Troppe regolamentazioni soffocano le imprese

Secondo il Presidente Cc-Ti, Glauco Martinetti, le aziende dovranno affrontare nuove sfide nel prossimo futuro. Ecco le sue riflessioni nella nostra intervista. 

Siamo alla 102esima Assemblea della Camera di commercio e dell’industria, tanta storia alle spalle, ma guardando al futuro quali nuove sfide attendono la Cc-Ti?

L’acronimo VUCA (volatility, uncertainty, complexity and ambiguity) riassume bene la situazione attuale: volatile, incerta, complessa, ambigua – risponde Glauco Martinetti, Presidente della Cc-Ti –. Lo spazio in cui la Camera opera non si sottrae a questa regola: imprenditori basati in Ticino ma con relazioni internazionali. Seguire questa dinamica ed essere però di supporto a tutte le aziende sono le sfide che ci attendono.

Da sei mesi in Ticino è iniziata una nuova legislatura, cosa si aspetta il mondo economico dal Governo e dal nuovo Parlamento?

A nostro giudizio la politica ha esagerato in regolamentazioni arrivando ad asfissiare la volontà imprenditoriale. Chiederei quindi al legislativo di limitare fortemente la creazione di nuove leggi e all’esecutivo di sfoltire i ranghi, laddove non ci sono chiare necessità.

Da tempo le aziende segnalano notevoli problemi nel reperire personale qualificato. Difficoltà accentuate spesso dagli ostacoli nel concedere permessi di lavoro e di dimora. Tutto ciò non rischia di frenare lo sviluppo delle imprese?

La nostra indagine congiunturale presso le aziende ticinesi rileva costantemente queste difficoltà di reclutamento e qualche difficoltà di troppo nelle procedure. Le stesse aziende si dimostrano però flessibili e riescono spesso a relativizzare l’impatto negativo di queste mancate assunzioni. Personalmente credo che abbiamo un certo potenziale negli «expat» ticinesi oltre Gottardo.

Finalmente le finanze cantonali sono state risanate. Dopo anni in cui il confronto politico è sempre rimasto pressoché inchiodato sulle questioni contabili, pensa che si riprenderà a fare davvero politica?

È sempre difficile fare di ogni erba un fascio, ma non credo che torneremo facilmente verso una politica costruttiva. Vedo posizioni molto rigide, dogmatiche, poca volontà nel fare passi avanti. Credo che abbiamo sprecato molte occasioni di fare una “buona politica”. Inoltre, non abbiamo esempi virtuosi vicino a noi da prendere come modello.

Nonostante i 30 milioni per investimenti nella scuola e nella socialità, da sinistra si minaccia il referendum contro il nuovo pacchetto di sgravi fiscali. Come spiega questo continuo irrigidimento della sinistra sul fisco, al punto di sconfessare ancora il consigliere di Stato socialista?

È evidentemente un grande problema. Abbiamo una società mondiale che sempre più sovente crea ricchezza senza impiegare il fattore lavoro. Questo sembra legittimare la sinistra nella sua lotta continua. Quindi l’imprenditore che crea ricchezza con il lavoro si sente fortemente attaccato e ingiustamente non capito. L’errore della sinistra ticinese è non capire che da noi l’imprenditore è il vero creatore di ricchezza e va protetto, non attaccato.

Un’economia diversificata da tutelare

Una riflessione del Direttore Cc-Ti Luca Albertoni sull’economia cantonale, in vista della prossima 102esima Assemblea Generale Ordinaria Cc-Ti del 18.10.2019.

