Economia e ambiente sono conciliabili

L’opinione di Glauco Martinetti, Presidente Cc-Ti sulla sostenibilità economica e ambientale.

Economia e ambiente vengono contrapposte ingiustamente, quando in realtà la sostenibilità ambientale è un elemento che preoccupa, oggi ancora più che in passato, anche le imprese.
Quella ambientale è solo una delle categorie della sostenibilità, unitamente a quella economica e sociale; spesso non si riconosce, purtroppo, che per le aziende una voce principale è, inevitabilmente e senza false ipocrisie, proprio la sostenibilità economica (in altro modo non vi sarebbe attività, né produzione di ricchezza, né distribuzione della stessa).
La realizzazione della sostenibilità sociale e ambientale è compito anche di altri attori sociali e le imprese condividono attivamente questi elementi imprescindibili che integrano il fattore economico per garantire quell’equilibrio indispensabile alla realizzazione degli obiettivi comuni nel contesto sociale e ambientale. Le molteplici sfaccettature di uno sviluppo armonioso portano inevitabilmente a responsabilità condivise. I confronti puramente ideologici non servono a nessuno e solo l’equilibrio resta la chiave del benessere. Le aziende ticinesi hanno dimostrato una forte propensione agli investimenti, spesso superiore a quanto avviene in molte altre regioni svizzere, rivolgendosi all’innovazione. L’impiego mirato delle risorse per ottimizzare i processi e migliorare i prodotti rappresentano i passaggi fondamentali dell’innovazione che permette di operare razionalizzando molti aspetti dell’attività aziendale, fra cui pure quelli che hanno un impatto ambientale più o meno rilevante.
Migliorare è sempre auspicabile e possibile, ma questo vale per tutte le categorie della società e non solo per le imprese.
Negare che anche in Ticino vi sia stata un’evoluzione verso una maggiore attenzione al territorio da parte dell’economia significa negare un contributo tangibile che ha ancora ampi margini di sviluppo ma che costituisce una realtà fattuale chiara dimostrata dalle cifre.

 

Per la farmaceutica un successo brevettato

L’industria farmaceutica ticinese è stata il comparto che tra il 2006 e il 2017 ha registrato la più forte espansione. Una crescita anche qualitativa, come spiega Giorgio Calderari, Presidente di Farma Industria Ticino (FIT) e General Manager Helsinn Group.

«Secondo l’istituto di ricerche economiche BAK, in Ticino la farmaceutica è il settore con la crescita maggiore: 10%. Che è sicuramente anche qualitativa, frutto della capacità di investire nell’innovazione,
dello spirito imprenditoriale, di una spiccata resilienza e dalla competenza nel gestire la competizione mondiale. Così come del capitale umano incrementato in numeri ed in qualità, anche grazie alla continua spinta nella formazione».

La farmaceutica si distingue anche per il numero di brevetti di qualità. Cosa c’è dietro questo successo?

«Grazie ad un algoritmo e ad una banca dati mondiale sui brevetti, il BAK ha attribuito a quest’ultimi un valore qualitativo. Seppure a livello internazionale il numero di brevetti ticinesi sia nettamente inferiore in termini assoluti a quello di altri Paesi, l’impatto qualitativo di essi è più importante, situato su una soglia dell’11%. Considerando il piccolo territorio dove viviamo, si tratta di un’ottima posizione, allineati quasi alla media Svizzera, il 13% di brevetti ad alto impatto».

Lanciare un nuovo prodotto significa essere in grado di soddisfare criteri scientifici, rigide regolamentazioni e sostenere forti investimenti. Tutto ciò richiede una particolare cultura aziendale?

«La farmaceutica è piena di sfide. Basti pensare che occorrono almeno 15 anni per passare da una fase di scoperta di oltre 10mila molecole ad una fase di studi e sviluppo per portare sul mercato un solo prodotto, con un ritorno sull’investimento spesso ad alto rischio. Anche lo sviluppo di processi produttivi e nuovi impianti presenta difficoltà regolatorie non indifferenti. FIT mira a creare tra le aziende associate una “cultura d’impresa” basata sull’etica, la qualità, la sostenibilità e sulla passione di innovare. Cercando di collaborare come partner della stessa filiera e non come concorrenti, con un notevole coraggio imprenditoriale».

