Quando la scuola incontra la sostenibilità: un progetto didattico interdisciplinare sulla RSI

L’esperienza di due docenti del Centro professionale commerciale di Bellinzona – che ha coinvolto la Cc-Ti ed il rapporto di sostenibilità ti-csrreport.ch – in un percorso interdisciplinare sulla Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) che ha coinvolto studenti, aziende e istituzioni locali, trasformando la teoria in consapevolezza concreta.

Il Centro professionale commerciale di Bellinzona

Questa esperienza mi ha davvero aperto gli occhi.” Con queste parole si conclude la riflessione di una studentessa che ha partecipato al progetto didattico interdisciplinare sulla Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI), culminato nella redazione del Rapporto di sostenibilità del Comune di Capriasca.

In queste parole si riflette lo spirito più autentico dell’iniziativa che ci ha coinvolto durante il secondo semestre del 2025, con la classe di maturità tipo Economia a tempo pieno. Ma cosa significa, per chi insegna, accompagnare i giovani in un percorso formativo che rompe le barriere della teoria e incontra la realtà di un territorio? E cosa ha insegnato a docenti e studenti questa esperienza sulla sostenibilità?

Quando abbiamo iniziato a pensare al progetto didattico interdisciplinare per la classe di maturità tipo Economia a tempo pieno, ci siamo subito trovate d’accordo sul tema della responsabilità sociale delle imprese (RSI), ma non immaginavamo quanto ci avrebbe arricchite, come docenti ma anche come persone. Siamo Anna Frapolli, docente di economia aziendale e diritto, e Katia Introzzi Borradori, docente di contabilità e oggi desideriamo raccontarvi la nostra esperienza, soprattutto perché ha rappresentato un importante momento di crescita dei nostri studenti.

Tutto è partito da una domanda: come possiamo rendere concreta e vicina ai giovani la sostenibilità? La RSI ci sembrava un concetto autorevole per far emergere i legami tra ambiente, diritti, comunità e scelte economiche. Ma non volevamo limitarci alla teoria. Volevamo che i nostri studenti vedessero, toccassero con mano, comprendessero in profondità.

L’idea era di mostrare come anche piccole aziende ed enti pubblici possano essere attori responsabili. Ma come fare? Consultando varie fonti abbiamo scoperto la guida per la creazione di un Rapporto di sostenibilità della Camera di commercio e dell’industria del Canton Ticino (Cc-Ti) e li abbiamo contattati. I responsabili Gianluca Pagani e Sergio Trabattoni, CSR manager Cc-Ti, si sono da subito dimostrati disponibili e aperti al confronto. Così è nato il progetto didattico interdisciplinare sulla RSI.

Gli studenti, a coppie, hanno dovuto cercare un’azienda e con la quale collaborare avendo il compito di analizzare le sue pratiche attuali di RSI e di identificare aree di miglioramento potenziale, alfine di proporre soluzioni innovative e pratiche per promuovere una maggiore responsabilità sociale. Tutto ciò, completando il Rapporto di sostenibilità messo a disposizione dalla Cc-Ti.

Le discipline coinvolte sono state diverse: economia, contabilità, scienze, geografia, comunicazione, diritto. Questo ha permesso agli studenti di affrontare il tema della RSI in modo integrato, sviluppando competenze trasversali e una visione sistemica. I ragazzi hanno analizzato dati, intervistato referenti aziendali, studiato normative e casi pratici. Hanno scoperto che “sostenibilità” comprende molti aspetti della vita aziendale: il benessere dei lavoratori, l’efficienza energetica degli edifici, le scelte negli appalti pubblici, l’interazione con la collettività.

La scuola come agente di cambiamento

Il cuore del progetto non è stato solo trasmettere conoscenze, ma stimolare consapevolezza. Parlare di RSI significa anche interrogarsi su cosa significa essere cittadini attivi. Il progetto ha permesso agli studenti di capire che tutte le tipologie di aziende, indipendentemente dalla grandezza o dal settore, possono essere imprese responsabili.

In questo senso, il progetto è diventato anche un’occasione per la scuola stessa di riflettere sul proprio ruolo. Come docenti, ci siamo chieste: stiamo solo insegnando dei contenuti o stiamo formando cittadini consapevoli, pronti a contribuire al cambiamento? Aver proposto questo progetto ai nostri studenti ci ha offerto una risposta concreta.

