Un “check digitale” per trasformarsi

Una riflessione del Direttore Cc-Ti Luca Albertoni sulle trasformazioni tecnologiche e l’economia digitale.

Unitamente ad altre Camere di commercio e dell’industria svizzere, la Cc-Ti ha elaborato una sorta di “guida” rivolta alle imprese: un’utile valutazione del grado di sviluppo digitale della propria azienda e dei rispettivi settori. Si tratta di una serie di domande (non esaustive e in continua evoluzione) sui vari comparti dell’attività aziendale, volte a condurre gli imprenditori verso una migliore comprensione di un fenomeno che ha mille definizioni, non sempre collimanti e mai statiche.
Sì, perché quando si parla di digitale, ognuno fa riferimento a elementi spesso molto diversi fra loro secondo sensibilità, abitudini e magari timori personali. In un certo senso, data la complessità del tema e la moltitudine di applicazioni diverse, è inevitabile che sia così, ma questo è al contempo spesso foriero di confusione.
Pertanto è importante ricercare e proporre comuni denominatori affinché vi sia una certa uniformità nel comprendere come ogni singola azienda sia coinvolta nella trasformazione digitale e quindi quali siano i migliori modi per gestirla. Indicazioni utili soprattutto per prendere le decisioni strategiche corrette e orientarsi verso chi può accompagnare tale trasformazione con le giuste competenze.
Una definizione più precisa delle varie situazioni aziendali permette anche di calibrare meglio le richieste rivolte ad esempio alla politica per quanto concerne tempi, modi e necessità di interventi regolatori o investimenti da prevedere.
Insomma, non vi è la pretesa di trovare soluzioni miracolose a un’evoluzione che sta investendo tutti con velocità mai vista, ma conoscendo meglio il fenomeno si possono aiutare meglio le aziende a rimanere competitive, a proprio beneficio e di tutto il nostro territorio. Dare il giusto peso e vagliare le esigenze reali aziendali senza lasciarsi frenare dalle esitazioni, che sono spesso legittime, è lo scopo del nostro strumento “check digitale”, non maestro, ma compagno verso il cambiamento.

Il “check digitale” viene presentato il prossimo 12 giugno in un evento dedicato ,che si svolgerà presso l’Auditorium USI a Lugano. Maggiori informazioni ed iscrizioni qui!

Un contributo concreto per incrementare le qualifiche

Una riflessione del Direttore Cc-Ti Luca Albertoni relativa alla formazione continua ed alle possibilità che la Scuola Manageriale Cc-Ti offre, con il nuovo ciclo in partenza in settembre.

L’inchiesta congiunturale condotta annualmente dalla Cc-Ti ha evidenziato come anche in Ticino, in linea con quanto avviene nel resto della Svizzera, un grande numero di aziende lamenti la difficoltà di reperire manodopera qualificata, soprattutto nei settori industriali e artigianali. Come porre rimedio a questa situazione? Ovviamente non vi è una risposta univoca, perché la questione ha molte sfaccettature che dipendono anche dai vari settori e dalle tipologie aziendali. È però un fatto che favorire la formazione professionale, facilitando le condizioni di assunzione degli apprendisti e motivando più aziende a incrementare il loro impegno in questo ambito potrebbe dare una spinta decisiva. Ma purtroppo questo non basta. Tutto il sistema formativo svizzero è probabilmente chiamato a un cambiamento di paradigma per tenere il passo con le evoluzioni del mercato e quindi delle esigenze delle aziende. Ma attenzione, qualificato non per forza è sempre sinonimo di specializzato, per cui non si deve pensare solo alle professioni di carattere tecnico, come l’ambito ingegneristico, nel quale la carenza di personale qualificato è manifesta. “Qualificato” può essere anche inteso nel senso di conoscenze generali più ampie. Non è quindi un caso che come Cc-Ti lavoriamo intensamente sulla formazione continua, per mantenere aggiornati i dirigenti e tutto il personale delle aziende. E non è nemmeno causale il rafforzamento di quella che definiamo “Scuola manageriale”, un corso specifico di lunga durata che dà la possibilità di ottenere un diploma federale e che ha lo scopo di estendere le competenze dei dirigenti attuali e futuri nella gestione aziendale. Questo è un elemento-chiave per valorizzare le molte risorse umane di valore che vi sono nelle aziende ticinesi e garantire un ampio spettro di conoscenze, indispensabili per chi riveste funzioni di responsabilità. Un nostro contributo importante per un’imprenditoria di qualità.