Una delle sfide della farmaceutica è attirare talenti anche dall’estero, da questo profilo il Ticino ha una sua attrattività?

«FIT promuove il Progetto Talenti che punta ad attirare giovani dal mondo accademico per assicurarsi i talenti più promettenti, crescere in competitività e garantirsi un futuro migliore. Ma anche per capire quali siano le aspirazioni e le  aspettative delle nuove generazioni».

Nel 2020 FIT festeggia 40 anni di attività. Gli obiettivi per il futuro?

«FIT vuole sostenere la collaborazione e lo scambio di opinioni ed esperienze, la creazione di una “cultura d’impresa”, la formazione e la rappresentazione di tutti gli stakeholder. Il fine del nostro impegno è realizzare prodotti e servizi che contribuiscano a mmigliorare la ualità di vita del nostro “cliente principale”: il paziente».

Quantità e qualità

Una riflessione del Direttore Cc-Ti Luca Albertoni sull’innovazione nel nostro territorio.

Le opinioni sulla tangibile crescita economica del Ticino sollevano, purtroppo spesso, voci critiche che sostengono come l’evoluzione sia solo quantitativa (ritenuta di scarso valore) e non qualitativa. La realtà è diversa e viene avvalorata dall’alta qualità (non solo la quantità) dei brevetti depositati da aziende ticinesi o comunque site in Ticino, come Casale e Kerrhawe/Danaher, solo per citarne alcune, senza dimenticare il ruolo fondamentale rivestito dal settore farmaceutico. Nomi magari poco conosciuti al grande pubblico, ma essenziali per il nostro cantone.

I fatti dimostrano che tali brevetti hanno una rilevanza e un impatto di assoluto valore nel contesto dei mercati mondiali, a testimonianza della forte spinta innovativa delle nostre aziende. È comprensibile che per molte cittadine e cittadini questi valori appaiano un po’ astratti, soprattutto quando sono confrontati con la realtà di fare quadrare i conti a fine mese.

Eppure si tratta di un elemento fondamentale che non può né deve essere ignorato, perché è ampiamente dimostrato che le economie più innovative sono quelle che hanno meno problemi di disoccupazione e questo malgrado le molte paure legate ai presunti risvolti dell’evoluzione tecnologica. Non dimentichiamo che la presenza di aziende di così elevata qualità ha un effetto-traino sul sistema economico cantonale e sul benessere di tutti, creando quella ricchezza che poi viene redistribuita in ambito sociale. Questi fatti sono oggettivamente incontestabili.

Si può disquisire a lungo su studi e statistiche e, anche se per alcuni opinabili, quest’ultimi meritano approfondimenti e riflessioni propositive, non giudizi severi a priori quando indicano realtà che non si vogliono ascoltare.

Tutto è migliorabile ovviamente, ma la diffusa corsa alla continua relativizzazione dei successi sul nostro territorio è un vicolo cieco che non porta da nessuna parte e non permette di costruire a favore di tutti. Del resto, ritengo che sottolineare le eccellenze del nostro territorio, come fanno con orgoglio anche tutti gli altri cantoni svizzeri, non sia un crimine di presunzione e certamente non impedisce di occuparsi anche degli altri problemi reali con i quali tutti dobbiamo confrontarci.

Innovazione grazie (anche) all’outsourcing

Roberto Grassi, Direttore Generale Fidinam Group Holding, e membro del nostro Ufficio Presidenziale, ci parla della digitalizzazione e dei vantaggi dell’esternalizzazione dei processi aziendali.

In che misura la digitalizzazione si abbina ai processi aziendali da esternalizzare?

