltà del traffico ferroviario spesso turbato per guasti di ogni genere, sono il segnale inequivocabile di questo ritardo accumulato negli anni. Fra crescita debole e contrazione della produzione economica, le difficoltà tedesche pesano inevitabilmente su tutta l’economia Europea, compresa quella Svizzera. La riduzione dell’inflazione, un certo aumento dei livelli salariali, una ritrovata sebbene ancora fragile stabilità del mercato del lavoro e un miglioramento dell’approvvigionamento di materie prime fanno sperare che vi possa essere una ripresa. Ma tutto questo è insufficiente a fronte del menzionato nodo dei problemi strutturali, non risolvibili in breve tempo e per i quali sono indispensabili riforme che la politica stenta a fare.
E la Svizzera?
L’industria svizzera di regola risente della debolezza della crescita tedesca, tanto che è noto l’adagio secondo cui “quando la Germania ha l’influenza, la Svizzera tossisce”. Tuttavia, dopo la pandemia di Coronavirus, il quadro sembra essere un po’ diverso. Negli ultimi quattro anni, l’economia svizzera è riuscita a sganciarsi almeno in parte dalle difficoltà tedesche, visto che il prodotto interno lordo svizzero è cresciuto in misura nettamente maggiore rispetto a quello tedesco. Indubbiamente le aziende svizzere sono state meno colpite dallo shock dei prezzi dell’energia rispetto ai loro concorrenti tedeschi, e i consumatori svizzeri hanno subito un’inflazione significativamente inferiore rispetto ai consumatori dei paesi vicini. Anche la composizione delle esportazioni elvetiche è cambiata. I prodotti chimici e farmaceutici rappresentano oggi circa la metà di tutte le esportazioni e la loro quota è più che raddoppiata in 20 anni. Questi prodotti sono meno sensibili ai prezzi e ai cicli economici e non sono focalizzati prevalentemente sulla Germania. La dipendenza della Svizzera dalla Germania è quindi sostanzialmente diminuita, visto che la quota delle esportazioni elvetiche verso nord è in continua diminuzione da anni. Vent’anni fa, oltre il 20% delle esportazioni era destinato al nostro vicino settentrionale, oggi ci attestiamo sul 15%. Non a caso, dal 2021, gli Stati Uniti hanno sostituito la Germania, attestandosi quale paese principale partner commerciale della Svizzera. Non a caso si guarda con legittima preoccupazione a cosa avviene negli Stati Uniti, soprattutto all’esito delle imminenti elezioni presidenziali, alla stabilità del paese e alla relativa politica economica. Una flessione negli Stati Uniti potrebbe incidere tanto quanto le difficoltà della Germania sulla nostra economia, mettendo a dura prova le esportazioni e gli investimenti svizzeri. In questo senso, la nostra economia diversificata presenta indubbi vantaggi, come dimostrato negli ultimi venti anni costellati da crisi di vario genere, che hanno avuto effetti malgrado tutto contenuti per il nostro paese. Ma l’incertezza per l’instabilità di partner così forti come Germania e, in parte, Stati Uniti (senza dimenticare anche la Cina…) ovviamente resta.
E il Ticino?
Perché tutto quanto precede è rilevante anche per il Ticino? Molte nostre aziende esportano direttamente verso i mercati citati oppure, a volte in misura ancora maggiore, operano per aziende svizzere che a loro volta esportano. Quindi, direttamente o indirettamente, l’andamento tedesco e quello americano hanno risvolti importanti anche per la nostra economia cantonale, la cui quota-parte in termini di esportazioni è considerevolmente cresciuta negli ultimi due decenni. È di fondamentale importanza, oggi più ancora che in passato, osservare analiticamente quanto accade nel mondo perché rilevante anche per l’andamento economico e l’occupazione nel nostro microcosmo. Spese fuori controllo, ricchezza considerata come scontata, rinuncia a fonti energetiche senza valide alternative, scarsi investimenti e altri errori esiziali dovrebbero costituire un monito per non ripetere gli stessi errori nel nostro panorama cantonale e nazionale. Oltre a trarre magari qualche insegnamento dalla situazione tedesca, che dimostra come talune decisioni politiche prese con avventatezza e superficialità possono, in poco tempo, retrocedere una locomotiva a semplice vagone.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2024/09/ART24-Guten-Tag.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2024-09-24 08:00:002024-09-23 09:26:30Guten Tag o Auf Wiedersehen?
