Regole d’origine non preferenziali: facciamo chiarezza

Le regole d’origine non preferenziale figurano tutte nell’Ordinanza sull’attestazione dell’origine non preferenziale delle merci (OAO – ultima modifica il 9 aprile 2008), entrata in vigore il primo maggio 2008. Queste regole servono alle Camere di commercio e dell’industria svizzere per il rilascio dei certificati di origine e di altre attestazioni.

In sostanza, senza un certificato di origine rilasciato da una Camere di commercio e dell’industria competente che confermi la provenienza della merce non è possibile importare dei prodotti in un Paese con cui la Svizzera non ha alcun accordo di libero scambio (ALS).

Le otto sezioni presenti nell’ordinanza sono: le disposizioni generali, i criteri d’origine, il rilascio di prove documentali e istituzione di dichiarazioni d’origine, la sorveglianza e controllo, la protezione dei dati e assistenza amministrativa, la protezione giuridica, le disposizioni penali e infine le disposizioni finali.

Le regole d’origine definiscono le condizioni alle quali devono sottostare i prodotti al fine di poter essere dichiarati originari di uno Stato o di un gruppo di Stati nei quali sono stati interamente ottenuti oppure sufficientemente lavorati o trasformati.

Si fanno due distinzioni ben precise:

  • regole d’origine non preferenziali: determinate nell’ambito della politica commerciale autonoma e delle misure tariffali di ogni singolo Paese (OAO).
  • regole d’origine preferenziali: determinate nell’ambito degli accordi di libero scambio (ALS) e di concessioni di preferenze unilaterali in favore dei Paesi in via di sviluppo.

I motivi che giustificano il fatto di indicare l’origine in occasione di una vendita di una merce sono molteplici. Possiamo trovare i diversi interessi dei partner commerciali (provvedimenti antidumping), degli spedizionieri (sdoganamento), della dogana (determinazione dell’aliquota di dazio) o della banca (lettere di credito). Tutto questo può richiedere la presentazione di una prova documentale di origine. Per questa ragione è fondamentale che queste regole siano corrette per il giusto funzionamento sia per il Paese d’origine che per le misure di politica commerciale appropriata al fine di impedire che quest’ultime vengano raggirate.

Queste regole d’origine si dividono in svariati criteri di origine:

  1. Merci di produzione propria
    Criterio A: merce interamente fabbricata
    Criterio B: criterio del 50% del valore aggiunto
    Criterio C: cambiamento della voce di tariffa
    Criterio D: Regole della lista
    Criterio E: altri fatti documentabili nell’ambito dell’attestazione dell’origine
    Criterio F: traffico di perfezionamento
  2. Merci non di produzione propria
    Criterio G: merce commerciale
  3. Accessori, pezzi di ricambio e attrezzature per merci dei cap. 84 e 92 della tariffa d’uso delle dogane svizzere
    Criterio H: fornitura insieme con merce dei cap. 84 a 92
    Criterio I: fornitura per merce già consegnata dei cap. 84 a 92

I Criteri più utilizzati per la richiesta dei Certificati di origine sono il Criterio B, C e G.

Il Criterio B è preso in considerazione qualora il prodotto è stato oggetto di una lavorazione in Svizzera e se il valore di tutti i materiali e dei componenti esteri utilizzati nel processo di lavorazione non supera del 50% il prezzo d’esportazione (prezzo franco fabbrica).

Per il calcolo della percentuale svizzera possono essere considerati:

  • costi dei materiali svizzeri utilizzati per la lavorazione
  • i salari relativi alla fabbricazione in Svizzera
  • spese d’imballaggio
  • spese di trasporto in Svizzera
  • i guadagni (non possono costituire l’unico elemento per soddisfare il criterio del 50%)

Esempio: fabbricazione di un trapano elettrico in Svizzera

Nel Criterio C, una lavorazione o trasformazione è ritenuta sufficiente se ha per risultato di classificare il prodotto finito in una voce a quattro cifre della tariffa doganale svizzera diversa rispetto a quella che si riferisce ai materiali di origine estera utilizzati per la sua lavorazione.

Esempio: utilizzando tavole di legno importate dall’estero, si fabbrica in Svizzera un armadio

Le tavole di legno corrispondono alla voce no. 4407 della tariffa doganale, il mobile finito alla voce no.9403.

Il Criterio G si differenzia in:

  1. Merci acquistate in Svizzera
    – Fornitori svizzeri (merce di origine estera, legalizzazione interna presso la propria Camera di commercio e dell’industria)
    – Fornitori svizzeri (merce di origine svizzera, dichiarazione su fattura come da OAO)
  2.  Merci acquistate da un fornitore estero
    Di fatto richiedere l’emissione di un certificato di origine o di un’attestazione presso la propria Camera di commercio e dell’industria non è così semplice, bisogna considerare in modo serio tutti gli elementi descritti se non si vuole imbattersi in sanzioni molto elevate per aver dichiarato qualcosa di non veritiero.
Necessitate maggiori dettagli? Il Servizio Export Cc-Ti è a disposizione.

Brexit e Carnet ATA

Come noto, dal 31 dicembre 2020 la Gran Bretagna non farà più parte dell’Unione Europea. Questo vale anche per il suo territorio doganale. Per quanto riguarda i Carnet ATA svizzeri vi sono diversi scenari possibili che elenchiamo qui di seguito. La data fissata per la Brexit (31 dicembre 2020) verrà indicata come D1.