La digitalizzazione, nella misura in cui opera con documenti e dati archiviati elettronicamente, permette di agevolare qualsiasi processo di outsourcing. La raccolta di dati in forma digitale presso l’utente, la trasmissione degli stessi al provider di servizi, e la loro consultazione puntuale e funzionale, sono tutti processi che hanno di fatto accelerato e reso efficace e ancora più efficiente il processo di outsourcing. Chiaramente la trasformazione richiede una programmazione e una parametrizzazione iniziale, oltre che la creazione di adeguate interfacce, ma le esperienze finora indicano che i benefici in termini economici e di funzionalità sono tali da ripagare velocemente qualsiasi investimento iniziale.

L’innovazione viene data anche da approcci differenti a business consolidati. Come viene implementata questa visione nel vostro Gruppo?

Nel Gruppo Fidinam abbiamo sviluppato due approcci: il primo nello sviluppo di strumenti e prodotti che migliorino i processi di produzione del nostro lavoro, quali per esempio la contabilità, la gestione paghe, l’archiviazione elettronica. Fatto tesoro di queste esperienze le adottiamo nei servizi erogati e offriamo le soluzioni digitali ai nostri clienti. Per fare questo abbiamo costituito una nuova società dedicata allo sviluppo di soluzioni di BPO (business process outsourcing) e di gestione di progetti ERP (enterprise resource planning), concentrandoci esclusivamente ai processi amministrativi di piccole e medie aziende.

Un “check digitale” per trasformarsi

Una riflessione del Direttore Cc-Ti Luca Albertoni sulle trasformazioni tecnologiche e l’economia digitale.

Unitamente ad altre Camere di commercio e dell’industria svizzere, la Cc-Ti ha elaborato una sorta di “guida” rivolta alle imprese: un’utile valutazione del grado di sviluppo digitale della propria azienda e dei rispettivi settori. Si tratta di una serie di domande (non esaustive e in continua evoluzione) sui vari comparti dell’attività aziendale, volte a condurre gli imprenditori verso una migliore comprensione di un fenomeno che ha mille definizioni, non sempre collimanti e mai statiche.
Sì, perché quando si parla di digitale, ognuno fa riferimento a elementi spesso molto diversi fra loro secondo sensibilità, abitudini e magari timori personali. In un certo senso, data la complessità del tema e la moltitudine di applicazioni diverse, è inevitabile che sia così, ma questo è al contempo spesso foriero di confusione.
Pertanto è importante ricercare e proporre comuni denominatori affinché vi sia una certa uniformità nel comprendere come ogni singola azienda sia coinvolta nella trasformazione digitale e quindi quali siano i migliori modi per gestirla. Indicazioni utili soprattutto per prendere le decisioni strategiche corrette e orientarsi verso chi può accompagnare tale trasformazione con le giuste competenze.
Una definizione più precisa delle varie situazioni aziendali permette anche di calibrare meglio le richieste rivolte ad esempio alla politica per quanto concerne tempi, modi e necessità di interventi regolatori o investimenti da prevedere.
Insomma, non vi è la pretesa di trovare soluzioni miracolose a un’evoluzione che sta investendo tutti con velocità mai vista, ma conoscendo meglio il fenomeno si possono aiutare meglio le aziende a rimanere competitive, a proprio beneficio e di tutto il nostro territorio. Dare il giusto peso e vagliare le esigenze reali aziendali senza lasciarsi frenare dalle esitazioni, che sono spesso legittime, è lo scopo del nostro strumento “check digitale”, non maestro, ma compagno verso il cambiamento.

Il “check digitale” viene presentato il prossimo 12 giugno in un evento dedicato ,che si svolgerà presso l’Auditorium USI a Lugano. Maggiori informazioni ed iscrizioni qui!

Un contributo concreto per incrementare le qualifiche

Una riflessione del Direttore Cc-Ti Luca Albertoni relativa alla formazione continua ed alle possibilità che la Scuola Manageriale Cc-Ti offre, con il nuovo ciclo in partenza in settembre.

