L’apertura dei mercati esteri

L’apertura di nuovi mercati acquisisce un’importanza sempre maggiore per le piccole e medie imprese (PMI) svizzere al fine di assicurare la continuità della loro attività, incrementare il loro fatturato ed anche il loro prestigio.

Un buon posizionamento sulla piazza elvetica non è garanzia di un successo rapido all’estero, ma è un buon punto di partenza: vale infatti la pena sviluppare in Svizzera una solida base di esperienze, know-how e fatturato prima di aprirsi oltre i confini nazionali.

Esportare o internazionalizzare?

La complessità del prodotto o del servizio, l’intensità delle relazioni con i propri clienti, l’onere in fatto di logistica, la necessità di disporre di un servizio clienti o le aspettative legate al business internazionale influenzano la scelta della presenza aziendale all’estero. Le PMI che acquisiscono i clienti internazionali direttamente dalla Svizzera o lavorano in stretto contatto con partner locali operano con un “modello di export”, quelle che invece elaborano il mercato estero direttamente in loco, delocalizzando alcune attività della catena del valore, quali la vendita, il marketing o la logistica operano invece con un “modello di internazionalizzazione”.

Non vi è un modello giusto o sbagliato per l’elaborazione dei mercati esteri. Le domande da porsi sono diverse e vanno dalla conoscenza del Paese alle proprie capacità economiche sino alla fattibilità o meno di gestire i propri clienti internazionali dalla Svizzera.

Primo passo: individuare il mercato

Il primo passo da effettuare è sicuramente quello di individuare un mercato target. Un errore comune a molte aziende è infatti quello di investire tempo e denaro sparando nel mucchio, con l’obiettivo di trovare contemporaneamente clienti, ad esempio, in Cina, Giappone e Corea, senza una minima roadmap e strategia. Un secondo errore comune è la mancanza di un’analisi delle dimensioni del mercato e del suo funzionamento, delle caratteristiche e delle esigenze dei potenziali clienti, dei canali di distribuzione esistenti, dei concorrenti nonché dei prezzi di vendita e dei margini. Nella riflessione vanno altresì integrate valutazioni sulla distanza geografica, le barriere culturali e linguistiche, gli ostacoli normativi e legali.

Esaminare l’attrattività e l’accessibilità di un mercato sono aspetti fondamentali. Cc-Ti e S-GE vi supportano in questo senso con missioni economiche volte a farvi toccare con mano nuove realtà e ad incontrare potenziali partner, oppure con analisi di mercato specifiche, verifiche mirate e ricerche di partner vere e proprie.

Articolo a cura di

Monica Zurfluh, Responsabile S-GE per la Svizzera italiana e
Valentina Rossi, Responsabile Servizio Export Cc-Ti

Le sfide per i CFO del futuro

I CFO sono confrontati con trasformazioni tali da mettere in discussione l’esistenza del loro ruolo in futuro.

Intere linee tradizionali di business stanno scomparendo, sostituite da nuove tecnologie digitali e le aspettative poste sulle funzioni finanziarie da parte dei partner commerciali stanno aumentando in maniera esponenziale. Questa situazione può costituire una sfida capace di paralizzare o stimolare gli attuali CFO, i quali, adattando la loro funzione alle mutate condizioni, si stanno appropriando del futuro, diventando dei veri e propri promotori del cambiamento.

Trasformare la funzione finanziaria significa avere l’ambizione di costruire una next generation capace, per poter sopravvivere, di raggiungere obiettivi specifici:

  • Fissare le basi per il cambiamento: focalizzarsi sulla standardizzazione dei processi, dei dati nonché dei sistemi ERP.
  • Rinnovare i servizi: concentrarsi sull’aumento costante dell’efficienza, attraverso l’automazione o servizi multifunzionali condivisi, sfruttando gli strumenti e le tecnologie disponibili.
  • Diventare un digital champion: creare una visione orientata al futuro, grazie alla sperimentazione di nuove tecnologie e ridisegnando i ruoli all’interno della funzione finanziaria.
  • Guidare il futuro: adattare costantemente la propria organizzazione interna per poter gestire la strategia di business in un ambiente dinamico con aspettative sempre crescenti.

I CFO del futuro devono porsi una serie di domande che ruotano attorno al tema delle nuove tecnologie, come ad esempio: “in un mondo guidato dai dati, chi guida effettivamente l’impresa?” oppure “il cloud può fornire risultati migliori, più economici e più rapidi?” o ancora “i nostri processi sono in grado di autogestirsi?”

