Un buon equilibrio tra fiscale e sociale

L’opinione di Glauco Martinetti, Presidente Cc-Ti, in merito alla votazione federale inerente il progetto AVS-riforma fiscale.

La campagna in favore della legge sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) è stata lanciata ufficialmente anche in Ticino lo scorso 9 aprile. Questo pacchetto fornisce una soluzione pragmatica a due problemi urgenti per il nostro paese e consolida le condizioni quadro essenziali per un’economia prospera.

I consiglieri federali Alain Berset e Ueli Maurer erano entrati nel vivo del tema a livello svizzero lo scorso febbraio difendendo insieme la legge sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS, sulla quale saremo chiamati ad esprimerci il 19 maggio. Il loro messaggio era chiaro: questo pacchetto eterogeneo è un buon compromesso, realistico e capace di rilanciare due progetti di capitale importanza che sono stati respinti nel recente passato: l’imposizione delle imprese e il finanziamento delle pensioni. Inutile sottolineare quanto sia vitale questo progetto per l’economia del nostro paese e per il benessere di tutti, visto che la RFFA prevede l’abrogazione degli statuti fiscali speciali che pongono problemi a livello internazionale e al contempo garantisce la stabilizzazione dell’AVS. Si tratta di una soluzione di compromesso che non ha alternative.

Più modi per investire

In Ticino la campagna in favore del progetto AVS-riforma fiscale è stata lanciata il 9 aprile da un comitato interpartitico a cui ha aderito, insieme ad altre associazioni economiche, anche la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti).

Da un punto di vista imprenditoriale, l’aggiornamento del nostro sistema fiscale permette di rafforzare le condizioni quadro del paese e allo stesso tempo la sua attrattività. Il pacchetto fiscale ha come scopo quello di abolire i regimi fiscali speciali, non più accettati a livello internazionale. Questo porterà a un riequilibro della fiscalità delle aziende, con un aumento per quelle che beneficiano oggi di tali statuti e una diminuzione per tutte le altre imprese. Ciò significa che si ridurrà in modo sostanziale la tassazione soprattutto delle PMI, che, non dimentichiamolo, sono la spina dorsale dell’economia elvetica, visto che si tratta di circa 500’000 aziende. Invece, molte delle tanto deprecate multinazionali subiranno un aumento dell’imposizione fiscale, quindi è assolutamente sbagliato parlare di regalo alle aziende internazionali, come fanno gli oppositori. Da sottolineare è il fatto che le aziende per le quali vi sarà un aumento di imposte appoggiano la riforma, perché questa in cambio garantisce un sistema fiscale sicuro e stabile. Per non penalizzare l’innovazione, il progetto in votazione prevede deduzioni per la ricerca e lo sviluppo e i brevetti. Questo contribuirà in modo decisivo a mantenere alta la competitività svizzera, visto che il nostro paese rimarrebbe terreno molto interessante per tutte le aziende innovative, che avrebbero a avrebbero a disposizione più risorse da investire nella ricerca e nell’innovazione.

Come detto sopra, i contrari denunciano i “regali fiscali ” concessi alle grandi aziende, che “prosciugheranno le entrate pubbliche”. Sbagliato. Sarebbe proprio il rifiuto del progetto in votazione che potrebbe mettere a rischio i conti dello Stato, perché la RFFA metterebbe la Svizzera su una lista grigia – o forse addirittura nera – dei paradisi fiscali, che comprometterebbe in maniera sostanziale il nostro tessuto economico. È quindi essenziale che questa riforma venga accettata, visto che risponde a una parola d’ordine chiara: equilibrio. Il compromesso tra aspetto fiscale ed elemento sociale è la chiave del successo, che auspichiamo per la RFFA il prossimo 19 maggio.

 

La manualità resta imprescindibile

Nell’intervista ad Andrea Gehri, Direttore Gehri Rivestimenti SA, affrontiamo i temi dell’innovazione legati allo specifico comparto settoriale dell’artigianato.