L’inchiesta congiunturale condotta annualmente dalla Cc-Ti ha evidenziato come anche in Ticino, in linea con quanto avviene nel resto della Svizzera, un grande numero di aziende lamenti la difficoltà di reperire manodopera qualificata, soprattutto nei settori industriali e artigianali. Come porre rimedio a questa situazione? Ovviamente non vi è una risposta univoca, perché la questione ha molte sfaccettature che dipendono anche dai vari settori e dalle tipologie aziendali. È però un fatto che favorire la formazione professionale, facilitando le condizioni di assunzione degli apprendisti e motivando più aziende a incrementare il loro impegno in questo ambito potrebbe dare una spinta decisiva. Ma purtroppo questo non basta. Tutto il sistema formativo svizzero è probabilmente chiamato a un cambiamento di paradigma per tenere il passo con le evoluzioni del mercato e quindi delle esigenze delle aziende. Ma attenzione, qualificato non per forza è sempre sinonimo di specializzato, per cui non si deve pensare solo alle professioni di carattere tecnico, come l’ambito ingegneristico, nel quale la carenza di personale qualificato è manifesta. “Qualificato” può essere anche inteso nel senso di conoscenze generali più ampie. Non è quindi un caso che come Cc-Ti lavoriamo intensamente sulla formazione continua, per mantenere aggiornati i dirigenti e tutto il personale delle aziende. E non è nemmeno causale il rafforzamento di quella che definiamo “Scuola manageriale”, un corso specifico di lunga durata che dà la possibilità di ottenere un diploma federale e che ha lo scopo di estendere le competenze dei dirigenti attuali e futuri nella gestione aziendale. Questo è un elemento-chiave per valorizzare le molte risorse umane di valore che vi sono nelle aziende ticinesi e garantire un ampio spettro di conoscenze, indispensabili per chi riveste funzioni di responsabilità. Un nostro contributo importante per un’imprenditoria di qualità.

Il prossimo ciclo formativo della Scuola Manageriale parte a settembre, le iscrizioni sono aperte!

A fianco delle aziende nella sfida sui mercati esteri

Dall’Asia all’Europa, dalle Americhe agli Emirati Arabi, gli Eventi Paese promossi dalla Cc-Ti, toccano i mercati di tutto il mondo. A Valentina Rossi,  Responsabile del Servizio Export della Cc-Ti, domandiamo quali sono i Paesi che suscitano maggiore interesse per le imprese ticinesi.

“Il principale mercato per le aziende ticinesi e svizzere– spiega – è sicuramente l’Unione Europea che assolve oltre il 50% dell’export elvetico, con Germania, Francia e Italia ai primi posti. Per le singole nazioni a dominare sono gli USA che offrono delle grandi opportunità. Da non sottovalutare poi il mercato asiatico, con in testa la Cina che, contando 1,4 miliardi di abitanti, è una delle realtà più stimolanti e in piena  espansione che attira molte aziende elvetiche”.

Con quali criteri vengono scelti gli Stati per gli Eventi Paese?

“Gli Eventi Paese vogliono essere delle occasioni interessanti, e soprattutto con un taglio molto pratico, per gli imprenditori che desiderano scoprire o conoscere meglio i mercati esteri. Concentriamo, quindi, la nostra attenzione sia su nazioni più vicine a noi geograficamente e culturalmente, come la Germania o il Regno Unito ad esempio, sia su Paesi più lontani e magari più difficili da affrontare, quali l’Ucraina o le nazioni del Mercosur”.

La diversificazione dei mercati oggi gioca un ruolo chiave per il nostro export, in che misura questa necessità è avvertita dalle imprese?

“In un territorio relativamente piccolo come quello ticinese per le aziende è quasi naturale guardare ai mercati esteri, in particolare a quelli a noi più vicini. La maggior parte delle PMI svizzere ha  meno di 10 dipendenti e, sebbene richieda tempo e risorse sviluppare con successo un processo di internazionalizzazione, si ritiene sicuramente opportuno espandere la propria attività all’estero. Oggi, inoltre, la digitalizzazione e le innovazioni commerciali rappresentano un importante  supporto per gli imprenditori che possono agire con maggior immediatezza”.

