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Riaperture con sistema, lo richiede l’economia

23 Febbraio 2021/in Comunicazione e media

Nel quadro della breve consultazione dei cantoni aperta la scorsa settimana dal Consiglio federale sulle misure concernenti la gestione della pandemia da COVID-19, la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del cantone Ticino (Cc-Ti) ha preso posizione attraverso le associazioni economiche di riferimento nazionali. La Cc-Ti ha, in sostanza, valutato positivamente il fatto che vi sia una strategia di apertura legata alla valutazione del rischio. Tuttavia, occorre maggiore chiarezza sui parametri utilizzati e tale analisi va svolta non con cadenza mensile ma piu breve. Rilevanti a nostro avviso sono le cifre riguardanti le ospedalizzazioni, il tasso di occupazione nei letti dei reparti di terapia intensiva, l’incidenza sui 7 giorni, il tasso di positività e i luoghi di contagio.

Per la valutazione del rischio è indispensabile seguire la logica della protezione mirata, cioè della protezione delle persone più fragili.
Decisivo è applicare in modo coordinato tutto il pacchetto di misure, cioè i vaccini, i test (compresi quelli salivari che andrebbero usati in maniera più massiccia), il Contact Tracing (che va decisamente migliorato) e le misure di protezione (mascherina, lavaggio delle mani, distanze).
Si chiedono inoltre aperture più ampie di quelle prospettate, già dal 1° marzo 2021 o comunque al più tardi il 22 marzo 2021, come chiesto dal Consiglio di Stato e da diverse associazioni di categoria. Da mesi insistiamo sul fatto che le attività che possono essere esercitate in sicurezza e qui lo ribadiamo. Riteniamo positivo che anche il Consiglio di Stato stia iniziando a sposare questa linea.Infine, le regole sui casi di rigore vanno meglio precisate, ad esempio per quanto concerne le chiusure parziali ordinate dalle autorità, che devono essere considerate equivalenti a chiusure totali.


Qui di seguito, nel dettaglio, quanto formulato dalla Cc-Ti:

  • Strategia di apertura legata alla valutazione del rischio: la nostra valutazione è positiva, anche perché sono stati elencati in modo chiaro i parametri che si intendono utilizzare per valutare il rischio. Sulla fondatezza di alcuni di questi parametri esprimiamo comunque qualche dubbio, perché non sembra che tutti i dati raccolti siano affidabili e completi, come del resto dichiarato anche dalla task-force nazionale nella conferenza stampa del 16 febbraio scorso. In taluni casi si parla di valutazioni, simulazioni e proiezioni, ma sembrano mancare dati certi e affidabili. Esortiamo pertanto l’Autorità Federale a una grande attenzione su questi punti, perché la decisione su chiusure molto rigorose e dalle conseguenze economiche e sociali enormi deve essere basata su dati assolutamente fondati.

Inoltre, una valutazione a scadenza mensile è troppo dilatata nel tempo. Riteniamo che sia possibile avere indicazioni utilizzabili in un termine di due o massimo tre settimane.

In generale comunque ribadiamo che il principio di una strategia di aperture basta sulla valutazione dei rischi è corretta.

E’ importante che la logica della protezione mirata seguita a suo tempo dal Consiglio federale e approvata dal Parlamento sia applicata in maniera sistematica. E’ infatti il complesso delle misure che interrompe le catene di contagio, cioè i vaccini, i test (compresi quelli salivari che andrebbero usati in maniera più massiccia), il Contact Tracing (che va decisamente migliorato) e le misure di protezione (mascherina, lavaggio delle mani, distanze).

La logica della protezione mirata si concentra su persone particolarmente a rischio e permette un allentamento delle misure più rapido e ampio. La strategia di apertura proposta dal Consiglio federale non tiene sufficientemente conto di questo aspetto, poiché riconduce il rischio solo alla situazione epidemiologica e trascura l’impatto delle misure per contrastare tale situazione. Con la logica della protezione mirata è possibile differenziare la valutazione del rischio e quindi di adattare anche la strategia di apertura al rischio globale.