Lo studio BAK ha evidenziato un’economia dinamica, con una forte connotazione innovativa. Nell’artigianato in che modo si traduce quest’affermazione?

L’artigianato fa leva su componenti legate all’abilità ed alla creatività. La dinamicità è senza ombra di dubbio legata alla capacità di proporre con innovazione, qualità e sostenibilità, soluzioni che incontrino i gusti del cliente e soddisfano le tendenze del mercato. Più è alto il gradimento, più è garantito il successo dell’opera creata dall’artigiano che sforna soluzioni attraverso un paziente e preciso lavoro manuale.

L’innovazione presuppone la centralità dell’essere umano, che sviluppa e crea rinnovate idee. Come incentivare maggiormente l’orientamento scolastico e professionale sulle professioni artigianali?

I giovani devono poter accedere alle formazioni artigianali e i canali per promuovere tali professioni devono essere potenziati a livello scolastico e d’orientamento. Troppo spesso i giovani vengono dirottati verso le nostre professioni, solo dopo aver sondato soluzioni alternative in settori dell’economia terziaria. La centralità dell’individuo nell’artigianato costituisce le fondamenta per sviluppare nuove idee. L’integrazione della tecnologia fa dell’artigiano un lavoratore che riesce ad offrire un prodotto sempre più performante. Il potere di innovazione, tipicamente svizzero, è intriso nella nostra cultura di artigiani e dev’essere tramandato alle future generazioni.

Progetto AVS-riforma fiscale: un’occasione da non perdere

L’opinione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e deputata al Gran Consiglio.

Il prossimo 19 maggio saremo chiamati ad esprimerci sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA). Il pacchetto proposto fornisce una soluzione equilibrata a due problemi urgenti: la questione degli statuti fiscali speciali e il rafforzamento dell’AVS. Due temi estremamente importanti per i quali bisogna intervenire senza perder tempo. In merito alla parte fiscale del progetto, è previsto un adattamento del sistema d’imposizione delle aziende. Si andranno ad abolire i privilegi fiscali ad oggi in essere a favore di determinate categorie di società, in prevalenza  a matrice internazionale, uniformando l’imposizione a carico di tutte le categorie di imprese. A seguito della crisi finanziaria del 2008, l’approccio verso la fiscalità delle imprese è infatti radicalmente cambiato a livello globale. Numerose pratiche fino ad allora ammesse, oggi non lo sono più e vanno modificate. Anche la Svizzera deve quindi adattare la propria fiscalità delle imprese: in caso di accettazione della riforma, tutte le aziende saranno come detto tassate con le stesse modalità, che ovviamente devono venire aggiornate. Attualmente le aziende internazionali che beneficiano di tassi d’imposizione agevolati rappresentano il 7% dei contribuenti, ma ben il 50% delle entrate dell’imposta sull’utile delle persone giuriche della Confederazione. L’apporto di queste società non si limita al contributo fiscale, esse forniscono infatti 150’000 posti di lavoro e creano un importante indotto che va mantenuto. Numerose PMI svizzere sono infatti controparti di queste grandi imprese e beneficiano della loro attività. Questa è la ragione per cui la proposta di riforma riconosce che un’abolizione tout court dei regimi fiscali speciali farebbe esplodere il carico fiscale di importanti aziende, che potrebbero decidere di delocalizzarsi. Di qui la necessità di abbassare le aliquote ordinarie in futuro che andranno applicate a tutti.