Una caratteristica spesso sottovalutata dell’economia ticinese è il suo tessuto molto diversificato, che ha permesso di mantenere l’andamento generale su buoni livelli malgrado periodi turbolenti che hanno messo parecchio in difficoltà diverse regioni svizzere, magari anche più blasonate della nostra, almeno sulla carta. Taluni Cantoni, legati più a una “monocultura” economica, cioè a pochi o addirittura a un solo settore trainante, hanno pagato dazio più importante rispetto al Ticino, la cui economia ha saputo compensare la perdita di 100 milioni di gettito fiscale proveniente dal settore finanziario con una cifra equivalente derivante da altre attività economiche. Mica noccioline. Una prestazione notevole, forse considerata scomoda perché proveniente in parte da settori impopolari, genericamente identificati con il termine di “multinazionali”, dimenticando, forse volutamente, che sono spesso proprio le discusse multinazionali a disporre dei mezzi per implementare, ad esempio, le misure legate a quella che oggi si definisce la “Responsabilità sociale delle imprese”. Più spesso le strutture piccole fanno più fatica e hanno spesso altre preoccupazioni legate alla pura e semplice sopravvivenza. Va comunque detto che oggi le “etichette” per le imprese sono sempre più volubili, perché ad esempio, “multinazionale” non è più per forza solo la Nestlé (tanto per fare un nome) o una grande impresa, ma può essere anche una struttura più piccola. Non sono del resto rari i casi di strutture di dimensioni ridotte che generano cifre d’affari, gettito fiscale e monti-stipendi molto importanti. Interessante a questo proposito rilevare come il 90% delle imprese esportatrici svizzere siano PMI (45’600 aziende) e che esse generano il 45,4% del valore delle esportazioni di beni e servizi. Il ciclo virtuoso creato fra grandi e piccole aziende va tutelato perché è un elemento di forza e di equilibrio e l’affascinante adagio “Small is beautiful” non è sempre l’unica via.

Meet the Ambassadors

La Cc-Ti ha accolto oggi una delegazione di Ambasciatori ticinesi nell’ambito del progetto “Meet the Ambassadors”, promosso dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

 

Si tratta di una sorta di “Tour de Suisse” che vede molti dei nostri ambasciatori e giovani diplomatici in visita ai loro cantoni d’origine per discutere della politica estera svizzera con la popolazione, i comuni, i rappresentanti cantonali, ma anche – e soprattutto – per dare un volto alla diplomazia.

La Cc-Ti ha quindi colto l’occasione per organizzare un incontro con il mondo economico cantonale al quale hanno partecipato Monika Schmutz Kirgöz (Ambasciatrice in Libano), Massimo Baggi (Ambasciatore negli Emirati Arabi Uniti), Stefano Lazzarotto (Ambasciatore in Armenia), Pietro Lazzeri (Ambasciatore in Camerun) e Elisa Ravasi (DAE Berna). È stata l’occasione per confrontarsi con rappresentanti di varie aziende e associazioni settoriali sulle più frequenti tematiche che vengono affrontate dagli operatori economici elvetici all’estero. A questo proposito, durante l’incontro è stata soprattutto sottolineata l’utilità delle Ambasciate e Consolati svizzeri all’estero anche per le aziende che si muovono su mercati all’infuori della Svizzera. Un punto essenziale sul quale insiste molto anche la Cc-Ti, durante le nostre missioni all’estero infatti viene sempre messa in evidenza l’importanza delle relazioni con le Ambasciate svizzere in loco. Le rappresentanze elvetiche possono fornire supporto pratico, ma anche tutta una serie di informazioni sul paese o contatti con i diversi enti e autorità locali. Sono un importante canale (privilegiato e riconosciuto) per chi già opera o vuole accedere ad un mercato estero. “Usateci” è stato ribadito dagli Ambasciatori e come Camera di commercio e dell’industria continueremo a trasmettere questo prezioso messaggio anche alle nostre aziende.

Autunno caldo

Una riflessione del Direttore Cc-Ti Luca Albertoni sui cambiamenti economici in atto.