Primo scenario: Sdoganamento all’importazione con Carnet ATA in Gran Bretagna prima del D1 e passaggio in un Paese europeo dopo il D1.

Procedura
Il Carnet ATA dovrà essere sdoganato (timbrato) alla riesportazione presso la dogana della Gran Bretagna. In seguito si dovrà effettuare lo sdoganamento d’importazione alla dogana del Paese europeo. Il titolare del Carnet dovrà assicurarsi di avere sufficienti volet (fogli tratteggiati trattenuti in dogana) sia per l’importazione che per la riesportazione.

Secondo scenario: Importazione con un Carnet ATA in un Paese dell’Unione Europea e passaggio della merce verso la Gran Bretagna prima del D1 e sdoganamento alla riesportazione dalla Gran Bretagna dopo il D1.

  1. Problema che può sorgere alla riesportazione

La souche del Carnet ATA presenterà uno sdoganamento all’importazione nell’Unione Europea ma non verso la Gran Bretagna, che non farà più parte dell’Unione Europea dopo il D1. La questione in sospeso è di sapere se le autorità doganali della Gran Bretagna effettueranno uno sdoganamento alla riesportazione sul Carnet ATA, malgrado non avvenga uno sdoganamento all’importazione in Gran Bretagna, bensì in un Paese dell’Unione Europea

2. Il problema del Carnet di rimpiazzo

Per quanto riguarda il Carnet di rimpiazzo la questione è alquanto delicata, poiché come descritto nel punto precedente non avviene alcuna importazione in Gran Bretagna. Per questo motivo la dogana inglese non sarà in grado di gestire un Carnet di rimpiazzo. Allo stesso tempo ci aspettiamo che la dogana dell’Unione Europea rifiuterà il Carnet di rimpiazzo poiché la merce si troverà in Gran Bretagna e per questo motivo non sarà possibile verificare la merce stessa. In questo caso l’emissione del Carnet di rimpiazzo non potrà essere effettuata.

Terzo scenario: Importazione in Gran Bretagna e passaggio della merce attraverso un Paese membro dell’Unione Europea prima del D1 e sdoganamento alla riesportazione dall’Unione Europea dopo il D1.

  1. Problema della riesportazione

La souche del Carnet ATA presenterà uno sdoganamento all’importazione verso la Gran Bretagna, ma non verso l’Unione Europea. Anche in questo caso la questione è delicata poiché non è ancora chiaro se in questo caso l’autorità doganale dell’Unione Europea effettuerà lo sdoganamento alla riesportazione, malgrado non avvenga alcun sdoganamento all’importazione all’interno dell’Unione Europea.

2. Problema del Carnet di rimpiazzo

È lo stesso problema che troviamo nel secondo scenario ma inverso. Non avendo effettuato l’importazione nell’Unione Europea, ci aspettiamo che di conseguenza la dogana dell’Unione Europea non sarà disposta a trattare un Carnet di rimpiazzo. Viceversa, le autorità doganali della Gran Bretagna possono rifiutare il Carnet di rimpiazzo, dato che la merce si trova nell’Unione Europea e in questo caso non ci può essere nessuna verifica. Anche in questo caso il Carnet di rimpiazzo non potrà essere rilasciato.

Raccomandazioni per il secondo e terzo scenario

  • Come raccomandiamo sempre, è meglio che la merce rientri in Svizzera prima della scadenza del Carnet ATA.
  • In caso di un dubbio è meglio evitare il Carnet di rimpiazzo per non avere ulteriori problemi.
  • Se il viaggio avviene tramite aereo dall’Unione Europea (ad esempio Malpensa) consigliamo di aggiungere i transiti nella richiesta del Carnet ATA. Così potranno essere effettuati normalmente l’esportazione dalla Svizzera, il transito in entrata alla prima dogana dell’Unione Europea, il transito in uscita a Malpensa, l’importazione in Gran Bretagna e la riesportazione dalla Gran Bretagna. Al rientro, una volta effettuata la corretta riesportazione dalla Gran Bretagna, quando si arriverà di nuovo su territorio doganale europeo (Malpensa) si effettuerà il transito in entrata, di nuovo il transito in uscita alla dogana prima di entrare in Svizzera e, come ultimo passaggio, la reimportazione in Svizzera.
Per qualsiasi domanda il team Export della Camera di commercio, dell’industria, dei servizi e dell’artigianato del cantone Ticino è sempre a vostra disposizione.

Start-up ed export

Accesso ai mercati esteri: l’importanza di una strategia ben definita già in fase iniziale

L’export è fondamentale per le aziende svizzere, siano esse start-up, micro imprese, PMI o società più grandi.
È questo, in estrema sintesi, il messaggio chiave emerso dall’evento tenutosi online il 16 novembre, co-organizzato dalla Cc-Ti, insieme a USI, SUPSI, CP Start-up, Switzerland Global Enterprise, con il sostegno di Innosuisse – Swiss Innovation Agency.

Benché ogni azienda (a dipendenza della fase che sta vivendo – neocostituita, in espansione, consolidata, ecc.) attribuisca un’importanza diversa alle attività di esportazione, guardare con un occhio di riguardo “oltre i confini” elvetici resta un elemento imprescindibile per lo sviluppo del business.