Le imprese che perderanno lo statuto speciale e che pagheranno più imposte sono comunque favorevoli ad una riforma che permetterà alla Svizzera di evitare di essere inserita su liste grigie o addirittura nere, ciò che andrebbe a compromettere seriamente il loro operato e metterebbe a rischio la loro competitività a livello internazionale. Potranno così beneficiare di una sicurezza giuridica indispensabile per la pianificazione e gli investimenti. Tengo a sottolineare che la riforma non sarà un regalo alle multinazionali, anzi esse pagheranno di più, ma il loro onere fiscale rimarrà interessante nel confronto internazionale e, inoltre, non rischieranno più di essere tassate due volte in altri Paesi. Il Ticino dovrà da parte sua affrontare la sfida di rimanere in linea con gli altri Cantoni per restare competitivo in termini di aliquota applicabile.

La bocciatura nel 2017 (a livello nazionale, ma non in Ticino) della Riforma III delle imprese ha portato ad un nuovo pacchetto di strumenti fiscali volto a gestire al meglio questo importante cambiamento di paradigma fiscale, pacchetto che considero equilibrato. Un suo elemento importante sono le deduzioni che favoriranno la ricerca e lo sviluppo e che sono riconosciute a livello internazionale. Per esempio, le spese di ricerca e sviluppo realizzate in Svizzera potranno essere dedotte in ragione del 150% al massimo e i redditi derivanti dai brevetti potranno essere dedotti del 90% al massimo.

La Svizzera non può più permettersi di evitare di affrontare il problema della fiscalità delle aziende e questo progetto è una valida soluzione. Inoltre, consentirà di rafforzare il nostro principale pilastro della previdenza sociale e di guadagnare tempo in vista di una riforma strutturale dell’AVS. La riforma permetterà di consolidare le condizioni quadro essenziali per un’economia prospera. È quindi un’occasione da non perdere.

Per questa ragione invito ad appoggiare il progetto AVS-riforma fiscale il prossimo 19 maggio. Un sistema fiscale equilibrato per una Svizzera competitiva e attrattiva.

 

Un’occasione storica da non perdere

L’opinione di Glauco Martinetti, Presidente Cc-Ti, in relazione all’innovazione tecnologica nel Cantone

Certezza del diritto, rafforzamento delle condizioni quadro, difesa della libertà imprenditoriale: ecco cosa si aspetta il mondo economico dal nuovo Governo e dal nuovo Parlamento cantonale. Affinché si continui a lavorare per un Ticino, che può vantare un sistema produttivo dinamico e innovativo, di cui essere orgogliosi.  Ci sono, indubbiamente, delle distorsioni che vanno corrette e dei problemi da risolvere. Ma ciò  non può sminuire o svalorizzare un successo frutto del costante impegno dei nostri imprenditori che, anche in tempi difficili, hanno investito per salvaguardare la competitività delle aziende, e del forte senso di responsabilità dei loro dipendenti. Un’economia sana e in crescita che merita attenzione. È questa la premessa su cui ragionare per progettare il futuro di un Cantone che ha davanti a sé enormi potenzialità. Potendo contare anche su centri di eccellenza internazionali quali l’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale, il Centro Nazionale di calcolo scientifico, l’Istituto di Ricerche in biomedicina, l’USI, la SUPSI e sul nuovo polo tecnologico di UBS a Manno. Inoltre, da nord a sud  i vanno schiudendo per il Ticino nuove opportunità, con l’adesione alla Greater Zurich Area e il  possibile collegamento allo Switzerland Innovation Park Zurich,  mentre a due passi da noi, a Milano, sta sorgendo il Mind, uno dei parchi scientifici più importanti d’Europa. Siamo di fronte ad un’occasione storica per la crescita del Cantone che non possiamo perdere. Abbiamo gli atout per una sfida vincente nei nuovi scenari prefigurati dall’economia digitale, a patto, però, che ci si scrolli di dosso quel masochismo cantonale che fa vedere tutto nero, che ci si liberi da pericolosi desideri di chiusura e si guardi con più fiducia alle nostre  imprese. Come Cc-Ti non possiamo che rinnovare il nostro appello al dialogo e alla collaborazione tra aziende, sindacati, associazioni di categoria, politici e Governo per lavorare assieme su una visione concertata dello sviluppo del nostro Paese.

