I trasporti eccezionali e le sfide quotidiane

I trasporti eccezionali sono quei mezzi che viaggiano con carichi che eccedono i limiti di sagoma o di massa arrivando anche oltre le 40 tonnellate e che vengono accompagnati da una scorta con lampeggianti accesi.

Cosa occorre e come si gestiscono i trasporti eccezionali? Si necessita molta esperienza e soprattutto la conoscenza delle lingue nazionali e l’inglese.

Sono 2 i fattori determinanti nell’organizzazione di questi trasporti:

  1. Il mezzo di trasporto: gli operatori devono studiare le dimensioni e il peso della merce per decidere il camion, la nave o l’aereo più idoneo al trasporto. Nel trasporto stradale si deve scegliere attentamente il tipo di rimorchio da utilizzare. I criteri base sono l’altezza del rimorchio da terra, il numero di assali per la distribuzione del peso, la lunghezza.
  1. L’itinerario: una volta scelto tipo di mezzo si studia l’itinerario migliore e adatto alle dimensioni del nostro trasporto. Se pesante si valuta la portata dei ponti, se ingombrante si calcolano le dimensioni delle gallerie, dei cantieri e la larghezza delle strade.

Con il mezzo giusto e l’itinerario ideale si inizia la fase della richiesta delle autorizzazioni di trasporto. Ogni Nazione ha la sua modalità di rilascio dei permessi; in Svizzera gli enti principali per il rilascio dei permessi sono l’USTRA e i Cantoni. Le tempistiche per l’ottenimento dei permessi possono durare da pochi giorni a un mese, a dipendenza delle dimensioni e delle Nazioni dove viene fatta la richiesta.

I trasporti particolarmente ingombranti o pesanti necessitano di scorte di polizia. L’abilità sta nel sincronizzazione al meglio le scorte tra i Cantoni e le Nazioni: in questo i nostri collaboratori sono veramente speciali. L’obiettivo è arrivare a destino nel modo più veloce e fluido possibile.

Un viaggio, un esempio

Una commessa molto impegnativa e stimolante è stata l’organizzazione del trasporto di un impianto di verniciatura dalla Germania alla Svezia. Per il trasporto dell’intero impianto sono stati mobilitati oltre 50 automezzi. Le dimensioni erano variegate: alcuni camion erano larghi fino a 5 metri.

L’itinerario era molto complesso e differenziato e per arrivare a destinazione è stato necessario utilizzare diversi metodi di trasporto: Camion – Chiatta – Nave – Camion.

Si è partiti da tre diversi luoghi in Germania con i camion fino al porto fluviale di Dresda. A Dresda le merci sono state trasbordate sulle chiatte che hanno navigato fino al porto marittimo di Amburgo. Ad Amburgo le merci sono state trasbordate su una nave con destinazione sul porto di Oskarshamm in Svezia. Arrivati al porto abbiamo di nuovo trasbordato le merci sui camion fino allo stabilimento del destinatario sempre nella città di Oskarshamn
L’intera operazione era suddivisa in 3 spedizioni separate (15-18 camion per volta). La fase di progettazione e contrattualizzazione è stata intensa e ha richiesto la messa in campo di numerose competenze tecniche.

La “mediazione” tra le parti, per coordinare le singole esigenze, è stata indubbiamente la porzione più impegnativa dell’intera operazione, ma anche la più affascinante ed emozionante. La consegna dell’ultimo camion in Svezia ha lasciato un senso di soddisfazione che è andato oltre ogni aspettativa puramente professionale.

In questi trasporti coinvolgere il proprio spedizioniere, in fase di stesura del contratto di fornitura, è estremamente importante per evitare sorprese indesiderate. Lo spedizioniere deve essere un partner competente che aiuta le aziende nella gestione logistica, doganale e di trasporto. È un “angelo custode” che insieme fa in modo che le vostre merci arrivino a destino pronte per essere finalmente utilizzate.