L’evento si è svolto in streaming e vi hanno assistito una sessantina di partecipanti. Per la Cc-Ti hanno preso parte all’evento il Vice-Direttore Michele Merazzi, con Martina Grisoni e Giulia Scalzi, Responsabili del Servizio Export.
Sono intervenuti anche Francesco Lurati e Alcide Barberis del CP Start-up e Monica Zurfluh di Switzerland Global Enterprise. L’evento è poi proseguito con una testimonianza concreta di un’azienda: Giuseppe Perale di IBI SA ha parlato dell’approccio con le esportazioni e i mercati esteri.

In conclusione, sono emerse numerose domande e riflessioni da parte dei partecipanti, a cui i relatori hanno prontamente risposto fugando ogni dubbio sul tema.
Interessante sottolineare che l’evento in streaming non ha limitato l’interazione tra gli iscritti, anzi, lo scambio di informazioni è stato vivace e interessante.

I relatori della Cc-Ti: Giulia Scalzi, Martina Grisoni e Michele Merazzi

Un’idea chiara per una strategia vincente

Definire un piano di sviluppo e crescita aziendale, con un business plan determinato, e intraprendere i passi necessari per concretizzare la propria idea.

La scalabilità dell’offerta e l’apertura ai mercati esteri sono fondamentali anche in questa fase di previsione e preparazione. È possibile che inizialmente le risorse non permettano grandi manovre o che le priorità strategiche stabilite vadano in altre direzioni (convogliate sul mercato interno, ad esempio).

Comprendere i processi legati all’internazionalizzazione resta importante per le start-up (come pure per le imprese attive sul territorio), così come la conoscenza dei partner, degli attori coinvolti nelle fasi cruciali e dei loro servizi (Camere di commercio e dell’industria, Switzerland Global Enterprise, altre istituzioni, enti, aziende, …).


Per ogni informazione la Cc-Ti, attraverso il Servizio Export, è a disposizione. Contattateci.

Novità in materia di accordi di libero scambio

Accordo tra AELS-Ecuador e tra Ucraina e Georgia. Alcuni dettagli in merito.

Con la conclusione degli accordi di libero scambio (ALS), la Svizzera mira a garantire alle PMI un migliore accesso ai mercati. L’attuale rete (oltre 30 accordi) si arricchisce ora di un nuovo trattato, quello tra AELS ed Ecuador, che entrerà in vigore il 1° novembre prossimo. Tale accordo ha un vasto campo di applicazione: infatti, non solo promuove gli scambi commerciali regolando le norme di origine, le misure di salvaguardia commerciale, le barriere tecniche al commercio e le misure sanitarie e fitosanitarie, ma disciplina anche il commercio dei servizi, gli investimenti, la protezione della proprietà intellettuale e gli appalti pubblici.

Gli scambi commerciali con la Nazione sudamericana sono relativamente limitati: nel 2019 le esportazioni svizzere ammontavano a 100 milioni di franchi, soprattutto prodotti chimico-farmaceutici e macchinari e le importazioni si attestavano a 313 milioni di franchi, con un notevole incremento rispetto all’anno precedente dovuto all’aumento delle importazioni di oro. Questo accordo è tuttavia importante per l’export svizzero nella regione in quanto prevede il cosiddetto “cumulo dell’origine” con materiali originari da Colombia e Perù (con cui l’AELS ha accordi separati) favorendo l’ottenimento della condizione di “merce di origine preferenziale” necessaria per uno sgravio dai dazi.

Il 26 marzo 2020 è inoltre entrato in vigore anche l’ALS tra Ucraina e Georgia. In che modo questo accordo tocca anche la Svizzera? La Confederazione dispone di ALS sia con l’Ucraina (dal 2012) sia con la Georgia (dal 2018) e in tali accordi sono definite norme di origine identiche che rendono possibile il “cumulo dell’origine”. Come nel caso sopra esposto, questo amplia notevolmente la possibilità di ottenere l’origine preferenziale e una (parziale) esenzione daziaria.

La conoscenza dei regimi preferenziali e delle possibilità di esenzione dai dazi doganali è di fondamentale importanza per le nostre aziende, Cc-Ti e S-GE si impegnano quindi a diffondere al meglio tali informazioni e restano a disposizione per approfondimenti.


Articolo a cura del Servizio Export Cc-Ti e di Monica Zurfluh, Responsabile S-GE per la Svizzera italiana

Il Carnet ATA: il passaporto per le merci

Il Carnet ATA è una combinazione di termini francesi “Admission temporaire” ed inglesi “Temporary Admission”. Questo documento doganale ufficiale viene definito come il passaporto per le merci.

L’idea di un regime di ammissione di franchigia per i campioni era già stata elaborata su base bilaterale tra Austria e Svizzera, regime che entrò in vigore tra i due Paesi nel febbraio del 1954. In accordo fu creata la prima Convenzione, con la documentazione Carnet ECS (dal francese “Echantillons Commerciaux”) che andava a sostituire qualsiasi deposito o garanzia per i dazi e gli oneri all’importazione. A seguito del successo del Carnet ECS seguì il Carnet ATA, visto come una versione aggiornata a quella precedente.