L’impresa virtuosa è attenta all’ecologia

L’opinione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e candidata PLRT al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

Quale economia e quale impresa desideriamo per il Ticino del futuro? Il dibattito in merito si è rivelato assai acceso in questi primi mesi del 2019. Ha toccato i temi dell’occupazione e dei salari, dell’avanzare della trasformazione  digitale, del ruolo delle aziende storiche e dell’opportunità di attrarne di nuove da altri Paesi o altri Cantoni. Al centro di questa discussione, si è gradualmente ma opportunamente affermato anche il tema della sostenibilità.

In un contesto ricco di contenuti e confronti l’economia del nostro Cantone ha dimostrato a più riprese di basarsi su di un tessuto imprenditoriale sano, composto prevalentemente da migliaia di medio/piccole aziende, fortemente  radicate nel territorio, ove mantengono il loro centro decisionale, valorizzano le risorse umane e pagano stipendi equi, oltre che le imposte. Sarà di sicuro prioritario per la politica economica sostenere questo tipo d’impresa,  aiutarla a mantenersi competitiva, affrontando in modo ottimale la transizione tecnologica che sappiamo l’aspetta,  permetterle di reperire quella manodopera qualificata che oggi ancora purtroppo scarseggia. Bisogna quindi impegnarsi per un migliore orientamento professionale e un incitamento alla formazione di qualità. È importante che le associazioni economiche continuino a collaborare con la politica per sostenere l’impresa ticinese tramite la formazione continua, l’appoggio alla ricerca di nuovi mercati e la creazione di condizioni quadro dove il «fare impresa» resti  prioritario.

Per rispondere quindi alla domanda iniziale, credo fermamente che l’economia e l’impresa che vogliamo e dobbiamo sostenere in Ticino, debba saper affrontare anche il tema della sostenibilità, dove con questo termine si concatenano i tratti economici, sociali e ambientali, con una visione d’insieme. Riduzione delle missioni, ottimizzazione delle risorse, incremento dell’efficienza energetica: sono alcuni dei temi su cui, nel Ticino di domani, vorrei si puntasse sempre di più e con nuove misure concrete. Il mio auspicio conclusivo è che le imprese, con il supporto della politica, mantengano alta la propria sensibilità ecologica e si attivino per adeguare i propri standard ambientali con soluzioni innovative e sostenibili. Il Cantone potrà dal canto suo, valutare con attenzione possibili insediamenti sul territorio di aziende attive nelle produzioni e nei processi legati all’ecologia, ad esempio nei campi del trasporto sostenibile.

Certezze e sorprese del nuovo anno

Vi proponiamo l’opinione di Michele Rossi, Delegato alle Relazioni esterne Cc-Ti e candidato PPD al Consiglio di Stato

Un nuovo anno porta con sé certezze e sorprese. E così, per il 2019 vi è la certezza che sarà un anno politicamente caldo, considerate le imminenti elezioni cantonali e quelle federali ormai alle porte. È altrettanto certo che si parlerà, tra le altre cose, di politica sanitaria, visto che anche quest’anno i costi della sanità aumenteranno.

Come in ogni ambito, anche in quello sanitario, per risolvere un problema bisogna affrontarne le cause. Altrimenti ci si perde in discussioni sterili che non portano a nulla. Ora, quando ci lamentiamo degli aumenti dei premi delle assicurazioni malattia, in verità ci lamentiamo soprattutto del fatto che queste ultime sono chiamate a coprire fatture sempre più elevate di prestazioni sanitarie. La crescita di questi costi è originata da molti fattori su cui è necessario intervenire in modo mirato, alfine di contenere quella che ormai per le economie domestiche è una voce di spesa sempre più problematica.

