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Sei in: Home1 / Comunicazione e media2 / Settembre 2020: un mese anche di decisioni cruciali

Settembre 2020: un mese anche di decisioni cruciali

21 Agosto 2020/in Comunicazione e media

L’opinione del Direttore della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino Luca Albertoni

Il prossimo mese di settembre è atteso come “spartiacque” importante per trarre mirate riflessioni sugli effetti del Covid-19 sull’economia. Non sono pochi infatti i timori che i risvolti negativi inizieranno a emergere verso l’autunno, visto che si prevedono importanti difficoltà per i vari settori industriali legati, per la loro natura, alle vicissitudini internazionali. E dopo l’evasione degli ordini che già erano in essere, nuovi mandati e opportunità di business rimangono molto incerti. Senza contare che taluni considerano l’autunno anche come il momento di possibile nuova recrudescenza del virus e di tutto ciò che ne seguirebbe. Prospettive che non lasciano certo tranquilla un’economia duramente provata e che purtroppo non può contare su quelle indispensabili certezze per poter operare, investire, creare in serenità, mantenendo i posti di lavoro. Le aziende stanno facendo il possibile e l’impossibile per rinfrancare le fragilità che si sono create.

Ma settembre porterà con sé altre scadenze molto importanti, cioè le consultazioni popolari rinviate nei mesi scorsi e che prevedono, a livello federale, ben cinque oggetti in votazione. In ordine sparso e non d’importanza, la modifica della legge federale sulla caccia, il decreto federale concernente l’acquisto di nuovi aerei da combattimento, la modifica della legge federale sull’imposta federale diretta concernente le deduzioni per i figli, la modifica della legge sull’indennità di perdita di guadagno per l’introduzione di un congedo paternità e, dulcis in fundo, l’iniziativa popolare “Per un’immigrazione moderata (iniziativa per la limitazione). A parte la modifica della legge federale sulla caccia, sulla quale la Cc-Ti non si esprime, per gli altri oggetti vi sono risvolti che richiedono una posizione chiara e le relative puntuali spiegazioni.

Decreto federale concernente l’acquisto di nuovi aerei da combattimento

Il mondo economico si è sempre espresso a favore di tale acquisto, visto che il rinnovo della flotta per la protezione aerea del territorio è indispensabile, tenuto conto che gli aerei attuali non saranno più utilizzabili dopo il 2030. Qualche anno fa il popolo ha respinto il credito per l’acquisto dei Gripen, forse considerati non adatti e troppo costosi nel rapporto qualità-prezzo.

Questa volta la situazione è diversa. L’aereo più adatto deve essere ancora scelto perché gli esperti stanno testando diverse varianti, per cui si tratta di votare sul credito di 6 miliardi, che costituirà il limite messo a disposizione della Confederazione per l’acquisto. Il Consiglio federale dovrà poi determinare quale tipo di velivolo e quanti modelli potranno essere acquistati con questo budget. La decisione necessiterà comunque ancora dell’approvazione del Parlamento, supplementare garanzia di equilibrio nella scelta.

Un elemento da non trascurare per l’economia è ovviamente quello delle commesse che saranno attribuite alle aziende elvetiche (comprese le PMI). Il 60% del prezzo d’acquisto andrà infatti in mandati a imprese del nostro territorio, con il 5% destinato al Ticino.

Un contributo importante per una ripresa che si preannuncia molto difficile in questi tempi di incertezze e le aziende ticinesi in particolare hanno molte carte da giocare sul terreno dello sviluppo tecnologico, essenziale per questo genere di affari di compensazione (detti anche “offset”). I grandi gruppi produttori degli aerei che hanno visitato le nostre aziende in questi anni per capirne le potenzialità, hanno tutti unanimemente sottolineato la qualità e l’idoneità delle nostre imprese, che sono quindi pronte a raccogliere questa sfida.

Tutti motivi che inducono la Cc-Ti a esprimere un chiaro SÌ al decreto federale che prevede lo stanziamento dei 6 miliardi e che va visto quale investimento nella crescita futura dell’industria svizzera e quindi a salvaguardia dei nostri posti di lavoro.

Modifica della legge federale sull’imposta federale diretta concernente le deduzioni per i figli

La modifica mira ad aumentare la deduzione massima per l’imposta federale diretta da 10’000 franchi a 25’000 per figlio in caso di custudia da parti di terzi.

