Superare la contrapposizione
Un’unica forza economica: grandi aziende e PMI crescono insieme

Qualche giorno fa è stata pubblicata la notizia secondo cui le entrate fiscali della Confederazione sarebbero superiori a quanto ipotizzato in sede di preventivo. Il gettito dovrebbe superare di circa due miliardi di franchi le previsioni. Già nel 2025 gli incassi effettivi erano risultati superiori di oltre tre miliardi rispetto al preventivo.
Al di là delle inevitabili polemiche sulla reale o presunta eccessiva prudenza nella pianificazione finanziaria, un fatto emerge chiaramente: una parte rilevante di queste entrate è riconducibile alle grandi aziende internazionali presenti nel nostro Paese. Questo elemento contraddice la ricorrente rappresentazione delle grandi imprese come realtà interessate unicamente a sfruttare il territorio, i vantaggi fiscali o il costo della manodopera. Secondo questa narrazione, vi sarebbero da una parte le grandi aziende, considerate dannose, e dall’altra le piccole e medie imprese, ritenute per definizione virtuose.
La realtà è molto più articolata. In ogni categoria vi sono comportamenti virtuosi e comportamenti criticabili, e il mondo imprenditoriale non fa eccezione. Le generalizzazioni, tuttavia, non aiutano a comprendere il funzionamento dell’economia. Un sistema economico forte e resiliente poggia proprio sulla diversificazione del suo tessuto e sull’interazione fra piccole, medie e grandi imprese, attive sul mercato interno o sui mercati internazionali. Contrapporle risponde più a esigenze ideologiche che alla realtà economica.
I dati dovrebbero indurre a riflettere chi continua a indicare le grandi imprese come un bersaglio, proponendo di penalizzarle fiscalmente o di sottoporle, per principio, a regole più severe. Nessuna azienda deve naturalmente essere sottratta alle proprie responsabilità fiscali, sociali e ambientali. Trasformare però le imprese di maggiori dimensioni nel bersaglio permanente del dibattito politico significa ignorare il contributo che esse forniscono all’intero sistema economico. Significa anche rischiare di dividere artificiosamente il mondo economico, contrapponendo le grandi aziende alle PMI nel tentativo di raccogliere consenso presso queste ultime.
Limitandosi all’ambito fiscale, le cifre sono eloquenti. Le entrate federali derivanti dall’imposta sugli utili sono passate da circa due miliardi di franchi nel 1990 a 17,4 miliardi nel 2025. Le imprese versano oggi alla Confederazione più imposte dirette delle persone fisiche. Anche ammettendo che una parte degli incassi più recenti sia legata a operazioni straordinarie o a utili eccezionali, come nel caso dei risultati conseguiti a Ginevra dal settore delle materie prime, la tendenza di lungo periodo rimane evidente.
Il contributo delle grandi aziende, però, non si esaurisce nelle imposte pagate. Attorno a ogni grande gruppo industriale o finanziario opera una rete di fornitori, artigiani, società informatiche, studi professionali e imprese attive nella logistica, nella manutenzione, nelle costruzioni e nei servizi. In Ticino, attorno a una grande azienda possono ruotare realisticamente fra le 100 e le 200 PMI radicate nel territorio, che grazie a queste relazioni possono investire, innovare, formare apprendisti e creare posti di lavoro qualificati.
Una grande azienda non genera quindi soltanto occupazione diretta, ma produce un effetto moltiplicatore lungo intere catene del valore. Porta competenze, ricerca, capitali e relazioni internazionali. Consente inoltre a numerose piccole aziende di accedere indirettamente ai mercati mondiali e contribuisce alla solidità finanziaria della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni. Indebolire la competitività delle grandi imprese significa inevitabilmente minare anche l’ecosistema economico che le circonda.
L’importanza dell’indotto generato da una grande organizzazione è stata riconosciuta, ad esempio, nel dibattito sulle conseguenze economiche di una possibile riduzione delle attività della SSR. È quindi difficile comprendere perché lo stesso principio venga trascurato quando è il mondo imprenditoriale a sottolineare il valore economico e occupazionale prodotto dalle grandi aziende.
In un contesto di questo tipo, la Svizzera e il Ticino devono continuare a offrire stabilità giuridica, infrastrutture efficienti, personale qualificato e condizioni quadro affidabili. Sono questi i fattori che convincono le imprese a investire, a mantenere le proprie attività e a sviluppare nuovi progetti nel nostro Paese.
Contrapporre grandi aziende e PMI è dunque un errore economico, politico e strategico. Le une hanno bisogno delle altre. Difendere condizioni favorevoli alle imprese non significa tutelare pochi privilegiati, ma proteggere una rete diffusa di lavoro, innovazione e benessere.
Prima di criminalizzare chi crea valore, sarebbe opportuno riconoscere quanta parte di quel valore ritorni alla collettività, direttamente attraverso le imposte e indirettamente attraverso migliaia di aziende e posti di lavoro.
La prosperità non nasce dalla contrapposizione, ma dalla capacità di fare sistema: sostenere chi investe, innova e crea lavoro è la scelta più concreta per costruire il futuro.