Oltre agli Eventi Paese e alle missioni economiche all’estero quali altri servizi offrite alle aziende dell’export?

“La Cc-Ti e il suo Servizio Export sono a disposizione dei propri associati con un sostegno a 360 gradi. Forniamo consulenze per chi esporta in tutto il mondo, rispondendo puntualmente ad una grande varietà di domande, spaziando dai dazi, all’origine della merce per arrivare agli Incoterms. Temi questi che rientrano anche nell’ampia offerta formativa della Cc-Ti, nella quale c’è un ambito proprio dedicato all’export, con corsi specifici basati sulle esigenze pratiche delle  imprese. Come Cc-Ti desideriamo fornire un supporto sempre più concreto e diretto alle aziende e ai loro collaboratori”.

Da parte degli imprenditori vi vengono segnalati Paesi che per loro potrebbero essere interessanti?

“Assolutamente. Siamo sempre ricettivi e attenti alle indicazioni degli imprenditori. Cerchiamo di dare il nostro massimo apporto per poter soddisfare le singole richieste”.

Scoprite il Servizio Export e i suoi differenti servizi!

Un progetto senza alternative

Vi proponiamo l’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti, in merito al progetto Riforma fiscale e finanziamento dell’AVS, in votazione il 19 maggio prossimo.

 

La legge sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) in votazione il prossimo 19 maggio presenta molti aspetti positivi, fra cui uno cruciale per il buon funzionamento dell’economia e per il benessere di tutti, cioè la certezza giuridica. In un contesto mondiale quantomeno agitato, le aziende necessitano di un quadro generale giuridico chiaro e affidabile, anche per quanto riguarda l’imposizione fiscale. Affidabilità tipicamente elvetica e che con l’abolizione degli statuti speciali per le aziende viene rafforzata in maniera decisiva, perché i regimi preferenziali per talune società sono ormai banditi a livello internazionale. Le multinazionali non riceveranno pertanto regali, anzi, subiranno un aumento dell’imposizione fiscale. Saggiamente, esse lo considerano però sostenibile in cambio della già citata certezza giuridica. Quanto alle aziende che oggi sono in regime fiscale ordinario, cioè prevalentemente le circa 500’000 piccole e medie imprese presenti sul territorio svizzero, avranno una pressione fiscale ridotta. Si ristabilisce così anche un’equità fiscale fra le imprese. Difficile capire come si potrebbe intervenire diversamente senza creare sconquassi pesanti al tessuto economico svizzero. Taluni criticano il fatto che si voti su un pacchetto che unisce due temi diversi (fisco e AVS) e che non vi sarebbe una vera riforma dell’AVS. Essi però non propongono alcuna alternativa. Chi invocava misure a favore delle persone fisiche sembra stranamente non accontentarsi del consistente aiuto finanziario annuale previsto per l’AVS, il più importante pilastro sociale del sistema elvetico. Difficile comprenderne i motivi, tanto più che questa votazione non esclude la più che necessaria riforma strutturale della stessa AVS, che dovrà essere affrontata a parte, ma magari con qualche patema d’animo in meno, vista l’iniezione annua di 2 miliardi di franchi supplementari. È chiaro che mischiare più temi è sempre delicato e non solo per motivi giuridici dovuti al principio dell’unità della materia. Nella fattispecie, il compromesso proposto è però l’unica via per risolvere il problema fiscale che non ammette ulteriori tentennamenti.

Maggiori informazioni sul sito informativo del comitato di sostegno alla votazione.