 

Testo a cura di


Angelo Betto 
Direttore Operativo Cippà Trasporti SA – Chiasso

 

 

Ti potrebbe anche interessare:
Corso di formazione “L’ABC dell’export: Le diverse modalità di trasporto di merci“, mercoledì 9 ottobre 2019, relatore: Maikol Soares, Cippà Trasporti SA

L’apertura dei mercati esteri

L’apertura di nuovi mercati acquisisce un’importanza sempre maggiore per le piccole e medie imprese (PMI) svizzere al fine di assicurare la continuità della loro attività, incrementare il loro fatturato ed anche il loro prestigio.

Un buon posizionamento sulla piazza elvetica non è garanzia di un successo rapido all’estero, ma è un buon punto di partenza: vale infatti la pena sviluppare in Svizzera una solida base di esperienze, know-how e fatturato prima di aprirsi oltre i confini nazionali.

Esportare o internazionalizzare?

La complessità del prodotto o del servizio, l’intensità delle relazioni con i propri clienti, l’onere in fatto di logistica, la necessità di disporre di un servizio clienti o le aspettative legate al business internazionale influenzano la scelta della presenza aziendale all’estero. Le PMI che acquisiscono i clienti internazionali direttamente dalla Svizzera o lavorano in stretto contatto con partner locali operano con un “modello di export”, quelle che invece elaborano il mercato estero direttamente in loco, delocalizzando alcune attività della catena del valore, quali la vendita, il marketing o la logistica operano invece con un “modello di internazionalizzazione”.

Non vi è un modello giusto o sbagliato per l’elaborazione dei mercati esteri. Le domande da porsi sono diverse e vanno dalla conoscenza del Paese alle proprie capacità economiche sino alla fattibilità o meno di gestire i propri clienti internazionali dalla Svizzera.

Primo passo: individuare il mercato

Il primo passo da effettuare è sicuramente quello di individuare un mercato target. Un errore comune a molte aziende è infatti quello di investire tempo e denaro sparando nel mucchio, con l’obiettivo di trovare contemporaneamente clienti, ad esempio, in Cina, Giappone e Corea, senza una minima roadmap e strategia. Un secondo errore comune è la mancanza di un’analisi delle dimensioni del mercato e del suo funzionamento, delle caratteristiche e delle esigenze dei potenziali clienti, dei canali di distribuzione esistenti, dei concorrenti nonché dei prezzi di vendita e dei margini. Nella riflessione vanno altresì integrate valutazioni sulla distanza geografica, le barriere culturali e linguistiche, gli ostacoli normativi e legali.

Esaminare l’attrattività e l’accessibilità di un mercato sono aspetti fondamentali. Cc-Ti e S-GE vi supportano in questo senso con missioni economiche volte a farvi toccare con mano nuove realtà e ad incontrare potenziali partner, oppure con analisi di mercato specifiche, verifiche mirate e ricerche di partner vere e proprie.

Articolo a cura di

Monica Zurfluh, Responsabile S-GE per la Svizzera italiana e
Valentina Rossi, Responsabile Servizio Export Cc-Ti

Qualità svizzera, design italiano

Si conclude  la prima parte del nostro viaggio “Oltre i confini” alla scoperta delle aziende volte all’internazionalizzazione. In questa puntata incontriamo Stefania Padoan, CEO di Padoan Swiss. La trasmissione riprenderà nel mese di autunno su Teleticino.

Un’azienda italiana leader nel suo settore dà vita a una nuova società commerciale e per farlo sceglie la Svizzera e, più precisamente, il Grigioni italiano. Nasce così Padoan Swiss e la sua storia ce la racconta l’amministratrice Stefania Padoan. Si tratta di una realta consolidata in Svizzera che produce serbatoi idraulici per veicoli industriali e che esporta in oltre 50 Paesi.

Buona visione!

 

Relazioni tra Svizzera e Cina: solide basi per il commercio bilaterale

La Cc-Ti mantiene viva l’attenzione per la Cina e partecipa attivamente alle occasioni d’incontro che si focalizzano sul Paese asiatico.