È innegabile, la tecnologia è il trampolino di lancio per un ruolo completamente nuovo. Tuttavia, un recente studio di PwC mostra come, nonostante i timori diffusi dei CFO di non riuscire a sfruttare le opportunità della digitalizzazione, attualmente in media viene destinato solo circa un quarto delle risorse disponibili all’analisi dei dati e alla creazione di insight per il business. C’è chiaramente un enorme potenziale per i CFO con la giusta mentalità per invertire l’allocazione delle risorse e ribaltare la situazione, avendo il vantaggio di essere al centro del bene più prezioso per l’impresa: i propri dati.

Ciò che non va tuttavia dimenticato è che, sebbene la tecnologia rappresenti il futuro, c’è alla base un bisogno imprescindibile della componente umana per guidare il cambiamento. Gli essere umani, alla guida della funzione finanziaria di un’impresa, saranno chiamati sempre più ad essere creativi, curiosi e ribelli: capaci cioè di pensare velocemente e sfidare costantemente lo status quo. Tutto questo è possibile e realizzabile solo se l’impresa nel suo complesso è complice e partecipe di questo immane cambiamento culturale.

Testo a cura di


 

Antonio Attanasio
Director, Assurance Trade, Industry and Service
PwC Lugano

Fatture false: attenzione

Attiriamo la vostra attenzione su fatture fittizie che aziende ed enti diversi stanno ricevendo in questo periodo relativamente all’acquisto – mai avvenuto – di software. 

La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ha ricevuto molte segnalazioni relative a fatture fittizie di ordinazioni di pacchetti di software. Vengono inviate per posta a imprese e istituzioni in Svizzera che in realtà non hanno richiesto il software e/o altri programmi informatici.

Il fenomeno è noto e come Cc-Ti vogliamo attirare l’attenzione delle imprese affiliate a non cadere in questa trappola.

Le fatture, con intestazione «OfficeSmart» e rinvio al sito www.officesmartstore.com, sono spedite da una ditta Nexta Direct S.L. che ha apparentemente sede a Barcellona. Le lettere in formato A4 riportano un numero di riferimento, ma non si tratta di vere fatture di merci ordinate o ricevute. In base al paragrafo stampato in caratteri piccoli sul fronte della fattura e alle condizioni commerciali generali sul retro della stessa, la fattura rappresenta una semplice offerta. Il suo pagamento equivale dunque all’accettazione dell’offerta. A questo link potete trovare un esempio di tale fattura con un importo di 990 euro.

Sia la SECO, come pure la Cc-Ti, invita e consiglia ai destinatari di queste lettere a non procedere al pagamento.

Segnalateci i casi sospetti, il Servizio giuridico della Cc-Ti è a disposizione dei soci per un parere in merito.

Qualità svizzera, design italiano

Si conclude  la prima parte del nostro viaggio “Oltre i confini” alla scoperta delle aziende volte all’internazionalizzazione. In questa puntata incontriamo Stefania Padoan, CEO di Padoan Swiss. La trasmissione riprenderà nel mese di autunno su Teleticino.

Un’azienda italiana leader nel suo settore dà vita a una nuova società commerciale e per farlo sceglie la Svizzera e, più precisamente, il Grigioni italiano. Nasce così Padoan Swiss e la sua storia ce la racconta l’amministratrice Stefania Padoan. Si tratta di una realta consolidata in Svizzera che produce serbatoi idraulici per veicoli industriali e che esporta in oltre 50 Paesi.

Buona visione!

 

Novità negli assegni nucleo familiare Italia per collaboratori frontalieri

Cambiano le modalità di richiesta ANF valide dal 1° aprile 2019. Un’informativa in merito.

Con la Circolare INPS n.45 del 22/03/2019 vengono fornite le indicazioni relativamente alle nuove modalità in vigore per presentare domanda di assegni per nucleo familiare. Le nuove modalità prevedono che dal 1° aprile 2019 le domande, finora presentate dal lavoratore interessato al proprio datore di lavoro utilizzando il modello “ANF/DIP” (SR16), dovranno essere inoltrate esclusivamente all’INPS in via telematica. Questa nuova modalità solo online è valida solo per i lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato non agricolo.

La domanda di assegno per il nucleo familiare deve essere presentata dal lavoratore all’INPS, esclusivamente in via telematica, mediante uno dei seguenti canali:

  • WEB, tramite il servizio on-line dedicato, accessibile dal sito www.inps.it, se in possesso di PIN dispositivo, di una identità SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di Livello 2 o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Il servizio sarà disponibile dal 1° aprile 2019;
  • Patronati e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di PIN.

