Elezioni cantonali 2019

In vista delle prossime elezioni cantonali del 7 aprile 2019, vogliamo presentarvi i due candidati appartenenti alla nostra associazione mantello: Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, candidata PLRT al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio e Michele Rossi, Delegato alle Relazioni esterne Cc-Ti, candidato PPD al Consiglio di Stato.

In questo modo teniamo a ribadire l’importanza di un rafforzamento della rappresentanza del mondo economico a livello istituzionale.

Vi presentiamo di seguito le loro opinioni su temi di diversa natura, così da conoscerli meglio ed approfondire alcune questioni di primaria rilevanza.

Cristina Maderni

Michele Rossi

 

 

 

Se questa è politica

Vi proponiamo l’opinione di Michele Rossi, Delegato alle Relazioni esterne Cc-Ti e candidato PPD al Consiglio di Stato

Lo scorso 27 gennaio Lugano ha celebrato il giorno della memoria con la messa in scena dell’opera teatrale “Destinatario sconosciuto”, tratta dal romanzo omonimo di Katherine Kressmann-Taylor. È una pièce di breve durata, essenziale, pungente, che mette in risalto in modo spaventosamente lucido il degrado della società tedesca che negli anni ’30 ha poi permesso l’ascesa al potere di Hitler in una società all’interno della quale le garanzie offerte da un sistema democratico, dalle istituzioni e dalla legge, sono progressivamente diminuite e per alcuni gruppi di persone, come purtroppo sappiamo, sono scomparse del tutto. Il risultato fu quello di una società volutamente spaccata, in cui i capibranco canalizzavano le rabbie e le frustrazioni della gente già provata da una gravissima crisi economica, verso presunti nemici e colpevoli designati a priori. Questa società della rabbia e della frustrazione indotte, ha generato il peggior disastro che la storia dell’uomo abbia mai conosciuto. Ed è quindi giusto ricordare a tutti e regolarmente, che queste cose sono successe davvero e che senza le dovute precauzioni, potrebbero anche ripetersi.

Una delle precauzioni più efficaci contro il possibile degrado di una collettività è lo stato di diritto: una conquista fondamentale della nostra società. Rappresenta l’alternativa all’esercizio arbitrario del potere. Protegge tutti noi da chi comanda. Mette dei limiti agli abusi. Permette di accedere ai tribunali per chiedere protezione. Garantisce la stabilità e la prevedibilità della nostra organizzazione. Nel nostro sistema la Costituzione federale all’articolo 5 recita in modo inequivocabile “Il diritto è fondamento e limite dell’attività dello Stato”. Non può esserci stato fuori dalla legge. Detto così sembra quasi scontato. La nostra generazione è nata e vive in uno stato di diritto e non ha conosciuto altri sistemi. Sistemi tristemente alternativi che però sono esistiti, anche nel mondo occidentale (basta leggere i libri di storia) e attualmente esistono e danno mostra di sé, in altri continenti.

In queste settimane alcuni politici ticinesi si sono occupati pubblicamente di questioni giudiziarie. Mi riferisco al caso del terrorista Lojacono Baragiola e dell’ex funzionario cantonale condannato per reati sessuali. Entrambi hanno commesso fatti gravissimi e assolutamente riprovevoli. Per questa ragione è giusto che nei loro confronti la legge venga applicata in tutta la sua severità. A volte la legge può, per vari motivi, sembrare non sufficiente. In tal caso, come hanno indicato alcuni politici, se ne può proporre una modifica, seguendo le procedure e i tempi previsti dal nostro ordinamento democratico. Questa, indubbiamente, è una via praticabile.

Altri per contro, sempre all’interno del mondo politico nostrano, hanno reagito denunciando la presunta inettitudine del nostro sistema giudiziario chiedendo l’adozione di provvedimenti immediati e non previsti dalla legge in vigore, ma di grande impatto mediatico. Proposte dettate dalle emozioni negative e dalla volontà di far presa sull’opinione pubblica. Ora, stiamo ben attenti a non scardinare un pilastro fondamentale del nostro vivere in comune. Non apriamo un lucchetto sapientemente ideato dalla nostra civiltà per evitare che l’inciviltà collettiva possa ripetersi oggi come allora. Lo stato di diritto serve a tutti. L’alternativa è il caos, con il degrado che ne consegue. Son cose che i più anziani tra di noi hanno già vissuto in passato. E non mi sembra che nonostante l’imminenza delle elezioni, le ricordino come un’alternativa valida..

