Più competenze e specializzazione, più crescita

Una riflessione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e candidata PLRT al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

La formazione non è soltanto uno dei fattori fondamentali della crescita  economica, oggi è la condizione inderogabile anche per non restare ai margini di un sistema produttivo e di una società che si evolvono e si trasformano con una velocità mai conosciuta prima nella storia dell’umanità. Ma solo con un dialogo continuo e una fattiva collaborazione tra imprese, partner sociali, scuola e istituzioni politiche, si può innescare quel circolo virtuoso in grado d’innovare e ridare slancio alla formazione, per sintonizzarla sulle nuove e mutevoli esigenze dell’economia digitale.
Autorevoli studiosi hanno già avvertito che, probabilmente, in futuro sarà la carenza di manodopera qualificata, e non la mancanza di capitali, a limitare l’innovazione e la competitività delle imprese e, quindi, lo sviluppo economico. Una carenza che ormai si segnala in molti Paesi e che per il Ticino è stata pure evidenziata dalla nostra ultima inchiesta congiunturale. Nella strategia della Cc-Ti a sostegno delle aziende, la formazione assume, perciò, una rilevanza fondamentale, con un’attenzione particolare alle necessità concrete manifestate dalle imprese.
Grazie ad un’approfondita conoscenza del nostro tessuto produttivo, al costante dialogo con gli imprenditori e le associazioni di categoria, la Cc-Ti, offre una vasta scelta di proposte per la formazione continua e l’aggiornamento professionale, con corsi mirati e di breve durata. Una formazione puntuale, creando anche dei percorsi ad hoc per rispondere a necessità specifiche delle imprese, a cui si affianca l’attività della nostra Scuola manageriale.
La digitalizzazione dell’economia sta cambiando gli scenari della formazione, accelerando i processi di creazione e trasmissione delle competenze richieste da una produzione di beni e servizi in continua evoluzione, che necessiterà sempre più di modelli formativi continui flessibili e meno standardizzati.

Metodo e concretezza

Vi proponiamo l’opinione di Michele Rossi, Delegato alle Relazioni esterne Cc-Ti e candidato PPD al Consiglio di Stato

Offrire soluzioni ai problemi della comunità e realizzare progetti di interesse generale. Questo è il compito della politica. Un compito essenziale e urgente, ma dimenticato da molti politici intenti a promuovere sé stessi dando spettacolo, a cercare attenzione con slogan e attacchi personali che lasciano irrisolti i problemi. Quando mi chiedono quale sia il problema principale della politica ticinese, prima di indicare un tema rispondo: l’assenza di un metodo che la renda efficace. Nel lavoro, sono sempre stato chiamato a prendere decisioni per ottenere risultati concreti e così intendo lavorare anche occupandomi di politica. Affrontiamo seriamente i problemi. Dobbiamo individuare le loro cause e lavorare per proporre soluzioni praticabili e condivisibili dalla maggioranza. Dobbiamo essere pronti a collaborare sui piani diversi e oltre gli steccati partitici. Perché da solo nessuno ce la può fare.

L’economia siamo tutti noi

Non ha senso affermare di essere contro l’economia, come fanno certi politici a corto di idee. È come mettersi contro l’aria, l’acqua, gli alberi, … Tutti beneficiano dell’economia. Tutti soffrono quando l’economia rallenta. La politica deve creare, con il giusto equilibrio, le condizioni migliori per favorire le soluzioni che l’economia stessa è capace di portare.

Creare le condizioni quadro favorevoli alle aziende

La politica ha sempre avuto per lo sviluppo economico un ruolo importante, che oggi è divenuto essenziale. Infatti, sono ormai passati i tempi d’oro in cui i politici potevano contare su una piazza finanziaria che generava ricchezza per tutti. La festa è finita. Alla politica si chiede ora di dimostrare capacità e senso di responsabilità verso l’economia e, quindi, verso la comunità. Il nostro benessere dipenderà solamente dalle scelte che faremo e che noi permetteremo di fare alle nostre imprese. Senza il loro successo non ci sarà alcun benessere. Senza condizioni quadro favorevoli all’economia, non saremo in grado di mantenere la qualità della vita che abbiamo raggiunto.

Con questo metodo e con questi principi sono pronto a lavorare, con il vostro sostegno, per le nostre imprese e per il nostro Paese.

Con determinazione per il Ticino di domani

Vi proponiamo una riflessione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente dell’Ordine dei Commercialisti e della Federazione delle Associazioni di Fiduciarie del Cantone Ticino, candidata PLRT al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

Nel 1989 ho fondato la mia attività professionale – uno studio fiduciario -, da allora mi impegno costantemente in prima persona per incentivare il dialogo fra economia e politica, valore in cui credo fermamente.