Purtroppo, spesso la politica si inoltra in dibattiti che deviano l’attenzione dai problemi principali. Si pensi, ad esempio, al sempre ricorrente tema delle riserve delle casse malati, che per alcuni sarebbero responsabili dell’aumento dei premi. In realtà, ogni assicuratore malattia deve disporre per legge delle risorse per coprire tutti i costi originati dagli assicurati – che vanno dal medico, all’ospedale, ai medicamenti,…– più una “riserva”, che ammonta a circa 3 mesi di prestazioni ipotetiche da pagare. Si tratta di riserve che la legge impone. Vanno previste e servono quale ammortizzatore di un sistema che deve funzionare nel tempo. Inoltre, tenuto conto che gli utili sulle assicurazioni base sono vietati dalla LAMal, qualora un’assicurazione accumulasse delle riserve oltre alle prescrizioni legali, non può comunque trattenerle quale profitto, ma l’anno successivo le deve compensare a vantaggio degli assicurati.

In questo tanto importante quanto complesso ambito della politica non dobbiamo quindi perdere di vista le cause effettive dei nostri problemi, ossia l’aumento delle prestazioni sanitarie. Bisogna intervenire laddove si ottengono risultati concreti a favore degli assicurati e non limitarsi a puntare il dito verso situazioni mediaticamente ghiotte ma non centrali ai fini delle soluzioni. Sotto questo aspetto l’iniziativa lanciata dal PPD ( “Iniziativa per un freno ai costi”) offre la possibilità concreta di  iniziare una seria discussione per  affrontare il problema,  e di venire dunque in aiuto del ceto medio che più di altri soffre dell’aumento delle spese.

Che il 2019 permetta alla politica sanitaria di concentrarsi veramente all’essenziale? E che dunque si possa dibattere su soluzioni vere a questa sfida, come sul sistema di finanziamento uniforme tra cure stazionarie e ambulatoriali, il tariffario dei medici, il prezzo dei medicamenti, la redistribuzione delle risorse e, perché no, la prevenzione? In mezzo a tutte le certezze sarebbe un auspicio e, per una volta, una piacevole sorpresa.

Abolizione dei dazi doganali sui prodotti industriali

La Cc-Ti sostiene il progetto del Consiglio federale volto ad abolire tutti i dazi sui prodotti industriali in importazione in Svizzera.

Il 7 dicembre 2018 il Consiglio Federale ha incaricato il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) di svolgere una procedura di consultazione in merito all’abolizione dei dazi industriali. Il progetto di revisione prevede l’abolizione unilaterale dei dazi sulle importazioni di prodotti industriali e una semplificazione della tariffa doganale per i prodotti industriali. La Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) è stata invitata ad esprimere un parere e ritiene importante sostenere la proposta.

In generale, l’abolizione dei dazi industriali semplifica le importazioni di prodotti industriali con effetti positivi sia per i consumatori sia per l’industria. Inoltre fornisce un’immagine innovativa e propositiva della Svizzera che sposa i principi fondamentali sostenuti dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), volti ad abolire le barriere commerciali per incoraggiare e liberalizzare il commercio. In un clima globale sempre più protezionistico, il nostro Paese può quindi dare un segnale positivo a sostegno di un’economia liberale che desidera sostenere la competitività delle aziende svizzere a livello internazionale.

L’abolizione dei dazi doganali porterà importanti risparmi alle imprese che potranno beneficiare di sgravi amministrativi (andranno per esempio a cadere le spese legate alle procedure generate dall’imposizione dei dazi all’importazione).

Grazie a una tale soppressione, le importazioni di materie prime, di prodotti semilavorati e di beni d’investimento, ma anche di consumo, saranno esenti da dazi. Vi sarebbero quindi anche benefici per i consumatori finali. Complessivamente, si stima che grazie all’abolizione dei dazi la diminuzione dei prezzi in Svizzera sarebbe compresa tra lo 0,1% e il 2,6%, ovvero a circa 350 milioni di franchi.