Il prossimo ciclo formativo della Scuola Manageriale parte a settembre, le iscrizioni sono aperte!

A fianco delle aziende nella sfida sui mercati esteri

Dall’Asia all’Europa, dalle Americhe agli Emirati Arabi, gli Eventi Paese promossi dalla Cc-Ti, toccano i mercati di tutto il mondo. A Valentina Rossi,  Responsabile del Servizio Export della Cc-Ti, domandiamo quali sono i Paesi che suscitano maggiore interesse per le imprese ticinesi.

“Il principale mercato per le aziende ticinesi e svizzere– spiega – è sicuramente l’Unione Europea che assolve oltre il 50% dell’export elvetico, con Germania, Francia e Italia ai primi posti. Per le singole nazioni a dominare sono gli USA che offrono delle grandi opportunità. Da non sottovalutare poi il mercato asiatico, con in testa la Cina che, contando 1,4 miliardi di abitanti, è una delle realtà più stimolanti e in piena  espansione che attira molte aziende elvetiche”.

Con quali criteri vengono scelti gli Stati per gli Eventi Paese?

“Gli Eventi Paese vogliono essere delle occasioni interessanti, e soprattutto con un taglio molto pratico, per gli imprenditori che desiderano scoprire o conoscere meglio i mercati esteri. Concentriamo, quindi, la nostra attenzione sia su nazioni più vicine a noi geograficamente e culturalmente, come la Germania o il Regno Unito ad esempio, sia su Paesi più lontani e magari più difficili da affrontare, quali l’Ucraina o le nazioni del Mercosur”.

La diversificazione dei mercati oggi gioca un ruolo chiave per il nostro export, in che misura questa necessità è avvertita dalle imprese?

“In un territorio relativamente piccolo come quello ticinese per le aziende è quasi naturale guardare ai mercati esteri, in particolare a quelli a noi più vicini. La maggior parte delle PMI svizzere ha  meno di 10 dipendenti e, sebbene richieda tempo e risorse sviluppare con successo un processo di internazionalizzazione, si ritiene sicuramente opportuno espandere la propria attività all’estero. Oggi, inoltre, la digitalizzazione e le innovazioni commerciali rappresentano un importante  supporto per gli imprenditori che possono agire con maggior immediatezza”.

Oltre agli Eventi Paese e alle missioni economiche all’estero quali altri servizi offrite alle aziende dell’export?

“La Cc-Ti e il suo Servizio Export sono a disposizione dei propri associati con un sostegno a 360 gradi. Forniamo consulenze per chi esporta in tutto il mondo, rispondendo puntualmente ad una grande varietà di domande, spaziando dai dazi, all’origine della merce per arrivare agli Incoterms. Temi questi che rientrano anche nell’ampia offerta formativa della Cc-Ti, nella quale c’è un ambito proprio dedicato all’export, con corsi specifici basati sulle esigenze pratiche delle  imprese. Come Cc-Ti desideriamo fornire un supporto sempre più concreto e diretto alle aziende e ai loro collaboratori”.

Da parte degli imprenditori vi vengono segnalati Paesi che per loro potrebbero essere interessanti?

“Assolutamente. Siamo sempre ricettivi e attenti alle indicazioni degli imprenditori. Cerchiamo di dare il nostro massimo apporto per poter soddisfare le singole richieste”.