La più grande potenza economica del mondo, il terzo Paese per estensione e per popolazione, un crescente protezionismo che contrasta con l’aumento delle importazioni e degli investimenti diretti dall’estero: così si presentano in sintesi gli Stati Uniti, secondo partner commerciale più importante della Svizzera dopo la Germania e principale destinazione delle esportazioni e degli investimenti diretti svizzeri. Una Nazione a cui guardano con interesse anche le aziende ticinesi.
Negli ultimi 20 anni, il commercio tra Svizzera e Stati Uniti si è sviluppato in modo estremamente dinamico e le esportazioni sono più che triplicate, passando da 14 a quasi 49 miliardi di franchi del 2023. Per le aziende ticinesi, con quasi 693 milioni di franchi di export, gli USA costituiscono oggi il terzo mercato di sbocco, dopo l’Italia e la Germania. Statistiche alla mano, il “Made in Switzerland” è molto apprezzato, in particolare per quanto riguarda i prodotti chimico-farmaceutici, che rappresentano quasi il 50% dell’export elvetico nel Paese, gli strumenti di precisione, le macchine e l’elettronica.
I prodotti svizzeri sono presenti in tutti i settori, ma molto spesso il pubblico non lo sa: in ogni Starbucks del mondo, ad esempio, il caffè è preparato con macchine prodotte dalla lucernese Thermoplan AG; il rover Perseverance della NASA su Marte è invece azionato da motori elettrici realizzati dall’obvaldese Maxon Motor AG. Anche un pezzo di Ticino è sbarcato su Marte: parti della sonda InSight, che nel 2019 aveva perforato il suolo marziano, sono infatti state prodotte dalla Faulhaber Minimotor SA di Molinazzo di Monteggio. Infine, è grazie ai sistemi di monitoraggio e di prevenzione dei guasti della scale-up DAC System SA di Manno che viene garantito il buon funzionamento, tra le altre, dell’antenna per le telecomunicazioni posta sulla Freedom Tower di New York.
L’interesse delle aziende svizzere nei confronti dello Stato nordamericano si riflette anche negli investimenti: con una quota di circa il 20% di tutti gli investimenti svizzeri all’estero (IDE), gli Stati Uniti sono di gran lunga la principale destinazione degli IDE svizzeri e la Svizzera è il settimo investitore straniero nel Paese, in particolare per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo, ambiti in cui entrambe le Nazioni eccellono.
Gli Stati Uniti dispongono di un grande mercato interno, sempre aperto a nuovi prodotti e servizi. Per le aziende che vogliono espandere il loro business nell’intero Nordamerica, grazie all’accordo di libero scambio USMCA, essi fungono anche da porta d’accesso privilegiato ai mercati di Canada e Messico. L’entrata non è però esente da ostacoli. L’attuale politica industriale, con l’aumento dei sussidi e del protezionismo, di certo non aiuta i nostri esportatori. Inoltre, il Paese non è costituito da un unico grande mercato omogeneo, bensì da un mosaico di mercati locali più piccoli: comprendere e adattarsi alle sfumature culturali e alle preferenze dei consumatori è già di per sé una grande sfida. Anche le distanze e la logistica non vanno sottovalutate, così come non bisogna dimenticare che nel Paese vige una forte tutela legale e della proprietà intellettuale. Nel primo caso poi, l’ambiente normativo è complesso e diversificato, ne è un esempio la responsabilità per danno da prodotto, regolata prevalentemente da leggi statali. Infine, il mercato è tanto ampio quanto intensa è la concorrenza: se in patria o in Europa, le nostre aziende sono leader di settore, per loro entrare nel mercato americano significa competere con imprese con marchi già affermati, che beneficiano di un forte riconoscimento e di una fedeltà consolidata da parte del pubblico locale e ciò implica saper differenziare il prodotto, identificare il giusto canale di vendita e costruire un posizionamento efficace.