La canicola estiva sta lasciando gradualmente spazio a un clima più fresco ma non per questo meno bollente per l’economia svizzera. Non mi riferisco né a periodi storici di lotte sindacali né alle imminenti elezioni federali. Bensì al ritorno verso un franco molto forte, alle nostre relazioni con l’Unione europea, alle incertezze legate alle conseguenze della Brexit e alla guerra commerciale condotta dagli Stati Uniti contro quasi tutto il resto del mondo.
Tanto per citare solo alcuni elementi che toccano direttamente o indirettamente le aziende svizzere, comprese quelle ticinesi.
Fra dazi e altre misure non tariffali, come procedure doganali complesse o procedure di omologazione dei prodotti lunghe e costose, le imprese svizzere esportatrici devono fronteggiare molte situazioni complicate, con inevitabili ricadute su tutto il sistema economico elvetico. Tutto sotto controllo si potrebbe dire, visto quanto successo nell’ultimo decennio e la nostra grande capacità reattiva. Invero, la reale o incombente erosione dei margini costituisce una minaccia non da poco, perché limita la capacità d’investimento delle aziende e anche la possibilità di rivedere con una  tempistica efficace i propri modelli di business e quindi la loro capacità competitiva. E’ un elemento da non sottovalutare. Tanto più che le aziende svizzere, e non solo quelle ticinesi, sono confrontate con difficoltà di reclutamento di personale qualificato. Tale fattore rischia di frenare ulteriormente lo sviluppo aziendale. A mio avviso la Svizzera, in questo senso, ha una carta fondamentale da giocare: la formazione professionale. Anche in settori come quelli delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), sempre più strategici per le aziende, l’apprendistato sta assumendo un ruolo crescente, perché fornisce una formazione di ampio respiro e vicina alla cultura aziendale. E’ solo una delle strade per rimediare alla carenza di personale qualificato, ma vale la pena valorizzarla!

L’impresa 4.0 sarà sempre più verde

Nell’industria 4.0 l’innovazione tecnologica sarà sempre più correlata anche alla tutela dell’ambiente. È l’opinione del Professor Emanuele Carpanzano, Direttore del Dipartimento tecnologie innovative SUPSI.

«La tutela dell’ambiente – precisa – è ormai un fattore imprescindibile per le imprese che vogliono innovare i propri prodotti e processi per accrescere la loro competitività, il proprio valore aggiunto e la loro immagine presso mercati e società».

In che modo le tecnologie digitali favoriscono la sostenibilità ambientale nei processi produttivi?

«Le tecnologie digitali permettono sempre più di raccogliere ed elaborare dati e, quindi, anche di monitorare, calcolare e ottimizzare consumi ed emissioni, dando così un contributo rilevante alla sostenibilità ambientale delle macchine e degli impianti di produzione, così come alle relative catene del valore».

Anche nel campo della mobilità in Svizzera ci sono state esperienze molto positive con l’uso dei big data. Si profilano, dunque, nuove soluzioni pure per la gestione del traffico?

«Grazie alle grandi quantità di dati disponibili e alla elaborazione degli stessi, la gestione del traffico potrà essere sempre meglio monitorata, analizzata e controllata, allo scopo di ridurne entità e incidenza sull’ambiente e sulla qualità della vita. Fermo restando che problemi infrastrutturali non potranno essere risolti tramite le sole tecnologie digitali».

Solitamente si ritiene che la tutela del clima e dell’ambiente rappresenti un costo notevole per le imprese, ma c’è anche un ritorno economico e d’immagine?

«Un’azienda che tutela clima e ambiente consuma meno energia e materie prime, e utilizza materiali e processi a basso impatto ambientale, necessitando quindi di minori azioni di abbattimento delle emissioni. Tali elementi comportano tutti una riduzione diretta dei costi di produzione. Inoltre, oggigiorno è sempre più importante per un’azienda dimostrare di essere sostenibile per potersi affermare, ovvero per raccogliere il consenso e il favore della società e quindi dei propri clienti. Di fatto, un’azienda la cui impronta ecologica è giudicata negativamente, oggi difficilmente può fidelizzare i consumatori e affermarsi sul mercato».

Si dice che la trasformazione digitale sarà il motore della nuova «economia verde». Previsione realistica?