Accordo fiscale, le buone intenzioni non bastano più

L’opinione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e candidata PLRT al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

L’accordo del 2015 fra Svizzera e Italia intende regolare, fra gli altri argomenti, anche la tassazione dei frontalieri. Il prelievo non oscillerebbe più fra l’8 e il 12%, come previsto dai patti del 1974. Farebbero invece fede le aliquote italiane, notoriamente meno vantaggiose per il contribuente; solo una parte del gettito addizionale resterebbe però in Svizzera. Attuare subito questo accordo porterebbe evidenti benefici ad entrambe le controparti. All’Italia, che potrebbe incassare fra 300 e 400 milioni di euro l’anno in più, entrate verosimilmente utili viste le attuali dinamiche del bilancio statale. Alla Svizzera, e ancor più al Ticino, che vedrebbe ridurre le pressioni create al mercato del lavoro da un sistema che  oggi incoraggia il lavoratore italiano a diventare frontaliero, anche quando dovesse accettare remunerazioni da dumping. E allora, perché nulla si muove? Come è possibile che il Governo italiano non si sappia imporre sugli interessi locali dei Comuni che oggi beneficiano dei ristorni, esemplificati dalle recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Alessandro Fermi, contrario alla ratifica dell’accordo? E quali sono le armi in mano al Consiglio federale, che in passato ha ceduto merci di scambio e quindi potere contrattuale e che oggi deve basare la propria azione principalmente sul senso di responsabilità della controparte? Queste domande sono nella testa di un numero sempre maggiore di ticinesi, di cittadini moderati, che rispettano il valore del lavoro di tutti, quindi anche dei frontalieri, ma che ancora una volta restano sorpresi nel veder procrastinare ogni soluzione al mese di giugno. Noi ticinesi sappiamo che attuare i contenuti dell’accordo fiscale del 2015 ricopre grande importanza per l’economia del Cantone, in particolare in materia di tassazione dei frontalieri e di accesso al mercato italiano per gli intermediari finanziari. Il primo tema è, come visto, cruciale, va risolto per ristabilire equilibrio nel mercato del lavoro, riducendo il rischio di dumping salariale. La libera prestazione di servizi finanziari, che costituisce il secondo tema, ha anch’essa valenza strategica,  va rapidamente affrontata per consentire agli operatori finanziari e bancari ticinesi di competere sul mercato italiano in assenza di costose sovrastrutture. Certo, la trattativa è di competenza federale e il consigliere Ignazio Cassis, che ora la conduce, ha la nostra piena fiducia. La negoziazione è però in una situazione di apparente stallo. È quindi in conflitto con l’urgenza di attuare l’accordo fiscale, sia nella sua interezza, sia con riferimento al solo sistema di imposizione dei frontalieri. Al fine di tutelare i nostri interessi, dobbiamo oggi muovere le acque e segnalare a Berna, come a Roma, l’urgenza di una soluzione definitiva. Sono questi i motivi per cui condivido e sostengo la recente mozione
PLR, volta a rompere gli indugi chiedendo al Consiglio di Stato di chinarsi sull’ipotesi di una disdetta unilaterale dell’accordo del 1974, di coordinarsi con la deputazione alle Camere federali per richiedere una compensazione finanziaria, nel caso che il Consiglio federale confermi le proprie posizioni di attesa. Dopo
tre anni di tira e molla, è questo il mezzo per sollecitare risultati concreti e non più solo buone intenzioni.

Grande attenzione per un’economia dinamica

L’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti

Come ormai da tradizione, l’anno della Cc-Ti si è aperto con la presentazione dell’inchiesta congiunturale condotta presso i nostri soci, coordinata con le Camere di commercio e dell’industria di Ginevra, Neuchâtel e Vaud e Friborgo.