L’utente potrà prendere visione dell’esito della domanda presentata accedendo con le proprie credenziali alla specifica sezione “Consultazione domanda”, disponibile nell’area riservata. Segnaliamo una guida illustrata (pdf)  a cura di FIRST CISL per presentare domanda online.

Le domande già presentate al datore di lavoro fino alla data del 31 marzo 2019 con il modello “ANF/DIP”, per il periodo compreso tra il 1° luglio 2018 ed il 30 giugno 2019 o a valere sugli anni precedenti, non devono essere reiterate, ma saranno gestite dai datori di lavoro.

Vi ricordiamo che anche Cc-Ti amministra, per gli associati, la propria cassa per assegni familiari (n. 603), fondata e gestita sulla base delle normative federali e cantonali vigenti. Maggiori informazioni attraverso questo link.

BYOD: alcuni aspetti da considerare

L’evoluzione tecnologica e le abitudini che questa porta con sé hanno avuto e stanno avendo un riflesso nel mondo del lavoro che solleva questioni giuridiche non sempre facili da risolvere. È questo il caso del fenomeno “Bring your own device” (BYOD) .

È diventato usuale che un dipendente lavori utilizzando il proprio cellulare, il proprio tablet o il proprio pc portatile (acquistato con i propri mezzi), sia sul luogo di lavoro sia a casa, connettendosi alla rete informatica del datore di lavoro ed elaborando dati riguardanti clienti, fornitori o lo stesso datore di lavoro.

Come regolare, quindi, l’uso a scopo professionale di dispositivi personali? Si tratta di un fenomeno globale, definito “bring your own device (BYOD)”, che sta prendendo sempre più piede soprattutto a seguito della capillare diffusione degli smartphones. I vantaggi sono evidenti: si va da una maggiore mobilità e produttività da parte del dipendente, che si sente più coinvolto e ha una familiarità maggiore con il proprio ‘device’, a minori costi in termini di spese di acquisto dei dispositivi per l’azienda.

Aspetti giuridici scelti

Tra gli aspetti che, a livello giuridico, è bene tenere in considerazione, ci permettiamo elencare, senza pretesa di esaustività, i seguenti.

  • Principio e costi

L’articolo 327 cpv. 1 CO indica che «salvo accordo o uso contrario, il datore di lavoro deve fornire al lavoratore gli utensili e il materiale di cui ha bisogno per il lavoro». Da qui si deduce che il BYOD non è obbligatorio e non può essere imposto. L’articolo 327 cpv. 2 CO prosegue dicendo che «se, d’intesa con il datore di lavoro, il lavoratore mette a disposizione utensili o materiale per l’esecuzione del lavoro, egli deve essere adeguatamente indennizzato, salvo accordo o uso contrario»: vediamo dunque come questa pratica sia facoltativa e debba essere oggetto di un accordo (datore di lavoro e collaboratore) tra le parti, anche se spesso quest’ultimo è tacito (con i rischi che ciò può comportare, soprattutto a livello di eventuali pretese di indennizzo del lavoratore nei confronti del datore di lavoro).

A livello di costi, l’acquisto dell’apparecchio deve essere – almeno in parte – a carico del dipendente, altrimenti cadrebbe per definizione il discorso del BYOD. I costi sostenuti per l’abbonamento, per la riparazione e quelli legati all’utilizzo andrebbero invece suddivisi proporzionalmente a dipendenza dell’uso effettivo del “device” (in conformità con quanto disposto dall’articolo 327a CO).

Cosa succede in caso di utilizzo improprio dell’apparecchio? Quali sono le responsabilità? Ve ne possono essere sia in capo al datore di lavoro, ad esempio in caso di danneggiamento del dispositivo nel contesto dell’attività lavorativa, ma anche al dipendente, nel caso in cui venissero causati dei danni al datore di lavoro tramite un uso improprio, anche accidentale, dell’apparecchio (un esempio potrebbe essere, banalmente, l’uso del telefono da parte dei figli del dipendente, i quali accidentalmente potrebbero commettere un’azione involontaria che causa un danno economico al datore di lavoro).

