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Riaprire il Mondo: attenzione ai passi falsi

6 Agosto 2020/in Internazionale, Tematiche

Il ‘giro del mondo’ in chiave delle ripartenze dell’export. Spunti e prospettive.

Il blocco di oltre la metà della popolazione globale e quindi del PIL ha colpito il mondo come un meteorite, spingendo l’economia globale nella peggiore recessione dai tempi della Seconda guerra mondiale: -3,3% nel 2020, pari a 9 miliardi di dollari persi o al PIL di Germania e Giappone messi insieme. È più del doppio rispetto alla crisi finanziaria globale del 2009. Le perdite commerciali potrebbero ammontare a 3,5 miliardi di dollari nel 2020. Prevediamo che il commercio globale diminuirà del -20% spingendo i fatturati aziendali a -30% a -40% a/a nel secondo trimestre del 2020, in particolare nell’Eurozona.

Nonostante il sostegno senza precedenti, le insolvenze sono destinate ad aumentare del 35% entro il 2021: dopo un aumento del 17% nel 2020, la previsione di un ulteriore +16% per il prossimo anno non lascia intravedere segnali di attenuazione. e questo quarto anno consecutivo di insolvenze in aumento è il risultato di un aumento del 25% negli Stati Uniti, del 15% in Cina e del 19% in Europa. Prevediamo che il settore energetico sarà il più colpito (-733 miliardi USD di perdite all’esportazione), seguito dai metalli (-420 miliardi USD) e dai servizi di trasporto legati alle case automobilistiche (-270 miliardi USD). I fornitori di macchinari e attrezzature, di tessuti e di automobili perderanno meno in valori assoluti ma il valore delle loro esportazioni crollerà di oltre il 15%. Gli unici settori che non subiranno danni dovrebbero essere il software e i servizi informatici e i prodotti farmaceutici. Non da ultimo, vediamo prove evidenti di un crescente protezionismo, desideri di autonomia industriale e sovvenzioni nascoste al reshoring (vedasi il piano di stimolo del Giappone di 2,2 miliardi di USD per spostare alcune produzioni fuori dalla Cina).

D-day in vista?

L’entusiasmo per un’uscita apparentemente imminente dal blocco dei Coronavirus è sopravvalutato. Gestire efficacemente il tasso di riproduzione (R0) del virus significherà che la maggior parte delle economie funzionerà al 70-80% del loro potenziale per due-tre trimestri con il trasporto, i viaggi, la vendita al dettaglio e l’ospitalità in pausa più a lungo. Di conseguenza, l’attività nei settori manifatturiero e delle costruzioni potrebbe aumentare più rapidamente che nei servizi. Le lezioni apprese dalla Cina ci mostrano che un mese dopo che il numero di infezioni interne da Covid-19 è sceso vicino allo zero, le attività di produzione continuano a registrare l’80%-85% dei loro normali livelli pre-crisi, mentre la spesa dei consumatori per i beni durevoli rimane a circa il 65% dei livelli normali. A livello globale, il ritorno allo status quo non è previsto prima della metà del 2021 (+5,6% di crescita del PIL nel 2021) e dipenderà dalla presenza di un vaccino. I mercati dei capitali potrebbero quindi peggiorare prima di migliorare man mano che la realizzazione prenderà il via. Inoltre, bisognerà tenere d’occhio i fattori scatenanti di una possibile crisi prolungata anziché di un auspicato scenario di ripresa a forma di U.

Politiche adattive cercasi

I disavanzi fiscali a due cifre, l’onere supplementare del debito e il gonfiamento dei bilanci delle banche centrali (50% del PIL sia per la Fed che per la BCE) hanno contribuito a mitigare i costi finanziari, economici e sociali della crisi. Tuttavia, ora è il momento di definire una politica per la crisi di solvibilità che ci attende, di riparare e recuperare. Riaprire un passo alla volta: a partire da subito, le politiche dovrebbero passare dal sostegno di liquidità d’emergenza al sostegno alla solvibilità, con misure mirate e sempre più condizionate per evitare un’ulteriore “zombificazione” dell’economia. Non da ultimo, le politiche monetarie dovranno affrontare l’eredità della crisi ed evitare una ricaduta.

Le prospettive regionali: scenario di base

Stati Uniti ed Europa delineano percorsi divergenti, la Cina conferma un rimbalzo decisamente parziale e i mercati emergenti affrontano la tempesta perfetta. Gli Stati Uniti quale epicentro dell’ondata dei fallimenti con un +57% fino al 2021 (2020: +47%; 2021: +7%). L’Eurozona impiegherà verosimilmente un anno prima di ritornare a livelli pre-crisi. In Svizzera si attende un aumento totale dei casi di insolvenza del 15% entro il 2021 (2020: +6%; 2021: +9%) quale Paese d’esportazione, sentirà più forte, rispetto ad altre nazioni, l’impatto degli sviluppi negativi nei mercati esteri. Ciononostante, è probabile che supererà la crisi meglio di molti altri Paesi. In Cina, la nostra previsione di crescita del PIL per il 2020 è ora pari al +1,8%, rivista al ribasso rispetto al +4,0% (dopo il +6,1% del 2019). Per quanto concerne i mercati emergenti il peggio non è ancora passato. Nella regione Asia-Pacifico, prevediamo ora che la crescita aggregata diminuirà fino a -0,6% nel 2020. Nell’Europa dell’Est si prevede una contrazione del PIL annuo del -3,9% nel 2020. In America Latina la recessione è inevitabile e nel complesso ci aspettiamo una contrazione di circa -4,1% nel 2020. Il Medio Oriente sta affrontando il duplice shock di Covid-19 e il forte calo dei prezzi del petrolio d il PIL reale della regione dovrebbe contrarsi del -5,1% ma potrebbe toccare il -11.6% in caso di crisi protratta. In Africa prevediamo un -1.6%.


Testo a cura di

Marco Arrighini, Head of Southern Region, Euler Hermes Switzerland, Lugano

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