Proprio in questo ambito Valentina Rossi (Responsabile del Servizio Export) e Chiara Crivelli (Responsabile dell’International Desk) sono state invitate a partecipare al convegno “Britalks – Belt and Road Initiative Talks”, primo capitolo di una serie di incontri che mirano a presentare diversi punti di vista sul progetto denominato “BRI o nuova Via della seta” – il più grande progetto infrastrutturale del secolo con cui la Repubblica Popolare Cinese si avvicina a Europa, Africa e al resto dell’Asia. Le due rappresentanti della Cc-Ti hanno quindi avuto modo di esporre la prospettiva elvetica, e in particolare del Ticino, nei confronti della Cina e dell’iniziativa Belt and Road. Valentina Rossi ha introdotto la presentazione sottolineando l’importanza generale degli Accordi di libero scambio (ALS) per la Svizzera. Il nostro Paese ha di fatto una forte vocazione internazionale per la sua economia: un franco su due è infatti guadagnato all’estero. La politica di libero scambio della Svizzera mira a migliorare le condizioni quadro che governano le relazioni economiche con i partner importanti. L’obiettivo è garantire alle imprese svizzere un accesso ai mercati internazionali il più possibile privo di ostacoli e di discriminazioni rispetto a quello di cui beneficiano i principali concorrenti. Interessante notare che oggi oltre il 75% delle esportazioni svizzere è regolato da Accordi di libero scambio (> 55% ALS CH-UE, ca. 20% da ALS con altri Stati). È importante ricordare che gli accordi di libero scambio non regolano solo la circolazione delle merci con l’abolizione o la riduzione dei dazi doganali ma anche la protezione della proprietà intellettuale, il commercio dei servizi, la protezione degli investimenti, l’accesso agli appalti pubblici e altre misure.

Accordo bilaterale Svizzera – Cina

Valentina Rossi ha in seguito presentato più nel dettaglio l’Accordo di libero scambio con la Cina, le cui trattative sono iniziate nel luglio 2007. Dopo vari round di incontri tra i due Paesi, il 6 luglio 2013 vi è stata la firma dell’ALS e il 1 luglio 2014 la sua entrata in vigore. I negoziati hanno portato a un accordo di libero scambio completo, snello e comprensibile. Esso contiene disposizioni sul commercio (prodotti industriali e agricoli), regole d’origine e procedure doganali, disposizioni varie a livello fito-sanitario, tecniche, nel campo dei servizi, della proprietà intellettuale e della concorrenza. Ma anche di trasparenza negli appalti pubblici, di norme ambientali e di lavoro. In merito alla parte relativa all’origine della merce e dei dazi è interessante come questo trattato abbia un’applicazione graduale degli sgravi sui tributi doganali basata su 15 anni. Ad oggi, 2019, l’ALS non è quindi ancora pienamente entrato in vigore, ma per alcune tipologie di merci i dazi sono ridotti quasi della metà. In totale, sono l’82% dei prodotti svizzeri che sono stati toccati dall’ALS. Da parte svizzera invece, il 99.7% dei prodotti cinesi ha subito una riduzione (o un’abolizione) diretta.

…dopo cinque anni

La Svizzera è l’unico Paese dell’Europa continentale che dispone di un vasto accordo di libero scambio con la Cina. Al quinto anno dalla stipulazione dell’accordo, l’Università di San Gallo, in collaborazione con le Scuole universitarie professionali cinesi University of International Business and Economics e Nanjing University, ha analizzato per la prima volta gli effetti economici dell’accordo di libero scambio. I risultati del Sino-Swiss FTA – 2018 Academic Evaluation Report mostrano che, grazie alla riduzione dei dazi sulle esportazioni e sulle importazioni, i settori industriali di entrambi i Paesi beneficiano di risparmi potenziali pari a varie centinaia di milioni di franchi. Ciononostante, non tutte le imprese utilizzano pienamente l’accordo di libero scambio. Dalla sua entrata in vigore le aziende cinesi hanno sfruttato circa il 42% del potenziale di risparmio, anche se per taluni prodotti, come motori elettrici o bollitori, i tassi di utilizzo sono già elevati.

L’incentivo per le imprese svizzere ad utilizzare l’accordo di libero scambio è quindi in costante aumento, con tassi di utilizzo già intorno al 44%. Solo nel 2017, i risparmi doganali superavano i 100 milioni di franchi per entrambi i Paesi. Sono soprattutto l’industria meccanica, il settore medtech e orologiero ad annoverarsi tra i settori che usufruiscono maggiormente dell’accordo di libero scambio.