L’intento è di permettere la conciliabilità tra famiglia e il lavoro, di adeguare la deduzione fiscale alla spesa reale che comporta la custodia dei figli da parte di terzi e di assicurare la presenza sul mercato di personale qualificato, in gran parte femminile (spesso costretto a ridurre la percentuale o smettere di lavorare, scoraggiato da motivi fiscali) a vantaggio dell’economia nazionale. Anche la deduzione generale per i figli passerebbe da 6’500 a 10’000 franchi, così da sgravare le famiglie a prescindere dalle modalità di cura dei figli. La critica, secondo la quale questa riforma andrebbe a beneficio dei redditi medio-alti non regge. Seppur vero che a trarre beneficio dall’aumento delle deduzioni sono le famiglie che pagano l’imposta federale diretta, vale a dire circa sei famiglie su dieci, sono proprio quelle che sono maggiormente “provate” fiscalmente, per cui un alleggerimento è giustificato. L’IDF è calcolata sulla base del reddito. Attualmente circa il 60% delle famiglie paga l’IFD e beneficerà dunque della deduzione. Il restante 40% continuerà a non pagarla.

La Cc-Ti sostiene quindi il SÌ alla modifica della legge federale sull’imposta federale diretta.

Modifica della legge federale sull’indennità di perdita di guadagno

Questa modifica prevede l’introduzione di un congedo paternità retribuito di due settimane da prendere entro sei mesi dalla nascita del figlio. Questa flessibilità sul periodo è volta a non svantaggiare le strutture aziendali piccole, confrontate con maggiori difficoltà organizzative rispetto a strutture più grandi. La perdita di guadagno legata al congedo di paternità è indennizzata analogamente a quanto previsto nei casi di maternità e corrisponde all’80% del reddito medio conseguito prima della nascita del figlio, ma al massimo a 196 franchi al giorno. Come il congedo di maternità, il congedo di paternità è finanziato mediante le indennità di perdita di guadagno (IPG) e quindi prevalentemente con i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Il testo sottoposto a votazione è un controprogetto rivolto a un’iniziativa popolare che chiede quattro settimane di congedo-paternità. Si tratta quindi di un compromesso sostenibile, per cui la Cc-Ti invita a votare SÌ alla modifica della legge federale sull’indennità di perdita di guadagno.

È evidente, tenendo conto dei tempi che stiamo vivendo, che sorgono molti interrogativi legittimi quanto all’opportunità di sobbarcare sulle finanze pubbliche e sulle aziende (per l’IPG) ulteriori spese. Soffermandosi e dando risalto in prevalenza agli aspetti che prevedono un ulteriore investimento è importante considerare che sarebbe davvero peccato e sbagliato non investire sul futuro, anche se al momento gli importi possono sconcertare.

È chiaro che, nel contesto conciliabilità lavoro-famiglia, sarebbe preferibile operare piuttosto con riforme strutturali (come l’introduzione della imposizione fiscale individuale che faciliterebbe in modo consistente l’impiego anche femminile) anziché continuamente ricercare nuovi strumenti considerati “sociali”.

Ma per i due oggetti menzionati si può considerare che siano proporzionati, se ci si limiterà a questi.

Iniziativa popolare “Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)“

Come detto, dulcis in fundo, l’iniziativa che vuole soppprimere la libera circolazione delle persone con l’Unione Europea e quindi tutto il primo pacchetto degli Accordi bilaterali che sono vitali per l’economia svizzera. La caduta di tutti gli Accordi è una conseguenza diretta e inevitabile della “clausola ghigliottina” di cui taluni si ostinano a negare l’esistenza. E dato che la libera circolazione è un pilastro fondamentale anche degli Accordi di Schengen e Dublino, è evidente che anche questi cadrebbero con buona pace di chi, paradossalmente, chiede più sicurezza in generale e una gestione più ferrea nella politica d’asilo.

La posizione dell’economia è sempre stata chiara e si può qui solo ribadirla, cioè che con il nostro partner commerciale più importante occorrono rapporti stabili e chi oggi vuole scioglierli non propone alternative credibili e facilmente attuabili, se non un generico “rinegoziare”, facile sulla carta ma molto difficile nella realtà.

Ciò non significa che l’attuale costrutto contrattuale non possa o debba essere migliorato, anche per tenere conto, nella misura del possibile, delle diverse e diversificate realtà regionali, come la nostra. Ma vanificare tutto senza avere un progetto costruttivo di come procedere, sarebbe un errore.

Quindi la Cc-Ti ribadisce il NO all’iniziativa popolare per la limitazione.

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