Scoprite il Servizio Export e i suoi differenti servizi!

Un progetto senza alternative

Vi proponiamo l’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti, in merito al progetto Riforma fiscale e finanziamento dell’AVS, in votazione il 19 maggio prossimo.

 

La legge sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) in votazione il prossimo 19 maggio presenta molti aspetti positivi, fra cui uno cruciale per il buon funzionamento dell’economia e per il benessere di tutti, cioè la certezza giuridica. In un contesto mondiale quantomeno agitato, le aziende necessitano di un quadro generale giuridico chiaro e affidabile, anche per quanto riguarda l’imposizione fiscale. Affidabilità tipicamente elvetica e che con l’abolizione degli statuti speciali per le aziende viene rafforzata in maniera decisiva, perché i regimi preferenziali per talune società sono ormai banditi a livello internazionale. Le multinazionali non riceveranno pertanto regali, anzi, subiranno un aumento dell’imposizione fiscale. Saggiamente, esse lo considerano però sostenibile in cambio della già citata certezza giuridica. Quanto alle aziende che oggi sono in regime fiscale ordinario, cioè prevalentemente le circa 500’000 piccole e medie imprese presenti sul territorio svizzero, avranno una pressione fiscale ridotta. Si ristabilisce così anche un’equità fiscale fra le imprese. Difficile capire come si potrebbe intervenire diversamente senza creare sconquassi pesanti al tessuto economico svizzero. Taluni criticano il fatto che si voti su un pacchetto che unisce due temi diversi (fisco e AVS) e che non vi sarebbe una vera riforma dell’AVS. Essi però non propongono alcuna alternativa. Chi invocava misure a favore delle persone fisiche sembra stranamente non accontentarsi del consistente aiuto finanziario annuale previsto per l’AVS, il più importante pilastro sociale del sistema elvetico. Difficile comprenderne i motivi, tanto più che questa votazione non esclude la più che necessaria riforma strutturale della stessa AVS, che dovrà essere affrontata a parte, ma magari con qualche patema d’animo in meno, vista l’iniezione annua di 2 miliardi di franchi supplementari. È chiaro che mischiare più temi è sempre delicato e non solo per motivi giuridici dovuti al principio dell’unità della materia. Nella fattispecie, il compromesso proposto è però l’unica via per risolvere il problema fiscale che non ammette ulteriori tentennamenti.

Maggiori informazioni sul sito informativo del comitato di sostegno alla votazione.

Con il 5G si rafforza l’export

L’opinione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e deputata PLRT in Gran Consiglio

Se nei primi anni ’90 non fosse stato introdotto il 2G, lo standard digitale per la telefonia mobile, non ci sarebbero stati gli sms. Senza il 3G, poi, i telefonini non avrebbero avuto l’accesso ad internet e senza il 4G gli smartphone non si sarebbero trasformati nei computer da tasca che oggi tutti usiamo. Ora è la volta del 5G. La quinta generazione dei sistemi di telefonia mobile, definita giustamente “l’autostrada dei dati”. Ovvero di quel flusso crescente d’informazioni, la nuova materia prima dell’economia mondiale, che sta radicalmente trasformando la produzione, i servizi e la nostra vita quotidiana. Già nel 2016 il volume dei dati prodotti in tutto il mondo era pari a 16,1 zettabyte, l’equivalente, si è stimato, di  230’000 bilioni di pagine di testi scritti a macchina su fogli A4. Negli ultimi cinque anni il traffico planetario di dati è aumentato di ben 14 volte. Ecco perché serve una tecnologia più affidabile e veloce per la loro trasmissione, elaborazione e archiviazione. Che solo il 5G può garantire grazie ad una velocità sino a 20 volte superiore a quella del 4G e di 222 volte rispetto ad un normale collegamento DSL. La ricchezza della Svizzera è anche il risultato della forte interconnessione del nostro sistema produttivo e della ricerca con l’economia globale. Perciò, il 5G è un vettore competitivo fondamentale per tutta la piazza economica elvetica e per salvaguardare l’internazionalizzazione delle nostre imprese. Ma oggi, purtroppo, la discussione su questo nuovo standard di comunicazione e sui presunti rischi per la salute delle radio frequenze è affrontata in termini emozionali più che razionali. Paure non confermate da studi scientifici, ma  che rallentano l’adozione di una tecnologia che, secondo l’Associazione  Svizzera delle telecomunicazioni, garantirebbe un aumento del valore della produzione annua sino a 42,4 miliardi di franchi entro il 2030 e la creazione di 137mila nuovi posti di lavoro.