Da un’indagine condotta tra le imprese svizzere e cinesi nell’ambito del rapporto emerge anche che molte imprese hanno consapevolmente deciso di non utilizzare l’accordo di libero scambio. Circa il 40% delle imprese svizzere intervistate utilizzano l’ALS. I motivi per cui le aziende non utilizzano o utilizzano solo parzialmente l’ALS sono molteplici. Vengono menzionate soprattutto le difficoltà nel rispettare le regole dell’origine, perché si può usufruire dell’ALS solo se è possibile comprovare che una parte significativa del valore di un prodotto è generata in Svizzera.

La Cina gioca un ruolo sempre più importante nella rete commerciale mondiale delle aziende anche del Canton Ticino, risulta infatti evidente come l’export ticinese in Cina sia praticamente aumentato di circa il 30%. Il Cantone più virtuoso ad aver “sfruttato” l’accordo con la Cina è stato San Gallo dove le esportazioni sono cresciute del 40% mentre le importazioni hanno registrato un +7%.

La Svizzera e la Belt and Road

Il 29 aprile 2019 il presidente della Confederazione Ueli Maurer è stato ricevuto in visita di Stato dal presidente cinese Xi Jinping. I colloqui hanno trattato i lavori di estensione dell’accordo di libero scambio, la progressiva apertura della Cina nel settore finanziario e le condizioni quadro bilaterali per la collaborazione in questo settore nonché la governance multilaterale. La delegazione svizzera si è detta a favore della risoluzione dei conflitti nel settore del commercio multilaterale. Le due parti hanno firmato un memorandum d’intesa incentrato sulla finanza e sull’economia nel contesto dell’iniziativa Belt and Road. Esso ha l’obiettivo di sviluppare la cooperazione dei due Stati in materia di commercio, investimenti e finanziamento di progetti in Paesi terzi situati lungo le vie della BRI.

Chiara Crivelli e Valentina Rossi durante la loro presentazione

Cc-Ti e Cina

Nella seconda parte della presentazione Chiara Crivelli ha attirato l’attenzione della platea, accorsa numerosa all’evento, sulle relazioni della Cc-Ti con la Cina. La Cc-Ti ha iniziato a sondare in maniera concreta il mercato cinese recentemente. A fine ottobre 2017 la Camera di commercio ricevette una delegazione della città di Shenzhen, con a capo il Presidente della Camera generale di commercio di Shenzhen. Gli scambi durante l’incontro furono altamente proficui e la Cc-Ti decise così di sfruttare le ottime sinergie che si erano create per organizzare la sua prima missione in Cina. In stretta collaborazione con la Città di Lugano, è stata così organizzata una missione nel novembre 2018. L’intenso programma prevedeva una prima parte nella città di Shenzhen – considerata la capitale Hi-Tech del Paese – e una seconda parte a Shanghai, centro commerciale e finanziario della Cina continentale.

A Shenzhen la delegazione, composta da imprenditori di settori diversi, ha avuto modo visitare la “China Hi-Tech Fair”, fiera di importanza internazionale. Durante la visita la Cc-Ti ha firmato un accordo di collaborazione con la Camera di commercio di Shenzhen e di visitare la sede centrale dell’azienda BYD (il maggior produttore cinese di veicoli elettrici, la cui esperienza è iniziata negli anni ’90 con la produzione delle batterie per i famosi cellulari NOKIA) e a SVV (Shenzhen Valley Ventures), azienda innovativa nel settore del 3D printing e prototyping.

Da Shenzhen la delegazione si è spostata a Shanghai. Il programma prevedeva un’interessante visita allo Swiss Center che si trova nella Free Trade Zone della città, sede di diverse aziende svizzere che da qui possono facilmente accedere al mercato cinese e agli altri mercati asiatici vicini. La missione è stata molto positiva ed è stato importante vedere con i propri occhi come si sta sviluppando la Cina, nazione che occupa un ruolo fondamentale a livello mondiale. L’economia cinese riserva ancora un considerevole potenziale, confermato pure dalla missione della Cc-Ti. Le opportunità si trovano soprattutto nel settore dei beni di lusso, dell’Hi-Tech, dell’elettronica e dell’e-commerce. Gli imprenditori che hanno seguito la Cc-Ti a Shenzhen e Shanghai hanno potuto toccare con mano la dinamicità di questo mercato ed incontrare possibili partner cinesi. Le missioni organizzate dalla Cc-Ti mirano infatti a dare un supporto concreto per costruire nuovi sbocchi di business all’estero.