Tra il 1950 e il 1970 vi è stato un incremento nel numero di Convenzioni internazionali, raccomandazioni, accordi e altri strumenti sull’ammissione temporanea, ciò ha creato molta confusione per la comunità imprenditoriale internazionale, complicando molto il lavoro delle dogane. Nei primi anni ‘90, l’Organizzazione Mondiale delle Dogane ha deciso di istituire una Convenzione Mondiale sull’ammissione temporanea (Convenzione di Istanbul) con lo scopo di semplificare ed armonizzare i regimi doganali, in particolare la creazione di uno strumento internazionale unico che raggruppi tutte le convenzioni già esistenti in ambito di esportazione temporanea. La Convenzione riguardo all’ammissione temporanea è stata conclusa a Istanbul il 26 giugno 1990 ed è quindi entrata in vigore il 27 novembre del 1993 in lingua inglese e francese con depositario l’Organizzazione Mondiale delle Dogane. Il Carnet ATA è gestito in congiunta dalla World Customs Organization (WCO) e dalla International Chamber of Commerce (ICC).

Ciascun allegato della Convenzione di Istanbul autorizza l’esportazione temporanea di merci per uno scopo preciso come:

  • Esposizioni, fiere e congressi
  • Materiale professionale
  • Campioni commerciali

Il Carnet ATA comprende una copertina rigida anteriore e una posteriore e vari fogli interni, di diversi colori, per le operazioni di esportazione e re-importazione nel Paese di origine, per le operazioni di transito attraverso nazioni terze e per le operazioni doganali nella nazione di arrivo. Ogni autorità doganale coinvolta trattiene la parte inferiore dei fogli di sua competenza (volet), timbrandone la parte superiore che rimane sempre nel Carnet ATA (souche).

Tutte le merci che vengono importate temporaneamente in un territorio, in esenzione di dazi e tasse all’importazione e senza proibizioni o restrizioni di carattere economico, devono essere riesportate entro un anno dalla data di emissione del Carnet ATA. Inoltre, durante la loro permanenza nel Paese estero le merci non devono subire nessun cambiamento fisico o di stato, nemmeno una semplice riparazione.

Utilizzando il Carnet ATA per l’esportazione temporanea si può facilitare agli operatori l’accesso alle disposizioni internazionali vigenti e contribuire in modo efficace allo sviluppo del commercio internazionale e di altre forme di scambi commerciali. Inoltre esso garantisce una maggiore semplificazione dei regimi doganali, facilitando così l’esportazione temporanea di merce all’estero, armonizzando le svariate procedure, proseguendo obiettivi di carattere economico, umanitario, culturale, sociale e turistico, come l’esportazione di opere d’arte, sculture, o perfino cavalli iscritti a competizioni sportive, come pure veicoli ad uso su pista.

Un documento simile è il Carnet CPD, utilizzato solamente per le esportazioni temporanee a Taiwan e un certo numero di Paesi ATA tra cui la Svizzera. Questo documento viene rilasciato dalla Camera di commercio e le condizioni per il suo uso sono identiche al Carnet ATA.

Per poter richiedere un Carnet ATA bisogna contattare la propria Camera di commercio, che vi indirizzerà sul portale www.ataswiss.ch, la pagina sulla quale si possono richiedere i Carnet ATA online dopo aver creato il proprio account.

www.ataswiss.ch è accessibile 24 h su 24 h, sette giorni su sette. Una volta effettuato il log-in, si può iniziare, in modo semplice e pratico, la compilazione del documento ATA.

Bisogna inserire i propri dati personali e una dettagliata descrizione della merce che si vuole esportare temporaneamente. In seguito la Camera di commercio competente potrà stampare il Carnet ATA e prendere contatto con il titolare.

Una volta in possesso del Carnet ATA il titolare deve recarsi alla dogana commerciale per l’apertura del Carnet. Questa procedura deve essere effettuata solamente alla prima uscita, per tutti i transiti successivi ci si può recare alla dogana turistica. Molto importante e da mai dimenticare è far timbrare il documento ATA ad ogni valico doganale, sia all’esportazione dalla Svizzera come pure all’importazione nel Paese estero.

Occorre ripetere la stessa procedura al rientro dal proprio viaggio, in particolar modo alla riesportazione dal Paese estero e alla reimportazione in Svizzera. Ogni viaggio deve contenere quattro timbri doganali, i viaggi con il Carnet ATA sono illimitati. Nel momento in cui tutta la merce esportata temporaneamente rientra in Svizzera in modo definitivo, senza aver subito dei cambiamenti e il Carnet ATA non serve più bisogna riportarlo o spedirlo alla propria Camera di Commercio per il controllo e la chiusura definitiva.

Info dirette: www.cc-ti.ch/carnet-ata e www.ataswiss.ch

 

Mercati emergenti – consulenti a disposizione delle PMI

La Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti), unitamente alle Camere di commercio e dell’industria romande, ha varato un importante progetto a favore delle PMI. Lo scopo è di sostenere le PMI nell’ambito dell’export, soprattutto sui mercati considerati emergenti, che presentano a volte difficoltà maggiori rispetto a mercati considerati più “tradizionali”.

Questo sostegno avviene prevedendo percorsi differenziati a dipendenza delle esigenze delle singole aziende e delle varie realtà cantonali. La scelta di orientarsi prevalentemente alle economie dei paesi emergenti è data anche dal fatto che esse rappresentano dal 2016 oltre il 65% della ricchezza mondiale e, nonostante la crisi del coronavirus, il PIL della Cina da solo probabilmente supererà quello degli Stati Uniti prima del 2025. Si tratta di paesi che sono considerati i principali partner commerciali sia per l’Unione Europea che per la Svizzera.