Fra eccellenze e scetticismo

L’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti

Qualche tempo fa mi è capitato di vedere una vignetta raffigurante le tre celebri scimmiette del “non vedo, non sento, non parlo”, ma con le espressioni “non leggo, non capisco, ma commento”.

Tendenza ormai purtroppo diffusissima a tutti i livelli e di cui abbiamo avuto una dimostrazione eclatante qualche settimana fa con la presentazione della seconda edizione dello studio di BAK Economics sull’evoluzione dell’economia ticinese.

Comprendo che parlare delle tante eccellenze ticinesi a taluni possa dare fastidio, ma rifiutare a prescindere ogni discussione è irresponsabile. Come abbiamo sottolineato centinaia di volte, evidenziare i nostri punti di forza non significa ignorare le situazioni che necessitano dei correttivi. Ma questo apparentemente non interessa e impressionante è stata la corsa quasi generalizzata a relativizzare (nella migliore delle ipotesi).

Non sono mancati tempestivi interventi di “esperti” (o ritenuti tali) che non hanno nemmeno letto lo studio completo (pubblicato dopo che essi avevano già rilasciato interviste…) né i documenti riassuntivi di accompagnamento.

Ci hanno messo in bocca toni trionfalistici che non abbiamo mai usato (mutuando invece un titolo inventato da un portale Internet), affermazioni apparentemente avventate su taluni settori ma mai espresse né in forma scritta né in forma orale, per terminare con le ridicole accuse di complotti a fini elettorali. Dimenticando che da dieci anni presentiamo l’inchiesta congiunturale che ha un taglio in parte analogo allo studio di BAK Economics e che lo stesso, come già detto, è stato presentato pure nel marzo 2018 e lo sarà anche nel 2020. Situazione molto triste ma che apparentemente alle nostre latitudini è diventata la normalità, purtroppo. E che malauguratamente ha completamente cancellato tutto l’approfondimento sull’innovazione in Ticino, elemento essenziale per lo sviluppo del cantone.

Peccato, un’ulteriore occasione persa per impostare un dibattito costruttivo e affrontare con cognizione di causa e reale volontà di risolvere alcuni delle situazioni che si ritengono problematiche nel contesto economico e sociale cantonale. Questo non ci distoglierà comunque minimamente dal continuare a mettere sul tavolo tutti gli elementi che caratterizzano la nostra economia.

Ricerca e Sviluppo da evidenziare

Un approfondimento sul tema dell’innovazione nell’ambito farmaceutico, con un’intervista a Giorgio Calderari, Presidente Farma Industria Ticino e General Manager Helsinn Group.

Il settore farmaceutico è risultato ancora decisivo per il territorio ticinese. In che modo potenziare maggiormente il settore, permettendogli di espandersi?