Dopo il grande interesse dell’anno scorso, la Cc-Ti torna in Cina con una missione a Shanghai, dal 4 al 9 novembre 2019. Parte nevralgica del viaggio sarà la visita alla “China International Import Expo”, nella quale è previsto anche un padiglione svizzero. La fiera, promossa dal Ministero del commercio cinese, mira a rendere accessibili i prodotti internazionali sul mercato interno cinese e rientra nella promozione dell’iniziativa Belt and Road. Il progetto “la Nuova via della seta” può quindi essere vista come un’opportunità per promuovere le connessioni commerciali.

La Cina è quindi un mercato su cui la Camera di commercio del Cantone Ticino si sta focalizzando e mira a sviluppare le sinergie anche in futuro. Vista l’attualità del progetto Belt and Road, si prevede infatti l’organizzazione di un evento al fine di approfondire questa tematica.

Corea: centrale globale del 5G

Dopo una lotta serrata per rivendicare la prima nazione con una rete 5G completa, il 3 aprile, la Corea si è presa la corona riaffermando la sua reputazione in qualità di potenza globale ICT.

Le tre aziende nazionali di telecomunicazioni SK Telecom, KT e LG Uplus hanno promosso simultaneamente servizi per Galaxy S10 5G di Samsung Electronics, l’unico modello abilitato 5G sul mercato e il numero di abbonamenti 5G ha superato i 100000 il quarto giorno dal lancio commerciale. Mentre la rete 5G è senza dubbio acclamata come infrastruttura della quarta rivoluzione industriale, gli operatori coreani della telefonia mobile sono ora in concorrenza agguerrita per posizionarsi in qualità di operatori leader nello spazio 5G.

Dalla presentazione della rete 5G, le aziende di telecomunicazioni hanno mostrato una visione dell’eccellente futuro e della cooperazione multidimensionale nelle industrie più diversificate: automotive, videogame, medicina e smart factory. Nel mezzo dell’ondata delle tecnologie rivoluzionarie che crea la rete 5G il focus è principalmente sull’IA e sulla RA, fornendo nuove opportunità per le aziende globali con innovazioni allo stato dell’arte.

Corea del Sud – banco di prova del domani

LG Uplus Corp, insieme a Doosan Infracore, leader mondiali di soluzioni d’infrastruttura con sede in Corea, ha presentato, a Monaco di Baviera, un escavatore controllato in remoto con 5G. Questo escavatore era azionato a Incheon, Seoul, mediante la modernissima rete ad altissima velocità da una stazione di controllo situata a Monaco. Il sistema remoto operava in tempo reale, nonostante la distanza di 8’500 chilometri. In fase di elaborazione vi sono ulteriori lavori per la diffusione della tecnologia al fine di ridurre il ritardo, nonché la garanzia di fornire un collegamento dati sicuro. Al fine di garantire la sicurezza nell’era del 5G, dove ogni cosa nel mondo reale è connessa in modalità wi-fi, SK telecom si concentra sulla sicurezza cibernetica nelle comunicazioni mobili, in collaborazione con una controparte svizzera.