All’origine dell’iniziativa vi è la Camera di commercio e dell’industria di Ginevra (CCIG) che, da questo mese di settembre ha attivato una collaborazione con l’Alta scuola di gestione ginevrina nel quadro del programma di formazione di “International Business Management”. Nell’ambito di tale programma hanno preso avvio per il 2020-21 due nuovi servizi concordati proprio tra le scuole e i nostri colleghi ginevrini, con il supporto del Centro di competenze digitali presso l’Università di scienze applicate della Svizzera occidentale. Si tratta di:

  • Export +: che prevede lo svolgimento di uno studio esplorativo preliminare di un progetto di esportazione – sia che si tratti di una questione commerciale e/o di investimento.
  • Export ++: che contempla la fornitura, attraverso una piattaforma digitale, di servizi commerciali, legali, finanziari e logistici che consentono alle PMI di trovare clienti in mercati emergenti di difficile accesso.

Due esperti senior in commercio internazionale e mercati emergenti, nonché una dozzina di giovani consulenti junior che seguono il corso di specializzazione saranno a disposizione delle PMI interessate presso la Geneva School of Management (HEG-Ge) per definire quale sia la maniera migliore di procedere per le singole aziende interessate. La struttura accademica collaborerà strettamente con i servizi di comunicazione e di esportazione della CCIG e di tutte le altre Camere (compresa la Cc-Ti) facenti parte del progetto.



RILANCIO ECONOMICO: COME ACCEDERE AI MERCATI DEI PAESI EMERGENTI?
MARTEDÌ 13 OTTOBRE 2020 17:00 – 18:30, WEBINAR IN LINGUA FRANCESE
Organizzatori: Haute Ecole de Gestion (IBM), in collaborazione con CCIG
Le economie dei paesi emergenti rappresentano nel 2020, Cina e India in testa, quasi il 65% della ricchezza mondiale con una domanda crescente di capitali e beni di consumo.
Questa presentazione offre un’introduzione sintetica su come mobilitare le risorse interne all’azienda e accedere dalla Svizzera a servizi di supporto pubblici e privati, con orientamento commerciale, finanziario, legale e logistico. Tutti fattori essenziali per accedere a mercati emergenti attraenti ma distanti geograficamente e a volte rischiosi per la complessità delle norme e del sistema-paese.
Link per iscrizione

I primi passi per un’esportazione corretta

L’esportazione è il processo di spedizione di beni o di merci (prodotti naturali o fabbricati) da un territorio nazionale in un Paese estero dove saranno poi venduti. Prima di esportare un prodotto è bene tenere conto delle formalità riguardo alla spedizione e al trasporto, così da non confrontarsi con problemi che potrebbero nascere al momento dell’arrivo della merce nel Paese estero.

Le parti interessate

I fattori principali di un’esportazione corretta sono l’esportatore ovvero il venditore, il destinatario ovvero l’acquirente, lo spedizioniere, il trasportatore e le formalità doganali. Lo spedizioniere è la società che organizza il trasporto della merce che viene esportata, mentre il trasportatore è il responsabile del trasporto fisico della merce fino a destinazione.

Partiamo dal principio che:

  • il prodotto che verrà esportato è ben definito
  • il destinatario della merce e il Paese di destino sono ben identificati
  • l’azienda che esporta è attiva

I 5 elementi di cui tenere conto

1. Documenti commerciali

  • La fattura: verrà emessa una fattura di esportazione senza IVA, in quanto questa verrà riscossa al momento dell’importazione dalle autorità doganali del Paese di destino.
  • La packing list: questo documento consiste nel descrivere ed elencare con precisione gli articoli che verranno spediti.

2. Il Trasporto

Le merci possono essere trasportate su strada, ferrovia, via aerea o via marittima. La modalità di trasporto sarà determinata in base a tempi di consegna, costi e destinazione. Lo spedizioniere che si occuperà della spedizione saprà consigliare e offrire la soluzione più adatta alla situazione.
Al fine di determinare anche i rischi e la ripartizione dei costi, verranno applicate ed indicate in fattura le normative, note come Incoterms.
L’imballaggio deve essere resistente per far fronte a tutte le condizioni del trasporto. Sarà determinato dalla natura della merce e dal metodo di trasporto scelto. Quando sarà il momento di esportare lo spedizioniere potrà fornire tutte le indicazioni del caso.

3. Marcatura ed etichettatura

Devono essere conformi ai requisiti in vigore del Paese in cui si vuole importare il proprio prodotto. A grandi linee vengono richieste le seguenti indicazioni:

  • il nome dell’acquirente o un’altra forma di identificazione
  • il nome del posto o del porto di entrata nel paese
  • peso lordo e peso netto
  • la menzione del Paese di origine della merce
  • il numero delle casse (imballaggio)
  • avvertenze e precauzioni (per esempio per merci pericolose)

4. Assicurazione sul trasporto

Si può contattare la propria assicurazione.

5. Formalità doganali

  • Dichiarazione di esportazione svizzera: viene stabilita grazie all’applicazione di esportazione E-DEC, questa dichiarazione viene utilizzata in particolare per provare l’esportazione del bene giustificando la mancata fatturazione dell’IVA, quindi serve come prova per i vostri conteggi.
  • La dichiarazione di importazione: la dichiarazione viene stabilita dall’importatore alla destinazione finale della merce
  • Licenza di esportazione: la merce esportata potrebbe richiedere, a seconda della sua natura, un permesso di esportazione (ad esempio in caso di dual-use). Tutte le informazioni riguardo a questo argomento sono disponibili presso la SECO (www.seco.admin.ch nella rubrica ‘Controlli sulle esportazioni e sanzioni’).
  • Prova di origine: come indicato in precedenza questo è il documento che attesta l’origine della merce. Esistono però due procedure doganali di origine diverse.

