La patente di guida oltre i 75 anni: tra autonomia, sicurezza e sfide tecnologiche

In una società che invecchia rapidamente, il tema della patente di guida per le persone oltre i 75 anni assume un’importanza crescente.

L’automobile non è solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento di indipendenza, che consente agli anziani di mantenere una vita attiva, coltivare relazioni sociali e svolgere le attività quotidiane senza dipendere dagli altri. Tuttavia, con l’avanzare dell’età emergono nuove sfide, legate sia alle condizioni psicofisiche sia all’evoluzione tecnologica dei veicoli. In Svizzera, la normativa prevede che, a partire dai 75 anni, i conducenti debbano sottoporsi a una visita medica ogni due anni per verificare la loro idoneità alla guida. Questo sistema ha l’obiettivo di garantire la sicurezza stradale senza compromettere inutilmente la libertà individuale.

La guida, infatti, è un’attività complessa che richiede reattività, coordinazione e capacità cognitive, tutte funzioni che possono subire un naturale declino con l’età. Allo stesso tempo, è importante evitare generalizzazioni: molti automobilisti anziani mantengono ottime capacità di guida e adottano comportamenti prudenti. Le statistiche mostrano che gli anziani tendono a guidare in modo più responsabile – ad esempio evitando eccessi di velocità o guida sotto l’influsso di alcol – ma risultano più vulnerabili in caso di incidente, con conseguenze spesso più gravi rispetto ad altre fasce d’età.

Negli ultimi anni, accanto ai fattori legati all’invecchiamento, si è aggiunta una nuova variabile: la crescente diffusione dei sistemi di assistenza alla guida, noti come ADAS (Advanced Driver Assistance Systems). Queste tecnologie, tra cui la frenata automatica d’emergenza, il mantenimento della corsia e i sistemi di navigazione avanzata, sono progettate per migliorare la sicurezza e ridurre il rischio di incidenti. Tuttavia, per molti conducenti anziani rappresentano una sfida significativa.

Diversi studi indicano che gli anziani spesso faticano ad adattarsi ai nuovi sistemi tecnologici, soprattutto quando questi risultano poco intuitivi o richiedono un cambiamento delle abitudini consolidate. Ad esempio, la frenata automatica d’emergenza può intervenire in modo improvviso, generando sorpresa o disagio in chi non ne conosce il funzionamento. Analogamente, il sistema di mantenimento della corsia – che corregge automaticamente la traiettoria del peicolo – può essere percepito come invasivo, inducendo il conducente a reagire in modo errato. Anche il navigatore moderno, sempre più integrato con altre funzioni del veicolo, può rappresentare una fonte di distrazione o confusione per chi non ha familiarità con interfacce digitali complesse. In alcuni casi, la sovrabbondanza di informazioni o segnali acustici può compromettere la concentrazione, anziché migliorarla.

Il problema non è tanto la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene introdotta e utilizzata. Le ricerche mostrano che una parte significativa degli anziani possiede sistemi ADAS nei propri veicoli ma non li utilizza, oppure li usa in modo limitato, spesso per mancanza di formazione adeguata. La fiducia e la comprensione del funzionamento di questi strumenti sono elementi chiave per la loro efficacia.
A questo proposito, è particolarmente rilevante uno studio pubblicato nel maggio 2026 su incarico dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), che evidenzia criticità nel sistema svizzero di valutazione dell’idoneità alla guida per le persone anziane. La ricerca sottolinea la mancanza di standard uniformi e di approcci multidisciplinari, evidenziando come i metodi attuali – spesso basati principalmente su test medici e cognitivi – non siano sufficienti a valutare in modo completo la capacità di affrontare situazioni reali, soprattutto in un contesto tecnologico sempre più complesso. Questo significa che la valutazione dell’idoneità alla guida dovrebbe evolvere, includendo anche la capacità di interagire con i sistemi di assistenza moderni.

Figure come istruttori di guida, ergonomi e specialisti della mobilità potrebbero svolgere un ruolo importante nel supportare gli anziani nell’apprendimento di queste tecnologie. In prospettiva, appare fondamentale promuovere corsi di aggiornamento specifici per conducenti anziani, che non si limitino a verificare le capacità, ma offrano anche strumenti pratici per affrontare le nuove sfide della mobilità. Allo stesso tempo, i progettisti di veicoli dovrebbero sviluppare interfacce più semplici e intuitive, pensate anche per un’utenza meno abituata al digitale.

Infine, è essenziale mantenere un equilibrio tra sicurezza e autonomia. Privare una persona anziana della patente può avere conseguenze significative sul piano psicologico e sociale. Per questo motivo, ogni decisione dovrebbe essere basata su una valutazione individuale e accompagnata da alternative di mobilità adeguate. In conclusione, la patente di guida oltre i 75 anni non è solo una questione normativa, ma un tema che coinvolge salute, tecnologia e qualità della vita. In un contesto in rapida evoluzione, la vera sfida sarà integrare innovazione e inclusione, garantendo a tutti la possibilità di muoversi in modo sicuro e dignitoso.

Consigli per anziani al volante (UPI)

A cura di Marco Doninelli, Responsabile Mobilità Cc-Ti