In conclusione, il pacchetto di misure proposte consente di ridurre le barriere commerciali favorendo sia le aziende sia i consumatori elvetici e permette quindi di mantenere attrattiva la piazza economica svizzera.

 

Una vocazione sempre più internazionale

L’opinione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e candidata PLRT al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

Chi non conosce da vicino l’impegno e le capacità dei nostri imprenditori può restare meravigliato dal fatto che il Ticino si sia ormai conquistato un ruolo rilevante nel commercio internazionale della Svizzera. Un ruolo certificato dai considerevoli volumi delle nostre esportazioni. Questo successo è dovuto innanzitutto a quello spirito imprenditoriale che negli ultimi anni, superando non poche difficoltà, ha saputo consolidare un’articolata diversificazione
produttiva, raggiungendo al tempo stesso un elevato livello di specializzazione in molti settori. Ciò ha permesso alle aziende ticinesi di accrescere la loro competitività sui mercati esteri. Una vocazione internazionale delle nostre imprese sempre più spiccata che, come Cc-Ti, sosteniamo e promuoviamo con servizi mirati di consulenza, informazione e formazione che toccano tutte le problematiche dell’export, con numerose missioni economiche all’estero e con eventi Paese che portano a conoscenza degli imprenditori le opportunità di business su nuovi mercati. Con le aziende operiamo con la convinzione comune che l’economia di una minuscola regione, quale il Ticino, non può avere chances per una vera crescita contando esclusivamente sul ridotto mercato interno, ma solo intensificando gli scambi commerciali con gli altri Paesi. In poche parole, puntando su un’economia aperta che, oltre a garantire sbocchi commerciali per i nostri prodotti, facilita le interazioni con realtà produttive diverse, il confronto con sistemi economici, tecnologie, risorse e bisogni differenti. Una relazione che stimola ulteriormente l’innovazione delle nostre imprese. Tra internazionalizzazione e innovazione c’è infatti un rapporto molto stretto, come attestano numerosi studi. Se l’export incoraggia i processi innovativi, questi ultimi a loro volta permettono poi di accedere a nuovi mercati. Un circolo virtuoso che ha permesso al nostro cantone d’inserirsi in contesti di scambi commerciali sempre più ampi.

La piazza finanziaria va difesa?

L’opinione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e candidata PLRT al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

È giusto alzare la voce per difendere le banche ticinesi nel recente contenzioso fiscale con l’Italia? Se sì, a chi spetta l’onere di organizzare una linea di difesa? Oppure, le banche vanno lasciate da sole a gestire le eredità del passato come implicitamente sembrano sostenere alcuni osservatori, critici sul loro comportamento? Domande difficili, che si prestano a risposte non univoche ma che, nell’interesse comune, non devono in alcun modo restare inevase. Devo a questo punto confessare il mio stupore: queste domande, fino a ieri, non le ho sentite porre da nessuno. A spaiare il mazzo ci ha pensato Giovanni Merlini, depositando un’interrogazione al Consiglio federale in cui si chiede apertamente come il Governo intenda difendere le banche svizzere, invitandolo inoltre a chiarire i dubbi relativi all’interpretazione nella fattispecie della convenzione fra Italia e Svizzera contro la doppia imposizione fiscale. Portare il problema a livello federale servirà, nella mia opinione, a porre la piazza finanziaria su di una base di partenza più chiara, se non migliore. Una presa di posizione federale consentirà a tutti quegli operatori che sono oggetto di indagine, ma che non hanno ecceduto in comportamenti invasivi in materia transfrontaliera, di dotarsi di convinzioni e di coraggio necessari per difendere se stessi e i propri dipendenti, di cui, concordo con ASIB, i nominativi vanno protetti. Purtroppo, ancora una volta, ci troviamo di fronte alle conseguenze di un accordo, quello del 2015 con l’Italia, concluso da parte svizzera senza mordente e con approssimazione. Eppure, nel 2015 la Svizzera aveva potere contrattuale, disponeva di merci di scambio che oggi non ha più. Al posto di una roadmap per la prosecuzione del dialogo andavano immediatamente ottenuti due accordi. Un primo, sull’accesso al mercato da parte degli operatori finanziari, tema che ancora ci angoscia e di cui non vediamo soluzione. Un secondo, riguardante una amnistia fino al 2015 che scongiurasse potenziali assoggettamenti (non reati) fiscali derivanti da operazioni cross border, la cui necessità sarebbe dovuta essere evidente a chiunque, e la cui conclusione avrebbe costituito un chiaro monito sulla punibilità di comportamenti futuri.