Con il 5G si rafforza l’export

L’opinione di Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e deputata PLRT in Gran Consiglio

Se nei primi anni ’90 non fosse stato introdotto il 2G, lo standard digitale per la telefonia mobile, non ci sarebbero stati gli sms. Senza il 3G, poi, i telefonini non avrebbero avuto l’accesso ad internet e senza il 4G gli smartphone non si sarebbero trasformati nei computer da tasca che oggi tutti usiamo. Ora è la volta del 5G. La quinta generazione dei sistemi di telefonia mobile, definita giustamente “l’autostrada dei dati”. Ovvero di quel flusso crescente d’informazioni, la nuova materia prima dell’economia mondiale, che sta radicalmente trasformando la produzione, i servizi e la nostra vita quotidiana. Già nel 2016 il volume dei dati prodotti in tutto il mondo era pari a 16,1 zettabyte, l’equivalente, si è stimato, di  230’000 bilioni di pagine di testi scritti a macchina su fogli A4. Negli ultimi cinque anni il traffico planetario di dati è aumentato di ben 14 volte. Ecco perché serve una tecnologia più affidabile e veloce per la loro trasmissione, elaborazione e archiviazione. Che solo il 5G può garantire grazie ad una velocità sino a 20 volte superiore a quella del 4G e di 222 volte rispetto ad un normale collegamento DSL. La ricchezza della Svizzera è anche il risultato della forte interconnessione del nostro sistema produttivo e della ricerca con l’economia globale. Perciò, il 5G è un vettore competitivo fondamentale per tutta la piazza economica elvetica e per salvaguardare l’internazionalizzazione delle nostre imprese. Ma oggi, purtroppo, la discussione su questo nuovo standard di comunicazione e sui presunti rischi per la salute delle radio frequenze è affrontata in termini emozionali più che razionali. Paure non confermate da studi scientifici, ma  che rallentano l’adozione di una tecnologia che, secondo l’Associazione  Svizzera delle telecomunicazioni, garantirebbe un aumento del valore della produzione annua sino a 42,4 miliardi di franchi entro il 2030 e la creazione di 137mila nuovi posti di lavoro.

Fra eccellenze e scetticismo

L’opinione di Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti

Qualche tempo fa mi è capitato di vedere una vignetta raffigurante le tre celebri scimmiette del “non vedo, non sento, non parlo”, ma con le espressioni “non leggo, non capisco, ma commento”.

Tendenza ormai purtroppo diffusissima a tutti i livelli e di cui abbiamo avuto una dimostrazione eclatante qualche settimana fa con la presentazione della seconda edizione dello studio di BAK Economics sull’evoluzione dell’economia ticinese.

Comprendo che parlare delle tante eccellenze ticinesi a taluni possa dare fastidio, ma rifiutare a prescindere ogni discussione è irresponsabile. Come abbiamo sottolineato centinaia di volte, evidenziare i nostri punti di forza non significa ignorare le situazioni che necessitano dei correttivi. Ma questo apparentemente non interessa e impressionante è stata la corsa quasi generalizzata a relativizzare (nella migliore delle ipotesi).

Non sono mancati tempestivi interventi di “esperti” (o ritenuti tali) che non hanno nemmeno letto lo studio completo (pubblicato dopo che essi avevano già rilasciato interviste…) né i documenti riassuntivi di accompagnamento.

Ci hanno messo in bocca toni trionfalistici che non abbiamo mai usato (mutuando invece un titolo inventato da un portale Internet), affermazioni apparentemente avventate su taluni settori ma mai espresse né in forma scritta né in forma orale, per terminare con le ridicole accuse di complotti a fini elettorali. Dimenticando che da dieci anni presentiamo l’inchiesta congiunturale che ha un taglio in parte analogo allo studio di BAK Economics e che lo stesso, come già detto, è stato presentato pure nel marzo 2018 e lo sarà anche nel 2020. Situazione molto triste ma che apparentemente alle nostre latitudini è diventata la normalità, purtroppo. E che malauguratamente ha completamente cancellato tutto l’approfondimento sull’innovazione in Ticino, elemento essenziale per lo sviluppo del cantone.

Peccato, un’ulteriore occasione persa per impostare un dibattito costruttivo e affrontare con cognizione di causa e reale volontà di risolvere alcuni delle situazioni che si ritengono problematiche nel contesto economico e sociale cantonale. Questo non ci distoglierà comunque minimamente dal continuare a mettere sul tavolo tutti gli elementi che caratterizzano la nostra economia.