Agricoltura, un equilibrio tra natura e tecnologia

Pur essendo il lavoro nei campi tra i più antichi del mondo, oggi possiamo considerare l’agricoltura uno dei settori più tecnologizzati.

Da sempre mi affascina la capacità dei produttori orticoli (e di tutti gli agricoltori) di rispettare e adeguarsi alla natura: meteorologia, tempi di crescita e sviluppo, condizioni naturali del terreno, ecc. sono tutti fattori che l’agricoltore non può cambiare perché dettati appunto dalla natura. Quello che però l’agricoltura può fare è cercare di conoscerli, prevederli e sfruttarli al meglio per favorire la qualità e la produzione. Allo stesso tempo essa permette di facilitare il lavoro dell’uomo. Ed è proprio in questi due aspetti che la tecnologia e l’innovazione investono da anni e hanno già portato a cambiare in modo importante il modo di lavorare e produrre, anche alle nostre latitudini.

Sono andata a visitare due aziende sul Piano di Magadino che negli ultimi anni hanno investito molto in tecnologia. L’azienda Agricola Mozzini produce in serra l’eccellenza dei pomodori ticinesi: tondi, ramati, cherry, datterini che da marzo a ottobre possiamo gustare sulle nostre tavole. A Roberto, il titolare, brillano gli occhi quando racconta quello che fa, risultato di tanto lavoro, ricerca e investimenti il tutto condito da tanta passione. “Leggere i fattori naturali adeguandoli nel modo migliore per favorire la crescita e lo sviluppo di piante e frutti è molto complicato perché sono parecchi e possono variare anche rapidamente”. La direzione e la forza del vento, l’umidità, l’intensità e la durata dell’insolazione, la temperatura dell’acqua e dell’aria, la concentrazione di sali minerali nel terreno, sono alcuni dei parametri che un agronomo deve conoscere e valutare.

“Attraverso vari strumenti di misurazione (tra cui una centralina meteorologica) la tecnologia ci permette di raccogliere i dati e di cercare la giusta correlazione tra essi attraverso una serie di algoritmi. L’esperienza e la conoscenza umana sono indispensabili ma l’equilibrio corretto (che varia per ogni coltura e anche per tipologia di pomodoro) è in grado di calcolarlo solo una macchina”. Per capire di cosa si tratta mi mostra lo schermo di un computer in cui si muovono continuamente dei grafici: “abbiamo una bilancia che pesa 5 m di coltura che, grazie alla costante misurazione, ci permette di vedere come si comporta l’irrigazione del terreno in modo da regolarla su tutto l’arco della giornata. Alla pianta non va bene né essere troppo bagnata né troppo asciutta, e soprattutto ha necessità diverse nei vari momenti della giornata.
Se dovessero cambiare le condizioni, vi è un monitoraggio orario e degli sms di allarme che ci permettono di intervenire tempestivamente.”
Essere sotto una struttura di vetro non rende la serra indipendente dall’ambiente circostante, e Roberto mi spiega, per esempio, l’incidenza dei raggi del sole “quest’estate caratterizzata dal brutto tempo ha comportato una mancanza di raggi solari, che hanno influito sul tempo di sviluppo e maturazione dei frutti, ma anche il periodo dell’anno influisce: sul piano di Magadino il sole in primavera e autunno spunta dalle montagne che è già intenso, la pianta va preparata a questo repentino cambiamento innalzando gradualmente la temperatura della serra”. Tutto questo non è una forzatura?

“La natura va comunque sempre rispettata, noi non rompiamo l’equilibrio naturale della pianta e per questo non riproduciamo l’estate per 12 mesi, la pianta fa un ciclo completo al termine del quale svuotiamo e disinfettiamo tutta la serra che per qualche mese resterà vuota, per poi ricominciare un nuovo ciclo. Per tanto tempo la preoccupazione è stata quella di produrre tanto piuttosto che ricercare il gusto, adesso finalmente si è tornati al vero valore: la qualità del prodotto”. Ci sarebbe ancora tanto da osservare e raccontare ma il tempo è finito e allora ci salutiamo. Non prima però che mi mostri il recupero dell’acqua che viene fatto sia per l’acqua piovana che per l’acqua di condensa perché qui non si trascura nulla!

Mi sposto di poco più di un chilometro e trovo Christian Bassi, titolare della omonima azienda, con lui voglio capire come programma quotidianamente il lavoro sui campi. Per farlo mi fa sedere accanto a lui su un modernissimo trattore. All’esterno della cabina è installato un GPS, strumento fondamentale per gestire i suoi 12 trattori e gli operai che li devono utilizzare. “Ogni mattina ognuno sale sul trattore e sullo schermo trova già inseriti i dettagli del lavoro che deve svolgere. Il GPS permette di indentificare il campo su cui lavora ogni trattore, di cui conosce i confini e ogni linea retta.
A seconda del tipo di lavoro che deve essere fatto imposto il tipo di guida. All’autista è chiesto dallo schermo di identificarsi e di specificare che tipo di macchinario si attacca al veicolo e per svolgere quale lavoro. Se, per esempio, è un aratro mi servirà definire a che profondità voglio arare, se invece è una seminatrice dovrò specificare cosa sto seminando e definire la distanza e la quantità di semina”. Il computer memorizza tutti questi dati e fa svolgere correttamente il lavoro alla macchina “ma le condizioni ottimali le acquisisci con l’esperienza” il mezzo è solo uno strumento per svolgere il tuo lavoro. “E l’esperienza è facilitata dal sistema informatico che mi permette di avere una reportistica che mi aiuta a capire cosa ho sbagliato o come migliorare.” Mi porta così nella sua cabina di comando, un ufficio con un grande computer. “Il GPS calcola per esempio la pendenza di ogni singolo angolo di terreno, quindi posso sapere che in caso di forti piogge su un determinato scoscendimento avrò un problema di ristagno d’acqua, oppure che in quella striscia di terra non è cresciuta l’insalata perché il trattore è passato troppo veloce con la semina.” Oltre al GPS mi mostra che la zappatrice ha una telecamera ottica per sarchiare il terreno senza toccare la coltura che sta crescendo. Capisco quindi quanto questi trattori e la loro tecnologia facilitano la gestione e il lavoro, e possano renderlo meno logorante e più efficiente.

Saluto anche Christian che salutandomi mi fa vedere il nuovo logo dell’azienda che punta tutto sul prodotto, perché alla fine quello che dà soddisfazione è poter offrire sulle tavole ticinesi un prodotto buono e genuino.


Articolo a cura di

Alice Croce, Presidente Federazione Ortofrutticola Ticinese (FOFT)