Senza sorprese, almeno per chi conosce il nostro tessuto economico cantonale, i risultati che ne sono emersi sono nuovamente di segno positivo, come da diversi anni a questa parte. Le spiegazioni di questa situazione le diamo e le abbiamo date in esteso in altri contributi, per cui non intendo qui dilungarmi oltre. Conforta però il fatto che gli indicatori positivi e il quadro di stabilità che ne emerge siano frutto di una ferma volontà di investire sul territorio e di migliorare costantemente le competenze aziendali e la competitività sul mercato interno e su quelli esteri. Questo malgrado le note tensioni nel contesto internazionale e qualche rissa di troppo sul fronte interno. Di questo dovrebbero prendere atto tutti. Certo, il sistema non è perfetto, perché di sistemi perfetti non ne esistono ed è sacrosanto ragionare sui correttivi effettivamente necessari. Ma senza voler smontare un sistema che ha dimostrato di funzionare. Il fatto che emergano dati che ci pongono per esempio sul livello dell’Arco Lemanico, regione incontestabilmente dominante in termini di sviluppo economico, dovrebbe suggerire maggiore prudenza quando si parla del Ticino come di un cantone disastrato. In questa sede tengo però soprattutto a sottolineare come la Cc-Ti sia in prima linea per cercare di fornire alle aziende le informazioni e le formazioni (puntuali e di lunga durata) che permettano di reggere il confronto con un contesto di concorrenza sempre più agguerrita. Le risposte delle aziende in termini di sempre più assidua partecipazione alla vita camerale è la migliore testimonianza che la strada è quella giusta. Facilitare l’accesso a tutto quanto può far crescere le aziende in termini di competenze generali e specifiche resta il nostro obiettivo principale anche per i prossimi anni.

Analizzare prima di rifiutare

Una presa di posizione della Cc-Ti sul tema di un accordo istituzionale con l’Unione Europea

L’ipotesi di un accordo istituzionale con l’Unione Europea (UE) è un tema particolarmente delicato. A oggi sembra prevalere lo scetticismo, ma va detto che chi esprime pareri solo negativi non ha finora messo sul tavolo alternative concrete. È un fatto che i rapporti con il nostro maggior partner commerciale debbano essere regolati in maniera strutturata ed efficace. E il nostro maggiore partner commerciale è, piaccia o no, l’UE. L’accordo istituzionale non è forse perfetto, ma prima di affossarlo merita comunque un’attenta valutazione. Anche perché, e non è cosa da poco, permetterebbe alle imprese svizzere un accesso non discriminatorio al mercato interno europeo, il mantenimento di tre misure d’accompagnamento previste nel contesto della libera circolazione delle persone, la possibilità di nuovi accordi e il miglioramento della certezza del diritto. È vero, e sarebbe sbagliato negarlo, che vi sono ancora punti da chiarire, come la questione di limitare alle regole sull’accesso al mercato la ripresa dinamica del diritto europeo. Elemento importante in relazione all’applicazione della direttiva sulla cittadinanza europea. Oppure la questione degli aiuti statali nel contesto del nostro sistema elvetico e, soprattutto, la salvaguardia del sistema di controlli vigente in Svizzera a tutela del mercato del lavoro. È corretto e legittimo chiedere che questi punti siano chiariti, per poi trarne le debite conclusioni e capire cosa sia veramente preponderante per gli interessi svizzeri. Ma chiudere la porta a priori, senza valutare la globalità del pacchetto proposto, sarebbe un errore fondamentale.

Ritrovate l’opinione di Michele Rossi, Delegato alle Relazioni esterne Cc-Ti e candidato PPD al Consiglio di Stato, che si esprime, in un’intervista pubblicata sul CdT ad inizio gennaio 2019, sul tema

Più competenze e specializzazione, più crescita

Una riflessione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e candidata PLRT al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

La formazione non è soltanto uno dei fattori fondamentali della crescita  economica, oggi è la condizione inderogabile anche per non restare ai margini di un sistema produttivo e di una società che si evolvono e si trasformano con una velocità mai conosciuta prima nella storia dell’umanità. Ma solo con un dialogo continuo e una fattiva collaborazione tra imprese, partner sociali, scuola e istituzioni politiche, si può innescare quel circolo virtuoso in grado d’innovare e ridare slancio alla formazione, per sintonizzarla sulle nuove e mutevoli esigenze dell’economia digitale.
Autorevoli studiosi hanno già avvertito che, probabilmente, in futuro sarà la carenza di manodopera qualificata, e non la mancanza di capitali, a limitare l’innovazione e la competitività delle imprese e, quindi, lo sviluppo economico. Una carenza che ormai si segnala in molti Paesi e che per il Ticino è stata pure evidenziata dalla nostra ultima inchiesta congiunturale. Nella strategia della Cc-Ti a sostegno delle aziende, la formazione assume, perciò, una rilevanza fondamentale, con un’attenzione particolare alle necessità concrete manifestate dalle imprese.
Grazie ad un’approfondita conoscenza del nostro tessuto produttivo, al costante dialogo con gli imprenditori e le associazioni di categoria, la Cc-Ti, offre una vasta scelta di proposte per la formazione continua e l’aggiornamento professionale, con corsi mirati e di breve durata. Una formazione puntuale, creando anche dei percorsi ad hoc per rispondere a necessità specifiche delle imprese, a cui si affianca l’attività della nostra Scuola manageriale.
La digitalizzazione dell’economia sta cambiando gli scenari della formazione, accelerando i processi di creazione e trasmissione delle competenze richieste da una produzione di beni e servizi in continua evoluzione, che necessiterà sempre più di modelli formativi continui flessibili e meno standardizzati.