Lo studio BAK mostra un 10% di crescita sul periodo 2006-17 confermando la farmaceutica come il settore di più grande espansione. Crescita quantitativa e qualitativa. Il fatturato delle 30 imprese ad oggi associate a Farma Industria Ticino (FIT) è aumentato nello stesso periodo del 55%, il personale occupato del 45% e il monte salari del 70 %, mostrando un’importante forbice remunerativa. Il numero di società è aumentato di poche unità, comprovando una crescita organica dei singoli attori. Esaminando quindi le possibilità di espansione, l’arrivo di nuove società sul territorio potrebbe rappresentare un fattore di potenziamento importante per il settore. Con le nostre attività comuni, ad esempio presentandoci in modo unito in manifestazioni di settore e creando nuovi format di comunicazione come il Pharma Summit, cerchiamo di attrarre nuovi clienti e nuovi investitori. La politica dovrebbe dare il suo contributo, tramite chiari segnali in materia di incentivi fiscali e non solo, con il supporto di un promovimento economico determinante in un mondo sempre più competitivo e complesso. Crescere è innovare attraverso ricerca di qualità, processi industriali, governance aziendale, nuovi mercati e nuovi talenti. I dati BAK sulla crescita di brevetti ottenuti a livello mondiale testimoniano l’eccellenza della ricerca. Ricerca che permette alle società ticinesi di lanciare prodotti innovativi in tutto il mondo incluso l’ottenimento di approvazioni sanitarie e convalide ispettive quali produttori di eccellenza da parte di Stati Uniti, Europa, Giappone, Cina.

L’innovazione va a braccetto con la formazione e la ricerca. Nel gruppo Helsinn come si affronta questo connubio?

Il tema va affrontato con grande passione e con la consapevolezza dei rischi legati al R&D. Portare un nuovo prodotto sul mercato significa superare infiniti ostacoli scientifici, regolatori, produttivi, finanziari e bisogna accettare i fallimenti. Fondamentale è far crescere una cultura aziendale solida, investire in risorse finanziarie e umane molto importanti. Negli ultimi cinque anni Helsinn ha investito una media del 25% del fatturato in ricerca, con circa 120 collaboratori qualificati che coordinano studi clinici in tutto il mondo. La nostra squadra di chimici a Biasca sviluppa continuamente nuovi processi produttivi, con competenza e motivazione, attraendo e formando nuovi talenti. Formazione supportata anche da FIT, a livello cantonale con centinaia di apprendisti, e a livello svizzero con il Progetto Talenti rivolgendosi alle università per mostrare la specificità e l’eccellenza del settore e offrendo stages formativi presso le nostre aziende.

Un buon equilibrio tra fiscale e sociale

L’opinione di Glauco Martinetti, Presidente Cc-Ti, in merito alla votazione federale inerente il progetto AVS-riforma fiscale.

La campagna in favore della legge sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) è stata lanciata ufficialmente anche in Ticino lo scorso 9 aprile. Questo pacchetto fornisce una soluzione pragmatica a due problemi urgenti per il nostro paese e consolida le condizioni quadro essenziali per un’economia prospera.

I consiglieri federali Alain Berset e Ueli Maurer erano entrati nel vivo del tema a livello svizzero lo scorso febbraio difendendo insieme la legge sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS, sulla quale saremo chiamati ad esprimerci il 19 maggio. Il loro messaggio era chiaro: questo pacchetto eterogeneo è un buon compromesso, realistico e capace di rilanciare due progetti di capitale importanza che sono stati respinti nel recente passato: l’imposizione delle imprese e il finanziamento delle pensioni. Inutile sottolineare quanto sia vitale questo progetto per l’economia del nostro paese e per il benessere di tutti, visto che la RFFA prevede l’abrogazione degli statuti fiscali speciali che pongono problemi a livello internazionale e al contempo garantisce la stabilizzazione dell’AVS. Si tratta di una soluzione di compromesso che non ha alternative.

Più modi per investire

In Ticino la campagna in favore del progetto AVS-riforma fiscale è stata lanciata il 9 aprile da un comitato interpartitico a cui ha aderito, insieme ad altre associazioni economiche, anche la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti).