Così non è stato. Di conseguenza ci troviamo a difendere la piazza finanziaria di Lugano da un nuovo attacco. Non la difendiamo per motivi ideologici ma per supportare quei 15.000 posti di lavoro che sono generati dalle banche e in ugual misura dagli operatori fiduciari e parabancari. Posti di lavoro che non si spostano per motivi di fiscalità societaria, che impiegano manopera residente e che pagano stipendi equi.

L’economia è la vera priorità

Vi proponiamo l’opinione di Michele Rossi, Delegato alle Relazioni esterne Cc-Ti e candidato PPD al Consiglio di Stato

Ora, in questo coro di voci si perde però spesso di vista un aspetto determinante: pur ammettendo che tutti i temi meritino attenzione, alcuni ne meritano di più. La priorità tra i temi è l’ago da non perdere nel pagliaio delle opinioni e delle ricette proposte all’elettorato. E così la domanda che sorge spontanea è una sola: qual è oggi la vera, grande sfida che il Ticino deve affrontare? C’è forse un problema che sta all’origine di molti altri, sul quale dovremmo chinarci con maggior determinazione ed energia? A mio avviso c’è. E da come lo sapremo affrontare dipenderanno le soluzioni di tanti importanti problemi oggi sul tavolo.

Il Ticino sta vivendo una trasformazione profonda. Nel secondo dopoguerra il nostro Cantone ha sperimentato una rapida e consistente crescita economica. Un evento senza pari nella sua storia. Un Cantone che aveva conosciuto il dramma dell’emigrazione si è visto nascere in casa una piazza finanziaria di livello internazionale che ha generato e distribuito, direttamente o indirettamente, una ricchezza di cui tutti, compreso l’ente pubblico, hanno potuto beneficiare. Questa situazione di benessere generata quasi spontaneamente è durata per alcuni decenni, ma oggi purtroppo le cose, volenti o nolenti, sono cambiate e continuano a farlo. Il benessere generale garantito nel passato recente dalla piazza finanziaria non è più assicurato. Tanto che oggi più che mai le nostre scelte politiche diventano determinanti per la tutela del benessere. Perché se un tempo la politica e l’economia cantonale potevano contare a priori su un fondamento solido, oggi le cose stanno diversamente.

Per mantenere il nostro benessere dobbiamo pertanto assicurare all’economia quelle condizioni quadro che le permettano di funzionare al meglio, nell’interesse di tutti noi: le aziende, gli investitori, i lavoratori e le lavoratrici, i liberi professionisti e le loro famiglie. Quando l’economia gira bene tutti ne beneficiamo. Quando rallenta tutti ne soffriamo. Solo un’economia sana ed operativa può creare ricchezza, lavoro e benessere. La politica deve occuparsene prioritariamente. In modo equilibrato, certo, ma consapevole che solo questa è la base su cui è possibile costruire tutto il resto. Garantendo le giuste condizioni quadro, noi dobbiamo permettere all’economia di generare quel benessere al quale non vorremmo doverci disabituare. Tutto il resto ne dipende. È la base del nostro sistema. È un po’ come nella vita di tutti i giorni: con la pancia vuota tutto il resto perde gran parte della sua importanza.