  • La protezione dei dati

Altro grande capitolo in tema di BYOD è la protezione dei dati, alla quale occorre prestare attenzione. Come tutelarla? Vi è una difficoltà tecnica e logica nel separare dati professionali e personali, i rischi sono quelli che dati professionali (ma anche quelli privati) divengano accessibili a terzi, o vi sia una perdita o un abuso. L’art. 7 cpv. 1 della Legge federale sulla protezione dei dati dispone che «i dati personali devono essere protetti contro ogni trattamento non autorizzato, mediante provvedimenti tecnici e organizzativi appropriati». In questo caso la responsabilità ricade sul detentore della collezione di dati. È bene dunque che il datore di lavoro preveda le necessarie misure di protezione per i dati commerciali/aziendali e, al contempo, tuteli anche la sfera privata del dipendente.

  • Aspetti critici di altra natura

La Legge sul lavoro regola il tempo di lavoro e di riposo, e prevede che il dipendente debba essere tutelato con misure di protezione della sua salute. I confini tra tempo di lavoro e tempo libero / luogo di lavoro e abitazione propria sono sempre più labili, anche in ragione dell’uso sempre più pervasivo dei dispositivi mobili, i quali tendono quindi a far filtrare il lavoro, sotto forma di telefonate, di email o addirittura di interi database accessibili da remoto, nella sfera domestica / privata del dipendente.

È evidente che questo fenomeno, e il potenziale dannoso per la salute del dipendente che porta con sé, si acuisce nell’ambito del BYOD.

Il consiglio è quello di prevedere delle direttive interne chiare, che regolino e disciplinino il tema del BYOD anche relativamente ai limiti da considerare per la tutela della salute e della personalità del dipendente.

L’approccio verso il BYOD deve far parte di una strategia aziendale globale, con una pianificazione generale e, possibilmente dove opportuno, un accordo bilaterale per casi particolari.

 

Articolo a cura di Alex Domeniconi, Avv. dr. iur., associato presso Walder Wyss SA, Lugano e Stefano Fornara, Avv., CAS in civil litigation, counsel presso Walder Wyss SA, Lugano

La Cc-Ti ha già dedicato un evento alla tematica, di cui qui potete riscoprire i dettagli. Inoltre il nostro Servizio giuridico è a disposizione dei soci per tutti i dubbi sull’argomento.

Con l’innovazione bisogna essere sempre un passo avanti

In quest’intervista Carlo Secchi, Sales Director Ticino-VP, Swisscom, parliamo di evoluzione delle tecnologie e innovazione.

Nonostante l’uso di massa degli smartphone e degli altri dispostivi elettronici, generalmente si ritiene che le nuove tecnologie digitali servano solo per aumentare i profitti delle imprese, quando, invece, è la società tutta a beneficiarne. Come spiega questa percezione distorta della realtà?

 Quando le nuove tecnologie entrano nel cosiddetto consumo di massa, finiscono per essere date per scontate. In effetti, anche le persone più timorose nei confronti delle innovazioni tecnologiche, ne beneficiano già oggi. Nondimeno, le innovazioni più eclatanti devono ancora arrivare e, in questo caso, vengono ancora percepite come visioni futuristiche dal dubbio valore aggiunto o che, peggio ancora, mettono a rischio posti di lavoro. Faccio un esempio: si parla spesso di automobili a guida autonoma. Sono in molti ad avere dubbi sulla necessità di produrre simili veicoli, non considerando però il guadagno in termini di sicurezza sulle strade. Eppure, già oggi molti di noi hanno evitato tamponamenti grazie al sistema anticollisione di cui dispongono le auto di ultima generazione.

In che misura e in che ambiti la digitalizzazione e, in particolare, l’analisi dei big data sono già utilizzate a vantaggio di tutta la collettività. Può farci qualche esempio concreto?

Da anni sono disponibili i dati anonimi e aggregati relativi agli spostamenti veicolari in Svizzera. Questi sono già stati utilizzati efficacemente per pianificare meglio i piani viari di molte città. In alcuni casi permettendo di risparmiare milioni di franchi dei contribuenti. Gli smart-data offrono notevoli possibilità anche nel campo dell’analisi predittiva, spesso associata al monitoraggio dei nostri consumi quotidiani, ma applicabile anche a campi come la ricerca medica e a modelli matematici sempre più precisi nella previsione di grandi eventi climatici.

Per il futuro quali ulteriori sviluppi e benefici si possono ipotizzare?

Quante pagine abbiamo a disposizione? Scherzi a parte, i campi di applicazione delle nuove tecnologie sono molti. Posso solo farle qualche esempio concreto: i droni a guida autonoma impiegati per la ricerca di persone disperse (permettono l’utilizzo mirato dell’elicottero per il recupero) o l’analisi di tessuti biologici per la ricerca di cellule tumorali (grazie all’intelligenza artificiale migliorano precisione e velocità), la medicina a distanza con l’ausilio di visori con realtà virtuale e aumentata.

