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Sei in: Home1 / Internazionale2 / I controlli all’esportazione: sanzioni e beni a duplice impiego

I controlli all’esportazione: sanzioni e beni a duplice impiego

26 Giugno 2017/in Internazionale, Tematiche

Nel commercio internazionale sono numerose le variabili da tenere in considerazione quando si intende vendere dei prodotti o dei servizi: rischio controparte, contrattualistica, modalità di pagamento, spedizione e resa, formalità doganali, ecc. Tra i vari elementi non vanno assolutamente trascurati gli strumenti internazionali di controllo delle esportazioni, peraltro strettamente correlati tra di loro: le normative sui beni a duplice impiego (dual use) e le informazioni aggiornate sulle sanzioni internazionali.

A livello internazionale – citando la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) – “il controllo delle esportazioni è disciplinato da quattro regimi non obbligatori sotto il profilo del diritto internazionale (gruppo Australia, gruppo dei fornitori nucleari, regime di non proliferazione nel settore missilistico e intesa di Wassenaar). L’obiettivo di questi regimi internazionali consiste nell’impedire la diffusione di armi di distruzione di massa e dei loro sistemi vettori nonché nell’evitare l’accumulo destabilizzante di armi convenzionali”. In questo contesto, la Svizzera non è solo membro di tutti e quattro i regimi di controllo ma ha anche ratificato la convenzione sulle armi chimiche, la convenzione sulle armi biologiche e tossiniche e il trattato di non proliferazione nucleare. In tale modo – sempre citando la SECO – “la Svizzera adempie agli interessi di diritto costituzionale, di politica estera e di sicurezza, e rafforza la legittimità della propria economia privata”.

Il campo d’applicazione dei controlli all’esportazione sulla carta risulta essere chiaro e ben concertato, ma occorre tenere presente la celere evoluzione verso il digitale. È di stretta attualità il tema della cyber security e delle tecnologie di supporto. La realtà ci mostra che i controlli si stanno muovendo per esempio verso la regolamentazione di tutto ciò che riguarda l’esportazione e l’intermediazione di beni per la sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili. Sul fronte delle sanzioni, la Svizzera rispetta le misure coercitive non militari adottate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. Come riferisce la
SECO, si tratta essenzialmente di “misure cosiddette «di embargo», principalmente a carattere economico, volte a limitare gli scambi commerciali, di servizi o di tecnologia ma anche le transazioni finanziarie con un paese o un gruppo di paesi, in vista di motivare i destinatari delle sanzioni a un determinato comportamento”.

Più flessibili e autonome, invece, le sanzioni UE in merito alle quali il Consiglio federale decide caso per caso. Si pensi a mo’ d’esempio al caso della Russia dove al di là del materiale bellico la Svizzera si è limitata alla notifica all’autorità di determinati merci o servizi diretti verso questo Paese. Lapalissiano ma rilevante ricordare che anche in questo ambito i cambiamenti di indirizzo del Governo federale sono in linea con le mutate dinamiche geopolitiche.

Infine è essenziale sottolineare che queste misure, come la partecipazione a sanzioni economiche, devono assolutamente rimanere in linea con la politica estera di neutralità della Confederazione. Un elemento attrattivo fondamentale della “Swiss Way”. L’auspicio è naturalmente che la Svizzera possa mantenere un approccio autonomo e neutrale di verifica puntuale delle misure da mettere in atto – a parte le misure volute dalla comunità internazionale – in modo da poter mantenere la propria reputazione di Paese super partes nell’interesse della comunità internazionale, ma anche della sovranità nazionale che raccoglie sia le istituzioni internazionali

Monica Zurfluh, responsabile S-GE per la Svizzera italiana
Marco Passalia, responsabile Servizio Export Cc-Ti

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