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Sei in: Home1 / Comunicazione e media2 / Legalità e libertà

Legalità e libertà

22 Novembre 2016/in Comunicazione e media

L’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti

“Punire tanti per le colpe di pochi ha invece un retrogusto sinistro da regime totalitario che poco ha a che fare con le nostre strutture (ancora) liberali.”

L’attualità cantonale offre numerosi spunti legati a due principi giuridici fondamentali come la legalità e la libertà. Non mi riferisco alle attività criminali e alle eventuali privazioni della libertà personale, bensì alle sempre più numerose e fantasiose proposte volte a moralizzare soprattutto il comportamento delle aziende sul mercato del lavoro. In nome di princìpi certamente condivisibili come il controllo dell’immigrazione, il rispetto del territorio in senso lato, ecc., ma a volte staccati dal principio dello Stato di diritto, che pure è un principio costituzionale, visto che l’articolo 5 capoverso 1 della Costituzione federale indica chiaramente che “Il diritto è fondamento e limite dell’attività dello Stato”.

Stupisce quindi non poco che dopo mirabolanti promesse di ricette facili facili applicabili immediatamente, si debba ricorrere a verifiche della legalità e a mille analisi e approfondimenti per verificare ex post l’applicabilità delle ricette miracolose o presunte tali. Ho comprensione per il gioco politico, fatto inevitabilmente anche di forzature per smuovere situazioni bloccate. Ma quando la forzatura diventa sistematica la cosa si fa quantomeno problematica. Come sempre si invocano situazioni speciali che giustificano qualsiasi cosa, quindi anche il prendere a calci la Costituzione federale, da difendere contro i giudici stranieri, ma che i ticinesi sono legittimati a ignorare trattandosi, a seconda delle situazioni, non di una Carta fondamentale che tutela diritti individuali, federalismo ecc., ma di un fastidioso libercolo voluto dai confederati per fregare i ticinesi. Ovviamente l’interesse supremo di cancellare la libertà economica e imprenditoriale, sancita tra l’altro dall’articolo 27 della Costituzione federale e per noi valore non negoziabile, è prevalente e questo, secondo taluni, giustifica tutto. Infatti non sono pochi coloro che considerano tale libertà come una licenza di uccidere, cioè di fare quello che si vuole fregandosene delle regole. Complimenti per la profondità di pensiero. Considerata la ridicola esaltazione per imprese che chiudono o che rinunciano a investire in Ticino e la volontà di sparare nel mucchio indistintamente, vi è seriamente da chiedersi se si vogliano ancora aziende sul nostro territorio. Ah è vero, dimenticavo che vi sono sempre le aziende iper-tecnologiche ad altissimo valore aggiunto (definizione su cui si potrebbe disquisire a lungo), che non hanno parcheggi, non creano traffico, non inquinano e non fanno rumore. Queste e solo queste sembrano avere diritto di cittadinanza, mentre le altre, che spesso però sono le nostre ben radicate sul territorio e che andrebbero quindi difese, sono poco più che pezzenti perché non sono la Apple. Anche se la Apple, per la sua politica di retribuzione, in Ticino finirebbe sicuramente alla gogna per dumping salariale e cacciata con grande sollievo dei puristi dell’autarchia. Difficile raccapezzarsi in questo ginepraio. Certo, come al solito sarò accusato di non volere intervenire contro un mercato selvaggio di neo-liberisti a caccia di scalpi. In realtà mi sono sempre schierato senza riserve per le sanzioni civili, amministrative e penali per chi non rispetta le regole. Punire tanti per le colpe di pochi ha invece un retrogusto sinistro da regime totalitario che poco ha a che fare con le nostre strutture (ancora) liberali. Non penso che esprimerlo sia un delitto di lesa maestà verso la volontà popolare. Magari, lasciando da parte gli attacchi personali e gli isterismi, potrebbe anche essere la base di una discussione costruttiva. Ma temo che sia un’illusione. Purtroppo.

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