Dalla teoria alla consapevolezza

Ciò che abbiamo visto accadere, settimana dopo settimana, è qualcosa che va oltre l’apprendimento. Abbiamo assistito a un vero e proprio processo di trasformazione. Gli studenti sono passati dall’analizzare dati aziendali, alla comprensione profonda del significato della RSI. Hanno capito che sostenibilità non è solo ecologia, ma anche giustizia sociale, rispetto dei diritti, economia circolare, consumo consapevole.

Per noi, come docenti, è stato emozionante vederli cambiare sguardo. Vederli entrare in aula con nuove domande, raccontarci ciò che avevano scoperto e proporre idee per migliorare la sostenibilità nella gestione aziendale. Una delle riflessioni più lucide è arrivata proprio da una studentessa, che ha scritto: “Spesso pensiamo che le grandi sfide globali siano troppo lontane da noi, troppo grandi per essere affrontate su scala locale. Ma lavorando su questo progetto ho capito che non è così.” Ed è esattamente ciò che volevamo trasmettere.

Il valore del confronto diretto

Uno degli aspetti più arricchenti è stato il dialogo diretto tra studenti e attori del territorio. La maggior parte delle aziende coinvolte hanno aperto le porte con grande disponibilità, fornendo dati, risposte, materiali, e rendendosi parte attiva del percorso. Questo ha avuto un impatto enorme. Per i ragazzi è stato un passaggio dalla teoria alla realtà. Hanno visto con i propri occhi come si prendono certe decisioni, quali vincoli esistono, e quanta determinazione serve per fare scelte coraggiose.

Il confronto ha anche rivelato una problematica importante. Molti studenti hanno osservato che queste iniziative legate ai rapporti di sostenibilità non sono conosciute. Hanno ragione. La sostenibilità si fa, ma va anche raccontata, condivisa, spiegata. È una delle leve principali per generare coinvolgimento e partecipazione.

Il ruolo della scuola (e delle istituzioni)

Il progetto ci ha anche fatto riflettere su quale ruolo può giocare la scuola nel promuovere la sostenibilità. Spesso si parla di educazione civica, di cittadinanza attiva, di transizione ecologica. Ma se tutto questo resta confinato nei manuali, rischia di perdere forza. Noi crediamo che la scuola debba diventare il ponte tra i giovani e il territorio, tra il pensiero critico e l’azione concreta.

Una consapevolezza che lascia il segno

Alcuni ragazzi hanno rilevato che ora osservano con occhi diversi anche le scelte delle loro famiglie, delle aziende, dei Comuni. Certo, non è stato tutto perfetto. Uno dei punti critici è stato proprio quello di trovare il modo per gli studenti di entrare in contatto con le aziende. Spiegare il progetto affinché fossero pronte e aperte a seguire gli studenti, a rispondere alle loro domande e soprattutto a fornire dati sensibili.

Il risultato finale, il Rapporto di sostenibilità che ogni gruppo di studenti ha redatto per un’azienda diversa, è un documento tecnico, ma anche profondamente umano. Dentro c’è la narrazione di un territorio, ma anche di un percorso di crescita personale. Abbiamo visto le ragazze e i ragazzi cambiare sguardo e imparare a riconoscere valori importanti.

Guardando al futuro: prossimi passi

L’entusiasmo generato ha già messo in moto nuove idee per il prossimo anno scolastico. Ci auspichiamo che questo progetto possa diventare una prassi, perché si è trattato non solo di un’esperienza formativa ma anche profondamente umana. Abbiamo imparato insieme ai nostri studenti. Abbiamo visto che, quando la scuola esce dai confini dell’aula e si apre al territorio, succedono cose belle. Perché la scuola non è solo un luogo dove si trasmettono saperi, ma può diventare un ponte tra i giovani e la società, tra i problemi globali e soluzioni locali. E come ha scritto una delle studentesse coinvolte, “il cambiamento può partire dal basso, da realtà locali e vicine a noi.”

La responsabilità sociale non è un concetto astratto. È un modo di guardare il mondo.


A cura di Anna Frapolli e Katia Introzzi Borradori, docenti del Centro professionale commerciale di Bellinzona