In sintesi, gli Stati Uniti non sono (più) la terra promessa, ma rappresentano terreno fertile per le aziende consapevoli delle sfide poste da questo mercato e pronte a pianificare un’adeguata strategia di ingresso e sviluppo. Per fornire ai propri associati informazioni, strumenti e contatti utili a prendere decisioni informate e consapevoli, la Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino terrà un “Evento Paese” il 24 settembre a Villa Sassa a Lugano, in collaborazione con Allianz Trade, Cippà Trasporti SA, M. Zardi & Co. SA e Switzerland Global Enterprise e con gli interventi di Develed Sagl e DAC System SA.
Ad aprire l’evento sarà Monica Zurfluh, Responsabile Commercio internazionale alla Cc-Ti. Sulle opportunità offerte dal mercato e le diverse opzioni di entrata si esprimerà Annina Bosshard, Consultant USA & Canada di Switzerland Global Enterprise, a cui farà seguito Valerio Di Vinci, New Business Underwriter di Allianz Trade Switzerland, che metterà in evidenza i rischi associati al mercato. La parola passerà poi a Gaetano Loprieno, Consulente logistico di Cippà Trasporti SA, che si focalizzerà sulle sfide poste dalla logistica e dai trasporti. L’esperto in materia brevettuale Paolo Gerli, dello studio M. Zardi & Co., approfondirà invece il tema della tutela della proprietà intellettuale. Seguiranno, in forma di testimonianza, gli interventi di Giuseppe Maffei, fondatore di Develed Sagl, che si soffermerà sull’importanza di conoscere ed integrare gli aspetti socioculturali nell’approccio al mercato, e di Pietro Casati, CEO di DAC System SA, che illustrerà come la sua scale-up è riuscita ad entrare nel mercato e ad installare i suoi sistemi di monitoraggio e prevenzione dei guasti di grandi antenne radiotelevisive.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2024/08/ART24-Stati-Uniti.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2024-08-27 08:00:002024-10-07 07:58:03Stati Uniti: è terra promessa?
EY ha riunito tutto quello che c’è da sapere in merito all’imposta sul valore aggiunto (IVA), all’imposta sui beni e servizi (GST) e all’imposta sulle vendite in numerosi Paesi.
La Guida di EY “Worldwide VAT, GST and Sales Tax Guide 2024”, aggiornata al 1° gennaio e pubblicata a marzo 2024 copre un’ampia gamma di argomenti relativi alle imposte sui consumi in 150 giurisdizioni, tra cui informazioni sull’ambito di applicazione dell’imposta in ciascun Paese, sui soggetti passivi, sulle aliquote, sul momento della fornitura, sul recupero dell’imposta pagata a monte da soggetti passivi e imprese non stabilite nel mercato di riferimento, sulla fatturazione, sui resi e i pagamenti e sulle penali. A seguito delle numerose novità in ambito legislativo e del loro impatto sulle aziende, vi è anche una sezione dedicata alla fatturazione elettronica.
La guida può essere scaricata in formato PDF (14 MB) qui.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2024/07/ART24-IVA-nel-mondo.jpg8531279Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2024-08-17 16:28:142024-08-17 16:28:16Guida all’IVA e ad altre imposte nel mondo
Ad inizio agosto è entrato in vigore il nuovo accordo tra Svizzera e Indonesia in materia di protezione degli investimenti. Esso sostituisce l’accordo scaduto nel 2016, conciliando altresì la protezione degli investimenti con lo sviluppo sostenibile.
Il nuovo accordo bilaterale di protezione degli investimenti tra la Svizzera e l’Indonesia è entrato in vigore il 1° agosto 2024, lo ha annunciato la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) in un comunicato stampa. L’accordo colma il vuoto giuridico creatosi dal 2016, alla scadenza del precedente accordo.
L’Accordo garantisce agli investimenti svizzeri in Indonesia – e viceversa agli investimenti indonesiani in Svizzera – una protezione dai rischi politici. Concretamente, protegge da discriminazioni statali e da espropriazioni illegali e garantisce il libero trasferimento dei pagamenti connessi agli investimenti.