Il regime preferenziale

Nel momento in cui i due Paesi, sia dell’esportatore che del destinatario hanno firmato un accordo di libero scambio e le merci provengono dall’uno o dall’altro di questi Paesi, l’importatore beneficerà quindi di aliquote preferenziali su tasse e dazi doganali. Può anche succedere in casi particolari che sia esentasse, per ulteriori informazioni potete consultare il sito delle dogane: www.ezv.admin.ch.

Il regime non preferenziale

Per tutte le altre esportazioni, dunque dove non vige un accordo di libero scambio verrà rilasciato un certificato di origine come prova dell’origine della merce. Per maggiori informazioni potete consultare il nostro sito https://www.cc-ti.ch/export.


Fonte: CVCI, adattamento Cc-Ti

Accordi di libero scambio: potenziale non sfruttato

Oltre all’accordo di libero scambio (ALS) con l’Unione Europea e alla Convenzione AELS, la Svizzera vanta attualmente una rete di 30 ALS con 40 partner. In che misura vengono sfruttati questi accordi, con quali Paesi e per quali merci?

Uno studio commissionato dalla Segreteria di Stato dell’economia all’Università di San Gallo fa luce in merito basandosi sui dati import-export del 2018 ed evidenzia come in tale anno il risparmio per le PMI svizzere sui dazi imposti dai paesi di destinazione delle loro esportazioni sia stato di 1,8 miliardi di franchi. A questi si sarebbero potuti aggiungere altri 443,3 milioni se esse avessero sfruttato completamente le opportunità date dagli ALS (attuale tasso di utilizzo: 80%).

Sul fronte delle importazioni, il risparmio sui dazi è stato invece di 2,5 miliardi di franchi, per un tasso di utilizzo medio pari al 73%. L’utilizzo degli accordi di libero scambio varia notevolmente sia per quanto riguarda i Paesi di origine e di destinazione sia per settore: esso è ad esempio molto più marcato con i partner dell’UE e dell’AELS rispetto agli altri Paesi.

Sussistono tuttavia ancora molte opportunità di risparmio sui dazi doganali nelle esportazioni verso Germania, Francia, Corea ed Ucraina, ma soprattutto verso la Cina. A livello settoriale, il maggior beneficiario degli ALS è di gran lunga il settore orologiero, che ha risparmiato oltre 300 milioni di franchi
sui dazi, seguito dal settore dei macchinari (che però potrebbe sfruttare ancora di più gli accordi) e da quello dei metalli preziosi. Infine, il ramo farmaceutico, principale settore d’esportazione, si avvale in maniera molto limitata degli ALS perché già esentato dai dazi di base.

Come spiegare il mancato sfruttamento completo degli ALS? L’esperienza avuta dalla Cc-Ti e da S-GE con le aziende ticinesi mostra come in genere tali accordi siano molto complessi e implichino oneri amministrativi e di procedura per le PMI attive a livello internazionale.


Articolo a cura del Servizio Export Cc-Ti e di Monica Zurfluh, Responsabile S-GE per la Svizzera italiana

Ciò che gli esportatori dovrebbero sapere sulla proprietà intellettuale

Prodotti e servizi sono spesso il risultato di costosi progetti di innovazione tecnologica. L’esportazione in un mercato globale di prodotti o servizi e la protezione contro l’uso improprio richiedono un’approfondita conoscenza dei diritti di proprietà intellettuale.

La proprietà intellettuale comprende un’ampia varietà di diritti su invenzioni, design, marchi, opere protette da copyright e segreti commerciali. Tali diritti tuttavia sono in linea di principio validi solo all’interno del territorio nazionale che li ha concessi. Ad esempio, un brevetto concesso in Svizzera avrà diritto di protezione solamente in Svizzera e in Liechtenstein. Pertanto, le aziende interessate a proteggere il loro prodotto devono ricercare protezione focalizzandosi specialmente sui mercati di interesse.
La protezione ottenuta tramite una proprietà intellettuale garantisce al proprietario il diritto di escludere altri dalla produzione, dall’uso e dalla vendita dell’invenzione all’interno della giurisdizione stabilita dai diritti di proprietà intellettuale.

Quali tipi di diritti di proprietà intellettuale ci sono?

Brevetto

Un brevetto è un diritto esclusivo che garantisce un diritto di monopolio per un periodo di tempo limitato su una soluzione tecnica riguardante ad esempio un prodotto o processo. Esistono diverse possibilità per proteggere un’invenzione in dipendenza dal Paese di applicazione. Queste includono i brevetti e i modelli di utilità.

Marchio

Un marchio è un segno protetto che consente all’azienda di distinguere i propri prodotti e servizi da quelli di aziende concorrenti.  Possono essere registrati come marchi d’impresa tutti i segni rappresentabili graficamente o meno. Fra questi sono compresi parole, combinazioni di lettere, numeri, tonalità cromatiche, forme tridimensionali, slogan, sequenze multimediali o combinazioni di questi elementi e persino suoni o profumi. Un marchio può essere registrato a livello nazionale, nell’UE o a livello internazionale grazie a una serie di accordi tra stati.

Design

I design sono forme creative estetiche uniche che si possono proteggere tramite un’iscrizione in un registro. Questo vale sia per i design bidimensionali sia per le forme tridimensionali. Un design può essere registrato a livello nazionale o nell’Unione Europea, oppure tramite una procedura di registrazione internazionale che attualmente include più di 60 Stati membri.

