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Sei in: Home1 / Internazionale2 / Gli impatti di un’ipotetica guerra commerciale mondiale

Gli impatti di un’ipotetica guerra commerciale mondiale

9 Giugno 2020/in Internazionale, Tematiche

Che cosa sta succedendo sui mercati mondiali? Da dove derivano le tensioni commerciali, inasprite ancor di più dal Covid 19? Per avere un occhio critico su quanto sta succedendo è sempre bene rivolgere un veloce sguardo al passato.

Conoscere i principali passi della storia permette di leggere il presente e guardare al futuro con occhi diversi. Uno studio ci aiuta inoltre a capire quali conseguenze avrebbe una caduta del sistema commerciale multilaterale attuale e il ruolo della Svizzera a livello internazionale.

Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina sono sotto gli occhi di tutti e gli imprenditori devono continuamente rimanere vigili sulla guerra dei dazi e delle contro misure che si sono susseguono nel tempo. Di basilare importanza, in un momento critico, è la presenza di istituzioni internazionali multilaterali che permettono di mantenere un certo rigore ed evitare guerre commerciali che distruggerebbero l’economia mondiale. L’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), non priva di attacchi critici negli ultimi anni, vigila sulla liberalizzazione del mercato internazionale ed è la forza che ancora oggi mantiene gli equilibri internazionali.

Un salto nella storia

Su iniziativa degli Stati Uniti nel 1947 fu firmato a Ginevra l’accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT), predecessore dell’OMC. Il trattato, sottoscritto inizialmente da 23 Paesi, mirava a impedire un ritorno al protezionismo del periodo tra le due guerre, liberalizzando gli scambi commerciali attraverso l’abbassamento multilaterale delle tariffe doganali e l’adozione di regole contro la concorrenza sleale. Nel 1948 il GATT divenne un’istituzione a pieno titolo con sede a Ginevra e proseguì da un lato il processo di liberalizzazione organizzando periodicamente cicli di negoziazioni (rounds) tra i Paesi membri, dall’altro sovraintese all’applicazione degli accordi che risultavano da questi incontri. Il 1°.1.1995 il GATT fu sostituito dall’OMC: oggi i governi degli Stati membri possono cooperare per stabilire le tariffe doganali e risolvere i principali conflitti con soluzioni comuni.

Una forte rete di libero scambio

Anche se la Svizzera non volle subito entrare nel GATT, per le piccole economie è fondamentale fare parte di un sistema commerciale multilaterale. Oggi la nostra Confederazione, oltre alla Convenzione AELS e all’accordo di libero scambio con l’Unione europea (UE), dispone di una rete di 30 accordi di libero scambio con 40 partner ed intrattiene forti relazioni con molte nazioni a livello internazionale.  

La politica di libero scambio della Svizzera mira a migliorare le condizioni quadro che reggono le relazioni economiche con partner economicamente importanti. L’obiettivo è garantire alle imprese elvetiche un accesso ai mercati internazionali il più possibile privo di ostacoli e discriminazioni rispetto a quello di cui beneficiano i loro principali concorrenti. Gli accordi di libero scambio accelerano l’obiettivo principale del GATT prima e dell’OMC oggi: la liberalizzazione dei mercati, senza ostacoli né barriere commerciali. Le misure di apertura dei mercati esteri sono inoltre particolarmente importanti nell’ambito della politica di stabilizzazione economica del Consiglio federale. Abbandonare quindi un sistema di libero scambio liberale a favore di un maggiore protezionismo avrebbe conseguenze molto gravi, soprattutto per un’economia svizzera priva di materie prime e fortemente dipendente dall’estero.

Conseguenze nefaste di un protezionismo svizzero

Un interessante studio («Swiss market access in a global trade war», 2019, di Nicita Alessandro, Olarreaga Marcelo, Silva Peri et Solleder Jean-Marc)ha esaminato l’aumento delle tariffe al quale dovrebbero confrontarsi gli esportatori elvetici nel caso in cui il sistema commerciale multilaterale verrebbe a cadere e le tariffe doganali non sarebbero quindi più fissate dall’OMC. I risultati dello studio – che riportiamo qui di seguito e che sono stati pubblicati da “La Vie économique” (aprile 2020) – indicano che una guerra commerciale mondiale potrebbe generare una moltiplicazione di barriere tariffarie per gli esportatori elvetici. La Svizzera si ritroverebbe soprattutto schiacciata dai suoi principali partner commerciali: l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Giappone. Queste potenze economiche, non agendo più in seno all’OMC, disporrebbero di un’influenza di mercato sostanziale: le stime mostrano un aumento fino al 35% dei dazi doganali che metterebbero in ginocchio l’economia esportatrice elvetica.