L’Accordo con l’Indonesia è il primo accordo di promozione e protezione reciproca degli investimenti (APPI) fondato su un nuovo approccio negoziale: rispetto ai precedenti accordi contiene infatti disposizioni aggiuntive per limitare la discrezionalità dei tribunali arbitrali in caso di controversie. Inoltre, per conciliare gli obiettivi di protezione degli investimenti con quelli dello sviluppo sostenibile sono state integrate disposizioni sulla responsabilità sociale delle imprese e la lotta alla corruzione.
Secondo quanto riportato dalla SECO, l’Indonesia è una delle più importanti destinazioni degli investimenti diretti svizzeri in Asia e alla fine del 2022 il volume totale degli investimenti diretti svizzeri nel Paese ammontava a oltre 1,8 miliardi di franchi.
La Svizzera vanta una rete di più di 110 accordi bilaterali di protezione degli investimenti e, con un volume di oltre 1’318 miliardi di franchi di investimenti diretti all’estero, figura fra i dieci maggiori esportatori di capitali al mondo.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2024/08/ART24-Indonesia-accordo-protezione-investimenti.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2024-08-08 08:00:002024-08-07 10:39:54Svizzera-Indonesia: in vigore l’accordo per la protezione degli investimenti
La direttiva sulla dovuta diligenza in materia di sostenibilità delle imprese (CSDDD/CS3D), entra in vigore il 25 luglio 2024 e richiederà alle imprese con sede nell’Unione europea (UE) e alle imprese extra-UE con attività nel mercato comunitario di gestire con attenzione gli impatti sociali e ambientali lungo l’intera catena di approvvigionamento.
La CSDDD richiederà alle imprese di adottare misure per prevenire, mitigare o ridurre al minimo gli impatti sui diritti umani e sull’ambiente che potrebbero derivare dalle attività che svolgono e dalle catene del valore a cui partecipano. Trattasi in particolare di attività a monte quali la progettazione, l’estrazione, l’approvvigionamento, la fabbricazione, il trasporto, l’immagazzinamento e la fornitura di materie prime, prodotti o parti dei prodotti e lo sviluppo del prodotto o del servizio, nonché di attività dei partner commerciali a valle, tra cui la distribuzione, il trasporto e l’immagazzinamento del prodotto, laddove i partner commerciali svolgano tali attività per l’azienda o a nome dell’azienda.
Il processo di attuazione del dovere di diligenza (due diligence) dovrà seguire le seguenti fasi:
integrazione della due diligence nelle politiche e nei sistemi di gestione;
individuazione e valutazione degli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente;
prevenzione e attenuazione degli impatti negativi potenziali e arresto degli impatti negativi effettivi e minimizzazione della relativa entità;
riparazione degli impatti negativi effettivi;
istituzione e mantenimento di un meccanismo di notifica e di una procedura di reclamo;
monitoraggio dell’efficacia della propria politica e delle misure di due diligence ogni 12 mesi;
comunicazione delle proprie attività di due diligence pubblicando sul sito web una dichiarazione annuale.
Entro il 31 marzo 2027, la Commissione adotterà gli opportuni atti delegati relativi al contenuto e ai criteri per la rendicontazione.
Tempistiche di applicazione
Gli Stati membri dell’UE dovranno recepire la CSDDD nel rispettivo diritto nazionale entro il 26 luglio 2026.
Le disposizioni della direttiva saranno in seguito applicate secondo le seguenti tempistiche:
dal 26 luglio 2027 la CSDDD si applicherà alle aziende europee con oltre 5’000 dipendenti e un fatturato netto a livello mondiale superiore a 1,5 miliardi di euro così come ad aziende estere con un fatturato netto di oltre 1,5 miliardi di euro generato nell’UE o a società madri di un gruppo che, su base consolidata, ha raggiunto tale soglia;
dal 26 luglio 2028 si applicherà alle aziende europee con oltre 3’000 dipendenti e un fatturato netto a livello mondiale superiore a 900 milioni di euro così come ad aziende estere con un fatturato netto di oltre 900 milioni di euro generato nell’UE o a società madri di un gruppo che, su base consolidata, ha raggiunto tale soglia;
dal 26 luglio 2029 si applicherà a tutte le società europee con oltre 1’000 dipendenti e un fatturato netto a livello mondiale superiore a 450 milioni di euro, alle aziende estere con un fatturato netto di oltre 450 milioni euro generato nell’UE o a società madri di un gruppo che, su base consolidata, ha raggiunto tale sogliacosì come ad aziende che hanno stipulato o sono società madri di un gruppo che ha stipulato accordi di franchising o di licenza nell’UE in cambio di diritti di licenza (royalties) con società terze indipendenti, qualora tali diritti ammontino a oltre 22,5 milioni di euro nell’UE e il fatturato netto generato risulti essere superiore a 80 milioni di euro.