Sono tre gli elementi che contraddistinguono la mia persona e che plasmano le mie attività: “ascoltare, analizzare, agire”. Sono tratti distintivi che mi descrivono e mi ispirano. Voglio contribuire alla crescita di un Ticino concreto e dove la politica non sia più basata solo sulle parole, ma sui fatti.

Imprenditoria, donne, formazione

Intendo sostenere chi crea posti di lavoro e paga stipendi equi, i lavoratori che questi posti li occupano, senza dimenticare chi per vari motivi ha perso il lavoro e ha necessità di riqualificarsi, come purtroppo accade a numerosi cinquantenni. Per fare questo gli assi principali sono l’attuazione di misure a sostegno delle aziende, con un incremento degli strumenti atti a impiegare l’evoluzione tecnologica nella quotidianità, della flessibilità e dello studio di nuovi modelli di business, sburocratizzando e snellendo l’amministrazione. Vorrei anche supportare le donne, consentendo loro di restare o di rientrare nel mondo produttivo, dopo un’interruzione dovuta alla cura della famiglia; con degli strumenti che incentivino la conciliabilità tra lavoro e famiglia. Il tutto senza dimenticare il principale mezzo di sviluppo, ossia la formazione. Intensificando la collaborazione tra economia e scuola, con un maggior dialogo tra due partner importanti nell’evoluzione personale e professionale dei giovani, sarà possibile creare percorsi formativi meglio orientati alle professioni che verranno, che spesso ancora non conosciamo.

Fare impresa oggi

Offrire delle condizioni quadro in cui le aziende possano prosperare (garantendo così benessere per tutta la popolazione), vivendo in un Ticino con una fiscalità attrattiva e in linea con il progresso tecnologico è uno degli obiettivi a cui aspiro. Per fare questo ritengo sia necessario adottare una strategia concertata che condivida visioni costruttive, da sviluppare in sinergia con i territorio, favorendo l’insediamento delle aziende e di nuove attività.

 

Fare impresa oggi

Nella quarta ed ultima puntata delle interviste al Presidente Cc-Ti Glauco Martinetti, condotte da Caritas Ticino, si parla dell’importanza di cosa significa essere imprenditori oggi e della digitalizzazione nelle aziende.

Giunti alla quarta puntata del ciclo di interviste effettuate da Caritas Ticino, alle quali ha partecipato il Presidente Cc-Ti, Glauco Martinetti, insieme a Giovanni Scolari del sindacato OCST, si parla di cosa significhi fare impresa oggi.

È stato posto l’accento sulla figura dell’imprenditore agli occhi della società e di come questa figura spesso sia percepita in modo distorto. Occorre lavorare per meglio far conoscere il mondo imprenditoriale alla società.

Un altro punto del quale si è discusso è la digitalizzazione nelle imprese: Martinetti ha rilevato come occorra meglio sfruttare il potenziale ancora inesplorato dei vantaggi che essa porta con sé.

Scopriamo allora insieme cosa è emerso nell’ultima puntata della serie. Buona visione!

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Ricordiamo anche che per la Cc-Ti le trasformazioni tecnologiche e tutto il progresso digitale è un atout:  ci siamo ampiamente concertati su questi temi, nelle loro ampie sfaccettature (dalla cyber security alle opportunità offerte dall’analisi dei big data, dai nuovi modelli di business all’ottimizzazione dell’organizzazione aziendale, dalla formazione alle nuove forme di lavoro, dal cloud alla comunicazione d’impresa, fino a giungere alla ‘smart life‘). Proseguiremo con approfondimenti mirati ed eventi specifici: l’11 febbraio con un Networking Business Breakfast dedicato a “Quando il web marketing rinnova le strategie di impresa” e il 12 giugno con un evento tematico dal titolo “Check digitale: analizzarsi per crescere“.

Sempre aperti al dialogo costruttivo

Nella terza puntata delle interviste al Presidente Cc-Ti Glauco Martinetti, condotte da Caritas Ticino, si parla dell’importanza dell’apertura al colloquio costruttivo tra le parti sociali

Giunti alla terza puntata delle interviste effettuate da Caritas Ticino, alle quali ha partecipato il Presidente Cc-Ti, Glauco Martinetti, insieme a Giovanni Scolari del sindacato OCST, parliamo dell’importanza di una visione condivisa del territorio e della società fra gli attori coinvolti (economia e partner sociali in questo caso).