Metodo e concretezza

Vi proponiamo l’opinione di Michele Rossi, Delegato alle Relazioni esterne Cc-Ti e candidato PPD al Consiglio di Stato

Offrire soluzioni ai problemi della comunità e realizzare progetti di interesse generale. Questo è il compito della politica. Un compito essenziale e urgente, ma dimenticato da molti politici intenti a promuovere sé stessi dando spettacolo, a cercare attenzione con slogan e attacchi personali che lasciano irrisolti i problemi. Quando mi chiedono quale sia il problema principale della politica ticinese, prima di indicare un tema rispondo: l’assenza di un metodo che la renda efficace. Nel lavoro, sono sempre stato chiamato a prendere decisioni per ottenere risultati concreti e così intendo lavorare anche occupandomi di politica. Affrontiamo seriamente i problemi. Dobbiamo individuare le loro cause e lavorare per proporre soluzioni praticabili e condivisibili dalla maggioranza. Dobbiamo essere pronti a collaborare sui piani diversi e oltre gli steccati partitici. Perché da solo nessuno ce la può fare.

L’economia siamo tutti noi

Non ha senso affermare di essere contro l’economia, come fanno certi politici a corto di idee. È come mettersi contro l’aria, l’acqua, gli alberi, … Tutti beneficiano dell’economia. Tutti soffrono quando l’economia rallenta. La politica deve creare, con il giusto equilibrio, le condizioni migliori per favorire le soluzioni che l’economia stessa è capace di portare.

Creare le condizioni quadro favorevoli alle aziende

La politica ha sempre avuto per lo sviluppo economico un ruolo importante, che oggi è divenuto essenziale. Infatti, sono ormai passati i tempi d’oro in cui i politici potevano contare su una piazza finanziaria che generava ricchezza per tutti. La festa è finita. Alla politica si chiede ora di dimostrare capacità e senso di responsabilità verso l’economia e, quindi, verso la comunità. Il nostro benessere dipenderà solamente dalle scelte che faremo e che noi permetteremo di fare alle nostre imprese. Senza il loro successo non ci sarà alcun benessere. Senza condizioni quadro favorevoli all’economia, non saremo in grado di mantenere la qualità della vita che abbiamo raggiunto.

Con questo metodo e con questi principi sono pronto a lavorare, con il vostro sostegno, per le nostre imprese e per il nostro Paese.

Con determinazione per il Ticino di domani

Vi proponiamo una riflessione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente dell’Ordine dei Commercialisti e della Federazione delle Associazioni di Fiduciarie del Cantone Ticino, candidata PLRT al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

Nel 1989 ho fondato la mia attività professionale – uno studio fiduciario -, da allora mi impegno costantemente in prima persona per incentivare il dialogo fra economia e politica, valore in cui credo fermamente.

Sono tre gli elementi che contraddistinguono la mia persona e che plasmano le mie attività: “ascoltare, analizzare, agire”. Sono tratti distintivi che mi descrivono e mi ispirano. Voglio contribuire alla crescita di un Ticino concreto e dove la politica non sia più basata solo sulle parole, ma sui fatti.