«La trasformazione digitale favorirà e accelererà la transizione verso una economia sempre più attenta e rispettosa dell’ambiente, per effetto delle considerazioni sopra esposte. Ma il vero motore della “economia verde” saranno in ogni caso: una società sempre più attenta, mercati sempre più selettivi e imprese sempre più sensibili rispetto al tema della tutela dell’ambiente».

Economia e ambiente sono conciliabili

L’opinione di Glauco Martinetti, Presidente Cc-Ti sulla sostenibilità economica e ambientale.

Economia e ambiente vengono contrapposte ingiustamente, quando in realtà la sostenibilità ambientale è un elemento che preoccupa, oggi ancora più che in passato, anche le imprese.
Quella ambientale è solo una delle categorie della sostenibilità, unitamente a quella economica e sociale; spesso non si riconosce, purtroppo, che per le aziende una voce principale è, inevitabilmente e senza false ipocrisie, proprio la sostenibilità economica (in altro modo non vi sarebbe attività, né produzione di ricchezza, né distribuzione della stessa).
La realizzazione della sostenibilità sociale e ambientale è compito anche di altri attori sociali e le imprese condividono attivamente questi elementi imprescindibili che integrano il fattore economico per garantire quell’equilibrio indispensabile alla realizzazione degli obiettivi comuni nel contesto sociale e ambientale. Le molteplici sfaccettature di uno sviluppo armonioso portano inevitabilmente a responsabilità condivise. I confronti puramente ideologici non servono a nessuno e solo l’equilibrio resta la chiave del benessere. Le aziende ticinesi hanno dimostrato una forte propensione agli investimenti, spesso superiore a quanto avviene in molte altre regioni svizzere, rivolgendosi all’innovazione. L’impiego mirato delle risorse per ottimizzare i processi e migliorare i prodotti rappresentano i passaggi fondamentali dell’innovazione che permette di operare razionalizzando molti aspetti dell’attività aziendale, fra cui pure quelli che hanno un impatto ambientale più o meno rilevante.
Migliorare è sempre auspicabile e possibile, ma questo vale per tutte le categorie della società e non solo per le imprese.
Negare che anche in Ticino vi sia stata un’evoluzione verso una maggiore attenzione al territorio da parte dell’economia significa negare un contributo tangibile che ha ancora ampi margini di sviluppo ma che costituisce una realtà fattuale chiara dimostrata dalle cifre.

 

Per la farmaceutica un successo brevettato

L’industria farmaceutica ticinese è stata il comparto che tra il 2006 e il 2017 ha registrato la più forte espansione. Una crescita anche qualitativa, come spiega Giorgio Calderari, Presidente di Farma Industria Ticino (FIT) e General Manager Helsinn Group.

«Secondo l’istituto di ricerche economiche BAK, in Ticino la farmaceutica è il settore con la crescita maggiore: 10%. Che è sicuramente anche qualitativa, frutto della capacità di investire nell’innovazione,
dello spirito imprenditoriale, di una spiccata resilienza e dalla competenza nel gestire la competizione mondiale. Così come del capitale umano incrementato in numeri ed in qualità, anche grazie alla continua spinta nella formazione».

La farmaceutica si distingue anche per il numero di brevetti di qualità. Cosa c’è dietro questo successo?

«Grazie ad un algoritmo e ad una banca dati mondiale sui brevetti, il BAK ha attribuito a quest’ultimi un valore qualitativo. Seppure a livello internazionale il numero di brevetti ticinesi sia nettamente inferiore in termini assoluti a quello di altri Paesi, l’impatto qualitativo di essi è più importante, situato su una soglia dell’11%. Considerando il piccolo territorio dove viviamo, si tratta di un’ottima posizione, allineati quasi alla media Svizzera, il 13% di brevetti ad alto impatto».

Lanciare un nuovo prodotto significa essere in grado di soddisfare criteri scientifici, rigide regolamentazioni e sostenere forti investimenti. Tutto ciò richiede una particolare cultura aziendale?