Diritti d’autore

La protezione del copyright si applica a una vasta gamma di opere, tra cui opere scritte, teatrali, musicali, drammatiche, coreografiche, artistiche, architettoniche, fotografiche, cinematografiche, audiovisive, grafiche e software. Di norma, il copyright non deve essere registrato per la protezione, ma in alcuni Paesi la registrazione può essere fatta su base volontaria per la prova certa sulla data di creazione dell’opera.

Segreti commerciali

Un segreto commerciale può essere rappresentato da informazioni di natura tecnica o commerciale che offrono un vantaggio rispetto ai concorrenti. Per essere classificate come segreto commerciale, le informazioni devono soddisfare le seguenti condizioni:

– devono avere un valore commerciale poiché segrete,

– devono essere conosciute solo da una cerchia ristretta di persone, e

– il legittimo proprietario deve prendere le appropriate precauzioni per garantire il mantenimento della segretezza tramite ad esempio accordi di riservatezza con partner commerciali e dipendenti.

Quali altri vantaggi offre la proprietà intellettuale?

I diritti di proprietà intellettuale (IP) contribuiscono in modo significativo al successo economico aziendale migliorando la quota di mercato o i margini di profitto tramite per esempio la concessione di licenze, la cessione o semplicemente attraverso la commercializzazione di prodotti o servizi in esclusiva. I diritti di proprietà intellettuale possono anche migliorare il valore commerciale di una società agli occhi di possibili investitori e istituti di finanziamento.
In caso di vendita, fusione o acquisizione, la proprietà intellettuale può aumentare sostanzialmente il valore di un’azienda e persino rappresentare il bene primario dell’azienda.
L’uso strategico dei diritti di proprietà intellettuale può quindi aumentare in modo significativo la competitività. Pertanto, risulta importante garantire che i diritti di proprietà intellettuale siano protetti e possano essere sfruttati ovunque l’azienda si trovi ad operare.

Cosa dovrebbe essere considerato quando si esportano prodotti e servizi?

Come per i beni materiali, i diritti di proprietà intellettuale devono essere acquisiti, mantenuti e gestiti in maniera ottimale al fine di mantenere il loro pieno valore. In tal modo risulta possibile proteggere i prodotti e i servizi di un’azienda.

Alcuni principi generali sono essenziali per l’efficace gestione della proprietà intellettuale:

  • È importante disporre di una strategia globale per proteggere la proprietà intellettuale.

Una strategia valida e ben ponderata per la protezione e la gestione della proprietà intellettuale risulta necessaria per sostenere il successo economico nel mercato di riferimento dove l’azienda opera. La protezione della proprietà intellettuale consente: di impedire ad altri di beneficiare dell’invenzione; di proteggere il marchio di un’azienda e la sua reputazione; di far valere i propri diritti in modo efficace e rapido in caso di violazione; e di generare ulteriori vantaggi.
Una cattiva strategia in materia di proprietà intellettuale d’altro canto comporta rischi e in determinate circostanze può comportare il fallimento di un’azienda.

  • In linea di principio, la protezione dovrebbe aver luogo prima dell’esportazione dei prodotti e dei servizi.

La registrazione tempestiva dei diritti di proprietà intellettuale garantisce che i suoi vantaggi siano pienamente sfruttabili. I diritti di proprietà intellettuale non registrabili, come i diritti d’autore e i segreti commerciali, possono essere protetti con mezzi contrattuali e non contrattuali.

  • Differenti metodi di protezione sono disponibili in diversi Paesi

In ogni Paese esistono norme specifiche per la protezione della proprietà intellettuale che devono essere rispettate. Al fine di decidere in quali Paesi un diritto di proprietà intellettuale debba essere registrato, le domande sui costi di registrazione, la capacità di ottenere e far valere un diritto, la necessità di esclusività e il ritorno degli investimenti devo essere tenuti in considerazione nel supportare la decisione finale.

  • I diritti in un Paese devono essere registrati e fatti valere seguendo le leggi nazionali.

Quando si ottengono e si sfruttano i diritti di proprietà intellettuale in un Paese, è necessario garantire che tali diritti possano essere ottenuti o fatti valere in modo efficace, equo e sicuro. Ciò è generalmente ottenuto attraverso il sistema IP internazionale. Una serie di trattati internazionali, come l’accordo TRIPS dell’OMC, le convenzioni di Parigi e di Berna, prevedono norme minime che devono essere rispettate dagli Stati membri.
A causa di sempre più frequenti cicli di innovazione, tecnologie e leggi che cambiano costantemente a livello globale, la gestione strategica della proprietà intellettuale diventa una sfida e un fattore chiave per il successo. È quindi importante appoggiarsi a Consulenti qualificati in materia di IP.


Articolo a cura di

Marcus Ehnle, Managing Counsel, M. Zardi & Co. SA

Riaprire il Mondo: attenzione ai passi falsi

Il ‘giro del mondo’ in chiave delle ripartenze dell’export. Spunti e prospettive.