Imprenditoria, donne, formazione

Intendo sostenere chi crea posti di lavoro e paga stipendi equi, i lavoratori che questi posti li occupano, senza dimenticare chi per vari motivi ha perso il lavoro e ha necessità di riqualificarsi, come purtroppo accade a numerosi cinquantenni. Per fare questo gli assi principali sono l’attuazione di misure a sostegno delle aziende, con un incremento degli strumenti atti a impiegare l’evoluzione tecnologica nella quotidianità, della flessibilità e dello studio di nuovi modelli di business, sburocratizzando e snellendo l’amministrazione. Vorrei anche supportare le donne, consentendo loro di restare o di rientrare nel mondo produttivo, dopo un’interruzione dovuta alla cura della famiglia; con degli strumenti che incentivino la conciliabilità tra lavoro e famiglia. Il tutto senza dimenticare il principale mezzo di sviluppo, ossia la formazione. Intensificando la collaborazione tra economia e scuola, con un maggior dialogo tra due partner importanti nell’evoluzione personale e professionale dei giovani, sarà possibile creare percorsi formativi meglio orientati alle professioni che verranno, che spesso ancora non conosciamo.

Fare impresa oggi

Offrire delle condizioni quadro in cui le aziende possano prosperare (garantendo così benessere per tutta la popolazione), vivendo in un Ticino con una fiscalità attrattiva e in linea con il progresso tecnologico è uno degli obiettivi a cui aspiro. Per fare questo ritengo sia necessario adottare una strategia concertata che condivida visioni costruttive, da sviluppare in sinergia con i territorio, favorendo l’insediamento delle aziende e di nuove attività.

 

Fare impresa oggi

Nella quarta ed ultima puntata delle interviste al Presidente Cc-Ti Glauco Martinetti, condotte da Caritas Ticino, si parla dell’importanza di cosa significa essere imprenditori oggi e della digitalizzazione nelle aziende.

Giunti alla quarta puntata del ciclo di interviste effettuate da Caritas Ticino, alle quali ha partecipato il Presidente Cc-Ti, Glauco Martinetti, insieme a Giovanni Scolari del sindacato OCST, si parla di cosa significhi fare impresa oggi.

È stato posto l’accento sulla figura dell’imprenditore agli occhi della società e di come questa figura spesso sia percepita in modo distorto. Occorre lavorare per meglio far conoscere il mondo imprenditoriale alla società.

Un altro punto del quale si è discusso è la digitalizzazione nelle imprese: Martinetti ha rilevato come occorra meglio sfruttare il potenziale ancora inesplorato dei vantaggi che essa porta con sé.

Scopriamo allora insieme cosa è emerso nell’ultima puntata della serie. Buona visione!

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Ricordiamo anche che per la Cc-Ti le trasformazioni tecnologiche e tutto il progresso digitale è un atout:  ci siamo ampiamente concertati su questi temi, nelle loro ampie sfaccettature (dalla cyber security alle opportunità offerte dall’analisi dei big data, dai nuovi modelli di business all’ottimizzazione dell’organizzazione aziendale, dalla formazione alle nuove forme di lavoro, dal cloud alla comunicazione d’impresa, fino a giungere alla ‘smart life‘). Proseguiremo con approfondimenti mirati ed eventi specifici: l’11 febbraio con un Networking Business Breakfast dedicato a “Quando il web marketing rinnova le strategie di impresa” e il 12 giugno con un evento tematico dal titolo “Check digitale: analizzarsi per crescere“.

Sempre aperti al dialogo costruttivo

Nella terza puntata delle interviste al Presidente Cc-Ti Glauco Martinetti, condotte da Caritas Ticino, si parla dell’importanza dell’apertura al colloquio costruttivo tra le parti sociali

Giunti alla terza puntata delle interviste effettuate da Caritas Ticino, alle quali ha partecipato il Presidente Cc-Ti, Glauco Martinetti, insieme a Giovanni Scolari del sindacato OCST, parliamo dell’importanza di una visione condivisa del territorio e della società fra gli attori coinvolti (economia e partner sociali in questo caso).

La rilevanza dell’intesa tra i diversi protagonisti del mondo del lavoro è cosa nota. Imprenditori, sindacati, lavoratori e Stato: sono questi i mondi e gli interessi che devono collimare in un dialogo che, se gestito con responsabilità dai vari partner, consente il raggiungimento di un bene comune più equo e duraturo.

Tra i differenti spunti è anche emerso come in Svizzera il colloquio e l’apertura fra gli attori sociali rappresenti una delle forze di un sistema che è stabile e genera benessere per tutti; poiché si collabora per la gestione di un progetto con una visione concertata.

Buona visione!

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