Spesso si ha l’impressione che l’utilità sociale delle tecnologie digitali e del trattamento dei dati siano sottovalutati dalla pubblica opinione. Pensa che ciò sia dovuto semplicemente ad un’informazione insufficiente oppure si tratta di un vero e proprio ritardo culturale?

L’innovazione tecnologica deve necessariamente essere un passo avanti, rispetto alla nostra quotidianità. Non a caso Einstein sosteneva che «l’immaginazione conta più della conoscenza». Occorre quindi guardare sempre avanti e immaginare soluzioni per poi studiarne le concrete possibilità di realizzazione. Ciascuno di noi ha il diritto e il dovere di informarsi possibilmente con il sostegno di «leader digitali» capaci non solo di informarsi e di informare, ma anche di stabilire strategie efficaci per promuovere l’utilizzo sostenibile delle nuove tecnologie e quindi in grado di innovare realmente. Perché lo ritengo importante? Faccio un altro esempio; in questi ultimi anni, i consumatori hanno dimostrato un ottimo apprezzamento verso le nuove offerte nel campo dei trasporti, dell’intrattenimento o del turismo. Tuttavia, i dirompenti modelli commerciali su cui sono basati questi servizi, hanno creato distonie sul mercato, nei confronti delle quali anche la legislazione si è trovata di fatto impreparata.

 

Parleremo di questo tema nell’evento “Check digitale: analizzarsi per crescere” il prossimo 12 giugno. Dove? Presso l’Auditorium USI a Lugano, dalle 17.30 in poi. Le iscrizioni sono aperte!

 

Focus su creatività, flessibilità e problem solving

Ribattezzate ‘soft skills’, sono quelle abilità cognitive, relazionali e comunicative che permettono all’individuo di interagire al meglio con gli altri. Una riflessione in merito.

In un’ottica aziendale, vi sono alcune caratteristiche personali che risultano importanti poiché influenzano il modo in cui ci si interfaccia, di volta in volta, alle richieste delle persone e dell’ambiente che ci circonda. Le ‘soft skills’ sono dunque quelle peculiari abilità con cui un individuo si relaziona in modo efficace e produttivo verso gli altri. Non parliamo di competenze tecnico-specialistiche, ma del valore quale “plus” che una persona possiede in modo innato e che matura con le esperienze e allena con la pratica, in cui ricadono: l’attitudine al lavoro in team, le competenze comunicative, l’etica del lavoro, la gestione del tempo, la flessibilità, la creatività, l’empatia, e così via.

Esse risultano particolarmente attuali in ambito lavorativo e di business. Sta prendendo piede una rinnovata cultura aziendale che prevede un forte investimento sulle competenze trasversali dei collaboratori, imprescindibili per la produttività e per un più sano clima aziendale.
Vi sono anche studi che dimostrano quanto il successo di un lavoro a lungo termine dipenda dalla padronanza delle soft skills, che sostengono l’inserimento professionale e supportano l’individuo nella comunicazione e nella vita quotidiana (professionale e privata).

Un po’ di ordine

Le diverse ‘soft skills’ si possono riassumere e differenziare in due macro categorie:

  • interne: ossia il modo in cui ci si percepisce. Rientrano qui elementi come la flessibilità, la creatività, la perseveranza, la fiducia in sé stessi, il problem solving, ecc..
  • esterne: riguardano come ci si confronta con gli altri, le abilità comunicative, la capacità di lavorare in gruppo, la leadership e la gestione dei conflitti.

Come si acquisiscono?

Se pensiamo che la maggior parte del comportamento umano si apprende con l’osservazione degli altri, è possibile affermare che i nostri comportamenti siano modellati sulla base delle interazioni sociali. Esse possono essere impiegate indipendentemente dalle mansioni tecniche di una posizione lavorativa. Ciò permette alle persone di adattarsi ai diversi contesti e ambienti e fronteggiare ostacoli, cogliendo opportunità.

Usare le ‘soft skills’ oggi

Dopo aver evidenziato quanto siano importanti per il mondo del lavoro queste competenze trasversali, ed aver constatato che è possibile apprendere ad affinarle, possiamo investire nella formazione puntuale per meglio imparare ad utilizzarle. I corsi di formazione della Cc-Ti vanno in questa direzione. Ecco una carrellata delle nuove proposte formative della Cc-Ti per i prossimi mesi!