Da un punto di vista imprenditoriale, l’aggiornamento del nostro sistema fiscale permette di rafforzare le condizioni quadro del paese e allo stesso tempo la sua attrattività. Il pacchetto fiscale ha come scopo quello di abolire i regimi fiscali speciali, non più accettati a livello internazionale. Questo porterà a un riequilibro della fiscalità delle aziende, con un aumento per quelle che beneficiano oggi di tali statuti e una diminuzione per tutte le altre imprese. Ciò significa che si ridurrà in modo sostanziale la tassazione soprattutto delle PMI, che, non dimentichiamolo, sono la spina dorsale dell’economia elvetica, visto che si tratta di circa 500’000 aziende. Invece, molte delle tanto deprecate multinazionali subiranno un aumento dell’imposizione fiscale, quindi è assolutamente sbagliato parlare di regalo alle aziende internazionali, come fanno gli oppositori. Da sottolineare è il fatto che le aziende per le quali vi sarà un aumento di imposte appoggiano la riforma, perché questa in cambio garantisce un sistema fiscale sicuro e stabile. Per non penalizzare l’innovazione, il progetto in votazione prevede deduzioni per la ricerca e lo sviluppo e i brevetti. Questo contribuirà in modo decisivo a mantenere alta la competitività svizzera, visto che il nostro paese rimarrebbe terreno molto interessante per tutte le aziende innovative, che avrebbero a avrebbero a disposizione più risorse da investire nella ricerca e nell’innovazione.

Come detto sopra, i contrari denunciano i “regali fiscali ” concessi alle grandi aziende, che “prosciugheranno le entrate pubbliche”. Sbagliato. Sarebbe proprio il rifiuto del progetto in votazione che potrebbe mettere a rischio i conti dello Stato, perché la RFFA metterebbe la Svizzera su una lista grigia – o forse addirittura nera – dei paradisi fiscali, che comprometterebbe in maniera sostanziale il nostro tessuto economico. È quindi essenziale che questa riforma venga accettata, visto che risponde a una parola d’ordine chiara: equilibrio. Il compromesso tra aspetto fiscale ed elemento sociale è la chiave del successo, che auspichiamo per la RFFA il prossimo 19 maggio.

 

La manualità resta imprescindibile

Nell’intervista ad Andrea Gehri, Direttore Gehri Rivestimenti SA, affrontiamo i temi dell’innovazione legati allo specifico comparto settoriale dell’artigianato.

Lo studio BAK ha evidenziato un’economia dinamica, con una forte connotazione innovativa. Nell’artigianato in che modo si traduce quest’affermazione?

L’artigianato fa leva su componenti legate all’abilità ed alla creatività. La dinamicità è senza ombra di dubbio legata alla capacità di proporre con innovazione, qualità e sostenibilità, soluzioni che incontrino i gusti del cliente e soddisfano le tendenze del mercato. Più è alto il gradimento, più è garantito il successo dell’opera creata dall’artigiano che sforna soluzioni attraverso un paziente e preciso lavoro manuale.

L’innovazione presuppone la centralità dell’essere umano, che sviluppa e crea rinnovate idee. Come incentivare maggiormente l’orientamento scolastico e professionale sulle professioni artigianali?

I giovani devono poter accedere alle formazioni artigianali e i canali per promuovere tali professioni devono essere potenziati a livello scolastico e d’orientamento. Troppo spesso i giovani vengono dirottati verso le nostre professioni, solo dopo aver sondato soluzioni alternative in settori dell’economia terziaria. La centralità dell’individuo nell’artigianato costituisce le fondamenta per sviluppare nuove idee. L’integrazione della tecnologia fa dell’artigiano un lavoratore che riesce ad offrire un prodotto sempre più performante. Il potere di innovazione, tipicamente svizzero, è intriso nella nostra cultura di artigiani e dev’essere tramandato alle future generazioni.

Progetto AVS-riforma fiscale: un’occasione da non perdere

L’opinione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e deputata al Gran Consiglio.