Progressi in collaborazione con aziende svizzere

Il gigante delle telecomunicazioni ha annunciato un piano di investimenti strategico del valore di 65 milioni di dollari USA presso ID Quantique, azienda con sede a Ginevra. La crittografia quantistica si delinea in qualità di soluzione per la salvaguardia di informazioni critiche. La tecnologia cripta dati trasmessi utilizzando chiavi quantistiche speciali, che secondo le leggi della fisica quantistica è impossibile intercettare o rubare. Nuovi test sono condotti da industrie che beneficiano della rete 5G e proiettano il futuro immaginario al presente – navigatori per automobili, smart city e cure mediche digitali, solo per fare alcuni esempi. Hyundai, ad esempio, in collaborazione con l’azienda svizzera deep tech WayRay AG ha presentato il primo sistema di navigazione satellitare olografico a realtà aumentata a CES 2019 a Las Vegas. Si tratta di una tecnologia di sicurezza che riproduce simboli guida stereoscopici e segnalazioni di navigazione proprio sulla carreggiata davanti al conducente. Le informazioni stereoscopiche visualizzate sulla strada sono anche adattate in maniera appropriata secondo l’angolo visivo specifico dell’autista.  ….continua a leggere

Articolo tratto da Switzerland Global Enterprise (S-GE) ©

Cure mediche digitali

In Germania il passaggio alle cure mediche digitali fornisce maggiori opportunità per le startup svizzere di questo settore.

Con il sistema tedesco delle cure mediche in fase di profondo cambiamento, il movimento di cure mediche digitali sta avanzando a una velocità senza precedenti. La mentalità innovativa svizzera delle startup che è principalmente attribuita a regolamenti e normative favorevoli alle aziende svizzere le quali fondano e sviluppano idee di business innovative, oltre i sentieri già battuti, permette di beneficiare immediatamente di queste opportunità in crescita. Partecipate a Swiss Start-UP Tour Digital Health nella sua tournée in Germania che si svolgerà a maggio 2019 e incontrate la comunità delle startup svizzere del settore medico digitale nonché relatori tedeschi del settore sanitario!

Oggi, eHealth, salute 4.0 o salute digitale sono parole chiave utilizzate non solo da persone che operano nel settore delle cure mediche, ma anche da governi, aziende, startup innovative e consumatori della salute digitale. Con il progresso di Internet delle cose (IOT), dell’intelligenza artificiale (IA) e dei big data, emergono nuove opportunità che cambieranno profondamente il modo tradizionale del settore medico. Ciò si verificherà mediante l’interconnessione di strumenti tecnologici, pazienti, ospedali, dottori e di molti altri attori. Ecco una lista (non esaustiva):

Trend Health:

  • Indossabile (tracking health & app per il fitness)
  • App mobili (formazione, consulenza online con il medico, ecommerce di farmacia digitale)

eHealth:

  • Cartelle cliniche elettroniche per un monitoraggio in qualsiasi luogo e momento
  • eMedication (impostare un piano medico, gestione della prescrizione eDoctor’s)

Tech Health:

  • stampa 3D protesi o individuale
  • robotica che esegue operazioni o che fornisce supporto al settore delle cure.

L’obiettivo di questo movimento è di fornire ai pazienti un servizio di cure mediche olistiche più efficiente e di maggiori qualità – in qualsiasi luogo e momento.

Panoramica globale sulla salute digitale

Questo movimento è stato riconosciuto a livello internazionale a uno stadio precoce in qualità di mercato dal grande potenziale. Con un tasso di crescita annuo delle vendite pari al 21.1% il mercato globale della salute digitale sta crescendo a un ritmo sostenuto. Secondo le previsioni, entro il 2020, i proventi derivanti dalle vendite globali del mercato digitale della salute supereranno i 200 miliardi di dollari USA, indicando un tasso di crescita di 2,6 volte rispetto al 2015.

Clima favorevole alle start-up in Svizzera

Attualmente in Svizzera sono circa 130 le startup nel settore delle cure mediche che seguono questo nuovo movimento. Da varie piattaforme è emerso lo scambio di scienza, ricerca e aspetti legali tra aziende, governo, ospedali e molti altri stakeholder. Ad essere attribuita a questo sviluppo non è solo la mentalità innovativa della Svizzera (si è classificata per 8 volte consecutive in qualità di Paese più innovativo nel mondo, secondo l’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale) bensì anche il quadro normativo favorevole.  ….continua a leggere

Articolo tratto da Switzerland Global Enterprise (S-GE) ©

Mercato indonesiano dei latticini in crescita

Nel corso degli ultimi quattro anni, l’Indonesia ha vissuto un incremento significativo della domanda di latticini. Il consumo pro capite di latte nel Paese si attestava a 11.8 litri nel 2017, dal 2015 la domanda è cresciuta costantemente del 5% all’anno e si prevede che tale tendenza prosegui in questa direzione.