Il blocco di oltre la metà della popolazione globale e quindi del PIL ha colpito il mondo come un meteorite, spingendo l’economia globale nella peggiore recessione dai tempi della Seconda guerra mondiale: -3,3% nel 2020, pari a 9 miliardi di dollari persi o al PIL di Germania e Giappone messi insieme. È più del doppio rispetto alla crisi finanziaria globale del 2009. Le perdite commerciali potrebbero ammontare a 3,5 miliardi di dollari nel 2020. Prevediamo che il commercio globale diminuirà del -20% spingendo i fatturati aziendali a -30% a -40% a/a nel secondo trimestre del 2020, in particolare nell’Eurozona.

Nonostante il sostegno senza precedenti, le insolvenze sono destinate ad aumentare del 35% entro il 2021: dopo un aumento del 17% nel 2020, la previsione di un ulteriore +16% per il prossimo anno non lascia intravedere segnali di attenuazione. e questo quarto anno consecutivo di insolvenze in aumento è il risultato di un aumento del 25% negli Stati Uniti, del 15% in Cina e del 19% in Europa. Prevediamo che il settore energetico sarà il più colpito (-733 miliardi USD di perdite all’esportazione), seguito dai metalli (-420 miliardi USD) e dai servizi di trasporto legati alle case automobilistiche (-270 miliardi USD). I fornitori di macchinari e attrezzature, di tessuti e di automobili perderanno meno in valori assoluti ma il valore delle loro esportazioni crollerà di oltre il 15%. Gli unici settori che non subiranno danni dovrebbero essere il software e i servizi informatici e i prodotti farmaceutici. Non da ultimo, vediamo prove evidenti di un crescente protezionismo, desideri di autonomia industriale e sovvenzioni nascoste al reshoring (vedasi il piano di stimolo del Giappone di 2,2 miliardi di USD per spostare alcune produzioni fuori dalla Cina).

D-day in vista?

L’entusiasmo per un’uscita apparentemente imminente dal blocco dei Coronavirus è sopravvalutato. Gestire efficacemente il tasso di riproduzione (R0) del virus significherà che la maggior parte delle economie funzionerà al 70-80% del loro potenziale per due-tre trimestri con il trasporto, i viaggi, la vendita al dettaglio e l’ospitalità in pausa più a lungo. Di conseguenza, l’attività nei settori manifatturiero e delle costruzioni potrebbe aumentare più rapidamente che nei servizi. Le lezioni apprese dalla Cina ci mostrano che un mese dopo che il numero di infezioni interne da Covid-19 è sceso vicino allo zero, le attività di produzione continuano a registrare l’80%-85% dei loro normali livelli pre-crisi, mentre la spesa dei consumatori per i beni durevoli rimane a circa il 65% dei livelli normali. A livello globale, il ritorno allo status quo non è previsto prima della metà del 2021 (+5,6% di crescita del PIL nel 2021) e dipenderà dalla presenza di un vaccino. I mercati dei capitali potrebbero quindi peggiorare prima di migliorare man mano che la realizzazione prenderà il via. Inoltre, bisognerà tenere d’occhio i fattori scatenanti di una possibile crisi prolungata anziché di un auspicato scenario di ripresa a forma di U.

Politiche adattive cercasi

I disavanzi fiscali a due cifre, l’onere supplementare del debito e il gonfiamento dei bilanci delle banche centrali (50% del PIL sia per la Fed che per la BCE) hanno contribuito a mitigare i costi finanziari, economici e sociali della crisi. Tuttavia, ora è il momento di definire una politica per la crisi di solvibilità che ci attende, di riparare e recuperare. Riaprire un passo alla volta: a partire da subito, le politiche dovrebbero passare dal sostegno di liquidità d’emergenza al sostegno alla solvibilità, con misure mirate e sempre più condizionate per evitare un’ulteriore “zombificazione” dell’economia. Non da ultimo, le politiche monetarie dovranno affrontare l’eredità della crisi ed evitare una ricaduta.

Le prospettive regionali: scenario di base

Stati Uniti ed Europa delineano percorsi divergenti, la Cina conferma un rimbalzo decisamente parziale e i mercati emergenti affrontano la tempesta perfetta. Gli Stati Uniti quale epicentro dell’ondata dei fallimenti con un +57% fino al 2021 (2020: +47%; 2021: +7%). L’Eurozona impiegherà verosimilmente un anno prima di ritornare a livelli pre-crisi. In Svizzera si attende un aumento totale dei casi di insolvenza del 15% entro il 2021 (2020: +6%; 2021: +9%) quale Paese d’esportazione, sentirà più forte, rispetto ad altre nazioni, l’impatto degli sviluppi negativi nei mercati esteri. Ciononostante, è probabile che supererà la crisi meglio di molti altri Paesi. In Cina, la nostra previsione di crescita del PIL per il 2020 è ora pari al +1,8%, rivista al ribasso rispetto al +4,0% (dopo il +6,1% del 2019). Per quanto concerne i mercati emergenti il peggio non è ancora passato. Nella regione Asia-Pacifico, prevediamo ora che la crescita aggregata diminuirà fino a -0,6% nel 2020. Nell’Europa dell’Est si prevede una contrazione del PIL annuo del -3,9% nel 2020. In America Latina la recessione è inevitabile e nel complesso ci aspettiamo una contrazione di circa -4,1% nel 2020. Il Medio Oriente sta affrontando il duplice shock di Covid-19 e il forte calo dei prezzi del petrolio d il PIL reale della regione dovrebbe contrarsi del -5,1% ma potrebbe toccare il -11.6% in caso di crisi protratta. In Africa prevediamo un -1.6%.


Testo a cura di

Marco Arrighini, Head of Southern Region, Euler Hermes Switzerland, Lugano