La rilevanza dell’intesa tra i diversi protagonisti del mondo del lavoro è cosa nota. Imprenditori, sindacati, lavoratori e Stato: sono questi i mondi e gli interessi che devono collimare in un dialogo che, se gestito con responsabilità dai vari partner, consente il raggiungimento di un bene comune più equo e duraturo.

Tra i differenti spunti è anche emerso come in Svizzera il colloquio e l’apertura fra gli attori sociali rappresenti una delle forze di un sistema che è stabile e genera benessere per tutti; poiché si collabora per la gestione di un progetto con una visione concertata.

Buona visione!

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Rapporti Svizzera- Italia: non solo frontalieri

Nel testo di Michele Rossi, Delegato alle Relazioni esterne Cc-Ti e candidato PPD al Consiglio di Stato, si approfondisce il tema dei rapporti con l’Italia

Nella mia passata attività diplomatica e nella mia attuale funzione di delegato alle relazioni esterne della Camera di commercio, mi sono in più occasioni trovato a discutere di problemi “transfrontalieri” con i nostri vicini a Sud. Ora, devo subito dire che le riunioni con gli Italiani sono molto piacevoli. Il clima di regola è disteso, gli interlocutori simpatici tanto che ci si dà quasi sempre del tu, e alla fine sorge spontaneamente la domanda di sapere come mai, con dei vicini così disponibili, possiamo avere dei problemi da risolvere. Ma non lasciamoci trarre in inganno. Su questo punto va fatta immediatamente una distinzione tra forma e sostanza. Nella forma i negoziatori italiani sanno essere cordiali, morbidi, amichevoli. Nella sostanza, per contro, sono molto attenti a difendere le loro posizioni e, pur di perseguire i loro obiettivi, non esitano a prendere decisioni a dir poco sorprendenti ed in contrasto con quanto dichiarato in precedenza. Un esempio? Nella famosa Roadmap firmata nel 2015 tra Italia e Svizzera, vi è un capitolo dedicato ai servizi finanziari. In questi passaggi, l’Italia si impegnava politicamente a continuare il dialogo con la Svizzera nell’ottica di migliorare i reciproci rapporti in questo importante settore per la nostra economia. Nonostante tale dichiarazione di disponibilità al dialogo, l’Italia ha successivamente adottato una regolamentazione che esclude invece la possibilità di libera prestazione di servizi finanziari, prevedendo, per tutti gli intermediari finanziari (banche comprese) con sede in un paese non UE (quindi anche la Svizzera), l’obbligo di avere una succursale in Italia. Ora, la normativa comunitaria in oggetto lasciava agli Stati membri la possibilità di non prevedere l’obbligo di una succursale.

Avendo scelto l’alternativa della succursale obbligatoria, l’Italia non ha quindi sfruttato il margine di manovra a sua disposizione per rispettare le buone intenzioni manifestate nella Roadmap, mentre avrebbe potuto farlo.

Ecco, di fronte a questa manovra, ritengo che nelle trattative ancora in corso sia indispensabile tener conto dell’attitudine italiana. In una simile dinamica, per difendere i nostri interessi le parole da sole non sono sufficienti. Soprattutto non possiamo più basarci su rassicurazioni e dichiarazioni di buona volontà. I fatti stanno dimostrando che sul versante Sud, raggiunti i loro obiettivi, gli Italiani non sono disposti a concedere più nulla alla Svizzera, nonostante gli impegni politici assunti. Stando così le cose, occorre a mio avviso cambiare registro e stilare una lista completa di tutti i temi attualmente in discussione con l’Italia (includendo quelli di tutti i Dipartimenti) e fare dipendere ogni nostra concessione in tali ambiti dal rispetto di quanto indicato nella Roadmap. Altrimenti passeremo ancora molto tempo a fingere di stupirci che tra le parti nulla si muove…

Un’economia solida da cui partire

Nel testo di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente dell’Ordine dei Commercialisti e della Federazione delle Associazioni di Fiduciarie del Cantone Ticino – e candidata PLRT al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio – , si parla dell’economia ticinese in relazione ai risultati emersi dall’Inchiesta congiunturale della Cc-Ti. 

L’inchiesta congiunturale della Cc-Ti ha messo ancora una volta in evidenza l’attenzione che le aziende associate prestano all’occupazione, con una stabilità dell’impiego che non ha nulla da invidiare a quella registrata da regioni considerate più competitive, come l’Arco lemanico. Al di là delle considerazioni sui dati ufficiali, emerge chiaramente un quadro di segno positivo che ancora una volta conferma come l’economia stia facendo la sua parte per generare benessere al Cantone.