 

Relazioni tra Svizzera e Cina: solide basi per il commercio bilaterale

La Cc-Ti mantiene viva l’attenzione per la Cina e partecipa attivamente alle occasioni d’incontro che si focalizzano sul Paese asiatico.

Proprio in questo ambito Valentina Rossi (Responsabile del Servizio Export) e Chiara Crivelli (Responsabile dell’International Desk) sono state invitate a partecipare al convegno “Britalks – Belt and Road Initiative Talks”, primo capitolo di una serie di incontri che mirano a presentare diversi punti di vista sul progetto denominato “BRI o nuova Via della seta” – il più grande progetto infrastrutturale del secolo con cui la Repubblica Popolare Cinese si avvicina a Europa, Africa e al resto dell’Asia. Le due rappresentanti della Cc-Ti hanno quindi avuto modo di esporre la prospettiva elvetica, e in particolare del Ticino, nei confronti della Cina e dell’iniziativa Belt and Road. Valentina Rossi ha introdotto la presentazione sottolineando l’importanza generale degli Accordi di libero scambio (ALS) per la Svizzera. Il nostro Paese ha di fatto una forte vocazione internazionale per la sua economia: un franco su due è infatti guadagnato all’estero. La politica di libero scambio della Svizzera mira a migliorare le condizioni quadro che governano le relazioni economiche con i partner importanti. L’obiettivo è garantire alle imprese svizzere un accesso ai mercati internazionali il più possibile privo di ostacoli e di discriminazioni rispetto a quello di cui beneficiano i principali concorrenti. Interessante notare che oggi oltre il 75% delle esportazioni svizzere è regolato da Accordi di libero scambio (> 55% ALS CH-UE, ca. 20% da ALS con altri Stati). È importante ricordare che gli accordi di libero scambio non regolano solo la circolazione delle merci con l’abolizione o la riduzione dei dazi doganali ma anche la protezione della proprietà intellettuale, il commercio dei servizi, la protezione degli investimenti, l’accesso agli appalti pubblici e altre misure.

Accordo bilaterale Svizzera – Cina

Valentina Rossi ha in seguito presentato più nel dettaglio l’Accordo di libero scambio con la Cina, le cui trattative sono iniziate nel luglio 2007. Dopo vari round di incontri tra i due Paesi, il 6 luglio 2013 vi è stata la firma dell’ALS e il 1 luglio 2014 la sua entrata in vigore. I negoziati hanno portato a un accordo di libero scambio completo, snello e comprensibile. Esso contiene disposizioni sul commercio (prodotti industriali e agricoli), regole d’origine e procedure doganali, disposizioni varie a livello fito-sanitario, tecniche, nel campo dei servizi, della proprietà intellettuale e della concorrenza. Ma anche di trasparenza negli appalti pubblici, di norme ambientali e di lavoro. In merito alla parte relativa all’origine della merce e dei dazi è interessante come questo trattato abbia un’applicazione graduale degli sgravi sui tributi doganali basata su 15 anni. Ad oggi, 2019, l’ALS non è quindi ancora pienamente entrato in vigore, ma per alcune tipologie di merci i dazi sono ridotti quasi della metà. In totale, sono l’82% dei prodotti svizzeri che sono stati toccati dall’ALS. Da parte svizzera invece, il 99.7% dei prodotti cinesi ha subito una riduzione (o un’abolizione) diretta.

…dopo cinque anni

La Svizzera è l’unico Paese dell’Europa continentale che dispone di un vasto accordo di libero scambio con la Cina. Al quinto anno dalla stipulazione dell’accordo, l’Università di San Gallo, in collaborazione con le Scuole universitarie professionali cinesi University of International Business and Economics e Nanjing University, ha analizzato per la prima volta gli effetti economici dell’accordo di libero scambio. I risultati del Sino-Swiss FTA – 2018 Academic Evaluation Report mostrano che, grazie alla riduzione dei dazi sulle esportazioni e sulle importazioni, i settori industriali di entrambi i Paesi beneficiano di risparmi potenziali pari a varie centinaia di milioni di franchi. Ciononostante, non tutte le imprese utilizzano pienamente l’accordo di libero scambio. Dalla sua entrata in vigore le aziende cinesi hanno sfruttato circa il 42% del potenziale di risparmio, anche se per taluni prodotti, come motori elettrici o bollitori, i tassi di utilizzo sono già elevati.

L’incentivo per le imprese svizzere ad utilizzare l’accordo di libero scambio è quindi in costante aumento, con tassi di utilizzo già intorno al 44%. Solo nel 2017, i risparmi doganali superavano i 100 milioni di franchi per entrambi i Paesi. Sono soprattutto l’industria meccanica, il settore medtech e orologiero ad annoverarsi tra i settori che usufruiscono maggiormente dell’accordo di libero scambio.