Aumento dei dazi nei principali partner commerciali

Come si evince dal grafico “Aumenti tariffali per gli esportatori svizzeri secondo il mercato di riferimento”, lo studio ha calcolato un indice dell’effetto restrittivo dell’accesso al mercato negli scambi mondiali e permette di rappresentare l’aumento medio delle tariffe a cui dovrebbero far fronte gli esportatori elvetici. Il maggior aumento è dato dai mercati più importanti: i costi delle esportazioni aumenterebbero del 74% verso gli USA e del 60% verso l’UE, che oggi hanno strutture tariffarie cooperative in seno all’OMC. L’India invece è un’eccezione: gli esportatori svizzeri non subirebbero aumenti poiché già oggi, il sistema indiano, ha delle tariffe non cooperative.


Aumenti tariffali per gli esportatori svizzeri secondo il mercato di riferimento


Fonte: Nicita, Olarreaga, Da Silva e Solleder (2019)/La Vie économique

Conseguenze diverse per i settori

Una possibile distruzione del sistema commerciale multilaterale potrebbe avere degli effetti molto differenti a dipendenza del settore economico. Quelli che oggi trascinano l’export elvetico, come ad esempio il chimico-farmaceutico, potrebbero subire aumenti tariffari sostanziali più elevati (vedasi il grafico “Aumenti tariffali per gli esportatori svizzeri per settore industriale (classificazione Isic)”. Altri settori invece, come quello delle macchine elettriche, dei metalli non ferrosi o il tabacco, subirebbero degli aumenti tariffari inferiori alla media.


Aumenti tariffali per gli esportatori svizzeri per settore industriale (classificazione Isic)

Fonte: Nicita, Olarreaga, Da Silva e Solleder (2019)/La Vie économique

Risultati in chiaro scuro

I risultati di questo studio rappresentano lo scenario peggiore di una guerra commerciale mondiale, che non implicherebbe necessariamente un taglio così netto alle tariffe non cooperative determinate dalla sola potenza del mercato d’importazione. Quest’analisi non tiene conto del fatto che le forze politiche delle potenze mondiali non subirebbero modifiche in caso di conflitto mondiale, anche se è una variabile molto probabile. Il punto più importante: lo studio non ha considerato tutte quelle barriere non tariffali che già oggi creano più ostacoli al commercio mondiale dei semplici dazi doganali. Pensiamo ad esempio alla richiesta di omologazioni, di certificazioni particolari, di registrazioni presso specifici ministeri o addirittura di ispezioni prima dell’invio delle merci.

Malgrado queste critiche, l’analisi mostra chiaramente il risultato dell’inasprirsi delle tensioni commerciali già oggi in atto e fornisce una chiara visione dell’importanza di un sistema commerciale multilaterale.

Il futuro dell’OMC e il ruolo della Svizzera

Il ruolo garante dell’OMC risulta fondamentale per mantenere gli equilibri mondiali e garantire la liberalizzazione dei mercati. Malgrado la sua istituzione sia stata scalfita nel dicembre 2019 con l’eliminazione della Corte d’appello – che rimasta con un solo giudice in carica non può più funzionare – le sue regole continuano a rimanere in vigore, ma con minore peso. Se la risoluzione delle controversie dell’OMC non ritornasse nuovamente operativa, i piccoli Stati rimarrebbero senza strumenti per far valere le loro ragioni e perderebbero la possibilità di rimettere le grandi potenze al loro posto in caso di violazione delle regole dell’OMC. La Svizzera può e deve continuare ad agire facendo tutto il possibile per ristabilire la capacità di funzionamento e di azione del sistema dell’OMC. Di fronte a questa crisi, gli accordi di libero scambio sono la strada da perseguire con ancor più capacità e forza. Non è consentito, per un Paese piccolo e dipendente dall’estero, chiudersi commercialmente: i trattati devono continuare ad essere sostenuti per garantire il funzionamento della nostra economia.


Fonte: La Vie économique, nr. 5, “Swiss market access in a global trade war”, 2019, di Nicita Alessandro, Olarreaga Marcelo, Silva Peri et Solleder Jean-Marc.

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