Le soglie indicate dovranno essere raggiunte dall’azienda per due esercizi finanziari consecutivi.
Autorità di vigilanza e sanzioni
Ogni Stato membro dell’UE istituirà un’autorità di vigilanza per verificare che le imprese rispettino gli obblighi previsti dalla Direttiva. Esse potranno avviare indagini, condurre ispezioni e imporre sanzioni, anche pecuniarie, alle aziende inadempienti. Le sanzioni pecuniarie potranno arrivare fino al 5% del fatturato netto mondiale della società in questione. Le autorità nazionali saranno coordinate a livello comunitario dalla cosiddetta “Rete europea delle autorità di vigilanza”.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2024/07/ART24-sostenibilita-CSDDD-in-breve.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2024-07-25 08:00:002024-07-25 09:02:10Sostenibilità: la CSDDD europea in breve
Entro il 2030, il Vietnam diventerà un centro di produzione, lavorazione e di trasferimento di tecnologie per i farmaci a marchio nell’ASEAN. Il mercato farmaceutico è aperto al 100% alla proprietà straniera e in un suo recente articolo, Fidinam Vietnam illustra brevemente la procedura di costituzione societaria e gli incentivi che si applicano a nuovi progetti d’investimento.
A ottobre 2023, il Primo Ministro vietnamita ha emanato la Decisione n. 1165/QD-TTg, con cui ha approvato la strategia nazionale per lo sviluppo dell’industria farmaceutica vietnamita fino al 2030 e la visione fino al 2045. L’obiettivo è aumentare l’accesso ai farmaci a prezzi ragionevoli e migliorare la capacità di ricerca e l’applicazione delle tecnologie disponibili per la produzione di medicinali e, in sostanza, di diventare un centro di produzione, lavorazione e trasferimento tecnologico per il settore all’interno dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN).
La strategia prevede che il settore farmaceutico vietnamita produca sia il 20% delle materie prime necessarie alla fabbricazione nazionale di farmaci sia l’80% della domanda interna e raggiunga il 70% del valore di mercato.
In questo settore, dove il 100% del capitale di un’azienda può essere straniero, le imprese estere giocano un ruolo importante e il governo vietnamita offre pertanto incentivi fiscali al loro insediamento.
In un suo articolo del 13 giugno 2024, Fidinam Vietnam, filiale vietnamita dell’omonima società di consulenza ticinese, illustra brevemente le procedure di costituzione societaria, le licenze necessarie e le forme di incentivi disponibili. L’articolo può essere visionato qui (in inglese).
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2024/07/ART24-Vietnam-industria-farmaceutica.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2024-07-18 08:00:002024-07-16 08:49:46Farmaceutica in Vietnam: incentivi fiscali e costituzione societaria
Ad aprile, il Messico ha introdotto nuove misure commerciali per salvaguardare l’industria nazionale ed evitare triangolazioni con gli Stati Uniti. Tra queste figurano l’aumento dei dazi su diverse categorie di merci e, per una serie di prodotti siderurgici, l’obbligo di notifica d’importazione con indicazione dell’acciaieria di provenienza, acciaieria che deve essere registrata presso il Ministero dell’economia.
Aumento dei dazi
A protezione delle filiere nazionali, interessate da un rallentamento della crescita economica, aggravata dai conflitti geopolitici e commerciali da un lato e dall’implementazione di nuovi modelli di business globali, come il nearshoring, dall’altro, tramite decreto del 22 aprile 2024, in vigore dal giorno successivo, il Ministero dell’economia messicano ha aumentato temporaneamente i dazi sulle importazioni di 544 linee tariffarie.