Utilizzo di latticini in aumento

Tra i fattori chiave di questa crescita vi sono il numero di consumatori del ceto medio in aumento, redditi disponibili delle famiglie più elevati, una tendenza in evoluzione a seguire regimi alimentari occidentali e una maggior consapevolezza dei consumatori indonesiani.

A causa di una produzione locale limitata di latte, l’Indonesia è ancora ampiamente dipendente da importazioni di latte. Nel 2017, il Paese ha importato 39’504 tonnellate (il 74% della domanda totale) di prodotti lattiero-caseari, per un valore pari a 973 milioni di dollari USA. Questo valore totale è cresciuto del 26% rispetto all’anno precedente con prodotti principali di importazione quali il latte concentrato e la panna. Tali importazioni provengono in prima linea dalla Nuova Zelanda con un valore di 340 milioni di dollari USA o 35.22% della quota totale, seguite dall’Australia (13.72%), USA (12.1%), Francia (11.28%) e Belgio (7.67%). Il valore delle importazioni di latticini dalla Svizzera ha raggiunto 631’000 dollari USA (0.06% del totale) con il latticello e lo yogurt in qualità di prodotti principali.

Key player nel mercato dei latticini

Secondo Euromonitor, il mercato dei latticini in Indonesia è controllato da quattro key player ovvero PT Frisian Flag (Olanda), Nestlé (Svizzera), PT Ultrajava (locale) e PT Indolakto (locale). Tuttavia il mercato ha visto un aumento della concorrenza con diversi nuovi player entrati recentemente sul mercato. Tra di essi si annoverano Fonterra Indonesia, Kalbe Morinaga, Nutrifood Indonesia, Danone Dairy Indonesia (Francia), Sari Husada, Greenfield Indonesia (Nuova Zelanda) e ABC Dairy Indonesia. Nel mercato del latte alimentare (UHT) PT Ultrajaya con il suo brand Ultra Milk dominano questo segmento con una quota del 40.06%, mentre la maggiore proporzione di latte condensato è controllato da Frisian Flag. Nel segmento yogurt, PT Yakult Indonesia (Giappone) è in testa con la quota di mercato di oltre il 70% del suo brand Yakult. Con una quota del 79% PT Kraft Ultrajaya Indonesia controlla il mercato del formaggio.  ….continua a leggere

Articolo tratto da Switzerland Global Enterprise (S-GE) ©

Uno sguardo oltre i nostri confini

Con la quarta edizione, è ripreso da alcuni giorni il programma televisivo “Oltre i confini”, curato dalla Cc-Ti e realizzato in collaborazione con Teleticino. L’obiettivo è far conoscere volti e storie di successo di aziende ticinesi che esportano all’estero.

L’appuntamento è dunque fissato per ogni martedì sera alle 20.00 fino a fine maggio, per poi riprendere con l’autunno.

Sul nostro canale Youtube (e sui nostri social media), così come qui sul sito della Cc-Ti vi riproporremo periodicamente le storie di successo che sono raccontate “oltre i – nostri – confini”.

A questo proposito cominciamo con le prime due puntate, che hanno visto quali protagoniste Valentina Rossi, Responsabile del Servizio Export della Cc-Ti e Monica Zurfluh, Responsabile S-GE Svizzera italiana.

Buona visione!

Puntata 1

Puntata 2

Affrontare i mercati esteri ben preparati

Per non aver problemi a livello doganale, e se possibile beneficiare di sgravi dai dazi, è  necessario conoscere a fondo la propria merce e tutto il processo produttivo.

Questa conoscenza a 360 gradi viene spesso sottovalutata perché non ritenuta importante. La nostra esperienza quotidiana ci permette però di affermare  esattamente il contrario: chi non si avvale di personale formato e con profonde conoscenze dei processi aziendali, può infatti incorrere in problemi seri, con risvolti finanziari anche negativi.