Il prossimo 19 maggio saremo chiamati ad esprimerci sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA). Il pacchetto proposto fornisce una soluzione equilibrata a due problemi urgenti: la questione degli statuti fiscali speciali e il rafforzamento dell’AVS. Due temi estremamente importanti per i quali bisogna intervenire senza perder tempo. In merito alla parte fiscale del progetto, è previsto un adattamento del sistema d’imposizione delle aziende. Si andranno ad abolire i privilegi fiscali ad oggi in essere a favore di determinate categorie di società, in prevalenza  a matrice internazionale, uniformando l’imposizione a carico di tutte le categorie di imprese. A seguito della crisi finanziaria del 2008, l’approccio verso la fiscalità delle imprese è infatti radicalmente cambiato a livello globale. Numerose pratiche fino ad allora ammesse, oggi non lo sono più e vanno modificate. Anche la Svizzera deve quindi adattare la propria fiscalità delle imprese: in caso di accettazione della riforma, tutte le aziende saranno come detto tassate con le stesse modalità, che ovviamente devono venire aggiornate. Attualmente le aziende internazionali che beneficiano di tassi d’imposizione agevolati rappresentano il 7% dei contribuenti, ma ben il 50% delle entrate dell’imposta sull’utile delle persone giuriche della Confederazione. L’apporto di queste società non si limita al contributo fiscale, esse forniscono infatti 150’000 posti di lavoro e creano un importante indotto che va mantenuto. Numerose PMI svizzere sono infatti controparti di queste grandi imprese e beneficiano della loro attività. Questa è la ragione per cui la proposta di riforma riconosce che un’abolizione tout court dei regimi fiscali speciali farebbe esplodere il carico fiscale di importanti aziende, che potrebbero decidere di delocalizzarsi. Di qui la necessità di abbassare le aliquote ordinarie in futuro che andranno applicate a tutti.

Le imprese che perderanno lo statuto speciale e che pagheranno più imposte sono comunque favorevoli ad una riforma che permetterà alla Svizzera di evitare di essere inserita su liste grigie o addirittura nere, ciò che andrebbe a compromettere seriamente il loro operato e metterebbe a rischio la loro competitività a livello internazionale. Potranno così beneficiare di una sicurezza giuridica indispensabile per la pianificazione e gli investimenti. Tengo a sottolineare che la riforma non sarà un regalo alle multinazionali, anzi esse pagheranno di più, ma il loro onere fiscale rimarrà interessante nel confronto internazionale e, inoltre, non rischieranno più di essere tassate due volte in altri Paesi. Il Ticino dovrà da parte sua affrontare la sfida di rimanere in linea con gli altri Cantoni per restare competitivo in termini di aliquota applicabile.

La bocciatura nel 2017 (a livello nazionale, ma non in Ticino) della Riforma III delle imprese ha portato ad un nuovo pacchetto di strumenti fiscali volto a gestire al meglio questo importante cambiamento di paradigma fiscale, pacchetto che considero equilibrato. Un suo elemento importante sono le deduzioni che favoriranno la ricerca e lo sviluppo e che sono riconosciute a livello internazionale. Per esempio, le spese di ricerca e sviluppo realizzate in Svizzera potranno essere dedotte in ragione del 150% al massimo e i redditi derivanti dai brevetti potranno essere dedotti del 90% al massimo.

La Svizzera non può più permettersi di evitare di affrontare il problema della fiscalità delle aziende e questo progetto è una valida soluzione. Inoltre, consentirà di rafforzare il nostro principale pilastro della previdenza sociale e di guadagnare tempo in vista di una riforma strutturale dell’AVS. La riforma permetterà di consolidare le condizioni quadro essenziali per un’economia prospera. È quindi un’occasione da non perdere.

Per questa ragione invito ad appoggiare il progetto AVS-riforma fiscale il prossimo 19 maggio. Un sistema fiscale equilibrato per una Svizzera competitiva e attrattiva.