I principali prodotti toccati sono: acciaio,alluminio, tessili, abbigliamento, calzature, legno, plastica, prodotti chimici, carta e cartone, ceramica, vetro, apparecchiature elettriche, mezzi di trasporto, strumenti musicali e mobili. Sono esclusi da questa misura i prodotti agricoli.
La maggior parte di questi prodotti era già stata assoggettata ad aumenti tariffari tra il 5% e il 25% a partire dal 15 agosto 2023 e con il nuovo decreto si vede aumentare ulteriormente il dazio del 5-50%. I nuovi dazi all’importazione sono validi per due anni, ossia fino al 22 aprile 2026.
Il decreto non influisce sulle importazioni effettuate nell’ambito di programmi speciali di promozione del commercio estero, come il Programma IMMEX (Industria manifatturiera, Maquiladora e Servizi di esportazione), i Programmi di promozione settoriale (PROSEC) e i Decreti d’incentivazione fiscale per le regioni di confine, che beneficiano di trattamenti tariffari speciali.
Inoltre, l’aumento dei dazi riguarda solo le merci originarie di Paesi con cui il Messico non ha un accordo di libero scambio (ALS). I dazi preferenziali concessi ai Paesi con cui vige un ALS non sono pertanto interessati da questo decreto.È il caso della Svizzera, che nel quadro dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) ha un ALS con il Paese latinoamericano dal 2021. Si rende tuttavia attenti che il trattamento preferenziale previsto dall’ALS AELS-Messico è subordinato alla regola del trasporto diretto. Il trasporto dei prodotti può essere effettuato con attraversamento di altri territori, all’occorrenza con trasbordo o deposito temporaneo in tali territori, solo se i prodotti rimangono sotto la sorveglianza delle autorità doganali dello Stato di transito o di deposito e non vi subiscono altre operazioni a parte lo scarico, il ricarico, il frazionamento o le operazioni destinate a garantirne la conservazione in buono stato (cfr. direttiva R-30, visionabile sul sito dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, UDSC).
Acciaio: notifica automatica di importazione per un ampio spettro di prodotti
Con l’aumento da parte degli Stati Uniti dei dazi sull’acciaio e l’alluminio d’origine cinese, è cresciuta anche la preoccupazione di triangolazioni attraverso il Messico. Il 15 aprile 2024, il Ministero dell’economia ha pertanto emanato nuovi criteri per l’importazione di determinati prodotti siderurgici, per i quali è ora necessario presentare un Aviso Automático de Importación: l’“Accordo che modifica l’accordo con il quale il Ministero dell’economia emette le regole e i criteri generali sul commercio estero, in vigore dal 16 aprile 2024, aggiunge infatti 244 voci tariffarie del capitolo 72 “Ghisa, ferro e acciaio” all’elenco delle merci la cui importazione richiede l’elaborazione di Notifiche Automatiche di Importazione.
Per l’elaborazione di tali notifiche, l’importatore deve essere in possesso di informazioni quali:
il Paese in cui l’acciaio è stato fuso e colato o trasformato (deve obbligatoriamente corrispondere a quanto riportato nel Mill Certificate o nel Certificato di qualità, a seconda dei casi), e
il nome dell’acciaieria, che deve essere registrata nell’apposito catalogo delle acciaierie del Ministero dell’economia.
La presentazione del Mill Certificate piuttosto che del Certificato di qualità dipende dalla classificazione tariffaria delle merci:
nel caso di prodotti classificati nelle voci da 7206 a 7216, da 7218 a 7228 e 7304 va presentato un Mill Certificate;
nel caso di prodotti classificati nelle voci 7202, 7217, 7229, 7301, 7302 e da 7305 in poi va invece presentato un Certificato di qualità.