Proprio per garantire che il tessuto economico ticinese possa continuare a generare questi effetti positivi la Cc-Ti, in qualità di associazione mantello dell’economia ticinese, continuerà ad adoperarsi a favore di condizioni quadro vantaggiose per chi crea posti di lavoro, remunera i collaboratori in modo equo e paga le imposte.  Ci siamo sempre battuti per combattere gli abusi e per sanzionare chi non rispetta le regole e continueremo a farlo nell’interesse della stragrande maggioranza degli imprenditori seri, che vanno tutelati. Sottolineare gli aspetti positivi del nostro tessuto economico non significa mancare di rispetto a chi si trova in difficoltà o occultare la realtà. Anche sul mercato del lavoro infatti esistono dei problemi che vanno risolti. Bisogna ad esempio coordinare meglio l’orientamento professionale e l’aggiornamento dei programmi formativi, per rispondere alle esigenze concrete delle aziende. Risaltare il segnale positivo che emerge da questi dati è però fondamentale per favorire una discussione seria, che permetta di trovare soluzioni adeguate ai problemi reali. Solo con un impegno congiunto, in tipico stile svizzero, potremo infatti sostenere l’occupazione e il gettito fiscale nel medio termine, e su più cicli economici.

 

Formazione continua: una prima risposta concreta

Secondo il Presidente Cc-Ti, Glauco Martinetti, investire in modo costante nella formazione continua dei propri collaboratori resta una delle migliori azioni concrete da attuare nel breve termine per far fronte alla difficoltà di reperire risorse umane qualificate.

Il tema dell’occupazione e del reclutamento di personale anche quest’anno è stato al centro dell’Inchiesta congiunturale annuale Cc-Ti (condotta fra le aziende associate alla Cc-Ti insieme alle Camere di commercio e dell’industria di Friborgo, Ginevra, Neuchâtel e Vaud nell’autunno 2018). Il quadro generale emerso, presentato il 16 gennaio alla stampa, è stato confortante, con una radiografia positiva e stabile dell’economia ticinese, in linea con le tendenze nazionali.

A livello di occupazione, le principali criticità sono emerse nel reperire manodopera qualificata in tutti i settori. Dato questo che emerge anche costantemente dal rapporto che la Cc-Ti intrattiene con i suoi affiliati, ossia aziende ed associazioni di categoria.

Che strategia implementare per ovviare a questa problematica? Ne abbiamo parlato con il Presidente Cc-Ti Glauco Martinetti.

È una problematica complessa che va risolta a più livelli, ma sono sicuro che attraverso un dialogo fattivo e concreto con i diversi attori coinvolti (imprese, associazioni di categoria, istituzioni), si possa sicuramente correggere il tiro. Oggi più che mai è doveroso però rimboccarsi le maniche e trovare in tempi brevi una strategia che sappia rispondere a questa carenza.

Come e dove intervenire?

La formazione resta imprescindibile per garantire la prosperità ed il benessere della società e dell’economia. Visto il tema complesso, occorre dunque agire a monte per sensibilizzare gli attori in gioco sul valore della questione e per trovare in modo concertato misure che siano innovative e garantiscano la giusta preparazione – dai giovani ai professionisti – nel mondo del lavoro, rispondendo in maniera adeguata alla difficoltà di reperire manodopera qualificata. Sono numerosi gli studi che hanno confermato la mancanza di profili esperti per le PMI e messo l’accento sui diversi temi da affrontare. Tra essi la digitalizzazione – sulla quale come Cc-Ti ci stiamo chinando da tempo, nelle sue ampie sfaccettature – che richiederà ancora più competenze professionali, l’invecchiamento della popolazione e il pensionamento della generazione dei baby boomer. Le risposte ci sono e serve volontà d’azione e dialogo per implementarle. Concretamente mi riferisco al potenziare in modo incisivo la formazione duale e continua, con fatti che orientino di più i giovani e le persone che si riqualificano verso le necessità del mercato del lavoro, “ascoltando” quelle che sono le esigenze reali delle imprese. Un esempio in questo senso è la carenza, purtroppo consolidata, di manodopera qualificata nelle professioni tecniche, che andrebbe incrementata agendo a monte, con l’orientamento scolastico. Un altro fatto su cui puntare potrebbe essere il reinserimento delle donne – che sono divenute madri – nel mondo del lavoro. Esse lavorano spesso a tempo parziale e posseggono grandi competenze e qualifiche, che risultano però non sfruttate. Una miglior conciliabilità tra lavoro e famiglia, insieme alla giusta dose di flessibilità, rappresenterebbe una primo incitamento verso una soluzione. Altri assi di intervento da ricercarsi nelle misure di formazione finalizzate ad ottenere una riqualifica o una qualifica superiore.