Da un’indagine condotta tra le imprese svizzere e cinesi nell’ambito del rapporto emerge anche che molte imprese hanno consapevolmente deciso di non utilizzare l’accordo di libero scambio. Circa il 40% delle imprese svizzere intervistate utilizzano l’ALS. I motivi per cui le aziende non utilizzano o utilizzano solo parzialmente l’ALS sono molteplici. Vengono menzionate soprattutto le difficoltà nel rispettare le regole dell’origine, perché si può usufruire dell’ALS solo se è possibile comprovare che una parte significativa del valore di un prodotto è generata in Svizzera.

La Cina gioca un ruolo sempre più importante nella rete commerciale mondiale delle aziende anche del Canton Ticino, risulta infatti evidente come l’export ticinese in Cina sia praticamente aumentato di circa il 30%. Il Cantone più virtuoso ad aver “sfruttato” l’accordo con la Cina è stato San Gallo dove le esportazioni sono cresciute del 40% mentre le importazioni hanno registrato un +7%.

La Svizzera e la Belt and Road

Il 29 aprile 2019 il presidente della Confederazione Ueli Maurer è stato ricevuto in visita di Stato dal presidente cinese Xi Jinping. I colloqui hanno trattato i lavori di estensione dell’accordo di libero scambio, la progressiva apertura della Cina nel settore finanziario e le condizioni quadro bilaterali per la collaborazione in questo settore nonché la governance multilaterale. La delegazione svizzera si è detta a favore della risoluzione dei conflitti nel settore del commercio multilaterale. Le due parti hanno firmato un memorandum d’intesa incentrato sulla finanza e sull’economia nel contesto dell’iniziativa Belt and Road. Esso ha l’obiettivo di sviluppare la cooperazione dei due Stati in materia di commercio, investimenti e finanziamento di progetti in Paesi terzi situati lungo le vie della BRI.

Chiara Crivelli e Valentina Rossi durante la loro presentazione

Cc-Ti e Cina

Nella seconda parte della presentazione Chiara Crivelli ha attirato l’attenzione della platea, accorsa numerosa all’evento, sulle relazioni della Cc-Ti con la Cina. La Cc-Ti ha iniziato a sondare in maniera concreta il mercato cinese recentemente. A fine ottobre 2017 la Camera di commercio ricevette una delegazione della città di Shenzhen, con a capo il Presidente della Camera generale di commercio di Shenzhen. Gli scambi durante l’incontro furono altamente proficui e la Cc-Ti decise così di sfruttare le ottime sinergie che si erano create per organizzare la sua prima missione in Cina. In stretta collaborazione con la Città di Lugano, è stata così organizzata una missione nel novembre 2018. L’intenso programma prevedeva una prima parte nella città di Shenzhen – considerata la capitale Hi-Tech del Paese – e una seconda parte a Shanghai, centro commerciale e finanziario della Cina continentale.

A Shenzhen la delegazione, composta da imprenditori di settori diversi, ha avuto modo visitare la “China Hi-Tech Fair”, fiera di importanza internazionale. Durante la visita la Cc-Ti ha firmato un accordo di collaborazione con la Camera di commercio di Shenzhen e di visitare la sede centrale dell’azienda BYD (il maggior produttore cinese di veicoli elettrici, la cui esperienza è iniziata negli anni ’90 con la produzione delle batterie per i famosi cellulari NOKIA) e a SVV (Shenzhen Valley Ventures), azienda innovativa nel settore del 3D printing e prototyping.

Da Shenzhen la delegazione si è spostata a Shanghai. Il programma prevedeva un’interessante visita allo Swiss Center che si trova nella Free Trade Zone della città, sede di diverse aziende svizzere che da qui possono facilmente accedere al mercato cinese e agli altri mercati asiatici vicini. La missione è stata molto positiva ed è stato importante vedere con i propri occhi come si sta sviluppando la Cina, nazione che occupa un ruolo fondamentale a livello mondiale. L’economia cinese riserva ancora un considerevole potenziale, confermato pure dalla missione della Cc-Ti. Le opportunità si trovano soprattutto nel settore dei beni di lusso, dell’Hi-Tech, dell’elettronica e dell’e-commerce. Gli imprenditori che hanno seguito la Cc-Ti a Shenzhen e Shanghai hanno potuto toccare con mano la dinamicità di questo mercato ed incontrare possibili partner cinesi. Le missioni organizzate dalla Cc-Ti mirano infatti a dare un supporto concreto per costruire nuovi sbocchi di business all’estero.