«La farmaceutica è piena di sfide. Basti pensare che occorrono almeno 15 anni per passare da una fase di scoperta di oltre 10mila molecole ad una fase di studi e sviluppo per portare sul mercato un solo prodotto, con un ritorno sull’investimento spesso ad alto rischio. Anche lo sviluppo di processi produttivi e nuovi impianti presenta difficoltà regolatorie non indifferenti. FIT mira a creare tra le aziende associate una “cultura d’impresa” basata sull’etica, la qualità, la sostenibilità e sulla passione di innovare. Cercando di collaborare come partner della stessa filiera e non come concorrenti, con un notevole coraggio imprenditoriale».

Una delle sfide della farmaceutica è attirare talenti anche dall’estero, da questo profilo il Ticino ha una sua attrattività?

«FIT promuove il Progetto Talenti che punta ad attirare giovani dal mondo accademico per assicurarsi i talenti più promettenti, crescere in competitività e garantirsi un futuro migliore. Ma anche per capire quali siano le aspirazioni e le  aspettative delle nuove generazioni».

Nel 2020 FIT festeggia 40 anni di attività. Gli obiettivi per il futuro?

«FIT vuole sostenere la collaborazione e lo scambio di opinioni ed esperienze, la creazione di una “cultura d’impresa”, la formazione e la rappresentazione di tutti gli stakeholder. Il fine del nostro impegno è realizzare prodotti e servizi che contribuiscano a mmigliorare la ualità di vita del nostro “cliente principale”: il paziente».

Quantità e qualità

Una riflessione del Direttore Cc-Ti Luca Albertoni sull’innovazione nel nostro territorio.

Le opinioni sulla tangibile crescita economica del Ticino sollevano, purtroppo spesso, voci critiche che sostengono come l’evoluzione sia solo quantitativa (ritenuta di scarso valore) e non qualitativa. La realtà è diversa e viene avvalorata dall’alta qualità (non solo la quantità) dei brevetti depositati da aziende ticinesi o comunque site in Ticino, come Casale e Kerrhawe/Danaher, solo per citarne alcune, senza dimenticare il ruolo fondamentale rivestito dal settore farmaceutico. Nomi magari poco conosciuti al grande pubblico, ma essenziali per il nostro cantone.

I fatti dimostrano che tali brevetti hanno una rilevanza e un impatto di assoluto valore nel contesto dei mercati mondiali, a testimonianza della forte spinta innovativa delle nostre aziende. È comprensibile che per molte cittadine e cittadini questi valori appaiano un po’ astratti, soprattutto quando sono confrontati con la realtà di fare quadrare i conti a fine mese.

Eppure si tratta di un elemento fondamentale che non può né deve essere ignorato, perché è ampiamente dimostrato che le economie più innovative sono quelle che hanno meno problemi di disoccupazione e questo malgrado le molte paure legate ai presunti risvolti dell’evoluzione tecnologica. Non dimentichiamo che la presenza di aziende di così elevata qualità ha un effetto-traino sul sistema economico cantonale e sul benessere di tutti, creando quella ricchezza che poi viene redistribuita in ambito sociale. Questi fatti sono oggettivamente incontestabili.

Si può disquisire a lungo su studi e statistiche e, anche se per alcuni opinabili, quest’ultimi meritano approfondimenti e riflessioni propositive, non giudizi severi a priori quando indicano realtà che non si vogliono ascoltare.

Tutto è migliorabile ovviamente, ma la diffusa corsa alla continua relativizzazione dei successi sul nostro territorio è un vicolo cieco che non porta da nessuna parte e non permette di costruire a favore di tutti. Del resto, ritengo che sottolineare le eccellenze del nostro territorio, come fanno con orgoglio anche tutti gli altri cantoni svizzeri, non sia un crimine di presunzione e certamente non impedisce di occuparsi anche degli altri problemi reali con i quali tutti dobbiamo confrontarci.