La formazione è quindi la chiave di volta?

Assolutamente sì ed a tutti i livelli. Parlando di orientamento professionale, miglioriamo ancora il dialogo con le istituzioni e facciamo da “ponte” tra il mondo del lavoro e quello scolastico/di perfezionamento professionale. In questo senso ci poniamo in ascolto – quale associazione mantello dell’economia – delle esigenze degli affiliati (aziende ed associazioni di categoria) per costruire progetti che forniscano una risposta decisiva agli sviluppi e ai cambiamenti in atto nella società, così come al dialogo con le istituzioni preposte. D’altro canto quale Cc-Ti siamo in prima linea con la formazione continua, plasmata dai bisogni reali degli imprenditori, con cui abbiamo un dialogo quotidiano. La nostra struttura eroga corsi di formazione in ben 8 ambiti della gestione aziendale (comunicazione, diritto del lavoro, export, finanza, organizzazione, questioni giuridiche, risorse umane e vendita), toccando tutti gli aspetti essenziali per un corretto sviluppo aziendale. Inoltre, accanto alla formazione continua, abbiamo delle Scuole Manageriali (con dei corsi di lunga durata), che preparano i futuri leader di domani, che andranno ad assumere delle posizioni più strutturate nelle PMI.

 Si tratta di una sfida costante. Corretto?

Esatto. Ricercare una concreta risposta ai bisogni del tessuto economico non è facile ed è un assunto che coinvolge l’economia e altri partner. La Cc-Ti è in prima linea per un riscontro positivo e costruttivo nel perseverare con un dialogo sempre più efficiente.

Parola chiave: flessibilità

Proseguono le interviste, condotte da Caritas Ticino, al Presidente Cc-Ti Glauco Martinetti, nell’ambito di un dialogo a più voci sull’etica d’impresa

Nella seconda parte delle interviste mirate, che vi stiamo proponendo a cadenza settimanale (qui la prima puntata), condotte da Caritas Ticino, alle quali ha partecipato il Presidente Cc-Ti, Glauco Martinetti, insieme a Giovanni Scolari del sindacato OCST, affrontiamo sempre in modo interessante e con riflessioni ad ampio spettro il tema della solidarietà e dell’etica nel mondo imprenditoriale.

Questa seconda parte tocca in modo mirato la flessibilità del mondo del lavoro, spesso ingiustamente confusa con la precarietà. È stata sottolineata l’importanza dell’apertura mentale, della formazione, di modelli di business e conciliabilità fra lavoro e famiglia.

In un mondo dove spesso le visioni comuni ed il dialogo si fanno difficoltose, questi interventi rappresentano la volontà di percorrere insieme un cammino di condivisione di progetti concreti per il territorio e la società nel suo insieme; fatto per cui la Cc-Ti è sempre in prima linea.

Vediamo insieme cosa emerge da questa puntata, attraverso la video intervista!

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Accordi Svizzera-Italia: l’opinione della Cc-Ti

Sul tema degli accordi tra Confederazione Elvetica ed Italia, la Cc-Ti si esprime con l’opinione del Direttore Luca Albertoni e di Michele Rossi, Delegato alle relazioni esterne – candidato PPD al Consiglio di Stato -, nell’ambito di un servizio di approfondimento del Quotidiano.

Il 14 gennaio 2019 a Lugano vi è stato un incontro tra il Consigliere federale Ignazio Cassis e il Ministro italiano degli affari esteri e della cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi, nel quale si è discusso – tra gli altri temi –  delle relazioni tra la Svizzera e l’Italia e dell’accordo quadro.

La tematica è di estremo interesse per l’economia e la Cc-Ti si è espressa al Quotidiano,  che ha dedicato un ampio approfondimento a riguardo.

Luca Albertoni ha evidenziato come le incertezze siano velenose per il mondo economico e come gli imprenditori auspichino una soluzione positiva che permetta di mantenere buoni rapporti con il nostro principale partner commerciale. Michele Rossi, d’altro canto, ha parlato delle aziende che impiegano manodopera frontaliera e delle loro necessità e di come se l’accordo venisse sottoscritto sarebbe l’Italia ad avere maggiori benefici.

A complemento d’informazione vi segnaliamo anche un articolo di Michele Rossi, sul tema degli accordi con l’Italia.

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In occasione della 101° Assemblea Generale Ordinaria della Cc-Ti dell’ottobre 2018, avevamo avuto quale ospite d’onore il Consigliere federale Ignazio Cassis che si era espresso anche delle relazioni con l’Italia e dell’accordo quadro.