Dopo il grande interesse dell’anno scorso, la Cc-Ti torna in Cina con una missione a Shanghai, dal 4 al 9 novembre 2019. Parte nevralgica del viaggio sarà la visita alla “China International Import Expo”, nella quale è previsto anche un padiglione svizzero. La fiera, promossa dal Ministero del commercio cinese, mira a rendere accessibili i prodotti internazionali sul mercato interno cinese e rientra nella promozione dell’iniziativa Belt and Road. Il progetto “la Nuova via della seta” può quindi essere vista come un’opportunità per promuovere le connessioni commerciali.

La Cina è quindi un mercato su cui la Camera di commercio del Cantone Ticino si sta focalizzando e mira a sviluppare le sinergie anche in futuro. Vista l’attualità del progetto Belt and Road, si prevede infatti l’organizzazione di un evento al fine di approfondire questa tematica.

Corea: centrale globale del 5G

Dopo una lotta serrata per rivendicare la prima nazione con una rete 5G completa, il 3 aprile, la Corea si è presa la corona riaffermando la sua reputazione in qualità di potenza globale ICT.

Le tre aziende nazionali di telecomunicazioni SK Telecom, KT e LG Uplus hanno promosso simultaneamente servizi per Galaxy S10 5G di Samsung Electronics, l’unico modello abilitato 5G sul mercato e il numero di abbonamenti 5G ha superato i 100000 il quarto giorno dal lancio commerciale. Mentre la rete 5G è senza dubbio acclamata come infrastruttura della quarta rivoluzione industriale, gli operatori coreani della telefonia mobile sono ora in concorrenza agguerrita per posizionarsi in qualità di operatori leader nello spazio 5G.

Dalla presentazione della rete 5G, le aziende di telecomunicazioni hanno mostrato una visione dell’eccellente futuro e della cooperazione multidimensionale nelle industrie più diversificate: automotive, videogame, medicina e smart factory. Nel mezzo dell’ondata delle tecnologie rivoluzionarie che crea la rete 5G il focus è principalmente sull’IA e sulla RA, fornendo nuove opportunità per le aziende globali con innovazioni allo stato dell’arte.

Corea del Sud – banco di prova del domani

LG Uplus Corp, insieme a Doosan Infracore, leader mondiali di soluzioni d’infrastruttura con sede in Corea, ha presentato, a Monaco di Baviera, un escavatore controllato in remoto con 5G. Questo escavatore era azionato a Incheon, Seoul, mediante la modernissima rete ad altissima velocità da una stazione di controllo situata a Monaco. Il sistema remoto operava in tempo reale, nonostante la distanza di 8’500 chilometri. In fase di elaborazione vi sono ulteriori lavori per la diffusione della tecnologia al fine di ridurre il ritardo, nonché la garanzia di fornire un collegamento dati sicuro. Al fine di garantire la sicurezza nell’era del 5G, dove ogni cosa nel mondo reale è connessa in modalità wi-fi, SK telecom si concentra sulla sicurezza cibernetica nelle comunicazioni mobili, in collaborazione con una controparte svizzera.

Progressi in collaborazione con aziende svizzere

Il gigante delle telecomunicazioni ha annunciato un piano di investimenti strategico del valore di 65 milioni di dollari USA presso ID Quantique, azienda con sede a Ginevra. La crittografia quantistica si delinea in qualità di soluzione per la salvaguardia di informazioni critiche. La tecnologia cripta dati trasmessi utilizzando chiavi quantistiche speciali, che secondo le leggi della fisica quantistica è impossibile intercettare o rubare. Nuovi test sono condotti da industrie che beneficiano della rete 5G e proiettano il futuro immaginario al presente – navigatori per automobili, smart city e cure mediche digitali, solo per fare alcuni esempi. Hyundai, ad esempio, in collaborazione con l’azienda svizzera deep tech WayRay AG ha presentato il primo sistema di navigazione satellitare olografico a realtà aumentata a CES 2019 a Las Vegas. Si tratta di una tecnologia di sicurezza che riproduce simboli guida stereoscopici e segnalazioni di navigazione proprio sulla carreggiata davanti al conducente. Le informazioni stereoscopiche visualizzate sulla strada sono anche adattate in maniera appropriata secondo l’angolo visivo specifico dell’autista.  ….continua a leggere

Articolo tratto da Switzerland Global Enterprise (S-GE) ©