La condivisione delle informazioni

La conoscenza dell’intero iter del processo produttivo, dallo sviluppo tecnico fino alla vendita al cliente finale, è fondamentale: pensiamo ad esempio alla  provenienza delle componenti, alla percentuale del valore aggiunto svizzero, alle certificazioni necessarie per vendere il prodotto o ancora all’origine della merce e alla sua classificazione doganale. Questa lista non è esaustiva, ma mette in risalto la complessità di un prodotto e della sua vendita sui mercati internazionali. Per rendere più efficaci i processi e riuscire far fronte rapidamente ad eventuali problematiche, tali informazioni non devono rimanere in compartimenti stagni, ma essere condivise all’interno dell’azienda. Prendiamo il caso di una verifica da parte dell’autorità preposta in merito all’origine della merce: l’azienda deve  essere pronta a confermare l’esatta veridicità delle prove documentali emesse. L’Amministrazione federale delle dogane aggiorna sì regolarmente le sue istruzioni utili per determinare la validità formale delle prove dell’origine preferenziale, ma è l’azienda stessa a doversi tenere aggiornata e assicurarsi che i processi aziendali siano chiari e noti a tutti gli addetti ai lavori.

Mercati in continua evoluzione

L’internazionalizzazione di un’azienda presuppone anche un costante aggiornamento sulle tematiche – di natura politica o economica – che toccano i mercati mondiali. Pensiamo ad esempio all’attualità: la Brexit continua a tenere gli imprenditori sul chi vive. Al momento in cui scriviamo questo articolo non è dato a sapere come il Regno Unito risolverà l’uscita dall’Unione Europea. La Svizzera ha anticipato i tempi e ha già concluso alcuni accordi per far fronte a questo  cambiamento, ma alcune lacune potranno essere risolte solo a tempo debito. Gli imprenditori elvetici saranno chiamati a far fronte ai cambiamenti che  r iguardano ad esempio l’origine della merce e le certificazioni di conformità.

Articolo a cura di

Monica Zurfluh, Responsabile S-GE per la Svizzera italiana e
Valentina Rossi, Responsabile Servizio Export Cc-Ti

Con il 5G si rafforza l’export

L’opinione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e deputata PLRT in Gran Consiglio

Se nei primi anni ’90 non fosse stato introdotto il 2G, lo standard digitale per la telefonia mobile, non ci sarebbero stati gli sms. Senza il 3G, poi, i telefonini non avrebbero avuto l’accesso ad internet e senza il 4G gli smartphone non si sarebbero trasformati nei computer da tasca che oggi tutti usiamo. Ora è la volta del 5G. La quinta generazione dei sistemi di telefonia mobile, definita giustamente “l’autostrada dei dati”. Ovvero di quel flusso crescente d’informazioni, la nuova materia prima dell’economia mondiale, che sta radicalmente trasformando la produzione, i servizi e la nostra vita quotidiana. Già nel 2016 il volume dei dati prodotti in tutto il mondo era pari a 16,1 zettabyte, l’equivalente, si è stimato, di  230’000 bilioni di pagine di testi scritti a macchina su fogli A4. Negli ultimi cinque anni il traffico planetario di dati è aumentato di ben 14 volte. Ecco perché serve una tecnologia più affidabile e veloce per la loro trasmissione, elaborazione e archiviazione. Che solo il 5G può garantire grazie ad una velocità sino a 20 volte superiore a quella del 4G e di 222 volte rispetto ad un normale collegamento DSL. La ricchezza della Svizzera è anche il risultato della forte interconnessione del nostro sistema produttivo e della ricerca con l’economia globale. Perciò, il 5G è un vettore competitivo fondamentale per tutta la piazza economica elvetica e per salvaguardare l’internazionalizzazione delle nostre imprese. Ma oggi, purtroppo, la discussione su questo nuovo standard di comunicazione e sui presunti rischi per la salute delle radio frequenze è affrontata in termini emozionali più che razionali. Paure non confermate da studi scientifici, ma  che rallentano l’adozione di una tecnologia che, secondo l’Associazione  Svizzera delle telecomunicazioni, garantirebbe un aumento del valore della produzione annua sino a 42,4 miliardi di franchi entro il 2030 e la creazione di 137mila nuovi posti di lavoro.