Innovazione grazie (anche) all’outsourcing

Roberto Grassi, Direttore Generale Fidinam Group Holding, e membro del nostro Ufficio Presidenziale, ci parla della digitalizzazione e dei vantaggi dell’esternalizzazione dei processi aziendali.

In che misura la digitalizzazione si abbina ai processi aziendali da esternalizzare?

La digitalizzazione, nella misura in cui opera con documenti e dati archiviati elettronicamente, permette di agevolare qualsiasi processo di outsourcing. La raccolta di dati in forma digitale presso l’utente, la trasmissione degli stessi al provider di servizi, e la loro consultazione puntuale e funzionale, sono tutti processi che hanno di fatto accelerato e reso efficace e ancora più efficiente il processo di outsourcing. Chiaramente la trasformazione richiede una programmazione e una parametrizzazione iniziale, oltre che la creazione di adeguate interfacce, ma le esperienze finora indicano che i benefici in termini economici e di funzionalità sono tali da ripagare velocemente qualsiasi investimento iniziale.

L’innovazione viene data anche da approcci differenti a business consolidati. Come viene implementata questa visione nel vostro Gruppo?

Nel Gruppo Fidinam abbiamo sviluppato due approcci: il primo nello sviluppo di strumenti e prodotti che migliorino i processi di produzione del nostro lavoro, quali per esempio la contabilità, la gestione paghe, l’archiviazione elettronica. Fatto tesoro di queste esperienze le adottiamo nei servizi erogati e offriamo le soluzioni digitali ai nostri clienti. Per fare questo abbiamo costituito una nuova società dedicata allo sviluppo di soluzioni di BPO (business process outsourcing) e di gestione di progetti ERP (enterprise resource planning), concentrandoci esclusivamente ai processi amministrativi di piccole e medie aziende.

Un “check digitale” per trasformarsi

Una riflessione del Direttore Cc-Ti Luca Albertoni sulle trasformazioni tecnologiche e l’economia digitale.

Unitamente ad altre Camere di commercio e dell’industria svizzere, la Cc-Ti ha elaborato una sorta di “guida” rivolta alle imprese: un’utile valutazione del grado di sviluppo digitale della propria azienda e dei rispettivi settori. Si tratta di una serie di domande (non esaustive e in continua evoluzione) sui vari comparti dell’attività aziendale, volte a condurre gli imprenditori verso una migliore comprensione di un fenomeno che ha mille definizioni, non sempre collimanti e mai statiche.
Sì, perché quando si parla di digitale, ognuno fa riferimento a elementi spesso molto diversi fra loro secondo sensibilità, abitudini e magari timori personali. In un certo senso, data la complessità del tema e la moltitudine di applicazioni diverse, è inevitabile che sia così, ma questo è al contempo spesso foriero di confusione.
Pertanto è importante ricercare e proporre comuni denominatori affinché vi sia una certa uniformità nel comprendere come ogni singola azienda sia coinvolta nella trasformazione digitale e quindi quali siano i migliori modi per gestirla. Indicazioni utili soprattutto per prendere le decisioni strategiche corrette e orientarsi verso chi può accompagnare tale trasformazione con le giuste competenze.
Una definizione più precisa delle varie situazioni aziendali permette anche di calibrare meglio le richieste rivolte ad esempio alla politica per quanto concerne tempi, modi e necessità di interventi regolatori o investimenti da prevedere.
Insomma, non vi è la pretesa di trovare soluzioni miracolose a un’evoluzione che sta investendo tutti con velocità mai vista, ma conoscendo meglio il fenomeno si possono aiutare meglio le aziende a rimanere competitive, a proprio beneficio e di tutto il nostro territorio. Dare il giusto peso e vagliare le esigenze reali aziendali senza lasciarsi frenare dalle esitazioni, che sono spesso legittime, è lo scopo del nostro strumento “check digitale”, non maestro, ma compagno verso il cambiamento.

Il “check digitale” viene presentato il prossimo 12 giugno in un evento dedicato ,che si svolgerà presso l’Auditorium USI a Lugano. Maggiori informazioni ed iscrizioni qui!