  • Valutazione del rischio: come detto sopra, il Consiglio federale ha annunciato di voler giudicare il rischio sulla base di più indicatori, nessuno dei quali sarebbe esclusivo e che non sarebbero cumulativi. Il principio di avere più indicatori è corretto. Il rischio è però che non vi sia chiarezza su quali indicatori siano utilizzati per le decisioni prese di volta in volta. Proponiamo pertanto che si tenga conto delle cifre riguardanti le ospedalizzazioni, il tasso di occupazione nei letti dei reparti di terapia intensiva, l’incidenza sui 7 giorni, il tasso di positività e i luoghi di contagio.
  • Prime aperture a partire dal 1°marzo 2021: concordiamo sulle riaperture dei negozi e su alcuni allentamenti per la vita sociale. Va da sé che tutte le attività legate al commercio e simili, consulenze, visite, ecc., possono essere aperte e le limitazioni degli orari di apertura e dell’assortimento vengono a cadere. È fuori discussione che restano in vigore e vanno applicati i piani e le misure di protezione nel commercio e per le manifestazioni.
  • Seconda tappa di apertura: non riteniamo invece appropriato quanto previsto dal Consiglio federale per una seconda tappa di aperture e allentamenti. E’ un piano esitante e che non tiene conto della logica della protezione mirata. Per questo impedisce di avere visioni quanto a una possibile normalizzazione e penalizza pesantemente le attività ancora chiuse (ristoranti, fitness ecc.) che si trovano nell’impossibilità di pianificare un’uscita da una crisi che ormai è strutturale. Riteniamo che, con le misure di protezione attuali e già attuate negli scorsi mesi, le attività ora chiuse possano riprendere il 1° marzo 2021.

O comunque non più tardi del 22 marzo 2021, come chiesto dal Consiglio di Stato ticinese e, ad esempio, dall’associazione di categoria dei ristoratori, giustamente preoccupati anche in vista del periodo pasquale che, evoluzione sanitaria permettendo, deve poter essere pianificato anche per evitare eccessivi assembramenti improvvisi e difficilmente controllabili.

Va tra l’altro ricordato che le aziende non si aprono e si chiudono premendo un bottone, ma necessitano di tempo per organizzarsi.

  • Casi di rigore: riteniamo indispensabile e urgente l’applicazione delle misure per casi di rigore secondo la volontà del legislatore e l’ordinanza della Confederazione. Questo vale in particolare per le chiusure di aziende ordinate dalle Autorità. Ad esempio, la chiusura parziale deve essere considerata come chiusura totale e l’indennizzo per la cifra d’affari va adattato di conseguenza. Si tratta di una misura urgente, perché i fallimenti non attendono gli indennizzi.

Vanno considerate anche le aziende create dopo il 1° marzo 2020, perché la loro esclusione forfettaria non è giustificata.

Per ristabilire la proporzionalità nel contesto della gestione della pandemia e per dare una prospettiva alla Svizzera, riteniamo importante che vengano riprese le misure proposte dalle associazioni di riferimento nazionali, cioè:

  • Da subito: l’allentamento del lockdown con aperture laddove si possono sfruttare spazi all’aperto, come le terrazze. L’apertura degli spazi commerciali, gestita con le misure di protezione note, compresi i showroom, con la possibilità di acquisti su appuntamento e vendita all’esterno, così come le manifestazioni fino a 50 persone.
  • Dal 1° marzo 2021: la fine del lockdown con l’apertura completa del commercio al dettaglio e di attività economiche simili, così come i ristoranti, i centri fitness e le manifestazioni sino a 100 persone.

Per le manifestazioni sportive, culturali ecc., vanno valutati anche determinati tentativi di apertura, come sta attualmente studiando la Francia che organizzerà a breve alcuni concerti di prova, con la collaborazione e la supervisione delle Autorità sanitarie. Con test all’entrata, contact tracing e test post-evento, per capire in che misura vi siano rischi accresciuti e contagi effettivi.

Chiediamo che le Autorità elvetiche prestino attenzione a questi esperimenti, che potrebbero dare indicazioni molto interessanti.

Riteniamo comunque che siano già date le condizioni per valutare l’apertura al pubblico di eventi sportivi e culturali che disponevano a suo tempo di misure di protezione efficaci, nella misura di 1/3 dei posti fissi seduti.

Il telelavoro deve tornare a essere consigliato e non obbligatorio.

  • Entro giugno 2021: conclusione del programma completo di vaccinazione della Confederazione, il che comporta un’intensificazione mirata della campagna di vaccinazione.
  • Sempre e in parallelo a queste misure: l’estensione dei test e l’intensificazione e la digitalizzazione del Contact Tracing, per interrompere le catene di contagio, il che corrisponde alla strategia della protezione mirata.

Sempre e in parallelo a queste misure: l’elaborazione di un chiaro e trasparente «Dashboard» nazionale che permetta una gestione pianificabile della pandemia. Gli indicatori dovrebbero essere i dati sulle ospedalizzazioni, sull’occupazione di letti in terapia intensiva, quelli dell’incidenza sui 7 giorni, il tasso di positività e i luoghi di contagio.

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