La Notifica Automatica di Importazione prevede l’obbligo di indicare il nome dell’acciaieria da cui provengono i prodotti, acciaieria che deve essere selezionata da un catalogo approntato appositamente dal Ministero dell’economia. Se l’acciaieria non figura nel catalogo, è necessario presentare richiesta di iscrizione. La pagina sopra indicata del SNICE fornisce l’elenco aggiornato delle acciaierie registrate, nonché indicazioni sulla procedura da seguire e sulle informazioni da fornire e/o recuperare per l’eventuale iscrizione.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2024/07/ART24-Messico-nuove-misure-importazione.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2024-07-04 08:00:002024-09-23 17:51:13Messico: nuove misure all’importazione
La Camera di commercio e dell’industria delle Filippine diventa l’81° organizzazione nazionale garante e membro della catena di garanzia internazionale WCF/ATA.
I carnet ATA sono accettati dalle dogane delle Filippine nel quadro della Convenzione relativa all’ammissione temporanea dell’OMD (Convenzione di Istanbul, 26 giugno 1990) per:
merci destinate ad essere presentate o utilizzate a una mostra, una fiera, un congresso o una manifestazione analoga
materiale professionale
contenitori, pallet, imballaggi, campioni e altre merci importate nell’ambito di un’operazione commerciale
beni importati come parte di un’operazione di produzione
beni importati per scopi didattici e scientifici o culturali; per quanto riguarda il materiale scientifico e didattico possono essere richiesti, all’occorrenza, l’inventario di detto materiale e un impegno scritto in merito alla sua riesportazione
effetti personali dei viaggiatori e merci importate per fini sportivi
merci importate per scopi umanitari
animali; ad eccezione di quelli destinati alla transumanza o al pascolo, nonché animali destinati all’esecuzione di lavori o di trasporti
I punti a cui prestare attenzione:
I carnet ATA non sono accettati per traffico postale.
I carnet ATA non sono accettati per il transito.
I carnet ATA sono accettati per merci contenute nel bagaglio a mano.
I carnet ATA sono accettati per importazioni parziali, a condizione che tutte le merci importate vengano riesportate insieme (in un unico lotto).
I carnet di rimpiazzo sono accettati (secondo l’Allegato A, articolo 14 della Convenzione di Istanbul).
I carnet ATA sono accettati nelle Filippine da tutti gli uffici doganali durante i loro orari di apertura.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2024/06/ART24-Carnet-Filippine.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2024-06-28 08:00:002024-06-27 10:48:47Le Filippine aderiscono al sistema ATA
Il 24 giugno 2024 gli Stati dell’AELS e il Cile hanno firmato a Ginevra il protocollo di modifica per aggiornare l’accordo di libero scambio.
L’accordo di libero scambio (ALS) tra gli Stati dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) e il Cile è in vigore dal 2004 e rispetto agli ALS più recenti, presentava lacune in diversi settori. Per colmarle, gli Stati dell’AELS e il Cile hanno avviato nel 2019 dei negoziati la modernizzazione dell’Accordo, negoziati andati a buon fine a gennaio e culminati il 24 giugno con la firma del protocollo di modifica.
Nella sua versione aggiornata, l’ALS corrisponde ora in larga misura ai più recenti accordi dell’AELS conclusi con Paesi terzi. Esso porterà all’eliminazione dei dazi su tutti i beni industriali, compresi quelli attualmente esportati in Cile dalle aziende dell’AELS, come macchine, strumenti di precisione, prodotti chimici e vaccini per uso veterinario. Inoltre, l’accordo aggiornato consentirà l’accesso in esenzione dai dazi al 99% delle importazioni di prodotti agricoli originari dell’AELS in Cile e coprirà il 95% delle importazioni negli Stati dell’AELS di prodotti agricoli cileni.
L’Accordo modernizzato comprende anche capitoli aggiornati sul commercio di beni e servizi (compresi i servizi finanziari), garantisce la protezione di importanti indicazioni geografiche svizzere (IG) e contiene disposizioni rafforzate e migliorate sui diritti di proprietà intellettuale e sugli appalti pubblici. Esso incorpora altresì nuovi capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile, sul commercio digitale e, per la prima volta, un capitolo sulle piccole e medie imprese.
L’accordo modernizzato entrerà in vigore una volta completati i processi di approvazione interni.
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